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Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Libri in uscita #9

Altri libri interessanti che voglio segnalare in questa rubrica. Si tratta di due libri storici, uno dedicato al simbolo della svastica, e un altro sulle stragi perpetrate dai partigiani nel Trevigiano, e di due libri sulla scrittura, il primo sulla disgrafia e un secondo, a completamento del primo, sull’avvio alla scrittura manuale.

La svastica e la runa di Marco Zagni

Cultura ed esoterismo nella SS Ahnenerbe

La svastica e la runa«Le rune sono una parte della creatività dei germani, la cui potenza guida il mondo.»

La razza germanica è erede di una civiltà ariana primigenia che da Nord si diffuse in tutto in mondo: questa è la tesi che gli uomini della SS Ahnenerbe, struttura fondata nel 1935 da Heinrich Himmler, cercarono di dimostrare attraverso decine di spedizioni archeologiche in ogni angolo del globo, esperimenti scientifici e studi linguistici e semantici.
I risultati di queste ricerche, spesso condotte oltre i limiti etici, alimentarono la parte più oscura e meno nota dell’ideologia nazista in cui i miti primordiali, come la perduta Atlantide, l’antica Thule, i segreti del Tibet, il potere delle rune, si intrecciano a filosofie mistiche e a visioni magico-esoteriche.
A questo progetto di Himmler lavorarono studiosi di fama e ricercatori non ortodossi che produssero una mole impressionante di testi per la prima volta proposti al pubblico italiano in una raccolta organica e ragionata: dal documento costitutivo della SS Ahnenerbe al glossario per gli studi indo-germanici, dalle teorie della glaciazione universale agli studi sul Rigveda e al progetto della costruzione della macchina del tempo.
Questo testo conduce il lettore nelle pieghe della scienza hitleriana fornendo una chiave di lettura inedita, e a volte sorprendente, del progetto di dominio nazista.

  • La svastica e la runa
  • Mursia
  • 480 pagine
  • ottobre 2011

I fantasmi del Cansiglio di Antonio Serena

Eccidi partigiani nel Trevigiano 1944-1945

I fantasmi del Cansiglio«Fra i partigiani ho incontrato persone bene educate e unità ben disciplinate, ma per la maggior parte erano gangster usciti per vantaggi personali e per gloriarsi… Essi stanno costruendo intorno a se stessi una mitologia ricca e completamente falsa che verrà poi per sempre insegnata nelle scuole italiane.» J. R. Reynolds, Amgot in Italy, «The Tablet», 22 settembre 1945

Nel corso della guerra civile 1944-45 la provincia di Treviso rappresentò una delle zone più martoriate d’Italia. La presenza sul Cansiglio di un nutrito gruppo di partigiani bolognesi inviati dai vertici del Partito comunista italiano contribuì a far lievitare lo scontro fra le parti e il numero dei morti in una zona tradizionalmente poco incline alla violenza.

La furia omicida di questi «vendicatori» si sviluppò soprattutto a guerra finita, quando i vinti avevano deposto le armi e si erano arresi, e risultò quindi più facile colpirli. Non poteva del resto essere altrimenti, dal momento che la vantata costituzione di «divisioni», «brigate» e «battaglioni» partigiani in termini di organici si riduceva alla presenza di reparti numericamente poco consistenti che operavano con tecniche di guerriglia basate su sabotaggi, imboscate e azioni «mordi e fuggi», provocando inutili e sanguinose rappresaglie pagate quasi sempre dalla popolazione civile.

Alla prova del fuoco dello scontro frontale nei rastrellamenti del Grappa e del Cansiglio, queste forze, disorganizzate e mal equipaggiate, si sfaldarono riapparendo a guerra finita per occupare città deserte, sfilare da vincitori a fianco degli angloamericani e consumare le ultime vendette su militari e civili, i corpi della maggior parte dei quali – più di 2.000 secondo fonti partigiane – vennero fatti sparire nelle numerose foibe della zona.

Nonostante questo poco lusinghiero album di famiglia, il «mito della resistenza» – un insieme di occultamenti storici, crimini e leggende – ha percorso tutta la seconda metà del XX secolo iniziando a esaurirsi solo dopo il crollo del comunismo in Europa.

  • I fantasmi del Cansiglio
  • Mursia
  • 308 pagine
  • ottobre 2011

Scrivere: l’abilità dimenticata di Alessandra Venturelli

Una prospettiva pedagogica sulla disgrafia

Scrivere: l'abilità dimenticataComprendere, prevenire e sconfiggere la disgrafia grazie a un metodo innovativo, messo a punto in oltre dieci anni di attività in ambito scolastico e individuale per sviluppare al massimo le potenzialità dei bambini con difficoltà di scrittura. Il metodo segue i bambini nelle diverse fasi di sviluppo, lungo il percorso formativo e scolastico, con lo scopo di stimolarne precocemente le funzioni grafo-motorie e percettive.

In questo volume l’insegnante troverà tutte le indicazioni utili alle attività di sostegno: dalla postura nell’atto di scrivere ai diversi tipi di presa dello strumento grafico, senza trascurare un corretto approccio psicologico e motivazionale. L’eserciziario Lettere in fondo al mare, a cura della stessa Autrice e disponibile nella stessa Collana, consente inoltre di organizzare un percorso pratico di apprendimento graduato ed efficace.

  • Scrivere: l’abilità dimenticata
  • Mursia
  • 208 pagine
  • ottobre 2011

Lettere in fondo al mare di Alessandra Venturelli

Libretto operativo di avvio alla scrittura

Lettere in fondo al mareUn libretto operativo che completa gli insegnamenti del volume Scrivere: l’abilità dimenticata, della stessa Autrice, per fornire ai docenti una serie di esercizi graduali di avvio alla scrittura per i bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia e del primo anno della scuola primaria.

Esercizi strutturati secondo una difficoltà crescente, dai tracciati rettilinei e circolari alle forme geometriche, dallo stampato maiuscolo al corsivo, con pagine di quaderno a disposizione degli insegnanti e dei bambini.

Per rendere divertente l’apprendimento il testo è corredato da numerose illustrazioni di ambiente marino da colorare, un esercizio che consente di migliorare il controllo manuale in modo semplice e piacevole.

  • Lettere in fondo al mare
  • Mursia
  • 96 pagine
  • ottobre 2011

11 Commenti

  1. luigi leonardi
    12 novembre 2011 alle 23:36 Rispondi

    Sì, è vero che tra i partigiani c’erano dei “poco di buono”, ma non si può fare di tutta un’erba un fascio. Leggerò il libro di Serena. Tieni comunque presente che le cosiddette vendette personali non erano solamente personali; si abbatterono soprattutto su certi criminali provenienti da brigate nere, x mas, mai morti.. le cui gesta erano di una efferatezza inaudita. Io ho un elenco – vivo a Sarzana, dove la lotta di liberazione era davvero cruenta – di una quarantina di brigate nere ammazzate nei primi giorni dopo il 25 aprile. Non erano “stinchi di santo”. E poi tieni conto che le epurazioni – ne parlo – sono state un totale fallimento. I governi del dopoguerra, naturalmente diretti dai liberatori occidentali, (USA) si sono serviti dei maggiori repubblichini per contrastare il nuovo nemico: il comunismo. Per questo hanno salvato i maggiori responsabili. Un esempio: nel dicembre del ’46, a ferita ancora aperta, Almirante fondava il movimento sociale, con l’appoggio di Graziani, dico di Graziani! Certo, le vendette personali ci sono state, ed è stato un errore non portarle subito alla luce. Ma come si poteva? E in che stato psichico si potevano trovare coloro i quali avevano subito lutti e nefandezze? In conclusione penso che sia giusto dare alla storia ogni fatto, ogni particolare nella maggior oggettività possibile, ma è un grosso sbaglio non tenere conto del contesto sociale di quel periodo.
    Ciao Daniele.

  2. franco zoccheddu
    13 novembre 2011 alle 11:13 Rispondi

    E’ molto interessante apprendere nuove storie e nuovi (per me) autori attraverso le recensioni. Mi disorienta un po’ quando si sceglie di trattare persone e descrizioni piuttosto di parte, molto orientate ideologicamente, siano esse di una mano o dell’altra. Non ignoro che l’eterno principio di azione-reazione sarà sempre lì a condannarci, nella storia oltre che in fisica. Però quello “dice”: forza uguale e contraria. Non so se la violenza dell’antifascismo partigiano abbia davvero equivalso alla vergognosa sottomissione di un intero popolo perpetrata da Muss. & C. So solo che il non aver avuto un equivalente moto di reazione ha permesso, molto vicino a noi, un regime con tremila desaparecidos fino al settantacinque.
    E’ difficile, purtroppo, è difficile essere equidistanti. E’ quasi impossibile.

  3. luigi leonardi
    13 novembre 2011 alle 13:24 Rispondi

    Franco, penso che non sia molto difficile tenersi equidistanti, basta non avere ideologie. Inoltre penso anche che eventuali reazioni popolari non siano spontanee, e la memoria per la maggior parte di un popolo non sia troppo retroattiva.

  4. franco zoccheddu
    13 novembre 2011 alle 16:19 Rispondi

    Genitori schierati, preti, antipreti, professori di sinistra, professionisti di destra, catechismo, sezione di partito, etc etc. Hai ragione: non avere ideologie. Ma è difficile star fuori dalle influenze, perchè sono la nostra vita. Cosa fa un popolo? Beh, posso dirti al massimo cosa fa un gas perfetto, cosa avviene ai miliardi di protoni negli acceleratori, ma un popolo… Ho paura che sia ben al di là delle nostre possibilità capire davvero un intero popolo. Ma posso cercare di capire il mio vicino di casa e cercare di andare d’accordo. Forse basterebbe.

  5. luigi leonardi
    13 novembre 2011 alle 18:32 Rispondi

    In effetti il nostro senso di giustizia ci spinge a reagire. Vedi, tu hai detto una cosa giusta: “cercare di capire il mio vicino di casa”. Purtroppo sono portato a pensare che ciò sia una rarità.

  6. franco zoccheddu
    14 novembre 2011 alle 16:12 Rispondi

    Purtroppo concordo.

  7. valeria
    16 dicembre 2011 alle 23:24 Rispondi

    luigi leonardi,
    Buongiorno Leonardi. Ho finito di leggere oggi il suo libro Epurazioni. Mi chedevo se nel suo lavoro di ricerca avesse anche raccolto notizie su Alessandroni Remo, ucciso il 9/5/45 a Marinella (BB.NN., 20 anni). Ho visto un epitaffio sulla sua tomba nel cimitero di Marinella che mi ha molto colpito. Grazie e saluti.
    Valeria

  8. luigi leonardi
    17 dicembre 2011 alle 09:59 Rispondi

    valeria,

    Valeria, la ringrazio per aver letto il mio libro.
    Il nominativo di cui parla mi è attualmente sconosciuto, ma penso a breve di poterne raccogliere informazioni. Sicuramente le mie fonti viventi ( partigiani e brigate nere ) me ne forniranno notizie.
    A presto.
    Luigi

  9. luigi leonardi
    18 dicembre 2011 alle 15:18 Rispondi

    Alessandroni Remo era nato a Ortonovo (SP) il 24/2/1925.
    E’ stato squadrista – BB.NN.
    Non risulta si sia macchiato di crimini particolarmente efferati.
    Era un giovane la cui aspirazione rifletteva ideali istintivi.
    Uno dei suoi due fratelli – tuttora vivente, novantenne – ha fatto parte del CLN.
    In quel maggio del ’45 è stato avvistato e catturato assieme ad altri ex brigatisti nei pressi di Dogana, tra la parte bassa di Ortonovo e la piana di Marinella.
    Il rispetto della vita e la capacità di giudizio, in quel periodo, erano pari a zero. Per cui Remo e gli altri furono uccisi sommariamente, e abbandonati in un fosso.
    Non ho parlato direttamente con il fratello; è questa una materia molto delicata, di cui mi occuperò più avanti – ho diverso materiale documentario, che però riguarda la Val di Vara, una località non molto distante da Ortonovo –
    Le chiedo, per curiosità, qual’è l’epitaffio.

    • valeria
      31 agosto 2015 alle 17:27 Rispondi

      Grazie per la risposta … che ho visto solo oggi. MI scuso.
      Ecco l’epitaffio:
      “Ah Remo, tu non sei morto al mio pensier. Ancora ti vedo giovane e felice, odo ancor la tua voce e poi, nella sublime immedesimazione dell’io col tutto, parlo con te e ragiono come un tempo lontano. La metà dell’anima tua.”
      Nel frattempo, ho avuto modo di assistere a Sarzana alla sua presentazione del suo libro sulla strage di Vinca, che ho comprato in quell’occasione e letto.
      Apprezzo molto il suo lavoro.

  10. Luigi Leonardi
    7 settembre 2015 alle 12:24 Rispondi

    Buongiorno Valeria, la ringrazio per il suo apprezzamento. Se era a Sarzana poteva contattarmi, e se ha delle testimonianze, o conosce qualcuno che può darle sono disponibile.

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