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Cormac McCarthy e la libertà dello scrittore

Libertà dello scrittore

Ogni volta che leggo un romanzo di McCarthy scopro più a fondo questo incredibile scrittore, emergono via via più dettagli della sua narrativa, del suo modo di raccontare storie. McCarthy è riuscito a differenziarsi totalmente dagli altri autori e è oggi considerato uno dei più grandi scrittori del ʼ900.

Non piace a tutti, cosa normale per ogni scrittore, ma McCarthy non piace per alcune sue scelte narrative, secondo me, che spiazzano il lettore. Ripensando ai romanzi letti e a Oltre il confine che ho finito da poco, ho avuto conferma, se possiamo chiamarla così, di alcuni elementi propri della scrittura di McCarthy.

Questo mi ha fatto pensare alla libertà dello scrittore: McCarthy si sente libero di scrivere come vuole, non curandosi di non essere accettato, di uscire dagli schemi, di ribaltare alcune regole della scrittura creativa.

McCarthy scrive così: i lettori possono accettare questo stato di cose e leggere le sue opere oppure comprare e leggere i romanzi di altri autori.

Storie dentro le storie

Tempo fa abbiamo parlato dellʼimportanza delle sottotrame in un romanzo: danno più spessore alla storia, caratterizzano meglio i personaggi, ecc.

Le storie dentro le storie che usa McCarthy sono differenti. Se vogliamo essere pignoli, sono anche inutili: toglile dal romanzo e non cambia assolutamente nulla.

Ma la storia del cieco in Oltre il confine, che la moglie racconta a Billy ma con la voce di McCarthy, aggiunge qualcosa al romanzo, mostra la durezza della vita nei territori messicani, gli stessi territori in cui Billy è costretto a stare in quel momento. Questa sottotrama dura per oltre quindici pagine.

Dialoghi indiretti

In una storia sono necessari come quelli diretti. Di recente su Anima di carta si è parlato dellʼuso del discorso indiretto nei dialoghi, con diversi esempi, e ho letto cose interessanti a cui non sempre si pensa.

McCarthy li usa molto, alternandoli ai dialoghi diretti. Tutto avviene in maniera fluida, come se il lettore si aspettasse che a quel punto è meglio passare al discorso indiretto.

Dialoghi diretti senza virgolette

È fin troppo noto che Cormac McCarthy scriva i dialoghi senza usare le virgolette o le caporali. Per lui la narrazione non può essere interrotta con quei segni.

Certo, bisogna essere bravi a scrivere interi dialoghi senza lʼuso delle virgolette. Raramente nelle nove opere di McCarthy che ho letto ho avuto difficoltà a capire chi dicesse cosa. Ma di certo unʼimpostazione del dialogo come questa lascia il lettore spaesato.

Cambio di soggetto nella stessa scena

Questo a me non piace, ma ormai in McCarthy ci ho fatto lʼabitudine. Vediamo qualche esempio?

La strada era vuota e tutto attorno cʼera silenzio. Le domandò se ritenesse Boyd capace di uccidere.

Il soggetto era ancora “la strada” e messa così sembra che sia stata la strada a fare quella domanda. In questʼaltro pezzo ci sono 3 cambi di soggetto:

Sedeva (la ragazza) con le gambe raccolte sotto di sé e la testa voltata in modo che la falda del cappello le facesse ombra sul viso. Mangiarono (il ragazzo e la ragazza). Quando le domandò (Billy)…

Questo accade spesso e ormai non ci faccio più caso. Alcune volte non mi crea problemi di comprensione, come nei casi citati (è ovvio che una strada non possa fare domande), ma altre sì.

Dialoghi in spagnolo

McCarthy usa spesso termini e dialoghi in spagnolo. Alcune sue storie sono ambientate nel Tennessee, ma altre in Messico, nel Nuovo Messico e nel Texas, dove vive una bella fetta di ispanici.

È naturale, quindi, in quelle realtà usare parole spagnole. Così cʼè gente che indossa huaraches (sandali), cʼè chi usa la mochila (borsa), chi vive in un ejido (fattoria, campi di uso collettivo), chi mangia empanadas (fagotti di pasta ripieni di carne) e enchiladas (tortille ripiene) e chi è güero (biondo, ma in quel contesto forse era il “ragazzo bianco”).

Pian piano parole come lobo (lupo), perro (cane), milagro (miracolo) cominciano a entrare nel mio dizionario.

Forse la difficoltà maggiore sono i dialoghi in spagnolo, anche se alcuni sono di semplice comprensione:

Hay una mesa chica en la casa? O una silla?

Hay una silla.

Bueno. Tráigala. Y tráigame una contenidor de agua. Una bota o cualquiera cosa que tenga.

Sì señor.

Y tráiga un vaso de agua potable.

Sissignore.

Él debe tomar agua. Me entiendes?

Sissignore.

Y deja abierta la puerta. Necesitamos aire.

Il romanzo è pieno di dialoghi in spagnolo. McCarthy non si cura dei lettori che non possano capire. Se consideriamo che è un autore americano, quindi si rivolge principalmente a un pubblico che parla inglese, quei dialoghi posso risultare totalmente oscuri per molti americani. Ma a questo ha pensato il sito Reading Cormac McCarthy con lʼarticolo English Translations of the Spanish Dialogue in McCarthyʼs Western Novels.

Crudezza di scene

Se volete leggere storie veramente crude, allora prendete Figlio di Dio. Ma anche Il buio fuori non scherza. Né Meridiano di sangue. E così Oltre il confine.

Leggendo queste opere, si capisce qualcosa della volontà dellʼautore: quella di rappresentare la realtà nuda e cruda di alcuni contesti sociali, geografici e storici. McCarthy non risparmia nulla al lettore: se un uomo viene sbudellato, viene sbudellato e basta, inutile dirlo diversamente.

Forse – e qui apro una breve parentesi introducendo un altro grande scrittore – forse, dicevo, Jack Ketchum lo batte: se avete lo stomaco forte, leggete La ragazza della porta accanto.

Dettagli a iosa

Cʼè una scena del romanzo Oltre il confine che io avrei risolto in modo molto sbrigativo, parola più, parola meno:

Il medico visitò il ragazzo, gli ripulì le ferite e gli cambiò le fasciature.

Cormac McCarthy ha impiegato invece dieci pagine. Sì, 10, senza contare tre pagine per mostrare Billy spiegare al dottore dellʼincidente del fratello e mezza per salutare il medico alla fine. Tredici pagine e mezzo che un altro autore avrebbe sintetizzato in due o tre righe.

A McCarthy piacciono i dettagli. Ma proprio tanto. E il bello è che non stancano il lettore, non rallentano la lettura. Togli quei dettagli e hai ammazzato McCarthy.

Concludo qui questo excursus letterario nella narrativa e nello stile di questo autore che si riscopre e si ama di più ogni volta che si legge. McCarthy deve piacerti, altrimenti non lo sopporti.

Però una cosa va detta, che è poi il senso dellʼintero post: è così che si scrive, fregandosene delle convenzioni e del lettore. Sì, alla fine il succo del discorso è proprio questo, anche se allʼinizio ho usato degli eufemismi: McCarthy se ne frega dei lettori, lui scrive così. Se non ti sta bene, beh, caro mio, là fuori è pieno zeppo di scrittori. Trovati quello che fa per te.

E adesso, se vi va, raccontatemi della vostra esperienza con le letture di McCarthy o dite la vostra sulle sue scelte narrative.

51 Commenti

  1. enri
    2 luglio 2015 alle 07:33 Rispondi

    McCarthy bisogna impararlo, ha un codice tutto suo. È imprevedibile e crudo e poi improvvisamente ti fa quasi piangere e ti fa comprendere il dramma che sta dentro al mostro. Impari quindi a capirlo, ad amarlo.
    McCarthy ha un modo tutto suo di scrivere, un non stile particolare. Sembra quasi se ne freghi a volte e che stravolga di proposito certe regole dello stile e dello scrivere. Beato lui che può e che sa farlo. Ma è coerente e pian piano, appunto, cominci a capire i cambiamenti di pdv o chi sta parlando a chi.
    personalmente preferisco le virgolette, però.
    Quello che distingue questo autore dagli altri, a parte il talento, nasce forse dal suo stile di vita ritirato e chiuso che lo porta ad un livello introspettivo e psicologico fuori dal comune. Questa è per me la sua vera magia.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 13:29 Rispondi

      Sì, hai ragione a parlare di codice. E che bisogna capirlo e conoscerlo.
      Riguardo al mostro anche hai ragione: non ho odiato Lester Ballard in Figlio di Dio, ma ne avevo quasi compassione.
      Preferisco anche io le virgolette nei dialoghi :)
      E può essere davvero che sia così grazie allo stile di vita da eremita.

  2. Marco
    2 luglio 2015 alle 07:42 Rispondi

    Concordo su tutto. È uno dei più grandi scrittori viventi. Uno dei pochi che può star accanto a un Tolstoj, a un Dostoevskij, nell’indagine sul male. E di male gli U.S.A. ne hanno parecchio…

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 13:30 Rispondi

      Vero, i suoi romanzi sono proprio un’indagine sul male. Lo rappresenta benissimo.

  3. Banshee Miller
    2 luglio 2015 alle 07:45 Rispondi

    McCarthy è senza dubbio bravo. Da molto non leggo niente di suo, dall’uscita de La strada credo, ma anni fa ho letto diversi romanzi. Probabilmente è uno dei pochi autori contemporanei ad aver raggiunto lo status di classico intoccabile, meritatamente. La scrittura di McCarthy è molto particolare, è sì piena di dettagli, ma è allo stesso tempo molto asciutta e concisa. Non è un paese per vecchi ne è l’esempio migliore, breve, senza fronzoli, non una parola di troppo, nessun giro di parole, e tuttavia pieno di quei famosi dettagli.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 13:34 Rispondi

      Per me qualche sua opera diventerà un classico, come Suttree.
      Non ho ancora letto “Non è un paese per vecchi”, dopo “La strada”, il primo letto, ho deciso di andare in ordine cronologico. Sono arrivato a “Oltre il confine”, poi tocca all’ultimo della trilogia della frontiera e infine a “Non è un paese per vecchi”. E poi devo sperare che finisca quel The Passenger iniziato ormai da anni.

  4. Ferruccio
    2 luglio 2015 alle 08:42 Rispondi

    Oltre il confine è stato il primo romanzo che ho letto di MCCarthy. Ero rimasto scioccato dalla qualità della sua narrativa (in senso positivo naturalmente). Mi sono letto un po’ quasi tutte le sue cose nel tempo e non mi stupisce il suo modo molto anarchico di scrivere con classe. Io amo sopratutto Cavalli selvaggi. Si tratta di uno scrittore ipnotico se ti cattura sei morto

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 13:35 Rispondi

      “Oltre il confine” è veramente bello, io ho preferito questo, ma sapevo che a te era piaciuto più “Cavalli selvaggi”. Ti cattura, davvero, a me è successo così.

  5. Chiara
    2 luglio 2015 alle 08:50 Rispondi

    Non ho mai letto Mc Carthy, ma a proposito di quanto hai detto mi rivedo moltissimo nell’utilizzo dei dettagli: anche io ne uso molti, addirittura troppi, però se li elimino la scena mi sembra misera. Non si tratta di volgarissimo infodump: sono elementi che servono a rendere il tutto più concreto e coerente.
    Uso molto i dialoghi indiretti, e ho provato qualche volta a cambiare i soggetti, ma il risultato era grossolano…
    Questo articolo mi ha fatto venire l’idea per un post! :D

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 13:36 Rispondi

      Infatti spesso i dettagli passano per infodump, però in realtà, come dici, portano concretezza alla scena.
      Aspetto di leggere il post :)

  6. Tiziano
    2 luglio 2015 alle 09:48 Rispondi

    Ottimo articolo.
    In particolare sulle storie dentro le storie, molti autori ne utilizzano senza che, come dicevi te, siano necessarie, basta pensare a Manzoni e i suoi Promessi Sposi, con l’Azzeccagarbugli, tutto un capitolo terzo inutile. Però altri, come ad esempio Murakami nel suo 1Q84, o anche in Dance dance dance, se vengono tolte alcune di queste storie dentro le storie si rischia di stravolgere il senso generale della storia.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 13:37 Rispondi

      Grazie.
      Manzoni è un grande esempio di storie dentro le storie. E anche Murakami, vero, le ricordo in 1Q84.

  7. LiveALive
    2 luglio 2015 alle 10:32 Rispondi

    La scrittura di McCarthy pare “convenzionale” nel senso che sembra seguire molti dei consigli che dànno oggi le scuole di scrittura: scrivere in modo semplice e chiaro, pochi aggettivi e solo sensoriali, niente avverbi, mostrare le scene e saltare le transazioni, scegliere un punto di vista e lasciarlo fisso… In realtà è molto più complesso. Per esempio, Meridiano di Sangue (da Bloom considerato “quasi al livello di Moby Dick”, “il miglior romanzo dai tempi di Mentre Morivo”) inizia con “eccolo, il ragazzino”. Per quanto il narratore segua sempre “il ragazzino”, solo un narratore esterno può rivolgersi a lui senza usare il nome proprio. Ugualmente, il punto di vista di La Strada sembra il padre, e ne ha tutte le caratteristiche, tranne quella del nome: una stravaganza che però aggiunge molto.
    McCarthy fa un uso molto personale della punteggiatura: http://www.openculture.com/2013/08/cormac-mccarthys-punctuation-rules.html . Riassumendo l’articolo: non usa mai il punto e virgola (da taluni considerato “simbolo della letterarietà), e anche la virgola è una eccezionalità, perché tentando di semplificare un testo con un professore aveva notato che bastava fare così. Riguardo l’assenza di virgolette, non dice perché non ne usa (dice che il primo a cui ha visto farlo è Kantor MacKinlay, ma in realtà, secondo me, è una cosa derivata da Joyce e Faulkner): se non sbaglio Saramago aveva detto di non usarle perché sentiva la virgoletta come un inciampo; altri dicono semplicemente che si fa così per rendere il testo più secco sia nello stile che nell’apparenza.
    I dialoghi indiretti sono sempre controversi, oggi: perché non usare il diretto, che è più scenico? Dipende, ovviamente. Joyce, per esempio, li usa per sottolineare l’ironia di quelle parti, Garcia Marquez li usa per rendere più forti le risposte che seguono. Per McCarthy, devo ancora capirlo, questo XD
    Ugualmente non capisco il cambio di soggetto lasciandolo sottinteso, ma probabilmente anche lì è una questione di secchezza: bisogna considerare a come sono quelle frasi in inglese, dove comunque il pronome dovrebbe essere esplicito (ed è molto più chiaro così).
    Dialoghi in spagnolo? Un punto in meno! Personalmente, mi pare la lingua più brutta e ridicola del mondo, non ha un briciolo dell’espressività dell’italiano. In compenso, alcuni la ritengono pure la lingua più facile del mondo da imparare… per gli italiani? No, per gli inglesi (quindi, ci sta, secondo me). E poi, visto che ha spesso una vena western, lo spagnolo rende sempre (Bloom dice che Meridiano di Sangue è il “western definitivo”, nel senso che è quello il limite espressivo del genere e non sarà più possibile trovare di meglio).
    Credo che la maggior parte dei lettori consideri McCarthy il più grande autore vivente. In America però so che il 70% delle persone considera il più grande vivente Philip Roth; e molti citano anche Pynchon (tra i quattro grandi, DeLillo è messo un po’ da parte). Credo sia dovuto al fatto che McCarthy, se da un lato tende a nascondersi (ha concesso due interviste in vita sua, praticamente), dall’altro non ci calca sopra come Pynchon (che non sappiamo neppure che faccia abbia). Inoltre Roth e Pynchon, lì, hanno il supporto dei grandi centri come New York, mentre McCarthy, che scrive quel particolare genere che hanno voluto chiamare “southern gothic”, non ha la simpatia di tutti, lì.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 13:56 Rispondi

      Non è che sia così semplice la scrittura di McCarthy, ha una padronanza delle parole assurda.
      Anche in Suttree c’è un inizio come in Meridiano di Sangue.
      Sul non uso del punto e virgola non saprei, dovrei controllare, ma mi pare di averne visti.
      Riguardo alle virgolette, invece, dice che non le usa perché non vuole “bloccare la pagina con strani piccoli segni”.
      Lo spagnolo non piace neanche a me, ma l’ambientazione lo richiede.

  8. Renato
    2 luglio 2015 alle 10:53 Rispondi

    Ciao Daniele.
    Fatico tremendamente a leggere McCarthy e mi piace da matti in modo in cui scrive (anche i traduttori devono essere mostruosamente bravi). Tempo fa hai scritto un post sui dialoghi, bene, io penso che studiare quelli di McCarthy sia il modo migliore per imparare a scriverne di buoni (almeno tentarci): tutto molto semplice e diretto, apparentemente. Poi se vai a vedere dove stanno i punti d’aggancio tra una battuta e l’altra scopri che non sempre sono quelli che ti aspetti, ed è lì che l’autore ti fa entrare nella testa del personaggio, e dunque nella storia. Due pagine dopo può anche divagare sul nulla, come spesso fa, oppure saltare a tre giorni dopo senza dirti niente, tanto tu sai già quello che sta pensando il personaggio.
    Lo trovo tetro e forse troppo pessimista, okey il mondo è pieno di violenza, ma c’è anche la speranza. E’ una questione di gusti. Quello che è sicuro è che McCarthy è uno scrittore di valore assoluto.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 13:58 Rispondi

      Ciao Renato,
      anche per me bisognerebbe studiare i dialoghi di McCarthy. Li vedo perfetti.
      È vero che è molto tetro e pessimista, ma credo faccia parte della sua narrazione, del suo modo di fare narrativa. Per lui non esiste la speranza, secondo me. Finora non ne ho trovata in nessuna delle sue opere. Forse nella parte conclusiva de La strada c’è.

  9. Loredana
    2 luglio 2015 alle 11:18 Rispondi

    Lo conosco solo di fama, e ora lo approfondisco con il tuo post. Mi viene da pensare che sia uno estremamente coraggioso. E libero da schiavitù di qualunque tipo, soprattutto commerciale, se riesce a fare il discorso di invitare i lettori a trovarsi altri scrittori maggiormente di loro gusto, se non gradiscono le sue espressioni di libertà comunicativa. Sicuramente un autore interessante. La questione dei dettagli mi ha sorpreso non poco. Credevo che Balzac e Flaubert fossero già esagerati con la loro attenzione ai particolari, ma qui qualcuno li batte di diverse lunghezze. Sono molto incuriosita da queste 10 pagine che avvincono il lettore, invece di ucciderlo di noia. Lo leggerò, prima o poi…temo in un’altra vita, ma questo è un dettaglio quasi trascurabile…tanto per continuare il discorso. :-)

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 14:01 Rispondi

      Sì, è coraggioso, lui scrive così e basta. Però sono io che ho detto che i lettori possono trovarsi altri autori da leggere, non lui :D
      Volevo dire che McCarthy si sente talmente libero nel suo modo di narrare che sembra fregarsene del pubblico.
      I romanzi suoi sono sempre brevi, eccetto Suttree che è di 500 pagine, quindi puoi provarne uno.

  10. animadicarta
    2 luglio 2015 alle 13:43 Rispondi

    Che analisi interessante.
    Sul cambio di soggetto nella stessa scena, mi sono posta il problema di recente mentre revisionavo. Ripetere in continuazione il soggetto rende il testo un po’ macchinoso, secondo me. E se la frase si capisce lo stesso, forse può essere una buona scelta. D’altra parte, anche ripetere sempre il nome del personaggio su cui è il focus può essere pesante, e quindi a volte è meglio darlo per scontato.
    In definitiva, fregarsene delle regole si può, se l’effetto è buono.
    Grazie per la citazione :)

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 14:02 Rispondi

      Grazie.
      Sì, quelle ripetizioni di nomi, ecc., alla fine appesantiscono, bisogna trovare delle soluzioni diverse.

  11. Lisa Agosti
    2 luglio 2015 alle 15:27 Rispondi

    visto che i nostri gusti sono opposti in materia di libri evitero’ di leggere questo autore! ;)
    Anch’io vorrei inserire sottotrame di quindici pagine scollegate dal tema principale della storia senza temere la falce dell’editore!

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 16:25 Rispondi

      Lisa, deciditi: o Lisa o Lisa Agosti, ché altrimenti continui a finire in approvazione :D
      Passando a McCarthy, sì, evitalo come la peste :)
      Sulle sottotrame la tua paura è quella di tutti, credo.

  12. KingLC
    2 luglio 2015 alle 16:12 Rispondi

    Non ho mai letto McCarthy ma l’articolo mi ha messo voglia di recuperarlo, sopratutto se penso alla bellezza del film Non è un paese per vecchi tratto da un suo romanzo. Le uniche cose che penso mi potrebbero dar fastidio del suo modo di narrare sono il non uso delle virgolette (cosa che odio quasi sempre, per capire al volo un dialogo ho bisogno di estremo ordine, devo capire chi ha detto cosa) e sicuramente la minuzia nei dettagli, cosa che odio ancor di più. Non ho interesse a sapere ogni singola azione compiuta da un dottore per medicare il proprio paziente, riassumi cosa succede e io lo immaginerò di conseguenza. Certo, a volte arricchire un azione può rendere più piacevole la lettura e rallentare un attimo il ritmo forsennato, però no, da due righe a tredici pagine…

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 16:26 Rispondi

      A me il film “Non è un paese per vecchi” non è piaciuto, invece. Non più di tanto, almeno. Vedremo il romanzo. Le virgolette spiazzano tutti. La scena del dottore è invece stata veloce da leggere, non mi ha annoiato.

  13. Ivano Landi
    2 luglio 2015 alle 17:44 Rispondi

    Non l’ho mai letto, ma da quel che ho visto finora nei post mi è parso di capire che sia uno scrittore che scrive a frasi brevi e secche, punteggiando molto. Il che è l’opposto dello stile che piace a me. Preferisco gli scrittori alla Thomas Pynchon che usano frasi lunghe e articolate.
    Spero di non essermi fatto un’idea sbagliata.
    Riguardo a “The girl Next door” di Ketchum non ho letto il libro ma ho visto il film che ne è stato tratto. E’ basato su un fatto di cronaca reale su cui lui ha calcato un po’ la mano nel finale. Il film fedele al fatto di cronaca (warning! anch’esso solo per stomaci forti) è “An american crime” del 2007.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 18:18 Rispondi

      Non usa sempre frasi brevi. Dipende.
      Non ho visto nessuno di quei film, cercherò di rimediare.

    • LiveALive
      2 luglio 2015 alle 20:09 Rispondi

      Io direi che McCarthy è il più secco che conosco XD Però, certo, non lo è sempre: a volte usa delle “liste”, o delle frasi comunque un po’ più articolare; inoltre a volte usa delle frasi particolarmente retoriche. Io riesco ad apprezzare sia gli stili secchi che quelli ricchi, ma forse a te, di contemporanei, possono piacere più Auster, DeLillo, DFW; e proverei a dare un occhio anche a Franzen. Tra i classici americani, Faulkner. Tra i classici europei, Proust, Milton, Laurence Sterne.

      • Ivano Landi
        2 luglio 2015 alle 20:42 Rispondi

        Grazie delle precisazioni, Live Alive. Proust e Milton li conosco, gli altri che hai citato no. Comunque adesso, al mare, mi porterò Ellroy e Mankell :)

  14. Francesco
    2 luglio 2015 alle 19:12 Rispondi

    Secondo me (parlo da profano ovviamente) Cormac è sì bravo, ma anche furbo, e spiego il perchè.
    Perchè scrivere pagine a pagine di azioni che si possono riassumere in un’unica frase? semplice: per allungare il libro.
    Personalmente, se devo descrivere che un soggetto X va ad un luogo Y, dirò: Francesco uscì dall’appartamento, entrò in auto e si diresse al parco pubblico.
    Se invece voglio un libro bello lungo e quindi inserire nozioni che alla fin fine non sono utili per la trama. Io la penso così.

    • LiveALive
      2 luglio 2015 alle 20:14 Rispondi

      La convenzione estetica, oggi, vuole la “scenicità” sopra tutto: si tendono a saltare esposizioni e raccordi. (inutile dire che comunque, ad alto livello, la cosa non è proprio così semplice) Non c’è nulla che faccia pensare che McCarthy voglia allungare i libri: 1- non è pagato a riga, 2- i suoi libri sono già molto brevi, come si usa oggi (vedi anche i libri di Roth. Realismo isterico a parte); 3- se proprio vuole allungare, allora, più che perdere tempo con scene così (che se noiose danneggiano le vendite) dovrebbe allungare i dialoghi di brevi battute (come faceva Dumas) e puntare per uno stile barocco e ridondante. …no, se descrive nel dettaglio una scena è perché in essa, nella sua semplicità, vede qualcosa che colpisce, o vuole renderla simbolo di qualcosa – ma il caso specifico non lo conosco.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2015 alle 08:09 Rispondi

      Non credo che il motivo sia quello di allungare il libro. Le sue storie sono comunque dense.

  15. Federico
    2 luglio 2015 alle 19:24 Rispondi

    Sinceramente non ho mai letto nessun romanzo scritto da lui… ne l’ho mai sentito nominare (mi dispiace).
    Una cosa è certa però: sarà anche uno degli scrittori più conosciuti e bravo al mondo, ma togliere virgolette o ancor di più le caporali… be, è come uccidere la narrazione.
    Questo è ovviamente un punto di vista, mio. Mi dispiace… Per il resto, dai va bene, tranne l’interruzione di frase così brusco ed il cambio di soggetto troppo velocemente, lasciando il lettore un po’ perplesso su chi stia “parlando”.
    È una mia interpretazione.

    • LiveALive
      2 luglio 2015 alle 20:19 Rispondi

      Per le virgolette: MacKinley l’ha fatto prima di lui; Saramago (premio Nobel considerato da Harold Bloom l’ultimo colosso della letteratura) faceva altrettanto; Faulkner (premio Nobel) e Joyce (da molti considerato il più grande di tutti i tempi), con certi tipi di indiretti liberi, sembrano fare, in certi punti, la stessa cosa. Oggi molti preferiscono fare così, perché la narrazione pare scorrere più naturale. Naturalmente, per farla scorrere davvero naturale, serve avvicinare la scrittura a un certo modello orale, con un particolare uso delle istanze di enunciazione, e credo che questo sia particolarmente interessante (c’è infatti l’idea che più andiamo a complicare il modello narrativo, più ci avviciniamo alla natura della narrazione orale, e più questo attira il ritorno della figura del narratore).

      • Ferruccio
        3 luglio 2015 alle 09:13 Rispondi

        Vero, anche se Faulkner e Joyce usavano il dialogato senza virgolette in un contesto di flusso di coscienza e letteratura d’avanguardia e sperimentale. McCarthey e Saramago lo usano in romanzi “Classici”
        MacKinley non lo conosco

        • Ferruccio
          3 luglio 2015 alle 09:16 Rispondi

          Adoro MCCarthyy ma le prime volte che lo leggevo questo aspetto del dialogato mi lasciava perplesso, poi mi sono abituato a credere che sia un suo marchio di fabbrica

  16. Seme Nero
    3 luglio 2015 alle 12:55 Rispondi

    Ho letto McCarthy proprio perché ne parlavi spesso, e ne sono rimasto incuriosito. A tal proposito, questo post l’hai scritto in maniera diversa dal solito, sei totalmente coinvolto, si percepisce!
    La strada sarà il prossimo, ho letto Oltre il confine, scoprendo solo dopo l’acquisto che era il secondo capitolo di una trilogia, di nuovo incuriosito avendo visto un vecchio spettacolo in cui Baricco ne parlava. L’ho letto col preciso intento di imparare qualcosa, una lettura didattica come studio di stile. Direi che ho scelto bene.
    Di certo non è facile, a fine libro mi sono chiesto il perché di tutte quelle storie secondarie che pure avevano tutte qualcosa in comune, anche con la storia di Billy stesso. Le parti in spagnolo non aiutano: all’inizio riuscivo a capire o a dedurre il senso, ma alcuni dialoghi mi sono rimasti oscuri. Ok, ho capito cos’era successo, ma l’impressione è comunque di essersi persi qualcosa. Averlo saputo che qualcuno si era preso la briga di tradurre tutto! Potrò rimediare con una seconda lettura.
    Scrivere come fa lui, andando oltre le convenzioni, temo sia un traguardo lontano per molti. Bisogna conoscere a fondo le regole per imparare a romperle e creare comunque qualcosa di buono, e bisogna sviluppare il proprio stile, subito riconoscibile in questo caso.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2015 alle 13:01 Rispondi

      Oltre il confine puoi leggerlo anche prima di Cavalli selvaggi, però in Città della pianura tornano i personaggi di Cavalli selvaggi.
      Per lo spagnolo, che neanche io capisco, ho fatto così: cercavo le parole in un dizionario online. I dialoghi sono molto semplici, quindi in quel modo capisci.
      Hai ragione a dire che non sia da tutti scrivere come lui, è un traguardo molto lontano e forse anche impossibile per molti raggiungerlo.
      L’importante è che ti siano piaciuto il romanzo. La strada è molto diverso, ma almeno potrai leggerlo tutto in italiano :)

  17. Salvatore
    3 luglio 2015 alle 17:18 Rispondi

    McCarthy mi piace molto, ma una cosa che proprio non sopporto della sua scrittura è la mancanza delle caporali nei dialoghi. Proprio non la ingoio questa cosa.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2015 alle 19:20 Rispondi

      Eh, lo so, quella delle caporali ha turbato tutti.

  18. Poli72
    3 luglio 2015 alle 22:12 Rispondi

    Un maestro di chiarezza espositiva.Non una parola di troppo nei libri che ho letto io(La Stada ,il buio fuori ).Giusto qualche descrizione suggestiva ogni tanto, ,dialoghi semplici ed immediati.Trame poco contorte e lineari ,ma mai banali.C’e’ molto da imparare da questo professionista.

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2015 alle 08:13 Rispondi

      Quei due romanzi sono proprio semplici come storia e scrittura, ma allo stesso tempo sono storie originale e profonde.

  19. Marina
    4 luglio 2015 alle 07:47 Rispondi

    Non ho mai letto nulla di McCarthy, però ricordo di avere letto il suo nome nella libreria in casa dei miei.
    Fra qualche giorno li raggiungo, in Sicilia, che dici lo aggiungo alle letture estive cui vorrei dedicarmi intensamente nei due mesi di vacanze? Potrebbe piacermi?

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2015 alle 08:17 Rispondi

      Non ti so rispondere :)
      Però tu, mi pare, non ami la letteratura di genere, giusto? A parte La strada, che è post-apocalittico, anche se non c’è nulla di Fantascienza, gli altri sono storie drammatiche. Fammi sapere che libro hanno i tuoi.

      • Marina
        4 luglio 2015 alle 13:32 Rispondi

        Ho chiesto a mia madre: oltre il confine. Mi ha detto che non sarebbe il mio genere, ma che se voglio, è lì che mi aspetta! :)

        • Daniele Imperi
          6 luglio 2015 alle 07:31 Rispondi

          Si tratta di un western, ma ambientato alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. Non c’è nulla alla Sergio Leone, però :)

  20. Grazia Gironella
    4 luglio 2015 alle 23:10 Rispondi

    Di suo ho letto solo “La strada”, ma leggerò altro. Sono convinta che meriti la sua fama. In base ai miei gusti soliti, non avrei dovuto apprezzare il romanzo, invece l’ho considerato una bella scoperta. Questo è uno dei segnali di qualità, secondo me.

    • Daniele Imperi
      5 luglio 2015 alle 18:30 Rispondi

      Meritano tutti secondo me. Perche La strada non avrebbe dovuto piacerti?

      • Grazia Gironella
        5 luglio 2015 alle 19:37 Rispondi

        E’ molto cupo ed essenziale, e non concede spazio alle emozioni. Di solito non amo molto i romanzi di questo tipo.

        • Daniele Imperi
          6 luglio 2015 alle 07:28 Rispondi

          In che senso non concede spazio alle emozioni?

          • Grazia Gironella
            8 luglio 2015 alle 09:37

            Ha un modo di raccontare scarno, che si attiene ai fatti, senza sentimentalismi. Spesso questa “durezza” mi allontana. In realtà, nel suo caso, le emozioni emergono proprio da lì. Anche questo significa essere bravi.

  21. Piter57
    24 ottobre 2015 alle 14:32 Rispondi

    Vorrei fare qualche commento a quanto detto sulla scrittura di Cormac McCarthy. Premetto che di questo scrittore ancora non ho letto nulla (sono in arretrato con molti libri ancora da leggere) ma appena possibile leggerò qualcosa.Per quanto riguarda “il cambio di soggetto nello stesso paragrafo” non è una novità. Grandi scrittori del passato l’hanno già usato molte volte, e in modo magistrale. Più che “un errore vero e proprio” bisogna “considerarlo come una licenza dello scrittore” come si fa con i poeti. Il punto cruciale è se lo scrittore che si prende tale licenza è capace poi di gestirla in modo ottimale. Ma se usandola si perde “la chiarezza del paragrafo e la sua scorrevolezza” è meglio evitarla. Lo setsso discorso vale per “i multipli cambi di soggetto nello stesso paragrafo” ma qui diventa ancora più difficile renderli chiari al lettore. Io reputo che evitare queste complicazioni inutili sia la cosa migliore. Passiamo a quanto hai detto slla frase”il medico visitò il ragazzo, gli ripulì le ferite e gli cambiò le fasciature” questa frase tu l’avresti messa al posto delle “dieci pagine scritte dallo scrittore”. Facendo così avresti commesso un errore. Un grave errore. Lo scrittore invece ha agito in modo eccellente. Mi spiego. La frase citata “non è nè raccontare e nè narrare” ma è “un banale riepilogo o generalizzazione su determinate informazioni” mentre come ha fatto lo scrittore con le sue dieci pagine di dettagli è stato compiere “il vero mestiere dello scrittore”. Per quanto riguarda l’eliminazione delle “virgolette” nel discorso diretto anche questo agire rimane “una licenza dello scrittore”, che io personalmente non condivido, perché può confondere il lettore. Lo stesso dicasi dello scrivere pezzi del romanzo in un’altra lingua che potrebbe essere sconosciuta al futuro lettore, a me pare una mancanza di rispetto verso il lettore più che una licenza dello scrittore. I grandi scrittori non hanno nessun bisogno di “usare questi mezzi strani o poco ortodossi che possono confondere il lettore. Se esiste un modo chiaro e semplice per comunicare al meglio col lettore in un romanzo e invece si scelgono modi poco chiari o addirittura che possono creare confusione lo scrittore che li usa “è poco professionale” e non ha importanza se è geniale o meno. Io un romanzo “poco chiaro” dopo averne letto dieci pagine lo butto via. Non perchè disprezzi il suo valore letterario, ma perchè come lettore non mi recherebbe che disturbo e confusione e non proverei “il piacere della lettura”.

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