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Letture scolastiche odiate (e amate da adulto)

Letture scolastiche

La scuola per me ha sempre rappresentato una sorta di penitenziario in cui mi vedevo recluso. L‘aula era la cella, gli insegnanti erano i secondini, il preside era il direttore del carcere. Le lezioni erano una tortura e le interrogazioni una punizione. Le pagelle erano il resoconto della mia detenzione e presagivano altre punizioni. Gli esami erano tutto ciò che avevo per ottenere la libertà condizionata davanti a una commissione che voleva tenermi dentro a qualsiasi costo. I quadri di fine anno erano il responso che sanciva una mia temporanea libertà o perfino un aumento della pena, come accadde al quinto ginnasio.

In questo scenario di malinconia e sofferenza interiore, di incomprensione e di scarsissima voglia di studiare, come potevo amare la lettura? Come potevo amare quelle materie che invece, per qualche misterioso motivo, ho poi apprezzato da adulto?

La Storia

Una delle materie peggiori per me. Un incubo da film dell‘orrore. Al quarto ginnasio me l‘affibbiarono insieme ad altre due materie da riparare a settembre. Passai l‘estate a studiare storia, geografia e matematica.

Alle scuole elementari, ricordo – anzi, mi hanno ricordato i miei – adoravo un capitolo della storia dell‘Antica Roma: l‘episodio di Muzio Scevola. Chissà perché quel pezzo di storia romana mi conquistò a tal punto che alla suora volevo sempre raccontarle quella lezione, anche quando l‘interrogazione prevedeva tutt‘altro.

Ricordo le spaventose pagine dei libri di storia delle superiori: muri e muri di testo – a quel tempo la filosofia della scrittura per il web non esisteva – che mi terrorizzavano solo a vederle. E chi le leggeva? Io no di certo, mi rifiutavo di infilarmi in quelle righe.

Il capitolo sulla spedizione dei Mille avrebbe fatto inorridire gli scrittori più logorroici per quanto era fitto fitto di parole. Mai letta neanche una riga. Né l‘ho letta quando mi preparai per la maturità, “studiando” Storia come seconda materia (come prima portai Greco).

“Tanto ti pare che con tutti i capitoli del libro mi vanno a chiedere proprio la spedizione dei Mille?”, pensai.

«Parliamo della spedizione dei Mille», disse il membro della commissione il giorno degli orali.

E Giovanni Giolitti? Per me è rimasta una lacuna che mi porto dietro dalle scuole medie. Nel libro delle medie era un capitolo fitto e mi passò la voglia di leggerlo. In quello delle superiori era un altro orrore di migliaia e migliaia di parole e desistetti anche allora. Chi era Giolitti? Non ne ho la più pallida idea. Ma una via vicino casa è intitolata a suo nome, quindi avrà avuto un certo peso nella nostra storia.

Da adulto è scattato qualcosa. O forse s‘è aggiustato qualcosa. Ho iniziato ad apprezzare la Storia leggendo un saggio che mi avevano regalato anni prima: La guerra lampo di Len Deighton. Quel libro è stato il primo volume di storia della mia biblioteca. A quello ne sono seguiti tantissimi altri, tanto che ora ho oltre 300 volumi fra libri di storia, saggi storici, romanzi storici.

La letteratura italiana

Italiano era un‘altra materia odiata, ma davvero tanto, talmente tanto che neanche ve lo potete immaginare. Me l‘affibbiarono da riparare a settembre al secondo liceo, assieme a Greco e alla consueta Matematica.

Quello che non sono mai riuscito a capire della “Storia della letteratura italiana” era perché abbiamo dovuto studiare ciò che altri hanno desunto dalla lettura delle opere dei nostri autori, anziché leggerle e fare da noi le nostre considerazioni.

Ogni volta che vedo un film americano in cui ci sono scene di vita scolastica, resto meravigliato dalla differenza dei metodi d‘insegnamento. Saranno pure film, ma credo che in quei casi rispecchino la realtà.

Vedo insegnanti che fanno leggere le opere e chiedono agli studenti cosa ne pensano.

A me invece hanno fatto leggere cosa perfetti sconosciuti hanno pensato di quelle opere.

Se a voi sembra normale, per me non lo è per niente.

Italiano, al Liceo classico, era una delle materie più frequenti. Nel mio diario ricordo ancora i tanti “ITA” scritti sull‘orario scolastico.

Quando mi chiesero il bis al quinto ginnasio e io, accontentandoli, lo ripetei, qualcuno ebbe la bella pensata di metterci 5 ore di fila di Italiano il lunedì. Se leggo ancora su Twitter che qualcuno si lamenta del lunedì, lo disintegro.

Arrivi alla maturità classica e non sai nulla degli autori italiani. Né di quelli stranieri, perché non ricordo assolutamente lezioni in cui si parlava di Dumas, Tolstoj, Stevenson, Poe, Thomas Mann, ecc. Ma se non c‘è tempo per leggere le opere nostrane, non ce n‘è nemmeno per quelle altrui.

Ora posseggo oltre 150 classici, fra quelli italiani, stranieri e i classici antichi latini e greci. Anche in questo caso è forse scattato qualcosa. Il primo classico letto risale al secondo liceo classico, quando fummo obbligati a leggere un libro e io scelsi La montagna incantata di Thomas Mann.

Qualche anno dopo affrontai Knut Hamsun, Clemens Brentano, R.L. Stevenson, Tomasi di Lampedusa, Georg Büchner e Miguel de Cervantes.

Ormai era scattato qualcosa. O, come prima, qualcosa era andato a posto.

Letture scolastiche amate da adulto: non è questione di maturità

Forse nel mio caso si è trattato semplicemente di un rifiuto dell‘imposizione: a scuola sei obbligato a leggere certi libri e io non ne avevo voglia. Anche perché su quelle letture poi sarai interrogato. E sappiamo tutti come vanno a finire le interrogazioni. Io, almeno, lo so fin troppo bene…

Da adulto leggo in completa libertà. Scelgo io cosa leggere e quando leggerlo. Faccio le mie scelte senza alcuna autorità preposta che mi guidi secondo un programma scolastico preimpostato da altre autorità.

La scuola e le sue letture vanno fatte amare, non odiare. Ma per prima cosa bisognerebbe insegnare a insegnare agli insegnanti. Un gioco di parole? No, per niente.

Bene, ho finito di raccontarvi le mie disavventure scolastiche. Spero che vi siate fatti qualche risata alla mia salute. Me ne torno alle mie letture. Amate, ovviamente.

45 Commenti

  1. Simona C.
    25 agosto 2016 alle 09:11 Rispondi

    Come hai fatto notare in fondo al post, far appassionare gli studenti a una materia rientra nel ruolo dell’insegnante. Ho avuto la fortuna di incontrare un paio di professori così innamorati della propria disciplina da ottenere l’attenzione dell’intera classe.

    Io poi sono sempre stata una secchiona, anche se un po’ anomala: studiavo e mi facevo interrogare volontariamente in ogni materia in modo da avere da parte i miei buoni voti un mese prima della fine dell’anno scolastico e trascorrevo le ultime settimane saltando le lezioni per andare al parco a leggere :)

    • Andrea Torti
      25 agosto 2016 alle 10:31 Rispondi

      Brillante – in cinque anni di Superiori, non mi è mai venuto in mente di fare lo stesso :P

    • PADES
      25 agosto 2016 alle 11:00 Rispondi

      Ah ah, facevo anch’io così! Mi facevo interrogare subito di grammatica latina, che tutti detestavano e io invece adoravo, togliendomi per settimane l’incubo dell’interrogazione mentre i miei compagni arrancavano su Letteratura Latina, che io potevo ormai leggermi con leggerezza senza l’incubo del voto. :-)

      • Simona C.
        25 agosto 2016 alle 13:41 Rispondi

        Il club dei secchioni furbi si riuniva al parco con l’arrivo della bella stagione e lì ho i ricordi migliori della scuola. Studiare rende liberi! :)

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:19 Rispondi

      Ah, ecco una secchiona :D
      Non credo di aver mai trovato un insegnante che mi abbia fatto amare la sua materia.

  2. Andrea Torti
    25 agosto 2016 alle 10:30 Rispondi

    Che dire?

    Ho avuto più fortuna, sia per quanto riguarda le “imposizioni” – tolti i soliti Promessi Sposi, per la gran parte si trattava di scegliere da una rosa di proposte piuttosto ampia – sia per la varietà – frequentando il Linguistico, di autori stranieri se ne affrontavano (e leggevano) parecchi :)

    Sono d’accordo sullo studio della Letteratura: meglio affrontare i testi da sé, per quanto possibile – appiattirsi sulle interpretazioni altrui serve a poco, ed è un problema che riguarda anche l’approccio alla Filosofia, secondo me.

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:21 Rispondi

      Gli autori stranieri venivano letti in lingua originale?
      Io ho odiato la letteratura inglese, perché letta in inglese.

  3. PADES
    25 agosto 2016 alle 10:52 Rispondi

    Fantastico! Abbiamo la stessa età e la stessa indole, vedo. L’unica differenza è che io ho fatto lo Scientifico. A scuola detestavo letteralmente la critica letteraria, odiavo il fatto che la prof ci chiedesse cosa pensavano Tizio o Caio di uno scritto e non lo chiedesse a noi studenti, invece. Ho però poi avuto la fortuna di avere un’altra prof di Italiano, che ci aprì le porte della biblioteca dicendoci di leggere quello che volevamo, bastava che leggessimo. Così il primo libro che presi fu di HP Lovecraft, puoi immaginare. Mi piacevano le emozioni forti. Il racconto “Aria fredda” lo fotocopiai e ce l’ho ancora adesso in una cartellina. In quarta e quinta poi il prof di Storia e Filosofia fu un grande: ci fece gettare via il libro di testo e ci diede i suoi dattiloscritti, facendoci amare tanto la filosofia da volerla portare all’esame.
    Hai pienamente ragione: bisognerebbe insegnare agli insegnanti a insegnare.

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:22 Rispondi

      La stessa età? Io mica ho scritto quanti anni ho :D
      O sì? O.o
      Con la filosofia sono stato un po’ fortunato, le prime due insegnanti erano brave e simpatiche.

      • PADES
        1 settembre 2016 alle 12:43 Rispondi

        Eh, me l’avevi detta in qualche vecchio commento… :-)
        L’anno prossimo si fa il giro di boa… :-) :-)

        • Daniele Imperi
          1 settembre 2016 alle 12:47 Rispondi

          Mmm… io il giro di boa lo faccio a breve :(

          • PADES
            1 settembre 2016 alle 13:12 Rispondi

            Allora ho qualche mese in meno. :-)
            Ma appena inizia l’anno nuovo…

  4. Bonaventura Di Bello
    25 agosto 2016 alle 12:36 Rispondi

    Daniele, mi hai fatto ricordare di come odiassi il gigantesco volume di letteratura latina del liceo (scientifico) e altrettanto quello di letteratura inglese, e di come in seguito a distanza di tanti anni dagli studi abbia invece rivalutato, rispetto al modo in cui ‘vedevo’ la materia, i tre volumi di letteratura italiana.
    La colpa, in buona parte, era degli insegnanti e del modo in cui ci presentavano le materie, oltre che dell’età in cui queste ‘imposizioni didattiche’ ci pervengono (l’adolescenza, con tutte le sue turbolenze psico-fisiche).
    Una parte della colpa riguardo alle letture ‘letterarie’ scolastiche me la prendo anche io stesso, ovviamente, dato che le uniche letture di cui mi ‘cibavo’ ai tempi erano di fantascienza, per quanto riguarda la narrativa, e di ‘misteri’ per quanto riguarda la saggistica, il che lasciava davvero poche possibilità a contenuti letterari ‘classici’, se non appunto per imposizione didattica.
    In ogni caso, come tu stesso hai avuto modo di sottolineare in un post precedente, non è mai troppo tardi per guardare con occhi nuovi qualcosa che in passato avevamo magari accolto troppo superficialmente o semplicemente di cui non avevamo colto il valore. Meglio tardi che mai, tanto per dirlo in parole povere. :)

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:23 Rispondi

      Giusto, meglio tardi che mai, ora non ci sono più imposizioni e possiamo goderci la buona letteratura per conto nostro :)

  5. Casaprocida
    25 agosto 2016 alle 16:01 Rispondi

    La lettura è una droga amara. Più ne assumi e più è difficile starle lontano. I primi passi con essa, però, sono odiosi, amari e noiosi. La scuola, da istituzione odiosa e noiosa, cerca di far diventare tutti gli alunni dei tossicodipendenti.
    Ti dirò … con me c’è riuscita.
    Figurati che ho cominciato ad amare la storia in quarto ragioneria, quando mi hanno rimandato e ho avuto tutto il tempo che volevo per approfondire gli intrecci tra storia, geografia ed economia.
    Solo lì ho scoperto che dietro le guierre c’erano sempre stati i soldi.

    • Elisa
      27 agosto 2016 alle 14:01 Rispondi

      sono d’accordo.
      Alle medie e al liceo (classico) l’interpretazione che veniva data sull’origine delle guerre era sempre legata alla politica, in particolare alla brama di conquista o al perseguimento di un ideale. Ed è l’interpretazione che tutt’ora viene propinata nelle scuole.
      Invece grazie anche alla mia formazione posso ben dire che 2 sono le cause delle guerre: la brama di potere e di denaro.

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:26 Rispondi

      Io invece ho odiato ancora di più le materie in cui ero stato rimandato :)

  6. Monia74
    25 agosto 2016 alle 19:13 Rispondi

    Ricordo che quando mi davano una poesia da analizzare, ch’era sempre a fianco una interpretazione lunga almeno il doppio. E io pensavo : e chi lo dice che l’autore voleva dire questo?? Ho sempre dubitato di ogni spiegazione che non fossero le parole originarie.
    Per quanto riguarda storia e geografia, ho iniziato ad apprezzarle in 2′ ragioneria, grazie a due prof che hanno saputo combinare queste materie con l’economia, la sociologia, la politica. È grazie a loro se oggi non ricordo le date o i re, ma le motivazioni delle rivoluzioni ; o se al posto dei nomi dei fiumi di perché la flora e fauna sono lì dove sono.
    Per quanto riguarda italiano, sono sempre stata curiosa di leggere tutto, ad ogni vacanza leggevo alcuni classici del periodo che avevamo studiato a scuola. Pensavo che così sarei arrivata in 5′ conoscendo tutto lo scibile… Hahaha. Ovviamente mi sono fermata a verga .
    Comunque, sono passati anni, ma ancora non mi spiego come i promessi sposi, divina commedia, e malavoglia debbano essere propinati per 8 anni agli studenti.

    • Elisa
      27 agosto 2016 alle 14:10 Rispondi

      perchè siamo nazionalisti.
      I classici da te citati sono ottimi testi che permettono ad un giovane (soprattutto liceale) di ragionare sui drammi del passato e capire quanti di questi drammi, sensazioni, problematiche siano ancora attuali.
      Niente tuttavia che non si possa fare anche con altri testi stranieri. Ma tempo non ce n’è e poi tra un italiano e uno straniero preferiemo l’italiano.
      Cmq, dal mio punto di vista, i classici da te citati sono sopravvalutati.

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:28 Rispondi

      Vero, anche con le poesie era lo stesso, spiegoni su spiegoni. Posso capire le note sulla Divina Commedia, che spiegano termini o concetti.
      8 anni di Promessi sposi? Io li ho letti in V ginnasio e basta.

      • monia74
        1 settembre 2016 alle 14:16 Rispondi

        Beato te. Io per tre anni alle medie ho letto i Promessi sposi, tipo tre paragrafi alla volta. A ragioneria, i primi tre anni la divina commedia.
        Impossibile apprezzare un libro in questo modo. E no, non ho mai più avuto desiderio di rileggerlo!!

        • Daniele Imperi
          1 settembre 2016 alle 14:32 Rispondi

          Alle medie? Ma è troppo presto per quel romanzo.

  7. Federico
    26 agosto 2016 alle 11:28 Rispondi

    Ho letto pochi “classici” ai tempi della scuola, e continuo a leggerne pochissimi. La cosa non mi turba minimamente: se mi verrà voglia di leggerne qualcuno lo farò, altrimenti… fa lo stesso :)

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:29 Rispondi

      Certo non sei obbligato a leggerli. Per me, però, se uno vuol scrivere, non può non leggerli.

      • Federico
        1 settembre 2016 alle 14:41 Rispondi

        Io sono un “abusivo” in questo blog perché sono un lettore e non uno scrittore ;)

        • Daniele Imperi
          1 settembre 2016 alle 14:53 Rispondi

          Allora sei giustificato :D
          E comunque non sei un abusivo, qui non arrivano solo scrittori.

  8. Luisa
    27 agosto 2016 alle 00:54 Rispondi

    La scuola come la religione ne ha fatte di “vittime”, non mi dilungo è già stato terribile doverci soggiornare.
    Ciò che ricordo? Strillate, frasi umilianti, e un bel pò di schiaffi (dalla suora), età? Nove anni, da li in poi ? Non parlavo quasi più, la storia degli altri non mi interessava,la matematica bella cosa una volta capito il concetto,leggere? Ansia, tanta ansia nel vedere quei grossi libri
    Quadretto deprimente :-( e incubo finito quando decisi di lavorare, presto , prestissimo basta che non dovevo sottostare a violenze morali
    Raccontarlo quà è una liberazione :-)
    Un film che mi ha fatto capire e sentire l’angoscia di un ragazzo non capito : Chissà forse lo sono stata anch’io …

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:32 Rispondi

      Neanche io ho avuto una bella esperienza dalle suore, almeno in 4° e 5° elementare. E ricordo anche io frasi umilianti a scuola.

  9. Luisa
    27 agosto 2016 alle 01:02 Rispondi

    Adesso leggo un libro ogni due mesi, li leggo lentamente, li gusto piano piano :-)
    Paulo Coelho e Igor Sibaldi sono tra i miei preferiti, Quest’ultimo ha stimolato il mio interesse verso la lettura

  10. Elisa
    27 agosto 2016 alle 14:24 Rispondi

    “Quello che non sono mai riuscito a capire della “Storia della letteratura italiana” era perché abbiamo dovuto studiare ciò che altri hanno desunto dalla lettura delle opere dei nostri autori, anziché leggerle e fare da noi le nostre considerazioni”
    perchè non c’è tempo
    perchè evita all’insegnante di elaborare una sua personale riflessione (quella già scritta da altri è + comoda, no?), indispensabile per la “traductio” agli studenti
    perchè fa figo (nel senso che le insegnanti, soprattutto quelle dei nostri tempi, cadevano in trance di fronte ad insigni critici letterari, magari apprezzati docenti universitari: in tal senso era più importante la lectio magistralis oggi di codesti personaggi che quanto detto con + umiltà e passione dal nostro autore classico in tempi + lontani)
    perchè “gli altri” che citi fanno parte del circuito (sinistrorso) e quindi anche l’autore classico, a sua insaputa e forse suo malgrado, fa parte (o viene immesso a forza) nel medesimo circuito
    perchè tutti i colleghi (dei nostri insegnanti) fanno così (e il nostro insegnante è forse da meno?)

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:34 Rispondi

      Concordo su tutto :D
      Hai analizzato alla perfezione la situazione.

      • Elisa
        1 settembre 2016 alle 12:28 Rispondi

        eh… la tua critica nell’articolo mi ha costretta a riflettere sull’arcano. E’ un problema – quello di basare lo studio sui commenti dei critici – che non ha mai interferito con la mia resa scolastica (più che buona) ma ha irrigidito l’approccio a certi autori.
        Ma non è un problema mi sono poi rifatta, assieme ad atri, vedo… ;)

  11. Emilia
    28 agosto 2016 alle 12:16 Rispondi

    Sono la mosca bianca, ma per me I Promessi Sposi sono la mia Bibbia letteraria. Nel libro c’è poesia, caratterizzazione sublime dei personaggi, ironia, storia, suspense, ritmo narrativo, tutto ciò che serve per imparare a scrivere.
    Un mio autore preferito, W.H. Auden, un poeta e critico di fama, sostiene che la critica letteraria non serve, ciò che conta è che milioni di persone leggano.

    • Monia74
      28 agosto 2016 alle 16:47 Rispondi

      Ma tutto questo l’hai recepito grazie alla scuola o a una lettura successiva, magari di filato e non in tre anni..? :)

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:34 Rispondi

      Adesso sull’opera di Manzoni la penso allo stesso modo, ma non per merito della scuola.

  12. Grazia Gironella
    28 agosto 2016 alle 21:22 Rispondi

    Mi sono davvero goduta il tuo racconto. In un certo senso la mia esperienza con i libri del periodo scolastico è stata l’opposto della tua: mi facevano leggere qualunque cosa e a me piaceva tutto indistintamente. Non è così incredibile, considerato che già a 5-6 anni leggevo tutto quello che mi capitava a tiro; il terreno era già preparato, per così dire. Uno potrebbe pensare che, con queste premesse, io sia rimasta un’estimatrice dei classici… e invece no, leggo autori del passato solo occasionalmente e per curiosità specifiche, spesso nate dalle opinioni di altri lettori. Mettendo insieme la mia esperienza e la tua, cosa dovremmo dedurre? Che chi ben comincia è a metà dell’opera, ma vai tu a sapere quale opera… ;)

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:36 Rispondi

      A quella età, mi hanno raccontato i miei, anche io leggevo tutto quello che capitava, in macchina specialmente leggevo ad alta voce i cartelloni pubblicitari.
      L’importante è che ci sia qualche opera da leggere :)

  13. Marco L.
    31 agosto 2016 alle 10:34 Rispondi

    Premetto che io alle superiori ho sicuramente sbagliato studi: scelsi di fare l’ITIS e di specializzarmi in informatica, quando la mia passione erano le materie umanistiche. In seguito mi sono laureato in Lingue, ma adesso lavoro come informatico… insomma, un po’ di confusione.
    Io ho sempre adorato storia; appena comprato il libro, mi chiudevo in camera e lo leggevo tutto, prima ancora che cominciassero le lezioni. Il mio problema è che ho poca memoria, per cui studiavo con piacere, sciorinavo la lezione a menadito, ma in capo a qualche mese mi scordavo tutto, per cui alla fine il risultato finale era lo stesso di chi non studiava niente.
    Con la letteratura italiana, invece, ho avuto un rapporto molto tormentato soprattutto all’inizio: Dante, Petrarca, Boccaccio proprio non li reggevo. Mi sono rifatto in seguito con Foscolo, Alfieri ecc. Credo di essere stato uno dei pochi a cui Leopardi sia piaciuto fin da subito.

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:37 Rispondi

      Anche io ho fatto parecchia confusione con gli studi.
      Leopardi mi era piaciuto, ma c’è sempre il solito discorso di studiare ciò che qualcun altro ha desunto dalle sue opere.

  14. Barbara
    1 settembre 2016 alle 10:23 Rispondi

    “…bisognerebbe insegnare a insegnare agli insegnanti. ” Assoluta verità.
    Non so se nella scuola di oggi vada meglio (da quanto poco si legge, direi di no), ma pur essendo una mezza-secchiona (stavo bene sia con i secchioni che con i gravemente insufficienti e di solito, tra di loro, non si possono soffrire) anche a me sono riusciti a far odiare parecchi libri.
    Da noi poi il professore di Storia e Italiano è lo stesso.
    La prof del biennio era kattivissima! Ferrea, tutta d’un pezzo. Mi ha fatto odiare la Storia, ma ho amato i Promessi Sposi, ci sentivo tutta la vena comica di Manzoni. Le piaceva il suo lavoro, ma non trasmetteva molto entusiasmo. Al triennio peggio, c’era una prof di quelle che finiscono ad insegnare per comodità, per non avere impicci o preoccupazioni da lavoro privato. Desolazione assoluta. Consegnava i compiti corretti il giorno prima della prova successiva, dopo un mese e mezzo. Però la trovavi a passeggio tutti i pomeriggi in centro. Nei compiti, non importava come scrivevi, per avere un voto alto bastava rimanere nel suo punto di vista.
    Ricordo di più i professori “tecnici”, la loro grinta e le loro citazioni. “Un sorriso non costa niente ma può dare tanta gioia” e “Non ci sono formule per idee confuse”.
    Anch’io mi sono ripresa dopo. Con i classici BUR a 1.000, 2.000, 3.000, 3.500, 4.000 lire che acquistavo nelle librerie in centro, andando all’università. Ce li ho ancora tutti, scalcagnati, ma integri.

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 14:30 Rispondi

      La scuola di oggi penso sia perfino peggiore. Io al liceo ho avuto una prof che ti imponeva le sue idee, quindi puoi immaginare quant’era amata…

  15. monia74
    1 settembre 2016 alle 14:35 Rispondi

    Ragazzi, mi avete incuriosito parlando della “vena comica” di Manzoni. Quello che ricordo io è una pesantezza incredibile e un dire cose per dirne altre ^_^

    • Barbara
      1 settembre 2016 alle 14:49 Rispondi

      Beh, Don Abbondio fermato dai Bravi mi fa ridere… i discorsi di Perpetua pure… i polli che Renzo porta al dottor Azzeccagarbugli anche. Oppure sarà perchè ci associo la parodia del trio Marchesini-Lopez-Solenghi?? :D

  16. Andrew Next
    2 settembre 2016 alle 17:39 Rispondi

    Quella del prof americano che chiede allo sfortunato studente cosa pensa di un certo brano mi ha riportato alla mente due film e una serie televisiva.
    Nella serie: Ralph supermaxieroe Ralph insegna letteratura e quella è una scena ricorrente, i film sono l’attimo fuggente e Porky’s (che è più colto di quel che sembra).
    In tutti i casi è la prassi: si insegna così, il professore tara la spiegazione in base al livello della classe e saggia il terreno con qualche domanda, rendendo il tutto più coinvolgente.
    In Italia la solfa il è sempre la stessa: aprite il libro e leggete. In silenzio.
    Posso dire di aver odiato (e di continuare a odiare) storia e filosofia, per la storia dell’arte posso dire invece che ho finito con l’innamorarmene. Ho avuto due insegnanti che non sono rimasti ad insegnare. La prima si chiamava Maurer (non ho mai saputo il nome) l’altro si chiamava Salvatore Dominelli, pittore.
    Se so riconoscere (e distinguere) un Botero da un Van Gogh lo devo a lui.

    • Daniele Imperi
      5 settembre 2016 alle 08:37 Rispondi

      L’attimo fuggente lo ricordo bene, gli altri non li ho visti. Ma anche nel film Il club degli imperatori succedeva lo stesso. Non sono però d’accordo sul tarare la classe in base al livello degli alunni, perché così si rischia un appiattimento, quando invece si deve puntare ad alzare il livello di istruzione degli alunni.
      Storia dell’arte non mi piaceva, la mia insegnante non è riuscita a farmela apprezzare.

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