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Le mie letture di formazione

Come e perché sono nate le storie che amo scrivere

Le mie letture di formazione

Ci sono libri che restano nel cuore e nella mente. Libri che hanno formato la nostra narrativa, che hanno alimentato la nostra passione per la scrittura creativa. Sono state letture di formazione, perché grazie a quei libri siamo diventati gli scrittori che siamo o quelli che stiamo cercando di essere.

Ecco quindi un viaggio attraverso quei libri che, in un modo o nell’altro, hanno fatto nascere le storie che mi piace scrivere.

La passione per il Fantastico

È iniziata tanto tempo fa, verso la fine degli anni ’80, quando lessi uno dei classici di mia madre. Dalle fiabe sono passato poi ai romanzi fantasy, di tradizione tolkieniana, per poi distaccarmene e pensare a un “fantastico”, più che a un comune fantasy fatto di elfi e gnomi.

Ripensando quindi alle letture che hanno lasciato un segno nei miei tentativi di narrativa, sono 4 i libri che hanno contribuito alla mia formazione “fantastica”.

  1. Fiabe del Reno di Clemens Brentano: le ricordo ancora. Il sarto ammazzasette in un sol colpo, . Storie che mi hanno trascinato subito in un’epoca e in un paese lontani, in cui poteva accadere di tutto.
  2. La Spada di Shannara di Terry Brooks: ho parlato più volte di questo romanzo, fortemente ispirato all’opera di Tolkien, che io ho però conosciuto prima. È grazie a questo libro che è cominciata la mia passione per la lettura e anche quella bibliomania che mi ha poi preso restandomi appiccicata addosso. Da questo romanzo sono nate le mie prime idee per romanzi fantasy, che presi a scrivere senza approdare a nulla.
  3. Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien: felice di averlo letto molto tempo prima dell’uscita dei film, altrimenti non so se sarei riuscito a leggerlo e apprezzarlo. Opera immensa che ha influenzato le mie successive idee per romanzi fantasy. Ho ancora due buste piene zeppe di appunti per un romanzo che mai scriverò.
  4. Il mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier: un saggio che introduce al realismo fantastico, che mescola mistero, scienza ed esoterismo. Grazie a questo libro sono nati i miei racconti “Il Sanatorio delle coincidenze esagerate”, “Cacciatori di nuvole” e “Lo sconosciuto degli abissi”. E da questi racconti è nato l’abbozzo per il mio romanzo di fantascienza “P.U.”, che prima o poi mi deciderò a finire.

Queste letture dimostrano un’evoluzione nei miei gusti sul genere fantastico: iniziato dalle favole e fiabe (che comunque ancora mi piacciono), è poi approdato al fantasy “anglosassone” (se possiamo definirlo così), proseguendo poi per un fantastico diverso, più realistico e misterioso.

La svolta nella Fantascienza

Il primo romanzo di fantascienza che ho letto è stato Le uova fatali di M. Bulgakov. All’epoca non conoscevo ancora questo autore, ma il titolo del romanzo mi richiamò alla mente lo sceneggiato televisivo visto tanti anni addietro, ispirato appunto all’opera di Bulgakov. Poi passai ai racconti di Asimov e subito dopo al suo ciclo sulla Fondazione.

Tuttavia non furono né Bulgakov né Asimov a restarmi impressi e a ispirarmi, ma altri due autori.

  1. I romanzi di Philip K. Dick: anche se il primo romanzo letto, Ubik, non mi piacque, i seguenti, chi più chi meno, mi sono piaciuti e pian piano sto leggendo tutte le sue opere. Perché Philip K. Dick mi ha colpito? Non lo so con precisione, credo per una serie di fattori: il realismo che è riuscito a immettere nelle sue storie, i suoi incipit che fanno sembrare i romanzi storie di tutti i giorni prima di trasportare il lettore in un futuro lontano o in un altro pianeta. Ecco la chiave giusta per leggerli: quei romanzi di fantascienza sono davvero “storie di tutti i giorni”, anche se provengono dal futuro, spesso un futuro ormai “sorpassato” per noi che leggiamo nel XXI secolo.
  2. Cloud Atlas di David Mitchell: quando leggi Mitchell, te ne accorgi subito. Non solo per il suo stile, che ha qualcosa di magico, ma per come è riuscito a innovare sia la fantascienza sia la narrativa in genere. L’Atlante delle nuvole (Cloud Atlas) è un romanzo fantascientifico sui generis, che ha influenzato moltissimo le mie idee e a cui sarò debitore a vita se mai riuscirò a completare il mio romanzo.

Neanche qui c’è stata un’evoluzione, ma due modi paralleli di scrivere fantascienza: Dick e Mitchell sono autori che hanno cambiato i miei punti di vista su questo bellissimo genere letterario.

L’horror classico e moderno

Ho sempre apprezzato i racconti dell’orrore, anche se ho preferito le letture ai film visti, che ora non sopporto più. Visto un film dell’orrore, li hai visti tutti, almeno per quanto riguarda gli ultimi decenni, secondo me.

Sono comunque 3 gli autori di cui ho apprezzato le storie horror.

  1. I racconti di Edgar Allan Poe: letti molti anni fa, le storie dell’orrore di Poe mi hanno catturato per la loro diversità, il loro realismo. Nascondono angoscia e malinconia, sono pagine da cui trasudano tristezza e sofferenza interiore.
  2. I racconti di H.P. Lovecraft: un horror ben differente, che sfocia nel fantastico, storie avventurose, piene di giallo e mistero, di mostri veri, nati da incubi e dagli spazi siderali. Non potevo non restare affascinato dalle atmosfere di questo grandissimo autore.
  3. La corsa selvatica di Riccardo Coltri: un horror tutto italiano, ambientato nel Regno d’Italia. Coltri mette in campo la mitologia nostrana, leggende e creature del nostro Paese dimenticate o poco conosciute, come nel suo precedente fantasy Zeferina.

Nell’horror non posso parlare di un’evoluzione vera e propria, ma di una riscoperta: quella delle nostre leggende, che hanno tanto di quel materiale da cui attingere che uno scrittore horror non ha certo bisogno di sbarcare in America per cercare idee.

Il gusto per il postapocalittico

In alcuni casi è diventata quasi una mania, tanto da farmi scrivere x racconti apocalittici. Tutto è cominciato – e non è ancora finito – dalla visione del film La strada, ispirato all’omonimo romanzo di un Cormac McCarthy che, confesso, a quel tempo non conoscevo minimamente.

  1. La strada di Cormac McCarhty: del romanzo mi catturò, mi rapì anzi, lo stile di scrittura. Quella cura del dettaglio, che fa sembrare così vicini i personaggi e l’ambiente in cui si muovono, quelle frasi brevi che scandiscono con un ritmo cadenzato il dramma della vita. E quelle metafore e similitudini mai fuori posto, sempre uniche, potenti come l’intera scrittura di McCarthy.

Da quel romanzo ho iniziato a comprarne altri dell’autore e pian piano, da allora, ho letto tutte le sue opere.

Non so perché il genere apocalittico e postapocalittico – tendo a unire i due concetti – mi attiri così tanto, forse perché ho una visione pessimistica del tutto, perché mi piace mostrare come le cose potrebbero peggiorare sul nostro pianeta.

Il gusto per le storie corpose e profonde

Non amo molto quel genere che chiamano mainstream (narrativa non di genere), e che forse andrebbe più semplicemente denominato narrativa. Preferisco leggere fantascienza, thriller, avventura, western, gialli, polizieschi e noir, piuttosto che storie di tutti i giorni.

Tuttavia ogni tanto spezzo le mie letture di genere con il mainstream. Già il fatto di leggere due libri per volta, accoppiando un romanzo moderno a un classico (e talvolta a un saggio), mi porta a leggere narrativa non di genere.

  1. I romanzi di Edgar Lawrence Doctorow: sì, tutti quanti. Doctorow, scomparso due anni fa, ha una scrittura di una forza sorprendente. Me ne sono innamorato subito. Conobbi l’autore con il romanzo L’acquedotto di New York, per passare poi al famoso Billy Bathgate, allo scioccante Homer&Langley (tratto da un fatto reale), al meraviglioso Ragtime, all’inquietante Il libro di Daniel e al nostalgico La Fiera Mondiale. Tutti hanno lasciato qualcosa, qualcosa che resterà per sempre. E ho ancora altri suoi romanzi da prendere e leggere.
  2. O Lost di Thomas Wolfe: capolavoro. Quest’unica parola è stata la mia “recensione” su Goodreads. Altra lettura fatta dopo aver visto il film Genius con Jude Law che impersonava Wolfe e Colin Firth nella parte dell’editor Max Perkins. Saga familiare, romanzo storico, in questo libro c’è tutta la magmatica narrativa di Thomas Wolfe, che come un fiume in piena travolge il lettore, inondandolo di poesia e dramma. Wolfe raccontava se stesso, la sua famiglia, la sua breve vita, il mondo che conosceva. Da tutto ciò che aveva attorno si nutriva la sua scrittura, trasformando il visibile in qualcosa di indimenticabile.
  3. Shantaram di Gregory David Roberts: a questo romanzo, che sto finendo di leggere, dedicherò forse un articolo apposito. Strano che inserisca nelle mie letture di formazione un libro non ancora terminato. Facile quindi capire quanto mi stia piacendo. Shantaram mi ha attratto dal titolo e dalla sua voluminosità (sono quasi 1200 pagine). Ho deciso di leggerlo prima ancora di sapere di cosa parlasse.

I romanzi inseriti in questa sezione sono tutti molto autobiografici, narrano di cose vissute o viste in prima persona. E questo è forse il più grande insegnamento che possa offrire un libro.

Le letture di formazione continuano

Perché chi scrive, e legge, non può smettere di imparare, né di leggere. E ci saranno altri libri che un giorno si uniranno a questo elenco.

Avete mai pensato alle vostre letture di formazione? Segnalatele nei commenti o, meglio, scriveteci un articolo.

31 Commenti

  1. Alberto
    21 dicembre 2017 alle 09:11 Rispondi

    Ne cito uno: Player One. Per me rappresenta un esempio perfetto di come si scrive un romanzo. Si tratta di puro e semplice intrattenimento. Intrattenimento all’ennesima potenza.
    A marzo uscirà la riduzione cinematografica diretta da Spielberg. Questo è il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=z0UM5MeOZLo
    Trailer numero 2 https://www.youtube.com/watch?v=iE9a9wmZ_mM

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2017 alle 11:39 Rispondi

      Ciao Alberto, benvenuto nel blog. Ho appena messo in lista il romanzo e andrò a vedere il film. La narrativa come intrattenimento va bene come qualsiasi altra: io ne leggo tanta.

  2. Maria Teresa Steri
    21 dicembre 2017 alle 09:57 Rispondi

    Avevo in mente anche io un post di questo genere con le mie letture formative, penso di pubblicarlo con il nuovo anno, quindi ti citerò :)
    Molto interessanti gli autori che fatto parte del tuo “bagaglio”, tra l’altro non potrebbero essere più diversi dai miei. Però mi ha colpita quello che hai detto su Edgar Lawrence Doctorow. Non lo conosco affatto come autore, ma mi sono incuriosita. Approfondirò.

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2017 alle 11:40 Rispondi

      Bene :)
      Fammi sapere se ti piacerà Doctorow.

  3. Angelo Fabbri
    21 dicembre 2017 alle 10:28 Rispondi

    Interessante. MOlti dei libri che hai citato fanno parte della mia storia di lettore (percorso di formazione mi sembra un po’… impegnativo :-) ), anche se sostituirei le Fiabe di Brentano con i romanzi di Salgari. Sono consapevole che molti libri che hai citato devono essere patrimonio comune di quasi tutti gli appassionati di Fantasy& SF: io al ciclo di Terry Brooks aggiungo molti libri della Zimmer Bradley, specialmente quelli del ciclo di Darkover, anche se odio quando gli scrittori utilizzano sempre la stessa tecnica per arrivare al punto di massima tensione e poi scioglierlo nel finale (ma lo fa anche Wilbur Smith e innumerevoli altri), dello stesso Smith nonché degli scrittori della beat generation. Il Mattino dei maghi, però, credevo non fosse così conosciuto, è stata una sorpresa vedere che lo annoveri tra i tuoi favoriti.
    Io credo che sul mio modo di scrivere abbiano influito anche altri libri che altrove avevi citato come “pessimi”, per esempio i racconti di Borges (non tutti, ma alcuni li ritengo fulminanti e la tecnica è adamantina) e Cento anni di solitudine di Marquez. Poi ho amato molto Pavese, le sue atmosfere che sembrano condurlo per mano al tragico epilogo della sua vita, e tanti, tanti altri libri, tra cui anche Asimov, che considero freddo ma che ha scritto opere magistrali come il ciclo della Fondazione e naturalmente Stephen King, di cui mi sono sorbito coraggiosamente l’intera serie della Torre nera ma che considero uno dei miei esempi di stile.
    Grazie invece per i suggerimenti che hai citato: mi procurerò i libri con vero piacere. Ah, ehm, per Shantaram mi hai avvertito: ci provo lo stesso! :-)

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2017 alle 11:43 Rispondi

      La Zimmer Bradley mi piace, ma per ora l’ho conosciuta solo nella saga di Avalon.
      Tra i pessimi libri che ho letto devo purtroppo aggiungerne altri che tu ami: la saga della Torre nera di Stephen King. Ho letto i primi 3 romanzi e per me sono stati di una noia mortale. Purtroppo li avevo comprati, altrimenti mi sarei fermato al primo.

      • Angelo Fabbri
        21 dicembre 2017 alle 11:51 Rispondi

        Il mondo è bello perché è vario :-). D’altra parte io considero Ubik uno dei migliori romanzi di Dick…

        • Daniele Imperi
          21 dicembre 2017 alle 11:55 Rispondi

          Ahah, abbiamo gusti molto diversi in fatto di capolavori :D

  4. MikiMoz
    21 dicembre 2017 alle 10:37 Rispondi

    Magari ne farò un articolo, e molti titoli saranno fumetti (che, come sai, per me sono letteratura vera e propria, spesso al di sopra di quella “canonica”).
    In comune abbiamo Poe, che amo.
    Nel fantastico/fantasy, io propendo per Howard :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2017 alle 11:44 Rispondi

      I fumetti sono letteratura disegnata, quindi sempre letteratura. Ne accennerò a fine mese.
      Di Howard ho preso il volume con tutte le storie di Conan e prima o poi me lo sparo :D

      • MikiMoz
        22 dicembre 2017 alle 15:51 Rispondi

        Perfetto :)
        Buona lettura e… aspetto il post fumettoso!

        Moz-

        • Daniele Imperi
          22 dicembre 2017 alle 16:36 Rispondi

          Non è un post fumettoso, è sulle mie letture, che sono state anche sul fumetto :)

  5. Kukuviza
    21 dicembre 2017 alle 11:08 Rispondi

    (Non c’entra col tema del post, ma hai fatto tu la vignetta di testa? Molto simpatica! Anche quella della settimana precedente, il bambino ha una espressione molto jacovittiana :D)

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2017 alle 11:45 Rispondi

      (Sì, la vignetta è mia, grazie, come anche quelle dei 2 post precedenti e come anche quelle dei due che seguiranno :D)

  6. Cinzia
    21 dicembre 2017 alle 15:48 Rispondi

    Che bello questo post! I miei preferiti erano Salgari, Poe e Asimov. E fumetti, fumetti di ogni tipo. Mio padre era un appassionato e in casa ne giravano tanti.

  7. Gaetano Asciutto
    21 dicembre 2017 alle 17:39 Rispondi

    Amo scrivere gialli, ma sono attirato più dalle infinite possibilità di tessere trame e intrecci interessanti più che dal genere in sé.
    Da ragazzo amavo i romanzi d’avventura, e avevo un debole per Jack London come autore. I classici: Il richiamo della foresta e Zanna bianca, ma anche Martin Eden, Jerry delle Isole, Nella tempesta. E come dimenticare Il tallone di ferro? Il più politico e visionario dei suoi romanzi, a mio parere.
    Passavo le estati sopra una piccola barca a vela e nutrivo una smisurata passione per gli spazi aperti e sognavo gli oceani ad occhi aperti. In quegli anni credo di aver letto tutte le imprese dei grandi navigatori in solitaria da Bernard Moitessier a Vito Dumas. Consiglio sempre Tamata e l’alleanza di Moitessier, una grande autobiografia e un magnifico affresco di vita vissuta.
    Per quel che vale, consiglio sempre di leggere autori italiani (o comunque i grandi classici stranieri spesso tradotti da grandi autori italiani – il Moby Dick di Pavese o La Recherche della Deledda), se si vuole imparare a scrivere in italiano.
    Tra i più grandi, Sciascia e Consolo, consiglio due titoli tra tutti: Todo Modo e Retablo.
    Buone feste a tutti

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2017 alle 08:11 Rispondi

      Jack London resta uno dei miei autori preferiti. Il tallone di ferro non lo conosco.

      • Gaetano Asciutto
        22 dicembre 2017 alle 14:31 Rispondi

        Non è mai tardi per prenderlo in mano

        • Daniele Imperi
          22 dicembre 2017 alle 15:16 Rispondi

          L’ho messo in lista ;)

  8. Von Moltke
    21 dicembre 2017 alle 22:03 Rispondi

    Molti autori mi hanno inizialmente entusiasmato, ma pochissimi possono dire di aver lasciato il segno sul mio modo di vivere, meno ancora su quello di scrivere. Credo che le due Alice di Carroll nell’infanzia, il Dostoevskij de “L’idiota” e qualsiasi cosa abbia scritto Buzzati siano quelli di cui non sono più riuscito a liberarmi.

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2017 alle 08:11 Rispondi

      Vero, ci sono autori che ti restano dentro per sempre.

  9. Andrew Next
    22 dicembre 2017 alle 00:09 Rispondi

    Abbiamo parecchie letture in comune, anche se il mio percorso è stato leggermente diverso dal tuo: primo fra tutti c’è stato Verne, che con i suoi viaggi straordinari: al centro della terra, attorno al mondo in 80 giorni, 5 settimane in pallone, 20000 leghe sotto i mari, l’isola misteriosa, dalla terra alla Luna, Robur il signore dell’aria… ecc… mi ha stregato. Tomi più grossi di me divorati in pochi giorni o anche meno. Poi c’è stata la guerra: io che volevo altri libri, i miei che volevano più spazio in casa. Risolta con l’iscrizione alla biblioteca comunale di zona e poi con la collezione di tessere bibliotecarie che si estendono attorno a Roma in un raggio di 40km almeno fino alla nascita della biblioteca online dove posso prendere in prestito libri ad un costo irrisorio (ma mi devo ritrovare il link, che ho solo sul cellulare).
    Ci si abbona in biblioteca al costo di 10 eur l’anno.
    Da Verne ad Asimov e poi Bradbury, Clarke e giù fino alla Z di Zelazny il passo è stato breve.
    In breve mi riempii la stanza di Urania e libri di Fantascienza di tutti i colori.
    Lovecraft e soprattutto Poe entrano a gamba tesa grazie ad un racconto di fantascienza che li vede protagonisti in senso proprio (ma di cui non ricordo più l’autore). Mi procuro i testi di questi due autori e scopro che Poe è l’artefice della maschera della morte rossa, il pozzo e il pendolo, i delitti della rue morgue e soprattutto di Nevermore il corvo. Scopro pure che dietro le tre lettere del cognome si cela uno dei più grandi autori contemporanei.
    Ricordo come se fosse ieri una storiella che vedeva Nonna Papera alle prese con il corvo che ripeteva “Maipiù”, avrò avuto 6 anni quando la lessi e solo dieci anni più tardi avrei scoperto perché quella storia, tra milioni lette, mi era rimasta tanto impressa.
    Invece il solitario di Providence mi ha regalato le ore più intense e le strizzate di q-lo maggiori. Neanche i libri di Stephen King mi hanno fatto strippare come “Le ombre sopra Innsmouth” o “Il colore venuto dallo spazio”.
    Il Fantasy è arrivato ad opera di Brooks, ma nel mio caso furono “Le Pietre Magiche”.
    Ormai ero grandicello e scafato, stavo ampliando le mie letture anche a classici come “Il giovane Holden” e La Divina Commedia, ma stavolta senza gli obblighi scolastici e tutte le rotture di balle dovute al “devi ripetere quello che altri critici hanno detto riguardo l’opera di Dante”. Grazie, so pensare con la mia testa e decido io. Dopo che ho pensato mi fa piacere confrontarmi con chi è arrivato ad altre conclusioni e arricchirmi dell’esperienza altrui, ma libero di restare della mia idea.
    Brooks ha riproposto il viaggio dell’eroe con una piccola, geniale, variante che tuttavia non ha più riproposto: il cattivo invece di restarsene nel suo nero castello fa di tutto per impedire ai buoni di vincere e, tra le altre cose, piazza una spia tra di loro, conosce in anticipo le loro mosse e le previene. Figata pazzesca: riesce ad instillare nel lettore l’idea che il finale potrebbe essere molto diverso da quello prospettato fino alla fine. Le indagini per scovare ed eliminare la spia prima che sia troppo tardi aggiungono una sfumatura di Thriller che… be’, nel mio piccolo sto cercando ancora di ricreare. È fichissimo e anche a detta di Brooks stesso la cosa migliore che ha scritto, almeno fino al “Viaggio della Jerle Shannara”.

    E sempre nello stesso periodo fece capolino monsieur Poirot, la sua collega Marple e solo molto dopo la premiata ditta Holmes e Watson. Complice il delizioso “Piramide di Paura” visto al cinema e rivisto più volte anche in età avanzata. Il giallo, con le sue regole e la precisione svizzera richiesta per raccontarlo senza sgarrare è forse il genere più difficile con cui cimentarsi. Scherzo: ogni genere ha i suoi scogli da superare.

    In questo meraviglioso trip durato per ora 42 anni (ne ho 46, ma ho cominciato a 4 anni) non mi sono fatto mancare nulla, Moravia e Calvino, Larry Niven e Jerry Pournelle, Bulgakov e Meyrink… e centinaia di altri che affollano gli scatoloni che attualmente hanno lasciato la cantina dove li avevo appoggiati e sono in attesa di entrare in casa nuova.
    Leggere amplia la mente la arricchisce di nuove idee e nuovi modi per giungere là dove nessuno è mai giunto prima (diavolo d’un Roddenberry).

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2017 alle 08:17 Rispondi

      Ho rimediato da poco una caterva di romanzi di Verne, nella collana Hetzel della Hachette.
      Le Pietre Magiche di Shannara è infatti stato un romanzo fantasy diverso dal solito, come anche il viaggio della Jerle, anche se quest’ultima trilogia non mi ha fatto impazzire.

  10. Mirko
    22 dicembre 2017 alle 14:16 Rispondi

    Ciao Daniele, le letture che mi hanno lasciato il segno sono: le leggende arturiane e il suo excursus letterario.
    Auguri di Buone Feste.

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2017 alle 15:17 Rispondi

      Ciao Mirko, la storia di Re Artù mi piace fin da quand’ero bambino.
      Buone Feste anche a te.

  11. Nuccio
    23 dicembre 2017 alle 09:14 Rispondi

    Troppo lungo da scrivere. Resta tutto dentro che tiro fuori quando meno me l’aspetto. Auguri😁!

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2017 alle 13:49 Rispondi

      Questa si chiama pigrizia natalizia :D
      Auguri :)

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