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Letture del 2017

Letture del 2017

Come ogni dicembre mi diverto a fare un resoconto delle mie letture fatte durante l’anno, un po’ per vedere quali generi letterari ho letto di più e un po’ per scoprire altre curiosità legate ai libri letti.

Così eccomi qui a parlare di nuovo di libri. Magari potreste trovare qualche buon consiglio di lettura.

Ho voluto iniziare con una classifica di generi narrativi letti, per proseguire con un rapporto tra scrittori e scrittrici e autori italiani e stranieri letti, per concludere con autori letti per la prima volta.

Generi narrativi letti

La fantascienza ha avuto una presenza costante nel 2017: ha rappresentato oltre il 26% delle mie letture, praticamente più di un libro su 4 era di fantascienza.

  • Miglior romanzo letto: Le ore invisibili di David Mitchell.
  • Peggior romanzo letto: Maze Runner di James Dashner.

Al secondo posto vengono i classici , che non mi stanco mai leggere. Non ne ho letti molti, anzi direi pochi, poco più di uno al mese, sono stati il 17% delle mie letture.

  • Miglior classico letto: O Lost di Thomas Wolfe.
  • Peggior classico letto: Storia d’un naso di Vamba.

Un posto d’onore spetta alla saggistica, che si posiziona al terzo posto con quasi il 14%. Sono state letture abbastanza variegate: creatività, narrazione, scrittura, grammatica, storia, fisica, ambiente, agricoltura.

  • Miglior saggio letto: La conquista del West di Jacques Chastenet.
  • Peggior saggio letto: Il pensiero laterale di Edward De Bono.

Il poliziesco, uno dei miei generi preferiti, è al quarto posto con un 9%. Continuano a piacermi Dennis Lehane (quello de L’isola della paura, alias Shutter Island), Tana French, Lorenzo Carcaterra e Dave Zeltserman.

  • Miglior poliziesco letto: Nel bosco di Tana French.
  • Peggior poliziesco letto: Il grande sonno di Raymond Chandler.

Il fantastico se ne sta poco sotto, a un quinto posto con un 8%. Purtroppo la saga tanto decantata della Torre nera di Stephen King è stata una delusione totale, e ho smesso di leggerla (e comprarla) al terzo romanzo. La narrazione di Marion Zimmer Bradley mi appassiona sempre e inizierò l’anno con un nuovo capitolo della saga di Avalon.

  • Miglior fantasy letto: Il gioco dell’angelo di Carlos Ruiz Zafón.
  • Peggior fantasy letto: La Torre nera I – L’ultimo cavaliere di Stephen King (e i due seguenti).

È al sesto posto il cosiddetto mainstream, con poco meno del 7%. Tra questi figura anche l’italiano Alessandro D’Avenia, che mi rimase simpatico a un servizio in tv e così provai a leggere un suo romanzo ricevuto in regalo, Ciò che inferno non è.

  • Miglior romanzo letto: Shantaram di Gregory David Roberts.
  • Peggior romanzo letto: Il messaggio segreto delle foglie di Scarlett Thomas.

Il western entra per la prima volta nelle mie letture, almeno nella narrativa, perché nel fumetto è entrato parecchi anni fa con Tex Willer, che da quest’anno ho ripreso a leggere assieme a Zagor. Si assesta con il 6% al settimo posto.

  • Miglior western letto: Pelle rossa di Lewis Byford Patten.
  • Peggior western letto: Il massacro di Goldena di Giovanni Luigi Bonelli.

Alla stessa posizione inserisco i libri a fumetti, in cui Jacovitti primeggia. Ho svariati libri del nostro Jac e così ho deciso di iniziare a leggerli. Sono un amante del fumetto d’annata.

  • Miglior fumetto letto: La dinastia dei Paperi di Don Rosa.
  • Peggior fumetto letto: Jacovitti – Autobiografia mai scritta.

In ottava posizione i romanzi storici. Un tempo ne leggevo di più, ma quest’anno hanno avuto soltanto una percentuale bassa nelle mie letture: il 4,5%.

  • Miglior romanzo storico letto: La città dei ladri di David Benioff.
  • Peggior romanzo storico letto: Rosel e la strana famiglia del signor Kreutzberg di Helga Schneider.

Al nono posto, a pari merito, poesia e diari, che superano appena l’1%. Non posso elencare il migliore e il peggiore libro letto, perché ho letto un solo libro dei due “generi”. Posso però dire che Il mio diario di guerra di Benito Mussolini m’è piaciuto molto e le Ballate liriche di Wordsworth/Coleridge non mi sono piaciute per niente.

Scrittori vs scrittrici

Sono decisamente un lettore che legge opere per la maggior parte scritte da scrittori. Non è questione di sessismo, ma solo di gusti personali. Ci sono autrici che mi piacciono moltissimo, come la Rawlings (autrice de Il cucciolo) e la Rowling (Harry Potter), come anche Marion Zimmer Bradley (sto ultimando la saga di Avalon) e Scarlett Thomas, nonostante il suo ultimo romanzo che ho letto mi abbia deluso totalmente.

Quest’anno comunque ho letto soltanto 8 autrici contro 56 autori (di alcune e alcuni più opere).

Scrittori italiani vs scrittori stranieri

Sono decisamente un lettore che legge per la maggior parte autori stranieri. Non è questione di essere esterofilo (in realtà sono nazionalista per certi versi e esterofilo per altri), ma anche in questo caso si tratta di gusti personali.

Si scrive ciò che si ama leggere e nel mio articolo su dove ambiento le mie storie ho spiegato i miei gusti letterari e narrativi. Quando leggo, voglio andare altrove, fuori dall’Italia di oggi.

Quest’anno comunque ho letto soltanto 12 autori italiani contro 54 esteri (stesso discorso di prima: di alcuni ho letto più opere).

Nuovi autori scoperti (e di cui leggerò altre opere)

Sono 6: due italiani, un’autrice, un ex criminale, uno scrittore magmatico e un indiano. Un gruppetto abbastanza variegato, non vi pare? Scommetto che la vostra attenzione s’è fissata sull’ex criminale.

I due autori italiani sono classici: Ugo Foscolo, di cui ho letto finalmente le Ultime lettere di Jacopo Ortis, e Antonio Fogazzaro, di cui ho letto Piccolo mondo antico. Quanto ho odiato Foscolo alle superiori? E adesso vorrei rileggerlo.

L’autrice è irlandese di nazionalità, ma francese di cognome. Sì, perché si chiama Tana French, ma di french non ha nulla, ha però vissuto in vari paesi, Italia compresa. Scrive romanzi polizieschi, che hanno avuto un gran successo. Ho letto Nel bosco, 500 pagine di indagini che ti bloccano sul libro, e poco dopo La somiglianza, altro romanzo divorato.

Lo scrittore magmatico (lo so, vi aspettavate l’ex criminale, ma l’ho saltato apposta) è già stato nominato nel blog. È Thomas Wolfe, che ho conosciuto nel film Genius, di cui non è per niente facile reperire i romanzi. Ma non mi do per vinto.

L’autore indiano è Amitav Ghosh, che ha scritto svariati romanzi e saggi. E di lui ho proprio letto l’ultima opera che ha pubblicato, il saggio La grande Cecità: Il cambiamento climatico e l’impensabile.

E adesso arriviamo all’ex criminale, anche lui già nominato nel blog, in occasione delle mie letture di formazione. È Gregory David Roberts, autore del notevole Shantaram, a cui ha fatto seguito L’ombra della montagna, che presto leggerò.

E adesso a voi: come sono state le vostre letture del 2017?

33 Commenti

  1. Andrea
    28 dicembre 2017 alle 09:22 Rispondi

    Dalla faccia (nella vignetta) mi sembra che stai leggendo un libro finito nei peggiori :)
    Io sono “bloccato” da un bel po’ di mesi nella lettura di un manuale universitario di neuroscienze di ben 450 pg. E per contorno mi gusto le trilogie di Robin Hobb dell’assassino di corte. Per me sono dei mattoni ma sono scritti molto bene.

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2018 alle 08:26 Rispondi

      La mia faccia è sempre così :D
      450 pagine di neuroscienze mi sa che sono pesanti…

  2. Ombretta
    28 dicembre 2017 alle 09:42 Rispondi

    Bellissima la vignetta! Non sono state tante le mie letture quest’anno. Diciamo che mi sono presa un anno sabbatico e sto chiudendo il 2017 con appena un libro al mese. Prenderò spunto dal tuo post per leggere Il gioco dell’angelo visto che il libro che ho apprezzato di più è stato L’ombra del vento.
    Avevo in mente di leggere qualcosa di Alessandro D’Avenia già da tempo e pure il Messaggio segreto delle foglie, ma hai bocciato quest’ultimo! Ti è piaciuto Fogazzaro? Io devo ancora leggere il romanzo di colui che inventò il mio nome😆

    • Ombretta
      28 dicembre 2017 alle 09:46 Rispondi

      O forse fu Rossini a inventarlo?🤔
      Lo dovrò leggere prima o poi.

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2018 alle 08:27 Rispondi

      Grazie :)
      Non so chi abbia inventato il nome Ombretta.
      Il romanzo di Scarlett Thomas non è piaciuto a me, ma magari a te piace.

  3. Barbara
    28 dicembre 2017 alle 09:56 Rispondi

    Poche. :P
    Ho letto altri due libri della saga Outlander di Diana Gabaldon, il suo manuale per scrivere scene di sesso più qualche altro articolo di scrittura dal suo blog in inglese, L’arte di correre di Murakami e Il Codice Montemagno tra la saggistica, sull’onda del premio Strega La più amata di Teresa Ciabatti (e spero prossimamente Lo otto montagne per farmi un’idea), cinque o sei libri di amici-scrittori-blogger (Sandra Faé, Marco Freccero, Morena Fanti, Elena Ferro, Marina Guarneri, Maria Teresa Steri, Riccardo Moncada, e di sicuro me ne sto dimenticando qualcuno!), in spiaggia Affari d’oro di Madeleine Wickham che per la prima volta m’ha deluso, estratti e racconti vari per il corso di scrittura (cose disparate, da Kafka a Rosa Montero), a cavallo con lo scorso anno Dolores Claiborne (ho completamente rivalutato King, prossima voglio leggere l’inizio della Torre nera), Inferno di Dan Brown (visto anche il film, ma preferisco il libro in quanto a stesura e finale).
    Sto terminando Cattedrale di Carver. Poi ho Il mestiere dello scrittore di Murakami.

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2018 alle 08:28 Rispondi

      Dolores Claiborne vorrei leggerlo, perché il film m’è piaciuto molto e l’ho visto due volte.

  4. Miché Miché
    28 dicembre 2017 alle 11:24 Rispondi

    In breve, quest’anno 54 libri letti, 100% saggistica. xD
    I libri che mi sono piaciuti di più:
    – Innovazione inversa di i Viijay Govindarajan
    – L’economia dei poveri di Abhijit V. Banerjee
    – La fortuna alla base della piramide di C. K. Prahalad
    – Scarcity di Sendhil Mullainathan
    – L’economia delle esperienze di Joseph Pine
    – The Politics of Nonviolent Action di Gene Sharp
    – Perché le nazioni falliscono di Daron Acemoglu
    – Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere di Jared Diamond
    – Il mondo fino a ieri. Che cosa possiamo imparare dalle società tradizionali? di Jared Diamond
    – Il banchiere dei poveri di Muhammad Yunus
    – L’avvento della meritocrazia di Michael Young
    – 100 modi in cui il tuo cane può renderti migliore di David Niven

    Anche a me ha deluso abbastanza Pensiero Laterale di Edward De Bono. Gli altri suoi libri: Creatività e pensiero laterale, Sei cappelli per pensare, Creatività per tutti e Buona idea!, li ho trovati così così. Niente di che. :\

    Vignetta da collasso ahahahah emblematica. xD
    Quante ore impieghi per completare una vignetta come questa? :P

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2018 alle 08:31 Rispondi

      Non riuscirei mai a leggere solo saggistica.
      Vediamo se nel tuo elenco c’è qualche spesa da fare :)
      Le vignette le disegno a tempo perso, non calcolo mai il tempo. Diciamo un’ora e mezzo fra schizzo veloce, matita definita e inchiostrazione, poi una mezz’ora per la colorazione, ma tutto questo lavorando a pieno ritmo.

      • Miché Miché
        3 gennaio 2018 alle 11:35 Rispondi

        Almeno tu riesci a leggere entrambe, saggistica e narrativa, io proprio non riesco a leggere narrativa. Però qualcosa sta cambiando, grazie a un film d’animazione giapponese che ho guardato l’altro ieri: YOUR NAME. di Makoto Shinkai. Film il cui tema principale è il filo rosso del destino (Ogni persona porta, fin dalla nascita, un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra che lo lega alla propria anima gemella. Il filo ha inoltre la caratteristica di essere indistruttibile: le due persone sono destinate, prima o poi, a incontrarsi e a sposarsi. Cit. Wikipedia).
        Un capolavoro talmente toccante da indurmi a dare un’altra possibilità alla narrativa.
        Tu che sei anche un fumettista, mai guardato qualche anime? Ti piacciono? Qualche film di Miyazaki l’hai mai visto? E qualche libro di Murakami l’hai letto? Ti dico solo che questi due pezzi da novanta hanno e influenzano tutt’ora, per sua stessa ammissione, Shinkai. :P

        Tra quelli elencati quello che ti consiglierei più caldamente è Scarcity.
        Gli autori tentano, e a mio parere ci riescono, di spiegare perché la povertà è tanto difficile da cancellare.
        Ad esempio scoprirai che quando viviamo nella scarsità di risorse(tempo, soldi, sapere, etc) il nostro quoziente intellettivo si riduce e prendiamo scelte stupide.
        Oppure dell’importanza vitale che ha nelle nostre vite l’inefficienza o la dannosità dell’ottimizzazione.
        Per dire, gli autori asseriscono che le risorse inutilizzate(quelle che in Robustezza e fragilità Nassim Taleb definisce ridondanza difensiva), cioè i risparmi di denaro, i tempi morti intenzionali, l’accumulo di sapere apparentemente eccessivo, sono essenziali per preservare o aumentare il nostro quoziente intellettivo, e dunque essere più resilienti, al fiume di imprevisti che la vita ci mette davanti, e prosperare.

        Azz, richiedono parecchio tempo, per produrre un intero fumetto ci vorrebbero settimane o qualche mese. Ma per vignette singole ci sta dedicarci tutto quel tempo. :P

        • Daniele Imperi
          3 gennaio 2018 alle 12:58 Rispondi

          No, cartoni e fumetti giapponesi proprio non mi piacciono :)
          Di Murakami ho letto il romanzo 1Q84 e il saggio Il mestiere dello scrittore.
          La dannosità dell’ottimizzazione? :|

          • Miché Miché
            4 gennaio 2018 alle 11:37 Rispondi

            Ahi ahi, ho male al cuore, me l’hai trafitto con uno scalpello arrugginito. D:
            Se hai letto solo quei suoi libri non deve esserti piaciuto tantissimo. xD
            Ti avevo già detto che solo pochissime volte mi sono approcciato alla narrativa, leggendo due romanzi di Orwell, uno di Baricco e uno proprio di Murakami(L’uccello che girava le viti del mondo); ammetto che mi è piaciuto abbastanza quest’ultimo, usava spesso delle meravigliose metafore, e ho anche imparato una lezione sul rapporto simbiotico tra coraggio e curiosità.

            L’ottimizzazione, intesa anche come perfezionismo, è parecchio dannosa.
            🔵In primo luogo, perché è frustrante e indebolisce la stima di sé. Più siamo pignoli, scrupolosi, esigenti, incontentabili, più dubiteremo sulle nostre capacità\abilità. Per dire, Bertrand Russell, uomo di riconosciuta cultura, Premio Nobel per la letteratura, cadde in depressione perché agognava in qualche modo all’onniscienza, eppure non era ignorante come tanti, lo era meno. Infine accettò che non poteva racchiudere in sé tutto il sapere umano e da quel momento risalì la china. Socrate docet. xD
            Non ricordo se fosse un matematico, o uno psicologo, comunque sia un luminare, una volta disse che per godere dei frutti del proprio lavoro è fondamentale ripudiare la perfezione, l’ottimo, e abbracciare il soddisfacente. Ecco, chi si accontenta del soddisfacente vive più serenamente, in pace con sé.
            🔵In secondo luogo l’ottimizzazione spesso è una grossa perdita di tempo. Investi due o più anni del tuo prezioso tempo a perfezionare il tuo progetto, poi lo lanci e non se lo fila nessuno. Ammetterai che questo è auto-sabotamento. Poi magari scopri che un incapace lancia un progetto sgangherato e ottiene un grande successo.
            L’ottimizzazione è un processo che, se proprio si vuol attuare, va eseguito solo dopo aver ottenuto un successo, mai prima. Come a dire, prima scrivi 50 sfumature di grigio, e solo poi Harry Potter.
            🔵In terzo luogo, e qui parlo in generale, l’ottimizzazione(Ingenua, come la definisce Nassim Taleb) complica la vita e, peggio ancora, la rende fragile.
            Prendi ad es. un professionista con un’agenda fitta di appuntamenti per i prossimi 2-3 mesi. Si becca l’influenza e sta a letto per un paio di giorni. Da quel momento in poi sarà costretto a riaggiustare da capo la propria agenda, rimandando svariati appuntamenti e infliggendo alla propria reputazione un rilevante danno. Avrebbe potuto semplicemente lasciare tra un appuntamento e un altro dei giorni liberi da usare per le emergenze.
            Altro esempio, immagina il proprietario di una pizzeria che, negli ultimi 2 anni, ha annotato con diligenza il volume di vendita delle pizze il sabato. Mediamente 100 pizze. Dunque, ottimizzerà la spesa acquistando ingredienti per 100 pizze. Tuttavia, ogni tanto qualche sabato di pizze se ne venderebbero 120 o 150, ma ne vengono vendute soltanto 100. Grosso danno d’immagine, clienti, probabilmente anche abituali, scontenti. Passaparola negativo.

            In entrambi gli esempi qualcuno obbietterà: ”Ok, ma se lasci dei giorni vuoti che potresti dedicare al lavoro stai sprecando tanto tempo”, ”ma se ogni sabato acquisti ingredienti per 120 pizze e ne vendi solo 100, è un bel sperpero di denaro”; è vero, apparentemente stai sprecando delle risorse preziose(tempo e denaro), ma nel lungo periodo, ne guadagni in reputazione, ergo, più soldi, ergo, possibilità di acquistare ancora più tempo libero per sé.

            Dubito di essere stato esaustivo, però ce l’ho messa tutta. xD

            • Daniele Imperi
              4 gennaio 2018 alle 11:43 Rispondi

              Ti ho trafitto per via dei fumetti giapponesi? :D
              Murakami m’è piaciuto, almeno in quel romanzo. Gli altri non mi attirano.

              • Miché Miché
                4 gennaio 2018 alle 13:07 Rispondi

                Sì, mi hai trafitto proprio per quello. Perché ogni volta che qualcuno rifiuta l’animazione giapponese, so che sta rinunciando a vedere capolavori come Una tomba per le lucciole di Isao Takahata o Your Name. di Makoto Shinkai. 🙁

                • Daniele Imperi
                  4 gennaio 2018 alle 13:22 Rispondi

                  Il fatto è che proprio non digerisco quel tipo di disegni, quindi non riesco né a leggere i fumetti né a vedere i cartoni :)

  5. Nuccio
    28 dicembre 2017 alle 11:55 Rispondi

    Scusa ma fate a chi ha letto di più? C’è un premio? ;)

    • Miché Miché
      28 dicembre 2017 alle 13:49 Rispondi

      Se non c’è un premio dovrebbero istituirlo. La superiorità del re dei mangiatori di hot dog viene tangibilizzata con una coppa, e può essere esibita al mondo intero! Cosa sono i lettori, i figli della serva? u.u
      Perché Joey Chestnut può vantarsi di esser finito sulle ”prime” pagine dei più importanti quotidiani nazionali del mondo, e di essere degno di enciclopedizzazione(vedi Wikipedia), mentre un lettore forte che legge 100 o 1.000 libri all’anno deve tenere per sé lo straordinario impegno messoci? u.u

      • Von Moltke
        30 dicembre 2017 alle 16:37 Rispondi

        A me parrebbe strano che, in un blog dedicato ad aspiranti scrittori, circolino persone che non amino la lettura sin quasi alla patologia. Uno che vorrebbe scrivere libri, ma non ne legga tanti, mi pare un esempio assai bizzarro di autore. Come minimo non mostrerebbe un buon rapporto con la parola scritta.

      • Daniele Imperi
        3 gennaio 2018 alle 08:33 Rispondi

        Il premio per il gran lettore penso sia un po’ difficile assegnarlo: puoi vedere quanti hot dog mangia uno, ma come fai a vedere quanti libri legge?

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2018 alle 08:32 Rispondi

      Ma no, a me però piace fare un’analisi delle mie letture. E poi non ho scritto quanti libri ho letto.

  6. Caterina
    29 dicembre 2017 alle 09:19 Rispondi

    Arrivo stamattina sul tuo blog e mi accorgo che è venerdì. Ero convinta fosse giovedì. :-D Io ho letto poco più di una ventina di libri. Ho cercato di non acquistarne di nuovi, almeno fino ad agosto, per smaltire quelli che già avevo. E comunque anche dopo agosto gli acquisti sono stati pochi e mirati. Ho “ridotto” i consumi in ogni ambito della mia vita (dominarmi sull’acquisto di libri è stata un’impresa). Da lettrice non mi sento né insoddisfatta né soddisfatta e mi riesce difficile fare un bilancio. Quest’anno, forse, mi è servito per ri-orientare le antennine letterarie, i miei gusti sono cambiati e ho bisogno di una ventata d’aria fresca :-)

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2018 alle 08:34 Rispondi

      Io non riesco a non acquistare altri libri.
      Che letture ti porterà la ventata d’aria fresca?

      • Caterina
        4 gennaio 2018 alle 13:37 Rispondi

        Non lo so ancora. E’ che a volte mi sento un po’ fuori dal mondo. Vedremo. ;)

        • Daniele Imperi
          4 gennaio 2018 alle 13:58 Rispondi

          Ah, io è mezzo secolo che mi sento fuori dal mondo :D

    • Nuccio
      3 gennaio 2018 alle 08:44 Rispondi

      Graziose le antennine.

  7. Gaetano Asciutto
    29 dicembre 2017 alle 11:14 Rispondi

    La provocazione di Miché coglie nel segno, ma leggere non può trasformarsi in una gara o, peggio, in un’abbuffata pantagruelica che non ci lascia nulla in eredità, a parte una terribile nausea.
    Non farò quindi classifiche, perché lasciano il tempo che trovano, ma invito tutti a leggere e, soprattutto, a rileggere, anche parecchie volte.
    Il mio consiglio di lettura, per chi vuole capire come funziona una moderna democrazia rappresentativa (anche in vista delle prossime elezioni) è il seguente: Democrazia e bonapartismo, del professor Domenico Losurdo, Il crucifige e la democrazia di Gustavo Zagrebelsky, o il più recente Liberi Servi, Il grande inquisitore e l’enigma del potere.
    Per chi vuole saperne di più sul funzionamento degli esseri umani, Psichiatria e fenomenologia del professor Umberto Galimberti. E dello stesso Psiche e Techne, se si vuole capire cosa realmente comporti per noi uomini della strada la civiltà della tecnica.
    Del da poco scomparso Luciano Gallino, uno dei più grandi sociologhi italiani, consiglio una delle sue ultime fatiche: Il colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa.
    Se volete sapere cos’è la cultura di massa, e come si indirizza e controlla, Apocalittici e integrati di Umberto Eco.
    Per la serie la storia non è come ce l’hanno raccontata il monumentale Storia della Guerra Civile Americana, del professor Luraghi (per cui ha avuto grandi riconoscimenti negli Stati Uniti), dove i cattivi non sembrano proprio quelli con la giubba grigia.
    Per gli amanti della letteratura, non citerò classici, troppo facile.
    E allora, L’Armada di Franz Zeise, edito da Sellerio. Un capolavoro dal sapore barocco.
    Per gli amanti dei gialli, La solitudine del manager, di Vazquez Montalbàn.
    Per chi vuole comprendere i meccanismi di un giallo, Il Contesto, di Leonardo Sciascia.
    Per chi odia i gialli, un bel romanzo di Friedrich Durrenmatt, La Promessa, Un requiem per il romanzo giallo.
    Per gli amanti della letteratura americana, non citerò Furore di Steinbeck, ma Indipendence Day di Richard Ford.
    Bello Quel che resta del giorno di Ishiguro, ma ancora più bello, a mio parere, Casa Howard di Forster.
    Se potete date un’occhiata a L’ultimo sogno della ragione, di Dimitrij Lipskerov .
    Se avete tempo e fantasia prendete in mano Esercizi di Stile di Raymond Queneau.
    Buon 2018

    • Von Moltke
      30 dicembre 2017 alle 16:41 Rispondi

      Interessantissimo Luraghi: benchè abbia i suoi anni, resta forse l’unico testo che unisce accuratezza nella descrizione e spregiudicatezza nell’interpretazione, senza cioè supina sottomissione alla vulgata politicamente corretta, che trasforma tutte le altre storie in circolazione, incluse quelle in lingua inglese, delle sviolinate all’abolizione della schiavitù, senza andare più a fondo con l’analisi. È uno dei miei acquisti del 2017, mi ripropongo di leggerlo prima possibile.

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2018 alle 08:36 Rispondi

      Storia della Guerra Civile Americana mi interessa.
      Il contesto l’ho letto qualche anno fa.

  8. Von Moltke
    29 dicembre 2017 alle 23:42 Rispondi

    Bella domanda. Io quest’anno ho letto solo una ventina di libri, i figli piccoli e la neonata, ma bruciante, passione per la scrittura hanno limitato enormemente il tempo che prima dedicavo solo a leggere. Alcuni sono stati letti per documentarmi proprio per scrivere i miei romanzi (quelli sui Romanov e Francesco Ferdinando), altri (come quelli di Huntford) mi hanno aiutato per ciò che avrei scritto in seguito, altri ancora (queli in svedese) per lavoro. Ho letto abbastanza di Storia, solo uno di Filosofia (cosa per me molto insolita), e questo anche a causa del fatto che mi trovavo all’estero sino a Settembre e molti titoli che avrei preso volentieri in mano erano in Italia.
    I migliori: le biografie di esploratori polari di Huntford, la Lagerlöf, che mi ha commosso, Poe, la cui prosa è un pezzo di bravura e un inglese raffinato come pochi altri, e “Il Revisore” di Gogol, che mi ha fatto ridere in pubblico. Fra i peggiori Massie, prevenuto e poco accurato, Schreiber, dalla prosa sciatta sino al ridicolo, e Chatwin, che ha messo su un’accozzaglia di aneddoti sulla Patagonia senza riuscire a trasmettermi assolutamente nulla dell’atmosfera di quella terra da sogno.

    Shackleton – Huntford
    Scott and Amundsen – Huntford
    Il Revisore – Gogol
    Il negro di Pietro il Grande – Puškin
    Nicholas and Alexandra – Massie
    Four sisters – Rappaport
    The Falklands War – Hastings
    In Patagonia -Chatwin
    Opere-Vol.1 – J.L.Borges
    I milioni di Privalov – Mamin-Sibirjak
    Mai toccato da mani umane – Sheckley
    Kejsarn av Portugallien – Lagerlöf
    Ofredsår – Englund
    Le notti bianche – Dostoevskij
    Netočka Nezvanova – Dostoevskij
    Ön på synranden – Arne Gadd
    Tidsvändning – Hans Ruin
    The assassination of the Archduke – King & Woolmans
    A Sarajevo il 28 Giugno – Forti
    The literary life of Thingum Bob, Esq. – Poe
    Gli Unni – Schreiber

    Poi ci sono quelli iniziati ma che non potrò finire entro l’anno, come “Thirteen Days”, sulla Crisi di Luglio, uno dei miei argomenti storici preferiti, di Clive Ponting; il bello ma corposo saggio “The blank slate” di Steven Pinker, “Umiliati e offesi” di Dostoevskij, “Gli ultimi giorni dell’umanità” di Kraus, “Sette anni di desiderio” di Eco e “I delitti della Rue Morgue” di Poe, che forse potrei anche concludere, con un po’ di impegno. E poi quelli iniziati ma che mi sono rofiutato di finire, come la “Kapten Nemos Bibliotek” del celebrato Per Olov Enquist, un libro francamente illeggibile.

  9. Daniele Imperi
    3 gennaio 2018 alle 08:39 Rispondi

    Le biografie di esploratori polari di Huntford sembra interessante.
    Su Shackleton ho due libri.

    • Von Moltke
      3 gennaio 2018 alle 22:02 Rispondi

      Shackleton è una figura che mi ha avvinto più di chiunque altro esploratore polare, persino più di Amundsen, che, per il fatto di essere norvegese, è stato il mio beniamino sin dall’infanzia. Eppure in Shackleton riesco ad identificarmi di più. Fu un uomo dalla volontà di ferro, che pure seppe quando era arrivato il momento di tornare idnietro, oppure morire, e scelse la prima, responsabilmente per i propri compagni, nonostante questo lo avrebbe perseguitato sino alla fine dei suoi giorni, e non una volta, ma due.
      C’è qualcosa di terribilmente tragico in un uomo che, per capacità personali e meriti, avrebbe potuto raggiungere la meta, e invece non lo fa, come trattenuto dal Destino.

  10. Caterina
    4 gennaio 2018 alle 13:38 Rispondi

    Grazie! :D

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