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La lettura è personale

La lettura è personaleMi è capitato di leggere romanzi ritenuti dei capolavori, ma che a me non hanno comunicato assolutamente nulla. Romanzi scritti da autori ritenuti sacri e che quasi non si possono toccare.

Allo stesso modo ho letto romanzi – altri capolavori – che ad altri non hanno lasciato nulla, alcuni perfino li hanno abbandonati a metà lettura e non vogliono più leggere altro di quegli autori.

La lettura è personale.

Resta il fatto che un romanzo possa essere valido anche se a qualcuno non piace. I promessi sposi di Manzoni, romanzo odiato per colpa di una mala gestione delle materie scolastiche, è un capolavoro e basta. Può ovviamente non piacere.

Io per primo l’ho odiato e ricordo con quale magone andavo a scuola il giorno in cui avevo quella materia. Da adulto l’ho letto e apprezzato.

Così come Ubik di Philip K. Dick. Un capolavoro a detta di molti. Per me una storia noiosa e quasi incomprensibile. Se non avessi già comprato altri libri dell’autore, con Dick avrei chiuso definitivamente con Ubik.

Suttree è ritenuto il capolavoro di Cormac McCarthy, ma a qualcuno non è piaciuto e non l’ha terminato di leggere. Per me è uno dei più bei romanzi letti.

La lettura è personale

Ognuno di noi è coinvolto da un certo tipo di letture, a prescindere dai generi narrativi che giocano comunque un ruolo importante nella scelta dei libri da leggere. Ci sono storie che coinvolgono e altre che annoiano, ma in senso soggettivo, non certo oggettivamente.

Ci sono stili di scrittura che riescono a catturarci e a meravigliarci, che riescono a farci amare quella storia perché possono trasportarci letteralmente lungo le pagine del libro fino alla sua conclusione. Altri stili, invece, ci bloccano, ci rallentano, ci fanno lasciare quella lettura, che diviene pagina dopo pagina più sofferta.

Vi riconoscete in questo quadro? Ci sono romanzi ritenuti capolavori che non siete riusciti a leggere e digerire?

29 Commenti

  1. Marco
    25 luglio 2012 alle 08:01 Rispondi

    “Il giovane Holden” è uno dei romanzi che non ho amato affatto. L’ho terminato, ma è stato uno sforzo notevole.

  2. franco zoccheddu
    25 luglio 2012 alle 09:00 Rispondi

    La Bibbia: temo che non riuscirò mai a leggerlo per intero. In mia difesa farò appello a uno dei Diritti Imperscrittibili del Lettore di Pennac: il diritto di non finire un libro. (Ho appena violato il Diritto di Tacere).

  3. Michela
    25 luglio 2012 alle 09:09 Rispondi

    Tantissimi, ma mi sento sempre in colpa. Quando li mollo penso sempre che con qualche sforzo in più ce l’avrei fatta a capirli. Per esempio di Dostoevskij mi è piaciuto tantissimo “Il giocatore”, ma gli altri non sono riuscita a leggerli perché il linguaggio è troppo lontano dal mio, non ce la faccio proprio.
    Però ci sono milioni di libri che amerò alla follia e capirò e apprezzerò, allora meglio dedicare tempo a quelli :)

  4. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 09:11 Rispondi

    Marco,

    Beh, almeno sei riuscito a finirlo.

  5. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 09:12 Rispondi

    franco zoccheddu,

    Io vorrei leggere l’Apocalisse :)

  6. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 09:13 Rispondi

    Michela,

    A me piacciono invece i libri di un tempo e non trovo difficoltà a leggerli. E credo anche io che bisogna dedicare tempo ad altri libri e lasciare quelli che ci creano ostacoli.

  7. morena
    25 luglio 2012 alle 09:52 Rispondi

    Io ho aperto, e subito richiuso, per almeno sette volte il pendolo di Foucault. Non riesco ad andare oltre la prima pagina. Ma immagino sia un mio limite.
    E, ho trovato (seppur con una grande scrittura) un poco noioso La strada di McCarthy che tutti ritengono un capolavoro.
    Penso che la lettura dipenda anche dallo stato d’animo con cui si affronta.

  8. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 10:09 Rispondi

    morena,

    Lo stato d’animo c’entra eccome! Io scelgo i libri proprio in base al mio stato d’animo. Ho scritto un post al rigurado: http://pennablu.it/lettura-stati-danimo/

    Ma oltre a quello dipende anche dal libro in sé, dalla storia, dallo stile usato, ecc.

  9. Lucia Donati
    25 luglio 2012 alle 10:27 Rispondi

    A proposito di Philip K. Dick ho appena letto la sua storia personale: se non la conosci, ti consiglio di cercarla perché è veramente particolare e spiega sicuramente, almeno in parte, lo stile e le scelte dell’autore. Per quel che riguarda la scelta di quel che leggo, certamente non compro un libro perché l’autore è osannato magari da una ben orchestrata pubblicità. Se non mi piace (ma questo lo sapevi già), può anche stare su un podio inarrivabile: non mi interessa e non lo leggerò (ma neanche lo consiglierò, spiegando le mie motivazioni).

  10. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 10:34 Rispondi

    Non ho letto la sua storia personale, magari in futuro darò un’occhiata. Non credo, comunque, che basti per farmelo apprezzare come autore. Leggerò poi gli altri romanzi che ho di lui e vedremo se salirà nella mia scala di gradimento.

  11. Carlo
    25 luglio 2012 alle 11:14 Rispondi

    Capita a tutti, credo. Io non rieso a sopportare Baricco, per esempio; eppure, dopo “Castelli di rabbia” ci ho riprovato con “Oceano mare”. Niente da fare.
    I libri sono qualcosa che tocca l’anima, e tutte le anime sono diverse. Più anime riesce a toccare, più si avvicina a essere definito un capolavoro.

  12. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 11:34 Rispondi

    Carlo,

    Io Baricco neanche provo a leggerlo, certi autori, non so perché, non mi attirano per niente, un po’ per i loro nomi e un po’ per i titoli dei loro libri.

    Il libro tocca l’anima: bella definizione.

  13. salvo
    25 luglio 2012 alle 11:39 Rispondi

    Molti, tanti… Paulo Cohelo per esempio lo trovo noioso, e tanti altri di cui non ricordo neppure il nome.
    Sulla Bibbia… alcuni passi sono insopportabili, ma altri sono prosa e poesia unici.
    Salvo

  14. salvo
    25 luglio 2012 alle 11:42 Rispondi

    Daniele Imperi,

    Ti riferisci a quella di Giovanni? Incomprensibile! E’ una serie di numeri esoterici…

  15. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 12:03 Rispondi

    salvo,

    Quello è un altro autore che neanche inizierei a leggere, così a pelle :)

    L’apocalisse di Giovanni, intendi? Parlavo in generale.

  16. Lucia Donati
    25 luglio 2012 alle 13:24 Rispondi

    Non intendevo dire che leggere la sua storia può far cambiare un’opinione. A me è capitato di leggerla proprio l’altro ieri ed è per questo che l’ho citata; non conosco neanche i suoi scritti e non ti so dire se mi possono piacere. Solo, magari potrebbe risultare interessante conoscere le circostanze in cui si può essere trovato un autore.

  17. Lucia Donati
    25 luglio 2012 alle 13:27 Rispondi

    Carlo: Capita a tutti, credo. Io non rieso a sopportare Baricco, per esempio; eppure, dopo “Castelli di rabbia” ci ho riprovato con “Oceano mare”. Niente da fare.I libri sono qualcosa che tocca l’anima, e tutte le anime sono diverse. Più anime riesce a toccare, più si avvicina a essere definito un capolavoro.

    Mi ha colpito questa tua definizione di “capolavoro”. Ci devo riflettere su.

  18. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 13:49 Rispondi

    Lucia Donati,

    Sì, avevo capito che intendevi. Era solo una mia esternazione :)
    Di certo la biografia aiuta a capire certe scelte di un autore, ma non ad apprezzarlo.

  19. Recenso
    25 luglio 2012 alle 14:06 Rispondi

    Tantissimi, praticamente tutti gli osannati capolavori della letteratura italiana del novecento: li trovo noiosissimi, prolissi e affastellati di parole e dubbi esistenziali di cui, francamente, non mi poteva frega’ de meno.
    Letti solo perché obbligata al liceo, durante le vacanze estive, altrimenti non li avrei neanche toccati. E no, non è stato l’obbligo scolastico ad allontanarmene: I Promessi Sposi, per esempio, mi è piaciuto e, sebbene non avessimo completato la lettura a lezione, ho provveduto a terminarlo per i fatti miei.
    Personalmente preferisco più la letteratura inglese/americana, a dire il vero, sono più in sintonia con quella mentalità e modo di scrivere, e pure lì non digerisco qualche capolavoro. Il Signore degli Anelli, per esempio, dubito che riuscirò mai a finirlo. Capisco il lodevole tentativo di creare un intero mondo con mappe e descrizioni dettagliate degli Hobbit (che mi stanno anche sullo stomaco), però non è roba per me.
    Oppure il “fantasticisissimo” Twilight: l’ho letto per recensirlo sul mio blog, ma mi sono dovuta forzare parecchio a portarlo a termine perché io Bella non la reggo, si faccia una cura ormonale. Neanche io da adolescente ero così pallosa quando mi piaceva un ragazzo.
    Cosa me ne frega di leggere tutti i problemi che ha quella deficiente col computer, lei e il modem antiquato? Poi che fa costei? Rivela a Edward di aver scoperto il suo segreto mentre sfrecciano sull’autostrada a 200 all’ora circa. Intelligentissima mossa, difatti nel film infatti hanno ambientato la scena nel bosco, migliorandola.
    E poi chi se ne frega di tutti gli sbavamenti di lei riguardo a Edward? Circa il 70% del libro è bagnato dalla bava della ragazzina. Vada dallo psicologo, una buona volta :D
    Questo il mio commento sul primo libro.
    A New Moon, ho dovuto farmi prescrivere le vitamine dal medico. A Eclypse le flebo. Il quarto “capolavoro” me lo sono risparmiato, sennò finivo sotto terra.
    :D

  20. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 14:10 Rispondi

    Recenso,

    Io Twilight me lo risparmio. Ho visto i primi due film al cinema e poi ho smesso. I libri penso siano robaccia come i film. La letterature 8-900 a me piace molto, ma devo dire che conosco più quella anglo-americana che italiana.

  21. franco zoccheddu
    25 luglio 2012 alle 17:32 Rispondi

    A proposito di libri “seriali”: non mi sono dispiaciuti i primi tre di Faletti. Purtroppo li ho letti uno dopo l’altro senza pausa e alla fine ho detto basta. Concordo con chi di voi dice che leggere dipende da tanti fattori, anche psicologici e ambientali. E concordo molto con Morena su Baricco. Ah, ho letto il Pendolo di Eco, mollato a metà, mi sembrava un trattato di logica matematica. Per finirla, parafrasando: “non esistono leggi in lettura, basta leggere quello che vuoi”.

  22. Daniele Imperi
    25 luglio 2012 alle 17:34 Rispondi

    franco zoccheddu,

    Faletti non l’ho ancora letto, ma ho un paio di suoi libri. Ottima l’ultima frase, da farne una legge :D

  23. Carlo
    25 luglio 2012 alle 22:51 Rispondi

    Daniele Imperi,

    Grazie :) Ho deciso di leggerlo (dopo tanti anni) perchè avevo apprezzato molto le sue trasmissioni televisive (“L’amore è un dardo”, per esempio), e speravo di ritrovare quella magia. Pazienza.

  24. Carlo
    25 luglio 2012 alle 22:53 Rispondi

    Lucia Donati,

    Ciao Lucia, non so, mi è venuta al momento… Altrimenti, come lo potremmo definire senza prima stabilire dei canoni del bello?

  25. Stefania
    26 luglio 2012 alle 09:02 Rispondi

    Quello che hai scritto Daniele è pura verità, il piacere della lettura di un autore è prettamente soggettivo. Nel mio caso dipende puramente dallo stato d’animo, dalla curiosità che in un determinato momento della mia vita quotidiana mi spinge a conoscere un certo autore o leggere un determinato libro. Da poco ho scoperto Tiziano Terzani e mi sono letta, anzi divorata “La fine è il mio inizio”. Subito mi sono riconosciuta nella sua filosofia di vita, nei suoi pensieri, nelle sue convinzioni. Subito dopo aver letto “La fine è il mio inizio” mi sono comprata “Un altro giro di giostra”, curiosa di scoprire ancora di più dell’autore. Ho letto le prime pagine, ma non sono riuscita ad andare avanti. Mi sembrava così pesante e l’ho messo da parte. Il mio stato d’animo era già cambiato. Vi è mai successo qualcosa del genere?

  26. Daniele Imperi
    26 luglio 2012 alle 09:50 Rispondi

    Stefania,

    A me mai, nel senso che di solito se un libro di un autore mi è piaciuto, poi anche gli altri mi sono piaciuti. Almeno a quanto ricordo è stato così.

    Però mi sembra normale che un’opera di uno scrittore possa piacerti e un’altra no.

  27. Stefania
    26 luglio 2012 alle 10:21 Rispondi

    Daniele Imperi,
    Grazie della tua risposta.
    Il fatto è che in ogni libro che leggo trovo molto spesso qualcosa di me e questo rende il mio percorso di lettura piacevole e autentico. Se già all’inizio della lettura non c’è niente che tenga vivo il mio interesse, muore tutto li e lascio il libro da una parte.
    Può poi anche succedere che tra qualche tempo, con un altro stato d’animo, riprendo in mano lo stesso libro e magari in quel determinato momento la lettura sia per me interessante.

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