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Non è un paese per grandi lettori

Non è un paese per grandi lettori

La questione sulla lettura è destinata a non finire mai. L’altra settimana ho fatto un salto in 3 librerie e ho visto migliaia e migliaia di libri. In una specialmente, quella alla Stazione Termini, ce n’erano davvero un numero impensabile, tanto che mi sono chiesto: “Ma esiste così tanta gente da poterli leggere?”

La domanda che mi sono posto prima di scrivere quest’articolo, però, è stata un’altra e nasce da alcune letture che ho fatto ultimamente, da tante altre uscite in libreria, ma anche da vari film ispirati a opere letterarie.

La domanda è: che lettori siamo, noi del XXI secolo?

Quando si leggevano i classici

Se do uno sguardo alla mia biblioteca, vedo opere che andrebbero lette e che io non ho ancora letto. Eppure c’è stato un tempo in cui qualcuno ha sfogliato gli Annali di Tacito o s’è lasciato incantare dalle Metamorfosi di Ovidio (o da quelle di Apuleio, perché no?). Ma c’è anche chi ha letto – non a scuola, dico letto sul serio – l’Eneide di Virgilio e l’Odissea di Omero.

Opere che magari sono state discusse nel corso dei secoli nei salotti, nei caffè letterari, nelle case, anche. Opere che adesso molti neanche sanno cosa siano.

Ma continuando il nostro viaggio nel tempo della letteratura, ci sono stati lettori che si sono imbarcati a leggere il Don Chisciotte della Mancia di Cervantes, I fratelli Karamazov di Dostoevskij, l’Ettore Fieramosca del D’Azeglio, il gigantesco Gargantua e Pantagruele di Rabelais, il Decameron del Boccaccio, l’Orlando Furioso dell’Ariosto, salendo fin sulle Cime tempestose della signora Brontë, o magari arrancando per i Cento anni di Rovani.

E queste sono letture forti, non sono libri da passatempo, sono libri che vanno affrontati con una certa predisposizione, con un certo stato d’animo. Insomma, devi esser pronto, ché mica stai leggendo un romanzetto rosa o uno dei best seller da supermercato.

L’Italia è un paese di lettori mediocri

Me compreso, certo, che ho solo comprato quei libri citati, ma ancora non li ho letti. È un paese, questo, che apprezza trame povere, scontate, letture semplici, perché la vita di oggi, c’è poco da fare, ci sta abituando sempre più a un linguaggio semplicistico e banale, a una comunicazione sempre più immediata, al punto che se aprissimo I Malavoglia del Verga ci prenderebbe un colpo. La Commedia dantesca – divina dall’epoca moderna – è solo da nominare, che non ci venga in mente di iniziarne la lettura!

Il libro, oggi, va letto – quando vien letto – in modo veloce, ché noi lettori dell’era digitale non abbiamo più tempo, c’è il tweet da inviare, la scemenza su Facebook da condividere, la partita al videogioco da superare, i programmi-spazzatura della TV da bere.

Qualche sera fa ero a vedere un film al Circolo degli Artisti sulla tragedia avvenuta nel 2008 sul K2. Chiacchierando in modalità cineforum al termine del film, un tipo accennò al libro K2. La verità, Storia di un caso di Walter Bonatti, dicendo che “era molto lungo, sulle 250 pagine”. In realtà le pagine sono 424, ma anche in quel caso non mi sembra un libro “molto lungo”.

Di saghe Young Adult e altre letture

Qualche mese fa ho letto la trilogia di Divergent di Veronica Roth, contravvenendo al divieto che m’ero autoimposto su saghe e trilogie. Ma avevo visto il film, l’avevo trovato interessante e così ho voluto leggere il romanzo da cui era tratto. Nel giro di un paio di settimane ho letto i 3 libri, lunghi complessivamente circa 1530 pagine. Parlandone con un amico, lui esclamò “Ammazza, già li hai tutti e tre?”

A parte che è una scrittura molto semplice, troppo per i miei gusti, quindi non impieghi di certo un mese a leggerne uno, ma la mia impressione è che molti leggano un libro oggi e un secondo chissà, forse fra un anno. O due. Dipende.

Autoimporsi una disciplina nella lettura

Un primo passo è compiuto: quello verso una lettura consapevole. Da anni, ormai, leggo di continuo, anche più libri contemporaneamente – devo ricordarmi che ne ho iniziati 3, a proposito – e ora resta un secondo passo, più importante: quello verso una lettura di spessore.

Quei libri che ho citato – che sono solo una minima parte dei classici italiani, latini, greci, stranieri che ho – vanno letti tutti. Nessuno escluso. Quelle letture hanno un potenziale elevato, che pochi riconoscono. Sono letture che arricchiscono il nostro livello culturale, questo sì, ma sono anche letture che ci permettono di crescere come scrittori.

Ma continuo a pensare che questo non sia più un paese per grandi lettori, perché l’era moderna ci ha privato di qualcosa che prima avevamo e che ci permetteva di leggere. Ci ha privato della libertà.

E voi, che lettori siete? Fra i mediocri o fra quelli di spessore?

48 Commenti

  1. Salvatore
    27 agosto 2014 alle 07:39 Rispondi

    Io quei libri li ho letti e non a scuola. Però vorrei far notare un particolare interessante: quando sono stati scritti, quanti erano i libri presenti nel mondo? Arrivavano a un centinaio nell’epoca di Ovidio? E ai tempi di Omero? Insomma, la nostra cultura è più ricca e complessa. Soprattutto, c’è troppo di tutto. Come dice Baricco, non possiamo fare altro che surfare sulle informazioni, perché sono così preponderanti che è impossibbile leggere tutto, approfondire tutto, ecc. Ecco perché wikipedia ha tanto successo.

    • Mari
      27 agosto 2014 alle 13:00 Rispondi

      Io ho letto alcuni dei libri citati nel post (due, per la verità). Il primo, l’Eneide, durante le vacanze estive in non ricordo più quale anno scolastico della mia adolescenza, e resta ancora oggi una delle più affascinanti esperienze (comprese quelle di viaggio) che mai abbia fatto.
      Sì, fu un vero e proprio meraviglioso viaggio. L’altra lettura (questa molto più recente) è il libro di Bonatti sul K2. Emozionante. Indimenticabile. Ma lo stesso può dirsi, ad esempio, delle poesie. Ai tempi, ho pianto (dopo averla mandata a memoria) su A Silvia.
      E oggi…? Condivido appieno il commento di Salvatore: oggi c’è tutto, c’è troppo.

      • Daniele Imperi
        28 agosto 2014 alle 19:23 Rispondi

        Il libro di Bonatti è quello uscito da poco? Devo prenderlo.

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 19:54 Rispondi

      Vero, c’erano pochi libri, come oggi c’è troppo di tutto. E soprattutto futile.

  2. Chiara
    27 agosto 2014 alle 09:12 Rispondi

    Avendo frequentato il Liceo Classico e, successivamente una sub-facoltà di Lettere, ho avuto modo di studiare i classici, di conoscerli e di apprezzarli. Sicuramente ho avuto modo di conoscere opere interessanti, che ho letto con gran piacere. Tuttavia mi accorgo di scindere mentalmente gli ambiti: nel tempo libero, prediligo altre letture. Mi piacciono gli autori postmoderni, nei quali posso rispecchiarmi. Mi ispirano molto, mi consentono di capire quali sono le spinte energetiche all’interno del mondo letterario.
    Cerco di portare avanti letture di qualità (sicuramente non Moccia e Volo) anche se mi rendo conto che al giorno d’oggi è difficile definire il concetto di “cultura”. Ho riflettuto molto, nell’ultimo periodo, su questo concetto in quanto ritengo sia spesso travisato e confuso. Esistono generi (ad esempio il giallo e il fantasy) considerati quasi di livello inferiore, rispetto ad altri. Spesso c’è un atteggiamento snob e qualunquista, ma io sono convinta che la persona “colta” conosca anche le opere più infime. Deve farlo, se non altro per difendersi. Sto preparando un post al riguardo per la settimana prossima, ma non aggiungo altro perché non voglio fare spoiler!

  3. Sandra
    27 agosto 2014 alle 09:29 Rispondi

    Alterno classici a narrativa di evasione. Leggo tanto e c’è spazio un po’ per tutto, ad eccezione di: fantasy, youg adult, erotici, orrore e fantascienza. Giusto ieri sera nella mia vasta libreria ho trovato una copia di Cime tempestose ediz. Garzanti che proprio non ricordavo di avere, ricordavo solo la copia lasciata da mia mamma, con una pessima traduzione. Tra i classici suggerisco “Le affinità elettive”, Spezzerei una lancia a favore di Steinbeck, sublime sempre non solo nei più noti, e verso autori semi sconosciuti editi da Giuntina, editore di gran spessore
    (solo letteratura ebraica, grande cultura). Sì ogni tanto leggo anche commedie, evitando chiaramente quelle troppo genere “tacchi alti, cup ccake e robetta simile”

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:01 Rispondi

      Le affinità elettive potrei prenderlo da mia madre. Steinbeck mi piace, ho letto Uomini e topi.

  4. Tenar
    27 agosto 2014 alle 10:02 Rispondi

    In penso che in Italia i lettori siano pochi. Tra quei pochi, però, ci sono molti lettori forti di letture toste. Perché sarà come sarà, ma i classici, da Omero in poi, nelle librerie italiane si trovano sempre (e all’estero, dove pure si legge di più, non sempre è così), vuol dire che qualcuno li compra.
    Io sono onnivora. Al di là della mia formazione classica (che ringrazio perché senza alcuni testi non li avrei scoperti). Posso passare dalla letteratura medioevale francese in lingua originale a un fumetto senza alcun problema. Alcuni classici mi intimidiscono, come i grandi russi, ma nella maggior parte dei casi ho fatto almeno un assaggio. Se dico che Balzac non fa per me è perché l’ho provato. Non vedo perché debba sentirmi in colpa a non leggerlo più. L’Amleto, invece, è tra i miei testi preferiti di sempre.
    Quindi non seguo alcuna disciplina, anche se, invece, alcune amiche la pensano come te, Daniele, e hanno fondato un gruppo di lettura sui classici.
    Credo che l’importante sia leggere con curiosità e mente aperta, poi, anche qui, c’è chi è più metodico e chi più anarchico.

    • LiveALive
      27 agosto 2014 alle 15:43 Rispondi

      A me Amleto non è piaciuto XD ho amato cento volte di più la Tempesta.
      I grandi russi io invece li leggo senza problema, è visto che non hai problemi a dire di non apprezzare Balzac, io non ho problemi a dire che Guerra e Pace non mi fa impazzire. Piuttosto, leggi “padrone e servitore” di Tolstoj: sono neanche 60 pagine, ma è uno dei miei testi preferiti in assoluto.

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:04 Rispondi

      Io sono quasi onnivoro, passo anche io da un fumetto a un classico a un saggio. I romanzi russi classici mi piacciono, però.

    • Giordana
      8 settembre 2014 alle 15:39 Rispondi

      Temo che l’unico motivo per cui alcuni classici siano presenti in libreria sia che di solito si comprano solo per averli sullo scaffale a far mostra di sé. E io non dovrei neanche parlare, visto che ho il Paradiso in attesa da circa 3 anni.

  5. Luciano Dal Pont
    27 agosto 2014 alle 14:06 Rispondi

    Ciao Daniele, devo ammettere che fino a oggi forse faccio parte anch’io dei lettori mediocri, nel senso che ho sempre letto molto, anche libri di una certa qualità, ma mai classici. Provvederò comunque a colmare questa lacuna, anche perché, come sostieni tu e io sono d’accordo, ciò permette di crescere come scrittori, e affermarmi come scrittore è il mio maggiore obiettivo per i prossimi anni. Per il resto, concordo su tutto quello che hai espresso nel post, tranne che su una cosa, e cioè che l’era moderna ci ha privato della libertà. Io credo che la libertà sta in ognuno di noi, dentro di noi, siamo liberi di scegliere se essere liberi (scusa il contorto gioco di parole) oppure no, dipende solo da noi scegliere se lasciarci condizionare dalle mode imperanti e agire di conseguenza oppure se ragionare con la nostra testa e fare le scelte che crediamo più opportune. Io ho facebook, ho twitter, uso il computer e guardo la televisione, e ovviamente lavoro e ho anche i miei hobby e le mie relazioni sociali, e certo il tempo non è elastico, è quello che è, non è che lo possiamo allungare a nostro piacimento, ma anche se la giornata è fatta di 24 ore ciò non mi impedisce di dedicare molto tempo alla lettura. Basta organizzarsi. Ciascuno di noi ha la propria capacità di discernimento, può decidere e scegliere se farsi omologare e inquadrare oppure se essere padrone della propria vita e delle proprie scelte. E io lo sono :-)

    • Daniele Imperi
      28 agosto 2014 alle 19:26 Rispondi

      Sì vero, basta organizzarsi. Da settembre diminuirò il mio tempo sui social.

  6. Katia Anna Calabrò
    27 agosto 2014 alle 14:31 Rispondi

    Ho letto diversi dei classici che citi. Per piacere, non per dovere. Sono una lettrice vorace e direi versatile, tanto che ormai le definizioni mi stanno strette.

    Per me, i libri o la letteratura in generale, oramai si dividono in due sole macro categorie:
    Libri di valore
    Libri per accendere il fuoco (in senso metaforico, un libro non si brucia!)

    Poi ho le mie preferenze, ad esempio il fantasy classico non fa per me. Mi piacciono invece i mondi distopici in ambito sci-fi :-)
    I Malavoglia di Verga sono mortalmente noiosi, non perché il libro sia lungo ma proprio perché trovo il romanzo noioso e non ci leggo nulla oltre. Invece di Verga amo le novelle, pugni nello stomaco e nell’anima. Ci può essere bellezza e messaggio anche in un Harmony scritto bene, con una trama ben delineata e personaggi accuratamente tracciati. Come ci può essere il nulla in scrittori e libri quotati.

    E se lo penso lo dico. Anche a costo di essere additata. :-D

    La strada, di Kerouac è un libro che mi ha dato l’orticaria. Per me è sopravvaluto.

    Insomma, per me non esistono generi superiori, perché nella mia visione personale, è limitante. Leggere solo letteratura “di qualità” o la grande letteratura, impedisce la crescita del lettore, mutila lo sviluppo del pensiero e la creazione di mondi interiori individuali. Ostruisce la comprensione del mondo o la sua interpretazione. Così come la lettura di solo genere, qualsiasi il genere sia.

    Naturalmente, è la mia visione. Non se la prenda nessuno. :-)

    Gli italiani sono lettori mediocri. Vero. Credo però che siano in buona compagnia. All’estero non è che sia tutto “rose e libri” :P

    La domanda che mi sono sentita fare più volte, da persone che guardano la mia libreria è: “mai li hai davvero letti tutti?”
    Io: “Sì, li ho letti tutti. Alcuni più volte.”
    “Ah”
    Non penso di essere una aliena, eppure la gente si sorprende.

    Bel post Daniele e commenti interessanti :-)

    • Daniele Imperi
      28 agosto 2014 alle 19:33 Rispondi

      Grazie :)
      Le novelle di Verga mi piacciono, almeno quelle lette a scuola. Ho i Malavoglia ma ancora da leggere.

      Ti farò sapere, anche su Kerouac ;)

  7. LiveALive
    27 agosto 2014 alle 15:40 Rispondi

    Qui dici cose importanti, Daniele, e io pure ho tante cose da dire in merito, tanto da costringermi a dividere il post in punti…

    1. Cosa leggono gli italiani?
    Mi sono sempre sentito dire che gli italiani leggono poco ma leggono libri importanti, nel senso che magari leggono solo un libro all’anno ma quel libro ha mille pagine. Sarebbe comunque una miseria, ma vabbe’, meglio di cento pagine in tutto.
    Tu qui invece fai notare come 250 pagine sono ormai considerate tante. Di questo passo diranno “è un romanzone kilometrico, è lungo ben 40 righe!”
    La cosa pare ironica se si pensa che in Russia, a fine 800, anche i contadini andavano a chiedere un romanzo “tolstojano”, inteso sia come “romanzo di Tolstoj” che “romanzo molto grosso”. Oggi, al contrario, di Anna Karenina diremmo “oddio, ha più di cento pagine, non lo finirò mai!”.
    Ma allora cosa leggono davvero gli italiani? Non solo leggono poco, ma leggono anche cose brevi?
    Forse è meglio dire che leggono come si vestono, cioè a seconda della moda. Io credo sia raro che il lettore “comune” compri qualcosa da leggere perché gli viene voglia di leggere, lo fa perché tutti gli altri comprano quel libro, come le Cinquanta Sfumature, Codice da Vinci, e roba così.
    Il lettore può effettivamente leggere anche testi molto lunghi (ma per non spaventare il lettore si spezzetta il romanzo, si veda l’orrore fatto con Martin), ma è raro che in un anno ci siano più di due-tre romanzi davvero pubblicizzati, anche per normali leggi di mercato: infatti poche sono le case davvero influenti, e tali case non possono spingere così tanto un romanzo ogni mese, altrimenti si creerebbe una “inflazione semiotica” (posso chiamarla così?), e i romanzi finirebbero per ostacolarsi a vicenda.
    Se la gente leggesse solo perché le va di leggere non ci sarebbero problemi. Ma perché non lo fa? Un tempo forse si leggeva di più, ma lo si faceva perché per occupare il tempo libero c’erano poche altre cose similari: bisognava andare a teatro per trovare un’altra esperienza “narrativa”. Ora basta accendere la TV, giocare con qualche videogioco… È normale che sia così, non è “sbagliato”, è un dato di fatto che ci sono tanti modi in più per distrarsi e rilassarsi oggi. Solo, c’è chi a letto prima di dormire guarda la TV, e chi legge, ma non credo che ci sia una cosa migliore tra le due.
    P.S.: io però a volte compro per curiosità. Ho visto in vetrina questo “cannella e polvere da sparo” e avrei davvero voglia di leggere qualche pagina…

    2. Testi importanti e testi da ombrellone
    Tra le opere che hai citato, ho divorato l’Eneide (se non riesci a leggerla direttamente in latino e hai una vecchia traduzione che non ti piace, prova con quella di Abbate, poco fedele ma molto fresca), ho letto anni fa il don Chisciotte, e la scorsa settimana ho letto per diletto l’Odissea. Gargantua, Karamazov, Cime tempestose, Orlando Furioso… Tutte opere che ho, che conosco bene, e che amo, per non parlare del Decamerone, opera su cui sbavo letteralmente. Ho anche l’opera omnia di Tacito, le metamorfosi di Ovidio, e l’asino d’oro di Apuleio (testo che ho scoperto per puro caso in libreria, non sapevo neppure esistesse…). E la divina commedia! Che tu ci creda o no, me la sono letta tutta qualche mese fa solo per mio divertimento, ed è diventata una delle mie letture preferite.
    Ma mi chiedo, perché questi libri sono considerati superiori ad altri testi?
    Prendiamo un testo come l’Iliade. È sicuramente un grande testo che ancora oggi dà incredibile piacere. Eppure è un’opera che ha quasi tre millenni sulle spalle: se oggi non riusciamo a creare qualcosa di meglio viene da chiedersi “sono passati tre millenni per niente?”.
    Il rapporto tra l’opera e il tempo è sempre un argomento difficile, ma ho davvero l’impressione che certe opere siano sempre osannate più perché “ci è stato detto che sono belle” piuttosto che perché “ci piacciono”. Mi chiedo: tra quelli che lo osannano, quanti si sono davvero goduto l’Ulisse di Joyce? Quanti hanno davvero letto tutta la Recherche?
    Pure, ci sono lettori che, semplicemente, non riusciranno mai a leggere Tasso ma leggeranno sempre con gran piacere Moccia e Volo. Ora: leggere Tasso è meglio che leggere Volo? E perché mai? Certo, se qualcuno legge Volo solo perché non sa che ci sono altri testi che, se li leggesse, gli piacerebbero di più, allora dovrebbe espandere i sui orizzonti. Ma se uno lo legge perché gli piace più degli altri, che farci? È innegabile che c’è gente che si annoia da morire con Manzoni ma si diverte con Volo: farebbe meglio ad annoiarsi? Non credo…
    Intendo direi che secondo me, no, i libri non sono mai più di un “passatempo”. Certo, ci sono libri che si studiano, ci sono libri che hanno un effetto positivo sull’empatia come detto in un altro articolo, ma il libro che si legge in poltrona invece che alla scrivania lo si legge appunto per occupare il tempo libero.
    Piuttosto, diversi libri hanno diversi modi di essere goduti. Certi testi, come gli harmony che trovi alla stazione, per goderteli NON devi pensare, perché appena pensi al testo nella sua completezza di rendi conto della sua pochezza. Ci sono testi invece che richiedono lunghe riflessioni sulla struttura del testo, sul ruolo dei personaggi, sulle conseguenze delle loro azioni, sulle motivazioni del loro agire… Per esempio, è impossibile negare che il notare la struttura della divina commedia sia cosa piacevole di-per-sé. Ma insomma, non credo che un testo che richieda riflessione sia necessariamente più importante di uno che si lascia fruire senza troppi ragionamenti.

    3. Il linguaggio
    Ci sono opere antiche che, nonostante fossero facilmente comprensibili nella loro epoca, oggi ci paiono arcaiche e complesse. Ci sono opere recenti che linguisticamente complesse lo sono per scelta, come certi passaggi di McCarthy, ma basti anche solo pensare a Calvino e Lampedusa, che avevano un linguaggio non complesso ma molto puro. E infine ci sono testi che sono semplici e basta.
    È chiaro che lo scopo di un testo è comunicare qualcosa. Non è detto che ciò obblighi a un linguaggio semplice, perché anche il linguaggio arcaicizzante comunica qualcosa. Per fare un esempio, nel primo D’Annunzio il linguaggio arcaicizzante serviva anche a creare un parallelo ideale tra la realtà contemporanea e la grandezza della civiltà antica, oltre a sottolineare il “sensualismo” della società. Nell’ultimo D’Annunzio, però, questo linguaggio perde il suo intento comunicativo, diventa semplice manierismo, e anziché comunicare finisce per ostacolare la comunicazione.
    Quello che voglio dire però è che un’opera non deve per forza usare un italiano puro, l’importante è che comunichi ciò che vuole alle persone cui lo vuole comunicare (lettori ideali). Per farlo, un linguaggi semplice o addirittura dialettale potrebbe essere necessario. È normale, comunque, che oggi uno consideri complesso anche un Verga, senza andare a disturbare Proust, perché la lingua è cambiata, poco da farci. Forse le opere che a loro tempo erano semplici andrebbero “tradotte” in italiano contemporaneo, per mantenere costante il loro l’effetto, come ha fatto Eco con I Promessi Sposi e Busi con il Decamerone.

    4. Rapidità!
    Stamattina ho letto la seconda lezione americana di Calvino, e si parlava appunto della rapidità. Calvino spiega che non è la rapidità (che si può intendere anche come sintesi) superiore alla lentezza (intesa invece anche come digressione), ma pure riconosce che il valore da portare nel nuovo millennio (il nostro millennio) è la rapidità, perché il mondo va sempre più veloce.
    Come legge il lettore oggi? Legge a bocconi, salta righe, salta paragrafi, vuole capire il generico e non il dettaglio, vuole l’informazione isolata e non il sistema di informazioni. Questo capita soprattutto con i saggi di studio, meno con i romanzi, ma succede anche lì.
    Forse è anche una questione di stress. In un solo anno riceviamo più informazioni di quante un uomo antico ne riceveva in tutta la vita. Riceviamo informazioni dai libri, dalla TV, da internet; soprattutto da internet: lì ogni giorno troviamo valanghe di informazioni. Allora ci sembra sempre di sapere tanto, anche quando non sappiamo nulla; oppure vogliamo sapere sempre di più, ma le informazioni proposte sono troppe per essere analizzate singolarmente, e così prendiamo bocconi che finiscono per non dirci niente in quanto decontestualizzati.
    Ma questo è un problema? Non lo so neppure io. Ricevere tante informazioni ci fa evolvere sempre più velocemente. Di contro, non sempre riusciamo a gestire tutte queste informazioni, e a volte si crea solo confusione tra le fonti.
    È stato scoperto che più si allunga la vita media, più aumentano i casi di demenza e follia: si pensa che ciò accada semplicemente perché l’essere umano non è “programmato” per vivere così a lungo, dovrebbe morire prima. Allora domando: il nostro cervello è programmato per gestire tutte le informazioni che gli arrivano oggi?
    Forse no, ed è per questo che si è abituato a leggere in modo diverso.
    So che c’è tanta gente che si lamenta e combatte perché i lettori tornino a leggere con la lentezza di un tempo, assaporando pian piani tutte le informazioni, prendendosi il tempo che serve per capire bene tutto… Ma secondo me sono tutte sciocchezze. Non è una sciocchezza leggere “bene”, cercando di capire tutto e non prendendo l’informazione sparsa; la sciocchezza è credere che sia possibile cambiare il modo di leggere di una società.
    Un tempo la gente leggeva solo ad alta voce (e così capiva meglio). Poi la gente ha iniziato a leggere in totale solitudine, in silenzio, e non aveva senso obbligarla a leggere ad alta voce,non l’avrebbe mai più fatto perché se ne vergognava. La gente leggeva piano, ora legge veloce, e non c’è nulla che sia possibile fare per invertire il processo. Così si è abituata a leggere e così leggerà. Pretendere di cambiare ciò è come pensare che sia possibile far cambiare a tutti il modo di impugnare la forchetta: non cambierà perché ormai sono abituati a impugnarla così. Il metodo di lettura, poi, è una cosa sociale, e i singoli e i piccoli gruppi non possono nulla.

  8. Francesca
    27 agosto 2014 alle 17:58 Rispondi

    E’ fin troppo facile per me apprezzare questo post, quindi la faccio breve per non “sbrodolarmi” :P . Sono una lettrice di spessore al 100%, anche grazie alla famiglia in cui sono cresciuta. Per me l’aspetto ludico e lo “spessore” sono la stessa cosa. Se un libro è stato creato per non dire niente di particolarmente incisivo, non mi diverto nemmeno un pochino, quindi perchè leggerlo?
    Tutti i classici che conosco “di persona” sono scritti incredibilmente bene. Ho le mie preferenze, quindi alcuni mi piacciono più di altri, ma preferisco dedicare mesi alla lettura di un classico che “divorare” un libricino qualunque alla settimana. Poi, d’altra parte, sono molto curiosa nei confronti delle novità, e spero sempre, con un po’ di fortuna, di scovare qua e là tra i libri “senza reputazione” la stessa tecnica, la stessa forza e lo stesso ingegno che ho trovato nei miei classici preferiti, in aggiunta al timbro dell’epoca contemporanea :) quindi cerco di dividermi equamente tra classici e “non”.

    • Daniele Imperi
      28 agosto 2014 alle 19:41 Rispondi

      Io ora mi faccio un programma di lettura per mettermi in pari con i libri di spessore non ancora letti.

  9. Grazia Gironella
    27 agosto 2014 alle 18:08 Rispondi

    Sono una lettrice mista, che più mista non si può. Può piacermi Twilight come Moby Dick, a seconda del momento. Mi piace scoprire nuovi generi e cambiare, senza fissarmi su un autore o l’altro. L’abitudine alla frettolosità è un vero problema in molti contesti, ma devo dire che leggendo non mi disturba tanto. Non cerco testi che mi obblighino a rileggere dieci volte un passaggio per capirlo, questo no; ma non mi spavento per la mole del libro o per il linguaggio arcaico. Unica condizione: devo stare bene mentre leggo, non sentirmi in dovere di arrivare in fondo. Per questo inserisco classici qua e là, ma solo se mi ispirano.

    • Daniele Imperi
      28 agosto 2014 alle 19:43 Rispondi

      Anche io leggo romanzi leggeri ogni tanto, giusto per riprendere fiato :)

  10. Ivano Landi
    27 agosto 2014 alle 18:40 Rispondi

    Mi reputo un lettore abbastanza forte. Alcuni dei libri che hai citato li ho letti per intero: Le metamorfosi di Ovidio, L’Odissea, L’Orlando Furioso. Inoltre ho letto le 3300 pagine della Ricerca di Proust, le oltre 1000 pagine dell’Arcobaleno della gravità di Pynchon (che fanno sembrare l’Odissea una passeggiata). Anche adesso sono impegnato nella lettura di un libro (un vero capolavoro!) di quasi 900 pagine: Il cardellino di Donna Tartt.

    • Daniele Imperi
      28 agosto 2014 alle 19:45 Rispondi

      Io a settembre attacco Gargantua e Pantagruele. E ora mi sto leggendo il De Bello Gallico, una bella lettura davvero.

  11. HenryKing17
    27 agosto 2014 alle 19:02 Rispondi

    Io credo che andrà sempre più il fantasy e il sci-fi, sia romanzi che racconti o raccolte. L’horror e il thriller che stiamo già vivendo ci allontanerà da quei generi? Può darsi, non è così per i film, comunque, dove questi due generi vanno alla grande. E i film veicolano bene l’editoria. Arrivo solo adesso a leggere Dick, per esempio, grazie a Blade Runner e Ridley Scott. La vedo meglio invece per il futuro distopico o al limite la fantapolitica, che è forse l’unica a darci speranza. I soliti big continueranno a vendere ad occhi chiusi, ma le frontiere che si aprono ai nuovi scrittori, col self-publishing ed il web, cambieranno e non poco il campo dell’editoria, così come è avvenuto con l’MP3 e la musica. Questo forse tra qualche decennio, non so.

    Il XXI secolo, in fondo, è appena iniziato, come è da poco iniziata una decente diffusione di e-book ed e-pub, ma credo che tra un po’ il cartaceo prenderà la via che ha imboccato il vinile nel panorama della musica. Per collezionisti, se non per intenditori.
    E cosa si leggerà dipenderà sempre più dai click e dai mi piace che da quello che dice il libraio oppure il professore. I canali cambiano rapidamente come i veicoli di marketing (tipo la diffusione dei film in streaming o dei videogiochi), ma confido molto nei blog come questo, che stimolano la lettura e la scrittura e sono il “circolo letterario” che preferisco.

    • LiveALive
      27 agosto 2014 alle 21:16 Rispondi

      Per la diffusione del fantastico, spero di no perché proprio non mi va giù XD low fantasy al massimo, quello riesco ancora a godermelo…
      Però ammetto che è una idea coerente. Bisogna dire anche però che i generi come lo intendiamo noi (e non come li intendeva Croce) sono relativamente recenti, quindi è anche difficile prevedere la loro evoluzione. Per esempio: il romance ha ancora il primato di genere? Qualche anno fa metà delle letture erano romance, ma certi dati cambiano in un lampo…

      In un altro articolo avevo consigliato di andare sul blog di Giulio Mozzi a leggere il suo articolo sugli ebook, che è il più lucido che ho letto finora.
      Le macchine hanno sostituito le carrozze perché le carrozze non avevano alcuna caratteristica che permettesse loro di sopravvivere. L’invenzione dell’auto però non ha cancellato la bici, appunto perché la bici ha caratteristiche ulteriori che l’hanno giustificata anche in un mondo con un mezzo singolo più veloce.
      Ora, la relazione tra cartaceo e digitale è più simile a quella che c’è tra auto e carrozza, o a quella che c’è tra auto e bici?
      Non credo che il cartaceo diventerà un oggetto per appassionati intenditori. La cosa, in verità, mi farebbe molto contento, perché ciò vorrebbe dire, per una buona volta, produrre carta di qualità, spessa, lucida, con la copertina in pelle e le rifiniture un oro, non libri con la copertina in cartone che si stacca…
      Però, dicevo, non credo sarà così. Credo più sensato che il mercato troverà un nuovo equilibrio a seconda delle esigenze. Per esempio, pare che la gente preferisca leggere romanzi in digitale, ma saggistica in cartaceo (io sono il contrario: tanti saggi in digitale, ma romanzi solo in cartaceo… Mi dicono che sono anomalo…).

      Tu hai fiducia nei blog come questo. Io, in tutta sincerità, no… Certo, il “feedback” dei lettori è fondamentale, nel digitale ancor di più visto che ora non c’è solo il libro in vetrina ma anche le stelline sotto… Però non credo che il mercato digitale sarà davvero diverso da quello cartaceo. Gli editori continueranno a fare pubblicità ancora più spinta (ultimamente ho visto tanti banner che pubblicizzano libri che non avevo mai sentito….), la gente continuerà a comprare seguendo le mode, le recensioni si equilibreranno a vicenda nella maggior parte dei casi, e quando ciò non accadrà gli editori, per concorrenza, si faranno recensioni false a vicenda. Alla fine non cambierà niente, e in sincerità, non è che della cosa mi freghi più di tanto: tanto io so lo stesso cosa comprare.

      • Salvatore
        27 agosto 2014 alle 22:13 Rispondi

        Personalmente è un anno ormai che leggo prevalentemente ebook, in qualsiasi formato siano. Eppure sono tornato molto volentieri alla carta… Sottolineo il “molto volentieri”. Il motivo? Non lo so. Mi ci trovo meglio. Per fare un esempio, su un dispositivo elettronico (pur di buona qualità come l’iPad) riesco a leggere solo una decina di pagine prima di stancarmi. Con la carta, invece, arrivo a leggerne anche sessanta prima di alzare gli occhi. Un caso? Eppure l’iPad è retro illuminato. Eppure l’iPad mi permette di ingrandire o ridurre il carattere. Eppure l’iPad ha una ottima grafica e un ottima risoluzione. Ma con la carta mi trovo meglio. Finora gli unici due vantaggi che trovo notevoli del digitale sono la possibilità di portarsi dietro un’intera libreria in pochi grammi (fatto non da poco) e il poter leggere a letto la notte senza accendere lampadine. Tuttavia la carta, per me, rimane LA carta. Forse semplicemente appartengo a un’altra generazione…

        • Daniele Imperi
          28 agosto 2014 alle 19:51 Rispondi

          Anche io appartengo a un’altra generazione e mi trovo meglio a leggere su carta.

    • Daniele Imperi
      28 agosto 2014 alle 19:47 Rispondi

      Insomma hai delineato il futuro della lettura :D

  12. Maria Grazia
    27 agosto 2014 alle 23:01 Rispondi

    Ehi, ehi! Non ci spieghi l’affermazione finale sulla liberta’?

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:06 Rispondi

      Oggi siamo schiavi della tecnologia e degli intrattenimenti di cui potremmo fare a meno.

  13. HenryKing17
    28 agosto 2014 alle 09:42 Rispondi

    Ciao LiveALive. Interessanti le tue considerazioni. I blog come questo di Daniele mi piacciono proprio per questo. Trovi persone (come te, come altri) che hanno la tua stessa passione e comunicano scrivendo. Poi ci sono i link, i riferimenti, le esperienze e tu leggi e scrivi. Il confronto è reale, più reale del parlato e più “meditato”.

    Relativamente ai generi, rispondevo solo alla domanda in grassetto del post. (Che lettori siamo noi…, intendendola come una proiezione futura di un incerto presente). Ognuno ha la sua fondata opinione o passione al riguardo, mutevole come è la vita, mi auguro. Affrontarne di nuovi mi aiuta a cambiare punto di vista. Mi piace tuffarmi nell’ignoto. In questo periodo ne sento quasi il bisogno.

    Viviamo all’insegna della mobilità. PC e Laptop, continuando il trend degli ultimi anni, mi sa che tra qualche anno faranno la fine del vinile e costeranno molto di più, perché saranno acquistati solo da utenti “professionali”. Io uso un PC e un phablet, con telefono integrato ed uno schermo di 5,5 pollici. I libri si leggono benissimo e con la funzione di dizionario, traduzione e ricerca sul web, non devo portarmi dietro i pesanti libroni, senza i quali non leggo neanche la ricetta della pasta, per intendersi. Quindi per me è un’enorme comodità, tutto in uno, oltre all’aspetto ecologico della cosa.

    Quando sono in trasferta, ci scrivo anche in cloud, così poi rivedo la cosa dalla scrivania, con calma. La tastierina non è un gran che, ma il riconoscimento vocale funziona alla grande. Certa gente mi guarda strano, quando parlo da solo…. Guarderò se esiste una tastierina Bluetooth da collegare, che non sarebbe forse male. Il punto è che quando entri nel digitale mobile, ne diventi anche schiavo. Il PC lo puoi upgradare, cambi processore, ram, schede ecc., il mobile praticamente no, lo cambi. Ma poi subentra il problema della sincronizzazione, della rubrica, dei file, a cui cloud e sync trovano parziale rimedio. La carta, da questo punto di vista, è decisamente più affidabile, anche per scrivere, meno pratica ma molto più romantica e affidabile. Almeno non si scarica mai :-)

  14. Silvio Pezza
    28 agosto 2014 alle 10:17 Rispondi

    Monumentale post di ” LiveALive” del 27 08 h. 15.40 :

    illuminante, condivido totalmente.
    Un ringraziamento anche a Daniele per la scelta dei temi che riescono a mantenere costante l’interesse e altissima la qualità del blog.

    • LiveALive
      28 agosto 2014 alle 13:14 Rispondi

      Non credevo che qualcuno lo avrebbe letto per intero XD grazie.

    • Daniele Imperi
      28 agosto 2014 alle 19:53 Rispondi

      A LiveALive rispondo al ritorno ché da cellulare non riesco a leggere il suo super commento :)
      Grazie a te per seguire il blog ;)

      • LiveALive
        28 agosto 2014 alle 20:14 Rispondi

        Non ti si vedeva da lunedì, iniziavo a preoccuparmi XD

        • Daniele Imperi
          31 agosto 2014 alle 20:07 Rispondi

          Beh, essendo pieno agosto si presuppone che qualcuno stacchi e migri in altri lidi :)

  15. Ferruccio
    28 agosto 2014 alle 14:19 Rispondi

    Per conto mio il problema è che oggi ci sono troppe cose che possono bypassare la voglia di leggere. Oggi tutti viaggiano, tutti vedono cose che solo cinquant’anni fa si potevano conoscere attraverso i libri. Tutti hanno gli strumenti e la possibilità di crearsi hobby. Il cinema, la fotografia, la possibilità di cimentarsi in forme d’arte fino a qualche anno fa a portata solo di qualche elite non favoriscono affatto la lettura.
    Ricordiamo che leggere per la maggior parte delle persone è un passatempo

  16. Ferruccio
    28 agosto 2014 alle 14:23 Rispondi

    Per chiudere direi che ormai sono solo un lettore di professione, leggo per imparare qualcosa e per migliorare la mia scrittura

  17. Ferruccio
    28 agosto 2014 alle 14:31 Rispondi

    Avevo inteso male il post, scusami

  18. Kinsy
    30 agosto 2014 alle 09:07 Rispondi

    Io ho difficilmente accesso a librerie con migliaia di titoli. Le librerie più vicine a casa mia (la più vicina è dista 30 chilometri) contengono solo qualche centinaio di titoli e mi è davvero difficile accedere a titoli di spessore, perché, ovviamente, questi librai preferiscono rivolgersi ad un target più commerciale. Certo, si può ordinare un titolo, ma il problema è che non è facile scovare libri interessanti senza poter accedere ad una libreria dove scovarli.

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:10 Rispondi

      Io ormai mi servo su Amazon da anni.

      • Kinsy
        2 settembre 2014 alle 16:48 Rispondi

        Si, ma devi per forza già conoscere titoli che ti aggradano!

  19. Mara Dall'Asen
    2 settembre 2014 alle 09:53 Rispondi

    Interessante discussione, forse è solo che purtroppo per noi i tempi cambiano e si evolvono, la cultura si modifica e non sempre nella direzione che a noi sembra più ovvia. Far leggere alle giovani generazioni i libri che avete citato voi è dura. Io ho due figli (25 e 20 anni), una casa piena di classici della letteratura, e ne ho letti molti, però non riesco a farli aprire da loro. Noi siamo cresciuti nell’era del libro, era un mondo nuovo che si apriva, era l’unico metodo per viaggiare o volare con la fantasia, adesso ci sono tante altre cose di presa più immediata e se vogliamo superficiale. Si vive di sms, post su twitter o facebook, frasi estrapolate da grandi libri senza sapere la loro collocazione, il loro peso all’interno dell’opera. Secondo me scrivere oggi vuol dire cercare di mitigare le due cose, cercare di essere vicini al nuovo mondo e buttare qua e là qualche amo che possa incuriosire ad approfondire. Poi si scrive quello che si sente più vicino al proprio modo di essere, la vendita del libro è tutto un altro affare. Leggere resta comunque un intrattenimento per la maggior parte dei lettori, me compresa. Ciao Mara

    • Daniele Imperi
      2 settembre 2014 alle 10:06 Rispondi

      “Si vive di sms, post su twitter o facebook, frasi estrapolate da grandi libri senza sapere la loro collocazione”: ecco il male di oggi :)

  20. Mara Dall'Asen
    2 settembre 2014 alle 10:16 Rispondi

    Non è detto che sia un male se riesce a scardinare l’apatia e incuriosire, ma forse sono un’inguaribile romantica e visionaria!
    Anche se voglio spendere una lancia a favore di chi non legge, proprio per cercare di capire. Escludiamo i grandi classici che andrebbero letti fosse anche solo per capire che l’introspezione è fondamentale e che ci sono temi di così grande respiro che devono essere affrontati. Nel panorama dei libri attuale non mi ritrovo più neanche io, forse non so scegliere tra le migliaia di libri, ma troppo spesso trovo libri lugubri, incentrati su storie tristissime, senza un minimo di speranza. Tanto per dire alcuni lettori del mio libro mi hanno detto che sino alla fine si aspettavano che venisse qualche accidenti alla protagonista. Anche attraverso i libri stiamo togliendo la speranza, ci sono solo due categorie: i libri serissimi e tristissimi oppure romance o erotici abbastanza idioti e irreali. Io scrivendo vorrei pormi in mezzo, raccontare la vita con i suoi alti e bassi ma sempre col sorriso e le cose finiscono anche bene. Adesso ne siete certi… sono un romantica visionaria! ciao Mara

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