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Alla ricerca del lettore ideale

Lettore ideale

In ogni campo i professionisti consigliano di conoscere sempre il proprio pubblico prima di creare contenuti. Bisogna avere in mente un lettore di riferimento, altrimenti è impossibile o comunque difficile e anche infruttuoso scrivere buoni contenuti per il blog o i social media.

Anche nella scrittura creativa è così? Questo post nasce da una mia riflessione dopo la lettura dellʼarticolo di Salvatore “Chi sono i vostri lettori ideali?” Una domanda che non mi ero mai posto, ma che mi ha fatto pensare.

A dire la verità, io non ho mai pensato a un lettore ideale. A me vengono in mente storie e le scrivo. Basta. Magari sbaglio, ma è sempre stato così. Se dovessi dire quale potrebbe essere il lettore ideale del mio romanzo in preparazione “P.U.”, non saprei rispondere. Non ne ho idea.

La storia è ascrivibile al genere fantastico, ma con Tolkien non cʼentra nulla. Ha a che fare con un pubblico che ha apprezzato Lʼatlante delle nuvole, però. Anche se sono ben lontano da David Mitchell, potrebbe essere quello il lettore ideale, ma è un pubblico di cui non conosco nulla.

Il lettore ideale appartiene al genere letterario?

Sì e no, risponderei. In alcuni casi è ovvio che sia così. Se scriviamo romanzi rosa per gli Harmony, chi mai sarà il nostro lettore ideale? Un camionista? Un tifoso accanito da stadio? Quella collana ha precise lettrici.

È vero che ogni genere narrativo ha il suo pubblico di fedeli, ma esistono anche i lettori casuali: quindi possiamo trovare un camionista che legge Harmony.

Ci sono poi quei generi che accolgono un gran fetta di pubblico, come per esempio alcuni thriller e polizieschi. O anche la cosiddetta letteratura mainstream. Se scriviamo questo genere di storie, quale sarà il nostro lettore ideale? Può essere chiunque, da un quattordicenne a un novantenne, uomo o donna, di qualsiasi classe sociale.

Quando il lettore viene prima della storia

In alcuni casi esistono dei lettori specifici a cui dobbiamo fare riferimento. Non è il genere narrativo a definirli, né i gusti letterari. Ma è la loro età.

Scrivere storie per bambini implica alcuni accorgimenti, precise tecniche narrative, un linguaggio adatto e tematiche “digeribili” per un pubblico di minori. Se vogliamo scrivere romanzi per bambini, allora dobbiamo guardare a un preciso lettore ideale.

Il pubblico viene prima della storia. Non possiamo fare altrimenti, perché è quel pubblico che condizionerà la nostra storia, lʼargomento da trattare, lo stile di scrittura da usare.

Salvatore ha parlato di caratteristiche atipiche, menzionando alcuni libri pubblicati dai VIP. Io non le chiamerei atipiche, ma parlerei proprio di un preciso pubblico di riferimento, come quello che può comprarsi (e leggere!) le barzellette di Totti o i libri di Fede o quelli scritti da qualche presentatrice.

Anche questi sono lettori che vengono prima dellʼopera letteraria: abbiamo centrato un pubblico di lettori che potrà apprezzare il libro e sappiamo quindi cosa piace a quei lettori, cosa si aspettano di leggere. Spazzatura, certo, ma se a loro piace, chi siamo noi per impedirne la lettura?

Le caratteristiche del lettore ideale

Io, quindi, ridurrei a tre le caratteristiche del pubblico ideale di un libro:

  1. età
  2. sesso
  3. numero di libri letti all’anno

Ci sono libri che possono essere apprezzati da un pubblico che appartiene a tutte e tre le categorie. Un giallo di Camilleri è letto da uomini e donne, da gente di ogni età e che legge anche un solo libro allʼanno. Possiamo fare lo stesso discorso con qualche romanzo di Stephen King.

Esiste però una quarta categoria, che non tiene conto della quantità di anni o di libri letti in un anno. Ma di gusti letterari, di passione per libri diversi dal solito. Sono i lettori forti, ma la loro forza sta nella diversità di letture, nella varietà della loro biblioteca, nella ricerca di ciò che si discosta dal consueto nel panorama editoriale.

Il lupo della steppa di Hesse, Lui è tornato di Vermes, De bello Gallico di Cesare, 1Q84 di Murakami (come pronunciate, a proposito, quel titolo? Io “millequottantaquattro”), Perdido Street Station di Miéville non sono assolutamente libri per tutti. Non dico che siano difficili – non lo sono – ma sono particolari.

Ne ho presi cinque a caso, ma a me sono sembrate letture differenti dal solito, con tematiche che non troviamo spesso nei libri, con approcci personali sia al tema trattato sia al genere letterario.

Come facciamo a scrivere un libro che possa accogliere un pubblico così?

Per chi scriviamo?

Non so per scrivo io. Ho detto che mi piacerebbe scrivere libri per bambini e ragazzi, ma prima devo leggerne tanti e provare a scriverli. Nel frattempo scrivo per un lettore ideale, sì, ne ho in mente uno solo e tanto mi basta.

Scrivo per me stesso.

Io sono il mio lettore ideale. Non riesco a immaginarne un altro, non posso farlo e, forse, neanche voglio. Il motivo non è supponenza, non sono il tipo, il motivo è che voglio rivolgermi a chi vuole trovare nella lettura e nei libri ciò che voglio trovare anche io.

Non dicono in molti che bisogna scrivere ciò che ci piacerebbe leggere? E allora per quale lettore scrivere se non per se stessi?

Voi avete una risposta migliore?

32 Commenti

  1. LiveALive
    30 aprile 2015 alle 07:36 Rispondi

    Ci sono lunghe discussioni sullo scrivere per sé stessi… Certo ognuno filtra il Mondo a modo suo, ognuno si rifà al suo modo di percepire nella lettura, è normale. Ma nessuno scrive i libri per leggerseli da solo. Un libro è un atto comunicativo, è come una lettera: scriviamo affinché qualcun altro santa ciò che vogliamo far sentire. Ciò vuol dire anche che il testo dovrebbe essere costruito su di lui. Certo però un libro è anche un atto estetico, e chi rinnegherebbe il proprio ideale di bellezza solo per rimettersi a quello altrui? È normale voler scrivere qualcosa che paia bello a noi, anche se non siamo proprio noi a doverlo leggere. In questo caso non scriviamo per noi, ma per coloro che hanno un gusto simile al nostro – e speriamo ci sia qualcuno.

    Detto questo, considera che il lettore ideale può essere un gruppo di persone (i generi si fondano sulle aspettative dei loro lettori, fondate a loro volta sulle prime ricorrenze), una persona sola (Stephen King scrive pensando a sua moglie) o anche una persona inesistente (Joyce ha scritto il Finnegans Wake per una persona affetta da una insonnia ideale, eterna).

    • Daniele Imperi
      30 aprile 2015 alle 12:49 Rispondi

      Sì, in genere si intende altro per scrivere per se stessi. Non intendevo comunque scrivere libri per leggerseli da solo.
      Un po’, credo, il mio post ricalca il metodo di Stephen King, anche se non so perché lui scriva pensando a sua moglie.

  2. Banshee Miller
    30 aprile 2015 alle 07:48 Rispondi

    Assolutamente no! Nessuna risposta migliore. Si scrive per se stessi, si scrive quello che piacerebbe leggere. Si pensa “bello questo libro, bello anche quello, però…lì poteva essere un po’ più così, e là un po’ più cosà, aspetta un po’ che adesso ne scrivo uno io come si deve”. Credo che scrivere sia riscrivere sempre meglio la storia che vorremmo leggere, lo ha detto anche qualcuno, non ricordo chi.

    • LiveALive
      30 aprile 2015 alle 12:42 Rispondi

      C’è questa idea che il voler “far meglio” sia il principale motivo per cui si continua a creare. In realtà io continuo a credere che non sia l’unico stimolo: soprattutto nel Novecento c’è non solo la volontà di “fare meglio” ma anche, semplicemente, di “fare diverso”. Poi uno può avere anche motivazioni diverse, non so quante motivazioni creative ci possano essere… ci si può scrivere un post.

      • Daniele Imperi
        30 aprile 2015 alle 12:51 Rispondi

        Neanche per me questo è uno stimolo. Non voglio scrivere per dimnostrare di fare meglio. Forse fare diverso è migliore come concetto. Per il post vedremo :)

    • Daniele Imperi
      30 aprile 2015 alle 12:50 Rispondi

      Non ho sentito quella frase. Si scrive ciò che vorremmo leggere, dicono un po’ tutti, che suona come scrivere per se stessi, in fondo.

  3. ombretta
    30 aprile 2015 alle 08:18 Rispondi

    Scrivo un po’ per me stessa e un po’ per un pubblico ideale. L’idea che altri possano apprezzare le mie parole mi porta inequivocabilmente a scrivere anche per loro. In ogni cosa che scrivo c’è molto di me, e per me! Non potrebbe essere diversamente.

    • Daniele Imperi
      30 aprile 2015 alle 12:52 Rispondi

      Ciao Ombretta, benvenuta nel blog.
      Qual è, però, questo pubblico ideale? Come lo idealizzi?

      • ombretta
        30 aprile 2015 alle 13:21 Rispondi

        Grazie del benvenuto! Il pubblico a cui mi riferisco nel mio fantasy (non ancora pubblicato) è quello di una fascia d’età giovane, quindi ho evitato di scrivere situazioni troppo seriose che potrebbero stancare il lettore, ma non mento mai e scrivo solo cose che condivido. Non so ancora se è una strategia, se così la voglio chiamare, che funzioni.

        • Daniele Imperi
          30 aprile 2015 alle 13:26 Rispondi

          Il pubblico di riferimento è importante. Se scrivi per bambini, per esempio, ci sono dei “paletti” da rispettare, se vogliamo chiamarli così. Immagino anche per romanzi per giovani.

  4. Ivano Landi
    30 aprile 2015 alle 08:56 Rispondi

    Neanche io scrivo per qualcuno diverso da me stesso, ma non lo considero solipsismo. LIVEALIVE ha espresso il concetto alla perfezione: si spera nell’esistenza di un pubblico di simili, con gusti affini ai nostri.

    • Daniele Imperi
      30 aprile 2015 alle 12:53 Rispondi

      Un pubblico fatto da tante copie di noi stessi?

      • Ivano Landi
        30 aprile 2015 alle 19:47 Rispondi

        No, di gente che, come noi, trovano in ciò che scriviamo quello che vorrebbero leggere.

  5. Salvatore
    30 aprile 2015 alle 09:25 Rispondi

    A distanza di tempo, da quando ho scritto quel post, non so ancora darmi una risposta. Quando scrivo, penso a me stesso; ma se dovessi delineare le caratteristiche di un possibile pubblico… non ci riesco. Ieri sera sono andato alla presentazione dell’ultimo libro di Irvine Welsh. Si trovava a Torino e sono andato a conoscerlo. Al di là di tutto, l’impressione che mi ha fatto è che quando ha scritto “Trainspotting” un’idea precisa del pubblico a cui potesse piacere quel libro ce l’aveva. Altro discorso è chiedersi: ma se avesse saputo che il suo libro non poteva piacere a nessuno, o a nessuno di preciso, lo avrebbe scritto lo stesso? la risposta probabile è: sì, lo avrebbe scritto lo stesso. Questo è frutto della mia sensazione, del mio intuito; Irvine non ha risposto a nessuna domanda specifica al riguardo.

    • Daniele Imperi
      30 aprile 2015 alle 12:54 Rispondi

      Neanche io infatti riesco a visualizzare un pubblico. In alcuni casi magari è possibile, se stai scrivendo un romanzo per ragazzi come i tanti che vanno di moda oggi o uno sui vampiri, ma altrimenti non è facile.
      Potevi fargliela quella domanda, no? :)

  6. Chiara
    30 aprile 2015 alle 13:36 Rispondi

    La riflessione a proposito del lettore ideale è arrivata dopo aver iniziato la stesura del romanzo, come conseguenza della forma che stava assumendo man mano che scrivevo. Dal momento che la storia è “mainstream”, anche il target lo sarà, almeno per quel che riguarda il genere, in quanto penso che possa interessare indifferentemente uomini e donne. Non credo che gli adolescenti o gli anziani potrebbero “schifare” il mio romanzo, però lo vedo più vicino alla sensibilità della mia generazione, penso possa piacere prevalentemente a un target di età compresa fra i 20 e i 45 anni, che è comunque molto ampio. :)

    • Daniele Imperi
      30 aprile 2015 alle 13:40 Rispondi

      Il mainstream credo interessi una bella fetta di lettori. Poi dipende dalla storia, ma se la tua si basa su protagonisti della tua età, allora forse è più facile che sarà apprezzata da quelli.

  7. Tenar
    30 aprile 2015 alle 14:06 Rispondi

    Secondo me il concetto di “lettore ideale” è sottilmente diverso da quello del “target di riferimento”. L’idea del lettore ideale serve più che altro al lettore per mettersi dall’altra parte e valutare la chiarezza, l’incisività e l’impatto emotivo di ciò che scrive. Quello che scrivo deve piacere in primis a me (se no che scrivo a fare), questo implica un target di riferimento preciso (fascia d’età, livello culturale, generi di riferimenti). Però io ho anche bisogno di focalizzare una persona precisa (o più di una) e pensare di scrivere per lei. Lo scritto cambia solo sottilmente, ma cambia. Se poi questa persona è reale la coinvolgo, le faccio leggere i capitoli, imponendomi così anche un ritmo di marcia.
    Ad esempio se pensassi a un racconto “per Daniele” lo renderei asciutto, con la psicologia dei personaggi più implicita che esplicita, metterei molta cura per i particolari anche tecnici nelle descrizioni e starei attenta al ritmo. Se pensassi, invece, allo stesso racconto “per Chiara di Appunti a Margine” renderei più esplicita l’evoluzione psicologica dei personaggi, tenderei a usare una prosa meno asciutta. Magari poi il racconto 1 piace a Chiara e non a Daniele e viceversa, ma l’immaginare un lettore ideale intanto mi ha aiutato in alcune scelte tecniche.

    • Daniele Imperi
      30 aprile 2015 alle 14:12 Rispondi

      Sì, hai ragione. Il pubblico di riferimento possono essere i bambini, gli amanti del fantasy, delle storie horror, dei gialli, ecc. Ma ognuno di quei generi presenta tante sfaccettature, apprezzate da altrettanti lettori. I lettori ideali.
      Non avevo pensato a età, cultura e generi, ma è così.
      Beh, vedo che hai azzeccato in pieno i miei gusti :D
      Anche se non ho ben presente cosa intendi con “prosa asciutta”.

  8. Grazia Gironella
    1 maggio 2015 alle 22:52 Rispondi

    Non credo di avere mai la sensazione di scrivere soltanto per me stessa. Penso di immaginare mentre pianifico la storia il tipo di persona cui può piacere, senza esserne consapevole, perché poi in alcuni punti critici mi trovo a dire: no, questo non è adatto. Da questo mi accorgo che un’idea del lettore dentro di me c’è, anche se non proprio visualizzata, basata più o meno sulle stesse caratteristiche che nomini: età, sesso e genere preferito di letture.

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2015 alle 07:31 Rispondi

      Quando pianifico, io immagino solo la storia, invece. E che succede quando scopri che quel qualcosa non è adatto?

      • Grazia Gironella
        4 maggio 2015 alle 10:51 Rispondi

        Vedo se posso esprimerlo in un modo diverso senza snaturarlo, ed è quasi sempre così. Non scrivo scene disturbanti, perciò di solito si tratta solo di cambiare registro di linguaggio..

  9. Veronica
    3 maggio 2015 alle 04:10 Rispondi

    Ultimamente ho letto molti dei tuoi post e credo che ad un certo punto sia giusto uscire dall’ombra , specialmente quando ormai è chiaro che un blog mi piace molto e che continuerò a seguirlo. Quindi, eccomi qui con il mio primo commento.

    Credo che tu abbia cercato di rispondere ad una domanda che molti scrittori si pongono, seppur declinandola con un diverso e forse più vago “chi mai vorrà leggere quello che scrivo?” che profuma più di paranoia che di vera e propria strategia ma è comunque una questione irrisolta per molti aspiranti scrittori.
    Penso anche una strategia di marketing (perché di questo si tratta), come quella del target di riferimento, applicata ad un processo creativo sia controproducente… la creatività segue le emozioni, il sentire profondo e non può, secondo me, essere incasellata in un semplice (si fa per dire) “scrivo quello che un certo tipo di persona vuole leggere” che può far paura e bloccare un momento creativo anziché favorirlo.
    Tra le altre cose i lettori, seppur in calo drastico, sono tanti e variegati e credo che, a parte alcune eccezioni come quelle che hai citato tu, sia quasi impossibile “targetizzarli” per cui credo sinceramente che la scrittura creativa debba rimanere appunto un processo creativo e che si possa soltanto sperare a posteriori che le persone possa capire e apprezzare il messaggio e l’emozione che volevamo veicolare.

    Scusa per il piccolo papiro, ma l’argomento mi ha presa e non volevo mettere lì due parole tanto per dire “ho commentato” e ho la coscienza pulita.
    A presto leggerci
    Veronica

    p.s. Non prenderla come un fare la maestrina ma riguardo 1Q84 di Murakami la pronuncia è kyuu, che è la traduzione giapponese del numero 9. Gran bel libro per la cronaca.

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2015 alle 10:29 Rispondi

      Ciao Veronica, benvenuta nel blog.
      Anche per me alla fine si può solo sperare che il libro piaccia, senza farsi troppe paranoie.
      Riguardo alla pronuncia di 1Q84, noi dobbiamo pronunciarlo in italiano, altrimenti dovremmo pronunciare in giapponese tutto il titolo, no?

      • Veronica
        4 maggio 2015 alle 21:21 Rispondi

        Grazie del benvenuto.
        Probabile che la pronuncia sia così come dici tu, non sono portatrice di verità assolute. Dopotutto mica potevano tradurlo totalmente in 1984, no?. Troppo Orwelliano. ;)

        A presto

  10. Francesca Lia
    4 maggio 2015 alle 16:47 Rispondi

    Anche io ho sempre scritto senza avere un lettore ideale in mente. Scrivo i libri che vorrei leggere ma non trovo in vendita. Più di recente ho cominciato a chiedermi chi potrebbe apprezzare di più il mio romanzo, per questioni di marketing…e sono arrivata a due categorie di persone che hanno poco in comune. Forse in questo risultato non c’è niente di strano, non è detto che il pubblico di un libro debba essere uniforme. (Per sicurezza, 1Q84 non lo pronuncio per niente :D)

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2015 alle 17:10 Rispondi

      In effetti neanche io trovo in vendita i libri che vorrei scrivere. Meglio così :)
      Credo anche io che il pubblico non sia sempre uniforme, anzi forse non lo è mai. Quando esce un libro, il potenziale pubblico è chiunque, anche se certi generi e certi temi accolgono ovviamente una certa schiera di lettori.

  11. Kinsy
    4 maggio 2015 alle 18:08 Rispondi

    Quando uno scrittore aspira alla pubblicazione non può certo dire che scrive per sé stesso! Anche se poi, se non c’è una necessità interiore di scrivere, indipendentemente dalla presenza o meno di un lettore finale, nessuno scriverebbe.
    Ciò premesso, quando scrivo penso ad un lettore medio, non particolarmente colto, una persona che ama leggere per il piacere di farlo.

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2015 alle 18:16 Rispondi

      Io aspiro alla pubblicazione e scrivo per me stesso :)
      Sul serio, ma ho spiegato il perché: penso a me come lettore ideale, ossia uno con i miei gusti.

  12. von Moltke
    20 giugno 2017 alle 10:29 Rispondi

    Il post è buono, ma la chiusa è semplicemente geniale. Mi ci riconosco come se qualcuno mi avesse letto dentro meglio di come io stesso abbia mai potuto fare.

    • Daniele Imperi
      20 giugno 2017 alle 10:41 Rispondi

      Grazie. Neanche ricordavo più questo post, ma la penso ancora allo stesso modo.

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