Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

La bellezza della letteratura di genere

Letteratura di genere

Un mese fa nel blog di Antonella ho letto della sua passione per la letteratura di genere, che ho anche io. Il post è interessante, perché mette in luce i vari pregi di questi romanzi.

Non credo di aver iniziato a leggere proprio dai romanzi di genere, o forse sì. È passato troppo tempo e quandʼero bambino qualche lettura cʼè stata, ricordo qualche favola, per esempio, ma il via alla lettura assidua è iniziata con un romanzo fantasy.

Quindi posso dire con certezza che sia stata proprio la letteratura di genere a farmi apprezzare la lettura – e a dare il via anche allʼacquisto compulsivo di libri.

Se devo essere sincero, io leggo quasi esclusivamente romanzi di genere. La narrativa non di genere (la chiamo così, perché in realtà la mainstream sarebbe altra cosa) rappresenta nella mia biblioteca soltanto un 9% scarso.

La scelta dellʼargomento

È come andare al mercato. Ci sono i vari banchi di frutta e verdura, di carne e pesce e noi possiamo scegliere il cibo che si adatta alla nostra dieta e ai nostri gusti.

In libreria funziona allo stesso modo. Quando entro, mi fiondo su fantasy e fantascienza, per curiosare sulle ultime uscite, poi gironzolo qui e là fra gli altri argomenti disponibili. La narrativa non di genere neanche la guardo, o capita raramente. La saggistica è un altro reparto che visito spesso, ma qui non siamo nella narrativa.

Ecco, la letteratura di genere ci offre una scelta, ci permette di scegliere la lettura che fa per noi in quel momento. Ci dice subito di cosa potremmo aver bisogno. Il nostro cervello non deve fare alcuno sforzo per capire quel libro, proprio perché sa a quale canone appartiene.

Lʼimmediatezza della storia

Forse il vantaggio maggiore della letteratura di genere è capire immediatamente che tipo di storia leggeremo. Cʼè stato un periodo, per esempio, in cui sentivo il bisogno di leggere fantasy. Anche adesso, quando devo scegliere un libro, la prima cosa a cui penso è proprio il genere letterario, per capire se fa per me in quel momento preciso.

Per ora non ho voglia di leggere fantascienza (ma poi ho iniziato Ancillary Justice), ma neanche il fantasy classico – anche se Limit di Frank Schätzing e Un regno in ombra di China Miéville mi stuzzicano. Ultimamente mi sto buttando su thriller, avventura, noir, o romanzi che definisco “strani” perché ancora non riesco a collocarli in una categoria – PopCo di Scarlett Thomas, bellissimo romanzo e scrittrice geniale, a che genere appartiene?

Però, quando siamo di fronte alla letteratura di genere, sappiamo già cosa ci aspetta. Antonella, nel suo post, parla di una trama ben definita. In questo caso non sono molto dʼaccordo, anche un romanzo non di genere può avere una sua trama, ma di certo non è identificabile allʼistante dal lettore.

Non credo, però, si possa parlare proprio di trama, quanto forse di struttura, che ne dite? Forse in un romanzo di genere il lettore ne riconosce la struttura, sa attraverso quali modalità sarà narrata la storia.

La domanda sulla bocca di tutti

«Sto leggendo un bel romanzo, ora.»

«Che genere è?»

Devo aggiungere qualcosa?

Il senso di appartenenza

Leggere un romanzo di genere ti dà la sensazione di appartenere a un tipo di letteratura e ti sembra anche che quella letteratura appartenga a te. Cʼè una sorta di connubio fra lettore e libro, unʼattrazione che si rafforza sempre di più fino a trasformarsi in simbiosi.

Tu sai che finirai a scegliere e leggere un romanzo di genere. A dire la verità, neanche ti poni il problema, quando vuoi leggere un libro, perché lo vai a prendere fra i generi che hai.

La comunella di lettori

Noi amanti della letteratura di genere facciamo comunella. Siamo un mondo a parte, snobbiamo chi legge roba inclassificabile, per noi è noia allo stato puro. Non riuscirei mai a leggere storie di gente che muore di malattia, di amori distrutti, di problemi adolescenziali.

È vero che da poco ho letto Il seggio vacante della Rowling, che non appartiene appunto a nessun genere. In quel caso è stata unʼeccezione dovuta: volevo vedere come se la sarebbe cavata con un romanzo totalmente diverso dalla saga di Harry Potter e sapevo che mi sarebbe piaciuto, perché mi piace come scrittrice.

Ma per il resto, noi lettori di genere – possiamo chiamarci così? – siamo un grande gruppo, con gusti raffinati e sconfinati – allʼinterno di ogni genere ci sono sottogeneri e contaminazioni e autori diversi e tipologie di storie differenti – siamo una comunella di appassionati con mille argomenti di discussione.

Lo stimolo continuo

Trovo che la letteratura di genere porti il lettore a continui stimoli, proprio perché la trama e la struttura prevedono che qualcosa debba accadere, accade anzi, e che qualcuno debba risolvere i suoi problemi o comunque esaudire i propri desideri.

Cʼè quindi azione. Horror, avventura, western, fantascienza, fantasy, gialli, noir, spionaggio, thriller: sono tutti romanzi dʼazione. Ok, anche il rosa pare sia di genere, giusto? Beh, lì lʼazione è magari confinata a due corpi in continuo avvicinamento.

Questa è, per me, tutta la bellezza della letteratura di genere.

72 Commenti

  1. Banshee Miller
    25 giugno 2015 alle 07:46 Rispondi

    Per quel che mi riguarda leggo di tutto e mi piace tutto. Ma credo che anche un lettore di genere non legga soltanto letteratura di genere. Tu stesso, spesso qui parli di classici, che non sono di genere.
    I generi penso servano molto ai lettori, per capire cosa scegliere, cosa aspettarsi. Servono meno all’autore, che secondo me dovrebbe scrivere la storia che ha in testa, lasciando il compito di stabilire a quale genere appartenga a qualcun altro.
    A parte forse il thriller, la letteratura di genere viene snobbata, mai capito perché. Tu sì?
    Se togliamo alcuni grandi capolavori indiscussi, credo che tra la letteratura di genere, fantasy da ragazzino alle prime armi e poi horror/thriller, abbia trovato i libri più emozionanti che abbia mai letto.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:03 Rispondi

      Nel mio caso, al 91% leggo letteratura di genere :)
      I classici forse non sono di genere e forse sì. Non è vero al 100% che l’autore debba scrivere una storia senza pensare al genere. Per alcuni generi non puoi farlo. Un giallo ha precise caratteristiche: se vuoi scrivere gialli, devi attenerti a certe regole.
      La letteratura di genere viene snobbata da chi pensa che il resto sia letteratura alta, ma per me è solo noiosa.

      • Banshee Miller
        25 giugno 2015 alle 14:32 Rispondi

        Se uno vuol scrivere gialli avrà in mente una storia gialla. Se poi oltrepassa certi paletti del “genere” e la storia non sarà più da considerare gialla, sarà qualcosa d’altro, ma non sarà un problema dell’autore.
        Tutta la letteratura considerata alta è noiosa? No, dai…tra i classici di otto/novecento ci sono moltissimi capolavori assoluti, non credi?

        • Daniele Imperi
          25 giugno 2015 alle 14:40 Rispondi

          I classici a me piacciono, pensavo ti riferissi alle opere attuali non classificabili fra i generi :)

          • LiveALive
            25 giugno 2015 alle 14:50 Rispondi

            Non che cambi tanto guardando il mondo contemporaneo: Stoner non è di genere, così come certe opere di McCarthy, praticamente tutte quelle di Roth, DeLillo, DFW, Pynchon (a meno che non si voglia considerare il postmoderno un genere, ma proprio non ce lo vedo…), buona parte di Auster, Zadie Smith… Eppure sono loro i più grandi autori viventi.

  2. ombretta
    25 giugno 2015 alle 08:18 Rispondi

    Mi piace molto variare le mie letture. Di certo c’è il genere che più mi appassiona (giallo) e quello che non mi interessa (l’erotico), ma non è detto che non lo leggerò mai. E poi ci sono scrittori che non rientrano in un genere ben preciso, o forse sono io che non so classificarli, ma che mi hanno lasciato qualcosa o che mi hanno stupito. Per esempio L’eleganza del riccio, è un semplice romanzo? Mi è piaciuto per il linguaggio, lo stile e la storia.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:04 Rispondi

      Anche per me qualche autore non rientra in generi precisi, ma può essere che non capiamo quali siano.

  3. Serena
    25 giugno 2015 alle 08:23 Rispondi

    Sono talmente d’accordo che non so che altro aggiungere XD Comunque io leggo di tutto, in realtà, e quando scelgo un libro non parto dal genere ma dal tema generale della storia. Sono prevalentemente onnivora (a parte i romance che sono troppo prevedibili per interessarmi).

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:05 Rispondi

      Anche io parto dal tema, se non ho voglia proprio di un genere preciso. Sono onnivoro anche io, eccetto per il rosa e l’erotico.

  4. Ivano Landi
    25 giugno 2015 alle 08:28 Rispondi

    Nella mia libreria domina largamente il mainstream, o non di genere, anche se ho una discreta collezione di erotica, seguita da horror, un po’ di fantascienza e qualche giallo, il genere che ho scoperto più tardi.
    Il primo genere che ho letto è stato però il nero erotico e in particolare la serie di Lady Lust che usciva per la collana “I neri del momento” all’inizio degli anni ’70. Poi l’ho sostituita con i romanzi e le strisce di Modesty Blaise, un po’ più spy e un po’ meno erotica rispetto all’altra.
    La fantascienza mi ha tenuto compagnia, in modo quasi esclusivo, per tre-quattro anni a partire dal 1975. Leggevo molti romanzi e antologie di racconti, mentre nel fumetto amavo anche qui le strisce inglesi, Garth ma soprattutto Dan Dare.
    L’horror è arrivato solo nel 1979 con la lettura di Shining di Stephen King, che allora si intitolava in italiano “Una splendida festa di morte”.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:07 Rispondi

      Sui fumetti non ho proprio gli stessi gusti dei libri, ho letto horror, gialli, fantrscienza. Però non mi attirano fumetti fantasy, mentre mi piace più di tutto il fumetto umoristico d’autore, mentre non leggo quasi per niente romanzi umoristici.

      • LiveALive
        25 giugno 2015 alle 14:31 Rispondi

        Io ti ci vedo a scrivere roba umoristica XD (ma non so perché, istinto…) Provato Tre Uomini in Barca?

        • Daniele Imperi
          25 giugno 2015 alle 14:39 Rispondi

          In realtà nel cassetto ho un noir umoristico, già progettato, 10 capitoli ricavati da un soggetto per fumetti che avevo scritto anni fa. Non ho letto Tre Uomini in Barca, ma ho letto un romanzo di Wodehouse.

  5. Chiara
    25 giugno 2015 alle 08:40 Rispondi

    I generi che apprezzo maggiormente sono il giallo/thriller (colleziono quelli scandinavi) e il romanzo storico. Non ho mai letto nulla di horror e fantascienza, perché proprio non mi attraggono. Da parte mia, sto scrivendo un mainstream, non credo si possa trattare di romanzo di genere anche se riceve diverse influenze. Pertanto, ne sto anche leggendo molti. La trama ovviamente ci deve essere. è come un’impalcatura che regge l’essenza stessa del romanzo. Non mi piacciono gli scrittori che si parlano addosso. La differenza, forse, è che le dinamiche psicologiche intervengono a volte con prepotenza rendendo il conflitto più interno che non esterno. :)

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:09 Rispondi

      Devo ancora leggere qualche giallo scandinavo. Il problema del mainstream, se vogliamo chiamarlo così, è forse proprio quel conflitto interno che non mi attira molto :D

      • LiveALive
        25 giugno 2015 alle 14:34 Rispondi

        Bisogna tenere d’occhio gli scandinavi. La Norvegia, in particolare, è il paese che importa più libri. Lì legge almeno un libro l’anno il 92% delle persone (credo sia di netto la percentuale più alta del mondo; e noi in Italia dovremmo essere intorno al 40…). è vero che è una letteratura molto giovane, incentrata ancora in buona parte su valori tradizionali e sperimentalismi (anche per questo si traduce poco), ma ha tutto il potenziale per fare presto il botto. Prova a vedere Il Mondo di Sofia. Lo stesso autore ha fatto anche un bel libro per ragazzi, Lilli de Libri e la Biblioteca Magica, letto ai tempi delle medie XD

        • Daniele Imperi
          25 giugno 2015 alle 14:45 Rispondi

          Di sperimentale potresti provare Erlend Loe (Naif super), ho letto dei pezzi in lingua. A me è piaciuto Knut Hamsun, un classico norvegese. Mi è piaciuto moltissimo poi Kim Leine (autore danese-norvegese), attuale.

  6. Gloutchov
    25 giugno 2015 alle 08:48 Rispondi

    Soccia che brutto argomento che tocchi! Parlare di genere, online, potrebbe scatentare dibattiti infiniti, liti, guerre, etc etc. Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare (scherzo) quando sui forum si affronta la questione ‘letteratura di genere’.
    Francamente io digerisco male la divisione in ‘genere’ dei romanzi, e più in generale, odio le etichette (e le fascette, ma questa è un’altra storia). Certo, è necessaria per creare una identificazione delle storie, non voglio rischiare di comprare un libro dal titolo ‘delitto in cucina’ pensando che sia un thriller, e ritrovando tra le mie mani un saggio sui peggiori errori culinari fatti nelle cucine dei migliori chef di chissa dove.
    Però chi è che applica queste etichette? No perché tempo fa cercavo un romanzo di una mia amica scrittrice (non roba sconosciuta, eh? E’ edito da Mondadori e distribuito anche all’estero). Lo cercavo in libreria perché non ero potuto andare alla presentazione. Cerca che ti cerca, non si trova. Chiedo alla commessa, e lei dice: è nell’area bambini!
    Bambini? Ma lei scrive noir… certo, i personaggi sono solitamente degli adolescenti ma…
    Mi capite?
    Se non esistessero generi, se i libri fossero disposti in ordine di autore, o di editore, avrei trovato il libro che cercavo in un attimo. E invece…

    • Gloutchov
      25 giugno 2015 alle 08:49 Rispondi

      La prox volta che scrivo un commento, è meglio che lo rilegga con attenzione… Ho fatto di quegli strafalcioni… :-O

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:11 Rispondi

      Mi piace rischiare :D
      Il genere, come dici, identifica una storia, proprio per evitare di fare errori in libreria.
      La disposizione per autore potrebbe essere un’idea, ci pensavo giorni fa: creare una libreria “sui generis” con i libri disposti in ordine alfabetico per autore. Caciara o successo?

  7. LiveALive
    25 giugno 2015 alle 09:33 Rispondi

    Ho sempre difficoltà ha parlare di “letteratura di genere”. Croce diceva che parlare di generi non ha senso, perché ci sono di continuo opere non inquadrabili, che superano di continuo le barriere dei generi, e, alla fine, si volesse creare un sistema di generi preciso, si finirebbe per riconoscere che ogni opera è un genere. Aveva ragione, e che aveva ragione lo vediamo oggi: non più contenti dei generi “ampi”, li stiamo frammentando in una miriade di micro-generi sempre più specifica, sempre più di nicchia, sempre più inutili. A questo punto bisognerebbe capire cos’è la letteratura non-di-genere. La Le Guin dice che siamo tutti scrittori di genere, indistintamente: se vogliamo metterla così, ha ragione, perché potenzialmente qualsiasi opera letteraria può essere forzata dentro un genere. Quella che gli americani chiamano “literary fiction” (che in italiano è la “letteratura”, mentre quella di genere è la “pseudoletteratura”) può essere considerata un genere a parte; oppure le opere che la compongono possono essere assegnate ad altri generi a seconda del loro tema: anche Madame Bovary, volendo, è un romance, anche Anna Karenina, La Strada diventa un post-apocalittico (ma già all’uscita hanno detto che è una classificazione inadeguata), Ariosto va nel genere Fantastico, Calvino nel realismo magico… è facilissimo! La verità è che la divisione in generi sopravvive solo per marketing: si decide di mantenere costanti alcune caratteristiche perché così si fidelizza una fascia di pubblico, pubblico che chiede sempre le stesse cose, che vuole sapere cosa aspettarsi. Più che parlare di “letteratura di genere”, allora, io parlerei di “letteratura pop”, e dall’altra parte metterei “letteratura colta”, non per fare una scala di valori, ma semplicemente perché in musica si fa così. La letteratura pop dovrebbe essere, così, quella che ripete tendenze tradizionali, che si concentra sulla fruizione facile e non impegnativa, che per questo si concentra solo sulla trasmissione della trama, che usa solo poche stravaganze controllate per non sembrare ripetitiva (come fanno generi recenti come il new weird, la cui originalità è solo di superficie, solo di apparenza, mentre i meccanismi che la dominano sono sempre quelli), e, più in generale, dovrebbe essere letteratura pop tutto ciò che usa stilemi particolari con il solo intento di piacere alla massa. In questo “pop” poi possono essere individuate più tendenze, che si rivolgono a varie nicchie, proprio come nella musica. Anche la letteratura colta si rivolge a una nicchia, e anche qui volendo sono individuabili più tendenze (così come anche nella musica colta si può distinguere la musica aleatoria dalla seriale e l’elettronica dalla postminimale eccetera), ma è qualcosa che non rispetta convenzioni, che cerca di inventare nuovi linguaggi, e che richiede una fruizione più impegnativa; è letteratura colta, più in generale, ciò che richiede al fruitore di non applicare i suoi normali schemi di ragionamento e fruizione, ma di adattarli all’opera. Tra letteratura colta e letteratura pop non c’è scala di valori, ho scelto di usare questi termini perché familiari, ma tutto dipende dal destinatario che lo scrittore si sceglie, da come vuole che questo destinatario ragioni, dai tipi di aspettative che dovrebbe avere.
    Piuttosto, bisognerebbe fare attenzione a una cosa: a non chiudere il genere. Quando un genere diventa specifico e finisce per avere troppe caratteristiche ricorrenti (come era successo con la tragedia greca, con l’epica, o con certa poesia lirica) il genere finisce per non potersi più adattare al gusto del tempo, e così muore. Se la poesia epica e tragica è morta, e nel mondo moderno domina il romanzo, è proprio perché quelli erano generi chiusi, mentre il romanzo è aperto, anzi è proprio bastardo: non potendo essere rinchiuso in uno schema rigido, il romanzo ha sempre saputo rinnovarsi e adattarsi ai tempi (tanto che oggi la poesia stessa cerca di liberarsi da ciò che la rende rigida, metrica inclusa – e questo sta causando problemi), e così il romanzo, iniziando nelle retrovie già nel mondo greco (Aristotele non ne parla perché lo riteneva un genere troppo basso), alla fine, nell’Ottocento, è arrivato a dominare. Se però un genere romanzesco diventa rigido, allora non so quanto possa sopravvivere: finisce per essere una questione di mode, generi che nascono e muoiono di continuo a seconda di come tira il vento…
    Personalmente, non mi è mai capitato di cercare libri appartenenti a un genere specifico. Ho letto tutti i libri del Trono di Spade, ho letto il Signore degli Anelli, ma non l’ho mai fatto “perché è fantasy”: l’ho fatto perché mi interessavano quei specifici libri, non il genere. Ugualmente, se ho letto tante biografie, certo è perché mi importava di quei personaggi, non del genere-biografia. Per il resto, il 90% della mia libreria è occupata da classici, e da grandi contemporanei. Prendendo un ripiano a caso, trovo: Auster, McCarthy, Roth, DeLillo, Pynchon, DFW, Saramago. Poi: Morante, Moravia, Pavese, Parise, Fenoglio, Pasolini (questi sono recenti: fin’ora non mi ero interessato al novecento italiano). Poi ci sono anche: Faulkner, Goethe, Cechov, Ariosto. …ecco, questo è un ripiano. Sono autori inseribili in un genere? Lo troverei forzoso (anche McCarthy, che lo buttano dentro il genere “southern gothic”, un genere talmente specifico da essere ridicolo).

    • Serena
      25 giugno 2015 alle 10:22 Rispondi

      Tecnicamente un romance deve finire bene. Se finisce male non è un romance. Anna Karenina e Madame Bovary sorry ma non sono romance XD

      • LiveALive
        25 giugno 2015 alle 11:23 Rispondi

        A dimostrare l’idiozia di certi generi rigidi. Il romance deve finire bene. Così come l’epica deve per forza iniziare con un inno (e magari una dedicatoria), deve contenere una lista, un esempio di ecfrasis, avere un eroe positivo, e dei giochi in onore di un morto. è una c******, capisci? Ed anche dannoso per la sopravvivenza di un dato genere.

        • Daniele Imperi
          25 giugno 2015 alle 14:16 Rispondi

          Non è idiozia, è la regola del genere. Come per i gialli: ho letto che i lettori devono avere le stesse probabilità che ha il commissario/investigatore di risolvere il caso, altrimenti non sono gialli. Le storie di Sherlock Holmes sono polizieschi, ma non gialli.

          • LiveALive
            25 giugno 2015 alle 14:41 Rispondi

            Ma che il genere abbia regole (e di conseguenza l’esistenza stessa del genere) è già idiozia in sé, se dovessi giudicare io. Lo dico perché è una cosa puramente commerciale, fatta puramente per accontentare le aspettative dei lettori, per rassicurarli con schemi che già conoscono. è legittimo, lo ripeto, è legittimo tanto quanto qualsiasi altra scelta, ma non posso apprezzarlo. Come evidenzia Bachtin, è l’esistenza di regole rigide che porta alla morte del genere: la storia ce ne ha già dati ottimi esempi. I libri che rimangono sono quelli che rompono il paradigma – buona parte dei classici hanno questo merito – e cioè proprio quelli che, sul momento, non sono inseribili in un genere noto (se dovessimo seguire il tuo ragionamento, dovremmo dire che la Gerusalemme Liberata non è un poema perché ha 20 canti). Ancor di più, bisogna capire che le caratteristiche del genere NON sono intrinseche al testo (è questo l’errore che ha commesso Aristotele, ampiamente riconosciuto dalla critica), è una nostra intellettualizzazione, una semplificazione dell’analisi, ma credere che i generi esistano ontologicamente è una idiozia pura.

      • Daniele Imperi
        25 giugno 2015 alle 14:15 Rispondi

        Questa non la sapevo…

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:14 Rispondi

      Se è per questo, I promessi sposi è sia romanzo storico sia storia d’amore.
      Non mi piace usare il termine “colta”: ci sono capolavori fra i romanzi di genere e spazzatura fra quella che dovrebbe essere colta.

  8. Lisa Agosti
    25 giugno 2015 alle 09:45 Rispondi

    A forza di sentirvi dire che è meglio leggere letteratura di genere mi state convincendo.
    Forse PopCo, che non conosco, è un cross-over tra generi? A volte quel tipo di esperimenti crea risultati splendidi, mi piacerebbe provarci un giorno, per esempio avrei un’idea per un giallo intimista, e ho intenzione di studiarmi le caratteristiche dei gialli quest’estate (per caso hai scritto un post a riguardo?)
    Perché il mainstream non è la letteratura non di genere? Pensavo fossero sinonimi.

    • LiveALive
      25 giugno 2015 alle 09:56 Rispondi

      Giallo intimista: Trilogia di New York tipo?

      • Lisa Agosti
        25 giugno 2015 alle 17:57 Rispondi

        Non saprei, di Paul Auster sto leggendo la biografia in questi giorni, sarà un segno che devo leggermi la trilogia!

        • Daniele Imperi
          25 giugno 2015 alle 18:15 Rispondi

          Ho letto il primo romanzo di quella trilogia, ma non m’è piaciuto granché. Non ricordo nulla… Ho preferito invece Nel paese delle ultime cose.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:19 Rispondi

      Forza, vieni da questa parte della barricata :D
      No, PopCo non credo sia un cross-over tra generi. C’è del mistero dentro, c’è la crittografia, ma c’è anche una sorta di sabotaggio industriale. Non saprei davvero come definirlo come genere.
      Non ho scritto post su quel tema.
      Il vero significato di mainstream è “corrente letteraria dominante di un determinato periodo”.

      • Lisa Agosti
        25 giugno 2015 alle 17:58 Rispondi

        E quale sarebbe, secondo te, la corrente letteraria dominante di questo periodo?

        • Daniele Imperi
          25 giugno 2015 alle 18:15 Rispondi

          Non ne ho la più pallida idea :D

        • LiveALive
          25 giugno 2015 alle 18:28 Rispondi

          Che domanda stimolante! XD
          Credo fosse Frye a dire che questo è il periodo migliore per essere scrittori, appunto perché non esiste nulla di definito, e ognuno fa un po’ quello che vuole.
          Autori moderni e “dominanti” come Auster (discutibile, ma bello), DFW (probabilmente lo scrittore più influente del secolo assieme a Bolano) e soprattutto Pynchon (da Bloom considerato, dopo la morte di Saramago, il più grande autore vivente) sono postmoderni. Il “romanzo postmoderno” potrebbe essere considerato un genere dominante, oggi. Non mi sentirei di dire lo stesso del realismo magico (sostanzialmente Marquez, volendo i passati Borges, Calvino, e primo di tutti Bontempelli); forse si può dire lo stesso con un genere che è spesso erroneamente identificato col romanzo postmoderno, cioè il realismo isterico (Zadie Smith, DFW; forse, in Italia, Moresco).
          Questo però riguarda una visione critica del “genere dominante”, cioè quello che in qualche modo attira di più l’attenzione; non riguarda quello che vende di più, quello più apprezzato dal pubblico, quello cioè che dovrebbe essere il vero mainstream. Certo si può comunque individuare qualcosa: infatti ogni genere è una nicchia, tranne il romance, che vende il doppio di qualsiasi altro genere. (in Italia, comunque, l’unico altro genere che piaccia davvero è il giallo, che dovrebbe anche essere il secondo genere più popolare). Questo però non è l’unico modo di intendere il mainstram: per alcuni è proprio un genere a parte, non solo il genere dominante; ma cosa sia esattamente è comunque fumoso. Alcuni lo fanno erroneamente coincidere con lo slice of life. Altri, qui da noi, lo intendono semplicemente come “il Tipico Romanzo Italiano”, o TRI, o per dirlo meglio TIR (ossia: una donna forte ma intimamente fragile, con vari problemi e un cattivo rapporto col suo corpo, ha una difficile storia d’amore con un maschio alfa).

  9. LiveALive
    25 giugno 2015 alle 13:56 Rispondi

    Un approccio critico di fondamentale importanza alla questione dei generi la troviamo in Bachtin. Non possono non consigliare la lettura di “Problemi di Teoria del Romanzo” e “L’Opera di Rabelais” (ma anche “Dostoevskij”). Ha probabilmente ragione nel voler creare una sorta di “albero genealogico” dei generi: anche se i nostri generi sono questione quasi totalmente Novecentesca, a ben riflettere ci si rende conto che quasi tutti i generi che abbiamo possono essere fatti discendere da antichi generi greci e latini. Lo stesso poema epico e la tragedia, in realtà, sopravvivono all’interno del romanzo.

  10. Erin Wings
    25 giugno 2015 alle 14:00 Rispondi

    Io sono fiera di leggere narrativa di genere, nonché di scriverla. :) Siamo in molti, no? soprattutto non trovo che la letteratura di genere sia per forza di basso livello. Ho letto moltissimi libri di qualità, che mi hanno emozionato con il loro genere, ma anche fatto riflettere.
    W la letteratura di genere! :D

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:23 Rispondi

      Infatti non è per niente di basso livello. Dipende sempre dall’opera in sé.

  11. Banshee Miller
    25 giugno 2015 alle 14:37 Rispondi

    Ribadisco che secondo me il problema del genere è tutto di chi legge, di chi mette la roba sugli scaffali, di chi deve vendere. Tutte cose che non sono necessariamente collegate con la storia/romanzo/libro o come volete chiamarlo.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 14:46 Rispondi

      Sì, forse è stata una classificazione fatta per vendere. A me viene in mente una storia, a dire la verità, ma ci sono molti autori che si inseriscono da sé in precisi generi.

      • Ivano Landi
        25 giugno 2015 alle 15:25 Rispondi

        Esatto Daniele. Dire che i generi non esistono è come dire che Liala si è solo illusa di scrivere romanzi rosa :)

        • Banshee Miller
          25 giugno 2015 alle 16:26 Rispondi

          Non è che si è illusa, ma potrebbe non averci proprio pensato perché a lei vengono storie di quel tipo (rosa?). Credo che in molti casi dopo il successo gli autori si “pieghino” ai vari generi perché il pubblico li vuole, ma all’inizio spero scrivano per passione, perché hanno da “dire” una storia. Per me è così, scrivo, poi al genere ci penseranno gli altri.

          • Ivano Landi
            25 giugno 2015 alle 20:18 Rispondi

            Assurdo! Nel 90% delle interviste a autori di fantascienza che ho letto, l’autore sapeva fin dalla sua prima riga di scrittura di voler diventare uno scrittore di fantascienza e basta.

        • LiveALive
          25 giugno 2015 alle 16:42 Rispondi

          Se mi dimostri l’esistenza ontologica dei generi letterari io mi taglio il pene. Ma scusa, da Brioschi in avanti la totalità della critica riconosce che il “genere” non è intrinseco al testo. Ci vuole un certo coraggio a dire il contrario. Il genere può esistere solo come convenzione, come intellettualizzazione di una ricorrenza, ma i paletti che taluni scrittori decidono di mettere arbitrariamente sono, appunto, arbitrari, e molto poco stabili. Per dire: basta non mettere una ecfrasis in un poema epico per non renderlo più tale, solo perché la tradizione ha sempre fatto così? Sono idiozie, l’onestà intellettuale impone di riconoscerlo, perché le convenzioni che permettono il riconoscimento sono troppo variabili e discutibili. Se vogliamo esagerare e prendere la cosa in modo ancora più ampio, allora siamo costretti a dire che non esiste alcuna opera “fantasy” (per dirne uno) così come non esiste alcuna opera “romantica” o “barocca”, perché se si vuole creare un paradigma corretto e specifico allora non più di una singola opera potrà rappresentarlo, e qualsiasi stravaganza porterà a qualcosa di diverso. Allora si reagisce allargando il paradigma, rendendolo meno specifico, mettendo solo qualche ricorrenza. Peccato che così si finisca per ottenere bizzarrie come il postmoderno o il NIE, cioè cose talmente generiche, fumose, discutibili, che volendo possiamo farci entrare qualsiasi opera così come nessuna, con miriadi di autori che sembrano entrare a pennello nel movimento solo finché invece di leggere il testo della scuola non si leggono i loro libri. Quello che conta, casomai, è la percezione dei lettori modello: ciò che loro si aspettano, ciò che loro considerano normale e possibile in un dato genere – e sono cose che variano col tempo. Un ottimo esempio è la Strada di McCarthy, che pur infilandosi nel filone post-apocalittico sin dall’uscita è stato detto che sarebbe stato ingiusto chiamarlo tale, anche perché i cultori del genere con tutta probabilità non l’avrebbero apprezzato.

          • Daniele Imperi
            25 giugno 2015 alle 16:47 Rispondi

            A questo commento risponderò con un post. Ma dovrai aspettare il 25 agosto per leggerlo :)

  12. LiveALive
    25 giugno 2015 alle 17:42 Rispondi

    Daniele: dovrò tagliarmi il pene? XD (perché ho già scommesso che mi mangio un cuscino se quest’anno non danno il nobel a Philip Roth, e credo che dovrò farlo…)

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 17:47 Rispondi

      Fa’ come vuoi :D
      Ne riparliamo il 25 agosto, ma quella sarà ovviamente la mia idea personale.

      • Ivano Landi
        25 giugno 2015 alle 18:54 Rispondi

        L’esistenza ontologica dei generi è stabilita dal fatto concreto che Urania è una collana di fantascienza. Il resto sono solo elucubrazioni che lasciano il tempo che trovano.

        • LiveALive
          25 giugno 2015 alle 19:20 Rispondi

          Correzione: DICHIARANO che è una collana di fantascienza. Il che non vuol dire proprio niente. “Elucubrazioni che trovano il tempo che trovano” fin che vuoi: la posizione della critica moderna, da Brioschi in avanti, è chiara, e finché non si ribatte con argomenti altrettanto validi abbia la pluricitata situazione del piccione che butta giù gli scacchi credendo di aver vinto.

  13. Ivano Landi
    25 giugno 2015 alle 20:16 Rispondi

    Peccato però che se io vado in edicola e compro Urania, lo faccio perché ho voglia di leggere fantascienza e so che sarò accontentato. Checché ne dicano Brioschi & Co.

    • LiveALive
      25 giugno 2015 alle 20:49 Rispondi

      Ma allora stiamo parlando di una tua aspettativa, di ciò che tu – o meglio una data e momentanea realtà sociale – decidete di definire arbitrariamente “fantascienza”, e questo si traduce nell’aspettativa di trovare, in una data collana, una serie di ricorrenze. Ma capisci che seguendo tale idea, se io creo una serie di romanzi con protagonisti dei manovali che smontano complessi macchinari prodotti dai cani capitalisti, e chiamo arbitrariamente questo genere “new socialist tech-fiction”, e pubblico la mia collana chiamata “Engels’ M4rx Novelenins”, allora ho creato dal nulla un nuovo genere esistente quanto tutti gli altri. Ed è una scemenza, perché se vogliamo fare così allora qualsiasi testo esistente, se viene emulato a sufficienza da creare una serie di ricorrenze (e, magari, un pubblico con l’aspettativa di tali ricorrenze), può diventare un genere. E se tutto è un genere, allora nulla lo è: arriviamo al punto, come diceva Croce, che ogni opera è un genere a parte.
      (per la cronaca, comunque, il genere del “realismo socialista” esiste veramente: quindi per chi vuole leggere roba del genere esiste Gorkij e compagnia)

      P.S.: Nel caso non si sia capito, l’unico livello di esistenza del “genere” che sono disposto ad accettare è quello sociale: cioè il genere inteso come aspettativa di una ricorrenza di caratteristiche in una serie di opere (aspettative che variano di periodo in periodo, e di conseguenza anche la natura dei generi cambia, così come ciò che viene inserito al loro interno). Ma non lo posso accettare come realmente esistente in modo indipendente dalla realtà sociale: se escludiamo la percezione dei lettori, esiste “il testo” (cioè: catene di suoni rappresentati tramite una convenzione grafica), e basta.

  14. Banshee Miller
    26 giugno 2015 alle 07:44 Rispondi

    Concordo in pieno con quello che dice Livealive. Esistono persone simpatiche, timide, scontrose, aperte, s******, ma sono etichette che si usano soltanto per comodità, per far capire a grandi linee alcuni elementi di queste persone, in modo rapido e superficiale. Ma cosa vuol dire che una persona è simpatica? Oltre dare una vaga indicazione? Lo stesso è per i generi letterari, sono “comodi” per far capire più o meno di che storia stiamo parlando e per capire su che scaffale mettere i libri in modo da farli trovare più facilmente ai clienti. Stop. Tra l’altro i generi sono spesso sovrapponibili e intercambiabili. Delitto e castigo è un thriller? La metamorfosi è un horror? E La Mosca? Esistenzialismo?

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2015 alle 08:18 Rispondi

      Non sono del tutto d’accordo. Comunque credo che siamo andati un po’ fuori tema, alla fine. Il 28 agosto pubblicherò un post per parlare proprio della “questione” dei generi letterari.

      • LiveALive
        26 giugno 2015 alle 09:34 Rispondi

        Avevi detto 25 :( Tra un po’ di giorni dirai “Tutti calmi: nel settembre 2017 uscirà il mio articolo sui generi” XD Vabbe’, dai, calmi fino a fine agosto. Però Gloutchov ti aveva avvisato che con i generi scoppiano le guerre XD

        • Daniele Imperi
          26 giugno 2015 alle 09:58 Rispondi

          Sì, 25, mi ero sbagliato. E non voglio guerre nel mio blog :)

  15. Federico
    26 giugno 2015 alle 09:44 Rispondi

    I generi che mi attraggono più di tutti gli altri sono il Fantasy e di conseguenza la Fantascienza (“branchia” del genere comunque ;) ).
    Devo dire che negli ultimi anni ho letto un po’ di tutto – certo, molto interessante – ma quello che mi “regala” il Fantasy dopo ogni lettura, non riuscirà mai a “donarmelo” nessun altro Genere Letterario.

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2015 alle 10:04 Rispondi

      Sono anche i generi che preferisco io, anche se alla fine leggo quasi tutto.

  16. Marina
    26 giugno 2015 alle 16:05 Rispondi

    Toc toc, permesso?
    Sono una fan della letteratura non di genere, leggo solo quella.
    Mi cacciate a pedate nel sedere o posso timidamente sentirmi una mosca bianca in Penna blu?

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2015 alle 16:21 Rispondi

      Avanti, avanti, è aperto.
      Puoi sentirti benissimo una mosca bianca, certo. :D
      Che leggi, quindi? Come scegli un romanzo? in base a quali elementi/caratteristiche?

      • LiveALive
        26 giugno 2015 alle 17:19 Rispondi

        Questo meriterebbe un post a parte, ma mi sembra di averlo già visto… o no?
        Visto che anche io leggo al 90% “non di genere”, ti dico anche come faccio io. Scelgo un libro…:
        – perché mi è stato detto (da un amico, o da una recensione, o da un saggio di critica) essere “bello” (e pure sul “bello” serve un post a parte XD)
        – perché, letto un paragrafo a caso, non vorrei smettere (questo è Moravia!)
        – perché conosco l’autore (tramite letture precedenti, o a volte anche di persona) e so che posso fidarmi
        – perché la storia, o le sue premesse (lette nella quarta, o in qualche recensione) mi piacciono
        – curiosità di altro tipo (suscitata dalla copertina, dal titolo, da un qualche saggio che lo cita…)
        – per completismo: cioè completare le opere di un autore, o una collana (che magari seguo perché di particolare qualità, e così scopro autori che non conoscevo)
        (te li ho messi in ordine di frequenza)

      • Marina
        26 giugno 2015 alle 19:13 Rispondi

        Gli autori citati da Livealive in uno dei primi commenti non sono male, ma poi vado dalla letteratura giapponese (la mia preferita) a quella sudamericana (i vari Garcia Marquez, Allende, Cortazar), in genere mi piacciono le storie con una trama complessa, che devono catturarmi al punto da togliermi anche il pensiero di sedermi a tavola per mangiare (mi è successo con l’ultimo libro letto, Purgatorio, di Tomas Eloy Martinez, altro sudamericano). Adoro anch’io le librerie, ma ignoro totalmente il settore fantasy o fantascienza per fiondarmi sulla narrativa: mi colpiscono le copertine e i titoli, anche se quasi sempre vado a colpo sicuro dopo avere sentito parlare di quel dato libro. Adesso sono curiosa di leggere Stoner di J.E. Williams, dicono sia molto bello. Ecco, ciò che suscita la mia curiosità diventa il mio acquisto. C’è anche il completismo di cui parla Livealive !
        Perché mi piace questo non genere? Perché evado dalla realtà se entro in altre realtà diverse dalla mia, ma comunque possibili. :)

        • LiveALive
          26 giugno 2015 alle 19:47 Rispondi

          Stoner, uno dei libri migliori che abbia mai letto! Non ti comunica, forse, grandi chiavi di lettura della realtà, ma davvero è una lezione in ogni punto.
          Se a uno si chiede perché gli piace un determinato genere, è facile. Se si chiede a uno perché tende a non leggere quei libri che sono stati inseriti in un genere, è molto più difficile, perché appunto non sono libri facilmente inquadrabili. La cosa che salta all’occhio anzitutto è la varietà. Dalla lettura di un genere sai già che ci saranno ricorrenze (di contenuto, di stile, di struttura: tutto ciò che determina quel genere). Io però cerco sempre qualcosa di nuovo, cerco sempre uno stile che non posso aver già letto, cerco strutture nuove, contenuti che non avevo mai creduto di poter trovare in un libro… ho bisogno di cambiare frequentemente tutte le carte in tavola, e se leggo un genere non posso farlo.
          Però non c’è solo questo. Vorrei consigliare la lettura di questo post: https://vibrisse.wordpress.com/2011/08/08/letteratura-come-arte-applicata-tag-qualita/
          Se io penso ai generi più ampi (non macro-generi), come fantascienza, fantasy, giallo, thriller, avventura, rosa, nel 99,9% dei casi penso a un tipo di letteratura che può essere divertentissima e rendermi molto felice, un tipo di letteratura che serve a: distrarmi (perché tutti leggiamo anche per questo), formarmi (almeno spero, perché comunque un testo esprime una visione del mondo), informarmi (perché non prendere due piccioni con una fava?). Però Mozzi parla giustamente anche di un “elevamento spirituale” che si sperimenta ma è difficile da esprimere a parole. Non è nulla trascendentale o metafisico, è qualcosa di reale; è una complessità ulteriore del testo letterario, è il riuscire a comunicare non solo con il contenuto ma anche con la forma, è il riuscire a mostrarti delle cose universali del mondo che fino ad allora non avevi notato, è il rimandare ad esperienze che avendo provato anche tu ti fanno sentire meno solo, è il creare in forma e contenuto una esperienza di sublime che cioè ti fa sentire infinitamente grande o infinitamente piccolo, è il farti capire cosa rende l’essere umano tale; eccetera. Non è assolutamente detto che un lettore debba cercare anche queste cose: uno può leggere per divertirsi, e tanto basta. Anche io leggo per divertirmi, ma per divertirmi, ho bisogno anche di queste cose, che ricerco istintivamente, e che mi aspetto di trovare in un testo di qualità. Il punto è che, per quanto sia possibile citare mari di eccezioni, cose di questo tipo io le ho sempre più facilmente trovate in letteratura “non di genere”.

          • Marina
            26 giugno 2015 alle 19:59 Rispondi

            Cos’altro aggiungere!
            Se non l’hai mai fatto, ti consiglio di leggere “un certo Lucas” di Cortazar: folle originalità che conquista (soprattutto se cerchi la novità stilistica, di strutture e di contenuti).
            Per Stoner registro un’altra conferma. :)

        • Daniele Imperi
          27 giugno 2015 alle 07:52 Rispondi

          Per me il fatto è proprio questo: nel non-genere io non evado dalla mia realtà (a meno che non sia un classico, che vivo come una sorta di romanzo storico, anche se in genere non lo è), ma resto nella mia realtà.
          Ho sentito parlare bene di Un posto al mondo di Wendell Berry, lo conosci?

          • Marina
            27 giugno 2015 alle 21:08 Rispondi

            No, ma darò un’occhiata a trama e autore! Vado anche per segnalazione e se ne vale la pena… mi tuffo a pesce! :)

  17. Grazia Gironella
    26 giugno 2015 alle 21:34 Rispondi

    Hai descritto molto bene le bellezze della letteratura di genere. Per me avvicinarmi a un fantasy, in particolare se ha buone recensioni, è un’emozione per la promessa di “qualcosa” che molto probabilmente mi piacerà. Nel mainstream l’aspettativa può esserci, ma ha un sapore diverso.

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2015 alle 07:53 Rispondi

      Hai reso bene l’idea, anche se per me nel cosiddetto mainstream c’è ben poca aspettativa, proprio perché non sai immediatamente in che tipo di storia entrerai.

  18. Simona
    27 giugno 2015 alle 14:33 Rispondi

    Questa faccenda dei generi mi crea parecchie difficoltà. Quando pubblichi su Amazon, devi selezionare per forza la categoria in cui rientrerà il tuo libro (in libreria magari ci pensa il libraio) e poi ci sono decine di sotto-categorie.
    Ho scritto un horror, selezione facile. Ho scritto un fantasy apocalittico, selezione abbastanza facile. Ho pubblicato anche un libro sui miei viaggi in Indonesia per tornare alla realtà, selezione facilissima.
    La saga che sto scrivendo adesso, su un’organizzazione segreta millenaria che studia i misteri naturali e soprannaturali in tutto il mondo, dove va? Le sotto-trame che si intrecciano con la storia del protagonista, si svolgono in epoche e luoghi sempre diversi e in ogni libro racconto le vicende legate a un diverso membro dell’organizzazione. Ho selezionato un generico “azione/avventura” per i primi due libri, ma poteva andare anche “fantascienza” perché i personaggi dispongono di mezzi tecnologici incredibili, però c’è anche qualcuno che entra ed esce dal regno dei morti attraverso i temporali (è fantasy? paranormale?), c’è un gruppo di esploratori che insegue una leggenda nel 1883 (fantasy/storico?), c’è un laboratorio segreto, c’è una guerra in Africa, ci sono le streghe di Benevento nel 1528 (ancora fantasy/storico?) , c’è una nave spaziale pronta a partire dal lato oscuro della Luna, ci sono amori, amicizie e pure un accenno di tresca senza troppo “rosa”.
    Leggo tantissimo e mi appassionano diversi argomenti che, naturalmente, si mescolano in quello che scrivo. Sto stretta negli schemi e peggioro con l’età. :)

    • LiveALive
      27 giugno 2015 alle 14:42 Rispondi

      è un po’ come il “drammatico” del cinema, dove ci butti dentro un po’ di tutto: la classificazione per generi, come è evidente, non è sufficiente. Su Amazon non puoi farci molto: fai la scelta che ti pare più vicina al vero, ma poi, nella descrizione, specifica subito cosa troverà il lettore, così evitiamo brutte sorprese.

    • Daniele Imperi
      29 giugno 2015 alle 12:39 Rispondi

      In quel caso hai ragione, non è facile trovare il genere giusto. Potrebbe essere un generico Fantastico.

  19. Poli72
    28 giugno 2015 alle 11:00 Rispondi

    Nel mio caso la classificazione in generi letterari e’ di grande aiuto.
    Da grande appassionato di storia,divoro romanzi con ambientazione medievale . Rigorosamente d’azione e mistero .Mi affascinano gli usi e i costumi di quel periodo ,la mentalita’ dell’uomo che vive in un mondo dove scienza e tecnologia sono allo stadio embrionale. Quando entro in libreria, quindi ,so gia’ dove andare a frugare .Anche la classificazione in sottogeneri ,ad es. :medieval/fantasy ,storico/mistery ,giallo /storico , storico/romantico , avventura / storico , eccetera, torna utile per scremare quelle opere che sebbene rientrino nelle tuo genere preferito hanno impiantiti di trama che deragliano su argomenti piu’ specifici.
    Qualcuno di voi ha letto Marcello Simoni.Me lo hanno indicato come nuova promessa del genere mistery/storico.

    • Daniele Imperi
      29 giugno 2015 alle 12:42 Rispondi

      Anche per me va bene la classificazione. Non ho mai sentito quello scrittore.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.