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Le leggi di Sanderson applicate alla narrativa

Le relazioni fra i personaggi e il loro mondo

Le leggi di Sanderson applicate alla narrativa

Chi conosce Brandon Sanderson sa che è un autore fantasy, e anche prolifico. Qualche anno fa ho comprato La via dei Re, primo volume della saga Le Cronache della Folgoluce: 1146 pagine. Non ho ancora avuto il coraggio di iniziarlo. Il secondo romanzo è di 1206 pagine. Il terzo, dei 10 previsti, uscirà nel 2017. E tanti auguri a me.

Brandon Sanderson ha pubblicato fra il 2007 e il 2013 le 3 leggi sulla magia, che applica alle sue opere fantasy. Le ho lette e le ho trovate non solo interessanti e logiche, ma anche adatte a tutta la letteratura e non solo a quella fantastica.

Vediamole insieme.

La prima legge di Sanderson

L’abilità di un autore a risolvere conflitti con la magia è direttamente proporzionale al modo in cui il lettore capisce quella magia.
Prima legge di Sanderson sulla magia

Il dubbio che ha avuto Sanderson era sulla plausibilità di una magia senza regole. Secondo lui la magia deve avere regole proprie. Qualcuno obiettò che una magia piena di regole e limiti avrebbe tolto al romanzo il senso del meraviglioso e all’autore immaginazione.

Per me ha ragione Sanderson. La soluzione di una magia senza regole mi sembra troppo semplicistica e poco realistica, anche se si tratta di un fantasy. Una magia senza regole inibisce la tensione che invece deve aversi in una storia.

La prima legge di Sanderson applicata alla narrativa

Come possiamo applicare questa legge a ogni genere letterario?

Possiamo riformularla scrivendo:

L’abilità di un autore a risolvere conflitti con le caratteristiche della realtà che ha descritto è direttamente proporzionale al modo in cui il lettore capisce quella realtà.

Questo significa che ogni mondo da noi descritto deve avere le sue regole, che non sempre siamo noi a creare.

  • Un romanzo storico deve fare i conti con la veridicità storica: ha e deve quindi avere dei limiti, ma questo non inibisce l’immaginazione dell’autore. Possiamo anche scrivere un romanzo in cui Hitler ha un figlio che gli subentra al potere, ma non sarà un romanzo storico, bensì di storia alternativa.
  • Un poliziesco deve tenere conto delle leggi del paese in cui è ambientato e dei poteri che hanno le forze dell’ordine.
  • Un romanzo d’avventura non può prevedere la libera circolazione del nostro protagonista in mezzo pianeta, perché non sarebbe credibile. Non sarebbe “avventuroso”, soprattutto.
  • In un cosiddetto mainstream ambientato nei giorni nostri il discorso non cambia: la nostra realtà ha delle regole sociali che non possono essere stravolte per la pigrizia o la negligenza dell’autore.

La seconda legge di Sanderson

Limitazioni > Poteri
Seconda legge di Sanderson sulla magia

I limiti che ha un personaggio devono essere di entità maggiore rispetto ai suoi poteri. Questo è il succo della seconda legge.

Trattando di fantastico, Sanderson ha fatto alcuni esempi che voglio riportare per chiarire meglio questo concetto. Ha parlato di Superman. Conosciamo i poteri di Superman, ma conosciamo anche i suoi limiti: il suo codice etico e la criptonite.

Sanderson dice una grande verità su questo supereroe:

Superman non è i suoi poteri. Superman è le sue debolezze.

La seconda legge di Sanderson applicata alla narrativa

Quando creiamo il nostro protagonista, non dobbiamo soltanto concentrarci sulle sue abilità, ma anche sulle sue debolezze, sui suoi limiti. E sulle sue paure. Siamo soliti pensare a Superman come al personaggio più imbattibile che esista. È un superuomo, appunto. Ma è un superuomo con dei limiti e questo lo rende ancor più interessante.

Se il nostro protagonista avesse la strada spianata e non trovasse mai alcun ostacolo, che storia sarebbe? Un protagonista a cui va bene tutto, che può risolvere ogni problema grazie alle sue capacità quanto potrà essere interessante? Quanto coinvolgimento potrà infondere nel lettore?

4 punti essenziali su limiti e debolezze del personaggio

Direttamente dalla penna di Sanderson ecco 4 punti essenziali che secondo me dobbiamo tenere presenti nella creazione di un personaggio:

  1. I limiti danno tensione
  2. Senza limiti non c’è innovazione
  3. Le debolezze sono cose che i nemici posso sfruttare: piuttosto che essere cose che il potere non può fare sono cose a cui il potere è vulnerabile
  4. I limiti sono più importanti delle abilità. I costi di vivere in un mondo difficile sono spesso più interessanti dei benefici

La terza legge di Sanderson

Espandi quello che hai già, prima di aggiungere qualcosa di nuovo.
Terza legge di Sanderson sulla magia

Secondo Sanderson questa legge lo stimola a creare un’ambientazione sempre più approfondita. Che significa? L’autore fa l’esempio dell’epic fantasy e dice che non è il numero di poteri a rendere coinvolgente e memorabile un’ambientazione, ma il modo in cui questi poteri interagiscono con la società, la cultura, l’economia e la vita di tutti i giorni.

Sanderson considera 3 direzioni da seguire:

  1. Estrapolazione: chiedersi “cosa accade quando…?” E fa riferimento ai poteri su menzionati. Perché aggiungere un nuovo potere a un personaggio, quando potremmo mostrare al lettore cosa accade quando i poteri che ha già si trovano in conflitto con la vita quotidiana? Potrei fare ancora l’esempio di Superman: sarebbe stato troppo facile renderlo invisibile e farlo apparire nel momento del pericolo. Non è forse più intrigante farlo vivere in mezzo a noi come Clark Kent?
  2. Interconnessione: collegare poteri, culture e temi nella storia. Il significato è semplice: abbiamo creato una religione per il nostro romanzo fantasy o di fantascienza, come interagisce con la vita dei personaggi e con la politica?
  3. Semplificazione: non creare qualcosa di nuovo, rendendo tutto più complicato, ma modifica ciò che hai. Sanderson fa l’esempio della religione: perché crearne una nuova quando uno scisma semplificherebbe le cose (rendendo tutto più coinvolgente)? E consiglia ancora di combinare insieme i vari elementi della storia: culture, personaggi, abilità.

La terza legge di Sanderson applicata alla narrativa

Se provate a leggere un romanzo storico sul Medioevo, capirete benissimo come applicare questa legge. Anzi, direi che è impossibile non applicarla. In un romanzo ambientato nel 1300 religione e politica hanno un influsso pesante sulla popolazione e la sua vita quotidiana.

E in un poliziesco? Tempo fa qualcuno mi disse che ambientare un poliziesco nei giorni nostri è molto difficile, proprio perché fra telecamere ovunque, smartphone sempre accesi, gps attivi e tecnologie della scientifica all’avanguardia un criminale viene beccato in un attimo.

Vero, ma ecco che ci torna utile la terza legge di Sanderson: in un mondo ipervigilato e ipertecnologico come può un criminale compiere un reato e farla franca? Tutti questi limiti rendono la storia più interessante.

Questa terza legge sembra più adatta al fantastico, perché mi accorgo che negli altri generi è implicita nell’ambientazione e nella documentazione svolta dall’autore. Ma a pensarci bene il concetto di “espandere ciò che abbiamo senza creare qualcosa di nuovo” ci porta a sviluppare maggiori legami fra gli eventi narrati e i vari personaggi coinvolti.

Cosa pensate di queste 3 leggi enunciate da Sanderson? Possono tornarvi utili?

26 Commenti

  1. Prem Dayal
    28 giugno 2016 alle 09:00 Rispondi

    Bravo Daniele, Grazie. continua a illuminarci per favore.

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2016 alle 12:44 Rispondi

      Ciao Prem, benvenuto nel blog.

  2. animadicarta
    28 giugno 2016 alle 09:39 Rispondi

    Molto interessante questa interpretazione delle tre leggi (che non conoscevo, anche perché non sono una grande lettrice fantasy). Direi che sono d’accordo con tutti i punti, che potrebbero essere un ottimo punto di partenza per imbastire un romanzo. La prima legge riguarda la trama. Qui spesso mi sono trovata per la mia natura a creare delle trame troppo complicate, per poi capire che anche nell’apparente caos deve esserci un certo ordine, quelle che tu hai chiamato “regole della realtà”. La seconda riguarda il protagonista, e anche qui sono d’accordo che le sfaccettature date da pregi e difetti sono essenziali per non creare un personaggio piatto e quindi poco interessante. La terza legge ha a che fare con la documentazione ma anche lo sviluppo. Credo che uno dei grandi difetti di molti romanzi d’esordio sia il fatto che restano troppo in superficie, hanno buone idee, ma non vengono approfondire in modo completo. Un difetto che ho avuto anche io nel mio primo romanzo.
    Complimenti per il post!

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2016 alle 12:46 Rispondi

      Grazie. La prima legge riguarda anche la trama, vero, perché l’ambientazione si ripercuote anche sulla trama.

  3. Salvatore
    28 giugno 2016 alle 09:52 Rispondi

    Le tre leggi di Sanderson applicate alla narrativa (non fantasy) sono illuminanti, e allo stesso tempo, credo, istintive per chiunque abbia familiarità con la lettura; cioè per chiunque sia stato, prima che scrittore, un accanito lettore. Tuttavia averle ricordate e evidenziate è sempre un lavoro notevole e meritevole: quindi grazie. Non ho molto da aggiungere se non che, mi pare, la terza delle leggi sia implicita nella narrativa non di genere, in cui in effetti non si inventa nulla di nuovo ma si espande (obbligatoriamente) quello che già c’è.

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2016 alle 12:48 Rispondi

      Sì, dovrebbero essere anche istintive. La terza legge è implicita nella narrativa non di genere, per forza. La realtà è quella e non possiamo inventarci nulla.

  4. Tenar
    28 giugno 2016 alle 10:50 Rispondi

    Sanderson è un geniaccio.
    Ti consiglio vivamente “La via dei re”, anche se può avere effetti devastanti. Io ad esempio, ho capito che non riuscirò mai a scrivere fantasy di quel livello. La sua forza sta nella costruzione di mondi, situazioni e trame. Crea una gabbia di premesse e poi ne esplora le conseguenze fino ai limiti. Questo è, in generale, un modo molto funzionale per costruire storie. Rimangono le sue, tuttavia, delle storie di “struttura” pianificate nel dettaglio, non basate sui personaggi e sulle loro emozioni, tanto che suoi primi romanzi (penso alla saga dei Mistborn) erano macchine perfette, ma un po’ fredde. Visto che è un genio adesso ha anche imparato a costruire bene i personaggi e la serie iniziata con “La via dei re” a mio avviso è fantasy allo stato dell’arte, finalmente libero dagli influssi tolkeniani.
    Il mio problema è proprio il confronto con un autore come lui. A cercare di replicare le sue perfette macchine di trama si rischia di venirne schiacciati.

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2016 alle 12:50 Rispondi

      “La via dei re” è un romanzo da leggere con molta calma, credo. Prima o poi lo affronterò.
      Mai replicare quello che creano altri scrittori :D

      • Tenar
        28 giugno 2016 alle 14:20 Rispondi

        Guarda, fila con piacere.
        Un consiglio: leggi con molta attenzione tutto, quarta e risvolto di copertina compresi, perché non sono per niente accessori (Sanderson immagina un multiverso in cui, immagino, ci sia anche il nostro e ci include nel suo gioco)

        • Daniele Imperi
          28 giugno 2016 alle 14:21 Rispondi

          Quarta e risvolti da leggere prima? Di solito anticipano un po’ troppo la trama.

        • Tenar
          28 giugno 2016 alle 14:23 Rispondi

          PS: il problema non è replicare. È che, secondo me, ha alzato l’asticella dello standard. Se ci si vuole confrontare con quel genere di lavori (anche solo come ambizione editoriale) non si può essere troppo da meno. Se si vuole giocare nello stesso campionato dei fuoriclasse, del resto, non si può essere brocchi.

          • Daniele Imperi
            28 giugno 2016 alle 14:30 Rispondi

            Questa dello standard è interessante. Magari ci nasce un post :)

  5. Tenar
    28 giugno 2016 alle 14:23 Rispondi

    No. Diciamo che non li ha scritti l’editore ma un altro personaggio (o, almeno, così io ho inteso).

  6. Chiara
    28 giugno 2016 alle 17:05 Rispondi

    Sono sicuramente tutte e tre utilissime, anche se ultimamente sto lavorando molto sulla terza (applicata ovviamente alla narrativa) con lo scopo di ottimizzare ciò che ho a mia disposizione e tenere a bada la mia tendenza a mettere troppa carne al fuoco. Per esempio, a cosa mi servono due personaggi simili di cui uno fa A e l’altro B? L’azione può essere compiuta dallo stesso personaggio, magari studiandolo meglio? Il mio protagonista ha bisogno di due fratelli, o ne basta uno? Stesse domande, però, sono rivolte “al contrario”, con lo scopo di scovare eventuali “buchi”. :)

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2016 alle 17:28 Rispondi

      Considerazioni giuste :)
      in effetti introdurre due fratelli dovrebbe avere un senso, almeno se ognuno dei due è davvero utile alla storia.

      • Chiara
        29 giugno 2016 alle 09:07 Rispondi

        Infatti nel mio caso ne bastava uno :D

  7. agatarobles
    28 giugno 2016 alle 21:38 Rispondi

    stavo proprio pensando di dotare il mio personaggio di poteri magici.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2016 alle 07:59 Rispondi

      E sono utili per la storia?

  8. Mirko
    29 giugno 2016 alle 13:44 Rispondi

    Ciao Daniele, curiose sono queste tre leggi sulla magia di Sanderson, ma ancor più curioso è come si siano adattate così facilmente alle leggi della narrativa. Così facendo è stato raggiunto uno scopo importante: comprendere a fondo il significato di un romanzo.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2016 alle 08:04 Rispondi

      Ciao Mirko, Sanderson le ha create per la magia, perché lui scrive fantasy, ma come hai visto si possono adattare bene a ogni genere.

  9. Matteo Rosati
    29 giugno 2016 alle 16:25 Rispondi

    Interessanti le tue applicazioni delle tre leggi di Sanderson agli altri generi. Secondo me la più trasversale è la seconda: i limiti di un eroe infatti non sono soltanto le debolezze o i poteri che non ha, ma anche il suo codice morale. Penso ad Harry Potter che in nessun duello magico ricorre alla maledizione proibita “Avada Kedavra”, la maledizione che uccide, nemmeno quando deve affrontare Voldemort.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2016 alle 08:07 Rispondi

      Vero, non avevo pensato a Harry Potter. Ogni protagonista “buono” dovrebbe avere un suo codice morale, che gli impone quindi dei limiti.

  10. Grazia Gironella
    29 giugno 2016 alle 22:40 Rispondi

    Queste tre leggi sono molto sensate e interessanti, secondo me; ma la saga della Folgoluce, farla aspettare tanto… è sacrilegio! Io sto per rileggere il primo, in attesa del terzo. :)

  11. Daniele Imperi
    30 giugno 2016 alle 08:08 Rispondi

    Stai per leggerlo una seconda volta? Dopo l’estate mi sa che lo inizio anche io.

  12. Renato Raia
    30 giugno 2016 alle 20:11 Rispondi

    Tutto rientra nella legge del compianto Eco: “Bisogna prima fare un ambientazione il più dettagliata possibile e a quel punto la storia viene da sé.”

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2016 alle 08:57 Rispondi

      Eco aveva ragione, l’ambientazione è parte della storia.

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