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Leggere romanzi o racconti?

Micio che leggePiù di una volta ho incontrato gente a cui non piace leggere racconti, perché si sente il bisogno – dicono – di una storia che continui, che duri più a lungo. Forse per alcuni un racconto rappresenta uno scritto da classificare a un livello più basso del romanzo.

Di certo occorre più tempo a scrivere – e leggere – un romanzo che un racconto, di certo un romanzo contiene una storia più elaborata, anche se non è detto. Come non è implicito che un romanzo abbia più personaggi di quanti se ne possa trovare in un racconto.

Leggere romanzi

Leggere un romanzo significa mettersi a proprio agio e incamminarsi in una storia che può accompagnarci per un mese o più, in funzione di tanti aspetti come la velocità di lettura, il tempo a disposizione, la lunghezza e la difficoltà del testo.

La lettura di un romanzo richiede più concentrazione, forse, perché si tratta di una storia che necessariamente, per quanto lineare possa essere, ha dei richiami continui a ciò che è accaduto – e che quindi è stato scritto – tempo e pagine prima.

È da vedere come una storia più duratura rispetto al racconto? Ma che significa duratura? In termini di pagine certamente. In termini di durata temporale degli eventi, non è detto. Se scrivo la storia del mondo in una pagina, allora ho scritto la storia più lunga mai scritta. Allo stesso modo posso scrivere un romanzo di 1000 pagine su un evento che dura un giorno.

Leggere racconti

Leggere racconti, secondo me, rappresenta una sorta di lettura più tranquilla e veloce. Una raccolta di racconti ci permette di staccarci dal libro con più semplicità, proprio perché si tratta di un insieme di piccole storie.

Un racconto, forse, richiede la stessa concentrazione di un romanzo, proprio perché la durata della lettura è più breve. È quindi più facile perdersi, anche se è più facile rimettersi in carreggiata, se qualche passo ci è sfuggito dalla mente.

È pur sempre una storia duratura. Un racconto è una storia. Forse piccola, forse semplice, ma è sempre una storia. Una raccolta di racconti, anzi, ci offre tante piccole storie e la possibilità di saltare dall’una all’altra senza pericolo di non capire qualcosa.

Apologia del racconto

Dal punto di vista dello scrittore, si impara a scrivere coi racconti. Scrivere un racconto è un’ottima palestra di scrittura. Sperimentare generi e stili è un esercizio di scrittura che chi ama scrivere dovrebbe fare.

Non è da sottovalutare un racconto e ancor meno una raccolta. Forse una raccolta è più difficoltosa da produrre, rispetto a un romanzo, perché bisogna creare tante piccole storie, che abbiano comunque un minimo di collegamento, almeno per il genere letterario.

Quando nacque la letteratura

Tornando indietro nel tempo, posso azzardare a dire che i racconti siano nati prima dei romanzi. Il “Raccontami una storia” detto dal bambino prima di dormire vuole intendere una piccola storia. Di certo non si ha il tempo di recitare un intero romanzo.

Le favole, forse antiche quanto l’uomo, sono in fondo dei racconti. I menestrelli cantavano racconti. Accanto al fuoco, nei villaggi, si narravano piccole storie.

Quando nacque la letteratura, anche se solo orale prima di essere scritta, nacque il racconto.

Leggere romanzi o racconti?

E voi che cosa preferite leggere, romanzi o racconti? Che cosa vi spinge a iniziare un romanzo o una raccolta di racconti?

13 Commenti

  1. Carla
    21 febbraio 2012 alle 08:04 Rispondi

    Raramente leggo racconti. Di sicuro non li cerco. Le poche volte che mi capita di leggerli, succede per caso.
    Perché preferisco i romanzi? Direi più che altro che preferisco le storie complesse: più sono intricate e richiedono concentrazione prolungata nella lettura più mi soddisfano. Un racconto può essere complicato, sì, ma il tutto dura poco. E poi è troppo facile rileggerlo più volte per capire. Con un romanzo di 1000 pagine non si può.
    Forse sono un po’ masochista :), ma per me ogni lettura deve essere una sfida.
    Allo stesso modo, quando scrivo, il racconto non mi basta, perché le mie storie tendono a gonfiarsi e intricarsi molto più velocemente di quanto io riesca a scriverle.

  2. Marco
    21 febbraio 2012 alle 08:49 Rispondi

    Ho finito di leggere un romanzo, ne sto leggendo un altro. Però devo riconoscere che il racconto per me è stata una scoperta recente (Carver). Ne avevo letti in passato (Flannery O’Connor) ma senza l’attenzione che adesso ho nei loro confronti.

  3. Glauco
    21 febbraio 2012 alle 08:50 Rispondi

    Entrambi, senza distinzioni… a volte contemporaneamente. ^_^

  4. Angelo
    21 febbraio 2012 alle 11:39 Rispondi

    Ciao.
    Un tempo anche io preferivo i romanzi ai racconti.
    Ora mi piacciono entrambe le modalità (anzi, l’anno scorso credo di aver letto più antologie che romanzi).
    C’è da dire che spesso i romanzi sono molto più imparentati ai racconti di quanto il lettore casuale di solito pensi: Hyperion, Cronache Marziane, La trilogia della Fondazione, per esempio, sono tre casi lampanti.
    Ma, spesso, i romanzi hanno strutture complesse che se analizzate si potrebbe facilmente scomporre in una serie di storie più piccole con un protagonista in comune.
    Forse solo i romanzi più brevi riescono ad avere una struttura unitaria analoga a quella di un racconto.

    Ciao
    Angelo

  5. Salomon Xeno
    21 febbraio 2012 alle 15:05 Rispondi

    Ti correggo solo su un aspetto. I primi romanzi (in “occidente”) risalgono ai sec. II-III mentre il racconto compare in epoca medievale, le “novelle”. Questo storicamente. Però il romanzo come lo concepiamo oggi è probabilmente successivo ai novellieri medievali, o almeno così mi pare di ricordare.
    Concordo quanto hai detto sul valore dei racconti, anche se è vero che molti preferiscono la lettura più impegnativa in termini temporali. Forse anche perché un racconto, se breve, lascia spazio a una riflessione dopo averlo terminato, mentre il romanzo è letto necessariamente a scaglioni in momenti diversi, rimandando le conclusioni a fine lettura. D’altra parte, nella società contemporanea, il racconto si presta molto a riempire gli spazi, per esempio nel viaggio in treno o durante una pausa, mentre il romanzo si adatta maggiormente a un momento rilassato, come un tranquillo dopocena in poltrona, davanti al caminetto.

  6. Romina
    21 febbraio 2012 alle 18:40 Rispondi

    Io leggo sia racconti sia romanzi. Non ho una vera e propria preferenza, ma statisticamente leggo più romanzi. Penso che molti considerino il racconto un testo semplice, una sorta di favoletta di qualche pagina che tutti possono scrivere! Non è di certo così, anzi, almeno per me, è molto più difficile scrivere un racconto di 300 parole che un romanzo di 200 pagine! Scrivere un racconto forse richiede meno tempo di quello per scrivere un romanzo, ma bisogna anche esserne in grado!

  7. Romina
    21 febbraio 2012 alle 18:40 Rispondi

    P.S. Bellissima l’immagine a inizio post!

  8. franco zoccheddu
    21 febbraio 2012 alle 20:18 Rispondi

    Preferisco un romanzo, per motivi già esposti sopra, ma senza nutrire verso i racconti pregiudizio alcuno. Aver letto “Finzioni” di Borges o “La boutique del mistero” di Buzzati mi ha definitivamente vaccinato contro di essi. Ecco, forse sta in questo la differenza: per i racconti sono ormai troppo selettivo, chiedo una perfezione formale che difficilmente trovo.

  9. franco zoccheddu
    21 febbraio 2012 alle 20:21 Rispondi

    (Chiarimento: vaccinato contro i pregiudizi verso la forma del racconto, intendevo. Non contro i racconti).

  10. Michela
    22 febbraio 2012 alle 08:14 Rispondi

    se mi capita di dover leggere cose diverse nello stesso periodo, quella che leggo per scelta preferisco che sia un racconto, perché mantengo la stessa disposizione mentale. Se invece leggo una sola cosa gradisco il romanzo, che mi fa compagnia in modo duraturo :) dipende dai momenti insomma.

  11. Kinsy
    22 febbraio 2012 alle 22:18 Rispondi

    Faccio più difficoltà a leggere i racconti. Tra una storia e l’altra preferisco staccare, fare una pausa, e quindi quando ho finito di leggere un romanzo riesco a prenderne le distanze proprio riponendo in libreria il volume: un distacco fisico, che mi permette un distacco mentale. Una raccolta di racconti non mi permette questo distacco tra una storia e l’altra e a volte mi capita di leggerne uno dopo l’altro, aspettandomi (chissà perché?) che l’uno sia la continuazione dell’altro…

  12. Carlo
    23 febbraio 2012 alle 21:46 Rispondi

    Più spesso romanzi. Ma ci sono “raccontatori di racconti” che sono o sono stati dei veri maestri, primo fra tutti Carver, naturalmente (leggete “Cattedrale”, giusto uno fra mille). Poi Richard Yates, e naturalmente Hemingway.
    Il racconto ha peculiarità tecniche che il romanzo non ha, e viceversa: deve essere a suo modo compiuto, avere un problema e una soluzione, un ritmo particolare.
    in definitiva, la buona letteratura è ciò che conta, a mio avviso.

  13. Lucia Donati
    27 aprile 2012 alle 14:47 Rispondi

    Articolo interessante!
    Romanzi o racconti? Penso che quello che conti sia la validità e la preziosità dello scritto.

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