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Perché è meglio leggere alcuni romanzi in inglese

Perché è meglio leggere alcuni romanzi in inglese

Da qualche anno ho iniziato a leggere romanzi, saggi e libri tecnici in inglese. Sulle materie relative al web ho un poʼ di libri (web marketing, SEO, copywriting, ecc.), sono più facili da leggere, è lʼinglese che chiamo “tecnico”, più elementare di quello che possiamo trovare in un libro di narrativa.

Per la narrativa ho preferito iniziare con i libri per ragazzi, sono scritti in un linguaggio più semplice rispetto ai libri per adulti (oltre al fatto che mi piace leggere libri per ragazzi), anche se un romanzo di Terry Brooks non è stato per niente difficile da affrontare.

La mia Shopping List su Amazon si sta riempiendo di romanzi che vorrei comprare. La uso per parcheggiare i libri, per ricordarmi quelli che voglio leggere.

Man mano che leggo in inglese noto dei miglioramenti, ma sono ancora pochi, bisognerebbe leggere almeno un libro al mese per velocizzare lʼapprendimento della lingua. Nellʼultimo romanzo letto, di Maile Maloy, mi ero fatto un elenco delle parole che non conoscevo e poi ho cercato di impararle a memoria. Non so quante me ne ricordi, ora.

Non si può leggere tutto quanto nella lingua originale, perché non possiamo conoscere tutte le lingue del mondo al punto da poterle leggere senza problemi. Leggo più autori anglosassoni che di altri paesi, quindi in quei casi, pian piano, vorrei smettere di leggerne la traduzione italiana. Specialmente se mi capitano brutture come nellʼultimo romanzo letto.

Ampia scelta di letture

Se provate a iscrivervi alle newsletter di diverse case editrici inglesi e americane, verrete bombardati dalle ultime uscite dei loro cataloghi.

Allʼinizio sono rimasto impressionato dal numero di libri pubblicati mensilmente e mi è stato subito chiaro che da noi arriva soltanto una minima parte di tutto ciò che viene prodotto in quei paesi. Il resto rimane per il pubblico anglosassone, anzi per il pubblico che legge in inglese.

Minore attesa rispetto allʼedizione italiana

Mi è capitato di aspettare diversi mesi prima che uscisse la traduzione di un romanzo che mi interessava. Qualche volta esce anche nel giro di pochi giorni rispetto allʼedizione inglese e in quel caso mi auguro che lʼeditore italiano abbia ricevuto il manoscritto molto prima dellʼuscita del libro originale.

Mi ricordo quando uscirono i romanzi di Martin. La Mondadori, come molti sanno, li ha divisi in almeno 2 libri, in un caso in 3, che faceva uscire a 6 mesi di distanza uno dallʼaltro. Per leggere il romanzo completo ho dovuto attendere un bel poʼ.

Nessun rischio di interruzione di saghe e trilogie

Ho appena letto Memento – I sopravvissuti di Julianna Baggott, una trilogia post-apocalittica, e ho appena saputo che in Italia è stata interrotta al primo volume. Ottimo. Per fortuna, controllando su Amazon, dalle anteprime sembra che lʼinglese sia facile, quindi la continuerò in originale.

Ma se Julianna Baggott fosse stata tedesca o francese, io sarei rimasto con una trilogia incompiuta.

La voce viva dellʼautore (e non del traduttore)

La traduzione è un compromesso, perché alcune espressioni inglesi non posso essere rese in italiano alla stessa maniera. In un romanzo di Dick letto da poco cʼerano dei giochi di parole intraducibili e il traduttore ha fatto bene a inserire delle note per spiegarlo.

Ricordo alcune scelte sulla traduzione delle Case della Scuola di Hogwarts, che in un romanzo erano rese in un modo e in un altro libro in modo diverso. Senza parlare di come vengono tradotti certi titoli o di quelli che traducono i nomi di persona, anche se credo che questa sia stata una moda in vigore fino agli anni ʼ60.

Edizione originale

Ho detto più volte che sto comprando le strisce cronologiche dei Peanuts di Schulz in cofanetto e in lingua originale. In Italia non ho visto quelle edizioni col cofanetto, quindi forse è disponibile solo per quella originale.

I motivi della scelta sono due:

  1. mi piace avere lʼedizione originale di quellʼopera
  2. non mi fido della traduzione italiana

Ora sto facendo la corte a un cofanetto sulle avventure di Sherlock Holmes in lingua originale, ovviamente è unʼedizione recente.

Testi senza errori grammaticali

Sul romanzo Memento citato prima ho trovato qualcosa di osceno. Se quellʼerrore fosse capitato solo una volta, avrei pensato a un refuso, a una disattenzione, invece quellʼerrore è stato ripetuto per tutto il romanzo:

  • sí anziché sì
  • cosí anziché così
  • puó anziché può
  • dí (a tuo padre) anziché diʼ
  • e poi il “dài” che mi manda in bestia ogni volta che lo vedo

Ce ne vuole per mettere quellʼaccento, bisogna andare nei caratteri speciali, perché nella tastiera cʼè lʼaccento corretto. “Dì”, invece, è proprio ignoranza caprina.

Questi sono i miei motivi per cui è preferibile leggere alcune opere in inglese, anziché accontentarsi della traduzione italiana. Non è stato facile allʼinizio, ma vedo che adesso, pian piano, la lettura è diventata più veloce.

E voi leggete in inglese? O in qualche altra lingua?

55 Commenti

  1. Nani
    25 febbraio 2016 alle 05:30 Rispondi

    Anch’io preferisco l’originale. Ma, nel mio caso, il mio sforzo non e’ paragonabile al tuo. Sono avvantaggiata, perche’ parlo quotidianamente l’inglese e leggerlo non mi pone problemi. Col francese e’ lo stesso, visto che ho vissuto in paesi francofoni per tre anni, piu’ o meno. Purtroppo non capisco una parola di tedesco, e questo e’ davvero un problema, perche’ molti dei romanzi da cui potrei imparare molto sui miei personaggi sono in tedesco e non sono tradotti.
    Come dicevo, preferisco leggere in lingua originale, almeno quando si tratta di svago. Quando invece leggo per studio, che sia romanzo o saggio, preferisco l’italiano, anche se in traduzione: mi serve per appropriarmi del vocabolario che uso nella scrittura.
    Per la traduzione dei termini sconosciuti, io non ho pazienza, mollerei dopo un paio di capitoli. Ricordo di aver iniziato Harry Potter in lingua originale i primi mesi della mia permanenza a Londra e di averlo cestinato dopo poche pagine. Non conoscevo ancora la lingua a un livello accettabile. Da allora non ho piu’ avuto la fantasia di riprenderlo in mano, tanto per dire quanto sia stato nocivo per me un approccio maldestro al testo originale.
    Da quando c’e’ il Kindle, invece, e’ piu’ semplice: il marchingegno ti da’ la traduzione in quattro e quattr’otto. :)

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:29 Rispondi

      Con la traduzione della parola in tempo reale è un’altra cosa :)
      Io ho letto l’ultimo romanzo in inglese senza toccare il vocabolario, se non alla fine della lettura: segnavo man mano le parole su un foglio e poi le controllavo.

  2. Grilloz
    25 febbraio 2016 alle 08:01 Rispondi

    Ho provato un paio di volte a leggere romanzi in lingua originale, ma personalmente la lettura procede troppo a rilento e perdo un po’ il gusto. Avevo provato anche a leggere un libro per ragazzi in tedesco quando avevo iniziato lo studio della lingua, ma una pagina all’ora (dovevo cercare troppi termini sul dizionario) era davvero un ritmo insostenibile, arrivavo a fine capitolo e non mi ricordavo più l’inizio :D
    Sulla documentazione tecnica invece leggo quasi esclusivamente in inglese (onestamente non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho letto un testo tecnico in italiano, credo all’università). Il mio limite, lo so, è che conosco molto bene l’inglese tecnico, ma mi mancano molte parole di uso colloquiale (con quelle me la cavo meglio in tedesco).
    Comunque le tue ragioni sono tutte valide, per me lo sarebbe soprattutto legere alcuni roanzi che in Italia, inspiegabilmente, non sono stati tradotti.

    Sugli accenti acuti o gravi sono l’ultimo a poter parlare, sia perchè quando ho imparato a scrivere scrivevo a mano e quindi ogni accento era semplicemente un trattino sulla vocale, sia perchè provendo da una regione che non va molto d’accordo con le vocali brevi :D e quindi l’orecchio non mi aiuterebbe a beccare l’accento giusto :D (in genere mi salva il correttore di word) forse sarebbe quasi ora di rassegnarci all’uso di un unico accento :P
    Sul di’ mi stavo interrogando questa mattina, così sono andato a verificare, ed è la forma elissa di dici (seconda persona imperativo presente di dire) ma qualcuno la usa ancora? E la forma accentata sta entrando nell’uso tanto che la crusca stessa non la esclude del tutto:
    “di’ o dì imperativo di ‘dire’; dì ‘giorno’, ma per altri (cfr. SERIANNI 1989: I 242) solo di’ vale per l’imperativo di ‘dire’ (dal latino DIC) distinto in tal modo dalla preposizione di e dal sostantivo dì;” (http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/guida-alluso-accenti-apostrofi-nellitaliano)
    Il dài è grammaticalmente corretto ma superfluo
    http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_5/interventi/1570.shtml.html

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:33 Rispondi

      Sul di’ sto scrivendo un post, pensa un po’. :)
      Il dài sarà pure accettato, ma per me resta una bestialità. Prevedo lotte con futuri editori. Che vincerò.

      • Grilloz
        25 febbraio 2016 alle 12:42 Rispondi

        Fai concorrenza a Salvatore? :D
        Comunque il Serianni dice solo apostrofo, quindi sarà d’accordo con te ;)
        Sugli accenti credo che sul dizionario vadano indicati tutti, anche perchè servono a chiarire dubbi di pronuncia, ma nello scritto mi limiterei a quelli essenziali (fosse per me toglierei tutti quelli sui monosillabi, anche perchè distratto come sono li sbaglio sempre :D)

        • Daniele Imperi
          25 febbraio 2016 alle 12:50 Rispondi

          Serianni ha ragione. La Crusca, se parla di accento, per quanto mi riguarda dovrebbe chiudere i battenti.
          Sul dizionario servono infatti e i giornalisti italiani farebbero bene a studiarselo, visto che li sbagliano tutti.

          • Grilloz
            25 febbraio 2016 alle 12:57

            Dal punto di vista logico non ci piove, si tratta di elissione, però non mi stupirei che un giorno spariscano sia apostrofi che accenti nell’uso comune e che quindi la regola si adegui. Pensa quanti erroracci sono entrati nell’uso, Cicerone sarebbe svenuto a vedere la parola acqua scritta col “cq” :P

  3. Matteo Rosati
    25 febbraio 2016 alle 08:10 Rispondi

    Anche a me piacerebbe, purtroppo iniziare è la cosa più difficile; forse però l’e-reader, che hai il dizionario integrato, può aiutare.
    Con i prezzi: gli editori stranieri sono più convenienti di quelli italiani? La Fanucci vende l’Ultimo Impero di Brandon Sanderson solo in ebook e a 15,99euro…

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:35 Rispondi

      Inizia con romanzi per ragazzi.
      L’ebook a 16 euro se lo tengono :)
      I cartacei sono più convenienti, se non ci fossero le spese di spedizione. I volumi dei Peanuts costano in Italia, tradotti, 25 euro l’uno. Il cofanetto con 2 volumi in lingua originale costa circa 37 euro.

  4. Chiara
    25 febbraio 2016 alle 08:29 Rispondi

    Io leggo in inglese per lavoro, e questo non mi agevola a scegliere questa lingua per le letture “di piacere”, perché scatta un’associazione automatica, come accadeva per i classici ai tempi della scuola. Ho letto l’ “eleganza del riccio” in francese, lingua che paradossalmente parlo peggio dell’inglese (non l’ho mai studiata: qui a Sanremo la impari di default) ma che mi è di più facile comprensione. Se non capisco qualche parola, è comunque facile intuirne il senso dal momento che è una lingua molto simile all’italiano.
    Anche io uso la wish-list di Amazon come una sorta di promemoria, però non compro tutti i libri che vi inserisco, spesso frutto di un entusiasmo momentaneo. Al momento ho 42 titoli. E considerando che sul kindle ho 10 volumi ancora da leggere, più tre libri in cartaceo regalati a Natale, direi che posso aspettare. :D

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:38 Rispondi

      A Sanremo si parla francese? :/
      Pensa che io capisco più il tedesco, che non ho studiato, che il francese, che dovrebbe essere simile alla mia lingua. Sarà perché ho un’avversione tremenda verso quella lingua e quel popolo? :)
      Neanche io compro tutti i titoli della wish list, anche perché molti li trovo a meno da altre parti.

      • Chiara
        25 febbraio 2016 alle 14:22 Rispondi

        No, non si parla francese, però essendo a pochi chilometri dal confine capita spesso di andare là magari a fare un giro nel weekend, oppure di incontrare qualche mangiabaguette che sconfina… si impara quindi così, comunicando con la gente. O meglio: così l’ho imparato io, che sono sempre in giro.
        Nemmeno a me comunque piacciono i francesi, specialmente quelli che al sabato mattina invadono il mercato, lasciano l’auto alla c…o e buttano le cartacce per terra. Qui da noi c’è una sorta di guerriglia frontaliera! :-D

  5. Barbara
    25 febbraio 2016 alle 08:47 Rispondi

    Tu sai spiegarmi com’è che Gmail ha deciso che la tua newsletter è una Promozione?! :)
    Anch’io leggo in inglese per lavoro, ma è tutt’altro tipo di linguaggio rispetto alla narrativa. Ho provato a leggere Romeo e Giulietta in originale (testo tradotto a fronte), ma ovviamente non è nemmeno l’inglese del nostro tempo. Cerco di seguire via social alcuni autori anglofoni, capendo poco o niente perchè usano parecchio slang e abbreviazioni stile sms. Provo anche a seguire qualche serie tv in lingua originale (perchè escono anche qualche anno prima) ma lì è proprio un disastro: il mio orecchio fatica a riconoscere le parole. (Recentemente ho visto Happy Feet 1 e 2 in inglese, dove le canzoni sono miliardi di volte più belle…ma c’erano i sottotitoli accesi) So di avere da qualche parte ebook in lingua originale, ma non ho ancora avuto il coraggio di aprirli…Un amico m’ha detto: “solo le prime pagine sono difficili, ma poi il lessico rimane costante.”

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:40 Rispondi

      Con Gmail farò i conti dopo :D
      Sono stato a vedere film americani in lingua, ma io più dell’1% non capisco di ciò che dicono… Un conto è leggere e un altro è capire sentendo.

      • Grilloz
        25 febbraio 2016 alle 12:50 Rispondi

        Io in realtà un paio di film in tedesco li ho visti e almeno la trama sono riuscito a seguirla, non so perchè ma coi libri faccio più fatica, forse perchè in un libro cerco di capire tutta la frase mentre nel film mi basta capirne il senso (anche perchè durante la proiezione non c’è il tempo)

  6. Pades
    25 febbraio 2016 alle 10:13 Rispondi

    I testi scientifici li leggo solo in inglese, e dopo essermi fatto le ossa con quelli ho letto i primi tre di Harry Potter (mi sono piaciuti e col vocabolarietto da viaggio sono andati lisci come l’olio), praticamente tutto Peter Mayle (quello di “Un’ottima annata” ma non solo) e qualcosa di Michael Pollan. Dopo aver letto “La strada” in italiano ho cercato la versione inglese e mi piace ancora di più, anche se sfido molti americani medi a conoscere essi stessi tutti i termini ricercati che usa McCarthy. Tutto questo su carta e con vocabolario al seguito, mentre sul kindle è una passeggiata: basta toccare la parola e hai la traduzione all’istante.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:41 Rispondi

      McCarthy in inglese dev’essere tosto…
      Prima o poi magari mi leggerò La strada. Di lui volevo prendere The Stonemason, che non esiste in italiano, credo sia un dramma.

      • Pades
        25 febbraio 2016 alle 14:46 Rispondi

        Anch’io pensavo peggio. Avendolo letto prima in italiano, però, è stato più facile.

  7. monia74
    25 febbraio 2016 alle 11:13 Rispondi

    Per la whislist dei libri immagino che tu non usi goodreads… Io non lo uso tanto ma mi pare che sia anche quella la sua finalità :) . Anche io sto valutando di iniziare a leggere in lingua, ma a parte le difficoltà, ho soprattutto paura di perdere delle sfumature. Io leggo per immergermi in un mondo, e temo che non conoscendo bene i vocaboli, essi non riescano a rendere in me le immagini che dovrebbero.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:44 Rispondi

      Uso Goodreads solo per inserire le mie letture. Cercare un libro su quel sito è sempre un’impresa, ha un motore di ricerca con parecchie lacune. Non trova libri che poi riesci a trovare in altri modi.
      Su Amazon è più comodo, perché al volo c’è l’edizione che mi interessa.
      Sulle sfumature hai ragione, ma dipende dal fatto che non conosciamo bene la lingua.

  8. Elisa Biasizzo
    25 febbraio 2016 alle 12:31 Rispondi

    Per quanto io condivida l’amore per i viaggi all’estero a posteriori credo che ci siamo abituati agli usi e ai costumi stranieri e abbiamo fatto confusione tra noi e gli altri e molti ce lo fanno capire in tutte le maniere , io non sono per il revisionismo storico ma forse farei qualche passo indietro tenuto conto che tanti preferiscono la tranquillità che l’avventura e quindi oramai per quanto interessanti i libri stranieri dovrebbero essere considerati solo un passatempo e non testi sacri da cui ispirare la propria vita futura.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:48 Rispondi

      Ciao Elisa, benvenuta nel blog.
      Non capisco cosa c’entri il revisionismo storico (che io invece appoggio in pieno, visto che ha permesso di fare luce su parecchie questioni).
      Leggere in inglese non significa trarre ispirazione da quei libri per la propria vita. Che intendi dire?

  9. Federica
    25 febbraio 2016 alle 15:37 Rispondi

    Post dall’argomento molto interessante :-)
    Proprio in questi giorni ho iniziato «Come un romanzo» e la prima domanda che mi sono posta leggendo l’incipit (parte subito dicendo che il verbo leggere non sopporta l’imperativo come altri verbi) è stata: ma nella lingua originale come sarà? Nel francese c’è una musicalità, un ritmo che sostiene la narrazione e il pensiero dell’autore che nella traduzione possono essere resi solo in parte. Sicché penso che più avanti lo leggerò di sicuro pure in francese.
    Anche se adesso mi limito a leggere soprattutto articoli su vari argomenti, per evitare l’arrugginimento, che con questa lingua sennò è sempre pronto dietro l’angolo, ho letto anche in inglese (per esempio, Wilde), magari prima l’edizione in italiano e poi quella originale: non c’è confronto, è più difficile ma è meglio l’inglese.
    Aggiungerei che un vantaggio molto generale di leggere in lingua originale è sicuramente la possibilità di sviluppare una maggior elasticità mentale, esercita, cioè, a lavorare più intensamente sulle parole e sulla comprensione della costruzione della frase, il che, in fondo, torna utile anche quando si pensa e scrive nella propria lingua madre.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 15:45 Rispondi

      Grazie ;)
      Penso anche io che sia utile come allenamento della mente. Ho visto anche che molti autori rendono bene i dialoghi: persone ignoranti parlano in modo sgrammaticato e in inglese non è stato facile capire.

      • Federica
        25 febbraio 2016 alle 16:05 Rispondi

        Chiedo: lo so che è una lingua antica, ma tra le altre lingue in cui leggere vale anche il latino?
        Ecco, potresti farci un post (se non l’hai già fatto): perché leggere autori classici oggi.

        • Daniele Imperi
          25 febbraio 2016 alle 16:20 Rispondi

          Ma intendi leggere in latino?
          Perché leggere autori classici va bene come tema, invece, grazie.

          • Federica
            25 febbraio 2016 alle 22:25

            Sì, mi chiedevo se leggere in latino può essere considerato alla stregua della lettura in una lingua straniera.
            Da qualche parte ho appreso della passione dei cinesi per il latino, che viene spesso letto come se fosse una lingua straniera a tutti gli effetti e non relegata al passato. In particolare ho visto un’intervista ad una ragazza (cinese) che, avendolo studiato con un metodo induttivo-contestuale (o metodo natura), la reputa una lingua da leggere e con cui potersi davvero esprimere come tutte le altre.
            Non so, non saprei. Potrebbe anche essere, soprattutto se lo si studia in modo diverso da come viene di solito fatto. Forse per noi è più una componente del nostro patrimonio culturale. E poi, oggi, chi scriverebbe in tale lingua? E, anche se fosse, quanti lettori potrebbe avere?

          • Daniele Imperi
            26 febbraio 2016 alle 10:15

            Per i cinesi è senz’altro una lingua straniera il latino, per noi no, è solo la nostra lingua madre :)
            Dalle scuole non toglierei il latino, ma leggere opere in quella lingua non può aiutarti in nessun modo, se lo fai è solo per piacere personale.
            Quando leggo i classici latini, però, io ne controllo spesso la traduzione.

  10. Tenar
    25 febbraio 2016 alle 16:30 Rispondi

    Leggo in francese e, con più difficoltà, in spagnolo, ma tranne casi rarissimi (libri che amo moltissimo e che non sono o non sono più disponibili in italiano) ammetto di preferire le traduzioni. Leggere per me è un piacere e faticare troppo (da brava dislessica fatico parecchio a dire il vero) annulla il piacere.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 16:45 Rispondi

      Sì, è vero che leggere in lingua si fatica di più. Io però continuo, primo per migliorare l’inglese e poi anche perché c’è davvero più scelta.

  11. gianvittorio
    25 febbraio 2016 alle 16:39 Rispondi

    ciao daniele, seguo sempre con piacere il tuo blog, anche se non scrivo più da tempo. io ho preso il vezzo, molto snob, secondo alcuni amici, di leggere in originale gli autori anglosassoni (le altre lingue mi sono ostiche). L’abitudine mi è venuta dopo aver inizaito ad apprezzare seriamente la lingua originale nei serial, che fagocito come un addicted

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 16:47 Rispondi

      Ciao Gianvittorio, benvenuto nel blog. Avevi già commentato qui?
      Hai ragione sul vezzo snob, chi legge in lingua viene visto in quel modo da molti :)

  12. la mori
    26 febbraio 2016 alle 14:47 Rispondi

    Anche io lo facevo un tempo, poi ho smesso. Avevo un inglese piuttosto buono. Il tuo post mi ha dato un bello spunto: mi potrebbe aiutare a recuperare un po’ di dimestichezza perduta con la lingua. Una cosa che invece faccio ancora è guardare le mie serie tv preferite in streaming in lingua originale. Ormai mi sono abituata a quelle voci e la versione tradotta non mi piace più. E cerco di seguire senza guardare i sottotitoli. Non sempre ci riesco però, talvolta un occhio ai sottotitoli lo devo dare.

    • Daniele Imperi
      26 febbraio 2016 alle 16:30 Rispondi

      Il mio inglese invece è più forte in lettura che nell’ascolto :)
      Dovrei curarlo di più in quel senso.

  13. Francesca
    26 febbraio 2016 alle 16:53 Rispondi

    Io preferisco leggere in inglese, e infatti posseggo vari libri in lingua originale. Lo faccio perché (a parte il fatto che parlando tutti i giorni in inglese mi sto abituando più all’inglese che all’italiano) mi piace di più e si evitano le brutture delle traduzione. E poi si sente di più l’ ” ‘impronta” dell’autore

    • Daniele Imperi
      26 febbraio 2016 alle 16:57 Rispondi

      Ciao Francesca, benvenuta nel blog.
      Io preferisco la mia lingua, nel senso che comnunque scrivo in italiano e mi serve più leggere in italiano. Però la lettura in inglese mi fa migliorare quest’altra lingua e amplia le mie letture.

      • Francesca
        26 febbraio 2016 alle 17:20 Rispondi

        Grazie mille!
        Anche la mia lingua è l’italiano, ma preferisco leggere gli autori italiani in italiano e gli autori stranieri (americani e inglesi) in inglese, in quanto mi risulta migliore.

  14. Grazia Gironella
    27 febbraio 2016 alle 21:17 Rispondi

    Ormai leggo in inglese più di quanto leggo in italiano, e la percentuale cresce. E’ un piacere multiplo: amo la lingua, apprezzo molto la letteratura anglosassone, posso leggere anche libri non tradotti in italiano e l’usato di Amazon.uk è mitico! Spesso trovo libri della mia wish-list lista a pochi centesimi, neanche il costo di una rivista incluse le spese di spedizione. Ho letto anche qualcosa in tedesco, ma lì la fatica c’è e la sento tutta, perciò non leggo più romanzi come ai tempi della scuola.

    • Daniele Imperi
      29 febbraio 2016 alle 08:14 Rispondi

      Non sapevo dell’usato di Amazon.uk, ci vado a guardare di sicuro.

  15. Katia Anna Calabrò
    28 febbraio 2016 alle 12:19 Rispondi

    Sono stata un’italiana fortunata: ho avuto, fin dalle medie, insegnanti di inglese eccezionali. A leggere (guardare, ascoltare per poi parlare)) in lingua originale mi (ci) ha educato la mia insegnante delle superiori. Leggo letteratura professionale e non in inglese, se l’autore è di lingua inglese. Come guardo in inglese (e spagnolo) film e serie tv. Farlo fin da ragazzina mi ha insegnato una cosa che nessuno può spiegarti: la mentalità e la filosofia del popolo che quella lingua parla. Quando riesci ad afferare questo, le parole, non importa quanti vocaboli tu conosca della lingua, le capisci sempre e comunque, senza bisogno di usare vocabolari (salvo necessarie eccezioni) e sei in grado di non pensare in italiano e poi tradurre in inglese quando la parli o la scrivi. Leggere in inglese un autore di lingua inglese ti restituisce la ricchezza dei significati, le sfumature, la personalità e lo stile di chi scrive. E riesci anche a fare tuo qualcosa di suo. Basta partire gradualmente e leggere cose più semplici per poi progredire nella difficoltà. E poi, vuoi mettere? È davvero difficle non trovare un titolo in inglese!!!

    • Daniele Imperi
      29 febbraio 2016 alle 08:16 Rispondi

      Io alle medie ho avuto un’insegnante odiosa, quindi non ho amato quella lingua. Alle superiori non era certo simpatica la prof, quindi ho continuato a non amarla :)
      Hai ragione su mentalità e filosofia del popolo, bisogna leggere in inglese senza farsi una traduzione in mente.

  16. alessandro coppedè
    29 febbraio 2016 alle 22:28 Rispondi

    Io ho provato solo una volta a leggere un romanzo in Inglese, un libro di fantascienza di Maryon Zimmer Bradley. Pensavo che mi sarebbe piaciuto perché avevo sempre voluto leggere quel libro, ma non capivo quasi nulla, nemmeno col dizionario, e ho abbandonato dopo poche pagine. A quei tempi il mio Inglese era molto scarso. Già adesso, dopo qualche mese, è migliorato, e forse riuscirei a leggerlo. Stavo pensando di provare a prendere un altro libro interessante che ho già letto in Italiano, ma a giudicare dal linguaggio della traduzione credo che sia un Inglese piuttosto ricercato , quindi probabilmente non capirei.

    • Daniele Imperi
      1 marzo 2016 alle 08:35 Rispondi

      Allora dovresti iniziare coi romanzi per ragazzi, è un inglese più facile. Con quelli mi sto trovando bene, pian piano arriverò a quelli per adulti.

  17. Marco Lovisolo
    2 marzo 2016 alle 10:21 Rispondi

    Ho una laurea in Lingue e letterature straniere e quindi cerco di esercitare gli idiomi studiati all’università. Con inglese e spagnolo procedo in maniera spedita, la tragedia vera è con il russo. Nonostante lo abbia studiato per anni a abbia pure scritto una tesi di laurea su Gogol’, continuo a trovarlo ostico. Non sono mai riuscito a realizzare il mio sogno di affrontare Dostoevskij in lingua originale. Oggi come oggi quando leggo in russo mi limito a racconti per ragazzi o a edizioni “semplificate” dei grandi capolavori. Ultimo libro letto (in edizione semplificata): L’uomo anfibio di Beljaev. Sul comodino c’è Oblomov: ogni tanto mi guarda, ma io faccio finta di non vederlo …

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 10:26 Rispondi

      Penso sia difficile leggere in lingue così diverse dalla nostra. Io ho studiato il norvegese, ma finora ho letto solo 10 libri illustrati per bambini :)

  18. Marco Lovisolo
    3 marzo 2016 alle 12:39 Rispondi

    Bah, per leggere bene in russo l’unica soluzione percorribile sarebbe vivere lì per almeno un anno e poi esercitarsi continuamente. E in ogni caso non basterebbe nemmeno perché si tratta di una lingua con così tante sfumature comprensibili solo dai madrelingua.

    • Grilloz
      3 marzo 2016 alle 13:07 Rispondi

      Un mio amico ha studiato russo per leggere Dostoevsky in lingua originale, ora insegna russo all’università :)

      • Marco Lovisolo
        3 marzo 2016 alle 14:01 Rispondi

        Buon per lui, evidentemente è stato molto più bravo di me (non che ci voglia molto, in tutta onestà).
        Io l’unico scrittore russo che riesco a leggere, con molta fatica, è Čechov: ha uno stile di scrittura molto “piatto”, lineare.
        Dostoevskij avrei tanto voluto leggerlo in russo, ma non sono mai riuscito ad andare oltre le prime dieci pagine di qualsiasi libro abbia mai iniziato.
        In che università insegna il tuo amico?

        • Grilloz
          3 marzo 2016 alle 14:16 Rispondi

          Torino, beh, sì, lui ha seguito la sua passione fino in fondo.

          • Marco Lovisolo
            3 marzo 2016 alle 16:06

            Io mi sono laureato a Torino e ho discusso la tesi con il professore di lingua russa: Massimo Maurizio. E’ lui?

  19. Grilloz
    3 marzo 2016 alle 16:09 Rispondi

    Sì, è lui :) piccolo il mondo ;) Se ti capita salutamelo, che io è un po’ che non lo vedo, abitando all’estero da un po’ di anni.

    • Grilloz
      3 marzo 2016 alle 16:09 Rispondi

      Ok, rispondevo a Marco Lovisolo, non so perchè il commento mi è finito qui :P

      • Marco Lovisolo
        3 marzo 2016 alle 16:15 Rispondi

        Pensa te. Beh, però stiamo anche parlando di un genio! Puoi avere tutta la passione del mondo, ma se non è supportata dal talento …
        Lui è uno davvero in gamba, anche umanamente.
        Purtroppo non lo vedo e se anche fosse dubito che mi riconoscerebbe, sono passati diversi anni.

        • Grilloz
          3 marzo 2016 alle 17:14 Rispondi

          Sull’umanamente posso garantire, un grande amico e gran compagno di bevute, difficile stargli dietro ;) (ma questo forse non dovrei dirlo a un suo ex alievo :D) sicuramente uno in gamba, sul russo, ehm, non sono in grado di giudicare, io mi fermo ad un paio di parole :D comunque all’epoca era più spesso a Mosca che a Torino :P

      • Marco Lovisolo
        3 marzo 2016 alle 16:16 Rispondi

        Però non c’è confronto … è come paragonare Baggio a un giocatore dell’interregionale …

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