Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Leggendo Suttree

Leggendo SuttreeSuttree è un magmatico romanzo di Cormac McCarthy, forse il migliore e anche il più lungo che ha scritto. Alcuni passi sono di una poesia unica, altri profondamente tristi e malinconici, altri ancora sprizzano umorismo, altri infine raccontano di squallore e abbandono.

In Suttree sembra esserci tutto. Ma più di ogni altra cosa c’è una scrittura di alto livello. McCarthy ha dato qui prova della sua enorme conoscenza della lingua, ha saputo plasmarla secondo la sua volontà, ha creato accostamenti e frasi che nessuno avrebbe potuto immaginare in quelle combinazioni.

Leggendo Suttree si è trasportati lungo un fiume di prosa matura e ragionata, che va ben al di là della prova accademica e della semplice sfida. La poetica introduzione si potrebbe leggere dieci volte consecutive senza mai annoiarsi.

Voglio citare alcuni dei tanti passi che mi hanno colpito. A rileggerli si capisce che McCarthy non ha fatto altro che osservare ciò che ha scritto e descriverlo nell’unico modo possibile.

attraverso la perpetua spirale ascendente di insetti

Sono rimasto affascinato da questa descrizione, ma in fondo è una visione reale, anche se poetica forse, di ciò che realmente si può osservare. Gli insetti, specialmente i moscerini, si possono vedere salire al soffitto in una spirale che sembra non aver inizio né fine. È una descrizione tridimensionale quella creata da McCarthy.

Il fiume scorre in un graal di quiete.

Potrebbe essere il verso di un canto. L’immagine che si riceve è quella di una tranquillità quasi magica delle acque del fiume.

Un gatto trasuda di pietra in pietra sul lastricato nero liquido e saldati in agili antipodi ottici sulla strada scura di pioggia gatto e controgatto si dileguano nel successivo reticolo di interstizi.

Fate bene attenzione a questa scena. Immaginatela nella vostra mente. Uscite in strada, magari, in un giorno di pioggia e provate a rivedere dal vivo questa scena, se non con un gatto, con una macchina, un cane, una persona.

Il gatto che cammina su una strada bagnata dalla pioggia si riflette sul lastricato. Gli antipodi sono ottici, perché non sono quelli geografici, e sono agili, perché appartengono a un felino. La trovata del “controgatto” per definire l’immagine riflessa è geniale.

La barca si lasciava cullare da un’inerzia mercuriale

Anche qui c’è una profonda quiete che emana dalle parole. L’inerzia dà l’idea di un qualcosa che si muove non per sua volontà e l’aggettivo mercuriale accentua questa indolenza.

Scese i gradini lentamente, madonna orbata, stordita dal dolore, pietà di legno di un’aurora eterna, gli uccelli ammutoliti di fronte a tanta gravità e il paria che lei aveva scambiato per il figlio della luce in persona si consumò di vergogna come una torcia.

Questo paragrafo è di una drammaticità e forza notevoli. C’è un richiamo alla cristianità che, sebbene usato per condire la descrizione, è comunque parte del personaggio (la donna). Così “madonna” si lega a “pietà”, quella Pietà michelangiolesca che qui diviene di legno e non è più marmo, perché la pietà è adesso umana, è quella di una madre comune e non della madre di Dio. E suo figlio, che la donna ha scambiato per il figlio di Dio, è paria, figura sofferente per le sue colpe.

In Suttree il dramma umano fuoriesce a forza dalla scrittura di Cormac McCarthy in parole e componimenti stilistici che ribaltano le comuni regole letterarie e si impongono senza fatica nell’universo editoriale, staccandosi dal resto e incamminandosi con modestia e in silenzio verso il lettore.

Leggete Suttree.

12 Commenti

  1. Marco
    12 luglio 2012 alle 08:12 Rispondi

    Sottoscrivo. McCarthy è uno dei più grandi narratori statunitensi. Bravo anche il traduttore italiano, ma se non ci fosse una prosa originale di grande livello, non ci sarebbero simili risultati.

  2. Daniele Imperi
    12 luglio 2012 alle 08:58 Rispondi

    Marco,

    Hai ragione, sotto c’è una prosa invidiabile.

  3. Lucia Donati
    12 luglio 2012 alle 11:29 Rispondi

    Certo interessanti le soluzioni immaginative dell’autore: particolarissime ed originali, probabilmente sofferte. Però hai indovinato (conosci i miei gusti, evidentemente) quando mi hai detto che il libro forse non sarebbe stato di mio gusto. Non l’ho letto e, quindi, non mi permetto di dare un giudizio, seppur personale, sull’intero romanzo ma, date le premesse, non mi attira più.

  4. Daniele Imperi
    12 luglio 2012 alle 11:35 Rispondi

    Perché non ti attira più? Non ti piace la prosa di McCarthy? O la storia?

  5. Giuseppe
    12 luglio 2012 alle 13:26 Rispondi

    @Marco:
    Sono traduttore, e mi permetto di sfatare il mito dell’equivalenza delle qualità letterarie tra originale e versione tradotta. Non conosco la prosa dell’autore in questione, ma l’inglese costringe spesso a vere e proprie acrobazie semantiche per una resa soddisfacente. Darei molto più credito (e onore) al traduttore, che spesso è in grado di fare autentici miracoli con testi stilisticamente poverissimi. In molti, moltissimi casi il “vero” appeal di un’opera è impresso alla stessa dal traduttore. Anche se in tanti lo ignorano.

  6. Lucia Donati
    12 luglio 2012 alle 13:37 Rispondi

    La prosa. Per i miei gusti è eccessivamente ridondante. Non credo riuscirei ad andare oltre le prime pagine.

  7. Daniele Imperi
    12 luglio 2012 alle 13:44 Rispondi

    Giuseppe,

    Ciao e benvenuto nel blog.

    Siamo d’accordo sul fatto che i modi di esprimersi siano differenti e che quindi alcuni pensieri vadano resi al meglio – non so se intendevi questo – ma ho potuto constatare spesso che alcuni traduttori si lasciano un po’ troppo andare a versioni del tutto personali dei brani.

  8. Daniele Imperi
    12 luglio 2012 alle 13:44 Rispondi

    Lucia Donati,

    McCarthy è molto particolare e non a tutti piace, in effetti.

  9. Giuseppe
    12 luglio 2012 alle 14:44 Rispondi

    Daniele Imperi,

    grazie del benvenuto, e scusate anzi se non mi sono presentato.
    Sì, intendevo ciò che hai scritto. Ovviamente ogni caso è unico e da considerarsi a parte, ma ti posso assicurare che molte “versioni del tutto personali” sono in realtà l’unica risposta possibile a un periodare che, tradotto alla lettera, non avrebbe alcun senso nella nostra lingua. Spesso non si tratta di scegliere tra versioni più o meno eleganti, ma tra il nonsenso e la leggibilità minima. Non sopravvalutiamo la sovrapponibilità degli idiomi (Babele docet, e Steiner pure).

  10. Romina Tamerici
    12 luglio 2012 alle 18:45 Rispondi

    Ho letto “La strada” qualche mese fa, proprio in seguito a un tuo post. Da come parli di “Suttree” questo testo sembra ancora più interessante. Le immagini che hai citato sono davvero suggestive e poetiche.

    Bene, la mia coda di lettura si è appena allungata!

  11. Daniele Imperi
    12 luglio 2012 alle 18:52 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Si tratta di due romanzi proprio diversi, però. Buona lettura :)

  12. Come suddividere un romanzo
    16 aprile 2013 alle 06:01 Rispondi

    […] romanzo Suttree di Cormac McCarthy è così, per esempio. In questo caso si tratta di un romanzo che parla della […]

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.