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Il latino è una lingua morta?

LatinoÈ così che viene chiamato: una lingua morta, che nessuno parla più, che pochi ancora comprendono. Eppure il latino è ogni giorno intorno a noi, perfino all’estero. A me è sempre piaciuto e continuo a usarlo in vari modi.

Alcuni racconti che ho scritto hanno il titolo in latino, in altri, storie fantastiche e dell’orrore, ho usato il latino per le formule magiche o le citazioni.

Ciò che è morto non può tornare e il latino mi sembra tutt’altro che scomparso. La lingua inglese ha preso alcuni termini dal latino (wall da vallum, chester da castra, mouse da mus, street da strata, cat da cattus, ecc.). In norvegese topo si dice mus, pari pari come in latino. E che dire di cherry e cerasa?

Ma qui si rischia di sconfinare nell’etimologia e nella filologia.

Il latino ha sempre avuto un fascino quasi tenebroso e non solo perché di per sé lingua morta può suscitare brivido e raccapriccio. Il latino è la lingua dei demoni, quella che si usa in magia, quella ampiamente usata nel Medioevo e che quindi si ricollega al fantastico.

Leggere una scritta in latino significa entrare in un’altra dimensione, in uno spazio e in un tempo lontani e sconosciuti. Significa avere di fronte un potere più grandi di noi, perché il latino apre le porte dell’ignoto.

No, secondo me il latino è una lingua ancora viva, che continuerò a usare finché avrò vita. E non solo io.

16 Commenti

  1. Marco
    15 febbraio 2012 alle 07:23 Rispondi

    Se poi si desidera ascoltare un po’ di latino (con accento nordico, meglio finlandese), niente di meglio del sito Nuntii Latini:(http://yle.fi/radio1/tiede/nuntii_latini/) :)

  2. Domenico "Helldoom" Attianese
    15 febbraio 2012 alle 08:34 Rispondi

    Che nessuno la parla possiamo anche essere d’accordo, ma anche il fatto che ha un fascino e un mistero tutti suoi è innegabile :D

  3. Michela
    15 febbraio 2012 alle 10:59 Rispondi

    Il latino suona “forte” come lingua, mi dà un’idea di potenza. Una formula magica in latino mi suona benissimo.
    Magari mettermi a parlarlo sarebbe un po’ troppo, ma cancellarlo è un crimine :)

  4. Daniele Imperi
    15 febbraio 2012 alle 13:15 Rispondi

    @Marco: veramente strano :)

    @Domenico: concordo sul fascino e il mistero.

    @Michela: hai dato l’immagine giusta del latino, quella di una lingua potente. E quindi immortale.

  5. franco zoccheddu
    15 febbraio 2012 alle 15:43 Rispondi

    Un po’ sopra le righe: non mi dispiacerebbe se in Europa parlassimo (anche) una stessa lingua, che per i miei gusti sarebbe il francese, musicale, bellissima. Ma non disdegnerei il latino. Averlo studiato e conoscerlo mi da una grande sicurezza nella scrittura, nella lettura, in definitiva nella comprensione del mondo.

  6. Romina
    15 febbraio 2012 alle 15:46 Rispondi

    Io purtroppo non ho mai studiato il latino, però, mi affascina moltissimo e mi piace tanto imparare alcune massime latine. Una che ho scoperto da poco è “Homo homini lupi” (spero sia scritta correttamente) e cioé “ogni uomo è un lupo per gli altri uomini”… bella, no? E poi mi affascina moltissimo l’etimologia delle parole e le origini comuni di varie parole neolatine, che passando per i tanti mutamenti analizzati dalla grammatica storica, mantengono invariate alcune parti. Insomma, il latino non deve morire! Mai!

  7. Daniele Imperi
    15 febbraio 2012 alle 16:15 Rispondi

    @Franco: a me invece il francese non piace, preferisco le lingue nordiche :)

    @Romina: la frase latina è “homo homini lupus” ;)

  8. franco zoccheddu
    15 febbraio 2012 alle 17:28 Rispondi

    Dai, è famosa “in girum imus nocte et consumimur igni” che ha una divertentissima proprietà. Chi non la sa, provi a scoprirla.

  9. Romina
    15 febbraio 2012 alle 18:18 Rispondi

    @Daniele: Lo sapevo, che l’avrei scritta sbagliata. Avrei dovuto controllare… Scusa… meno male che hai corretto, non vorrei certo fare cattiva informazione!

  10. Franca
    15 febbraio 2012 alle 18:23 Rispondi

    Daniele Imperi,

    HOMO soggetto, caso nominativo, trad. “l’uomo”
    EST verbo (sottinteso), trad. “è”
    LUPUS complemento di specificazione, caso nominativo, trad.”lupo”
    HOMINI complemento di termine, caso dativo, trad. “all’uomo”

    …se imparassero il latino fin dalle medie, sarebbe più semplice per i ragazzi di oggi capire la lingua italiana (grammatica, analisi logica, analisi del periodo…) e – soprattutto – si esprimerebbero MEGLIO.
    Bravo Daniele

  11. Daniele Imperi
    15 febbraio 2012 alle 18:44 Rispondi

    @Franca: grazie :)
    “Lupus” però è nominativo, quindi non può essere complemento di specificazione, che sarebbe genitivo :)

  12. franco zoccheddu
    15 febbraio 2012 alle 21:33 Rispondi

    “cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille… “. L’amore di Catullo per la sua donna: ” e quando il breve giorno morirà, avremo una sola infinita notte per dormire. Dammi mille baci… “.

  13. Franca
    16 febbraio 2012 alle 20:31 Rispondi

    Daniele Imperi,

    hops! COMPLEMENTO PREDICATIVO DEL SOGGETTO. Mi auto-ridurrei il voto in latino dell’esame per il conseguimento del diploma, ma è passato così tanto tempo (ahimé) che mi auto-assolvo…
    Assolvimi anche tu Daniele! Ciao

  14. franco zoccheddu
    16 febbraio 2012 alle 21:44 Rispondi

    Va bene, tranquilla: ti assolvo anch’io.

  15. Il futuro della lettura
    5 dicembre 2012 alle 14:09 Rispondi

    […] termini inglesi che provengono dal latino e conoscendo questa lingua morta (leggi il mio post Il latino è una lingua morta?) potrai capire meglio quei termini. Ma il latino è conoscenza, soprattutto. È storia. Se non […]

  16. I dizionari dello scrittore
    7 agosto 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] avete letto bene, il dizionario della lingua latina. A me il latino torna spesso utile, per vari motivi. Me ne sono servito per storie fantastiche, horror, ma anche […]

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