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7 problemi incontrati in una storia e come li ho risolti

7 problemi incontrati in una storia

Avevo scritto un racconto di fantascienza e dopo alcuni giorni l’ho riletto per la revisione. Ma neanche questo mi aveva convinto, anche se, a differenza dei due precedenti, non l’ho considerato da buttare.

All’inizio ci vedevo un problema di fondo, come quando si guarda un film e si giudica di serie B, anzi peggio, si nota l’inconsistenza della trama.

A fine lettura era proprio questa la sensazione maggiore: che la trama non rendesse, che avesse un’enorme lacuna. Poi, leggendo meglio, ho trovato altre lacune e quindi la revisione – ancora in corso – è diventata un lavoro di riscrittura di alcune parti e in breve una nuova stesura.

I personaggi se la cavano con poco

Come sapete, una buona storia deve avere dei “buoni” problemi da risolvere, i personaggi devono superare degli ostacoli, altrimenti che storia è? Altrimenti, anzi, non c’è proprio storia.

I miei due protagonisti avevano degli ostacoli da superare, ma li superavano senza faticare troppo, nonostante, in alcuni casi, le grandi difficoltà che ostacoli del genere comportano.

Così ho riletto nuovamente il racconto segnandomi, capitolo per capitolo, i punti della trama, così da avere una visione immediata del dipanarsi della storia. E ho scoperto di esser stato parco di problemi.

Lezione numero 1: il problema da affrontare per compiere una missione deve essere di natura uguale o superiore alla missione stessa.

La storia è troppo semplicistica

Questa lacuna è strettamente legata alla precedente. Rileggendo il racconto, mi sono accorto che tutto procedeva in modo lineare, come se esistessero solo quei due personaggi, liberi di agire in modo indisturbato.

Ma io ho dato loro una missione da compiere, e neanche facile, dunque le loro azioni devo implicare l’entrata un scena di altri personaggi a contrastarla, perché a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, come ci insegna la fisica.

Lezione numero 2: le azioni del protagonista si riflettono su tutti i personaggi coinvolti e presenti nel suo mondo.

Tenere il conto del tempo che passa

A un certo punto, quando stavo revisionando la storia, m’è venuto il dubbio sul tempo. Così sono andato a controllare e ho scoperto di aver scritto che era notte quando invece erano almeno le 5 di mattina.

In pratica avevano seminato “mezz’ora” qui, “due ore” qua, “un’ora” laggiù senza pensare a segnare queste ore che passavano, perdendo alla fine il conto del tempo che trascorreva.

Lezione numero 3: tenere sempre sotto controllo il tempo che passa da un’azione all’altra.

La soluzione al problema richiede grandi risorse

Una mia lettrice beta mi ha segnalato questa nuova lacuna. È legata alle prime due, in pratica. Non posso far conquistare un intero paese alle legioni dell’Impero Romano, tanto per fare un esempio, se non considero che tutta quella gente ha bisogno di armi, vettovaglie per uomini e animali, rifugi per la notte, strategie, ecc.

Io me l’ero cavata con un “semplice” furto. In fondo per compiere quella missione i protagonisti avevano bisogno di quella “cosa”. Okay, Daniele, ma non è come rubare un portafoglio, piuttosto è quasi come rubare i gioielli della Corona: ergo, i personaggi hanno bisogno di aiuti esterni e risorse.

Lezione numero 4: la soluzione al problema deve prevedere una logistica ferrea.

Sii pronto al sacrificio

Ammazzare i personaggi se questo rende più funzionale e drammatica la storia. Un tempo, lo scrissi nel blog, mi affezionavo ai miei personaggi, quindi nessuno doveva morire. Adesso, per fortuna, sono diventato un carnefice. Adesso non mi affeziono più.

I miei protagonisti non riportavano neanche una ferita, solo la donna qualche livido. Non è che debbano morire per forza, sia chiaro, ma certe missioni, specie se pericolose e “impossibili”, devono causare danni a persone e cose.

Lezione numero 5: l’autore deve distaccarsi completamente dai suoi personaggi e sacrificarli per il bene della storia.

Pochi dettagli per l’ambientazione

C’è stato un tempo in cui abbondavo di dettagli, descrivevo l’ambiente e le scene minuziosamente. Poi ho come abbandonato quest’abitudine, tanto che in alcuni casi si sentiva proprio la mancanza del “world building”, come viene chiamato.

Quando un’amica lesse i primi capitoli di P.U., mi criticò proprio questa mancanza di dettagli nel primo capitolo – che coincide con la prima delle 6 storie del romanzo – e aveva ragione.

Anche nel caso di questo racconto ho inserito pochi dettagli, che non sempre è un male, ma lo è quando il lettore non riesce a figurarsi nella mente le scene.

Lezione numero 6: l’autore deve creare la scenografia dell’ambiente.

La soluzione al problema non risolve il problema

E questo è il guaio peggiore in una storia. A fine lettura mi accorsi che la soluzione che avevano trovato i miei protagonisti per compiere la missione non risolveva granché, perché le cose continuavano come prima.

Le cose, invece, non devo restare le stesse. Il cambiamento non è solo del protagonista, ma deve essere un cambiamento totale o quasi. Altrimenti l’azione del protagonista non ha portato a nulla.

Lezione numero 7: la soluzione al problema deve cambiare lo status delle cose.

Conclusione

Da tutti questi errori ho tirato fuori un metodo di lavoro, che ho usato per il secondo racconto di fantascienza in stesura. Un metodo, di cui forse parlerò a giorni, che mi impedirà di compiere quegli errori perché prevede proprio l’inserimento nella storia di alcuni elementi necessari.

Domanda finale: avete un metodo di lavoro che vi impedisce di fare questi stessi o anche altri errori?

32 Commenti

  1. Chiara
    27 settembre 2016 alle 08:37 Rispondi

    Mi fa sorridere il fatto che i problemi da me affrontati con la stesura del romanzo siano diametralmente opposti ai tuoi: troppo complicato, troppa carne al fuoco e così via. Comunque questo articolo mi è piaciuto, e credo che a breve creerò un meme. :)

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2016 alle 12:13 Rispondi

      Be’, ognuno ovviamente trova i suoi problemi, anche in funzione della storia.
      Vai col meme, allora :D

  2. Salvatore
    27 settembre 2016 alle 09:31 Rispondi

    Se ci riesci, t’invidierò. Perché una volta che hai steso la storia, cosa che ha comunque comportato una certa fatica, riscriverla da capo potrebbe non essere una cosa alla portata di tutti… :)

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2016 alle 12:14 Rispondi

      Non la sto scrivendo da capo, ho dovuto solo riscrivere delle parti, per fortuna.

  3. Fiamma
    27 settembre 2016 alle 09:33 Rispondi

    Il mio approccio è un pò analitico, se vogliamo dirla così. Inizio con un mini riassunto della storia, poi passo alla sua suddivisione in capitoli corposi con il relativo titolo, non che poi lo introduca eh, serve solo a me per capire dove sono arrivata. Infine i personaggi: sono quelli più difficili, per loro stilo delle cartelle, ovvero metto nero su bianco chi sono, come sono, cosa fanno e pensano, e qual’è la loro storia. Poi li calo nel romanzo. Ovviamente subiscono quasi sempre delle trasformazioni secondo la storia che racconto. Preferisco avere diversi protagonisti ‘importanti’ per non dare l’idea del super erore, o del personaggio faccio-tutto-io. Quindi la risoluzione dei problemi è più facile, basta far intervenire quello più adatto. Per quanto riguarda il tempo, invece hai ragione, è un errore banale che ho commesso spesso! l’ho notato quasi per caso nel romanzo appena terminato.
    Anche sui problemi da risolvere hai ragione…questa in effetti è la parte più difficile…trovare problemi seri, e farli risolvere in maniera non banale. Credo sia il fulcro di qualsiasi romanzo, ma sono convinta che tutto parta da dei buoni personaggi, se sono ben caratterizzati e dotati di credibilità, sapranno dipanare la matassa in modo fluida e non banale.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2016 alle 12:16 Rispondi

      Si dovrebbe fare come fai tu, in effetti… è la prima volta che mi capita di dover aggiungere delle parti.
      Anche io ho messo dei titoli ai capitoli, che riassumono quella parte, ma non so se poi li lascerò.
      Sui personaggi sono carente, nel senso che ne vedo solo un paio ben caratterizzati, mi succede sempre così.

  4. Grilloz
    27 settembre 2016 alle 09:36 Rispondi

    Da quel che scrivi mi sembra che di lavoro ce ne sia ancora parecchio. Tuttavia molti dei problemi che citi li ho riscontrati in diversi inediti, almeno tu te ne sei accorto prima ;)

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2016 alle 12:17 Rispondi

      Sì, c’è ancora un po’ di lavoro, e meno male che a fine agosto volevo finire questo e l’altro :D

  5. Stefania Crepaldi
    27 settembre 2016 alle 10:12 Rispondi

    Questo articolo è prezioso: sono felice che tu l’abbia scritto Daniele.
    Ogni volta che parlo di progettazione narrativa vengo molto criticata, ma quello che intendo io è proprio imparare dai propri sbagli e fare tesoro delle lezioni apprese, come in questo tuo caso. Anch’io ho teorizzato un metodo col fine di aiutare l’autore che si è trovato o si trova in difficoltà per vari motivi, a iniziare la fase di scrittura in modo sereno.
    Ho iniziato a pensare a questo metodo quando sognavo di scrivere un romanzo e mi sono trovata in difficoltà, perché avevo bisogno di interiorizzare parecchi aspetti prima di iniziare a buttar giù la bozza.
    Alcuni pensano che progettare una solida architettura narrativa pre-scrittura sia dare vita a una gabbia che imprigiona la creatività.
    Io credo invece che serva a contenerla e a indirizzarla, per trarre il massimo da quel romanzo o da quel racconto.
    Ci sono scrittori che progettano talmente bene i loro romanzi da arrivare a mettere la loro firma in una struttura innovativa, che da quel momento in poi farà parte del loro stile peculiare.
    Prendiamo ad esempio Marco Buticchi: è stato il primo scrittore italiano a coniare un metodo fabula/intreccio che nessuno sfruttava, perché molto complesso e impossibile da scrivere senza una solida progettazione alla base.
    Quindi ben venga l’ispirazione e la creatività, e ben venga il metodo per incanalare controllare e perfezionare la spinta creativa.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2016 alle 12:24 Rispondi

      Neanche per me la struttura è una gabbia e lascia comunque spazio alla creatività. Mi sa che ne parlerò in un prossimo post.
      Il metodo fabula/intreccio non lo conosco, ora mi leggo qualcosa.

      • Stefania Crepaldi
        27 settembre 2016 alle 12:50 Rispondi

        Mi fa piacere averti dato uno spunto di riflessione per un tuo prossimo post.
        Progettare la trama è uno degli aspetti più complessi di un romanzo.
        Agli scrittori con cui collaboro do consigli personalizzati.
        Ma un consiglio che mi sento di fornire a tutti è di capire la differenza tra fabula e intreccio, e poi partire progettando la fabula.

  6. Simona
    27 settembre 2016 alle 14:32 Rispondi

    E’ quello che più mi piace dello scrivere: creare una trama compatta, coerente. Anche perché sono i difetti i che più mi saltano all’occhio, persino con il film. I buchi logici, intendo.. Ma non ho un metodo, anzi , io non ho metodo nel fare le cose in generale.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2016 alle 14:36 Rispondi

      Io mi sono accorto che, dopo aver scritto la trama, è meglio riassumere in modo schematico gli eventi principali: è in questo modo che sono riuscito a migliorare la storia.

  7. Simona
    27 settembre 2016 alle 14:52 Rispondi

    Sì, può essere un buon metodo. Io riscrivo parecchio,. aggiungo o sposto scene, a volte interi capitoli. Mi diverte, ma forse non è il modo più veloce di procedere.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2016 alle 14:56 Rispondi

      Ho spostato anche io qualche scena o brano in revisione, ma per fortuna non capita spesso.

  8. Barbara
    27 settembre 2016 alle 14:52 Rispondi

    Questo in genere è quel che succede quando si parte a scrivere a briglia sciolta. Arriva un punto in cui, comunque, occorre fermarsi e verificare la struttura.
    Giusto ieri mi si è “sbloccato” un nuovo racconto, ho “visto” la scena madre, se vogliamo chiamarla così. Conosco già il finale. Posso partire a scrivere serena e succeda quel che succeda? No. Mancano degli elementi, che vanno progettati. Per dire: se sto cercando un assassino, devo “sapere” chi ha ammazzato, come e perchè. Soprattutto mi devo “inventare” che prove può essersi dimenticato per strada.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2016 alle 14:58 Rispondi

      Sì, infatti sono partito a briglia sciolta, come anche con PU e R :D
      Col poliziesco penso che ci siano parecchi elementi da tenere presenti fin dall’inizio.

  9. Tenar
    27 settembre 2016 alle 17:47 Rispondi

    Lezione n°8: spesso una mappa dettagliata degli ambienti in cui si svolge la vicenda aiuta. Calcolare quale e quanti movimenti possa effettivamente fare un dato personaggio in un dato tempo rivoluziona spesso la dinamica di una scena.

    • Daniele Imperi
      28 settembre 2016 alle 08:16 Rispondi

      Giusto, la mappa degli ambienti! Io faccio sempre il calcolo di quanto si impieghi a percorrere un chilometro, basandomi sulla mia velocità e considerando che ho il passo svelto.

  10. Elena
    27 settembre 2016 alle 18:20 Rispondi

    Ottimo articolo Daniele.
    Hai individuato un’ipotesi di metodo che vale la pena di approfondire. Fino ad ora io mi sono limitata a segnare all’inizio di ogni capitolo i fatti salienti che intendevo narrare, poiché spesso mi capitava di perdere il filo delle vite e dello sviluppo dei personaggi.
    Inoltre un appunto iniziale serve anche per verificare che nessuna storia resti a metà. In un romanzo lungo e complesso, può capitare.
    Aggiungerò anche le tips che suggerisci

    • Daniele Imperi
      28 settembre 2016 alle 08:18 Rispondi

      Grazie :)
      Anche io mi segno i punti salienti all’inizio di ogni capitolo. Non capisco come facciano molti a non sapere cosa accada in ogni capitolo…

  11. Andrea
    27 settembre 2016 alle 22:50 Rispondi

    Ho notato che tutti e sette i punti riassumono un unico concetto: “la storia che stiamo scrivendo deve essere una rappresentazione della realtà”.
    Quando commettiamo questi errori è perché battiamo sulla tastiera con la credenza che ciò che stiamo scrivendo sia pura fantasia.
    Per fortuna ho sempre amato inventare o scrivere, dandomi prima una spiegazione razionale di (quasi) ogni cosa, anche quelle più strane. Per me anche un romanzo fantasy dovrebbe spiegare in maniera logica il funzionamento dei poteri o delle magie presenti in quel determinato mondo, così si possono evitare molti degli errori da te elencati. O almeno è ciò che inconsapevolmente ho fatto finora. Nella realtà, che noi lo vogliamo o meno, per quanto possiamo affezionarci alle persone, i decessi capitano, i problemi cambiano lo stato delle cose, sempre. Le soluzioni per questi poi, devono sempre essere preceduti dalla logica, altrimenti basterebbe ogni banalità e tutti risolverebbero ogni tipo di grattacapo. Le nostre azioni, o quelle degli altri, vanno a mutare l’ambiente e lo stato emozionale, mentale, fisico di chi ci sta attorno, e poi, nella vita vera, il tempo non si ferma mai e procede lineare. Questo è ciò che mi sento di dire quindi: spiegarsi sempre nella maniera più logica e addirittura scientifica ogni evento della storia che si sta creando. Inoltre, più gli eventi sono inverosimili e meglio è, perché non si perde di credibilità anche quando si scrivono gli aneddoti più fantasiosi.
    Ho qualche dubbio sul punto uno, perché nella realtà non sempre è così. Questo me lo segno così non rischio di dimenticarlo.

    • Daniele Imperi
      28 settembre 2016 alle 08:22 Rispondi

      Sono d’accordo. Anche se la mia storia è di fantascienza, comunque deve essere una rappresentazione della realtà, per quanto futura e magari anche poco probabile.
      Riguardo al punto 1, può accadere che non sia così, perché nella realtà alcuni sono fortunati – hanno soldi e mezzi – e possono compiere certe missioni senza problemi. Ma a quel punto, per farne una storia, bisogna pensare ad altre missioni. Pensa a Batman e Ironman: sono personaggi ricchissimi, che hanno potuto diventare supereroi facilmente. Ma questo non è comunque bastato per risolvere tutti i problemi.

      • Andrea
        28 settembre 2016 alle 09:40 Rispondi

        Vero, bisogna inchiostrare la storia il più realisticamente possibile, senza però rischiare di trasferire la noia che è presente nelle giornate reali.

  12. Luisa
    29 settembre 2016 alle 00:32 Rispondi

    Grazie per questo articolo che probabilmente mi sta ricordando che ho la seconda stesura del romanzo da risolvere
    Metodo non ne ho, la storia che decido di scrivere è già tutta in mente. Poi mettere nero su bianco è il problema : coordinare tutto ciò che l’immaginazione mi dà e va tutto ordinato. Ho fatto una gran fatica a scrivere tutto un romanzo avendo poche informazioni tecniche.
    Il tempo? Utile riflessione
    Sicuramente il metodo di Fiamma è molto utile per chi scrive per professione, rispetto a chi come me scrive per esigenza e perchè ha qualcosa da dire.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2016 alle 08:20 Rispondi

      Forse dovremmo sempre immaginare tutta la storia nella mente. Ho letto che Simenon prima di scrivere faceva così.
      Le informazioni tecniche vanno cercate prima, almeno quelle più importanti, e anche durante la stesura, per i dettagli.

  13. Andrew Next
    30 settembre 2016 alle 12:48 Rispondi

    Caro Daniele si, ho un metodo, ma non è granché perché richiede qualche anno di studio.
    È il buon vecchio D&D, giocato con giocatori esperti. L’ambientazione di D&D è un distillato concentrato di Tolkien,Vance, Moorcoock, Lovecraft, Norton, Poe… E Qualche altra decina di maestri di SF, fantastico e horror che tanto hanno ispirato un paio di generazioni. L’aspetto narrativo del GDR ti costringe, se sei il Narratore (o Dungeon Master) a dover gestire tempi e azioni di tutti gli altri personaggi, quelli con cui devono interagire gli altri giocatori. Questo metodo di lavoro (io avevo il diagramma GANTT davanti) poi ti rimane anche quando passi alla scrittura.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2016 alle 13:36 Rispondi

      Ho giocato una sola volta, tanti anni fa, a un gioco di ruolo, ma non fu una bella esperienza. Ora mi cerco questo diagramma GANTT :)

  14. Andrew Next
    30 settembre 2016 alle 14:15 Rispondi

    Viene usato durante la progettazione per avere una visione chiara di chi deve fare cosa e quando. Non è bello se, durante la costruzione di una casa, gli elettricisti fanno il loro impianto prima che vengano scavate le fondamenta. È una sorta di scalettone molto strutturato. Durante le sessioni di gioco era utile perché mi ricordava all’istante a che punto ero della narrazione, nonostante i casini scatenati dai giocatori.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2016 alle 14:40 Rispondi

      Ho scaricato un modello, ma mi sa che non mi ci ritrovo…

  15. Serena
    2 ottobre 2016 alle 10:28 Rispondi

    Come siete sofisticati XD Io sono molto più banale. Dopo Aristotele e i suoi tre atti, non c’è ancora molto da inventare. Nella fase di sviluppo dell’idea funziona bene un metodo per espansioni successive, secondo me, che costringe a partire dal cuore della storia e poi ad arricchirla. Per la trama Io mi trovo bene con i “beat” della sceneggiatura, declinati in vari modi, la cui ratio è: comprendere esattamente che funzione ha ogni momento della storia. Comunque ti risponderò in modo più esteso con un articolo che dovrei pubblicare a breve, a dio piacendo :)

    • Daniele Imperi
      3 ottobre 2016 alle 10:17 Rispondi

      Aristotele mi manca come lettura :)
      Cosa sono i “beat” della sceneggiatura?
      Leggerò l’articolo allora :)

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