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Creare un laboratorio di scrittura creativa

Creare un laboratorio di scrittura creativa

Accadde tempo fa. Una lettrice mi scrisse un’email con una richiesta che mi incuriosì. A quell’epoca, purtroppo, non avevo una risposta da darle, ma ho segnato quella richiesta etichettandola come “post da scrivere”.

Dal titolo avrete già capito di cosa parlo. A quella lettrice era stato chiesto di creare un laboratorio di scrittura creativa per ragazzi di un carcere minorile, ma non sapeva come muoversi. Non ho mai creato un laboratorio di scrittura creativa, però ho voluto ragionarci su e infine ho scritto questo post che rappresenta il mio laboratorio ideale di scrittura.

Perché partecipare a un laboratorio di scrittura?

Non so per quale motivo quei ragazzi avrebbero dovuto frequentarlo, forse faceva parte di un programma educativo e ricreativo del carcere.

Si diventa scrittori dopo aver frequentato un laboratorio? No, però si acquisisce qualcosa che vale molto di più: la consapevolezza di ciò che si nasconde dietro l’arte della scrittura, la conoscenza del vero significato di storia, lo scambio di idee e critiche, la possibilità di sognare.

Tutte cose che si possono imparare da sé, direte voi. E avete ragione. Ma non tutti riescono a imparare senza l’aiuto di qualcuno, per alcuni – specialmente se ospitati in un carcere – questo laboratorio è come un’attività esterna alla quotidianità.

Il coinvolgimento come primo obiettivo

Il problema principale è riuscire a coinvolgere i partecipanti. Anche se si sceglie di frequentare un laboratorio di scrittura, chi insegna deve infondere una motivazione valida per proseguire quelle lezioni e non credo sia cosa facile.

Come coinvolgere?

Conoscendo chi partecipa, innanzitutto. Ricordo che a scuola nessuno dei miei insegnanti – tranne una professoressa di matematica delle medie – era riuscita a farmi apprezzare la materia. Perché? Perché nessuno si era sforzato di conoscermi e quindi di capirmi.

Ecco dunque come riuscire a coinvolgere i partecipanti: conoscendoli, capendo le loro necessità e i loro sogni, le loro speranze, i loro obiettivi.

#1 – Scoprire il livello di scrittura dei partecipanti

Non tutti i frequentatori del laboratorio sono allo stesso livello. C’è chi legge molto, chi per nulla, chi ha già scritto qualcosa, chi non ha mai provato. Compito dell’insegnante è scoprire a che livello sono i partecipanti e assegnare a ognuno di essi un percorso dedicato di lettura e scrittura.

Assegnare libri da leggere

Per scrivere e per migliorare a scrivere è risaputo che bisogna leggere e questo va ribadito più volte al laboratorio. Assegnare ai partecipanti libri da leggere in funzione del loro livello di lettori e anche culturale rappresenta un primo passo per trasformarli in scrittori.

La lettura non dovrà mai essere fine a se stessa. In aula è bene discutere di ciò che si è letto, creando conversazioni incrociate che stimolano la mente e la aprono verso soluzioni narrative inaspettate.

Assegnare esercizi di scrittura

Il discorso è pressoché identico. In base al livello di scrittura saranno assegnati compiti specifici. Scrivere un sogno, scrivere un diario personale, un racconto, ecc. Esercizi da far fare ogni giorno, analizzando i progressi ottenuti.

Una scrittura che non deve restare confinata fra insegnante e allievo, ma resa partecipe di tutti, affinché ognuno, grazie alle critiche degli altri, possa migliorare.

#2 – Spiegare il concetto di storia

Non sempre è chiaro cosa significhi storia. Raccontare una storia deve emozionare, stimolare, intrattenere, incuriosire il lettore. Deve farsi ricordare. È su questi concetti che un insegnante deve puntare per far capire a ogni partecipante che cosa sia realmente una storia.

«Raccontami un fatto che ti ha colpito»

Ecco un punto da cui partire. La prima e l’ultima parola della frase suggeriscono il significato reale di storia: quello di raccontare qualcosa che si ricordi, che abbia scosso, fatto riflettere, qualcosa che poi si ri-racconta ad altri.

#3 – Esplorare i segreti della narrativa

C’è anche una parte tecnica che va spiegata a un laboratorio. Sappiamo benissimo che per scrivere una buona storia non occorre solo saper scrivere bene, ma anche:

  • saper creare buoni personaggi
  • saper comunicare
  • documentarsi
  • saper creare ambientazioni
  • possedere uno stile proprio
  • saper costruire i dialoghi
  • conoscere i generi letterari

Tutto questo va affrontato in opportune lezioni che devono colmare nei partecipanti le giustificate lacune che possiedono. Un conto è leggere, un conto è applicare certe conoscenze alla scrittura. Leggendo un libro non ci rendiamo conto di quanto sia costato allo scrittore creare quell’ambientazione, quel mondo, quel personaggio, quei dialoghi.

#4 – Rendere partecipi i partecipanti

Non è mancanza di revisione né un gioco di parole, ma la pura realtà. Se si chiamano partecipanti, allora devono partecipare al laboratorio e non solo presenziare. Come accennato prima, in aula bisogna creare conversazioni sulle proprie letture e la propria scrittura.

È da queste conversazioni che i partecipanti possono capire da sé quali risultati hanno raggiunto, quale strada prendere, dove hanno sbagliato e dove, invece, hanno agito bene.

#5 – Comprendere gli obiettivi

Per ogni aspirante scrittore che partecipa al laboratorio esistono obiettivi precisi. In funzione di quegli obiettivi i partecipanti dovranno impegnarsi per raggiungerli. All’insegnante spetta gettare le basi, ma sarà poi ogni allievo a lavorare da sé per creare i giusti passi per arrivare alla sua meta.

Meta che l’insegnante dovrà conoscere, per poter offrire agli allievi i consigli più adatti.

Conclusione

Vedo un laboratorio di scrittura creativa come una conversazione non solo tecnica ma anche di riflessione e condivisione. È appunto un laboratorio: un luogo in cui si sperimenta, si studia, si prova. Si acquisiscono esperienza e conoscenze.

Qual è la vostra idea di laboratorio di scrittura creativa? Avete mai partecipato a qualcosa di simile?

36 Commenti

  1. Fabrizio Urdis
    27 settembre 2013 alle 08:04 Rispondi

    Sono sempre stato mooolto scettico nei confronti dei laboratori di scrittura creativa perché su internet ho visto cose che noi umani non dovremmo neppure immaginare :-)

    Quello che tu descrivi è ottimo.
    Nel leggerlo ho pensato che forse sarebbe una buona idea lasciare a chi non ha mai scritto la libertà di mettere su carta ciò che vogliono, in modo da farli sentire liberi di creare senza nessuna costrizione, mentre a chi volesse “affinare l’arte” si dovrebbe confidare un compito specifico.
    Un po’ come degli aspiranti scultori a cui all’inizio si permette loro di divertirsi con tutti gli strumenti facendo sfogare la loro creatività in maniera divertente e in seguito si richiede loro un lavoro specifico, in modo da poterli correggere e farli diventare dei professionisti.
    Questo forse potrebbe aiutare i partecipanti a esprimere il proprio stile piuttosto che copiare dai loro autori preferiti.

    Detto questo ti lascio un po’ di tempo per organizzarti e aspetto con ansia la prima lezione dell’Imperi Accademy.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2013 alle 14:49 Rispondi

      Anche secondo me all’inizio ognuno deve scrivere di getto come si sente, perché la scrittura è più genuina e è comunque un buon allenamento.

      La Imperi Accademy non vedrà la luce, ma magari qualcosa di divertente e in forma ridotta sì :)

  2. Romina Tamerici
    27 settembre 2013 alle 10:35 Rispondi

    Io ho tenuto alcuni laboratori di scrittura creativa però per bambini piuttosto piccoli, dai sei anni ai massimo dodici. Alcuni non sapevano nemmeno scrivere, ma il mio intento era diverso da quello che tu persegui nel post. Io punto molto sulla fase creativa, cioè sullo sviluppo delle idee… a volte ai bimbi dicevo “siamo qui per scrivere senza scrivere”. Il discorso è complesso, uso una tecnica particolare per i bambini. Comunque il tuo post mi è piaciuto tantissimo e, se dovessi organizzare un laboratorio alle medie, per esempio, seguirei quello che hai detto tu.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2013 alle 14:51 Rispondi

      Grazie, Romina. Quando sono molto piccoli è bene lasciarli andare da soli, senza regole di scrittura di alcun tipo.

  3. Attilio Nania
    27 settembre 2013 alle 10:48 Rispondi

    I laboratori di scrittura creativa, per chi ha piu’ di 18 anni, non servono a niente. Questo perche’ tali laboratori non possono trasformarti in uno scrittore, ma possono trasmetterti la passione di scrivere. Quando si diventa adulti, termina la fase in cui le passioni possono trasmettertele gli altri.

    • Gioia
      27 settembre 2013 alle 11:19 Rispondi

      Non credo! Molte grandi passioni nascono quando si è più maturi per comprenderle fino in fondo, proprio come la scrittura e la lettura.
      Concordo con Daniele quando afferma che si riesce a coinvolgere qualcuno solo se impari a conoscerlo. Certo attraverso un sito o un blog è un percorso più lungo e diverso, ma a tu per tu, siano essi bimbi di 6 anni o ragazzi di 60 anni, dipende tutto da quanto, tu insegnante, capisci cosa cercano, quali sono le loro predisposizioni e le loro aspettative.

      • Daniele Imperi
        27 settembre 2013 alle 14:53 Rispondi

        Mi sembra un’ottima considerazione, Gioia. Il laboratorio in fondo non deve trasmettere passione, quella è già in te, altrimenti che ci vai a fare al laboratorio di scrittura?

        Non credi, Attilio?

      • Enzo
        11 agosto 2016 alle 11:28 Rispondi

        E’ vero ,concordo con gioia io adesso, a 50 anni, sto scrivendo un romanzo, anche se la passione dello scrivere l’ho avuto sin da piccolo, quando viene l’input sono capace di appuntarmelo in qualsiasi posto possibile

    • Dark0
      27 settembre 2013 alle 11:52 Rispondi

      Questa è la classica concezione che vuole lo scrittore un grande appassionato di quello che fa e che “senta” la scrittura come una “vocazione”.
      L’ultima dichiarazione di Stephen King ha da insegnarci tanto: “la mia scrittura è come un big mac con patatine”.
      Se pensiamo a come viene preparato un big mac non pensiamo certo alla passione di un cuoco che non aspetta di cucinare hamburger per metterlo tra due fette di pane.
      Come esistono corsi di pittura, di scultura e di ballo, così esistono corsi di scrittura e come ricorda Imperi – sempre attento e puntuale nei suoi commenti – se fatti bene, i corsi di scrittura, servono esattamente a quello che si prefiggono di insegnare: imparare a scrivere, partendo dalla consapevolezza di quello che significa “scrivere” o “raccontare storie”.

      P.S. Consiglio la lettura dell’articolo di Fillioley sull’ultimo numero di IL che fa capire molto bene un certo snobismo dei molti che credono che scrivere sia qualcosa che non si può insegnare e che non può essere trasmessa. Della serie: o ce l’hai oppure peggio per te.

      D’

      • Daniele Imperi
        27 settembre 2013 alle 14:55 Rispondi

        Grazie Dark0, ma io sono uno di quelli che pensa scrivere sia già dentro di noi. :D
        Vado a cercarmi quell’articolo ;)

        • Giuliana
          27 settembre 2013 alle 17:12 Rispondi

          Anch’io penso che scrivere sia dentro di noi, per lo meno se si parla di scrittura ad alti livelli.
          Come per la musica: su migliaia di alunni che prendono lezioni di piano, solo uno diverrà Mozart. Eppure le lezioni sono state le stesse per tutti.
          Ma ci sono pur sempre quella predisposizione alla base, quel talento innato, quella passione bruciante che solo pochi hanno.
          Altrimenti, saremmo tutti musicisti o scrittori.
          Che un laboratorio possa favorire un’evoluzione dell’espressione scritta, siamo d’accordo; che possa insegnare ad amare la scritttura, pure; ma, a mio parere, può tirare fuori l’eccellenza solo dove ci sono i presupposti giusti, cioè in chi ha già delle doti innate in questo senso.
          Così, magari, su mille partecipanti ad un laboratorio 60 lo troveranno inutile e noioso, 30 lo apprezzeranno, 9 lo adoreranno e 1 troverà la via della sua vita, perché era già dentro di lui e il laboratorio l’ha solo aiutato a tirarla fuori.

          • Giuliana
            27 settembre 2013 alle 18:07

            Sbagliato i conti… ;P Su 1000 ovvio che intendevo 600, 300, 99 e 1

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2013 alle 14:52 Rispondi

      In un certo senso hai ragione. Da adulti più che un laboratorio, servirebbe un programma.

  4. MikiMoz
    27 settembre 2013 alle 11:45 Rispondi

    Ciao Sandokan! :)
    Dunque, non ho mai frequentato un corso di scrittura creativa, ma ho frequentato il corso di scrittura e basta :p
    Era all’università, tra i crediti in “altre discipline” (le solite s******** all’italiana, per allungarti il brodo…) non ricordo nemmeno se fosse obbligatorio o potevi scegliere tra quello, corso di informatica e qualcos’altro. Comunque, ho fatto il corso di scrittura con tanto di esame finale, che passammo in pochi (ed era incentrato sulla grammatica, e non c’erano extracomunitari o stranieri al corso :p)

    Un corso di scrittura creativa lo farei se mi capitasse a tiro, ma non andrei a cercarmelo, sono sincero.
    Non so, ho sempre fatto di testa mia, amo sbagliare di testa mia :)
    Però hai “creato” proprio un sistema ideale per un corso, sai?
    E’ proprio quello che bisognerebbe fare, è quello che dovrebbe esserci in un corso di scrittura creativa…

    Moz-

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2013 alle 15:14 Rispondi

      Neanche io andrei a cercarmi un corso :)

      Hai fatto bene a fare di testa tua e grazie per aver apprezzato il mio laboratorio. Se vuoi iscriverti, ti mando la tariffa :D

  5. Mila orlando
    27 settembre 2013 alle 14:11 Rispondi

    Io ne ho frequentati e sono esperienze che mi hanno arricchito, perchè la scrittura viene arricchita anche dal confronto con gli altri. Si viene a contatto con altri stili, che in quelle poche ore di incontro si mischiano al tuo. Grazie ai corsi ho imparato tecniche che inconsciamente giá applicavo e ho imparato la disciplina. Infine, vorrei dire che per la scrittura e per imparare non c’è età ci deve essere solo la passione.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2013 alle 15:15 Rispondi

      Vero, per prima deve esserci la passione. E il confronto ti aiuta a capire dove sbagli, soprattutto.

  6. teresa
    27 settembre 2013 alle 14:46 Rispondi

    Proverò con i miei alunni di classe quarta primaria.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2013 alle 15:15 Rispondi

      Ciao Teresa, benvenuta nel blog.

      Fammi sapere come andrà coi tuoi alunni :)

  7. Massimo Vaj
    29 settembre 2013 alle 16:01 Rispondi

    Quando si sta in carcere qualsiasi attività diviene interessante, e un’incisione sul muro che esorta ad avere coraggio insegna più di tanti libri. Un laboratorio di scrittura, organizzato all’interno di alte mura, sarebbe un sogno anche per detenuti semi analfabeti propensi a credere che scrivendo è più facile tradirsi, e non nego potrebbe rivelarsi utile anche fuori da quelle mura, ma non per me, che ho fin da bambino una conoscenza assoluta della lingua, che mi ha reso un vero incubo l’infanzia, anche se in seguito mi ha dato l’opportunità di conoscere cosa sia la galera, sia in Italia che in diversi paesi esteri… :D

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2013 alle 17:48 Rispondi

      Massimo, con questa bella esperienza che hai, che aspetti a sfornare un nel romanzo crudo a dovere? :)

  8. Tenar
    29 settembre 2013 alle 20:05 Rispondi

    Io tengo corsi di scrittura creativa gratuiti (il comune ci fornisce la biblioteca riscaldata, io il resto). Si fanno delle belle chiacchierate, ci si scambia libri da leggere e, se si è fortunati, nascono buoni racconti. Non ci sono molte velleità, né da parte mia né da dagli iscritti, ma rimangono serate piacevoli.
    Ho anche sempre guardato con molta simpatia i laboratori svolti nelle carceri, hanno anche cercato di coinvolgermi, ma si trattava di andare in un carcere di Torino e diventava un impegno insostenibile, sia per tempo che per spese.

  9. Tenar
    29 settembre 2013 alle 20:08 Rispondi

    edit: da parte degli iscritti…

    • antonio
      20 marzo 2014 alle 12:50 Rispondi

      se vuoi contattami su fb antonio viciani firenze, così scambiamo qualche esperienza…

  10. Massimo Vaj
    4 ottobre 2013 alle 09:39 Rispondi

    A me piace giocare, e di conseguenza scrivo volentieri se si tratta di divertirsi, attraverso la creazione di racconti, con altri a cui piace narrare storie. Non ho mai partecipato a corsi di scrittura perché affido la mia possibilità di miglioramento alla benevolenza di un Mistero il Quale, disgraziatamente, comunica con me solo attraverso la frattura ossea, scomposta e frastagliata quanto solo la creatività dell’Intelligenza assoluta sa ordire. Come anche un imbecille può vedere ignoro poche delle cose che appartengono allo scrivere incomprensibile, e non vedo perché dovrei peggiorare rendendolo chiaro col rischi che i lettori possano accorgersi del senso che do al mio esporre… La realtà è che ho un’opinione elevata delle mie capacità, così alta da sapere anche che non dovrei dirlo, ma mi piace talmente il brodo che lo sbrodolarmi ha tutta l’aria di essere, per me, quasi auspicabile… :D

    • antonio
      20 marzo 2014 alle 12:54 Rispondi

      Credo, Massimo, che tu faccia bene a fare così. Chi scrive dee innanzi tutto cercare di sapere perché lo fa, quale è il suo obiettivo. Chi scrive per gli altri, in genere, lo sa. Ogni regola comunque hale sue eccezioni…

  11. fantastica...mente
    16 ottobre 2013 alle 11:38 Rispondi

    http://blog.libero.it/parolibera/ cosa ne pensate??sono sempre più convinta di voler frequentare un laboratorio di scrittura creativa…

  12. fantastica...mente
    16 ottobre 2013 alle 11:56 Rispondi

    quale mi consigliate?

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2013 alle 12:55 Rispondi

      Ciao, benvenuta nel blog. Perché vuoi frequentare un laboratorio di scrittura?

  13. Fabrizio Resca
    14 marzo 2014 alle 19:14 Rispondi

    Ciao Daniele, sono Fabrizio Resca ed ho scoperto solo oggi il tuo blog. A mia discolpa devo però dire che uso pochissimo il mezzo
    informatico, se non per i contatti mail e poco altro; tuttavia non sono proprio a digiuno del tutto poiché ho un sito ed una pagina fb (merito di un amico tuo collega). Grazie per la bella scoperta poiché, scrivendo da molti anni ed avendo al mio attivo diverse pubblicazioni, ho trovato sul tuo blog una condivisione di idee ed intenti letterari assolutamente in linea con i miei; in particolare mi riferisco alle metodologia ed agli intenti creativi e divulgativi che utilizzo nei miei seminari di scrittura creativa, nell’ambito del circolao letterario del quale sono presidente. Sarei ben lieto se una persona del tuo spessore potesse intervenire, anche semplicemente per un saluto, sulla nostra pagina di fb Circolo Lettariario Il Patio dei Poeti (ovviamente gestito da una nostra volonterosa socia che adora internet ecc … ) Se apri la mia pagina fb o il mio sito non prendere paura, sono io quello che vedi: non ho usato la tua immagine :-)
    Con i sensi della mia stima
    Fabrizio Resca

  14. antonio
    19 marzo 2014 alle 13:56 Rispondi

    Dal un paio di mesi organizzo a Firenze un laboratorio di scrittura gratuito e open a tutti. L’esperienza è molto interessante e consiglio di provarci.

  15. Come scrivere per diventare scrittori – Parte I
    29 aprile 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] non ho mai tenuto un laboratorio di scrittura creativa – anche se un giorno mi piacerebbe farlo, ma ne riparliamo dopo il 10° libro – però posso […]

  16. Antonella
    7 aprile 2016 alle 11:47 Rispondi

    Mi piace molto quello che voi tutti scrivete e il mio desiderio sarebbe quello di trasferire la vostra esperienza di laboratorio agli adulti stranieri ai quali insegno l2. Le condizioni in cui operò e le conoscenze della lingua italiana sono così rurali che desisto dall’idea.

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2016 alle 12:30 Rispondi

      Ciao Antonella, benvenuta nel blog. Vorresti creare un laboratorio di scrittura agli stranieri? Se sì, allora penso che sia troppo presto, la padronanza della lingua scritta richiede un iter più lungo della parlata.

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