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«Va tutto bene, Jack»

Un racconto poliziesco di 300 parole

Lo sceriffo li seguiva da quasi tre ore, lungo la macchia che portava alla montagna. Non era difficile trovare le loro tracce. Aveva ferito uno dei due rapinatori, che ora perdeva sangue, lasciando in terra gocce vistose di liquido rosso. L’agente che era con lui arrancava parecchi metri più indietro. Era abituato alla vita comoda in ufficio, ma lo sceriffo non aveva trovato altri agenti disponibili.

Quella rapina era finita male, troppo male per i gusti dello sceriffo. Due rapinatori erano stati già uccisi, ma anche un ostaggio e due impiegati della banca. Senza contare quattro agenti rimasti feriti.

E adesso restavano gli ultimi due balordi, inseguiti dagli ultimi due poliziotti.

Uno dei due era il capo della banda, ma non conosceva il suo nome. Sapeva però che l’altro si chiamava Jack e che i due erano molto legati, vista la premura con cui il capo si stava portando dietro quel peso morto. A Jack, pensava lo sceriffo, non mancava molto da campare.

Molto più avanti, in un intrico di alberi e arbusti, i due fuggitivi si erano fermati a riprendere fiato, seduti in terra contro un enorme faggio. Jack era diventato pallido, aveva gli occhi chiusi e non fiatava. Suo fratello, il capo di quella banda ormai distrutta, lo attirò a sé, carezzandogli i capelli. Sapeva che era finita. Da lì avrebbe potuto resistere per un altro po’, ma decise che era meglio fermarsi.

«Va tutto bene, Jack» sussurrò, baciando il fratello sulla testa. Poi gli poggiò la pistola sulla tempia e sparò.

Lo sceriffo era a circa cento metri di distanza quando sentì un colpo d’arma da fuoco. E poi un altro, subito dopo. Accelerò il passo.

Trovò i due uomini uno accanto all’altro, in un muto abbraccio fraterno. Della banda non restavano ormai che corpi senza vita.

4 Commenti

  1. Romina
    25 marzo 2012 alle 09:06 Rispondi

    Questa volta mi hai fatto pure piangere… non chiedermi perché, non è che normalmente io simpatizzi per rapinatori e assassini, ma sei riuscito a farli apparire così umani, così fragili, così prede braccate che alla fine…
    Sparare al fratello è stato un gesto di pietà, ma poi immaginavo che il capo scappasse, invece…
    Non riesco a finire le frasi, quindi torno a studiare. Un bel brano davvero. Dovresti fare una bella raccolta di tutti questi racconti brevi, sai?

  2. Daniele Imperi
    25 marzo 2012 alle 13:23 Rispondi

    Grazie, non pensavo che questo racconto facesse piangere. E allora quando leggerai il prossimo? :)

  3. Romina
    25 marzo 2012 alle 14:13 Rispondi

    Semplice, ora mi attacco un bel post-it: “Attenzione: non aprire il blog di Daniele domenica 1/4, pericolo affogamento”.
    “Luna d’inverno” è davvero così commuovente? Sono troppo curiosa. Tolgo il post-it e mi compro una barca!

  4. Daniele Imperi
    25 marzo 2012 alle 14:29 Rispondi

    Non lo so se è commovente, ma di sicuro rispetto a questo lo è di più. Poi ognuno si commuove in maniera diversa.

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