La notte di Isaia – Un racconto horror di 300 parole
Il vecchio Isaia sparò un colpo contro la notte, ma fu soltanto il silenzio a rispondergli. Il campo sembrava deserto. Il cane abbaiò, poi tacque, uggiolò, infine rientrò in casa con la coda abbassata.
«Stupido cane», disse sottovoce l’uomo. Sputò in terra e controllò il fucile.
Era ormai un mese che viveva all’erta, da quando le autorità stavano tentando di cacciare lui e gli altri contadini dalla loro terra. Ma quella era gente dura e aveva deciso di proteggere le proprietà anche a costo di morire. Era una rivolta, lo sapevano, ma in quel momento non se ne curavano. Il comune aveva parlato di strade e centri commerciali da costruire, ma Isaia non si sarebbe fatto togliere la sua terra così facilmente.
C’erano stati dei morti, giù in città. Le notizie erano arrivate fin lì, anche se abbastanza confuse. Avevano parlato di crimini efferati, di corpi smembrati, ma nessuno aveva dato un nome ai colpevoli.
«Chi c’è là?» urlò il vecchio.
Un fruscio tra l’erba alta davanti casa. Isaia strizzò gli occhi, ma era troppo buio per scorgere qualcosa. Si ricordò di Berto, il vecchio amico che abitava poco lontano. Avrebbe dovuto chiamarlo, per sentire se andava tutto bene, ma gli era passato di mente.
Un’ombra si mosse ai margini del suo campo visivo. Isaia si voltò di scatto, il fucile spianato. «Chi c’è?» chiese di nuovo, la voce che tremava.
Berto avanzò quasi zoppicando verso di lui.
«Berto», disse Isaia, abbassando l’arma. «M’hai fatto prendere un colpo, vecchio bastardo».
Fu solo quando l’altro gli fu addosso che Isaia vide.
Gli occhi senza vita, la gola squarciata, un braccio mancante. Il puzzo di carogna gli mozzò il fiato. Denti ingialliti si aprirono in un urlo angosciante. Il cane abbaiò una sola volta.
Più tardi, dalla casa due figure barcollanti s’allontanarono.
Daniele Imperi
Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.




Dannati zombi!
«Stupido cane», disse sottovoce l’uomo.
Mi è subito venuto in mente Leone il cane fifone. Che comunque come ambientazione ci siamo.