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Intervista a Dorothy Hearst

Dorothy HearstLa scrittrice americana, che vive in California, è l’autrice del romanzo La promessa dei lupi, una storia di migliaia di anni fa che vede come personaggi i lupi e il loro avvicinamento all’uomo.

Dorothy Hearst sta già scrivendo il secondo volume della storia, una trilogia che ci farà addentrare nella vita dei lupi e dell’uomo, un fantasy avvincente ed unico.

Daniele Imperi – Leggendo La Promessa dei Lupi ho rivissuto i bei momenti trascorsi durante la lettura dei Libri della Giungla di Kipling, un classico della letteratura, dove l’animale era il saggio e l’uomo aveva bisogno d’esser guidato. Ha avuto una qualche influenza su di te l’opera di Kipling? O comunque ti riconosci in quell’opera?

Dorothy Hearst – Ho letto I Libri della Giungla quando ero molto giovane, e sebbene non li ricordavo nel dettaglio mentre scrivevo La Promessa, hanno avuto senz’altro un impatto. I libri che leggi o che hai letto quando eri molto giovane plasmano la tua visione del mondo, e so che il punto di vista di Kipling sul nostro posto nel mondo animale fu sicuramente parte dei miei anni formativi. Un altro libro che mi ha influenzato veramente è stato La Collina dei Conigli, che ho letto quando avevo undici anni e riletto parecchie volte negli anni successivi. I conigli di Adams erano personaggi reali che non pensavano a se stessi come a piccoli graziosi coniglietti. Avevano rapporti complessi e motivazioni e desideri reali e questo ha avuto una grande influenza su di me.

DI – La letteratura ha avuto altri lupi come protagonisti di romanzi, se pensiamo a Zanna Bianca e a Il richiamo della foresta di Jack London. Mentre ne Il richiamo della foresta assistiamo a un cane lupo che si allontana dall’uomo per vivere la sua vita selvaggia, ne La promessa dei lupi vediamo invece un lupo che vuole avvicinarsi all’uomo. Quali sono secondo te i pro e i contro di questi due opposti comportamenti?

DH – E’ passato molto tempo da quando ho letto Il richiamo della foresta, ma ricordo i cani, i cani lupo e i lupi di London vivere un conflitto tra il mondo umano e la loro propria natura selvaggia. Uno dei cambiamenti che i miei lupi affronteranno nel secondo e terzo libro della trilogia è se mantenere o meno la promessa di essere i guardiani degli umani senza perdere la loro natura di lupi. Una delle cose che mi hanno affascinato quando ho fatto ricerche e scritto la Promessa era il fatto che noi umani accettiamo i cani, specialmente quelli che sono meno selvatici, ma molti umani detestano i lupi. E’ come se noi non possiamo sopportare la selvatichezza, a meno di controllarla. Penso che sto mostrando gli stessi problemi sollevati da London, ma da un altro punto di vista.

DI – Qual è stata la difficoltà maggiore che hai incontrato a scrivere il libro: la documentazione accurata sui lupi e le loro abitudini oppure il doverti immedesimare in un lupo?

DH – Probabilmente quelle erano le parti più facili da scrivere. La ricerca è stata divertente. Più leggevo e più restavo affascinata dai lupi e dai nostri rapporti con loro. La ricerca mi dà spesso idee per la storia. Identificare me stessa in un lupo accadde da sé. Penso che Kaala sia stata in giro nella mia testa per anni, aspettando la sua opportunità di uscir fuori. Quando l’ho lasciata fare, è stato molto facile entrare nella sua pelliccia. Non è stato sempre facile uscirne, e potrei ritrovarmi a ringhiare in momenti poco opportuni.

DI – Dopo questa esperienza coi lupi, dopo che avrai scritto la trilogia, a cosa dedicherai la tua prossima opera? Hai già delle idee? Puoi fare anticipazioni per i tuoi lettori?

DH – E’ difficile da dire. Sono così profondamente coinvolta coi lupi ora che è difficile immaginare di scrivere qualcosa di diverso. I corvi potrebbero finire con un loro libro. Stanno cercando di uscir fuori dal libro dei lupi ed hanno una storia meravigliosa e ricca, sia nella natura che nella mitologia. Mi interessa anche la scienza della neuroplastica e di come possiamo usarla per cambiare i nostri comportamenti come specie. Non so se ne potrà venir fuori un libro, ma di sicuro ci scriverò qualcosa.

DI – Attualmente pensi che ci possa essere amicizia fra l’uomo e il lupo, così come viene ben descritta nel tuo libro?

DH – E’ una domanda interessante. Noi siamo naturalmente grandi amici coi cani, che discendono dai lupi, quindi in questo senso sì. Comunque non sono sicura che ci siamo sviluppati abbastanza come specie per essere amici coi lupi, o se quella potrebbe essere la cosa migliore per loro. Noi abbiamo ancora un così forte bisogno di controllare ciò che ci circonda. Penso sia più una questione di rispettare i lupi e di lasciargli i loro territori e creargli abbastanza spazio selvaggio per farli crescere. Questo è il miglior modo per essere loro amici.

DI – E’ stato più affascinante lavorare come editor o come autrice? Quale dei due compiti ti ha dato maggiori soddisfazioni dal punto di vista professionale?

DH – Sono stati entrambi meravigliosi, ed entrambi hanno le loro proprie uniche sfide. Come revisore avevo l’opportunità di lavorare con molte persone veramente straordinarie ed aiutarle a condividere le loro idee col mondo. Come scrittrice scavo più profondamente in me stessa e in un particolare argomento e poi lo condivido col mondo. Entrambi hanno lo stesso obiettivo generale- la divulgazione di idee che penso sia di valore. Ciò che mi è più mancato come revisore è il suo aspetto sociale. Ciò che amo come scrittrice di narrativa è che non sono più legata alla realtà.

DI – Quando hai iniziato a lavorare al libro avevi già in mente tutto lo sviluppo della trama oppure alcuni personaggi o situazioni hanno preso vita nel corso della stesura? Hai sviluppato i capitoli sequenzialmente oppure li hai ripresi e sei tornata indietro nel corso della stesura?

DH – Sì, per entrambe le due prime domande. Avevo la trama completa nella mia testa e poi i personaggi e le situazioni la portarono in direzioni differenti. All’inizio avevo programmato soltanto un libro, e poi l’ho ampliato quando i lupi avevano da dire di più. In realtà la mia storia cambiò mentre la scrivevo e cominciavo a vedere molto di più dal punto di vista dei lupi. Diverse cose diventarono importanti e così la storia è cambiata.

Ho scritto il primo libro in parti di circa 50 pagine. Sapevo che 3-5 eventi accadevano più o meno nello stesso tempo nella storia, ma non sapevo quale evento ne provocasse un altro o ne fosse una conseguenza. Sto scrivendo il secondo libro in maniera più sequenziale, devo farlo perché la sua struttura è più complessa.

DI – Quanto tempo ti è occorso per terminare La Promessa dei Lupi? E quanto tempo pensi ti occorrerà per il secondo?

DH – Dall’idea fino a che l’ho spedito al mio editore 6 anni. Il secondo libro mi prenderà circa due anni. Molte ricerche, progettazione e sviluppo di personaggi sono già fatti e posso così concentrarmi sulla storia del secondo volume.

DI – Saresti felice se il tuo romanzo diventasse un film d’animazione, magari in 3d? O pensi che una trasposizione cinematografica non riesca a rendere appieno un romanzo?

DH – Mi piacerebbe vedere il romanzo diventare un film. Sarei affascinata di vedere come un regista lo realizzerebbe. Penso sia divertente vedere come qualcuno mostri il punto di vista dei lupi nel film.

DI – Come si svolge generalmente la tua giornata come scrittrice?

DH – In un giorno ideale, mi alzo, faccio una passeggiata, specialmente se devo portare fuori il cane, faccio colazione e poi mi sistemo in una qualche parte del mio appartamento che funge da posto di lavoro per quel giorno. (Mi sono trasferita da San Francisco a Berkeley dove potevo permettermi un appartamento più grande, così da poter avere un ufficio separato. Comunque, scriverò ovunque in casa. Vado dovunque piaccia stare ai lupi quel giorno. Il libro prende qualsiasi parte dell’appartamento che vuole). Scrivo dalle 2 alle 6 ore, dipende da ciò che sto scrivendo e da come è difficile scrivere quel giorno. Poi mi prendo una pausa e torno a scrivere o a fare qualche altra cosa. Se voglio portare a termine qualcosa, devo impedirmi di andare online- è il mio metodo favorito per rinviare quello che devo fare.

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