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Come interrompere un dialogo

BalloonHo sempre notato, in racconti e romanzi, l’uso dei puntini di sospensione – che sono tre (3) e non un numero arbitrario – per segnalare l’interruzione di un dialogo. Per interruzione intendo quando due persone parlano fra loro e una interrompe l’altra o chi parla smette di parlare improvvisamente perché magari ha visto un fantasma.

La situazione è quindi questa:

«Ho già visto questo film, adesso lui muore e…» cominciò Ferruccio.

«E hai rotto, sta’ zitto o togliti dalle scatole!» gli urlò Daniele.
In alcuni degli ultimi libri che ho letto, La corsa selvatica e non ricordo che altro, ma sempre di Edizioni XII se non sbaglio, ho visto un altro modo di interrompere il dialogo. Inizialmente mi sono trovato un po’ spaesato, perché era la prima volta che lo vedevo interrotto in quel modo e mi suonava davvero strano.

Poi, a mente fredda, m’è sembrato l’unico modo logico, e corretto, di mostrare al lettore un’interruzione nella discussione. La situazione, modificata, è questa:

«Ho già visto questo film, adesso lui muore e» cominciò Ferruccio.

«E hai rotto, sta’ zitto o togliti dalle scatole!» gli urlò Daniele.

Notato niente? I puntini di sospensione sono spariti.

Se ci pensate bene, a che servono? Sono appunto detti puntini di sospensione. Devono quindi tenere in sospeso qualcuno o qualcosa. Ferruccio, nel nostro esempio, sta solo rovinando la sorpresa a Daniele, che riesce a chiudergli il becco appena in tempo (in realtà non credo che il vero Ferruccio faccia una cosa simile, l’ho solo preso come esempio innocente).

Ho individuato tre situazioni differenti in cui il dialogo risulta, per un motivo o per l’altro, interrotto, spezzato.

Un personaggio interrompe un altro

Abbiamo già visto l’esempio. Un personaggio parla e il suo interlocutore lo interrompe. Il primo personaggio non riesce a finire la sua frase, o la sua parola. Non occorrono i tre punti di sospensione. Non c’è nessuna suspense in un’interruzione del genere:

«Ho già visto questo film, adesso lui muore e» cominciò Ferruccio.

«E hai rotto, sta’ zitto o togliti dalle scatole!» gli urlò Daniele.

Un personaggio si interrompe da solo

In questo caso chi parla si ferma, lasciando, per un preciso motivo, la sua frase in sospeso. Può avere intenzione di fare una sorpresa all’altro. Servono i tre punti di sospensione:

«Per oggi a pranzo ti ho preparato il pollo con…»

e l’altro, che sta morendo di fame, deve riuscire a restare lucido per giocare a quello stupido indovinello. In questo caso c’è anche un’intonazione particolare nella voce, una sorta di prolungamento della consonante o della vocale finale.

Oppure è un delinquente che sta parlando alla sua vittima, uno che sta minacciando chi ha di fronte e dice:

«Se non paghi, tieni conto che so dove i tuoi figli vanno a scuola…»

La pausa c’è ancora, ma per un effetto del tutto diverso.

Un personaggio capta un discorso già iniziato

Per questo esempio ricorro a una scena del romanzo La corsa selvatica, a pagina 104. Zamin è appena entrato in un borgo, cammina e qualcuno gli urla qualcosa, ma lui non sente tutto:

«…ate di là».

“Andate di là”, probabilmente. Geniale, come Coltri ha rappresentato, mostrato, una frase sentita a metà. I punti, non di sospensione, indicano che prima c’è qualcos’altro, c’è un pezzo di parola che il personaggio non ha potuto sentire. Servono ancora i tre puntini.

Che ne pensate di queste considerazioni? Avevate mai pensato al modo migliore di interrompere un dialogo?

21 Commenti

  1. Mauro
    27 aprile 2011 alle 09:55 Rispondi

    Nel contesto americano (e forse inglese, ma dovrei controllare), si usa il trattino:

    «Ho già visto questo film, adesso lui muore e–» cominciò Ferruccio.
    «E hai rotto, sta’ zitto o togliti dalle scatole!» gli urlò Daniele.

    a far capire che la frase sarebbe continuata, ma…
    L’assenza di punteggiatura – la frase veramente interrotta, come nel tuo primo esempio – non mi è mai capitata sott’occhio; interessante, comunque, perché rende immediatamente l’interruzione.

    Nota curiosa sui puntini sospensivi: se sono preceduti e seguiti da un testo, sono sempre seguiti da uno spazio: “Ma… sei sicuro?”.
    Se invece non sono preceduti da un testo, vedi il tuo stesso esempio, lo spazio tende a sparire.

    Nota: in «Andate di là”» mancano le virgolette aperte.

  2. Daniele Imperi
    27 aprile 2011 alle 10:02 Rispondi

    Non sapevo di quest’uso americano o inglese. Sì, ho notato anche io che lo spazio manca in assenza di testo a seguire, e è anche ovvio.

    Virgolette aperte inserite, grazie :)

  3. Mauro
    27 aprile 2011 alle 13:33 Rispondi

    Il trattino lo trovi per esempio su Megatokyo, ma l’ho visto anche in diversi libri.
    Per lo spazio dopo i puntini: manca in assenza di testo precedente, non (solo) a seguire; tu stesso hai scritto «…ate di là», e non «… ate di là» (caso comunque particolare, perché la parola è troncata; «… andate di là», con o senza spazio, potrebbe essere ancora diverso).

  4. Daniele Imperi
    27 aprile 2011 alle 13:36 Rispondi

    Sì, è vero, m’era sfuggito il caso in cui la parola è troncata. Ci vorrebbe un post “Come troncare una parola” :)

  5. Mauro
    27 aprile 2011 alle 17:28 Rispondi

    Ecco un esempio:

    “Well, sir I think it’s just as well that they are being phased out of the war effort, and that we are now going to detonate the supernova bomb. In the very short time since we were released from the envelope –”

    “Get to the point.” (Life, the Universe and Everything, Douglas Adams).

    Sui puntini:

    «…l’ora fatale è finalmente giunta,» continuò Skiapp (Marstenheim, Angra).

  6. Daniele Imperi
    27 aprile 2011 alle 17:40 Rispondi

    Il problema del trattino si pone però per le case editrici che lo usano nel dialogo…

  7. Daniele Imperi
    27 aprile 2011 alle 19:07 Rispondi

    Mi sono appena accorto che in un libro in inglese che sto leggendo, The Afrika Reich, si usa ul trattino per interrompere il dialogo e il romanzo è inglese.

  8. Michela
    27 aprile 2011 alle 19:49 Rispondi

    La scelta di interrompere il dialogo senza nessun segno di punteggiatura non mi convince troppo. È vero che i puntini dovrebbero indicare un asospensione che di fatto non c’è, ma c’è anche un discorso di convenzione.
    Ho sempre visto segnalare l’interruzione coi puntini, da quando leggo: ormai la decodifico in automatico, e sento la frase troncata anche nella testa.
    Mi è capitato di leggere un racconto che seguiva la scelta di interrompere senza segni, e devo dire che non rendeva, le frasi sembravano tutte “normali”: mi serviva il tempo di prendere consapevolezza dell’interruzione, tornare indietro e rileggere sapendo che si troncava.
    Per me restano i puntini.

  9. Daniele Imperi
    27 aprile 2011 alle 19:59 Rispondi

    Anche la tua è una giusta osservazione, sia per la consuetudine a cui siamo abituati, sia perché, visivamente, sembra una frase normale.

  10. Sekhemty
    27 aprile 2011 alle 23:35 Rispondi

    Io sono dello stesso avviso di Michela: una frase interrotta, per qualsivoglia motivo, in qualche modo deve essere segnalata come tale. Poi si possono usare i puntini di sospensione (e personalmente non li trovo così fastidiosi o inappropriati) o il trattino, ma la sostanza non cambia: se non trovo alcun segno grafico che mi indica che quella frase sarebbe dovuta continuare, per poter comprendere appieno il testo devo leggere “al contrario”, ovvero utilizzare la frase successiva per dare un senso a quella che viene prima.
    Nella scrittura la punteggiatura serve per rappresentare graficamente quelle che nel linguaggio parlato sono le intonazioni. Se dico “vado a casa” uso un’intonazione, se dico “vado a casa a preparare la cena” ne uso un’altra, anche nelle prime tre parole che sono esattamente le stesse. Provateci: pronunciate la prima frase con l’intonazione con cui pronuncereste la seconda, sicuramente avrete l’impressione che la frase debba ancora terminare.
    In qualche modo nella scrittura questa cosa deve essere rappresentata, altrimenti si dà l’impressione che una frase sia completa quando in realtà è troncata, e questo rende più faticosa la comprensione del testo.

  11. Daniele Imperi
    28 aprile 2011 alle 08:59 Rispondi

    Grazie anche a te per l’analisi. Comincio a pensare che abbiate ragione. Il discorso sulla punteggiatura va fatto, è stata creata apposta per migliorare la comprensione di un testo.

  12. Mauro
    28 aprile 2011 alle 10:30 Rispondi

    Parlando di punteggiatura e dialoghi, viene in mente Saramago: non usa virgolette, punti interrogativi, esclamativi, fermi; le frasi sono una di fila all’altra, separate da una virgola e – se ben ricordo – dalla maiuscola con cui inizia ognuno. Il tutto per simulare il flusso del discorso.
    Scrittura curiosa; magari non sempre facilissima da seguire, ma merita almeno una lettura.

  13. Mauro
    28 aprile 2011 alle 10:31 Rispondi

    Ripensandoci… non sapendo se Saramago scrive sempre così, do il titolo in cui l’ho visto io: Le Intermittenze della Morte.

  14. Gian_74
    28 aprile 2011 alle 18:23 Rispondi

    Molto interessanti queste considerazioni. Anche io ritengo che sia comunque più elegante troncare una frase con i puntini.
    Date un’occhiata a questa analisi sulla gestione dei dialoghi delle varie case editrici, si possono trovare molti spunti di riflessione: http://www.oblique.it/images/formazione/dispense/punteggiatura_dialoghi_scheda.pdf

  15. Daniele Imperi
    28 aprile 2011 alle 18:44 Rispondi

    Grazie Gian, bel contributo!

  16. Il meglio di Penna blu – Aprile 2011
    2 maggio 2011 alle 05:08 Rispondi

    […] a leggere Come interrompere un dialogo. submit_url ="http%3A%2F%2Fpennablu.it%2Faprile-2011%2F" Scritto da Daniele Imperi – Archiviato in […]

  17. Romina
    23 settembre 2011 alle 08:34 Rispondi

    Cercavo risposte ai miei dubbi amletici e, come ormai spesso accade, le ho trovate qui! Molto utile anche l’allegato di Gian_74. Questa volta proprio non so come sarei  venuta a capo della questione!

    Grazie!

  18. Lucia Donati
    16 maggio 2012 alle 16:12 Rispondi

    Caro Daniele, mi ha incuriosito il tuo ragionamento che ho trovato originale e mi fa capire che tu vai oltre i giri di pensiero comuni e questo mi piace; purtroppo, sia la grammatica ufficiale che testi di esperti in materia ci dicono che in italiano non è consentito interrompere un dialogo senza i famosi tre puntini che, dice appunto il solito esperto, si devono usare in caso, ad esempio, di imbarazzo, ma anche per convenienza o perché si vuole tacere. La circostanza in cui si viene interrotti da altri non la vedo contemplata (la tua soluzione dà l’idea di un’interruzione brusca, un taglio netto). Forse hai sollevato un caso: c’ è una lacuna nelle grammatiche (perché no? E’ possibile!). Non solo suspence, però. Riflessione interessante! A presto.

  19. Daniele Imperi
    16 maggio 2012 alle 19:29 Rispondi

    Ciao Lucia,
    non avevo contemplato le regole grammaticali. Credo che, più che una lacuna, si dovrebbe parlare di una sorta di “linguaggio letterario”, per ovviare a determinate necessità.

  20. Lucia Donati
    17 maggio 2012 alle 10:47 Rispondi

    Si, capisco. In effetti, quando ho scritto “lacuna” ho pensato che non era la parola giusta. Credo di intuire cosa vuoi dire. Forse, non so se è giusto, intendi una “soluzione tecnica” per quella determinata necessità espressiva.

  21. giuseppe coviello
    20 settembre 2013 alle 14:11 Rispondi

    Mi trovo molto in disaccordo con te.
    Per me i puntini di sospensione sono molto utili perchè fanno capire molto bene la sospensione.
    Io non riuscirei a leggere una frase che viene interrotta senza i puntini come:
    <>.
    Per me non avrebbe molto senso, sembrerebbe che il personaggio voglia dire quella frase con decisione, come se non volesse continuare perchè non ha altro da dire. Una specie di frase compiuta.

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