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7 insofferenze sull’editoria italiana

7 insofferenze sull’editoria italiana

Post polemico, oggi. Ogni tanto ci vuole, tanto per non perdere l’abitudine. I paladini del self-publishing saranno contenti, quelli dell’editoria tradizionale potranno smentirmi oppure darmi ragione.

Ma qui non si tratta di fare a gara, ma di valutare in modo obiettivo lo stato dell’editoria italiana. Quelle che seguono sono insofferenze mie, ma credo che anche voi abbiate riscontrato questi (e altri) problemi nei libri che leggete.

E adesso passiamo ai fatti.

1 – I titoli insignificanti

Gli italiani sono un popolo di creativi. Con le invenzioni degli altri. È ovvio che non sempre una traduzione letterale sia quella giusta: ogni lingua ha le sue regole, ogni popolo ha il suo modo di parlare.

Espressioni – quindi anche titoli – inglesi non possono funzionare anche in italiano e viceversa. Ma, mi chiedo, è davvero sempre necessario stravolgere il titolo?

Facciamo alcuni esempi:

  • We Can Build You di Philip K. Dick diventa da noi L’androide Abramo Lincoln (la storia non è incentrata solo su quell’androide)
  • Black Swan Green di David Mitchell diventa A casa di Dio (devo ancora capire cosa c’entrino Dio e la sua casa in quella storia)
  • The Aftermath di Rhidian Brook diventa L’alba del mondo

Alcuni titoli si prestano invece a una traduzione letterale, come Northwest Passage di Kenneth Roberts (Passaggio a Nord-Ovest), The World Without Us di Alan Weisman (Il mondo senza di noi), 2001: A Space Odyssey di Arthur C. Clarke (2001: Odissea nello spazio).

2 – Le copertine “tanto per…”

… non pubblicare il libro senza. La copertina ci vuole, altrimenti il libro prende freddo. Sul sito Copertine di libri potete vedere quanta attenzione pongono alcuni editori ad avere una copertina esclusiva.

Le immagini costano, fotografi e grafici vogliono essere pagati e allora si va a risparmio. Alcuni editori risolvono pubblicando mute copertine bianche senza neanche un’immagine, tanto per incollare un pezzo di cartone alle pagine del libro.

Quant’erano belle le copertine di un tempo, edizioni da biblioteca. Questa che vedete è una riproduzione di un’epoca andata, con un design antico che ben si adatta al tipo di romanzo.

3 – Le traduzioni improvvisate (o peggio)

Se si combinano pasticci sui titoli, figuriamoci sui testi. Anni fa ho tuonato contro alcune traduzioni che avevo trovato, anzi «Penna blu» ha esordito nella blogosfera proprio con il post “Quando il traduttore si ripete”.

Soltanto un mese dopo tornavo all’attacco con “Queste oscure traduzioni”. E, per par condicio, vi segnalo anche uno dei primi guest post, sul rapporto fra traduzioni e revisione.

Prendiamo per esempio il romanzo di A. Joseph Cronin E le stelle stanno a guardare (The Stars Look Down). L’inizio del terzo capitolo in originale è:

Half-past one; and lunch at the Law almost over. Sitting up, with his bare knees under the white damask and his boots barely touching the deep red Axminster, Arthur continued to importune his father with loving, troubled eyes.

Nella versione tradotta diventa:

L’una e mezzo. Al Poggio, residenza dei Barras, la colazione era quasi finita. La tensione latente nell’aria, il senso di crisi spossava, quasi paralizzava Arturo, che non smetteva di infastidire suo padre con lo sguardo preoccupato dei suoi occhi adoranti.

Non venite a dirmi che il testo inglese va interpretato. Dei Barras non c’è traccia in quel brano, né c’è traccia di aria piena di tensione latente, né di crisi spossante. Né tanto meno di Arturo. Nomi e cognomi non si traducono.

Questa edizione oscena è stata pubblicata da Bompiani nel 2001.

E adesso un accenno alle traduzioni incomplete. Tempo fa ho acquistato un classico cinese, Il sogno della camera rossa di Ts’ao Hsüeh-ch’in, un tomo di oltre 1100 pagine edito da Rizzoli. A pagina 926 mi accorgo che il testo si rimpicciolisce, ha un rientro maggiore e è posto all’interno di parentesi quadre e, ingenuamente, mi domando il perché.

Alla fine dell’introduzione leggo che sono stati riassunti gli ultimi 40 capitoli e anche alcuni versi e ancora parti di altri due capitoli… per esigenze di brevità!

Esigenze di brevità. Qui rasentiamo la follia, anzi il crimine letterario. Se non volete pubblicare romanzi lunghi, non fatelo, ma chi vi dà il diritto di deturpare un’opera? Di questo romanzo classico cinese non esiste alcuna traduzione italiana completa. La trovate però in inglese, per i tipi della casa editrice americana Penguin, che l’ha pubblicata in 5 volumi per un totale di 2576 pagine.

Ma noi italiani siamo un popolo di artisti.

4 – Le regole ortoeditoriali sballate

Che cosa sono queste regole ortoeditoriali? Chiamate anche normoeditoriali, sono regole, anzi sono degli stili tipografici e anche grafici che rendono un testo omogeneo all’interno di un libro.

Questo significa che, se uso il corsivo per i nomi delle navi, in quel libro devo continuare a usarlo per tutti i nomi delle navi. Se uso le caporali per i dialoghi, non posso usare le doppie virgolette per un altro dialogo e così via.

In un romanzo m’è capitato di fare confusione perché il testo non era omogeneo. Oppure veniva seguita la stessa regola per diversi elementi del testo (per esempio usare le doppie virgolette per il dialogo e le stesse per enfatizzare una parola o una frase).

5 – Le saghe interrotte

All’inizio del 2016 ho letto Memento. I sopravvissuti di Julianna Baggott, un romanzo post-apocalittico. Sapevo che era una trilogia e volevo leggerne il seguito, ma in Italia le traduzioni sono interrotte e se vorrò leggere gli altri due romanzi, dovrò farlo in inglese.

Il romanzo è stato pubblicato a giugno 2012, sono passati quindi ormai 4 anni e mezzo. Ho chiesto informazioni alla casa editrice, la Giano editore, all’email trovata nel loro sito, ma il messaggio è tornato indietro (The e-mail address you entered couldn’t be found…).

La creatività italiana non ha limiti.

6 – La mancanza di dialogo

Basterebbe l’esempio appena citato. Ricordo che a novembre 2014 pubblicai un’intervista collettiva sulle storie fantasy e di fantascienza che è meglio non inviare agli editori e su 23 editori contattati ben 14 non hanno risposto alla mia domanda.

Di recente ho provato a contattare i grandi editori per un’altra intervista e nessuno s’è sprecato a rispondermi.

Sono sempre stato convinto – e l’esperienza m’ha sempre dato ragione – che più un’azienda è grande e più è difficile contattarla. Bisognerebbe creare un libro nero degli editori italiani, per elencare tutti quelli che non rispondono o che rispondono male. Ma ho paura che ne verrà fuori un’enciclopedia.

7 – Gli errori grammaticali

Chiamatemi Grammarnazi, non Ismaele. Io, però, non sopporto gli errori di grammatica. Ne faccio anch’io, non sono mica perfetto, ogni tanto ho qualche dubbio sulla consecutio temporum e sull’uso di congiuntivi e condizionali.

Che un grande editore commetta errori grammaticali non è però ammissibile. Einaudi e Editrice Nord scrivono “dò”. L’ho trovato in più di un romanzo. Cavolo, quello è un errore grave, non un semplice errore di battitura. La “o” e la “ò” sono vicine nella tastiera, ma se l’errore viene ripetuto, allora è ignoranza, non più un caso. In un romanzo della Newton&Compton ho trovato svariate volte la forma verbale “dì”. Quella parola significa “giorno”, la forma imperativa di “dire” si scrive di’.

Chi revisiona quei testi? Chi lavora nelle case editrici? Che titolo di studio ha? Forse la prima elementare?

Un’editoria migliore è possibile?

Tutto è possibile, basta impegnarsi.

  1. Il titolo di un libro deve essere quanto più fedele possibile a quello originale e alla storia
  2. Una copertina va assegnata a un grafico copertinista e dovrebbe corrispondere al testo che introduce
  3. I traduttori devono tradurre, non creare, modificare, tagliare a loro piacimento il testo originale
  4. Le regole ortoeditoriali vanno decise a priori e non improvvisate sul momento
  5. Quando si iniziano a tradurre saghe e trilogie, va completato tutto il ciclo: è una questione di rispetto verso l’autore e verso i lettori che hanno investito tempo e denaro nel primo libro
  6. Se avete un sito, allora dovete rispondere a chi vi contatta. Rispondere è educazione
  7. Prima di pubblicare un libro il testo va revisionato da un correttore di bozze professionale (e che abbia almeno frequentato con esito positivo le scuole elementari)

Avete anche voi le mie stesse insofferenze? O potete aggiungerne altre?

70 Commenti

  1. MikiMoz
    10 gennaio 2017 alle 06:49 Rispondi

    Ma la casa editrice era fallita? Nel caso, non è colpa sua se la trilogia non è andata avanti…
    Purtroppo magari era solo un discorso di vendite: il primo episodio della saga è andato maligno, quindi inutile presentare gli altri.
    Sono fredde logiche di mercato, riguardano anche i fumetti, purtroppo.
    Ma il discorso fila, e forse il print on demand è l’unica soluzione…

    Gran bel post!!! :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:02 Rispondi

      No, la casa editrice esiste ancora.
      Grazie :)

  2. umberto marin
    10 gennaio 2017 alle 07:25 Rispondi

    vogliamo parlare del fatto che traducono cani e porci e runaway soul di brodkey no,dopo solo venti e rotti anni?fosse un minore…

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:03 Rispondi

      Ciao Umberto, benvenuto nel blog. C’è parecchia letteratura non tradotta, anche fra i classici.

  3. Grilloz
    10 gennaio 2017 alle 07:37 Rispondi

    Ti lamenti dei titoli dei libri tradotti in Italiano perchè non sai come li traducono in tedesco :D

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:03 Rispondi

      Dicci, dicci :D

  4. Roberta Giulia
    10 gennaio 2017 alle 07:40 Rispondi

    Tanto di cappello.
    Anche con la e.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:04 Rispondi

      Ciao Roberta, benvenuta nel blog. Dove dovrei metterla la e? :)

      • Roberta Giulia
        10 gennaio 2017 alle 16:46 Rispondi

        Per le case editrici direi sul cappello, al posto della o.
        ;)

  5. Salvatore
    10 gennaio 2017 alle 07:59 Rispondi

    Più che difetti dell’editoria, questi tuoi sette punti mi paiono una conferma della contemporaneità. Baricco sostiene che surfare in superficie sia semplicemente un nuovo modo di stare al mondo. Secondo me ha prodotto due tipi di scorie: si sanno molte più cose di prima ma se ne comprendono molte di meno; non c’è più alcuna differenza tra fare una cosa e farla bene. Io non mi ci rivedo.

    Parlando più nello specifico di editoria, o meglio del rapporto tra autore ed editore, la cosa che mi sconforta maggiormente è l’appiattimento del testo; un fatto naturale e comprensibile se si pensa che più la casa editrice è grossa più la fascia di pubblico a cui si rivolge è ampia. Di conseguenza il testo deve avere le seguenti caratteristiche: linguaggio semplice, sintassi lineare e omogenea, vocaboli comuni da preferire sempre a quelli specifici ma ricercati. Più è grossa una casa editrice più la sua esigenza di farsi comprendere, e quindi leggere da tutti, è alta.

    I selfer, in genere, sperano di farsi notare per poi finalmente pubblicare con una (grossa) casa editrice: non vedo che polemica dovrebbe esserci.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:06 Rispondi

      Che si sia persa la qualità per me è un dato di fatto. E anche che oggi si comprenda meno.
      La casa editrice grande non deve per forza farsi capire dalla massa: ha tante collane, quelle per cerebrolesi e quelle per chi ama leggere buoni testi.

  6. nuccio
    10 gennaio 2017 alle 08:14 Rispondi

    Col mio unico libro ho fatto tutto da solo, anche la copertina, come si può vedere!

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:06 Rispondi

      Lo hai pubblicato per conto tuo?

      • Nuccio
        10 gennaio 2017 alle 13:40 Rispondi

        Te ne parlai. Un libro di poesie. Mandato all’editore in formato word già completo dalla immagine alla quinta di copertina a tutto il resto. La bozza di approvazione eta rale e quale all ‘originale.

        • Nuccio
          10 gennaio 2017 alle 13:41 Rispondi

          …era tale e quale…

        • Daniele Imperi
          10 gennaio 2017 alle 14:04 Rispondi

          Strano che non abbiano cambiato nulla e soprattutto che abbiano lasciato la tua copertina.

  7. Chiara (Appunti a Margine)
    10 gennaio 2017 alle 08:54 Rispondi

    Sì, io ho le stesse insofferenze.
    Sulla copertina, aggiungerei la barbara abitudine di attingere a immagini di archivio, scegliendo soggetti che non c’entrano nulla con la storia.
    Penso che la noncuranza dipenda in parte dalla fretta e dai tempi stretti, e la cosa mi fa incazzare: c’è stato un peggioramento notevole negli ultimi anni. So di essere tignosa, ma a volte penso che la mia prima stesura sia più curata (sia grammaticalmente sia per quanto concerne la formattazione e il rispetto delle regole editoriali) di tanti romanzi pubblicati.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:07 Rispondi

      Le immagini di archivio hanno rovinato la grafica. Possono andar bene, se esclusive, per alcune pubblicazioni.
      Mi chiedo anche il perché della fretta.

  8. Lucrezia
    10 gennaio 2017 alle 09:07 Rispondi

    Concordo pienamente con tutte le critiche. Oggi la fantasia creativa viene usata solo per storpiare le cose, o i concetti senza un minimo di sensibilità.Questo grazie anche al fai da te.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:08 Rispondi

      I grandi editori, però, dovrebbero essere ben lontani dal fai da te.

  9. Andrea
    10 gennaio 2017 alle 09:18 Rispondi

    Esigenze di brevità… siamo alla frutta.
    Comunque, come in ogni campo, tutto si è ridotto alla mera ricerca del profitto. Chiaro che il “Jukebox” che è il sistema odierno funziona solo a monete, il guadagno non è un male, ma quando le proprie energie vengono indirizzate prevalentemente al profitto (che in fin dei conti non esiste) tutto il resto perde di qualità.
    Nell’esempio che hai riportato mi vien da pensare che la Rizzoli ha voluto tagliare il testo altrimenti le troppe pagine avrebbero avuto costi maggiori. Per effetto quindi sarebbe lievitato il prezzo e molti avrebbero lasciato perdere il titolo per spostarsi su altri più economici.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:09 Rispondi

      Sì, più pagine hanno costi maggiori, ma allora fai due volumi o più.

  10. Elisa
    10 gennaio 2017 alle 09:50 Rispondi

    Concordo su tutta la linea. Nello specifico del testo tagliato, sicuramente gli altri 40 capitoli avrebbero comportato molte più pagine, con costi maggiori, ma è anche vero che il libro che indichi non è un testo “da supermercato”, quindi già si rivolge ad un pubblico più piccolo e motivato, quindi disposto a spendere per quel testo. Penso piuttosto che il risparmio vero l’abbiano avuto sul traduttore. Leggere e riassumere ha sicuramente un costo diverso che tradurre.
    Resta uno scempio, comunque.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:10 Rispondi

      Infatti, quello è un titolo di nicchia, quindi non vedo il problema. E di sicuro c’è stato, come dici, un bel risparmio sulla traduzione, che costa non poco.

  11. Roberto
    10 gennaio 2017 alle 10:17 Rispondi

    Ci sarà una ragione se in libreria imperano libri di ricette!!! ;-)

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:10 Rispondi

      Vero pure questo, purtroppo! :D

  12. Delia
    10 gennaio 2017 alle 10:52 Rispondi

    Mi era capitata un’ edizione di “Le affinità elettive” piena di errori. Proprio tanti, almeno uno per pagina. Per sua fortuna ora non ricordo la casa editrice. Quando sento quel titolo mi vengono ancora i brividi, e ovviamente non sono riuscita a leggerlo tutto. Quando a scuola consigliano un romanzo…uno studente va a leggere: come può tutelarsi da questo orrore?
    Io per fortuna non avevo 15 anni e ho potuto discernere. Ma è davvero triste. Su un grande classico, poi, come si fa?

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:11 Rispondi

      Infatti il rischio è che si copino gli errori letti nei libri, anche di grandi editori. Non sei tutelato.

  13. Amanda Melling
    10 gennaio 2017 alle 10:59 Rispondi

    Sono tutti punti condivisibili. In genere ho poca insofferenza per l’editoria italiana, e molta verso i lettori. Che sono quelli che mandano tutto nella direzione sbagliata.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:11 Rispondi

      In che senso i lettori mandano tutto nella direzione sbagliata?

      • Amanda Melling
        11 gennaio 2017 alle 12:41 Rispondi

        Intendo che le case editrici fanno ciò che è necessario per vendere. Evidentemente la copertina, il testo e la traduzione non sono pilastri importanti. E infatti i lettori si dividono in due categorie (no, noi non facciamo target): quelli che seguono il brand e quelli che comprano un libro perché lo trovano davanti alla mano.

  14. Andrea Torti
    10 gennaio 2017 alle 11:22 Rispondi

    E a leggere tutto questo, viene davvero voglia di tentare l’opzione del self-publishing… :P

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:12 Rispondi

      Attento, ché anche lì se ne trovano di errori ;)

  15. Maria Teresa Steri
    10 gennaio 2017 alle 11:34 Rispondi

    A tutto questo io aggiungerei i prezzi selvaggi degli ebook, che spesso distano solo pochi euro rispetto al cartaceo o che sono del tutto sproporzionati rispetto al numero di pagine del libro.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:12 Rispondi

      Giusto, ho visto ebook anche più costosi del cartaceo. Ma che senso ha?

      • Ferruccio
        10 gennaio 2017 alle 18:27 Rispondi

        Perché vogliono farti vendere il cartaceo. L’ho notato anche io, autori noti con prezzi di cartaceo ed eBook quasi simili, vogliono mostrare che ci sono, ma non li vogliono vendere!

        • Daniele Imperi
          11 gennaio 2017 alle 08:20 Rispondi

          Potrebbe essere benissimo così…

  16. Barbara
    10 gennaio 2017 alle 12:36 Rispondi

    Le mie insofferenze sono sulle mancate opportunità di certi editori, che pare davvero che gli affari se li lascino sfilare sotto il naso! Vogliamo dire che sono i lettori a fare il mercato con le loro scelte? Allora com’è che ci sono case editrici che non sanno sfruttare le ordate di fans su questa o quella serie tv per pubblicare, tradurre e pubblicizzare tutto quello che verte l’autore e il genere? Gruppi facebook da 40mila persone che ti stanno dietro e tu li sbeffi? Non mi sembra proprio che gli editori stiano dietro ai lettori. Se così fosse, l’ultimo libro della Rowling non sarebbe stato così venduto sotto Natale, perchè alla specifica che è un lavoro teatrale e non un romanzo, i lettori non si sarebbero fidati ad acquistarlo. E adesso spopolano le recensioni negative. Questo è il mercato voluto dai lettori? D’altro canto, non capisco certi dispiegamenti assurdi di marketing per pompare determinati autori. Titoli altisonanti, fascette assolutamente bugiarde, pubblicità in ogni dove, i lettori più ingenui che pensano “dev’essere proprio bello!” e poi puff, si scatenano altre recensioni negative. E dopo il primo così, l’editore arriva a pubblicare anche il terzo. Nel frattempo le copie invendute vengono “segnate” per inserirle negli outlet a -50% come copie rovinate. Un affare proprio.
    Il mercato è un equilibrio tra domanda e offerta. In questo momento c’è un eccesso di offerta, che viene anche mal presentata. Perchè la domanda c’è, e un certo tipo di domanda si può anche generare (creare il bisogno e poi soddisfare la domanda), ma l’offerta è impantanata in vecchie strutture economiche.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:15 Rispondi

      Il libro della Rowling ha fatto notizia per via del nome dell’autrice, anche se in quell’opera conta quasi niente, e per via soprattutto del nome Harry Potter, che ancora tira parecchio. Ma per me quel libro è una grossa truffa editoriale.

  17. Ferruccio
    10 gennaio 2017 alle 12:37 Rispondi

    Purtroppo l’editoria è diventato un campo di battaglia che pensa solo al prodotto. Cultura, qualità, sono andati a farsi benedire. Ma il problema è generale. Manca il buonsenso, L’autopubblicazione è peggio comunque dell’editoria tradizionale da ciò che ho verificato!

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:16 Rispondi

      L’editoria pensa al prodotto, certo, ma che almeno sforni prodotti buoni.

      • Ferruccio
        10 gennaio 2017 alle 18:30 Rispondi

        questo è il livellamento verso il basso… L’altro giorno ho visionato Il grande Gatsby in versione kindle, sembrava fatto da google traduttore

        • Daniele Imperi
          11 gennaio 2017 alle 08:20 Rispondi

          Per fortuna la traduzione che ho letto io anni fa era buona :)

  18. Kinsy
    10 gennaio 2017 alle 12:59 Rispondi

    I tuoi sette punti sono la conferma che le cose al giorno d’oggi si fanno tanto per fare. E anche noi consumatori che accettiamo tutto ciò in silenzio abbiamo la nostra parte…
    Ti sei dimenticato un punto: i continui ripetuti refusi. Non parlo di qualche refuso, ma tanti, anche 5/6 per pagina, sintomo di sciatteria!

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 13:16 Rispondi

      Tanti refusi come dici mi sono capitati nel romanzo “L’estate di Montebuio” di Danilo Arona, edito dalla Gargoyle.

  19. Giuseppe
    10 gennaio 2017 alle 13:32 Rispondi

    Vogliamo parlare anche di titoli di alcuni romanzi che mi sono capitati tra le mani dove il romanzo non c’entra nulla con il titolo e parla d’altro?

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 14:05 Rispondi

      Oddio, che romanzi erano?

      • Giuseppe
        10 gennaio 2017 alle 14:22 Rispondi

        Uno tra tanti, forse quello più emblematico per me: “La mappa segreta della massoneria” di Alex Churton, un autore che ha venduto più di 25000 copie.. Viene presentato come un “thriller ad alta tensione”. Non è un thriller. Non ci sono massoni e nessuna mappa segreta. Quasi 500 pagine. Credo che le ricerche su casa editrice e recensioni su vari portali sul romanzo le possa condurre tu. Senza offese per nessuno, s’intende.

        • Daniele Imperi
          10 gennaio 2017 alle 14:43 Rispondi

          Grazie, lo cerco senz’altro. Che roba, però.

          • Giuseppe
            10 gennaio 2017 alle 14:55

            Fammi sapere una volta che hai condotto le ricerche!

  20. Gustavo Woltmann
    10 gennaio 2017 alle 13:33 Rispondi

    un pò di polemica ben fatta è sempre apprezzabile.. condivido!

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 14:05 Rispondi

      Ciao Gustavo, grazie e benvenuto nel blog.

  21. Elisa
    10 gennaio 2017 alle 14:55 Rispondi

    3. purtroppo le traduzioni a volte sono in grado di fare la fortuna o la sfortuna di un libro. Non che la storia, la trama non sia importante ma lo stile a volte è quello che fa la differenza. Quindi, quando ho tra le mani un autore straniero e non mi piace lo stile mi chiedo sempre se non dipenda dalla traduzione…
    Non oso pensare i libri di poesie… Meno male non sono un’appassionata…
    5. Se il primo volume non è stato un botto di vendite è ovvio che si interrompe l’intera saga. Tu del resto hai investito (leggi: speso) sul primo libro, non sugli altri…
    8. Non gli interessi. e del’educazione se ne fregano.
    7. In un’edizione dei Fratelli Karamazov c’erano refusi circa ogni 10 pagine. Posto che dopo 3 romanzi di Dostoevskij e uno di Turgenev la sottoscritta pensa di mandare in soffitta i russi, mi chiedo se i correttori di bozze vengano pagati e quanto…
    Tutto dipende dal dio pecunia.

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2017 alle 15:34 Rispondi

      Le poesie non andrebbero tradotte, per me :)
      Non ti piacciono gli autori russi? :D

  22. Elisa
    10 gennaio 2017 alle 15:56 Rispondi

    dovrebbero essere banditi…
    E come tali andare (e rimanere) in carcere ;)

  23. Giacomo
    11 gennaio 2017 alle 10:29 Rispondi

    Devo dissentire per quanto riguarda le cosiddette regole ortoeditoriali, che per ignoranza mia non avevo mai sentito nominare. Mi trovo ora a tradurre per diletto una commedia di Dürrenmatt dove, per indicare il discorso diretto, a volte trovo virgolette singole, a volte nulla di nulla. Mi piace pensare che tale fosse l’esplicita volontà dell’autore nello scrivere ed editare il testo, e che tale disomogeneità contribuisca all’effetto che voleva trasmettere. C’è da dire che l’edizione è vecchiotta, tedesca, e la copertina è molto bella.

    • Daniele Imperi
      11 gennaio 2017 alle 11:19 Rispondi

      Ciao Giacomo, benvenuto nel blog. Non so perché quell’autore abbia fatto questa scelta, ma certe regole servono per la comprensibilità del testo.

  24. Caterina
    11 gennaio 2017 alle 14:59 Rispondi

    Concordo. Soprattutto su titoli, traduzioni e regole ortoeditoriali. Tanta sciatteria è demoralizzante. Ci vedo lo specchio dei tempi.
    Sarebbe utile una lista nera in effetti. ;-)

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2017 alle 08:26 Rispondi

      Eh, ci vedo anche io lo specchio dei tempi…

  25. Tenar
    11 gennaio 2017 alle 18:26 Rispondi

    Mi tocca darti ragione. Su tutta la linea.Dì come imperativo non si può vedere, da 5 in un tema di terza media.

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2017 alle 08:27 Rispondi

      Addirittura 5? Mi sa che io sarei stato un insegnante terribile :D

  26. Cristina
    11 gennaio 2017 alle 22:45 Rispondi

    Concordo su tutta la linea. Aggiungo solo con una certa malinconia che ormai l’editor è una razza in via di estinzione: come avvenne per il Dodo, prima o poi sparirà dalla faccia della terra e vivrà soltanto attraverso saghe e leggende. Pochissime case editrici hanno ancora gli editor, o i correttori di bozze… e si vede.

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2017 alle 08:28 Rispondi

      Mi sa che hai ragione. Oggi è pieno di editor improvvisati. Ci vorrebbero figure come Max Perkins ;)

  27. Claudio
    12 gennaio 2017 alle 14:31 Rispondi

    Ciao Daniele,
    sono un esperto a intercettare sputi e porte chiuse in faccia. Quando ho iniziato il viaggio nel 2008 facevo proprio lo sparring dei massimi s****** dell’editoria Italiana.
    Oggi ogni tanto mando a vuoto proposte correttamente redatte, offrendo 10 anni di un’esperienza molto particolare e diversa da quella dei redattori. Qualifiche…titoli..etc.. ma ovviamente nemmeno la gratuità, la NON necessità (da parte mia) e l competenza offerta con il desiderio di costruire insieme sono meritevoli di un “vai a farti fottere.”
    Ho comprato il writer’s market, contattato riviste USA, oggi ho testato un traduttore con prezzi bassi e abbordabili per mandare il mio testo alla prima rivista USA che ha accettato.
    Spero sia un’inizio di EVASIONE dalle umiliazioni che non sopporto più.
    Se la strada è percorribile tolgo il libro a Feltrinelli, lo autopubblico, e poi mi pago una traduzione in inglese e lo testo su altri mercati.
    Oppure andrò a camminare in montagna anche io, a fare sculture di pongo e stare vicino ai miei amici. Non avendo ancora 40 anni voglio pigiare ancora un po’ sull’acceleratore se non vado fuori strada. Ciao

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2017 alle 14:59 Rispondi

      Non è sbagliata l’idea di provare con il mercato USA. Certo, le traduzioni costano, ma se trovi buoni prezzi e poi vendi, allora sei a posto.
      Auguri per questi progetti :)

    • luisa
      13 gennaio 2017 alle 19:15 Rispondi

      Ciao Claudio effettivamente l’idea è buona «nessuno è profeta nella sua patria», se non fosse per i costi di traduzione (di cui non ne ho conoscenza,sai darmi un’ idea dei costi?) proverei anch’io a mandare il manoscritto, laddove le porte sono più propensi ad aprirle che a chiuderle, gli Americani sono ottimi merchandising

  28. Andrew Next
    12 gennaio 2017 alle 17:04 Rispondi

    Oh oh oh…
    al punto 7 ho esultato come esultarono i colleghi di Fantozzi quando quest’ultimo disse cosa pensava della corazzata Potemkin.
    90 minuti di applausi.
    Quella delle modifiche per ragioni di “Brevità” esiste anche al contrario. Hai presente il “trono di spade”? Conta un po’ quanti sono i libri in inglese e poi quelli in italiano.
    Segna le differenze su un foglio e poi somma i prezzi.
    Andrea

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2017 alle 17:38 Rispondi

      Purtroppo sui romanzi di Martin ci sono passato: ho comprato 9 libri per 4 romanzi in totale…

  29. luisa
    13 gennaio 2017 alle 20:22 Rispondi

    I titoli e le copertine sono importanti, ma dovrebbero confermare il contenuto e magari dargli più risalto. Riguardo le traduzioni trovo sia un passo delicato… ogni lingua ha le sue sfumature per dare risalto ad un’espressione, quindi molto dipende dal genere letterario. 4) Le regole ortoeditoriali, voglio approfondirle perchè mi trovo in difficoltà con i dialoghi del manoscritto, virgolette o come noto in alcuni libri di Baricco il trattino? E’ una scelta dell’autore? Anch’io noto in alcuni scritti e non solo sui libri errori ortografici, personalmente cerco di verificarne l’esattezza se ho dei dubbi (e ne ho molti) 6)La mancanza di dialogo è un “mal costume” tutto Italiano da gran maleducati… è così…mi spiace. Quando si manda un’ email o comunque un contatto in altri paesi ( non faccio la lista per non ripetere sempre gli stessi paesi) rispondono al massimo dopo due giorni,sia se sono interessati sia se il contatto che cerchiamo non è di loro interesse. 7) errori di grammatica… ai, ai tasto dolente, perchè i miei studi sono stati molto scarsi … e la “mia sfida” della scrittura del “romanzo” non è completa se non riesco a farlo pubblicare, non tanto per incoraggiare chi non ha ottime competenze, bensì perchè a mio “vedere” chi scrive ha qualcosa da dire che va oltre le competenze tecniche,ma… è necessario le abbia almeno il correttore di bozze.

    • Daniele Imperi
      14 gennaio 2017 alle 14:08 Rispondi

      Per i dialoghi, dipende da come piace a te, ma anche se devi inviare il manoscritto a un editore. In quel caso decide la casa editrice.
      Non è quindi Baricco che ha scelto il trattino, ma il suo editore.

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