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Come iniziare un romanzo

Ovvero: le parole giuste per un incipit mozzafiato

Incipit

Tempo fa un lettore mi ha scritto di avere in mente il romanzo, i personaggi, i capitoli, la bozza dellʼinizio perfino, ma di non sapere come iniziare la storia. Le domande che si pone sono:

  • come posso iniziare un racconto?
  • Le prime righe come e quali dovrebbero essere?

Secondo me lʼincipit di un romanzo è forse la parte più difficile da scrivere. Quando scrivo un racconto, è proprio a quel punto che qualche volta mi blocco: sulle parole da usare.

Inutile girarci intorno: lʼincipit è, appunto, la prima cosa che viene letta di una storia – tralasciamo quelli che amano leggere prima il finale, ok? – quindi penso sia normale voler fare bella figura subito.

Ecco perché sullʼincipit dovrebbe esserci molta attenzione.

Al di là delle tipologie di incipit

In un certo senso la scelta del tipo di incipit da usare ci aiuta. Vogliamo un inizio descrittivo come ne I promessi sposi? O un incipit in media res? O uno che introduca il lettore in unʼatmosfera di mistero?

Sì, ci aiuta, nel senso che restringe il campo, ma ancora non sappiamo quali parole usare. Forse è solo un problema temporaneo, forse siamo soltanto troppo attaccati alla perfezione.

Ma siamo sicuri che non basti la tipologia di incipit a farci trovare quelle parole?

Ci sono tre domande da farsi sullʼinizio di una storia, che secondo me aiutano molto più delle tipologie di incipit. Quelle domande restringono ancora di più il campo, perché ci indicano già alcuni elementi presenti nelle prime righe del romanzo o del racconto:

  1. chi cʼè nella scena
  2. dove avviene
  3. quando avviene

Il nostro incipit

Quindi, ricapitoliamo: il primo passo è scegliere il tipo di scena da inserire come incipit. Manzoni ha preferito descrivere quel ramo del lago di Como e secondo me ha fatto benissimo. Mostra al lettore un paesaggio idilliaco, che poi viene macchiato dai bravi di Don Rodrigo.

Anche Terry Brooks ha esordito così ne La spada di Shannara: una bella descrizione del paesaggio bucolico, poi il misterioso Allanon che piove sulle vite tranquille e anonime dei due protagonisti.

E Tolkien, prima di lui, lo aveva fatto ne Il signore degli anelli: non era un incipit descrittivo, ma introduceva comunque il lettore in un ambiente di serenità. Era “informativo”, potremmo chiamarlo. Non so se appartenga a una precisa tipologia accademica.

Però questo è senzʼaltro il primo passo da compiere: in alcuni racconti a me piace dare al lettore particolari sensazioni, inserirlo quindi in precise atmosfere.

Il secondo passo consiste nel rispondere a quelle tre domande e quindi stabilire subito alcuni dettagli della scena: personaggi coinvolti, luogo e data, come un modulo da compilare…

Individuare la scena iniziale come in un film

Ho detto più volte che a me piace immaginare nella testa le scene, proprio come se stessi girando il film della mia storia. Lo scrittore deve vestire i panni del regista, perché è un regista, alla fine.

A quel punto credo che il grosso lavoro sia fatto: figurando quella scena nella nostra testa, non abbiamo molte alternative su come iniziare la nostra storia.

E le parole da usare?

E qui arriviamo al cuore del problema. A me, finora, sono giunte senza problemi, anche se ovviamente ho fatto alcune modifiche in revisione. Ci sono stai casi in cui non sapevo proprio come iniziare una storia, ma poi le parole sono uscite.

Se vogliamo trovare una soluzione, possiamo fare un elenco delle “tipologie di prime parole” che si possono usare (trovate dopo aver scartabellato su diversi libri):

  1. sostantivo
  2. avverbio di tempo
  3. preposizione articolata
  4. preposizione semplice
  5. complemento di tempo
  6. attributo/participio passato
  7. nome
  8. verbo
  9. dialogo diretto

In base alla nostra scelta avremo atmosfere diverse. Guardiamo questi incipit (i grassetti sono miei).

Sostantivo

Il corpo era riverso a terra, nudo e a faccia in giù, di un colore grigio cadavere, gli schizzi di sangue macchiavano la neve tutto intorno. Ancillary Justice di Ann Leckie

Avverbio di tempo

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunciò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbyville si mise in agitazione.

Preposizione articolata 1

Dalla registrazione del 911, Mrs Stegman sembrava preoccupata non tanto perché il tizio fuori dalla porta di casa sua imbracciava il fucile ma perché era completamente nudo. La macchina dei corpi di Warren Ellis

Preposizione articolata 2

Nella capitale di un regno della Cina, ricchissimo e di vasta estensione, il cui nome in questo momento mi sfugge, viveva un sarto di nome Mustafà, che altra distinzione non aveva fuorché quella datagli dal suo mestiere. Storia di Aladino o della lampada meravigliosa

Preposizione semplice

Per Sherlock Holmes Lei era la Donna, e ben di rado lʼho sentito riferirsi a lei con altro nome, perché ai suoi occhi tutte le altre scomparivano al suo confronto. Uno scandalo in Boemia di Arthur Conan Doyle

Complemento di tempo

Qualche anno dopo, a bordo di un rimorchiatore nel Golfo del Messico, Joe Coughlin si sarebbe ritrovato con i piedi in un secchio di cemento. La legge della notte di Dennis Lehane

Attributo/participio passato

Nascosto in unʼinsenatura nella neve, il giovane Chen puntò il cannocchiale verso un lupo della prateria mongola e ne incrociò lo sguardo dʼacciaio. Il totem del lupo di Jiang Rong

Nome

Shujuan si svegliò di soprassalto, e quasi senza rendersene conto si ritrovò in piedi vicino al letto. I tredici fiori della guerra di Geling Yan

Verbo

Cominciò con un numero sbagliato, tre squilli di telefono nel cuore della notte e la voce all’apparecchio che chiedeva di qualcuno che non era lui. Città di vetro di Paul Auster

Dialogo diretto

«Sto pensando…» cominciai.

«Bravo» mʼinterruppe Sherlock Holmes, con tono impaziente. «Ecco un esercizio che le consiglio molto caldamente». La valle della paura di Arthur Conan Doyle

Ricapitolando

I passi da seguire, se proprio non sappiamo come iniziare il nostro romanzo, possono essere riassunti così:

  1. stabilire la tipologia di incipit: descrittivo, informativo, in media res, ecc.
  2. decidere gli elementi della scena: quali personaggi, dove e quando
  3. immaginare la scena nella mente per capire il vero punto di inizio
  4. scegliere le prime parole in base allʼatmosfera che vogliamo dare alla scena

Io spero di aver risposto alle domande di quel lettore. Voi che dite? Come riuscite a trovare le parole giuste per lʼinizio delle vostre storie?

51 Commenti

  1. Elena Rasmini
    16 luglio 2015 alle 07:59 Rispondi

    Il giorno che lo avrebbero ucciso, Santiago Nazar si svegliò alle 5 del mattino.

    • Ferruccio
      16 luglio 2015 alle 08:17 Rispondi

      ahhaha, un bell’annucio di morte

      • Daniele Imperi
        16 luglio 2015 alle 13:21 Rispondi

        Ho letto altri incipit del genere :)

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:21 Rispondi

      Ciao Elena, benvenuta nel blog. Cronaca di una morte annunciata. Non l’ho letto.

  2. Francesca Ungaro
    16 luglio 2015 alle 08:10 Rispondi

    Ciao caro Daniele, sono @franciungaro.
    Io scrivo tanta narrativa – romanzi a racconti – e ho letto con molta attenzione il tuo articolo, più che completo!
    Per quanto mi riguarda, io inizio sempre la prima scena mettendo in gioco direttamente il protagonista (o i protagonisti) e i loro stati d’animo. Il resto (ambiente, situazione temporale, descrizioni) viene dopo.
    La prima parola che uso è, quindi, spesso proprio un nome, o un aggettivo/participio passato/avverbio comunque legato al nome del protagonista.
    Ti ringrazio molto per il confronto, a presto :-)

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:23 Rispondi

      Ciao Francesca :)
      Anche a me verrebbe spontaneo di mettere subito il protagonista, ma non credo che sia indispensabile.
      La descrizione da inserire dopo ci sta, ho letto diversi romanzi in cui compare prima il personaggio e poi la scena.

  3. Chiara
    16 luglio 2015 alle 08:49 Rispondi

    Ho scritto l’incipit del mio romanzo TRE MESI DOPO aver iniziato la stesura, poiché necessitavo di entrare nella storia prima di dedicarci attenzione. All’inizio, ero partita da una scena a caso, senza prestarci troppa attenzione.
    La prima parola? Sono andata a vedere, perché non ricordavo: è un verbo, e per l’esattezza un participio passato. E sono sincera: la prima, primissima frase, che ho riletto proprio ora, forse sarà leggermente modificata…
    Comunque chi ha letto l’incipit (Marina Guarneri, mio marito, una mia amica) l’ha gradito molto, e la cosa non può che farmi piacere. :)

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:39 Rispondi

      Ma non l’hai nemmeno abbozzato? O è la scena a caso?
      Un participio passato come prima parola è curioso.

      • Chiara
        16 luglio 2015 alle 14:08 Rispondi

        No, questo è quello che ho scritto dopo tre mesi quando avevo le idee più chiare. Prima c’era la scena a caso. Eh sì, il participio passato è curioso, ma non è colpa mia se il personaggio è seduto! :D

        • Daniele Imperi
          16 luglio 2015 alle 14:12 Rispondi

          Un incipit d’azione, insomma :D

  4. Grilloz
    16 luglio 2015 alle 10:26 Rispondi

    Una curiosità, gli incipit che hai riportato sono tratti tutti da romanzi in lingua straniera, hai verificato se nella versione originale la prima parola sia la stessa e non ci sia invece lo zampino del traduttore?
    Naturalmente ciò non cambia nulla sul discorso degli incipit, giusto una curiosità appunto.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:39 Rispondi

      Ho preso la versione italiana che ho.

      • Grilloz
        16 luglio 2015 alle 15:01 Rispondi

        Qualcuno sono riuscito a trovarlo sfruttando la funzione anteprima di Amazon, e devo dire che nella maggior parte dei casi il traduttore rispetta la forma originale.

        The body lay naked and facedwn, a deathly gray, spatters of blood staining the snow around it. Ancillary Justice – Ann Leckie

        When Mr. Bilbo Baggins of Bag End that he would shortly be celebrating… The Lord of the Rings – J.R.R. Tolkien

        On playing back th 911 recording… Gun Machine – Warren Ellis

        Some years later, on a tugboat in the Gulf of Mexico… Live by night – Dennis Lehane

        It was a wrong number that started it, the telephone ringing three times…. City of Glass – Paul Auster

  5. LiveALive
    16 luglio 2015 alle 10:35 Rispondi

    Oggi, un incipit come quello dei promessi sposi è fortemente sconsigliabile, però XD Anche io che sono un sostenitore dell’opera, faccio fatica ad arrivare in fondo a quella descrizione che, per quanto intelligente (perché la sintassi replica la tortuosità di ciò che descrive), non è certo interessante. Ma questo perché in realtà l’incipit dei promessi sposi è triplice: c’è l’inizio del libro con l’introduzione del manoscritto, c’è l’inizio dei promessi sposi con la descrizione “quel ramo del lago di Como…”, e c’è l’inizio della trama con la focalizzazione su don Abbondio. Oggi l’avremmo fatto iniziare là, con don Abbondio.
    Noto che a volte si pensa a un incipit troppo giornalistico. Penso al Don Chisciotte “Viveva, or non è molto, in cui paese della Mancha di cui non voglio ricordarmi il nome, un nobiluomo…” (sì, cita Le Mille e Una Notte): ti dice subito quando, dove, e chi. Ma al lettore non interessa sapere subito queste cose in modo schematico. All’inizio, al lettore, piace anche avere un vago spaesamento, non capire subito ciò che sta accadendo, anche perché, in un certo senso, così pare più reale.
    (Stai attento a immaginare tutto come un film: è inevitabile farlo, ma, spesso, si vanno a pescare stereotipi di cinematografia, con scene che iniziano sempre nello stesso modo. Mai notato?)
    Esempio di perfettincipit: “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.” Si collega a Dennis Lehane, ma c’è tutt’altra arte, qui. Inizia con una proiezione in avanti, “molti anni dopo”, e il lettore ha subito sotto mano l’interezza del tempo, sa già che accadrà qualcosa di intenso. E poi c’è la stramberia, “conoscere il ghiaccio”, che lì sul momento non si capisce che cosa voglia dire. Ma la cosa più bella, ciò che rende bello questo incipit, è l’accostamento delle immagini: da un lato un momento terribile, dall’altro un dolce ricordo di infanzia; da una parte si è a un istante dalla morte, dall’altro si è appena iniziato a vivere.

    • Grilloz
      16 luglio 2015 alle 10:51 Rispondi

      “Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía habría de recordar aquella tarde remota en la que su padre lo llevó a conocer el hielo.”
      Questo l’ho trovato facilmente, sì, qui il traduttore è intervenuto molto poco, le prime parole sono le stesse, la struttura della frase anche.
      In effetti un incipit perfetto, dice già al lettore che ci sarà una storia che dura molti anni (ma questo già lo dice nel titolo) creando un’aspettativa. E poi cè il contrasto. Ne vedo anche uno non espresso del tutto caldo-freddo. Mi immagino la scena della fucilazione in un pomeriggio assolato e poi ci sono quelle due parole “sera” e “ghiaccio” che genareano questo contrasto sensoriale,

      E cosa mi dici di uno dei miei preferiti?
      “L’anno moriva assai dolcemente”

      • LiveALive
        16 luglio 2015 alle 11:53 Rispondi

        Ma è il Piacere, no? Anche io, da fervente dannunziano, volevo citarlo XD Anche lì si gioca coi contrasti: il moriva, seguito dal dolcemente. Ma D’Annunzio badava, su tutto, al suono. Abbiamo una frase breve breve, di quattro parole, divisa perfettamente a metà da una virgola. Non c’è una parola di troppo. Avrebbe potuto scrivere “l’anno moriva, dolcemente”, ma oltre a essere sbilanciata, non c’è un elegante alternarsi di suoni. Anche “l’anno moriva, molto dolcemente”, in questo, non pare soddisfacente. È curioso notare invece come l'”assai”, con la sua fricativa intensa, in un certo modo medi tra l’asprezza della vibrante in “morte” è la dolcezza della laterale in “dolcemente”. Anche la sintassi è interessante. Avrebbe potuto scrivere “l’anno, assai dolcemente, moriva”, oppure “assai dolcemente, l’anno moriva”, ma in questi modi la frase finiva con il “moriva” in posizione focale, mentre in “l’anno moriva, assai dolcemente” la virgola svolge una funzione che è anche di focalizzazione e marcatura: quel “moriva” si perde un po’ al centro della frase, mentre il “dolcemente”, essendo priorio alla fine, colpisce di più: e in un romanzo estetizzante direi che é normale badare più alla dolcezza che alla morte, o meglio che si trovi la bellezza anche nella morte, da buon decadente (è interessante a tal proposito confrontarlo con quello che è l’anti-piacere, cioè Gli Indifferenti di Moravia: confrontarlo non tanto nell’incipit ma in tutta l’ideologia e il simbolismo).

        • Grilloz
          16 luglio 2015 alle 12:02 Rispondi

          Moravia dal canto suo parte con un verbo:
          “Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l’uscio per fargliela salire di un buon palmo sopra le pieghe lente che le facevano le calze intorno alle gambe; ma ella non se ne accorse e si avanzò con precauzione guardando misteriosamente davanti a sé, dinoccolata e malsicura; una sola lampada era accesa e illuminava le ginocchia di Leo seduto sul divano; un’oscurità grigia avvolgeva il resto del salotto.”
          Per poi passare subito a una descrizione anche se non priva di un certo dinamismo.
          Avrebbe potuto iniziare con “Carla entrò”, ma anticipando il verbo ottiene quell’effetto di trascinamento del lettore nel racconto.

          • LiveALive
            16 luglio 2015 alle 12:25 Rispondi

            Notare però la bellezza della lingua di Moravia. Mi affascina sempre, non capisco come faccia a dare una simile armonia alle frasi.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:42 Rispondi

      Secondo me invece un incipit come quello de I promessi sposi può andar bene per qualche romanzo.
      Non ho notato le scene dei film che iniziano allo stesso modo.
      Riguardo a quello di Cent’anni di solitudine, se avessi saputo che sarebbe stato così noioso, mi sarei fermato a quella prima frase.

      • LiveALive
        16 luglio 2015 alle 13:56 Rispondi

        Bè, ma rimane un libro di qualità eccelsa, no? Tra i libri prodotti dal 1950 in avanti, è di gran lunga il più celebrato, neppure Amatissima gli tiene testa.

        • Daniele Imperi
          16 luglio 2015 alle 13:59 Rispondi

          Sì, anche se non m’è piaciuto per niente, però è di qualità. Amatissima non l’ho mai sentito.

          • LiveALive
            16 luglio 2015 alle 14:24 Rispondi

            Amatissima, Toni Morrison. Credo sia il romanzo più importante e celebrato mai pubblicato dal 1987 in avanti. Anche più di Pastorale Americana.

          • LiveALive
            16 luglio 2015 alle 14:27 Rispondi

            (e invece no! Non è di qualità – per te. Si adatterà a un altro tipo di pubblico. Ma è di qualità in relazione a quello, non in relazione al tuo XD Comunque non è che tutti lo considerino un buon romanzo, eh! Pasolini lo ha stroncato di brutto, Cent’Anni di Solitudine. Il romanzo di un costumista, mi pare abbia detto.)

      • Grilloz
        16 luglio 2015 alle 14:08 Rispondi

        Film che iniziano con una carrellata sul paesaggio a volo d’uccello (mi pare si dica così) ce ne sono. In genere ne approfittano per far passare i titoli di testa.

        • Daniele Imperi
          16 luglio 2015 alle 14:11 Rispondi

          Sì, è la vista a volo d’uccello. In qualche caso sta bene secondo me.

        • LiveALive
          16 luglio 2015 alle 14:25 Rispondi

          Intendevo che a volte, immaginando le scene da scrivere, ci si rifà a stereotipi cinematografici. Per esempio, voglio cambiare scena, e inizio con un personaggio che se la prende con un altro senza ancora ben capire il perché: è una cosa comunissima. Certo anche il cinema “dipende” dai libri, sono cose che si mischiano.

  6. Alice
    16 luglio 2015 alle 11:11 Rispondi

    per me, saper come iniziare il mio romanzo è la cosa più difficile.
    infatti ho stralci di conversazioni, descrizioni, immagini, ma nessun inizio…
    leggo bene quanto hai scritto, e vediamo se mi decido

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:44 Rispondi

      Credo sia la più difficile per tutti :)
      Secondo me bisogna partire con la prima idea e lasciare la perfezione a quando si revisiona.

  7. Salvatore
    16 luglio 2015 alle 12:50 Rispondi

    Se l’aspirante scrittore non ha molta esperienza o molta dimestichezza con la scrittura, il modo migliore per iniziare un racconto o un romanzo è dichiarare subito il problema. Facciamo finta che si voglia raccontare la storia di come un gruppo di uomini vive gli ultimi giorni sulla Terra che terminerà a causa di un meteorite. Il modo più semplice e efficace per iniziare una storia del genere è: “Mancavano esattamente 15 giorni, 13 ore e 37 minuti all’impatto con il meteorite, nonostante questo Giorgia, Raimondo e Antonio litigavano ormai da un quarto d’ora per una scatoletta di tonno: l’ultima”. O qualcosa di simile insomma.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:45 Rispondi

      Hai ragione, un incipit del genere per me è molto funzionale e fa subito entrare il lettore nella drammaticità della storia.

  8. Poli72
    16 luglio 2015 alle 13:35 Rispondi

    Mi piacciono gli incipit ad effetto. Quelli dove troviamo una situazione inusuale ,scioccante ,una rivelazione che crei fin dalle prime pagine un pathos emotivo e riflessivo nel lettore.La prima parola e’ importante quanto le prime cinquanta. Nei due o tre paragrafi iniziali, lo scrittore sa che si gioca l’interesse del potenziale lettore. Oggi piu’ che mai.Chi ha il tempo di frequentare librerie o reparti libri nei megastore si fa’ un’idea del libro dalla copertina e dai vari titoli e sottotitoli esplicativi ,dando una scorsa veloce alla seconda o terza di copertina che riporta un’assaggio dei contenuti.Moltissimi invece ,come me , bazzicano su internet e vanno a leggersi l’estratto del libro dal sito dell’editore o di qualche grosso distributore ( IBS o Amazon).Fermo restando l’ importantissima funzione di una bella copertina professionale, saranno proprio gli estratti offerti gratuitamente ad accendere o meno l’interesse.
    Poi,scusate ,ma chi l’ha detto che l’incipit bisogna scriverlo subito?
    Molti libri di scrittura creativa propongono una procedura che e’ la seguente:
    1) Idea 2) Scaletta piu’ o meno dettagliata 3) Le schede dei personggi 4) La prima stesura.
    Senza la scaletta e la verifica della logica e della coerenza degli eventi e’ molto difficile procedere con una stesura lunga come un romanzo . Avendo la scaletta in mano possiamo permetterci di scrivere il capitolo che piu’ ci ispira quel giorno .E’ un errore voler per forza cominciare dall’inizio. Potremmo scrivere l’incipit anche al fine .Chi lo vieta?
    Potremmo scrivere l’incipit in un giorno particolare ,nel quale ci sentiamo piu’ ispirati.
    Oppure potremmo scrivere subito l’incipit ,ma cancellarlo e modificarlo radicalmente in fase di revisione.Tutto e’ elastico e tutto e’ relativo nella scrittura .

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:47 Rispondi

      Secondo me l’incipit a effetto va usato solo in alcune storie, non credo stia bene in tutte.
      Anche per me l’incipit può essere scritto alla fine e sono d’accordo sull’uso della scaletta per poter saltare da capitolo a capitolo. Ma devi aver creato la trama dettagliata di ogni capitolo, altrimenti ti perdi.

  9. KingLC
    16 luglio 2015 alle 13:55 Rispondi

    Non ho mai avuto problemi a scrivere incipit solitamente, l’inizio è una delle cose che mi è sempre venuto naturale. Ed anzi a volte ne scrivo più di uno per poi usare quello che trovo più adatto come “benvenuto nella storia”. Poi anch’io trovo fondamentale il metodo di immaginare una scena nella propria testa creandosi il proprio film mentale, credevo che un po’ tutti facessero così, no? Come si fa a descrivere una scena se non la si ha ben in mente?

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 13:59 Rispondi

      Anche io penso che tutti immaginino la scena nella mente. Viene naturale e, come dici, rende subito l’idea e facilita anche le cose.

  10. Marco
    16 luglio 2015 alle 21:51 Rispondi

    Non so. Io gli incipit li ho sempre scritti di getto, poi ci ho lavorato molto o poco a seconda del caso. Non parto mai con qualcosa di predefinito in testa: verbo, descrizione… C’è l’immagine e si parte. Non so se sia giusto, efficace, ma qualcuno ha detto in passato che una volta scritte le prime righe di una storia, breve o lunga che sia, ti sei compromesso. Sei uscito allo scoperto. Di lì in avanti… Buona fortuna!

    • Daniele Imperi
      17 luglio 2015 alle 08:43 Rispondi

      Anche a me vengono di getto, però mi chiedo sempre se siano efficaci. Parto con un’immagine anche io, ma qualche volta penso alla prima parola con cui iniziare.

  11. Giorgiana
    17 luglio 2015 alle 12:17 Rispondi

    Sinceramente non sopporto più gli incipit descrittivi o informativi, li trovo di una banalità sconcertante! Preferisco di gran lunga un dialogo o, se la narrazione è in prima persona, un pensiero, un’osservazione del protagonista. Quando inizio una storia mi viene più spontaneo pensare con CHI inizia la scena, piuttosto che quando o dove.

    • Daniele Imperi
      17 luglio 2015 alle 12:32 Rispondi

      A me, a dire la verità, ancora piacciono gli incipit descrittivi, ma dipende dalla storia. Non penso che si possa bocciare la descrizione per ogni tipo di romanzo.

  12. Loredana
    18 luglio 2015 alle 14:19 Rispondi

    Per rispondere alla tua domanda…praticamente mai! E non ho ancora messo testa e tastiera nello scrivere un racconto, per cui mi riferisco ai miei post di book blog. Spesso inizio come se facessi emergere il discorso sul libro che ho iniziato nella mia testa, portandolo poi a conoscenza nei bit del blog. Sarebbe l’approccio Media Res?

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 08:02 Rispondi

      L’inizio in media res si ha in un romanzo quando entri subito in mezzo ai fatti, come nel Mastro don Gesualdo:

      “Suonava la messa dell’alba a San Giovanni; ma il paesetto dormiva ancora della grossa, perchè era piovuto da tre giorni, e nei seminati ci si affondava fino a mezza gamba. Tutt’a un tratto, nel silenzio, s’udì un rovinìo, la campanella squillante di Sant’Agata che chiamava aiuto, usci e finestre che sbattevano, la gente che scappava fuori in camicia, gridando:

      — Terremoto! San Gregorio Magno!”

  13. Simona
    19 luglio 2015 alle 10:54 Rispondi

    È vero, dipende dal genere di libro. Scrivo romanzi d’avventura che sconfinano in fantasy e fantascienza, ma anche diari/guida di viaggio perché sono spesso in giro per il mondo con uno zaino in spalla. Generi molto diversi, con un pubblico diverso, che richiedono incipit diversi (e due blog separati).
    Per i romanzi comincio spesso con una descrizione, mentre per i miei racconti di viaggio parto da qualcosa di personale per farmi conoscere dal lettore, per fargli capire con chi partirà per le mete di cui parlo.
    Di recente ho scritto un post su come sono diventata una viaggiatrice e l’inizio di quel post potrebbe benissimo fare da apertura al mio prossimo libro di viaggi:
    “Ho sempre avuto il senso pratico e l’agilità di un quadrello di marmo.
    Quando in cortile si facevano i giochi a squadre, io ero l’handicap. Una squadra aveva il sole negli occhi, l’altra aveva me. Una squadra giocava in salita – perché la rete di pallavolo era il cancello dei box – e l’altra aveva me. Insomma, ho sempre usato meglio la penna che le scarpe, ho l’animo artistico.
    Poi un giorno, mi sono ritrovata nella giungla del Borneo, sotto un temporale, con l’acqua alla vita e uno zaino fradicio sulle spalle. Com’è successo?”
    Non vi pare?

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 08:04 Rispondi

      Sì, sono generi diversi e quindi richiedono incipit diversi, hai ragione.
      L’incipit di quel post va bene anche per il libro, secondo me.

  14. Samantha
    20 luglio 2015 alle 07:52 Rispondi

    L’incipit viene scritto di getto. E’ come una lampadina che si illumina al momento giusto senza aver premuto l’interruttore. Le parole si formano e trovano un loro ordine. In testa rimangono due frasi. E come un boccone che viene a lungo masticato, rimangono finchè non prendono vita sulla carta. Poi arriva la storia.
    Nel racconto La terra nel mare ho cominciato con il nome del personaggio:
    Giacomino si alzava alle sei, diceva le sue solite maledizioni al mondo e trascinava le sue tre gambe fino alla cucina. Quella di legno era quella che funzionava meglio.
    Si vestiva con quello che poggiava la sera prima sul piccolo comò di legno. Le asole dei bottoni erano diventate la sua personale via crucis. Allacciava solo il primo poi si infilava il maglione per nascondere gli altri. Anche d’estate.

    In storie al capolinea entro nel mezzo dell’azione:
    Ho attraversato la strada con il semaforo rosso. Sono salito sul marciapiede prima che una Volvo potesse colpirmi. L’aria si è intrisa di nafta. Diretto al numero quaranta. Le tue parole si sono infilate nelle tasche cercando le chiavi di casa.
    È come reggere un ponte con una mano sola. Provi a trovare l’equilibrio ma poi ne senti il peso. In questi dieci anni di storia abbiamo dato e ci siamo resi. Arresi forse è la parola giusta.

    Nel romanzo Ti aspetto ho preferito la scena:
    L’uscita da una discoteca. Una fra le tante. Una serata di fuga. Una serata tra amiche. Una serata normale, fatta di acqua tonica, un po’ di musica, ma soprattutto di aria fresca da respirare. Una borsetta piccola e uno zaino grande. La ricerca delle chiavi della macchina. Uno sguardo veloce al mondo intorno sempre molto silenzioso alle due di notte. Quattro scalini prima di svoltare l’angolo. Un ragazzo sdraiato, fermo come le lancette di un orologio in attesa del tempo. Le mani sugli occhi a reggersi la testa. Una scarpa si e l’altra finita in fondo alle scale. Un bicchiere di plastica trasparente vuoto. Una camicia bianca e un respiro troppo lento. La paura di trovarsi una persona in difficoltà, una persona sofferente. L’ansia, l’attesa. Una strada percorsa alla svelta. Uno scalino e la voce strozzata dal timore.

    Una considerazione fatta a posteriori che quel determinato incipit era l’inizio di quella sola storia, scritta in quel modo. Quelle due o tre frasi iniziali condizionavano tutto lo svolgimento, legandone l’andamento.

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 08:07 Rispondi

      Lo scrivo anche io di getto, qualche volta ho avuto delle difficoltà, non sapendo bene come iniziare, ma spesso mi riesce subito. Poi, in revisione, ovviamente si migliora.

  15. Marco Moretti
    25 luglio 2015 alle 16:49 Rispondi

    Direi che avere la “sostanza” dell’incipit sia utile, come l’idea della storia, poi lo rivedi anche più volte. Io, nel mio romanzo che uscirà a breve, ho detto e non detto. Mostro un punto di arrivo di uno dei protagonisti e quello di partenza dell’antagonista lasciando intendere che c’è stato un cambiamento importante, attraverso dialoghi. Nel corso del primo capitolo inizio con le tracce

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 07:18 Rispondi

      Vero, bisogna riuscire a inquadrare l’incipit, come se fosse una piccola storia, con tanto di trama. Per chi esce il tuo romanzo? O è pubblicato in self?

  16. Alessandro
    31 marzo 2016 alle 10:10 Rispondi

    Si potrebbe iniziare con il ricordo di un evento passato tragico o felice

  17. desy
    19 agosto 2017 alle 19:01 Rispondi

    ciao Daniele, sono una ragazza di 21 anni che vorrebbe scrivere un romanzo in prima persona. Non saprei da dove cominciare la protagonista si chiama Linda e ho già in mente tutta la storia solamente che non so proprio come iniziare tipo ciao sono Linda vorrei raccontarvi la mia meravigliosa estate? Ti sembra un buon inizio? Oppure ciao sono Linda e questa è la mia storia sono fatta in tal modo e poi comincia a parlare dei problemi della protagonista e di come tutto incominciò insomma? Per favore rispondimi perché davvero mi faresti un gran favore aiutandomi grazie ciao

    • Daniele Imperi
      4 settembre 2017 alle 09:25 Rispondi

      Ciao Desy, benvenuta nel blog. Non c’è un modo giusto e uno sbagliato per iniziare un romanzo in prima persona. Dipende da te. Hai letto romanzi in prima persona?

  18. desy96
    4 settembre 2017 alle 20:31 Rispondi

    si Daniele li ho letti. mi chiedevo solamente qual’è il modo migliore di iniziare tutto qua

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