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Il rischio dell’infodump

Il rischio dell'infodump
Quante informazioni inutili inserisci nelle storie che scrivi?

In un dizionario inglese online viene data una bella definizione di infodump: la pratica di presentare al lettore un mucchio indigeribile e incomprensibile di informazioni tutte insieme. Forse con un piccolo esempio estemporaneo potrò far capire meglio di cosa si tratta a chi legge e ancora lo ignora.

La baciò sulla bocca senza preavviso, premendo con forza le sue labbra su quelle di lei, nonostante il taglio gli facesse ancora male. Se l’era procurato il giorno prima, quando aveva tentato di aprire coi denti una bottiglia di birra – al discount sotto casa erano finite le lattine della Guinness e si era dovuto accontentare di una Peroni in vetro – ci aveva messo su della carta igienica, ma il sangue non s’era fermato e gli aveva perfino imbrattato la camicia bianca.

Ora: che cos’è questa roba? Tutto quello che ho messo in corsivo si chiama infodump, perché corrisponde alla domanda del lettore: e a me cosa interessa delle birre del discount e della carta igienica sulla ferita?

Il confine fra informazione e infodump

Iniziano entrambi con “info”, ma l’informazione è una cosa ben precisa. Anzi, c’è da chiedersi se davvero in narrativa lo scrittore abbia bisogno di informare il lettore di qualcosa.

Io credo che le uniche informazioni da dare al lettore debbano restare confinate nell’introduzione, nella premessa, nella postfazione, nella nota finale, nelle note a piè di pagina, in tutte quelle aree del libro dedicate al dialogo diretto fra scrittore e lettore.

La scrittura creativa deve mostrare, più che informare i lettori. Non è solo questione del classico show, don’t tell, ma di un modo preciso di comunicare. Perché quando si perde di vista la comunicazione, viene a perdersi anche la forza stessa della storia.

Il passato del personaggio

In tutte le letture in cui mi sono scontrato con l’infodump c’era di mezzo il passato del personaggio, che tornava a galla nel tentativo di rafforzare l’immagine del personaggio stesso. Tempo fa ho detto che scrivere la storia dei personaggi prima di creare il romanzo vero e proprio è importante perché ci permette di capirli meglio.

Ma lasciamo confinate quelle storie nei nostri appunti. Non è necessario darle in pasto ai lettori senza un motivo preciso. Perché questo ho notato in molti romanzi: quel passato che tornava là dove non serviva.

L’infodump, dunque, viene ad assumere la funzione di riempitivo, come alcune scene inutili nei film che sono solo pellicola e nulla più.

L’infodump nel Fantasy

Quando iniziai a leggere Terry Brooks e la sua infinita saga di Shannara, mi innamorai dell’infodump senza neanche sapere, a quel tempo, che cosa fosse. Mi divertiva conoscere le informazioni sui personaggi o sulle località, tanto che nel primo tentativo di scrivere un romanzo fantasy dedicai due interi capitoli a parlare di un mondo che non sarebbe più esistito nella mia storia.

Nel Fantasy ho trovato spesso questa mania di inserire informazioni su informazioni in momenti totalmente fuori luogo. Lo scrittore ne approfittava magari nei dialoghi, o meglio nella parte narrata del dialogo, con l’intenzione di farci conoscere meglio un certo personaggio.

Che cosa mi viene da pensare? Che in un genere letterario il cui nome evoca la fantasia a più livelli è impensabile che uno scrittore debba ricorrere al trucco dell’infodump per farci conoscere un personaggio, quando può benissimo creare un intreccio temporale o anche geografico e rendere la storia più coinvolgente.

Sto leggendo 1Q84 di Murakami Haruki, uno di quegli scrittori che se la prende comoda quando narra, nel senso che non lascia nulla in sospeso, tende a scrivere e descrivere tutto. Inserisce infodump nella storia? Il mio sospetto è che lo faccia, ma scrive talmente bene che non ne sono sicuro.

Come evitare l’infodump

Il rischio di incappare nell’infodump c’è sempre, se non stiamo attenti. Devo dire che ultimamente, grazie a una scrittura che ho reso più sintetica, non credo di avere usato una pratica del genere. Tuttavia c’è un modo infallibile per evitare l’infodump.

La soluzione va trovata nella parola che ho usato all’inizio: informazione. E è facile capire perché: infodump viene dalle parole “info(rmation)” e “dump” (rifiuti). Quindi spazzatura informativa. Mucchi di parole che devono restare nella scheda del personaggio.

Eliminate quelle informazioni e rileggete il pezzo: se funziona – e funzionerà – allora era infodump quello che avete cancellato.

Tutto quel passato può trovare posto nella storia soltanto se è veramente funzionale.

Come vi comportate con l’infodump? Ne trovate spesso? Tendete a inserirlo nelle storie?

37 Commenti

  1. Tenar
    13 gennaio 2014 alle 09:31 Rispondi

    In teoria bisogna conosce il passato dei personaggi e i retroscena della vicenda talmente bene da lasciarli trasparire qua e là con naturalezza, senza spiattellarli. Questa, almeno è la teoria…
    Secondo me l’infodump è un segnale dell’insicurezza di chi scrive. Non si è certi di essere stati chiari, di riuscire a farsi capire dal lettore e quindi si infarcisce il testo di spiegazioni. Bisogna prendere consapevolezza del fatto che nelle belle storie non serve conoscere tutto. Qualcuno ha mai preteso la ricetta della mela avvelenata della strega di Biancaneve?

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2014 alle 12:43 Rispondi

      La tua teoria è giusta.
      Non credo sia sempre questione di insicurezza, ma può essere. E hai ragione che nella storia non sempre è importante conoscere tutto.

  2. Glauco
    13 gennaio 2014 alle 10:14 Rispondi

    Il peggio del peggio del peggio accade quando lo inseriscono furbescamente nei dialoghi… in quei casi è osceno!

  3. Salvatore
    13 gennaio 2014 alle 12:49 Rispondi

    Strappare e riscrivere è l’attività più comune per uno scrittore dopo la scrittura stessa. Scrivere in prima battuta infodump non è un male, serve anche allo scrittore stesso per chiarirsi meglio le idee: sul personaggio, sull’ambientazione, sulla storia o semplicemente sulla scena che sta descrivendo. Poi però in seconda battuta vanno eliminate senza timori, esitazioni o inutili dispiaceri. La sintesi prima di tutto.

    Nella narrativa bisogna mostrare e non dire, verissimo. Infatti tutto ciò che viene comunicato in maniera diversa, anche se potrebbe aggiungere informazioni interessanti per la storia, risulta ostile da leggere, noioso e inutile. L’esempio introduttivo che hai fatto è splendido perché si potrebbe riscrivere utilizzando le stesse informazioni, anche quelle considerate “spazzatura”, in modo da renderle gradevoli e indispensabili. Magari se ne potrebbe trarre un piccolo racconto nel racconto, sempre con un occhio di riguardo alla coerenza con il resto della storia.

    P.S. 1Q84 inizia ad appassionarmi. Lo stile di Murakami Haruki è tanto pedante all’inizio quanto ipnotico nel medio periodo. Parla di cose di cui non mi frega nulla, ma lo fa in un modo che non mi da possibilità di chiuderlo e metterlo da parte. Forse è solo infodump, ma di qualità… :P

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2014 alle 13:11 Rispondi

      Stessa impressione, scrive di cose che a me non interessano, ma continuo a leggere.

  4. MikiMoz
    13 gennaio 2014 alle 14:03 Rispondi

    Dipende: anche il dump -se ben gestito- puàò essere una forma d’arte :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2014 alle 14:26 Rispondi

      Sai farmi un esempio? :)

      • MikiMoz
        13 gennaio 2014 alle 16:07 Rispondi

        Io stesso: mi ha preso di più la questione della Guinness, Peroni, ecc che il bacio in sé :)

        Moz-

  5. Il fascino della narrazione
    14 gennaio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] ho parlato del rischio di inserire il cosiddetto infodump in una storia: frasi o perfino pagine e pagine di informazioni inutili per il lettore, informazioni […]

  6. Laura Tentolini
    14 gennaio 2014 alle 20:43 Rispondi

    Ricordo una massima che dice più o meno così:
    “Se nel terzo capitolo c’è un fucile da caccia appeso al muro, entro la fine del libro quel fucile dovrà sparare.”
    Scrivo fino alla fine, poi torno indietro e tolgo tutti gli elementi che non servono alla storia; se l’idea del fucile mi piace, allora mi invento un pretesto per usarlo.

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2014 alle 07:34 Rispondi

      Bella questa massima, non la conoscevo. Rende bene il concetto. Magari ci scrivo su un post.

  7. Il punto di vista
    17 giugno 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] Se Tizia ha appena finito di studiare diritto ed ha la testa così piena di leggi che non riesce a pensare ad altro va bene. In caso contrario, non solo dà più l’idea di un commento da narratore onnisciente, ma è anche un verboso infodump. […]

  8. LiveALive
    17 giugno 2014 alle 08:43 Rispondi

    La massima una variazione di Cechov, che diceva: se nel primo atto c’è una pistola, dovrà sparare nel terzo. Cioè, niente elementi inutili, e trama logica e coesa. Altra massima di Cechov, presa da una lettera, è di questo tipo: non parlare della luna in cielo, ma mostra il suo riflesso su un vetro rotto. Cioè, puoi evocare idee più forti prendendo l’argomento in modo obliquo e mostrando degli effetti concreti.

    L’infodump è argomento importante ma, a onta di quanto si vuole far credere, non è sempre così chiaro capire dove inizia e finisce.
    L’infodump sono informazioni che non sono utili nella scena presente, e il tuo esempio è molto eloquente, anche perché distrugge tutta l’emozione del momento.
    …eppure, non sempre è questo il suo effetto. A volte mi citano come infodump la descrizione chilometrica del portone in Il Nome Della Rosa. Ma anzitutto, quello non interrompe la scena. Sono tante informazioni, sì, ma sono una prosa d’arte magistrale, non infastidisce, non distrugge l’emozione, almeno non di chi sa adattarsi al ritmo narrativo di Eco.
    Altro caso che mi viene in mente è Tolstoj. C’è una frase, in Guerra e Pace, dove Tolstoj mostra Natasha cucire, e poi aggiunge tra parentesi che Natasha aveva imparato a cucire quando Andrej le aveva parlato di come non ci fosse donna migliore di quella che fila la lana e bla bla bla… Eppure, in quella specifica circostanza, non lo considero un errore. Anzitutto, non era informazione che poteva essere data in altra maniera, perché dirlo tramite dialogo sarebbe stato irrealistico. Secondo, è vero che è una informazione che non serve nella scena, ma lì d una buona emozione, visto che sembra dare vita propria al personaggio, vita che si estende al di là della narrazione e quindi della volontà dell’autore.
    Per capirci, l’informazione di Natasha, anche per la sua brevità, non è diverso dal dire “i tovaglioli erano rossi”, informazione inutile per la scena ma che non dispiace.

    • Daniele Imperi
      17 giugno 2014 alle 11:29 Rispondi

      Anche secondo me non è ben chiaro quando inizi e finisca l’infodump. Qualche volta io mi accorgo di aver inserito informazioni del tutto inutili e le cancello. Altre, le ritengo invece funzionali.

  9. matteo
    22 giugno 2014 alle 22:44 Rispondi

    Ma i commenti/informazioni che si trovano ad esempio in manzoni o in patrick o’brian sono da ritenersi infodump? Ad esempio in primo comando del secondo autore citato c’è un personaggio che inizia a parlare ma viene interroto dalla moglie “che non aveva mai fatto terminare una frase al marito dopo il 1782, anno in cui lui aveva pronunciato, senza essere interrotto, il fatidico “sì” nella chiesa della Trinità a Plymouth”, una cosa del genere è da ritenersi infodump o può essere utile a caratterizzare entrambi i personaggi che essendo visti poco potrebbe non essere caratterizzati per niente?

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 08:06 Rispondi

      Ciao Matteo, benvenuto nel blog.

      L’esempio che riporti non è infodump, ma sono informazioni che caratterizzano i personaggi, come dici. In Manzoni, prendendo come riferimento I promessi sposi, secondo me, almeno a quanto ricordo, neanche lì c’è infodump. Per esempio, la storia della monaca di Monza: quella è una sottotrama, una storia nella storia. Io ho letto quel romanzo velocemente, anche se pochi anni fa, quindi in età adulta e con tantissime letture alle spalle.

    • LiveALive
      23 giugno 2014 alle 09:33 Rispondi

      Avere una citazione diretta del brano completo sarebbe meglio… Potrebbe essere infodump come non esserlo… Ma ammettiamo che non lo sia. Da un lato, sarebbe un commento dell’autore, che è pure farcito di cliché (il sì è sempre fatidico…), e quindi sarebbe comunque un errore. Dall’altro lato, invece, essendo un commento terribilmente divertente, no, non sarebbe un errore. Come la mettiamo? Beh, a me quella frase piace e diverte, quindi anche io l’avrei lasciata. Punto.

  10. “Buick 8″, Stephen King, Sperling & Kupfer (2003) | BarneyPanofsky
    31 agosto 2014 alle 11:25 Rispondi

    […] da una lunga chiacchierata tra varie persone). I flashback sono in pratica un continuo “infodump” che pero’ e’ funzionale al dipanarsi del racconto, che illustra al giovane Ned […]

  11. È davvero necessario tagliare?
    24 settembre 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] parecchi tagli su quelle 1000 e passa pagine, in pratica tutto ciò che potrebbe essere definito infodump, anche se non tutti saranno d’accordo con […]

  12. Phedre
    30 ottobre 2014 alle 17:24 Rispondi

    Ciao! Utilissimo articolo, come sempre! Volevo chiederti un parere. Cosa ne pensi del paragrafo informativo ad inizio capitolo? Robin Hobb utilizza questo metodo nella Saga dei Lungavista, narrato in prima persona. Per spiegare al lettore determinati argomenti, che verranno magari trattati nei dialoghi del capitolo, attraverso il protagonista scrive alcune informazioni, salta un rigo e poi inizia il capitolo vero e proprio. Secondo te è una buona soluzione per informare il lettore o si rischia di annoiarlo?

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 19:00 Rispondi

      Ciao Phedre e benvenuto. Ho appena scaricato un’anteprima di un ebook. A me risulta molto noioso un pezzo del genere. Non ne vedo davvero il motivo. In alcuni romanzi, invece, ho trovato una sorta di riassunto, ma molto schematico, non so se hai presente. Quello mi piace, anche se non in tutte le storie.

      • Phedre
        30 ottobre 2014 alle 20:06 Rispondi

        Grazie per la risposta. Intendi un breve riassunto ad inizio romanzo?

        • Daniele Imperi
          30 ottobre 2014 alle 20:40 Rispondi

          Ti faccio un esempio. Capitolo III de Il mattino dei maghi, in corsivo, separato dal testo del capitolo da una riga vuota, si legge:

          “Riflessioni affrettate sui ritardi della sociologia. Un dialogo di sordi. I planetari e i provinciali. Un cavaliere ritorna fra noi. Un po’ di lirismo.”

          Quindi, più che un riassunto, una specie di scaletta, che io ho trovato simpatica. In questo caso è un saggio, ma ne ho viste anche nei romanzi.

  13. Sirius
    11 novembre 2014 alle 22:51 Rispondi

    Interessante. Come tutte le cose, credo dipenda dalla situazione. “Tutto serve la trama”, ma non avrebbe senso limitare tutte le descrizioni, tutte le aggiunte, solo perché la trama non le contempli. Esempio: il portone descritto nel secondo capitolo del Nome della Rosa. Quella descrizione è inutile ai fini della trama eppure è utile per capire il contesto del romanzo. Serve ad abituare il lettore allo stile didascalico medioevale, a capire come il protagonista descrive il mondo intorno a sé. Insomma è qualcosa che il protagonista avrebbe descritto se si fosse trovato in quella situazione. E il protagonista non sa l’evolvere della storia, quindi è plausibile che si soffermi su elementi secondari. Per dirla in un altro modo: “Tutto serve la trama e la trama è servita da (quasi) tutto”, ovvero: anche non la coinvolgono apertamente hanno un loro scopo, che può aiutare l’immedesimazione e la comprensione del lettore. Ovviamente, c’è quel provvidenziale “quasi”, perché il troppo rende le info davvero spazzatura.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 08:10 Rispondi

      Ciao Renato e benvenuto.
      Sono d’accordo che non tutto vada tolto perché di fatto non utile. Ci sono elementi che servono a raccontare meglio la storia.

  14. Sirius
    12 novembre 2014 alle 20:36 Rispondi

    Mi hai chiamato Renato nonostante mi sia firmato come “Sirius” come si fa a vedere l’e-mail degli altri?

  15. marco
    17 gennaio 2015 alle 19:32 Rispondi

    Credo che sia molto facile incappare nell’infodump.
    Almeno per me che mi diletto nello scrivere piccoli racconti solo per mio compiacimento personale, diciamo un hobby per passare le giornate.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2015 alle 10:10 Rispondi

      Nei racconti brevi, però, dovresti sintetizzare al massimo, quindi almeno in quel caso dovrebbe essere difficile cadere nell’infodump.

  16. Corvina
    18 maggio 2015 alle 20:11 Rispondi

    Cavoli, anch’io nel leggere l’articolo ho subito pensato a Terry Brooks!
    Però io non definire il suo come infondup vero e proprio… Insomma, spesso è quasi un modo per – nel presentare un personaggio magari rimasto nell’ombra – farli saltare fuori e dire “ehi, ci sono anch’io. Ho anch’io una storia da raccontare.”
    Mi ricordo ancora la digressione sulla storia di Orso ne “L’esercito dei demoni”. Bellissima, assolutamente non banale ma, anzi, una storia nella storia.

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2015 alle 07:56 Rispondi

      Ciao, benvenuta nel blog.
      Ricordo vagamente la storia di Orso, non mi era sembrata infodump.

  17. Mrs41258
    13 luglio 2015 alle 20:02 Rispondi

    Allora da lettrice credo di amare l’infodumping. Leggendo l’articolo mi son accorta che uno degli elementi in comune tra vari stili che amo è l’inserimento di disquisizioni su luoghi e avvenimenti, che vedo come un’esplorazione dell’universo presentato nell’opera.
    Il lettore deve potersi muovere nell’universo di cui sta leggendo senza imbattersi in grossi buchi se si guarda un minimo intorno.
    L’esempio che hai presentato mi piace moltissimo, anzi non lo definirei nemmeno infodump perché la storiella delle birre mi ha dato informazioni su chi è il protagonista, su come si muove e mi è piaciuta più del bacio stesso.
    Credo che le uniche regole a cui l’infodump debba essere sottomesso son quelle di non annoiare, non essere ripetitivo (come in certi manga che raccontano ogni volta la vita della comparsa che sta per morire) e di non distogliere l’attenzione dal punto che lo scrittore stesso vuole mettere in luce, però ciò vale per ogni pezzo di narrazione.

    PS Riposto il commento utilizzando un’email che rimanda al mio nome reale.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2015 alle 07:53 Rispondi

      Ciao Mariantonia, benvenuta nel blog.
      Secondo me dipende da come lo inserisci, le informazioni per far conoscere l’ambiente vanno date, diventa infodump quando si esagera. Ma quando si esagera?
      Approvato il commento con l’email giusta :)

  18. Jess
    22 giugno 2016 alle 12:20 Rispondi

    Ho appena scoperto questo blog e già lo adoro! Complimenti! Mi chiedevo, un romanzo scritto in prima persona che inizia con una descrizione dei personaggi e luoghi in cui il narratore abita è considerato pieno di infodump? Se non sbaglio Harry Potter stesso (nonostante sia in terza persona e non lo faccia nel primo capitolo, bensì nel secondo), ha un introduzione piuttosto lenta in cui viene presentata la famiglia Dursley e alcuni fatti del passato. Per quanto possa sembrare negativo, mi sembra una “necessità” affinchè il lettore si immerga e conosca in un mondo lontano dal suo… che ne pensate?

    • Daniele Imperi
      22 giugno 2016 alle 12:42 Rispondi

      Ciao Jessica, grazie e benvenuta nel blog. Dipende da come presenterai personaggi e luoghi. Hai fatto l’esempio di Harry Potter: neanche ricordavo che erano stati presentati i vari personaggi, quindi non l’ho considerato infodump.

  19. elisa
    23 novembre 2016 alle 14:14 Rispondi

    Mi viene in mente “Per fortuna il funzionario commerciale sapeva fare il massaggio cardiaco” di Foster Wallace: periodi lunghissimi (scritti incredibilmente bene), pieni di informazioni non correlate ai fatti narrati. Ma forse, come ha scritto Moz, questo è uno dei casi in cui è una forma d’arte!

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2016 alle 15:00 Rispondi

      Non l’ho letto, ma alla fine è così, c’è chi è in grado di inserire informazioni inutili senza dare fastidio al lettore e alla storia.

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