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La funzionalità dell’incipit

La funzionalità dell’incipit

Come iniziare un romanzo? Ne avevo parlato esattamente un anno fa, ma in quel post erano state le parole a essere protagoniste: quali parole scegliere per l’inizio della nostra storia.

Oggi il discorso è diverso. Oggi voglio affrontare l’argomento dell’incipit dal punto di vista del suo effettivo compito: quello di essere funzionale alla storia.

Spesso ci si arrovella troppo per trovare l’incipit giusto. C’è perfino qualcuno che lo scrive per ultimo, e non so davvero come faccia: non riuscirei mai a scrivere una storia se non ho ancora ben chiaro l’inizio. La battuta iniziale. Il “la” che dà il via alla sinfonia – e qui spero che gli esperti di musica non mi bacchettino.

Ultimamente sto prediligendo gli incipit in media res. Azione già cominciata. Subito dentro la storia. Quando ho in testa il racconto da scrivere, immagino come potrebbe iniziare e comincio a girare il film nella mia mente. Non è mai capitato, finora, che abbia avuto problemi con un incipit.

Forse perché la sua funzionalità è stata sempre ben presente in me, anche se inconsciamente.

A che serve l’incipit?

Secondo me bisogna partire da questa domanda per capire in che modo iniziare una storia. E la risposta è più facile di quanto si pensi: a introdurre il lettore nella nostra storia. Nulla di più.

Se ricordate i temi delle scuole, gli insegnanti ci hanno detto fin dal primo giorno come andavano impostati: introduzione, svolgimento e conclusione. Quindi è dalle scuole medie che siamo abituati a scrivere incipit.

Il nuovo racconto di fantascienza che sto scrivendo (il terzo) inizia così:

Doveva sbrigarsi!

Il Samkom stava per iniziare e Sarka, come al solito, rischiava di arrivare in ritardo.

Con quel corsivo per enfatizzare la fretta del personaggio. Il racconto mi è venuto in mente sabato scorso, ho scritto qualche appunto su un foglio di carta e da lunedì ho iniziato a lavorare su personaggi e worldbuilding, sviluppando anche l’idea di base e la trama. E ieri l’ho iniziato.

Quell’incipit mi ha permesso di introdurre il lettore nel mondo che ho immaginato, di dare un’idea di come funzionasse politicamente e di inserire i personaggi principali.

Naturalmente il lettore, specialmente in una storia di fantascienza o fantasy, non può capire fin dal primo capitolo in modo approfondito il mondo fittizio, ma comunque deve avere qualche dettaglio a disposizione per cominciare a costruire il puzzle nella sua mente.

Funzionalità vs. poesia

Tre corvi volavano bassi sul tumulo di fresca terra, nella tomba di famiglia dei Linden, neri come i pensieri dei tre parenti che pur non soffrivano.

L’incipit è preso dal romanzo L’ospite inatteso (The Sojourner, 1953) della scrittrice M.K. Rawlings, che qualcuno conoscerà per Il cucciolo. I parenti in questione sono la moglie e i figli del defunto. Dunque nerovestiti come si conveniva a un funerale dell’epoca.

L’immagine dei tre corvi è forse metaforica: rappresentano i tre parenti, dagli abiti neri come i pensieri in quel giorno di lutto.

Forse nei tempi andati si prediligevano incipit più poetici e è un peccato che ora si sia persa quella poesia, quel modo di attaccare un romanzo accogliendo il lettore nella storia piuttosto che catapultandocelo.

Quando la porta dell’ufficio si aprì di schianto, seppi che il gioco era finito.

Questo è l’incipit di Jim DiGriz, il ratto d’acciaio (The Stainless Steel Rat, 1961), primo romanzo della saga comico-fantascientifica di Harry Harrison. Fra questo romanzo e quello della Rawlings passano solo 8 anni.

L’unico legame che hanno è la loro funzionalità.

Per fortuna ci sono ancora autori e autrici che amano la poesia.

Siamo arrivate con il vento del carnevale. Un vento tiepido per febbraio, carico degli odori caldi delle frittelle sfrigolanti, delle salsicce e delle cialde friabili e dolci cotte alla piastra proprio sul bordo della strada, con i coriandoli che scivolano simili a nevischio da colletti e polsini e finiscono sul marciapiedi come inutile antidoto contro l’inverno.

Se non l’avete riconosciuto, è Chocolat di Joanne Harris (1998). Funzionale anche questo incipit? Direi di sì. La sua funzionalità sta proprio in quel “Siamo arrivate con il vento del carnevale” che tramite la poesia dà subito la sensazione di fuggevolezza, di precarietà, di temporaneità. E queste sensazioni sono rafforzate dall’immagine dei coriandoli.

Ma tutto il brano contiene termini che includono brevità, scadenza nel loro significato: vento, carnevale, febbraio, cibo da strada, coriandoli, nevischio, inverno.

L’incipit che sciocca

Avevo dodici anni la prima volta che camminai sulle acque.

Non è la storia di Gesù narrata da sé medesimo, ma l’incipit di Mr Vertigo di Paul Auster (1994). E è un inizio scioccante, perché chi mai se lo aspetterebbe? Non è certo una storia fantasy, anche se…

È però un incipit funzionale, perché fa subito capire al lettore che cosa dovrà aspettarsi da quel personaggio. Anche se non mancheranno le sorprese, perché i personaggi, come le persone, cambiano.

L’incipit magmatico

Questo mare un tempo era un lago di ghiaccio. Alte montagne dominavano una piana coperta di neve e sferzata da un vento gelido. Bacini di granito sbucavano da sotto quelle tonnellate di ghiaccio per orlarle di coste irregolari. In epoche ancora da venire residui e depositi di macigni testimonieranno la lenta e tortuosa avanzata della banchisa sulle rocce e le arenarie sepolte; morene e dossi che spostandosi avanti e indietro scavano trincee e spingono innanzi crinali. Il fondo marino era già pronto molto tempo prima che ci fosse un mare a coprirlo. Nell’intervallo ci fu il dominio assoluto del ghiaccio.

Mi fermo qui, ma sappiate che continua così per 7 pagine, prima di introdurre un uomo, ma da lontano, non sappiamo ancora chi sia. Sappiamo solo che ha un problema.

Non vedo l’ora di leggere questo romanzo storico. Si tratta di Un rinoceronte per il papa (The Pope’s Rhinoceros, 1996) di Lawrence Norfolk.

Un incipit manzoniano, quasi, che ricorda la bella descrizione de I promessi sposi. Sono ancora funzionali incipit di questo tipo? Io sono convinto di sì. Questo romanzo è la “Storia di una perigliosa spedizione nell’anno domini 1516” e Norfolk s’è totalmente immedesimato nel periodo storico.

Questo romanzo, mi azzardo a dire, è scritto come se fosse un classico. Dunque un incipit funzionale non poteva che essere scritto a quel modo.

La funzionalità dell’incipit

L’unico modo per scrivere un incipit funzionale è forse filmarlo nella propria mente. Se c’è una trama che funziona, allora deve esserci anche un incipit, nascosto da qualche parte in quella trama.

66 Commenti

  1. Grilloz
    21 luglio 2016 alle 07:51 Rispondi

    Come dicevo già da qualche altra parte, secondo me al giorno d’oggi l’incipit è sopravvalutato. Quindi non posso che condividere quel che tu scrivi, ovvero che l’incipit debba essere funzionale alla storia, non stratosferico, non un capolavoro di poesia, non qualcosa di memorabile, semplicemente funzionale alla sstoria ;)

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:50 Rispondi

      Io però non lo sopravvaluterei. Ma questo non significa crearne uno stratosferico. Poi resta quanto ho detto: per alcuni romanzi secondo me incipit stratosferici ci stanno bene. Ma in un giallo o in noir, per esempio, assolutamente no.

  2. KingLC
    21 luglio 2016 alle 07:56 Rispondi

    “Sei già stato qui.” [Cose preziose, King]
    Niente da fare, il miglior incipit resta questo. E in inglese suona ancora meglio.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:51 Rispondi

      Non l’ho letto, ma suppongo che una volta letto il romanzo potrò essere d’accordo :)

  3. Ferruccio
    21 luglio 2016 alle 08:05 Rispondi

    Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.

    Tolstoj poi uno smette di leggere e anche di scrivere.

    A parte le battute… Non mi sono mai fatto problemi per l’incipit, però sono convinto che se scrivi un romanzo che è un capolavoro automaticamente attorno all’incipit di quel romanzo ci scrivono saggi! Un po’ come il Tolstoj qui sopra

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:51 Rispondi

      Meglio non fare raffronti con gente come Tolstoj :D

  4. Mirko
    21 luglio 2016 alle 08:44 Rispondi

    Ciao Daniele, l’incipit è uno degli aspetti primari di una storia, leggendo quello capiamo se il libro è interessante oppure no.

    • Elisa
      21 luglio 2016 alle 09:47 Rispondi

      esatto… Alla fine della fiera la funzione dell’incipit resta questa.
      Ad esempio, tra quelli da te citati appartenenti a scrittori famosi salvo il 3° e il 4°.
      Premettendo che nessuno di quei libri ho letto, gli unici incipit che mi stimolano sono il 3° e il 4°. Gli altri onestamente no.

      • Daniele Imperi
        21 luglio 2016 alle 12:53 Rispondi

        Il 3° e il 4° sono molto belli, vero :)

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:52 Rispondi

      Vero, anche io mi faccio un po’ condizionare dall’incipit.

  5. Salvatore
    21 luglio 2016 alle 09:39 Rispondi

    Per me l’incipit perfetto è identico al finale perfetto: quello in cui muoiono tutti, così ci si toglie subito il pensiero.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:53 Rispondi

      Mmm… non mi pare di aver letto mai finale e incipit del genere, nemmeno fra i tuoi racconti :)

  6. Giuseppe
    21 luglio 2016 alle 10:41 Rispondi

    L’incipit è la parte più importante di un romanzo. Cattura il lettore e lo trascina dentro. Se un incipit non mi piace non leggo neanche il romanzo. Anche perché, ultimamente, é il parametro cui scelgo i libri da leggere.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:54 Rispondi

      Faccio anche io così: vedo l’anteprima o sfoglio il libro e la prima cosa che leggo sono le prime righe.

  7. Alberto Lazzara
    21 luglio 2016 alle 10:53 Rispondi

    Sono d’accordo, un incipit efficace di una storia che funziona è nascosto al suo interno. Va bene scriverlo all’inizio come alla fine, anche se personalmente propendo per quest’ultima possibilità, quando la storia è praticamente ultimata. Mi spingo a dire che non solo l’incipit ma anche il decisivo primo capitolo può essere scritto alla fine a cose fatte (prima può esistere in forma abbozzata), come di recente ho sentito dire da un autore affermato, abituato a stendere il primo capitolo dopo tutti gli altri.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:56 Rispondi

      Rimango convinto che non riuscirei mai a scrivere una storia senza incipit o primo capitolo. Ma neanche abbozzati. Che poi vengano revisionati è un altro conto. Chi è questo autore affermato?

      • Alberto Lazzara
        22 luglio 2016 alle 08:56 Rispondi

        Pierdomenico Baccalario

        • Daniele Imperi
          22 luglio 2016 alle 12:16 Rispondi

          Lo conosco di nome, anzi avevo messo il lista alcuni suoi romanzi.

  8. Federico
    21 luglio 2016 alle 11:14 Rispondi

    Non concordo che l’incipit serva solo a introdurre il lettore nella nostra storia e nulla di più.
    A mio parere è fondamentale per creare fin da subito un’empatia col lettore.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:56 Rispondi

      Sì, per me era implicito: se l’incipit mi cattura, allora ha creato empatia con me.

  9. Tenar
    21 luglio 2016 alle 11:31 Rispondi

    L’incipit è importante. Se lo sbagli ti giochi tutto, spesso, perché se vuoi pubblicare tramite editore ti giochi l’attenzione dell’editor in due pagine, se vuoi autopubblicare ti giochi l’attenzione del lettore nell’anteprima. Insomma un ottimo romanzo con un pessimo incipit può non essere mai letto. Per i racconti non ho grossi problemi, forse perché lo spazio è limitato e quindi ogni riga è importante, non so. Non ci perdo mai tempo. Con i romanzi è diverso, il ritmo è diverso o forse è un’insicurezza mia, ma mi incastro sull’incipit. Adesso sto sperimentando un incipit nuovo, diciamo “a tesi” da dimostrare poi con la narrazione. Da lettrice mi piacciono molto questi incipit in cui c’è una frase secca all’inizio che deve essere esemplificata, confermata o smentita dalla narrazione.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 12:58 Rispondi

      Vero quanto dici su editor e lettore: molti editori si fanno spedire i primi capitoli, questo significa anche che vogliono vedere se vengono catturati subito dalla lettura.
      L’incipit a tesi mi mancava, magari ne parlerai in un post? :)

      • Tenar
        21 luglio 2016 alle 13:33 Rispondi

        È come il famoso “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo…” segue romanzo su famiglia infelice. Anche l’incipit che ho in apertura del blog appartiene a questa categoria (anche se è piuttosto sottile in che modo la verità sia questione di immaginazione, oggi parleremmo di “intelligenza emotiva”). Mi affascinano, ma non ci avevo mai provato a farne uno.

  10. Bonaventura Di Bello
    21 luglio 2016 alle 11:40 Rispondi

    Oggi che le piattaforme di distribuzione online (Amazon per prima, ma anche Google) permettono di avere un’anteprima dei libri, l’incipit gioca il suo ruolo di ‘catturare il lettore’ allo stesso modo in cui lo fa quando si apre il volume ‘fisico’ in libreria. Dall’incipit il lettore (o la lettrice, ovviamente) può capire se lo stile gli è affine, se l’ambientazione fa parte del suo immaginario preferito, se tende a immedesimarsi col personaggio, e così via. Ovviamente come in tutti gli altri aspetti della narrativa anche la ‘regola’ dell’incipit non ha regole, ma rimane uno degli elementi fondamentali ed è una carta che l’autore può e dovrebbe giocarsi, se vuole ottenere (e trattenere) l’attenzione dei potenziali lettori.

    • Federico
      21 luglio 2016 alle 11:44 Rispondi

      Sperando di non sbagliarmi, un personale saluto al creatore di tante avventure testuali per pc degli annni 80 :)

      • Daniele Imperi
        21 luglio 2016 alle 13:01 Rispondi

        E chi sarebbe?

        • Federico
          21 luglio 2016 alle 13:24 Rispondi

          Bonaventura di Bello, che ha scritto il post poco sopra.

          • Daniele Imperi
            21 luglio 2016 alle 13:59 Rispondi

            Allora mi sa che è lui :)

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 13:01 Rispondi

      Sì, l’anteprima automatica ha facilitato la vita al lettore, che si rende subito conto di cosa andrà a leggere, ma dovrebbe aver complicato (nel senso che dovrebbe esserci un’attenzione maggiore verso la scrittura) le cose all’autore. Anche se poi è sempre una questione di gusti.

  11. Andrea Torti
    21 luglio 2016 alle 12:00 Rispondi

    Come si suol dire, “Chi ben comincia è già a metà dell’opera” :)

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 13:01 Rispondi

      In questi casi quel detto ci sta proprio bene :D

  12. Ulisse Di Bartolomei
    21 luglio 2016 alle 12:33 Rispondi

    Salve Daniele

    Finalmente so cosa è un incipit… Occupandomi di saggistica, ovviamente quelli che hai menzionato non si adattano ai miei temi, però sono incuriosito soprattutto dacché proponi esempi da testi in inglese (a parte il tuo) tradotti in italiano. Sarebbe interessante valutare dalla versione originale per poi constatare dove l’editore italiano ha maneggiato per trasmetterne il messaggio in “italiano”.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 13:03 Rispondi

      Ciao Ulisse, nella saggistica è sempre importante l’incipit, ma non sarà mai poetico e magmatico :)
      Vero, sono tutti incipit tradotti, ma io leggo al 99% libri di autori esteri.

  13. Simona
    21 luglio 2016 alle 13:36 Rispondi

    Da lettrice non ci ho mai badato molto:. un buon attacco non è sempre garanzia di un romanzo appassionante, e viceversa. Ma gli esperti dicono che il lettore moderno sia pigro, molto pigro, e se non lo becchi all’amo i primi dieci secondi, sei fritto.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 14:00 Rispondi

      Forse è vero quanto dicono sul lettore moderno. Un giorno voglio analizzare gli incipit di molti classici per vedere su cosa puntavano.

    • Federico
      21 luglio 2016 alle 14:54 Rispondi

      Il lettore moderno secondo me non è più pigro di quello di trent’anni fa. Semplicemente quello di cui si parla è il “lettore toccata e fuga”, che non è il vero lettore. Probabilmente invece ci sono meno lettori veri. I “lettori toccata e fuga” leggono un paio di libri e poi smettono, i lettori veri leggono regolarmente almeno una decina di libri all’anno (spero molti di più).

      • Daniele Imperi
        21 luglio 2016 alle 16:08 Rispondi

        Non so, secondo me oggi, con la brevità e la rapidità dei social network il lettore medio si è impigrito.

        • Miché Miché
          22 luglio 2016 alle 12:10 Rispondi

          Ed è sempre più impaziente, frettoloso. Il (de)merito va naturalmente a internet che ci induce a ritmi di consumo(e interazioni) sempre più frenetici e superficiali.
          Le tendenze sono queste: avversione alla complessità, impazienza cronica, declino del libro e dello scrittore “tradizionale” ed esplosione delle arti visive.
          Il futuro sorride a chi semplifica, fluidifica, condensa il testo e lo addiziona con immagini; molte immagini.
          Oggi un aspirante scrittore ha più probabilità di fare il colpaccio scommettendo sul(o sulla?) graphic novel, genere relativamente nuovo e il cui mercato è assai meno saturo.

          • Daniele Imperi
            22 luglio 2016 alle 12:15 Rispondi

            Il futuro che prospetti è un futuro di analfabeti :)

          • Simona
            22 luglio 2016 alle 13:22 Rispondi

            E talmente vero quel che dici, purtroppo, che la graphic novel è un progetto
            che ho in cantiere..:)

            • Daniele Imperi
              22 luglio 2016 alle 13:57 Rispondi

              Scriverai solo il soggetto o anche la sceneggiatura?

          • Federico
            22 luglio 2016 alle 13:56 Rispondi

            Ho visto che ormai le graphic novel sono spesso paragonate ai libri. Nulla contro le graphic novel ovviamente (ce ne sono di splendide), ma secondo me non sono libri, sono un media completamente diverso.

            • Daniele Imperi
              22 luglio 2016 alle 14:00 Rispondi

              Diciamo che sono romanzi (novel) a fumetti (graphic) :)
              Ma poi dipende dalle graphic novel: alcune sono brevi. Ma Contratto con Dio di Will Eisner sono 187 pagine!

          • Federico
            22 luglio 2016 alle 14:16 Rispondi

            Ni, quello di Eisner è in realtà una raccolta di quattro racconti separati, la somma dei quali arriva a 187 pagine.

            • Daniele Imperi
              22 luglio 2016 alle 15:14 Rispondi

              Vero, non me lo ricordavo.

            • Daniele Imperi
              22 luglio 2016 alle 15:21 Rispondi

              Anni fa ho preso dei romanzi a fumetti, c’è una bella serie manga in 5 volumi (a me non piacciono, ma li ho presi perché sono dei volumi davvero ben fatti): The legend of Mother Sarah di Katsuhiro Otomo e Takumi Nagayasu.

          • Simona
            22 luglio 2016 alle 14:54 Rispondi

            Di soggetti ne ho pronti tre. Sai, la metà veneta cerca sempre di prendere il sopravvento (vorrebbe fare tutto lei). Comunque è vero, non sono libri, ma storie rimangono e di queste non ci si è stancati.

  14. Annapaola
    21 luglio 2016 alle 15:32 Rispondi

    Ciao Daniele! Secondo me oggi l’incipit è più importante che mai, data la quantità enorme di materiale a disposizione di tutti, gratis e a pagamento. Se il lettore non lo inchiodi all’inizio, lui chiude il libro e ne apre un altro. Qualche chance in più la si concede solo a Stephen King, Margaret Atwood o C.J. Oates (per citare i miei preferiti). Difficile però che un autore di quel calibro toppi proprio all’inizio. Soprattutto per gli esordienti, un ottimo titolo e un ottimo incipit sono le scommesse più importanti.
    Sono d’accordo che gli incipit (come il resto del romanzo d’altronde) vengano revisionati, ma non credo che debbano essere per forza scritti all’inizio. Secondo me una storia, ogni storia, è un puzzle di dettagli, scene, dialoghi. A volte si hanno tutti i pezzi a disposizione ma bisogna lavorarci un po’ per trovare gli incastri ottimali.
    E comunque, gli incipit che fanno accapponare la pelle sono quelli sul tempo atmosferico; “Era una magnifica mattina d’estate” “Si udì il vento stormire tra le piante” “Fuori era freddo ma dentro meno” eccetera. Inutile, quando si parla del tempo è perché non si sa di cosa parlare, e lo dice una che abita in Gran Bretagna.
    Sempre interessanti i tuoi post! Buon lavoro.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 16:25 Rispondi

      Ciao Annapaola, anche secondo me quegli autori non falliscono nell’incipit, ma forse dipende anche dal fatto che, essendo famosi, il lettore ha di loro una percezione diversa.
      A me non dispiacciono gli incipit sul tempo atmosferico :D
      Ma dipende come sono scritti e in che contesto.

  15. Lisa Agosti
    21 luglio 2016 alle 18:18 Rispondi

    Sarà difficile trovare un incipit più scioccante di quello di Auster. Complimenti a lui.

    Il tuo incipit, Daniele, è intrigante ma per il mio gusto personale aggiungerei un paio di dettagli sull’ambientazione. Per esempio un’indicazione temporale, spaziale oppure di età.
    Sarka è un bimbo che va a scuola o un adulto che prende il treno per andare al lavoro?

    • Daniele Imperi
      22 luglio 2016 alle 08:04 Rispondi

      Quello di Auster è grande.
      Nel mio qualche dettaglio sull’ambientazione c’è nelle righe seguenti e Sarka si capisce subito dopo che non è un bimbo che va a scuola né un adulto che va al lavoro :)

  16. Ulisse Di Bartolomei
    21 luglio 2016 alle 20:11 Rispondi

    Non gradisco gli incipit “ricatto” del tipo “Quando Marco si trovò davanti al giudice, capì di aver dimenticato la cosa più importante…” lasciando in sospeso per parecchie pagine, un intero capitolo o peggio e quindi si è costretti a continuarne la lettura per capire che cosa Marco avesse dimenticato. L’incipit deve essere un “assaggio” qualitativo che ti infonde di stare per leggere qualcosa di sfizioso e saporito, che in ogni caso non ti deluderà. Detesto inutili inglesismi e dialettiche sciatte e in genere capisco dalle prime righe se il testo mi piacerà, a prescindere la trama.

    • Daniele Imperi
      22 luglio 2016 alle 08:07 Rispondi

      Quel tipo di incipit è fatto apposta per farti continuare a leggere :)
      Ma per me è funzionale solo in alcune storie.

  17. Miché Miché
    22 luglio 2016 alle 15:11 Rispondi

    Daniele, il futuro ”da me” prospettato pensi sia improbabile? :P
    Quanto ai romanzi a fumetti, più che un media completamente diverso a me sembrano l’evoluzione del romanzo classico; un adattamento imposto da un contesto dove il tempo è più compresso che mai.
    Ci sono romanzi a fumetti abbastanza o molto lunghi: Anya e il suo fantasma di Vera Brosgol ha 220 pagine circa, Hitler di Shigeru Mizuki 280, Blankets di Craig Thompson 592, etc.

    Comunque sono curioso, la tendenza verso il ”visivo” non la consideri per te stesso un’opportunità? Oggi è già arduo imbattersi in un talentuoso scrittore o in un talentuoso illustratore, figurarsi in qualcuno in grado di sintetizzare entrambe le arti. Forse in una delle due non ti senti ancora abbastanza preparato?

    • Daniele Imperi
      22 luglio 2016 alle 15:23 Rispondi

      No, anzi, è molto probabile, siamo sulla buona strada :D
      Neanche per me sono un media a parte: sono fumetti lunghi. Dicevo a Federico delle 5 graphic novel “The legend of Mother Sarah”: conosci la serie?
      Nel disegno non sono preparato per niente :)
      Faccio vignette umoristiche. Tanti anni fa ho scritto un brevissimo libro eroticomico, ma dovrei decidermi a illustrarlo.

      • Federico
        22 luglio 2016 alle 15:43 Rispondi

        Io non conosco la serie. Sinceramente (sarà un problema mio) non riesco ad accostare le graphic novel a un libro, non credo che potranno mai arrivare a caratterizzare i personaggi come si può fare in un libro. Ma ripeto, probabilmente è un mio limite.

        • Daniele Imperi
          22 luglio 2016 alle 15:52 Rispondi

          Sulla caratterizzazione del personaggio sono d’accordo. Un fumetto ha dei limiti.

      • Alberto Lazzara
        25 luglio 2016 alle 08:47 Rispondi

        Ho e ho letto The Legend of Mother Sarah :) Devo ancora leggere invece i sei volumoni di Akira, presi qualche annetto fa

      • Miché Miché
        26 luglio 2016 alle 12:36 Rispondi

        Come te anch’io penso che siamo sulla buona strada. Compassionevolmente parlando uno scenario del genere un po’ mi dispiace, ma il mio lato oscuro e opportunistico mi dice che nel deserto ignorante la solitaria piantina istruita ha più probabilità di prosperare. :P
        Non conosco The legend of Mother Sarah, ma Katsuhiro Otomo e il suo più noto lavoro sì. xD
        Se nel disegno non sei preparato per niente ti consiglio Il nuovo disegnare con la parte destra del cervello.

  18. Federico
    26 luglio 2016 alle 12:41 Rispondi

    Un bell’incipit è quello di “Il viaggio del veliero” (di C.S. Lewis):

    C’era un ragazzo che si chiamava Eustachio Clarence Scrubb, e se lo meritava.

    • Daniele Imperi
      26 luglio 2016 alle 13:00 Rispondi

      Non mi dice nulla, a dire la verità, però un po’ incuriosisce, per quella frase finale. Viene da chiedersi perché meritasse quel nome.

      • Federico
        26 luglio 2016 alle 16:28 Rispondi

        È proprio quel “e se lo meritava” che lo rende (ai miei occhi) un buon incipit: invoglia a leggere per sapere di più di questo Eustachio ;)

  19. Chiara Mazza
    3 agosto 2016 alle 10:39 Rispondi

    E io invece mi chiedevo… ma se sei un buon lettore non lo sai instintivamente quale incipit ci vuole per quale storia? Insomma, è necessaria tutta questa autoanalisi quando poi si scrive? Non si corre il rischio di diventare artificiali? Me lo chiedo sempre di fronte a quasi tutti i consigli di scrittura: alcuni sono utili perché magari scrivendo intuitivamente non ci si era soffermati, ma altri bloccano qualcosa più che favorirlo. O almeno ho questa impressione.

  20. Daniele Imperi
    3 agosto 2016 alle 10:42 Rispondi

    Questa autoanalisi secondo me serve a priori, prima che inizi a scrivere. Sono sempre convinto che l’incipit debba essere spontaneo.

  21. Alessia
    30 agosto 2016 alle 13:52 Rispondi

    Ciao!!! Utile e interessante analisi, ne servirebbe una anche per come decidere il TITOLO personalmente è la cosa che mi mette più in “crisi” se di crisi si può parlare ;0). Io ho cominciato la mia storia a puntate, date un occhio al mio incipit vorrei sapere se vi cattura.
    Grazieeeee AleFiore

    https://unabiondaeunapenna.wordpress.com/2016/08/21/fallo-scomparire-dalla-tua-vita/

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:44 Rispondi

      Ciao Alessia, benvenuta nel blog.
      Nell’incipit ci sono diversi errori di ortografia.

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