Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

L’incidente scatenante in narrativa

incidente-scatenanteUna storia, per definirsi tale, è la narrazione di una serie di eventi tale da poter essere raccontata. Questo è un concetto che a me piace ripetere spesso. Ma cosa intendo precisamente con quel “tale da poter essere raccontata”?

Che se voglio scrivere il racconto di un ragazzo che va al cinema coi suoi amici, poi va a bere qualcosa al bar e torna a casa senza che accada nulla a turbare il naturale corso delle cose, una serata in cui tutto fila liscio come l’olio, ebbene questa non è una storia da scrivere. O, meglio, potete anche scriverla, ma a chi potrà mai interessare?

Quando ho parlato delle domande da porsi nello sviluppo della trama, quello è un espediente, se vogliamo definirlo così, utile allo scrittore per due motivi:

  1. facilita la scrittura della trama, quindi della storia
  2. fa capire se quella trama può suscitare interesse e curiosità nel lettore

Perché? Ma perché sono le stesse domande che si porrebbe il lettore. Provate a raccontare la storia del ragazzo che va al cinema a un vostro amico. Dopo che avrete risposto alle sue domande incalzanti (“E poi che succede?”, “E quindi?”, “E poi che fanno?”), la reazione del vostro amico sarà un bel meritato “chi se ne frega”.

La Storia

Una storia, quindi, da scrivere con la esse maiuscola, è un racconto che non genera mai un chi se ne frega. Beh, magari non proprio, perché il tema della storia a voi può benissimo non interessare minimamente, ma magari converrete che è una Storia.

Una storia, allora, ha bisogno di un incidente scatenante, di qualcosa che dia il via, di quel “la” iniziale che introduce un concerto da urlo. Che cosa possiamo intendere con incidente?

Avvenimento inatteso che interrompe il corso regolare di un’azione; per lo più, avvenimento non lieto, disgrazia. Incidente sul vocabolario Treccani.

Noi dobbiamo concentrarci sulla prima definizione. Nella nostra storia dobbiamo trovare quel qualcosa che spezzi il normale flusso della vita del nostro protagonista. Incidente, quindi, non deve avere per forza un’accezione negativa. È un sostantivo che proviene dall’aggettivo nato dal participio presente del verbo incidere.

Influire profondamente, far risentire le conseguenze, lasciare profonda traccia su qualche cosa. Incidere sul vocabolario Treccani.

Nella nostra banalissima storia del ragazzo che va al cinema non c’è nulla che influisca profondamente sulla sua vita, né che faccia risentirne le conseguenze, né tanto meno che lasci profonda traccia su di lui. La definizione del Treccani è perfetta, secondo me, per farci capire se stiamo andando nella giusta direzione.

Ora passiamo ai vari tipi di incidenti che scatenano la storia. Io ho individuato 4 categorie di incidenti. Vediamole nel dettaglio.

#1 – Desiderio o aspirazione del protagonista

È un incidente scatenante diretto, perché proviene dal personaggio stesso. Facciamo qualche esempio pratico:

  • un quindicenne che vuol scappare di casa
  • un uomo che vuol diventare miliardario
  • un uomo che vuol sposare una donna
  • una ragazza che vuol diventare attrice
  • un alpinista che vuole scalare l’Everest in solitaria senza ossigeno come Messner
  • un giornalista che vuole intervistare il leader di una cellula terroristica
  • una donna che vuole diventare Presidente della Repubblica

Ne nascono storie per tutti i gusti. Alcune sono tranquille, altre, come quella del giornalista e dell’alpinista, tendono al drammatico. Ma sono tutti desideri che rompono il regolare corso della vita del personaggio e lo pongono di fronte a una serie di scelte.

Esempi di libri

  • Un gelido inverno di Daniel Woodrell
  • Il fiordo dell’eternità di Kim Leine
  • Viaggio al centro della Terra di Jules Verne
  • Acqua buia di Joe Lansdale

#2 – Missione o incarico del protagonista

Nel Fantasy siamo abituati a questo tipo di incidente e direi che di maghi, stregoni e druidi che annunciano come biblici arcangeli una missione per salvare il mondo ne abbiamo abbastanza. Almeno io.

Ma una missione può benissimo essere un lavoro da compiere, basti pensare a qualsiasi giallo e poliziesco, in cui viene affidata l’indagine a qualcuno. Si tratta quindi di un incidente scatenante indiretto, perché innescato da un altro personaggio.

Esempi di libri

  • Il Signore degli anelli di Tolkien
  • La spada di Shannara di Terry Brooks
  • Moribito di Nahoko Uehashi
  • 1Q84 di Murakami Haruki

#3 – Problema da risolvere

Molte storie drammatiche si basano su questo tipo di incidente per dare il via alla storia. Per esempio un uomo accusato ingiustamente di aver commesso un omicidio: il corso della sua vita subisce una svolta. Oppure un criminale che ha compiuto una rapina e deve nascondersi dalla polizia.

Si tratta di incidenti laterali, che possono essere diretti (come nel caso del rapinatore: se l’è cercata, in poche parole) oppure indiretti (come per l’innocente indagato: uno scambio di persona o prove contro di lui, come nel film Il fuggitivo con Harrison Ford).

Esempi di libri

  • Sleepers di Lorenzo Carcaterra
  • Divergent di Veronica Roth
  • Tre millimetri al giorno di Richard Matheson
  • The Apothecary di Maily Meloy

#4 – Incidente scatenante non identificabile

In alcuni casi credo non sia facile individuare un vero incidente che scateni la storia. Magari perché è presente una continua serie di incidenti o perché stiamo narrando la storia di una famiglia. Ci sono quindi incidenti nascosti, che possiamo scoprire solo a fine lettura o anche non capire per niente.

Esempi di libri

  • Suttree di Cormac McCarthy: non ricordo qualcosa che abbia davvero cambiato la vita di Suttree. McCarthy racconta una parte della vita del suo personaggio, come sbarca il lunario pescando, la gente che conosce, gli incontri, la malattia.
  • Narciso e Boccadoro di Herman Hesse: forse qui c’è un desiderio, che è quello di Boccadoro di vivere come un essere libero, ma appare soltanto dopo, non all’inizio del romanzo.
  • Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez: è la storia di una famiglia nell’arco di sette generazioni.
  • Homer & Langley di E.L. Doctorow: narra la vita di due fratelli che vivono insieme, presa da una notizia di cronaca, sullo sfondo di New York dei primi anni del ‘900.

Quale incidente scatena le vostre storie?

Potete individuare altre tipologie di eventi che danno il via a una storia? E quali tipi di incidenti siete soliti inserire nelle vostre?

32 Commenti

  1. franco battaglia
    1 ottobre 2014 alle 06:28 Rispondi

    Sto leggendo Mr.Mercedes di Stephen King. L’uomo che di incidenti scatenanti te ne piazza uno a pagina.. ;)
    p.s. a me piacciono storie inverosimili: il tempo che si blocca, incubi che prendono vita, una scala di metropolitana che non arriva mai a destinazione..

  2. LiveALive
    1 ottobre 2014 alle 07:19 Rispondi

    In genere una trama è quella i cui eventi hanno rapporto causa-effetto.
    In realtà esiste un libro in cui il protagonista esce, va al bar, e poi torna a casa senza che sia successo niente: si chiama Ulysses XD Per dire che la trama non è l’unica fonte di interesse.
    C’è una differenza tra reale e verosimile. Incubi che prendono vita, metropolitane stregate che vanno così veloci da mandarti nel futuro, eccetera, di sicuro sono irreali, ma non necessariamente inverosimili. Sono verosimili dal momento in cui esiste un sistema interno all’opera che giustifica l’esistenza di quelle cose.
    Ciò nonostante ciò costituisce un ingranaggio mal oliato. Si dice che la narrativa, per emozionare davvero, debba dare l’illusione di essere reale: Tolstoj, nel saggio su Shakespeare, dice che questa illusione è la base di ogni arte letteraria. È anche vero, però, che il lettore farà comunque più fatica a credere al verosimile che al reale, nel senso che fa molta più fatica a credere al Napoleone di Tolstoj che a quello della biografia ufficiale. Anche per questo esistono oggi dei movimenti artistici che credono che solo ciò che è reale e vissuto in prima persona sia degno di essere raccontato.

    oh, la storia dell’alpinista mi ispira! Il più grande alpinista di tutti i tempi, Daniele Impero, vuole salire il K2 completamente ignudo, senza manco le mutande, e poi passare dalla vetta del K2 a quella dell’Everest con un salto (“sulla carta sono così vicine, io ce la faccio!”, ha detto). Purtroppo è costretto a interrompere la missione al primo metro: dà accidentalmente un calcio a un sasso che gli spezza un’unghia.

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 14:31 Rispondi

      Ulixes è noioso come romanzo?

      • LiveALive
        1 ottobre 2014 alle 14:35 Rispondi

        Per quel che mi riguarda non può neppure essere definito un romanzo, l’Ulisse di Joyce. Questo non vuol dire che non possa dare piacere: se entri nel suo meccanismo e trovi il giusto modo di leggerlo (e cioè badando ai rimandi, alle citazioni, alla struttura) allora ti diverti. Se di norma ti diverti seguendo una trama, però, non riuscirai ad andare neppure oltre il primo capitolo XD ma provaci, comunque.

  3. Chiara
    1 ottobre 2014 alle 09:06 Rispondi

    Nella storia di cui mi sto occupando ora, ci sono piccoli incidenti nascosti che mandano avanti la trama, più uno “grosso” appartenente alla categoria del “problema da risolvere” che riattiva i personaggi quando non si vedono ormai da molti anni.

    Avevo già scritto, forse, qualcosa del genere in qualche commento recente: quando la vicenda copre un arco di tempo molto ampio si ha bisogno di inserire più elementi per far sì che non si blocchi. Ci possono essere delle ellissi, certo, ma anche nella vita vera capita che ci siano dei cambiamenti. Ad esempio, gli obiettivi dei personaggi mutano insieme a loro, e le mete poste sono sempre diverse. Idem con gli incidenti scatenanti: sono piccoli sassolini che di volta in volta fanno cadere la montagna.

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 14:34 Rispondi

      Sì, mi ricordo che avevi scritto qualcosa del genere. Non ho mai provato, credo, a scrivere una storia che vada avanti per molti anni.

  4. wawos
    1 ottobre 2014 alle 10:03 Rispondi

    Non ne trovo altri in quanto il n. 4 può contenerne molti. Nelle mie storie, per ora, al 90% il n. 3.

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 14:35 Rispondi

      Devo analizzare i racconti che ho scritto, così vedo quale dei 4 uso più di frequente. Può essere un modo per sperimentare quelli non usati mai.

  5. Salvatore
    1 ottobre 2014 alle 12:13 Rispondi

    Tornando per un attimo alla storia del ragazzo che va al cinema, mi sorge spontanea una domanda: ma che film è andato a vedere? E poi: Gli è piaciuto? Me lo consiglierebbe? Ecco una serie di domande senza alcun bisogno di incidente.

    Naturalmente hai ragione, nella narrativa la storia è sempre la narrazione di una serie di eventi scatenati da “qualcosa”. Si può forse affermare che la narrativa sia in realtà un modo elegante per parlare delle sfighe di qualcuno? Riflettiamoci…

    P.S. molto bello il post, ma io ne aspetto uno in particolare… ;)

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 14:36 Rispondi

      Sì, ma quelle domande non fanno una storia. La mia risposta sarebbe sempre “chi se ne frega” :)

      La narrativa può benissimo essere vista in quell’ottica :)

      Aspettavi quello sulla scaletta?

  6. Ivano Landi
    1 ottobre 2014 alle 12:41 Rispondi

    I miei incidenti hanno di solito a che fare con improvvise scoperte o rivelazioni che in realtà alla fine offrono più domande che risposte. Solo l’ultima parte della storia è nel mio caso chiarificatrice. Sempre che io non trovi poi preferibile, a conti fatti, optare per un finale aperto…

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 14:38 Rispondi

      Scoperte e rivelazioni portano sempre a desideri o problemi da risolvere, alla fine.

      Scopri una mappa del tesoro: desideri trovare quel tesoro.
      Ti rivelano che hai un figlio nato da un’altra relazione: hai un problema da risolvere con tua moglie :)

      • Ivano Landi
        1 ottobre 2014 alle 14:47 Rispondi

        Intendevo più qualcosa del tipo: “Ah, ecco la soluzione del problema!”, che poi invece si rivela il più delle volte, a freddo, una ulteriore complicazione.

  7. Fabio Amadei
    1 ottobre 2014 alle 12:54 Rispondi

    La trama può reggere l’impalcatura di un poliziesco o di una storia fantastica ma quando si affrontano problematiche interiori la stessa trama passa in secondo piano.

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 14:39 Rispondi

      Sei sicuro? Le problematiche interiori sono sempre problemi, in fondo.

      Un uomo è depresso: problematica interiore, che causa altri problemi da risolvere e ecco che nasce una trama.

  8. Fabio Amadei
    1 ottobre 2014 alle 13:09 Rispondi

    Aspettando Godot e la Metamorfosi di Kafka sono emblematici. Trama ridotta all’osso ma grande aspettative da parte del lettore che continua a domandarsi come andrà a finire. A questo proposito, ho un mio amico al quale mando dei racconti brevi e prova grande soddisfazione su quanto legge ma si dichiara insoddisfatto perché vorrebbe un colpo di scena nel finale. Sarà questo, forse, quello che fa la differenza in un romanzo breve o lungo? O è prerogativa di un poliziesco o un fantastico?

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 14:41 Rispondi

      Non credo ci debba essere per forza un colpo di scena finale. Il finale, per me, deve essere inaspettato e basta. Ma non per forza epico o sconvolgente.

  9. Grazia Gironella
    1 ottobre 2014 alle 15:06 Rispondi

    Di solito si parla di incidente scatenante per indicare non le motivazioni che sono il vero motore della storia, ma il fatto (talvolta futile) che scoperchia la pentola dove già bollono desideri, progetti, paure eccetera, dando il via agli eventi. In quel senso, spesso le mie storie hanno come incidente scatenante un fatto inquietante e misterioso (il risveglio anomalo da un’amnesia, un sogno che si rivela premonitore). La vera motivazione più frequente, invece, espressa in modi diversi, è il bisogno del protagonista di conoscersi e accettare ciò che è per poter progredire nella sua vita.

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 15:29 Rispondi

      Non riesco a vedere molta differenza. Se un personaggio ha un desiderio e vuole soddisfarlo, quel desiderio scatena per forza una serie di eventi, non credi?

      • Grazia Gironella
        1 ottobre 2014 alle 16:25 Rispondi

        Infatti la differenza che citavo è questione di terminologia comune, non di sostanza. La storia prende una direzione o l’altra a partire dalle cause che hai elencato, spesso complicate da fattori più nascosti relativi al personaggio.

  10. enri
    1 ottobre 2014 alle 16:08 Rispondi

    Bel post!
    concordo con Franco Battaglia, in cima alla lista: di incidenti intesi in tal senso ce ne possono essere tanti quanti la storia e l’immaginazione ne possono sfornare. Ma se proprio vogliamo restringerli in categorie, quella dell’evento catastrofico e devastante o dell’incidente in senso stretto secondo me non può proprio mancare.
    Per quanto riguarda tema storia trama soggetto ecc., ok fino a l momento in cui il loro rispetto non prevarichi la creazione e la creatività. I personaggi possono e devono muoversi liberamente. Siamo noi sulle loro tracce.

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 16:24 Rispondi

      Grazie, Enri :)

      Deve per forza esserci un evento catastrofico e devastante? Forse dipende più dal tipo di storia.

      • enri
        1 ottobre 2014 alle 16:37 Rispondi

        No, no, Daniele. Non ci deve essere per forza, ma è una categoria comunque importante, soprattutto, nell’epico-storico, fantasy e sci-fi.

  11. Eli Sunday Siyabi
    2 ottobre 2014 alle 16:01 Rispondi

    Bel post!
    Leggendolo mi è venuto in mente il best seller “Mangia Prega Ama” di Elizabeth Gilbert. Incidente scatenante: il divorzio devastante dal marito. Obiettivo della protagonista: girare il mondo per un anno e cambiare vita. Un non-fiction avvincente – e milioni di copie vendute, perchè si crea empatia con la protagonista e si vuol vedere come questa reagirà alle conseguenze delle sue scelte. Il segreto sta qui: far sì che il lettore voglia andare a vedere come andrà a finire.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 18:58 Rispondi

      Grazie, Eli :)

      Quell’incidente, insieme al desiderio, portano per forza a delle scelte e, come dici, a portare il lettore a chiedersi cosa succederà.
      Per avere una storia bisogna far deragliare il personaggio dai suoi consueti binari.

      • Eli Sunday Siyabi
        2 ottobre 2014 alle 21:35 Rispondi

        Che bella espressione! Me la segno ;)

      • enri
        3 ottobre 2014 alle 11:27 Rispondi

        Concordo al 101%. Siamo noi a dar vita al protagonista. Quale buon padre poi vorrebbe vedere il proprio soffrire incatenato da imposizioni e limiti eccessivi? L’ideale è seguirlo in silenzio, osservandolo, nel bene e nel male.

  12. 4 elementi importanti di una storia
    15 gennaio 2015 alle 05:00 Rispondi

    […] parla spesso dell’incidente scatenante come della miccia che innesca tutta la storia. Quando ne avevo parlato, avevo individuato 4 tipi di […]

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.