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L’importanza del world building

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Chi scrive sa che deve porre attenzione all’ambientazione della storia. Col tempo mi sono accorto che questa ambientazione influenza molto storia e personaggi, quindi è un elemento che credo vada curato per primo, rispetto a tutto il resto.

Non solo. Secondo me il world building facilita il lavoro di scrittura, come ho scritto tempo fa, perché ci dà la possibilità di attingere a una sorta di magazzino di idee, di creare spin-off, seguiti, ecc. Pensate a Tolkien e al lavoro immenso che ha portato avanti per anni.

Creare un mondo, però, non è limitato al genere fantastico, ma a ogni genere narrativo. Anche se scriviamo della nostra realtà, dobbiamo comunque creare un’ambientazione dettagliata, stabilire delle regole, rappresentare con azioni e descrizioni le scene della storia.

Ma perché è così importante la creazione di un mondo immaginario o reale? Ci ho riflettuto su e ho individuato 5 motivi per creare un’ambientazione.

Ambientare il lettore, non solo la storia

Parliamo sempre di ambientazione del romanzo, ma mai del lettore. In fondo, il mondo che abbiamo immaginato crea una connessione fra lettore e storia. Ci sono stati casi in cui non sono riuscito ad ambientarmi nel romanzo o nel racconto che stavo leggendo. Perché? Perché mancava qualche elemento.

Ora non saprei dire quale, forse le descrizioni erano carenti o inesistenti, forse i personaggi non erano ben delineati. L’unica certezza era che quella storia avrebbe potuto essersi svolta in qualsiasi luogo e epoca.

Il world building permette quindi di identificare la storia, è una sorta di carta d’identità del romanzo, che fa inquadrare subito lo scenario al lettore.

Mantenere la coesione fra personaggi e mondo

Ogni popolo ha la sua terra e ne subisce l’influenza, così come ogni terra è influenzata dalla popolazione che la abita. C’è quindi un legame stretto fra i popoli e il loro paese, il loro mondo. Tutte le culture si sono sviluppate con caratteristiche proprie, che sarebbero state diverse in altre terre.

Questo significa che creare un mondo per il nostro romanzo, perfezionandolo il più possibile, mantiene la coesione che deve esistere fra i suoi abitanti, i personaggi, e il mondo stesso, esattamente come avviene nella realtà.

Creare una cultura riconoscibile

Ogni mondo è un misto di culture e ogni porzione di quel mondo è caratterizzata da una sua precisa cultura. Se pensiamo a un nativo americano, ne sappiamo riconoscere la cultura. Stesso discorso per un cinese, un vietnamita, un maori, un sami, un giapponese, un americano degli USA, ecc.

Dobbiamo quindi riuscire a creare quella riconoscibilità che si verifica nella nostra realtà e questo, ovviamente, è ancora più importante se scriviamo fantasy e fantascienza. Gli hobbit di Tolkien sono una popolazione riconoscibile, per esempio. Ma lo sono anche i personaggi di Mondo senza fine, che è un romanzo storico.

Mantenere la coerenza e evitare errori

Il nostro mondo detta inevitabilmente delle regole. Quindi delle linee guida da seguire. Noi italiani siamo coerenti con l’Italia, come lo sono i giapponesi col Giappone e così via. È come se uno scrittore avesse creato il mondo-Giappone e fosse così riuscito a far muovere al suo interno i suoi personaggi, i giapponesi.

Non c’è più scampo per gli errori, perché tutto è delineato, tutto è deciso, tutto è coerente. E in un romanzo la coerenza non può essere trascurata.

Favorire l’ispirazione

Non parlo soltanto di opere future – il nostro mondo, sia immaginario sia reale, è una sorta di cappello magico cui attingere per scrivere nuove storie – ma anche della stessa storia che stiamo scrivendo. Il world building previene il blocco dello scrittore.

Quando scriviamo una storia avremo dei confini precisi, perché è proprio quel mondo che influenza la vita dei suoi abitanti, quindi è il mondo a dettare in un certo senso le regole, a favorire o impedire un’azione.

Se non sappiamo come procedere, proviamo a osservare quel mondo che abbiamo creato dall’alto: cosa ci suggerisce? Cosa nasconde? Come può toglierci dai guai o come potrà crearne?

Quanto è importante per voi la creazione di un mondo?

Avevate considerato questi motivi che ho elencato? Secondo voi quanto è utile creare una buona ambientazione per un romanzo?

30 Commenti

  1. Franco Battaglia
    22 gennaio 2015 alle 07:26 Rispondi

    Se faccio body building, nel senso che scrivo de corpo, è uguale?!?

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 13:35 Rispondi

      Non credo…

  2. LiveALive
    22 gennaio 2015 alle 07:39 Rispondi

    È importantissimo ciò che dici: non è solo il fantastico ad avere del World Building, anzi! Prendiamo Madame Bovary: abbiamo una cittadina di fantasia curata anche sotto l’aspetto urbanistico, abbiamo i suoi abitanti, abbiamo le routine e le abitudini della città, come ‘sto tornio che fa rumore 24/7… Anche questo è world building, ed è tutt’altro che fantasia.
    Ciò nonostante, è il world building di fantasia quello che mi interessa di più. Mi interessa per la necessità di capire fino a che punto possiamo spingerci con la fantasia, e fino a che punto è necessario dare spiegazioni logiche. Per esempio, ammettiamo di aver immaginato un pianeta simile alla terra ma grande come Giove, e i cui abitanti sono alti decine di metri. Bene: 1- come è possibile che un pianeta così grande sia solido e non gassoso? 2- un pianeta così grande deve avere una gravità immensa: come mai i suoi abitanti sono così alti, invece di essere schiacciati al suolo come serpenti?
    Dobbiamo rispondere a queste domande, per essere creduti, o possiamo farne a meno? Perché allora per creare un mondo credibile non bastano più queste conoscenze di base, ma serve conoscere astrofisica e cosmologia, e poi bisogna conoscere la storia, la politica, un mare di psicologia sociale e antropologia (come creare una società credibile se no?), e via così. Vogliamo creare una certa tecnologia? Ottimo, bisogna conoscere l’ingegneria e gli schemi evolutivi delle tecnologie: il rischio se no è quello di mettere il telefono in una stamperia tipo Gutenberg…
    Fino a che punto dobbiamo spingerci allora?

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 13:38 Rispondi

      Non sapevo di Madame Bovary, non l’ho ancora letto quel romanzo.
      Anche a me comunque interessa più lato fantasy.
      Sì, poi, devi rispondere a quelle domande, se vuoi scrivere qualcosa di credibile. Magari con l’aiuto di un fisico.
      Il punto a cui vuoi spingerci dipende da te ma anche dalla storia: quanto è funzionale alla storia tutto quello che ti sei chiesto?

  3. Salvatore
    22 gennaio 2015 alle 09:25 Rispondi

    Per l’ambientazione del mio romanzo ho lavorato parecchio. Ho perfino redatto un pamphlet di dieci pagine, con tanto di cartine geografiche, variazioni climatiche, itinerari e ambienti più frequentati dai personaggi. Stessa cosa per il contesto storico.

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 13:38 Rispondi

      Un lavoro maniacale :)
      Hai fatto bene, per un romanzo che voglio scrivere da tempo anche io ho iniziato a fare così, nel mio caso anche disegnando la mappa.

  4. Agnese
    22 gennaio 2015 alle 10:21 Rispondi

    Una storia con una ambientazione curata ed un personaggio ben inserito in ciò che lo circonda credo distingua una storia che vale la pena leggere dalla carta straccia!

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 13:39 Rispondi

      Sì, è vero. L’ambientazione secondo me è la prima cosa da studiare appena ci viene in mente la storia.

  5. Tenar
    22 gennaio 2015 alle 14:47 Rispondi

    D’accordo su tutta la linea. Quando scrivo ho sempre una serie di mappe a disposizione e anche quando ambiento una storia nel mondo reale arrivo sempre al punto di prendere la matita in mano e iniziare a tracciare linee, fosse pure per chiarirmi la disposizione delle stanze all’interno di un appartamento. E io odio disegnare!

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 14:57 Rispondi

      La mappa degli interni è utile, è vero, non ci avevo pensato. Pensa se devi scrivere un fantasy e hai scene in un castello: impossibile non avere chiara in mente la struttura del castello.
      In fondo, è quello che si fa al cinema con gli storyboard: disegnare la scena prima di far recitare i personaggi. Ho visto gli storyboard di Terminator 2 e era qualcosa di maniacale.

  6. Lisa Agosti
    22 gennaio 2015 alle 17:43 Rispondi

    Non conoscevo il concetto del world building e ho trovato questo post utilissimo. Per il mio romanzo ho fatto mappe degli interni e scelto foto da internet per aiutarmi a descrivere ambienti e paesaggi. Per quanto riguarda la coesione tra personaggi e mondo mi sono affidata ai miei ricordi ma credo sia un ottimo consiglio quello di riflettere razionalmente su quali siano le caratteristiche ricorrenti da mantenere.

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 17:52 Rispondi

      Grazie.
      Anche le foto sono utili, vero. Le ho usate in un caso, perché c’era un luogo reale, ma ovvio sono utili anche se è inventato.

  7. Argonauta Xeno
    22 gennaio 2015 alle 17:52 Rispondi

    Ho lavorato sicuramente di più al world building che alle storie, almeno ultimamente. E’ un lavoro che mi piace molto e mi affascina, ma anche pieno di insidie (mi perdo spesso nei dettagli). Per esempio, dal mio primo tentativo di scrivere una storia lunga, da adolescente, è nata l’ambientazione di un gioco di ruolo, in cui occasionalmente precipito alcuni amici, e un paio di racconti. In prospettiva, è tutto lavoro che torna utile come base per ambientare nuove storie. E le storie, inevitabilmente, influenzano a loro volta l’ambientazione, stimolandomi a essere sempre creativo.

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 17:54 Rispondi

      Piace anche me, specialmente se è un mondo immaginario.
      Io ho lavorato per anni, una decina, al mondo di un romanzo fantasy che mai scriverò, per esempio, perché è “alla Tolkien”, ma penso che tutto quel materiale potrà tornarmi utile per scrivere dei racconti.

  8. animadicarta
    22 gennaio 2015 alle 18:37 Rispondi

    Di recente ho cominciato a dare all’ambientazione un’importanza più grande e mi ha aiutato molto fare una mappa (anche se solo mentale) del posto. Forse non userò tutto in fase di scrittura, ma questo lavoro ha contribuito molto a mettermi in sintonia con la realtà fittizia. Spero che così facendo anche il lettore si senta più partecipe!

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2015 alle 18:56 Rispondi

      Neanche io alla fine userò tutto, ma è meglio mettere più dettagli possibili così da inquadrare meglio le scene. Non puoi sapere, poi, che cosa potrà servirti durante la storia, quindi è meglio avere tutto sotto mano.

  9. Francesca Lia
    23 gennaio 2015 alle 15:15 Rispondi

    Molto vero quello che dici.
    Il mio problema principale con l’ambientazione che ho inventato per il mio romanzo attuale, è che è troppo particolareggiata e non può essere stipata tutta in un singolo romanzo. Non solo ho inventato la cultura, la religione, la politica del luogo, ma anche cose in apparenza superflue come la preistoria e la geologia. Se non voglio fare la fine di Tolkien devo tagliare via tutto ciò che non è necessario, o perderò di vista il mio obiettivo principale: raccontare una storia (e lo perderà anche il lettore).

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2015 alle 18:31 Rispondi

      Vanno bene, secondo me, e non devi per forza mettercele tutte, magari potrà servirti qualcosa come accenno qui e là o sulla bocca di un personaggio o per storie future, ma è meglio avere tutto.

  10. KingLC
    24 gennaio 2015 alle 18:45 Rispondi

    Post sacrosanto.
    Tra l’altro mi sono accorto io stesso (nonostante non mi sia mai buttato nella creazione di un mondo fantasy totalmente nuovo) di quanto sia difficile non fare errori nella costruzioni del proprio universo, sopratutto per quel che riguarda la cronologia. Troppe volte ho creato cronologie attente e precise che- ricontrollando dopo qualche settimana -rivelavano sempre qualche incongruenza.

    • Daniele
      24 gennaio 2015 alle 20:20 Rispondi

      In che modo non erano coerenti? Che errori avevi fatto?

  11. Giordana
    26 gennaio 2015 alle 01:11 Rispondi

    Credo che lavorare prima e bene sull’ambientazione sia l’unico modo per riuscire a creare una storia non solo credibile, ma anche strutturata.
    Mi rifaccio però al commento di Francesca Lia. Il fatto che l’ambientazione esista non significa che deve essere inserita tutta negli scritti, almeno secondo me, ma solo che i personaggi e i fatti ne devono tenere conto. Questo è fondamentale per non cadere in noiosissimi infodump. Le giuste informazioni di background vanno date solo se indispensabili.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 08:03 Rispondi

      In un romanzo che ho iniziato a progettare da tanto, infatti, sto lavorando sia sulla trama dettagliata sia sull’ambientazione, proprio per avere sotto controllo tutto. E anche per me non va inserito tutto, però lo scrittore deve conoscere quel tutto.

  12. Renato Mite
    26 gennaio 2015 alle 14:33 Rispondi

    Daniele, complimenti per l’articolo, davvero ben fatto.
    L’ambiente è determinante per la storia. Io ci penso molto, anche se poi non tutto finisce nella storia.
    Nei commenti vedo che si paragona il world building allo storyboard, in effetti per me creare l’ambientazione è importante proprio perché in qualsiasi modo decida di riportare la scena, so che c’è un’intero mondo che riempie la scena e non solo dei fondali che possono mostrare i loro limiti nell’inquadratura. Però rischio grosso, tendo a pormi diverse domande come Livealive.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:18 Rispondi

      Grazie Renato :)
      World building e storyboard sono due cose diverse. Di solito lo storyboard si usa nel cinema, in pubblicità e nel fumetto, ma anche in un romanzo si può usare, se serve.
      Per quanto riguarda le domande, dipende da quali ti poni.

      • Renato Mite
        27 gennaio 2015 alle 14:22 Rispondi

        Nel mio commento, quella con lo storyboard era una sorta di metafora.
        Per quanto riguarda le domande, sono le più svariate. Nel romanzo che sto scrivendo, ad esempio, mi sono chiesto se si possono rilevare impronte digitali dal cofano di un’auto accartocciata in un incidente. Dopo averci pensato per un po’ ho continuato a scrivere, credo che non sia possibile e il dettaglio non intacca la trama, quindi ci ripenserò in fase di revisione.

  13. Giuse Oliva
    28 gennaio 2015 alle 23:18 Rispondi

    Il macro-mondo è importantissimo, una volta delineato allora si potrà procedere col micro.
    Il mondo che sto narrando l’ho studiato per più di un anno. Progettazione dei luoghi, della società, degli animali, dell’energia, delle culture, delle scienze e delle usanze. Prima e dopo l’evento X che cambierà totalmente le regole dei giochi. Insomma un buon mondo, solido e coerente in grado di far immergere il lettore. Un mondo creato e pensato nel minimo dettaglio fino ad arrivare al micro-mondo: i personaggi e le loro storie.
    Spero di aver raggiunto questo traguardo, lo spero almeno.

    • Daniele Imperi
      29 gennaio 2015 alle 07:46 Rispondi

      Più di un anno? Hai avuto una bella pazienza. Però alla fine ripaga.

  14. alessandro
    15 gennaio 2016 alle 21:16 Rispondi

    Io è un po’ di tempo che ho in mente l’ambientazione, caratteristiche del mondo principale e molti dettagli dei personaggi (per quanto ho paura che, al livello di costruzione che ho raggiunto finora, non ci si possa fare un libro sopra, figurarsi una saga) però quasi tutto quello che ho pensato finora è ancora nellamia testa, non scritto d nessuna parte. Poi, le 2 o 3 volte che c’ho scritto qualcosa sopra le idee scemavano a mezza pagina e, appena lo rileggevo, mi accorgevo che nessuno sarebbe disposto nemmeno a guardarlo. Inoltre, vorrebbe essere fantascienza, ma ho continuamente idee a malapena sensate in un fantasy che pure non ruesco ad accantonare. Sono pieno d’altri dubbi che però esprimerò (forse)solo un’altra volta

    • alessandro
      15 gennaio 2016 alle 21:20 Rispondi

      Intendo a leggere quella mezza pagina, figurarsi un intero romanzo relativo. E se le idee non sono in disaccordo con l’ambientazione fantascientifica, lo sono con altre idee e col buonsenso

    • Daniele Imperi
      16 gennaio 2016 alle 08:41 Rispondi

      Il world building non è un’operazione semplice da fare. Devi appuntarti le idee che arrivano, poi dar loro un ordine e vedere se c’è coerenza.

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