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Il vizio di leggere

Io leggo perché

Sono passati due anni e mezzo da quando ho raccolto l’iniziativa dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori: “Io leggo perché…”. Nel mio vecchio articolo parlavo dei miei 15 motivi per leggere. Ho deciso però di non rileggere quel post, perché voglio scoprire quali sono oggi, a distanza di 30 mesi, le ragioni per cui continuo a leggere libri (e da poco anche fumetti).

Non tutti, però, pensano che quest’iniziativa sia lodevole, anzi funzionale. Nel suo articolo “Perché “Io leggo perché” non funziona” Mario Fillioley dà una spiegazione condivisibile.

Resto quindi abbastanza convinto che questo genere di operazioni non funzioneranno mai e lo si sa da prima ancora di sperimentarle: non funzioneranno perché si applicano a una questione di gusti. Leggere o ti piace o non ti piace.

Non ci avevo mai pensato, ma in effetti è vero. Prendiamo come esempio le campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono degli animali: chi vogliono sensibilizzare? Chi ama gli animali, li rispetta e non li abbandona. Gli altri continueranno ad abbandonarli. A frenarli saranno arresti e multe salate, non certo queste campagne.

Le campagne “Io leggo perché…”

Queste iniziative vogliono promuovere la lettura, ma nel dettaglio fanno di più, come viene spiegato nel sito:

Grazie all’energia e all’impegno di messaggeri, librai, insegnanti e cittadini di tutta Italia e degli editori che hanno contribuito, nel 2016 sono stati donati alle scuole 124.000 libri, andati ad arricchire il patrimonio librario delle biblioteche scolastiche.

Da sabato 21 a domenica 29 ottobre 2017, nelle librerie aderenti sarà possibile acquistare libri da donare alle Scuole dei quattro ordinamenti: Scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado.

(Suppongo stiano parlando di asili, scuole elementari, medie e superiori. Ah, che bello quando l’italiano si complica. Fine polemica.)

Donare libri alle biblioteche scolastiche, che spero qualcuno leggerà.

Abituare (non obbligare) a leggere

Come dissi agli albori del blog, quando frequentavo le medie, mi pare in seconda, la professoressa di Italiano ci portò in biblioteca a scegliere un libro. Io ne presi uno sulle armi e le armature, quasi tutto illustrato.

«Imperi, non vale, sono tutte figure!», mi rimproverò la prof. E me ne fece scegliere un altro. Allora presi Il treno del sole di Reneé Reggiani e forse è quello il primo libro che lessi in vita mia (se si esclude Si decolla con Pippo Potamo della Hanna-Barbera).

In famiglia nonni e zii materni provarono a farmi appassionare alla lettura, regalandomi di volta in volta Pel di carota di Jules Renard, Il Corsaro Nero di Salgari, Babagì e il Re Patap di Madeleine Bosco, Il capitano Hornblower di C.S. Forester, I Cavalieri della Tavola Rotonda di G.V. Paolozzi. Li sfogliavo, certo, ringraziavo come vuole l’educazione, ci infilavo dentro qualche disegno (che c’è ancora) e finiva lì. Ma ho ancora tutti quei libri, eh.

Un bel giorno, poi, la mia madrina mi regalò La Spada di Shannara di Terry Brooks. Ma questa è un’altra storia, che poi ho già raccontato.

Spingere a leggere fa venir voglia di leggere?

Credo di no. No, perché la lettura viene vista quasi sicuramente come un’attività ricreativa qualsiasi. Immaginate delle campagne per invogliare la gente a giocare a pallone o a tennis, o ad andare in montagna o a fare immersioni o a recitare, cantare, ballare, suonare. Vi invoglierebbero? A me no, assolutamente.

Sono sempre più convinto che l’abitudine alla lettura debba seguire altri percorsi, anche se non so quali. Sarebbe meglio che iniziasse da bambini, ma anche da adulti andrebbe bene. Meglio tardi che mai, dicono.

Leggere è un vizio

Col tempo per me leggere è diventato un vizio, un bisogno quasi vitale, tanto che quando sono in viaggio e le circostanze non mi permettono di leggere, sento che mi manca qualcosa, è come se la giornata non fosse completa, anzi sprecata.

Da un interesse iniziale – cominciato poi con il genere fantasy – la lettura è diventata anno dopo anno una passione. Ho iniziato a popolare la mia libreria, a leggere più generi letterari, finché la passione è sfociata in una vera e propria bibliomania e il vizio di leggere si è imposto senza sforzi.

Nessuno mi ha spinto a leggere. Quando a scuola ci hanno provato, il risultato si è visto: alla maturità avevo letto sì e no 3 o 4 libri. Eppure i miei temi di italiano, contenuti a parte (che non c’erano), avevano una buona forma e alle elementari vincevo spesso le gare dei verbi.

Dunque, a che mi serve leggere?, s’era forse chiesto il mio inconscio.

Io leggo perché…

  • … chi legge campa cent’anni, se non nel corpo, almeno nella mente;
  • … leggendo esco da un’Italia che non amo e posso vivere altrove, spesso lontano nel tempo, o in altri luoghi e alternative realtà;
  • … mi documento su temi e argomenti di cui mi piace scrivere;
  • … mi appassiono a un autore e allora devo leggerne l’opera omnia, pur sapendo che non tutte le sue opere potranno piacermi;
  • … mi appassiono anche a un genere letterario e allora devo conoscerne ogni punto di vista, ogni voce, ogni anfratto;
  • … sono un bibliomane patentato;
  • … leggere è diventato un vizio che mi resta appiccicato addosso e non se n’è ancora trovata una cura per toglierlo;
  • … leggere è uno sport per la mente, che va tenuta allenata e sempre in attività;
  • … devo mettermi in pari con la lettura dei classici, conscio che mai riuscirò a leggerli tutti;
  • … mi piace e basta.

E voi avete questo vizio di leggere?

74 Commenti

  1. Silvia
    26 ottobre 2017 alle 07:36 Rispondi

    Parto dalla considerazione “Leggere o ti piace o non ti piace”. Sì, certo. Alla fine è così. Però ci si può interrogare sul perché si arriva a dire leggere non mi piace.
    Sono certa che alla base ci sia (anche) un problema di percezione: la lettura associata
    1. alla scuola
    2. alla noia
    3. alla fatica.
    Ma come si fa a far passare il messaggio che non è così, soprattutto verso i ragazzi? In primo luogo con l’esempio. Non ho statistiche ma la mia esperienza è che la maggior parte dei lettori viene da famiglie dove si legge e dove i libri sono visti come “amici”.
    Poi anche con messaggi come “leggere è bello”, “leggere non è peccato”, etc. etc.
    Immaginiamo che influenza avrebbe su un ragazzino se il suo idolo, ma anche solo il suo professore preferito, lo invitasse a leggere. Certo, mai con l’obbligo.
    Oggi devo dire che le scuole sono molto più orientate a invitare alla lettura, spesso hanno anche biblioteche ben fornite e con un’offerta adatta ai ragazzi.
    Io sono fiduciosa: credo che i lettori aumenteranno, però molto dipende anche da noi genitori e dalla nostra capacità di coinvolgerli nel nostro passatempo. :)

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:12 Rispondi

      Forse è anche un problema di percezione. Non sono però d’accordo che leggere sia una fatica.
      Ai messaggi invece non credo. Sono come le campagne. Sull’idolo si potrebbe provare.

    • Barbara
      26 ottobre 2017 alle 11:23 Rispondi

      Confermo la tua sensazione Silvia. Non solo col mio mozzo Federico (che vede me, ma soprattutto i suoi genitori gran lettori), ma anche con i bambini alle elementari di amici e colleghi: se mamma e papà sono lettori, i figli li seguono. Ho amici che passano un sabato al mese in biblioteca con i figli a scegliere ognuno i suoi libri. Ho sentito di una bambina di 10 anni che ha divorato Il giro del mondo in 80 giorni in sole due settimane (con la scuola, i compiti, il nuoto…) Non male no?

      • Daniele Imperi
        26 ottobre 2017 alle 11:35 Rispondi

        Per una bambina di 10 anni non è male, infatti. Anche i figli di una coppia di miei amici divoravano libri fin da bambini. Ma sono tutte eccezioni.

      • luisa
        30 ottobre 2017 alle 23:10 Rispondi

        Ciao Barbara forse anche troppo impegnati questi bambini? La noia e il tempo”vuoto” servono a fargli capire i loro veri interessi

    • luisa
      30 ottobre 2017 alle 23:05 Rispondi

      Ciao Silvia condivido questi tre motivi compreso la “fatica” perchè chi non è disinvolto nella lettura fa anche fatica

  2. Delia
    26 ottobre 2017 alle 08:49 Rispondi

    Secondo me serve, cercare di invogliare. Come con la musica o lo sport. Vero, sono cose che perdurano nel tempo quando le senti davvero tue. Anche su di me la spinta verso lo sport non è che funzioni molto.
    Ma è anche vero che per capire che non fa per me, ho provato e riprovato (e continuo a pensare di non essere amante dello sport perché non ho provato quello giusto).
    Come se ti venissero offerti solo libri di narrativa rosa, diresti: “Non mi piace leggere”, e sarebbe un peccato.
    Tentando in tutti i modi di far leggere ai ragazzi più generi, potrebbero invogliare di più a trovare il proprio.
    Qual è il percorso ideale da percorrere per far leggere i ragazzi?
    Non lo so neanch’io, molto spesso penso che senza tv tutti gli amanti delle serie sarebbero dei grandi e viziosi lettori. Chi mai lo saprà?
    Penso che abbiamo tutti bisogno di storie in cui perderci, e scegliamo il metodo comunicativo che più si adatta al nostro gusto. Allora è bene spingere i giovani a provare la lettura, perché almeno non si rischierà di perdersi per strada dei potenziali lettori che semplicemente erano distratti da tv e tablet.

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:16 Rispondi

      Ho provato anche io da bambino lo sport, nuoto, più per necessità che per passione, che poi non c’è mai stata. Dall’acqua, che adesso rifuggo, sono passato ai monti :)
      La TV secondo me ha fatto diminuire il numero dei lettori.

  3. agata robles
    26 ottobre 2017 alle 09:18 Rispondi

    hai ragione Daniele, la passione per il libro, già come oggetto, odore e tatto nasce da piccoli. Personalmente ero spesso malata da bambina, esantematiche, tutte, una dietro l’altra e tonsilliti a perdere fino a 12 anni, quando me le hanno tolte. La televisione all’epoca non c’era più di tanto. La prima cosa che ricordo del televisore in camera da letto è stata lo sbarco sulla luna. Per il resto mia madre mi sommergeva di “fiabe sonore” e per farmi passare il tempo ulteriormente mi dava i volumi della sua enciclopedia delle donne, molte figure, hai ragione, ma quando ancora non si sa leggere come vuoi fare? Seguì sulla stessa onda l’enciclopedia dei ragazzi, questa volta tutta mia e con le filastrocche che potevo iniziare a leggere da me ma con ancora magnifiche illustrazioni. Il seguito è stato una miriade di libri per ragazzi, dal richiamo della foresta a piccole donne, da davide copperfield a zanna bianca. Tutto l’immaginario possibile e incantato: lì, ti nasce una passione e capisci anche qual’è la strada per l’immortalità. La gente che aveva scritto quelle cose era quasi tutta morta e sepolta, oppure stava altrove, ma tramite quello che aveva scritto era presente tra le mie mani. Leggere, Daniele, è passione e ammirazione. Ciao.

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:20 Rispondi

      Anche alla mia epoca c’era poca TV. Quella dei ragazzi iniziava alle 16, mi pare, e comunque c’erano dei buchi, non di trasmetteva 24 ore al giorno come oggi.
      Io mi divertivo molto a leggere i Quindici.

      • agata robles
        26 ottobre 2017 alle 20:43 Rispondi

        eh già, l’alternativa maschia all’enciclopedia dei ragazzi. L’aveva un mio compagno di scuola. Comunque giusto stasera mia figlia è andata all’orsa polare all'”Io leggo perché” quando torna mi faccio raccontare….( lei legge soloalice nel paese delle meraviglie, fabio volo e similari vabbé, che devo fare?) ciauz*

      • agata robles
        27 ottobre 2017 alle 12:08 Rispondi

        figlia rimasta un po’ delusa. le è sembrata un’operazione della libreria per poter vendere libri. Ha notato: la nostra biblioteca non ha l’addetto ed è quasi sempre chiusa e la libreria non ha i mammuth. I mammuth sono belli anche a vedersi, ha concluso, rendono giovane qualsiasi cosa e stanno bene sugli scaffali….non puoi non averli!

        • Daniele Imperi
          27 ottobre 2017 alle 13:57 Rispondi

          Forse è incappata nella libreria sbagliata… dove hanno confuso il senso dell’iniziativa.

          • agata robles
            28 ottobre 2017 alle 08:22 Rispondi

            qui è il posto che è sbagliato: in salumeria una mamma invitava la figlia a cambiare ragazzo perché quello attuale “spende troppi soldi in libri”!!!

            • Daniele Imperi
              30 ottobre 2017 alle 08:17 Rispondi

              Complimenti alla mamma…

  4. Corrado S. Magro
    26 ottobre 2017 alle 09:23 Rispondi

    Da esperienze di gruppo ho tratto le mie (dico le mie) conclusioni. Anzitutto io leggo per distrami e per dividere le emozioni che spero abbia provato l’autore. Oltre a distrami, leggo anche saggistica per il bisogno di “palpare” la consistenza di argomenti d’interesse. La lettura di gruppo mi ha messo poi a contatto con persone che si sono lasciate coinvolgere ma né prima né dopo avevano e avrebbero manifestato interesse all’oggetto (al pezzo di carta) tanto da prenderlo in mano. Invitati a leggere rispondevano: “No! Fallo tu. È più bello”. Ala fine, a parte questi aspetti particolari ma molto comuni, ho tratto una conclusione alla quale ho la presunzione di dare un valore elevato. La esprimo con un’allegoria: “La lettura è come un ristorante che offre centinaia di piatti diversi. Chi entra sceglie il piatto che stima rispondere al proprio gusto (consigliato magari da un cameriere che ne esalta le caratteristiche ). Ma chi ci spinge a entrare al ristorante se non gli stimoli primari: fame, desiderio di gustare qualcosa o di godere ancora una volta il piacere che le mucose ci hanno regalato? E se questi, o altri stimoli sono assenti ?

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:22 Rispondi

      Infatti oggi mancano gli stimoli alla lettura. Le campagne sulla lettura sono solo inviti, che non funzionano. Bisogna trovare il modo di stimolare. Ma come, quando la nostra realtà è piena di smartphone, tablet, TV che si sono impossessati della vita di quasi tutti?

      • Corrado S. Magro
        26 ottobre 2017 alle 11:59 Rispondi

        Inffatti Daniele. Questo sviluppo, in parallelo (tablet, smartphone ecc.) a molti altri, per me era chiaro quando Bill Gate, uno dei più grandi mistificatori, stuprò il vecchio DOS e lo “manipolò, maleducò” in microsoft windows (a parte che se dovesse risarcire i guai creati con l’uso di tale OS, sarebbe povero in canna). Il suo modo di agire ha fatto scuola e ancora non è finita. Il medioevo mentale, peggio di quello dell’uomo delle caverne, avanza e si eleva alla potenza “e”. Chi vivrà ne vedrà delle belle, servo inconscio dei grandi signori multimediali, manipolatori assoluti. Speriamo nella futura rivoluzione che li spazzi via evitando il crollo totale.

  5. Von Moltke
    26 ottobre 2017 alle 09:25 Rispondi

    Leggo perchè è la mia natura, e non posso farne a meno. Ora anche scrivere, ma questa è un’altra storia (ma è davvero un’altra storia?).

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:23 Rispondi

      Be’, sì, scrivere è un’altra storia, mica tutti i lettori sono anche scrittori? :)

      • Von Moltke
        26 ottobre 2017 alle 16:00 Rispondi

        Nel mio caso, le due cose sono così strettamente legate che non so più cosa ha generato l’altra…

        • Daniele Imperi
          26 ottobre 2017 alle 16:01 Rispondi

          In effetti io da bambino ho iniziato prima a progettare romanzi (cioè a inventare titoli) e poi a leggere libri :D

          • Kukuviza
            26 ottobre 2017 alle 17:05 Rispondi

            Oddio ma sa sai che facevo anche io una cosa simile? Inventavo titoli di storie Disney. Mu ricordo che ci avevo riempito un quaderno. Solo titoli, senza avere minimamente idea della possibile storia.

            • Daniele Imperi
              27 ottobre 2017 alle 07:36 Rispondi

              Esatto, anche per me per i romanzi. Mi venivano in testa dei titoli e basta. E succede ancora :D

  6. Roberto
    26 ottobre 2017 alle 09:45 Rispondi

    Anche per me il vizio di leggere è arrivato, o maturato, tardi… All’inizio, forse per pigrizia, leggevo pochissimo, a parte Topolino, di cui ero collezionista…
    Poi, è scattato qualcosa, non so dire cosa, come e quando di preciso… Il mio primo acquisto? Un Dracula, integrale, avevo 1o anni, di cui mi colpì soprattutto la copertina: un castello arroccato in cima a una roccia a strapiombo, in un giallo quali fluorescente su sfondo nero stellato e luna rossa… Mi ha segnato! Ma le letture vere e proprie sono arrivate molto tempo dopo…

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:27 Rispondi

      Sì, anche a me è scattato qualcosa. Di sicuro con quel fantasy: ho sentito il bisogno di esplorare altri mondi immaginari.

  7. Caterina
    26 ottobre 2017 alle 10:26 Rispondi

    Non ricordo di aver avuto esempi da piccola che mi abbiano spinta a leggere. I miei genitori leggono più ora che prima. Conoscendomi, se m’avessero imposto di leggere, mi sarei ribellata. Mamma mi regalava libri di fiabe, ma la svolta è arrivata quando ricevetti un libro in dono da una maestra e quel regalo mi colpì. Non un’imposizione, ma un dono inaspettato da una persona a cui volevo bene e che ammiravo. Sono nel tunnel da allora, forse perché essendo stata una bimba timida, curiosa e sempre con la testa fra le nuvole la lettura era in fondo l’unica strada praticabile per farmi un’idea del mondo o evadere in luoghi fantastici. Acqua, aria e lettura hanno oggi quasi la stessa importanza. Io credo che l’esempio silenzioso sia la carta vincente per educare i bambini e i ragazzi alla lettura e a molte altre cose. Non sono una fan delle campagne di sensibilizzazione sull’argomento (e su molti altri argomenti), che spesso trovo noiose e ripetitive. E se un ragazzo non legge cosa si fa? Nulla, pace. Magari svilupperà altre passioni altrettanto utili, magari non ha ancora trovato l’argomento che fa scattare la scintilla. Le cose arrivano quando devono arrivare, quando si è pronti. E i libri, di solito, ci scelgono. :)

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:31 Rispondi

      Il libro era forse Mary Poppins?
      Ehi, abbiamo qualcosa in comune, anche io ero timido, curioso e con la testa fra le nuvole? :D
      D’accordo con l’esempio silenzioso, potrebbe essere uno dei metodi che funzionano.

      • Caterina
        26 ottobre 2017 alle 11:35 Rispondi

        ahahahaha :P nope, era Piccole Donne :D
        E comunque sono ancora timida, curiosa e con la testa fra le nuvole XD

        • Daniele Imperi
          26 ottobre 2017 alle 11:37 Rispondi

          Ah, Piccole donne, chissà perché ho pensato a quell’altro :P
          Curioso e con la testa fra le nuvole anche io, oggi. Da timido invece sono passato a orso…

          • Caterina
            26 ottobre 2017 alle 11:41 Rispondi

            ahahahaha! Io da timida sono passata a gatto selvatico (il gatto poi si addice anche alle mie modeste dimensioni) :D

  8. Andrea
    26 ottobre 2017 alle 10:38 Rispondi

    Quando sono cambiato totalmente come persona è nata in me la voglia di leggere, e contemporaneamente di scrivere. Questo dice tutto.
    Credo che ogni persona prima o poi giunga all’esperienza della lettura, ma poi, in base alle numerose situazioni di vita, diviene un buon vizio o si perde per strada.
    La lettura poi è molto diversa da altre virtù, perché c’è sempre tempo di leggere. Non devi essere in qualche modo allenati per farlo, puoi cominciare anche a novant’anni.

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:33 Rispondi

      Sì, è vero che c’è sempre tempo per leggere e che, a parte aver frequentato la prima elementare, non viene richiesto altro per praticarla come hobby, ma credo che si notino le persone che leggono spesso da quelle che non leggono mai.
      Quindi è bene che questa passione inizi il prima possibile.

    • Nuccio
      26 ottobre 2017 alle 14:22 Rispondi

      Scusami, non vorrei sembrarti sgarbato, e so quanto è difficile dichiararsi contrario al parere degli altri, ma credo che non sia facile capire sempre il senso di quel che si legge. Anni di interpretazione di testi ti porta a essere diffidente del lettore x ventura. L’analisi del testo è una delle difficoltà più grosse a meno che nn si dicano fesserie.

    • luisa
      30 ottobre 2017 alle 23:12 Rispondi

      Ciao Andrea è vero che la lettura si può iniziare a qualsiasi età però concordo con Daniele quando dice che è meglio non aspettare troppo :-) , perchè la velocità e l’apprendimento di ciò che si legge non è lo stesso.

  9. Barbara
    26 ottobre 2017 alle 11:41 Rispondi

    Ho il vizio e vorrei pure averlo di più.
    Non ho mai capito perché in famiglia sono quella che legge e gli altri no. Nessun buon esempio. Forse per stare buona mi mettevano lì Topolino, poi gli albi, poi libricini, e in fondo quelli che stavano buoni e mi lasciavano in pace erano loro. :D
    Continuo a credere che chi non legge, non ha trovato il suo libro d’oro ed è convinto che la ricerca sia estenuante. Probabilmente ci sono anche alcune librerie e alcuni commessi che non aiutano molto gli indecisi (“sono entrata in libreria e mi sembravano tutti uguali” “e non hai chiesto?” “si, ma ne sapeva meno di me. alla fine ho preso questo, ma non mi piace.”). Devo dire che poi c’è anche una persecuzione per i lettori che ci provano, invece di incoraggiarli qualcuno gli spara palate di m…iele addosso (vedesi i commenti sarcastici su chi legge Volo, Moccia, Dan Brown, Harmony, Liala, Urania). Come se uno cicciottello si presentasse in palestra e l’istruttore invece di incoraggiarlo e seguirlo, gli dicesse ma che cavolo ci fai qui? non vedi che sei inadeguato! (eh, beh, ci sono delle palestre che lo fanno, e sono quelle che non valgono niente)
    Nessuno deve vergognarsi di quel che legge, è solo leggendo tanto e di tutto che si potrà affinare la lettura. Ma se mai li lasciamo cominciare sereni…

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 11:52 Rispondi

      In libreria dovrebbe lavorarci chi ama i libri. Certo, è impossibile conoscerli tutti, quindi ci sta che un commesso non ti sappia consigliare. Poi dipende anche da che consigli si cercano.
      Be’, e non hanno ragione quei commenti sarcastici? :D
      A parte Urania.
      Scherzi a parte, siamo d’accordo, nessuno deve vergognarsi di ciò che legge.

      • Kukuviza
        26 ottobre 2017 alle 13:28 Rispondi

        Ah ha, l'”a parte Urania” stavo per scriverlo anche io :)

        • Daniele Imperi
          26 ottobre 2017 alle 13:29 Rispondi

          Eh, dai, non possiamo mettere Urania insieme a Harmony :)

          • Kukuviza
            26 ottobre 2017 alle 13:46 Rispondi

            No, direi di no. Barbara, devi fare ammenda! Leggiti subito qualche Urania! :D

            • Nuccio
              26 ottobre 2017 alle 14:27 Rispondi

              Esiste ancora Urania? È stata la prima serie di fantascienza e molti scrittori americani sono diventati famosi anche da noi .

              • Daniele Imperi
                26 ottobre 2017 alle 14:34 Rispondi

                Sì, sono arrivati al numero 1648.

          • Von Moltke
            26 ottobre 2017 alle 20:38 Rispondi

            Se in una libreria un commesso mi mette Urania al livello degli Harmony, abbandono la libreria facendo gli scongiuri e invocando bibliche piaghe su un luogo così corrotto.

            • romina
              27 ottobre 2017 alle 08:38 Rispondi

              Infatti; Urania, in una delle sue numerose serie, è un Mostro Sacro ed Intoccabile!!!

  10. Matteo Rosati
    26 ottobre 2017 alle 15:07 Rispondi

    Io un po’ sono d’accordo con la scuola quando obbliga da programma a leggere alcuni romanzi, perché in fondo è un favore che fa ai ragazzi: la lettura è un’esperienza che in autonomia si potrebbe non tentare mai. La tua professoressa era in gamba, almeno vi faceva scegliere il libro! Ciò su cui la scuola sbaglia secondo me è infatti il fissarsi su certi classici inadatti agli adolescenti, perché leggere è un piacere e lo scopo di precettare la lettura dovrebbe essere appunto quello di far scoprire questo piacere.

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2017 alle 15:30 Rispondi

      Quali sono secondo te i classici non adatti agli adolescenti?

      • Matteo Rosati
        26 ottobre 2017 alle 17:05 Rispondi

        A me per esempio hanno fatto leggere uno dei romanzi di Orwell, ed io ho preso La fattoria degli animali. Bello, ma potendo “obbligare” un ragazzo a leggere un libro io avrei scelto per lui qualcosa di diverso, forse più appassionante. C’è da dire che i miei professori però si sono rifatti, perché mi hanno fatto leggere anche Lo scudo di Talos di Manfredi.

        • Daniele Imperi
          27 ottobre 2017 alle 07:37 Rispondi

          Sempre meglio La fattoria degli animali di Orwell dell’Adelchi di Manzoni da leggere a 14 anni :D

  11. Mariele
    26 ottobre 2017 alle 20:33 Rispondi

    Fin da bambina la lettura è stata importante al punto che quando sono diventata mamma ho trasmesso ai miei figli questa passione. Come? Erano ancora piccoli e, alla sera, dopo la mezz’ora di cartoni, li mettevo a letto e mi sedevo accanto a loro e cominciavo a leggere. Dapprima libri facili: favole, brevi racconti e poi, via,via sempre più impegnativi. Siamo passati così attraverso le avventure di Marcovaldo, il piccolo principe (l’incontro con la volpe li ha così appassionati tanto che mi hanno chiesto di rileggerlo addirittura in lingua originale), e poi Il gabbiano Jonathan Livingston, il signore degli anelli e la città della gioia. Questi sono solo alcuni dei titoli che ricordo. Naturalmente la consuetudine di leggere si è protratta per diversi anni, fino alle scuole medie, quando sono stati in grado di leggere da soli. Poi ho cominciato a portarli a teatro (ma questo è un nuovo capitolo). Come facevo a coinvolgerli soprattutto con le letture più impegnative? Facendo esprimere a loro i giudizi sui fatti che leggevamo, immedesimandoci nei personaggi, facendo domande es: secondo voi, perché Frodo ha agito cosi? Che cosa avreste fatto al suo posto? Chi è il più generoso tra i personaggi descritti e perché? Cercavo inoltre di arrestare la lettura serale al punto di maggiore tensione emotiva in modo da creare in loro un’aspettativa per la continuazione della sera dopo. Oggi sono entrambi adulti e mantengono questa consuetudine anche con i loro figli. Talvolta sono ancora chiamata a leggere ai nipoti e lo faccio con entusiasmo perché ricevo da loro osservazioni che sempre mi sorprendono (quelle che solo i bambini sanno fare).

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2017 alle 07:21 Rispondi

      Ciao Mariele, benvenuta nel blog. Direi che hai fatto un ottimo lavoro. C’è da sperare che ogni mamma di oggi faccia lo stesso, anziché lasciare i figli in mano a videogiochi e tablet.

  12. Vincenzo Valenza
    26 ottobre 2017 alle 22:36 Rispondi

    Io ho iniziato a leggere i fumetti, per puro divertimento, poi crescendo sono passato alle riviste sportive ed infine ai quotidiani. Per quanto riguarda i libri, per tanti anni ho letto solo saggistica e di tanto in tanto manuali di vario genere e qualche romanzo. Ora leggo soprattutto romanzi.Leggere per me è un piacere ed un’abitudine irrinunciabile, magari leggo poco ma sempre.
    Ciao,
    Vincenzo.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2017 alle 07:25 Rispondi

      Un tempo anche io leggevo una rivista sportiva, al liceo, Hurrà Juventus :D
      E anche io ho iniziato a leggere i fumetti, il classico Topolino che mia madre ci comprava alle elementari.

      • Vincenzo Valenza
        27 ottobre 2017 alle 10:36 Rispondi

        Io preferivo i supereroi ma leggevo qualsiasi fumetto che mi finiva tra le mani e all’epoca ci si scambiava i “giornaletti” tra amici.

        • Daniele Imperi
          27 ottobre 2017 alle 10:45 Rispondi

          A me invece i supereroi non mi hanno mai appassionato. Ho letto una serie di Batman anni fa e qualche albo di Spawn, ma poi è finita lì.

  13. romina
    27 ottobre 2017 alle 08:34 Rispondi

    Buongiorno Daniele, #ioleggoperchè è parte del mio essere. C’è una foto che mi ritrae ad un anno e mezzo con un Topolino davanti. Io leggo da che ho memoria, e di tutto, ovunque, dall’etichetta, al cartello, al manifesto, al volantino, alla brochure, rivista, catalogo, libro, istruzioni etc. etc. Le parole mi affascinano ed hanno per me un potere ipnotico: guardo il font, la grandezza, come sono legate, come suonano insieme. Mi piace utilizzare parole desuete ed impazzisco per gli aforismi; colgo le diverse metriche delle poesie, pur non conoscendole e mi piace rileggermi le figure retoriche di tanto in tanto. Le parole mi rotolano dentro, mi riempiono l’anima e mi definiscono anche: non le trattengo perciò mi chiamano decisa, quando va bene, oppure acida. Mi auguro che la lettura, come dici tu, contribuisca a mantenermi la mente fresca anche quando il corpo sarà avvizzito. Ciao.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2017 alle 09:09 Rispondi

      Ciao Romina, benvenuta nel blog. Anche a me piacciono le parole desuete e sto preparando proprio un articolo su quelle parole.

  14. Tiade
    27 ottobre 2017 alle 13:02 Rispondi

    Di esempi non ne ho avuti, mia madre considerava il tempo per leggere sprecato, una distrazione, infatti tutte le mie amiche avevano il divieto di prestarmi libri.
    Fino a quando non scopersi che esisteva una biblioteca di quartiere che con una somma irrisoria mi permetteva di leggere TUTTO.
    Prima delle medie mi ero già letta una buona fetta di classici, da Foscolo, Le ultime lettere e tutte le poesie, a Pantagruel e Gargantua. L’antologia scolastica appena ritirata in una settimana era letta, e quella mia madre non poteva sequestrarla.
    Quando lavoravo i tragitti in tram erano occasione per leggere il libro della settimana, che tanti ne mangiavo. Non infrequente saltare la fermata.
    Nelle mie peregrinazioni solitarie per i boschi dove mi rifugiavo i fine settimana, nel mio tascapane non mancavano mai un paio di libri, oltre che a una bottiglia di rosso.
    Non so da dove è derivata la mia passione alla lettura, ma c’è, e tanto mi basta.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2017 alle 13:56 Rispondi

      Forse la passione per la lettura t’è venuta proprio che ti era proibito leggere.

  15. Tiade
    27 ottobre 2017 alle 18:18 Rispondi

    In realtà l’avevo già prima, alle elementari. Mi immergevo nei libri che ci dava la scuola e non alzavo la testa fino a che non avevo finito, Salgari e le sue avventure mi rapivano. Forse per quello mia madre voleva darmi un freno.
    O forse è un metodo per i bastian contrari per stuzzicargli la voglia, quelli che se vuoi fargli fare una cosa basta dirgli di non farla.

  16. Grazia Gironella
    27 ottobre 2017 alle 18:58 Rispondi

    Questo “vizio” è ora un piacere sempre nuovo e inesauribile, ma nella mia infanzia è stato anche un supporto di vita. Secondo me, per favorire la lettura niente serve e tutto serve. Io la vedo in questi termini: apri la porta, poi saranno le persone a decidere se entrare o no. Per me aprire la porta è anche semplicemente parlare di un argomento. Siamo talmente bersagliati dagli stimoli più diversi che ciò che resta silente esce del tutto dai nostri orizzonti. Poi, funziona? Magari no, ma vale la pena di provare. Il gusto per la lettura è un gran bel regalo da fare alle persone. :)

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2017 alle 08:10 Rispondi

      Da una parte posso essere d’accordo sull’aprire una porta, ma il fatto è che se non si legge, si resta ignoranti. Non ci si fa una cultura con i social, i tablet e i videogiochi.

      • Grazia Gironella
        30 ottobre 2017 alle 12:35 Rispondi

        Sono totalmente d’accordo con te, ma credo che a “obbligare” le persone a uscire dall’ignoranza possa pensare solo la scuola, che peraltro fatica anche a fare questo. Al di là del “dovere”, non puoi obbligare le persone ad amare la lettura; puoi solo proporla in tutti i modi possibili, secondo me. Magari dovremmo essere più creativi in questo senso.

        • Daniele Imperi
          30 ottobre 2017 alle 12:59 Rispondi

          Neanche per me si deve obbligare. Si deve trovare un modo, un metodo ideale per far apprezzare la lettura, sia a scuola sia in famiglia.

  17. Maria Pia Rollo
    28 ottobre 2017 alle 07:30 Rispondi

    Ho il vizio di leggere da sempre, sin da quando ero piccina e i parenti mi dicevano sempre “Ma leggi sempre?” Credo che questa campagna sia sbagliata, leggere deve essere una scelta personale, cosí sembra una moda da seguire.

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2017 alle 08:10 Rispondi

      Vero, quelle pubblicità suonano proprio come una moda.

  18. Sergio
    29 ottobre 2017 alle 14:35 Rispondi

    Credo che niente distolga di più dalla lettura che il sentirla come una forzatura, se non fosse così, visto che negli ultimi 50 anni quasi tutti hanno avuto accesso ad una lunga scolarizzazione, quasi tutti dovrebbero aver sviluppato un certo amore per la lettura, ma evidentemente il collegamento fra scuola e sviluppo di una certa curiosità del conoscere non è automatico, anzi pare di osservare che la facilità di “manipolare il vasto pubblico” sia rimasta quasi identica, se non peggiorativa, rispetto a quando la scolarizzazione circa non esisteva…e qui forse ci sarebbe molto spazio per interrogarsi sulla funzione della scuola, che a volte può essere congegnata come “strumento per predisporre alla manipolazione”…
    penso che ognuno possa avere le sue particolari ragioni per il proprio “vizio di leggere” e comunque credo ci siano anche diversi modi di leggere, si può anche leggere solo per conformismo, per darsi un tono, perchè in certi ambiti l’aver letto o non letto certi libri può essere sentito tutt’uno con la propria immagine…mi pare che il numero di libri che vengono pubblicati sia smisurato, e pare che ogni persona che gode di una certa popolarità non possa fare a meno di pubblicare qualche libro, è una cosa che mi lascia un pò perplesso, perchè mi chiedo se c’è davvero così tanta gente che poi compra quei libri, a meno che non li compri solo per farne sfoggio in salotto dove invita gli amici…quando nel contempo si sente dire che la platea dei lettori è sempre in calo…

    poi si può anche leggere per informarsi e migliorarsi nel proprio ruolo, che un avvocato abbia la biblioteca piena di trattati di legge forse è normale , ma questo non penso abbia molto a che vedere con l’amore per la lettura…

    Penso che il “vizio di leggere” più autentico ed interessante sia quello che nasce da un senso di disagio ed incomprensione rispetto alla realtà e che attraverso la lettura trova un varco nella propria solitudine psicologica, può trovare anime che sente affini, anche di autori trascorsi, grazie alle quali il suo senso di solitudine si attenua o svanisce…penso poi nasca anche da un non arrendersi all’omologazione, da un persistere nell’immaginazione di una migliore umanità e che spesso nei grandi autori trova risposta o conferma a pensieri che già si incubano in sè stessi…penso che in questo modo il “vizio di leggere” sia uno dei modi migliori per conservarsi vivi e non “anime morte”…

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2017 alle 08:14 Rispondi

      A leggere come scrive la gente oggi, specie sui social, ho parecchie riserve sulla scolarizzazione :D
      Adesso c’è questa moda: se sei un personaggio pubblico, allora devi pubblicare un libro. Hai ragione, prima o poi lo fanno tutti.
      L’ultimo punto che hai espresso mi riguarda personalmente.

  19. luisa
    30 ottobre 2017 alle 23:01 Rispondi

    ” mi piace scrivere, non mi piace leggere ”
    Di certo non brillavo a scuola quando leggevo a voce alta. Questo probabilmente è uno dei motivi per cui anziché incoraggiarmi mi sia scoraggiata al “vizio della lettura”, si sa , a scuola fanno leggere sempre chi già sa leggere bene, per me era una vera tortura . A casa mi mettevano fretta, si dava più importanza alle cose pratiche quotidiane.
    Per me è sempre difficile leggere perchè dopo poche pagine mi viene sonno anche se il libro è interessante, a meno che non mi prendo qualche giorno… estraniandomi dal mondo esterno leggendolo tutto di seguito, mettendomi “dentro” il libro. Comunque, anche se pochi rispetto a chi frequenta i blog le mie letture attuali sono selezionate e in crescita

    Secondo me soprattutto in Italia per avvicinare i bambini alla lettura probabilmente bisognerebbe proibirlo ( Tiade ne è un esempio ) o proporlo come un gioco,proprio come ho fatto quando mi sono offerta di fare da baby sitter a due bambini di sette e dieci anni che non sapevano leggere e andavano male a scuola
    Leggere secondo me dovrebbe essere una piacevole curiosità, non una fuga da qualcosa che non vogliamo affrontare, per riempire una solitudine, per sentirsi colti,o per ammazzare il tempo, anche se sono validi “aiuti”.

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2017 alle 08:01 Rispondi

      Invogliare alla lettura come un gioco può essere una buona soluzione.
      Se ti viene sonno, è perché forse leggi la sera tardi :)

      • luisa
        31 ottobre 2017 alle 14:33 Rispondi

        Purtroppo mi viene sonnolenza anche se leggo di giorno, dopo poche pagine devo fare un intervallo, alzarmi prendere un bicchiere d’acqua o altro :-)

  20. Andrea Venturo
    31 ottobre 2017 alle 16:07 Rispondi

    Leggo per tanti motivi. Ogni libro è un viaggio e io adoro viaggiare con ogni mezzo ^_^

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2017 alle 16:35 Rispondi

      E viaggiare nei libri è un gran bel viaggiare :)

  21. Gaetano Asciutto
    17 novembre 2017 alle 17:34 Rispondi

    Arrivo tardi, alla fine, dopo l’ultimo commento. In molti hanno provato a dare un volto ai motivi per cui leggono, sarebbe stato forse più interessante capire cosa si trae fuori dalle proprie letture, quale forma di apprendimento, sentimentale o razionale che sia.
    Io accosto la lettura all’ascolto della musica. Non tutta la musica è uguale, ce n’è di facile, e orecchiabile, altra è difficile o molto astrusa da ascoltare. La musica ha una sua struttura, una sua forma, una sua sintassi, ha i suoi simboli, ha timbri, espressioni, sfumature, registri. Esistono diversi generi: alcuni nobili, altri meno, alcuni lineari, altri meno. La conoscenza permette di accedere a livelli sempre maggiori di complessità e il continuo esercizio all’ascolto, all’ascolto di brani sempre più complessi e difficili, permette di comprendere e apprezzare la complessità. La musica si ascolta, ma è possibile suonarla; c’è chi la suona ad orecchio senza studiarla, c’è chi la studia, pur avendo orecchio. Un po’ come leggere e scrivere.

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2017 alle 07:53 Rispondi

      Paragone che si adatta bene :)

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