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Trovare idee per scrivere una storia

Trovare idee per scrivere una storia

Qualcuno mi ha chiesto: dove trovare idee per scrivere un racconto? Come riuscire a creare una storia partendo da zero? Affidandosi all’ispirazione? In realtà le idee per scrivere storie esistono già, ma non sono sempre visibili.

Sono attorno a noi e dentro di noi. Chi è lo scrittore, vi siete mai posti questa domanda? Chiunque può fare lo scrittore, secondo voi? La risposta a questa domanda è no. La risposta alla prima è che lo scrittore è un creatore di realtà alternative.

Come crea queste realtà? È un dio? No, è solo un essere umano. Eppure riesce a creare, a sviluppare mondi, vite, situazioni. E lo fa perché è un sognatore, perché ha una visione più profonda del tutto rispetto agli altri. Perché ha una sensibilità più marcata, perché vede ciò che ad altri non è consentito vedere.

Lo scrittore segue due metodi per trovare idee per scrivere storie: la lettura e il mondo che lo circonda. Un metodo statico e uno dinamico.

Leggere molto, leggere tutto

Ho già parlato tempo fa di come la lettura aiuti la scrittura, come sia una sorta di studio preparatorio sia per riuscire a scrivere meglio sia per aprire la mente a nuove idee, nuovi concetti, nuovi pensieri. Lo scrittore legge non solo per rilassarsi e trascorre momenti piacevoli, ma per scoprire, per esplorare e immagazzinare informazioni.

Quando leggo, come ho detto più volte, io studio. Studio lo stile dello scrittore, studio il suo linguaggio, studio il modo di creare metafore, studio le tecniche di risolvere scene, di impostare dialoghi, di presentare personaggi. Tutte queste informazioni restano nella mente, assieme a trame e personaggi e situazioni.

Leggendo saggistica, poi, si acquisiscono altre informazioni, di natura storica, tecnica, filosofica, religiosa, mitologica e così via. E la mente si riempie di concetti che infine fermentano trasformandosi in idee.

Idee per scrivere storie.

Considerare e sfruttare le situazioni

Viviamo nella realtà, ma per molti questa realtà scorre come un fiume senza lasciare traccia, senza destare curiosità. Evapora. Eppure la realtà è piena di idee per scrivere storie. Chi è lo scrittore se non un osservatore curioso? Chi è lo scrittore se non un cercatore di novità, di dettagli?

Se scriviamo, se amiamo scrivere, non possiamo vivere a occhi chiusi, non possiamo chiuderci al mondo che ci circonda e isolarci. L’isolamento va considerato, ma in fase di scrittura, non in fase di ricerca. Quando siamo cercatori dobbiamo espanderci al mondo.

Tutto è storia. Tutto ciò che vediamo, che sentiamo, ciò che ci ha fatto soffrire, divertire, scioccare, le gente incontrata, conosciuta, perduta, un treno che passa, una nave che svanisce all’orizzonte, un bambino che piange, un cane abbandonato, un gatto in attesa di esser portato a casa.

Creare un calendario narrativo

Appunto le mie idee in più file, creando un documento con il titolo provvisorio. Col tempo ho buttato qualcuno di quei file, perché avevo dimenticato di scrivere qualche nota sull’idea che avevo avuto o perché sapevo che quel racconto non avrebbe portato a nulla.

Ma molti altri sono ancora nel mio computer, in attesa di esser scritti. E il numero aumenta. È necessario creare un calendario narrativo, elenchi di idee per scrivere storie divisi per genere letterario. Avere sottomano tutta la produzione di idee così da poter scegliere, vagliare quale scrivere, quale eliminare.

L’ispirazione non esiste

È uno dei tanti miti della scrittura. L’ispirazione va vista nel suo vero significato: quello di ispirarsi a ciò che è rimasto delle nostre letture e della vita che abbiamo vissuto e osservato. Questa è la vera ispirazione.

La figura dello scrittore chiuso nella sua stanza a pensare al nulla in attesa che cali la manna dal cielo è un’invenzione letteraria. Quello scrittore, in realtà, sta solo perdendo tempo. Il vero scrittore, invece, scrive.

Le vostre idee per scrivere storie

Come trovate idee? In che modo nutrite la vostra mente? Cosa resta di ciò che leggete e vivete? E quanto di tutto questo si ritrova nelle vostre storie?

30 Commenti

  1. Marco
    29 agosto 2013 alle 09:24 Rispondi

    Le storie ci sono, siamo noi che ci nascondiamo. Oppure, non le consideriamo degne di essere raccontate, ma in realtà il mondo è pieno di storie. Bisogna osservare e ascoltare, però troppa gente è innamorata di sé e scrive solo per mettersi in luce.

  2. PaGiuse
    29 agosto 2013 alle 10:38 Rispondi

    Salve Daniele,
    Ho letto molto attentamente il post (come cerco di fare quasi sempre :D ) e l’ho messo in relazione con il commento di Marco, che ha scatenato in me una serie di riflessioni…
    Ora non sto qui ad elencarle, mi limito a fare qualche domanda: cosa merita di essere raccontato (degno) e cosa invece va scartato (non degno)?
    Quale dev’essere il parametro di giudizio che permette ad uno scrittore di dire: “questo può essere raccontato, mentre questo va buttato?”
    E soprattutto, come si acquisiscono i mezzi critici per arrivare a questo parametro di giudizio?

    La validità di uno scritto dipende anche molto da questo, non trovi?

    Direi che può bastare :)
    Buona giornata a tutti!

    • Lucia Donati
      29 agosto 2013 alle 11:50 Rispondi

      Domandine semplici, eh? :) Solo alcune riflessioni.Quello che merita di essere raccontato lo devi decidere da solo, ma lo riconosci dal fatto che ha caratteristiche pregnanti. Per te deve essere importante scriverlo. Non esistono parametri. Come essere critici su questo? Le risposte sono in te (cosa è vitale per te?Cosa è per te qualcosa “di qualità”?). Bisogna che cerchi le tue risposte. Nessuno può dirti “come” essere critico: altrimenti demandi il “tuo essere critico” ad altri. E’ una valutazione perenne quella che facciamo delle cose e non ci possono essere metodi, ma i valori di ciascuno e il desiderio di fare per il meglio, (anche di decidere per il meglio). Se ricerchi in modo sincero, molte cose ti saranno chiare. Auguri.

    • Monia
      29 agosto 2013 alle 12:19 Rispondi

      Il galateo del buon commentatore cosa prevede riguardo la tematica “rispondere a domande esplicitamente rivolte al padrone di casa”?
      Spero non sia troppo grave perché mi è difficile resistere: il quesito posto da PaGiuse mi sembra proprio interessante.
      Secondo me il punto non è tanto distinguere tra “cosa è degno di essere raccontato” e “cosa non lo è” perché, potenzialmente, credo tutto potrebbe essere meritevole di essere narrato.
      A mio parere la vera domanda che uno scrittore dovrebbe porsi è più “sono in grado di raccontare questa storia?”.

      • Daniele Imperi
        29 agosto 2013 alle 17:25 Rispondi

        Monia, la discussione è libera :)

        È vero che bisogna essere in grado di raccontare la storia, ma è anche vero che deve esserci una storia valida da raccontare.

    • Daniele Imperi
      29 agosto 2013 alle 13:05 Rispondi

      Può essere raccontato tutto ciò che puoi considerare storia. Tutto ciò che può tenere il lettore legato alle tue pagine, che gli fa chiedere a ogni pagina “e ora che succede?”

      Al parametro di giudizio ci arrivi a forza di leggere e scrivere.

      • aurelio
        22 ottobre 2016 alle 18:51 Rispondi

        anch’io credo che la storia in se abbia un’importanza relativa.A volte racconti bellissimi sono basati su storie banali. Tutto dipende dalla capacità dell’autore. Dalla bellezza del suo stile, dalla ricchezza narrativa, calla capacità evocare ricordi, di suscitare emozioni, coinvolgimento e curiosità.

        • Daniele Imperi
          24 ottobre 2016 alle 08:23 Rispondi

          Ciao Aurelio, benvenuto nel blog. Penso anch’io che una bella storia dipenda anche da come viene narrata. Spesso si leggono storie indimenticabili basate su trame leggere, magari, ma che comunque hanno creato curiosità nel lettore.

  3. Tenar
    29 agosto 2013 alle 11:24 Rispondi

    Il mio consiglio è semplice: essere onnivori.
    Interessarsi a quello che succede nel mondo, alle storie nelle quali inciampiamo, alle persone che incontriamo. Innamorarsi di una storia e trovare il modo per raccontarla perché si sente la necessità di condividerla è per me la molla principale per la scrittura.
    Un esempio pratico. A gennaio sono andata a una conferenza che organizzava un mio amico più per amicizia, appunto, che per interesse. Lì ho sentito una storia che mi ha folgorato, bellissima, di cui non conoscevo nulla. Ho approfondito e ho contattato gli studiosi che se ne occupavano e ho deciso che andava raccontata. Era un imperativo. Ho cercato una vicenda adatta per raccontarla e mi sono messa a scrivere.
    Adesso ci sono ancora molti “se”, alcuni dei quali del tutto indipendenti dalla volontà mia o dell’editore, ma la pubblicazione del romanzo che ne è scaturito è prevista per gennaio 2015. E tutto è nato da una sera in cui mi sono sforzata ad uscire per far piacere a un amico senza avere idea di che cosa andassi a sentire.

    • Daniele Imperi
      29 agosto 2013 alle 14:52 Rispondi

      Interessante. Questo dimostra quanto ho detto, che bisogna osservare il mondo. Auguri per il romanzo.

    • alessandro
      15 gennaio 2016 alle 15:47 Rispondi

      come si chiama il romanzo?

  4. Lucia Donati
    29 agosto 2013 alle 11:31 Rispondi

    Non sono d’accordo con il tuo punto di vista sull’ispirazione. Di sicuro comunemente ci si riferisce all’esperienza, al passato, a ciò che è stato per ideare. Invece l’ispirazione, se si libera proprio dell’esperienza in quanto ( in questo contesto ideativo)”materiale morto”, ne guadagna e può veramente accedere a idee nuove. Intendiamoci, per quello che riguarda l’ideazione, l’esperienza ha anche una valenza positiva, in quanto permette i collegamenti al passato e in essa vi sono alcune basi su cui costruire. Una maggior apertura e un’ampiezza di vedute fluida e non eccessivamente legata a quello che c’era, prima favorisce l’ideazione.

  5. Enzo
    29 agosto 2013 alle 11:42 Rispondi

    E’ inutile dirti che ciò che scrivi è sempre preziosa informazione.
    Ma quello che non sai (… credo!), è che fa sempre riflettere dopo.
    La tua asserzione è come il mosto di quell’uva appena pigiata.
    Viene acquisita subito, ma restituisce il suo ‘frutto’ solo dopo una pesata introspezione, proprio come il mosto che rende un buon vino solo dopo un corretto processo fermentativo; no?
    Ciao

  6. Kentral
    29 agosto 2013 alle 11:54 Rispondi

    Articolo interessante, ma non condivido il paragrafo “l’ispirazione non esiste”. Perché a me avviene proprio quello. Le cose più belle da me scritte nascono proprio da un’idea fulminea, la famosa lampadina che si accende. Può essere un’ idea piccola o grande. L’unica cosa che so è che la devi scrivere all’istante. Se sei su di un auto fermati sul ciglio della strada, trova un pezzo di carta o annotala sul telefonino. Ovunque. Bastano pochi minuti o secondi per perderla. E se ti metti lì a scriverla fluisce da sola, le idee si susseguono l’una dopo l’altra. Ma non ti devi mai fermare a rileggere. Se rileggi molte volte quel momento si perde e continuare diventa molto più complicato, le idee non si susseguono più. Mi è capitato a volte di concepire la storia, appuntarla e poi quando il momento magico finisce di essermi dimenticato il titolo. Non ti verrà mai più un titolo degno. Se invece riesci a metterlo in quel momento di euforia ti viene facile, preciso, perfetto.

    Come si scatena questa fase non lo so. Non è riproducibile a comando. Di per sé sono rare. Anche poche volte l’anno. Mi sono accorto che spesso sorgono mentre leggi ma in realtà non sei concentrato sul libro, sei in auto, fai qualcosa di ripetitivo. Quando il corpo agisce ma la mente è alienata ad altro.

    Negli ultimi anni mi sono capitati anche “i doni della notte” così come li chiamo io. Regali. Mi capita di far sogni a volte incredibili, vere e proprie storie che se fossi lucido, fermo a pensare cosa scrivere non potrei mai concepire. Così mi alzo nel cuore della notte ed annoto tutto, al risveglio avresti perso tutto. Col tempo però sono riuscito a capire meglio questi processi cognitivi.

    A posteriori dopo aver appuntato l’idea folgorante, riesco a ricostruire gli stimoli ed i segnali che la compongono. Un ricordo della nonna, una frase con la cassiera, una lettura datata. Come questi eventi così diversi tra loro tra loro possano fondersi dentro il cervello non saprei proprio spiegarlo.

    • Daniele Imperi
      30 agosto 2013 alle 07:18 Rispondi

      Io vedo i sogni come le idee: prodotti dell’esperienza. Tutto è connesso :)

  7. Vale
    29 agosto 2013 alle 13:04 Rispondi

    A volte sento parlare del blocco dello scrittore. Secondo me è un’invenzione. Basta guardarsi intorno per cogliere una infinità di spunti per scrivere un romanzo, poi entra in gioco la fantasia. Le storie sono piccoli fatti di vita vussuta conditi da una buona dose d’immaginazione. Ogni giorno passeggiamo dentro la scena di un film e non ce ne accorgiamo. Siamo noi, poi, che dobbiamo aggiungerci i particolari giusti per dargli quel tocco d’imprevedibilità e di mistero.

    • Daniele Imperi
      30 agosto 2013 alle 07:20 Rispondi

      Concordo Vale. Del blocco dello scrittore parlerò fra qualche settimana.

  8. Enrico
    29 agosto 2013 alle 18:09 Rispondi

    Per quanto mi riguarda un racconto nasce da qualcosa che mi ha particolarmente colpito. Non dev’essere necessariamente una cosa roboante, a volte anche il passo stentato di un anziano riesce a radicarsi da qualche parte, poi, quando il tempo è maturo la storia viene quasi da se. Mi trovo davanti allo schermo vuoto e improvvisamente mi viene da scrivere di quel vecchietto che vidi tanto, tanto tempo fa camminare a fatica. Non so perché o percome ma a me succede così per i racconti. Sono immagini più che altro, che registro ( rendendomene perfettamente conto tra l’altro) poi do loro tempo di radicarsi in profondità e diventare storie. A me non resta da fare altro che usare quel poco di mestiere che ho acquisito.

    • Daniele Imperi
      30 agosto 2013 alle 07:22 Rispondi

      Anche quello è un buon metodo per trovare idee. Immagini e situazioni che ti hanno colpito restano e tornano al momento opportuno.

  9. Romina Tamerici
    30 agosto 2013 alle 12:31 Rispondi

    Credo anch’io che le fonti di ispirazione siano ovunque attorno a noi. Basta leggere tra le righe di ciò che succede. L’ispirazione è qualcosa di “magico” secondo me, ma non nel senso che ha origine lontana e misteriosa, ma per il fatto che sa tramutare le piccole cose in idee, sogni, racconti…

  10. franco zoccheddu
    30 agosto 2013 alle 13:34 Rispondi

    Homo sum: humani nihil a me alienum puto (In quanto essere umano, nulla che mi riguardi mi risulta estraneo.)
    La mia opinione è una parafrasi di questa bellissima e universale idea latina: In quanto scrittore, nulla di scrivibile mi risulta estraneo.
    Si può scrivere tutto. Proprio tutto. Se si sa scrivere…

  11. Elena Petrassi
    30 agosto 2013 alle 17:51 Rispondi

    condivido e sottoscrivo le tue riflessioni. E inizio a scrivere la mia lista.
    :-)

  12. Fabrizio Urdis
    30 agosto 2013 alle 19:26 Rispondi

    Sinceramente non riesco a capire chi “cerca idee per scrivere”.
    Se non abbiamo niente da dire perché romperci la testa con un attività faticosissima, poco remunerata e abbastanza “traumatica” per quanto mi riguarda.
    Secondo me la scrittura dovrebbe venire da un bisogno viscerale di dire qualcosa che abbiamo dentro e che sarà difficile tirar fuori, farà anche male, ma è talmente importante che condividerlo è diventa dovere.

  13. Fabrizio Urdis
    30 agosto 2013 alle 19:29 Rispondi

    CORREZIONI: un’attività / condividerlo diventa un dovere.

  14. Come vincere il blocco dello scrittore
    2 ottobre 2013 alle 08:15 Rispondi

    […] ho scritto il mio post su come trovare idee per scrivere una storia, ho parlato dei due metodi che uso per avere idee: la lettura e la realtà che mi circonda. Non […]

  15. mitra
    22 novembre 2013 alle 15:33 Rispondi

    mi piace molto il tuo sito .ti ringrazio .non so molto bene italiano .sono avanzato con eta .ma il mio sogno stato sempre questo poter raccontare.

    • Daniele Imperi
      22 novembre 2013 alle 16:41 Rispondi

      Ciao Mitra, benvenuto nel blog.

      Non c’è un’età giusta per raccontare, quindi racconta se ti piace.

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