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Un’idea non fa una storia

Idea storia

Tantissimi scrittori provano a scrivere le loro idee. È come provare a fare il vino da un grappolo d’uva spremendone il succo in un bicchiere. – Larry Brooks

Perché un’idea non fa una storia? Quando uno scrittore dice di aver avuto l’idea per una storia, che cosa ha avuto effettivamente?

Vorrei fare un paragone, almeno in base alla mia esperienza, con la scrittura per il web. Quando ho l’idea per un post, quell’idea non diventa sempre un articolo. Con oltre 80 idee che ho segnato su un file io continuo a cercare giorno per giorno altre idee, perché quelle non mi convincono del tutto.

Certo, potrei sforzarmi di spremere quelle idee – per rifarmi alla similitudine di Larry – e tirarci fuori un post, ma sarebbe davvero un post utile ai lettori? Secondo me non basta avere un’idea, ma bisogna avere un’idea forte.

Che cosa è l’idea per una storia

Come ripeto sempre, le idee per racconti e romanzi mi arrivano sotto forma di titoli. Ma non sempre funzionano. Col tempo ho capito che non devo fidarmi molto di quei titoli. Un titolo, in fondo, è solo una frase, dentro di sé non nasconde nulla.

Ci sono solo due romanzi – uno iniziato e l’altro ancora a livello di trama – che non sono nati come titoli: K e PU. Chi segue il blog da tempo ha già conosciuto queste “storie”. Nonostante sia ancora in alto mare (non sono un buon marinaio…), quelle due storie continuano ad appassionarmi.

Anche il libro sul blogging di cui ho parlato tempo fa non è nato come titolo e infatti mi è sembrato una buona idea, tanto che ho deciso di scriverlo subito.

Questa è la differenza fra un’idea e un’idea forte. Attenzione, però: è solo il giudizio dell’autore. Che poi diventi un libro pubblicato è un altro discorso.

L’idea è l’illusione che ci sia venuta in mente una storia da scrivere, ma in realtà è solo un pensiero che potrebbe benissimo morire senza far soffrire nessuno.

Che cosa non è l’idea per una storia

Sicuramente non un titolo. K ha già il titolo, ma all’inizio non l’aveva, anzi ha cambiato due o tre volte. PU invece non sarà PU e ancora non riesco a trovare un titolo adatto per quella storia. L’ultimo racconto pubblicato nel blog non è nato come titolo.

Un’idea non è una trama. Quando abbiamo scritto una trama, siamo quasi a metà dell’opera, perché è lì che è contenuta la storia. Lo sviluppo della trama diventa un romanzo.

Un’idea non ci fa capire se la storia funziona o meno. Serve altro per arrivare a quella consapevolezza (sempre con gli occhi dell’autore).

Che cosa dovrebbe essere l’idea per una storia

La premessa. In breve, come abbiamo letto nel blog Anima di carta, raccontare è dimostrare. La conoscevo come parola, ma non avevo mai approfondito. È però il caso di farlo, perché è quella la vera idea della storia.

In K, in PU, nel libro sul blogging e nel racconto da poco pubblicato io ho individuato subito la premessa. Che poi tutto quello che ho scritto e sto scrivendo funzioni è un altro paio di maniche.

Ma in questi casi posso dire con certezza di aver capito la premessa dell’opera. Io stavo scrivendo dimostrando qualcosa. C’era una tesi insita in quell’idea e andava solo dimostrata.

La premessa è un’idea forte. La premessa sopravvive, mentre la semplice idea può sbiadire, fino a svanire del tutto.

Non dobbiamo andare in cerca di idee per scrivere storie e articoli per il blog.

Dobbiamo cercare premesse.

Dobbiamo dimostrare tesi.

Quanto sono forti le vostre idee?

Sono soltanto titoli oppure riconoscete una premessa nascosta in quelle parole?

40 Commenti

  1. Serena
    12 marzo 2015 alle 07:40 Rispondi

    Articolo più breve del solito, ma mi ha lasciato subito un segno.
    Io sono una pianificatrice convinta, ormai lo sai, ma arrivo a dire che con una premessa forte, e soprattutto chiara dentro di noi, si potrebbe scrivere anche senza l’appoggio della prima sinossi. Oltretutto ‘sta storia della “premise” restava un po’ fumosa, per me. L’hai spiegata a prova di scema (io). Vado a leggermi l’articolo di Chiara

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 13:12 Rispondi

      La prossima settimana ne troverai qualcuno più lungo del solito :)
      Di premessa e sinossi parlerò proprio lunedì. Pianifico anche io, non molto per i racconti, ma per due romanzi in fieri sì.

  2. Serena
    12 marzo 2015 alle 07:49 Rispondi

    …volevo dire, l’articolo di animadicarta.

  3. Marco
    12 marzo 2015 alle 07:59 Rispondi

    È difficile rispondere. Un’idea (per una storia) affascina proprio perché è un’idea. Dopo occorre rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare per renderla efficace e onesta. E qui arrivano le difficoltà. Un po’ come quella gente che dice: “La mia vita è un romanzo, avessi il tempo per scriverlo!”. Non si tratta solo di mancanza di tempo, ma di lavorare per rendere tangibili eventi e personaggi. E ci vuole un insieme di qualità per riuscire nell’intento, che molti non hanno.

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 13:13 Rispondi

      Io penso che difficilmente ti possa venire in mente una storia. Forse è come dice Stephen King, che parte da una situazione (e se mettessi un vampiro a Salem nei giorni nostri?) e su quella costruisce la storia.

  4. Banshee Miller
    12 marzo 2015 alle 08:19 Rispondi

    Purtroppo credo che come dici tu una semplice idea non basti per scrivere una buona storia. Appena avuta, l’idea, ci sembra fenomenale, ci sembra che se ne possa ricavare una storia pazzesca, poi, pian piano l’idea s’affloscia e non se ne tira fuori niente. Spesso va così. Credo dipenda da molti fattori. Magari l’idea era anche buona ma non era il momento giusto per scriverla (mai capitato di avere un’idea, considerarla fenomenale, constarne l’afflosciamento, e poi, dopo del tempo recuperarla e scriverci davvero una storia?) oppure fattori esterni subentrano a complicare le cose, oppure ancora un’idea migliore la scalza. Si va sul sicuro solo quando l’idea è davvero azzeccata, geniale (esempio: Il Pozzo e il pendolo, poteva quell’idea, all’epoca in cui fu scritto il racconto, non dare frutti?). Per le idee “normali”, che s’afflosciano dopo poco tempo, ci vuole tanta capacità nel raccontare, tanta passione da trasmettere, così da poter trasformare una semplice idea in qualcosa di buono. La letteratura è piena di esempi del genere. (quanta gente avrebbe potuto avere l’idea di un gruppo di bambini che scovano una entità brutta e malvagia nelle fogne? e quanti da essa avrebbero potuto ricavarne It?)

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 13:16 Rispondi

      Esattamente. Sono pieno di idee appuntate, tutte fenomenali all’inizio, ma alla fine quasi tutte povere. Può dipendere anche dal momento, come dici tu.
      L’esmpio di IT (di nuovo quel romanzo citato, devo decidermi a comprarlo) è calzante. Dipende non solo dal momento, ma anche dalle capacità dello scrittore.

  5. Giordana
    12 marzo 2015 alle 09:28 Rispondi

    Le mie evidentemente poco, sono anni che non ne porto avanti nessuna, ma presumo che sia anche colpa del periodo sbagliato. In effetti una (una su a una quindicina) è ancora lì, abbastanza forte da resistere e rimanere nitida nella mia mente, in attesa di un momento più tranquillo. Diciamo che questa è rimandata a settembre, ma nel senso buono!

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 13:18 Rispondi

      Intendi il periodo sbagliato per scrivere? Se l’idea persiste, non chiamare il medico, ma lasciala sviluppare :D

      • Giordana
        13 marzo 2015 alle 16:53 Rispondi

        Sì, tra lavoro e bambina non ho più tempo :(

  6. Chiara
    12 marzo 2015 alle 09:59 Rispondi

    Il titolo viene sempre per ultimo. Quello del romanzo (il cui acronimo è semplicemente orribile, quindi non lo scrivo) è nato molti mesi dopo l’avvio della prima stesura. Per i post, dipende. A volte nascono subito. Molto spesso, rimango come una babba per un quarto d’ora buono a cercare qualcosa di adatto… a volte ironizzo, dicendo che impiego meno tempo a scrivere l’articolo, rispetto al titolo.

    Le mie idee, per quel che riguarda la narrativa, nascono sotto forma di immagini. Vedo il personaggio che fa qualcosa. Oppure vedo una location, una situazione, un gesto. E poi la trascrivo. L’embrione dei post, invece, è sempre un concetto, che registro nelle bozze con alcune parole chiave al posto del titolo. A volte lo sviluppo, a volte invece no, proprio come te. Ieri ne ho cancellati 10… ;)

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 13:22 Rispondi

      Romanzi e post sono testi diversi per poter seguire una regola precisa per la scrittura dei titoli. Nei post il titolo deve svelare l’argomento, altrimenti nessuno ti legge. Nel romanzo no. “Via col vento” non significa nulla, per esempio, ma “Il pozzo e il pendolo” sì. “Mondo senza fine” potrebbe parlare di qualsiasi cosa.
      I titoli dei post mi sono sempre risultati facili, quelli dei racconti meno.
      Non cancellare le idee, tienile, magari in futuro possono svilupparsi.

  7. Chiara
    12 marzo 2015 alle 10:05 Rispondi

    P.S. Ma perché il mio commento è finito in approvazione?

  8. animadicarta
    12 marzo 2015 alle 10:09 Rispondi

    Mi trovi pienamente d’accordo e ti ringrazio per il link al mio post.
    Sono anche del parere che nella narrativa a volte occorra del tempo per capire qual è la premessa dietro all’idea, a volte addirittura bisogna terminare la prima stesura per scoprirlo. A me è accaduto così: ho sviluppato un’idea in una storia e solo dopo mi sono resa conto di cosa volevo davvero dire. Però indubbiamente se parti dalla premessa è tutto più facile.
    Quando si scrivono articoli, invece è davvero indispensabile partire da una tesi definita, altrimenti ci si perde o si rischia di produrre aria fritta.

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 13:54 Rispondi

      Per gli articoli sono d’accordo. E sulla premessa, anche, visto che tutto ciò che ho scritto in narrativa non è mai partito da una premessa :D
      Ora sto procedendo in modo diverso, cerco di svilupparla prima.

  9. Renato
    12 marzo 2015 alle 10:19 Rispondi

    Io penso che le idee magari passano, si trasformano … quello che resta, e su cui bisogna impostare la storia e continuare a ragionarci su, è l’emozione; cioè quella improvvisa folgorazione che sentiamo dentro quando ci accorgiamo di qualcosa. E se l’emozione è vera, allora continuerà a dirci cose, indipendentemente dal modo in cui riusciremo a metterla per iscritto. Anzi, in questa fase iniziale, meno pianifichiamo più abbiamo materiale autentico e sincero.
    Ma bisogna anche essere molto duri e onesti con sé stessi, e riconoscere che il più delle volte queste emozioni folgoranti sono solo banalità, robetta da poco, e accettare quindi di restare per l’ennesima volta a mani e mente vuota.
    Riuscire a scrivere compiutamente questa idea/emozione in mezza paginetta (cioè la premessa) è il modo migliore per capire se c’è o meno sostanza. Ho detto mezza paginetta (1.500/2.000 battute) niente di più, ma niente di meno.
    Almeno questo è quello che faccio io.

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 13:59 Rispondi

      Ciao Renato, benvenuto nel blog.
      La premessa deve essere breve, è vero. E sono d’accordo sull’emozione: per me un’idea deve lasciare delle sensazioni e quelle sensazioni devono continuare a manifestarsi ogni volta che ci penso, altrimenti è un’idea che non diventa una storia.

  10. Marco Amato
    12 marzo 2015 alle 10:24 Rispondi

    Io non mi riscontro nella tua forma di idea. E leggendo in giro credo che ciascuno ha sempre particolarità e varianti che non rendono due modi identici di concepire le idee.
    A me ad esempio l’idea base è sempre un sentimento, una sensazione che dura giorni. A quella sensazione casualmente si associano eventi. Incontri una persona, una frase letta in un libro, qualcosa letto fra i blog, una considerazione personale, mille cose. Arriva un momento in cui o sfuma, o all’improvviso tutte le associazioni collassano e mi fanno sgorgare l’idea nella sua trama per intero. Inizio a scrivere una sorta di sinossi, dove già è inclusa premessa, svolgimento e finale. Addirittura, sto studiando questi miei processi inconsci per capire come gestirli meglio. Ad esempio, ho notato, che quando stendo la trama, che è un flusso vorticoso di parole, non posso rileggere. Se rileggo, puff… mi blocco, non so più andare avanti. A volte mi sovviene il dopo, una parte che viene più in là. La segno rapidamente in un foglio e proseguo. Se non la segno subito, quando arrivo a quel punto non la ricordo più. Altre volte mentre scrivo, perché l’idea inizia a prendere pagine su pagine, sento un sovraccarico alla mente e l’istinto di fermarmi. Se mi fermo, il proseguo è perduto. Così mi impegno a procedere a oltranza.
    Quando metto il punto finale non so spiegare come ho steso la trama. Mi sembra una cosa aliena. E per questo ho imparato a considerare queste storie spontanee come un dono. E poi le archivio. Raramente valgono la pena d’essere considerate come romanzi. La maggior parte sono racconti. Qualcuna sceneggiatura di film. Certo, la trama è uno scheletro, costruirci la storia parola per parola, è tutta un’altra cosa.

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 14:04 Rispondi

      La rilettura ti fa perdere il filo, succede a tutti, credo.
      La trama invece io me la costruisco approfondendo l’idea e le domanda che ne escono fuori. Alla fine ognuno di noi ha metodi diversi su come procedere a partire dall’idea.

  11. LiveALive
    12 marzo 2015 alle 11:31 Rispondi

    L’idea forte non sempre basta. Si dice che un racconto è una idea forte, un romanzo tante idee deboli. In realtà anche il romanzo può avere idee forti, ma sì, l’idea è questa.
    In realtà anche il “raccontare ê dimostrare” è semplicistico: ci sono testi che si basano proprio sul non sostenere nulla (cosa che NON è tesi a sua volta: penso a Kafka, e a un certo Cechov), o al contrario sul sostenere sia una cosa sia il suo contrario (molto di Tolstoj).
    Quale è una idea forte? Be’, raccontami la storia in una riga, e se appassiona così è una bella idea. “un uomo, che per una falsa accusa aveva preso tutto ciò che aveva, ora istruito e ricchissimo, torna dopo 20 anni sotto diversa identità per vendicarsi dei suoi nemici.” Ecco, questo funziona. E non c’è alcuna tesi da dimostrare (si può cercarla a forza, ma è irrealistico).
    …eppure anche questo è limitante. Perché? Perché la letteratura è cosa oggi così varia e multistratificata che non basta una idea di questo tipo. Prendiamo in mano di DeLillo, o il Faust II di Goethe, o la Adalgisa di Gadda, o i testi maturi di Joyce, o i testi Vociani, o quelli (visto che è il suo compleanno) del D’Annunzio Notturno: la questione non sta tanto nella trama quanto negli accostamenti delle scene, non tanto nella scrittura denotativa quanto connotativa, non tanto insomma nella storia – che pure esiste – quanto nella struttura e, in parte, nella forma. Anche questi testi si poggiano su una idea, ma se nel romanzo la parola segue l’argomento, qui, come fa notare Eco, è più probabile che sia la parola a trascinarsi dietro l’argomento. E allora, che tipo di idea bisogna avere per certi testi? Un tipo di idea completamente diversa.
    Allora forse la questione non sta tanto nella idea forte quanto nel sapere che farci con le varie classi di idee.

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 14:08 Rispondi

      Gli autori che citi secondo me creavano storie molto più profonde di quelle odierne. Non so come sviluppassero le idee né da cosa partissero. Però hanno creato storie che ancora resistono.

  12. Gloutchov
    12 marzo 2015 alle 12:28 Rispondi

    Premesso che il tuo esame su come/cosa debba essere l’idea è interessante, credo che Larry Brooks non intendesse ciò di cui parli. L’idea, che sia forte o meno, che sia premessa o meno, non basta per scriverci sopra un romanzo, così come non basta l’uva (per quanto essa sia eccellente) a fare un vino.
    Oltre l’idea ci vuole olio di gomito, metodo, struttura, e il tempo di maturare. Proprio come per fare un buon vino… altrimenti salta fuori un tavernello, anche se l’uva (ehm… l’idea) di partenza è buona se non addirittura ottima.

  13. Daniele Imperi
    12 marzo 2015 alle 14:10 Rispondi

    Che intendeva Larry Brooks secondo te?
    Neanche io credo che basti un’idea forte per fare un romanzo: poi viene il lavoro più duro. Poi intervengono altri fattori, come le capacità dello scrittore.

    • Gloutchov
      12 marzo 2015 alle 14:35 Rispondi

      Prendi il plot di Guerre Stellari. E’ noto che quando il film fu presentato ai produttori Hollywoodiani Lucas lo riassunse in una frase di due o tre righe. Quella era l’idea. Ma il film che abbiamo visto va ben al di là di un impero oppressivo che viene minacciato da un manipolo di guerrieri dotati di un particolare potere chiamato ‘forza’. La vicenda è arricchita con sub-idee che vanno a riempire i tempi morti: le vicende dei due droidi, il passato di Obi-Uan Kenobi, le vicende di Ian Solo e Chewbecca, la storia di Dart Wader, l’ambiguo rapporto tra la principessa Leila e Luke skywalker… Per ottenere un buon risultato non basta l’idea che accende la scintilla, servono altri ingredienti che possano dare sostanza all’insieme, e che la cucinino in modo che paia credibile, sostanziosa, emozionante. Senza questi ingredienti Star Wars non sarebbe diventato il successo epocale che invece è.

      • Daniele Imperi
        12 marzo 2015 alle 15:15 Rispondi

        Ok, ho capito che vuoi dire. L’idea dà il via, poi ci sono le storie dentro la storia madre che l’arricchiscono e la migliorano.

  14. Tenar
    12 marzo 2015 alle 14:13 Rispondi

    È possibile che ogni idea forte abbia una sua storia?
    Non c’è un minimo comun denominatore tra le mie idee diventate racconti o romanzi. Una volta mi sono svegliata e il sogno fatto era un racconto, fatto e finito. A volte è iniziato tutto da un “e se?” come per King e le Notti di Salem, a volte è arrivato un personaggio.
    Adesso sto progettando un racconto nato dalla frase, spuntata non si sa come “Ci sono case che sembrano fatte apposta per essere infestate…” (che immagino rimarrà, più o meno, l’incipit).
    Spesso ho scritto racconti a tema, sopratutto quando collaboravo con una radio. Se il tempo era poco andavo a caccia di idee narrative con ogni mezzo, mappe concettuali, sbattere la testa contro i muri, assonanze, giochi di parole…
    Di certo non saprei dare delle regole e dire che cos’è o cosa non è una buona idea narrativa, né tanto meno da dove nasca.

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 14:19 Rispondi

      Da dove vengano le idee non si sa. Forse hanno una loro storia, ma credo sia impossibile scoprirlo per tutte.
      La frase dell’incipit mi piace e la condivido in pieno :)

  15. Marina
    12 marzo 2015 alle 15:01 Rispondi

    Vero, un’idea non fa una storia, però credo sia l’elemento principale su cui costruirne una. A me piace parlare di ispirazione, perché è il flash che cattura l’attenzione e che chiede di essere approfondito. La forza di un’idea nasce dall’intensità con cui ti dedichi ad essa, dalla tenacia nel volerle dare a tutti i costi una collocazione. A me viene un esempio che non posso inserire nel commento, ma che ha a che fare con la fecondazione: si parte in tanti, ma solo uno ce la fa! (Metafora azzardata?) ;)

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 15:17 Rispondi

      Sì, l’idea deve attirare l’attenzione e fare in modo anche di mantenerla.
      La metafora dello spermatozoo è azzeccata, sì: un’idea che feconda la creatività e dà vita a un animale :D

  16. Salvatore
    12 marzo 2015 alle 15:23 Rispondi

    Bella la citazione di Larry Brooks. Condivido. :)

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2015 alle 15:39 Rispondi

      La citazione ha scatenato il post :)

  17. Grazia Gironella
    12 marzo 2015 alle 20:31 Rispondi

    La tua distinzione tra idea e idea forte secondo me è giusta, e condivido la tua diagnosi: la premessa può fare la differenza. Non è facile però puntare a priori sulla premessa, che spesso si chiarisce strada facendo e dovrebbe rimanere sotterranea, discreta ma potente. Comunque anch’io rifletto spesso sulla ricerca dell’idea forte. Credo sia più importante di tutto il resto.

    • Daniele Imperi
      13 marzo 2015 alle 08:09 Rispondi

      Anche secondo me non puoi a priori puntare sulla premessa. Nel romanzo in self che sto preparando, infatti, non c’è una premessa, perché quando ho iniziato a lavorarci neanche conoscevo il concetto di premessa. Ma ora sto cercando di studiarla, perché mi sono bloiccato durante la stesura e devo chiarire alcuni punti della storia prima di andare avanti.
      L’idea per me è forte quando continui a pensare a quella storia, quando senti la voglia di scriverla anche dopo tanto tempo.

  18. Giuse Oliva
    13 marzo 2015 alle 12:49 Rispondi

    Ciao, hai perfettamente ragione.
    L’idea non sempre porta a sviluppare una storia, ma se questa idea è forte e porta con sé una premessa altrettanto forte, allora ha davvero buone possibilità di crescere e diventare storia!

    • Daniele Imperi
      13 marzo 2015 alle 14:28 Rispondi

      Proverò a lavorare in questo modo, infatti. Sono sicuro che la scrittura ne guadagnerà.

  19. Francesca Lia
    13 marzo 2015 alle 21:56 Rispondi

    Una nuova storia in genere “mi si manifesta” come una miscela di sentimenti e sensazioni fisiche. Se avessi solo uno spunto di trama o un personaggio, mi mancherebbe comunque l’anima della storia, e non mi interesserebbe nemmeno cominciare a scriverla.
    Penso anche che scrivere una storia e una tesi non siano la stessa cosa. Se nella saggistica dobbiamo avere le idee chiare su tutto per fare un buon lavoro, in narrativa un’idea razionale troppo forte di cosa tratti la storia, di quale sia la trama ecc. rischia di appiattire il risultato finale.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 07:39 Rispondi

      Uno spunto di trama è un buon inizio per una storia, secondo me. Parti da lì per costruirla.
      Nel saggio sono d’accordo: è una trattazione completa su un argomento e quindi va pianificato tutto. Non sono invece d’accordo sul romanzo: perché dovrebbe risultare piatta la storia se hai le idee così chiare?

  20. Lisa Agosti
    15 marzo 2015 alle 21:53 Rispondi

    Mi ritrovo molto in quel che dici, per quanto riguarda i post che pubblico sul blog.
    Ho tante idee che scrivo in un file, alcune le lascio sempre indietro, altre nascono e si sviluppano in fretta, magari anche solo mentre commento il blog di qualcun altro. In questi casi ne nasce un ragionamento che fila e sembra interessante.
    Diciamo che l’idea secondo me è un acino, ma il post nasce dall’intero grappolo di cui quell’acino fa parte. Per fare il vino, poi, ci vuole passione, saggezza ed esperienza. È quel che distingue un post da un buon post.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 07:41 Rispondi

      E per quanto riguarda la narrativa? Come sono le tue idee? Forti come premesse?

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