Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Quanto si guadagna coi diritti d’autore?

Editoria tradizionale e self-publishing a confronto

Quanto si guadagna coi diritti d’autore

Scrivere è divertente, e vedere il proprio libro o ebook pubblicato è una bella soddisfazione. Ma si scrive anche per guadagnare qualcosa. Io scrivo principalmente perché mi piace e perché mi piace soprattutto l’idea che qualcuno legga quello che scrivo. Dei soldi non m’importa, perché so che non camperei mai scrivendo narrativa.

Ma se mettiamo in vendita una nostra storia, vogliamo anche riceverne il giusto compenso, altrimenti la pubblicheremmo gratis nel nostro sito o blog.

E qui entra in gioco la diatriba sulla percentuale delle vendite che spetta all’autore:

  1. chi si affida all’editoria classica non si aspetta grandi guadagni
  2. chi è convinto che il self-publishing sia l’unica strada da percorrere lo fa perché il self-publishing gli assicura, fra l’altro, guadagni più elevati

In questo discorso c’è però un errore di fondo. Il self-publishing non assicura guadagni più alti, ma solo percentuali di vendita più alte rispetto all’editoria tradizionale.

Guadagnare coi diritti di vendita: cosa considerare

Tempo fa una persona mi consigliò di autopubblicare le mie storie, in modo che avrei potuto guadagnarmi da vivere come romanziere, come scrittore di racconti e romanzi. Io mi feci due calcoli e gli risposi che la cosa non era fattibile.

A parte il fatto che un romanzo non si scrive in poco tempo – io, almeno, non ci riesco – ma per poter campare come scrittore di narrativa significa riuscire a ottenere un costante introito vendendo ebook. Quel costante introito, per me, è pari ad almeno 1200 euro fissi al mese (ossia 14.400 euro l’anno – non proprio bruscolini, come diciamo a Roma), come ho scritto nel mio post sul perché non è possibile vivere di scrittura.

Chi pensa solo alla percentuale maggiore che offre il self-publishing non ha considerato tutti gli elementi che entrano in gioco quando si mette in vendita un ebook – anzi, un prodotto commerciale in genere.

La percentuale maggiore sulle vendite non implica maggiori guadagni, ma soltanto maggiori guadagni a parità di numero di copie vendute rispetto all’opera vendibile tramite editore.

Facciamo due calcoli? E facciamoli!

Mettiamo a confronto un ebook autopubblicato con un libro edito da una casa editrice e vediamo quanto guadagnerebbe l’autore vendendo 1000 copie:

  1. prezzo ebook autopubblicato su Amazon (1,99 euro): 1000 copie al 70% delle royalty=1393 euro
  2. prezzo libro editore (14 euro): 1000 copie al 7% delle royalty=980 euro
  3. prezzo ebook editore (1,99 euro) al 25% delle royalty=497,5 euro

Ci sono 413 euro di differenza fra i primi due e 895,5 fra il primo e il terzo risultato. Ma dall’ebook autopubblicato dobbiamo sottrarre le spese varie di editing, impaginazione, copertina, marketing: quanto resta?

Il mio racconto lungo L.U.C. verrebbe a costare 500 euro solo di editing. Me lo impagino da solo, ma la copertina su Fiverr, se voglio immagini uniche, mi costa almeno 50 euro. Ignoro il costo di una campagna di marketing editoriale: chi sa a quanto ammonterebbe può dircelo. Risultato: lo spedisco a un editore.

Il seguito dell’autore: ciò che fa la differenza

Come si vendono tante copie di un libro o di un ebook?

I fattori da considerare sono davvero tanti, perché nel gioco delle vendite, nel grande gioco del Mercato, ci sono così tante sfaccettature che si rischia di entrare in un labirinto di calcoli da cui non si esce più.

C’è anche il famoso “Fattore C”, che per decenza possiamo chiamare “Caso”, ma che è comunemente conosciuto con altro (anatomico) nome. Ma quello non va considerato, perché è appunto un “caso” se un nessuno qualunque fa il botto e si ritrova con un Premio Campiello e al primo posto su tutte le classifiche di vendita, sbattuto in faccia in ogni libreria, pile su pile di copie del suo romanzo d’esordio, tradotto in 40 lingue e coi diritti cinematografici appena acquistati dalla Warner Bros.

Bum!

Ti arriva il successo fra capo e collo e neanche sai più come sia accaduto.

Noi, però, dobbiamo camminare coi piedi per terra e non a 3 metri sopra il cielo, ché con la gravità non si scherza.

Il seguito dell’autore è uno dei fattori forse più importanti da prendere in considerazione quando si scrive.

Faccio un esempio qualunque. Ho letto diversi consigli su come aumentare la percentuale di apertura di una newsletter e portarla ad almeno il 40%. Significa che il 40% degli iscritti alla newsletter apre l’email e la legge. La mia sfiora appena il 20%. Ebbene, io seguo già quei consigli, ma la percentuale resta la stessa. Perché?

Perché io non ho il seguito che tutti quei guru dell’email marketing hanno. Se quei professionisti, seguiti da migliaia e migliaia di persone (alcuni da decine di migliaia), creano una newsletter, la loro percentuale di apertura sarà molto alta, altro che uno scarso 20%. Se qualcuno di voi apre ora un blog e crea una newsletter, sarà già tanto che ottenga una decina di iscritti entro due mesi.

Ecco perché dico di aprire un blog molto prima di pubblicare un libro.

Questo per dire che tutti quei consigli che si leggono online vanno presi con le pinze, come si suol dire: sono validi, senz’altro, ma sono più validi per qualcuno che per tutti.

Quanto si guadagna allora coi diritti d’autore?

Dipende. Non posso darvi una risposta diversa. Lasciate stare tutte le chiacchiere che si fanno in giro, perché nessuna di quelle chiacchiere vi riempirà il portafogli di royalty guadagnate.

Se decidete di pubblicare in self-publishing, fatelo per altri (validi) motivi, ma non fatelo per i guadagni più alti, perché non si tratta di guadagni reali, ma di percentuali più alte sulle vendite.

Nessuno al mondo potrà mai garantirvi che col self-publishing guadagnerete di più rispetto all’editoria tradizionale. E è vero, ovviamente, anche il contrario: nessuno potrà dire che guadagnerete di più con editori come Mondadori, Longanesi, ecc.

Perché tutto dipende dagli elementi appena discussi. E da chissà quanti altri sfuggiti.

70 Commenti

  1. Azzurropillin
    13 ottobre 2016 alle 08:19 Rispondi

    Sulla piattaforma di autopubblicazione di Amazon per avere il 70 percento sul prezzo di copertina devi vendere l’ebook a un prezzo minimo di 2,99€. Altrimenti la percentuale è del 30.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 12:43 Rispondi

      Sì, lo so, però resta il fatto che puoi arrivare a quella percentuale. E un romanzo corposo non può essere venduto a 1,99 euro. 2,99 credo sia accettabile come spesa.

  2. Grilloz
    13 ottobre 2016 alle 08:43 Rispondi

    Questo post si riaggancia al commento che ti ho lasciato qualche giorno fa, e che avrei dovuto precisare meglio, ma alla fine quel che volevo ire è più o meno quello che scrivi tu in questo post, anche se io avevo usato parole meno comprensibili :P
    Mi sa che nel tuo calcolo non hai considerato l’iva, che se pubblichi su amazon senza isbn è al 22% invece che al 4% e che il prezzo degli ebook pubblicati da editori si sta attestando attorno ai 6,99€ – 9,99€ (chissà poi perchè il prezzo del cartaceo viene arrotondato e quello dell’ebook no :P).

    • Silvia
      13 ottobre 2016 alle 08:47 Rispondi

      Secondo me il prezzo dell’ebook non viene arrotondato perché l’ebook, per sua natura, viene acquistato più di getto. E’ frutto più del “massì, dai, lo compro”, mentre il cartaceo è un acquisto più ragionato. Di conseguenza la tecnica del convincerti che costa poco ha più presa che col cartaceo.

      • Daniele Imperi
        13 ottobre 2016 alle 12:46 Rispondi

        Forse è così. Ma anche 2 euro anziché 1,99 è un prezzo basso per un ebook :)

      • Grilloz
        13 ottobre 2016 alle 15:50 Rispondi

        Possibile, ma mi stupisce come questa tecnica dell virgola novantanove venga applicata praticamente ovunque tranne che sui libri cartacei, una sorta di tradizionalismo?
        Ma soprattutto io arrotondo subito all’euro superiore, come mai non lo fanno ancora tutti?

        • Daniele Imperi
          14 ottobre 2016 alle 08:18 Rispondi

          Potrebbe essere tradizionalismo: lo hanno visto fare a qualcuno e tutti a imitare.

    • Serena
      13 ottobre 2016 alle 09:34 Rispondi

      Allora, sembra che l’IVA sugli Ebook torni al 4% perché l’Unione ha riconosciuto che si tratta di un libro a tutti gli effetti. Adesso non posso fare la ricerchina, sarò più precisa appena ho tempo

      • Daniele Imperi
        13 ottobre 2016 alle 12:46 Rispondi

        Bene, speriamo si diano una mossa e non dobbiamo aspettare il 2020 :D

      • Grilloz
        13 ottobre 2016 alle 15:48 Rispondi

        Ma varrebbe anche per quelli privi di codice isbn? Mi pare che adesso amazon applichi l’iva al 22%

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 12:45 Rispondi

      No, non ho considerato l’Iva, ma diciamo che è sottinteso che si debbano pagare delle tasse.
      Neanche io capisco perché un cartaceo costi 12 euro e la sua versione in ebook costi 3,99. Misteri dell’editoria :D

      • Grilloz
        13 ottobre 2016 alle 15:51 Rispondi

        Sì, però il 18% fa una certa differenza. Tra l’altro chissà se qualcuno sa se i diritti d’autore si cumulano al reddito o vengono tassati a parte?

        • Daniele Imperi
          13 ottobre 2016 alle 15:53 Rispondi

          Vedi se trovi la risposta qui: http://pennablu.it/vendere-libro-blog/ :)

          • Grilloz
            13 ottobre 2016 alle 16:12 Rispondi

            Esaustivo, ma, come al solito quando si toccano temi fiscali, complicato :D

            • Daniele Imperi
              13 ottobre 2016 alle 16:25 Rispondi

              Eh, infatti, conviene sempre contattare un commercialista quando sarà il caso.

          • Grilloz
            13 ottobre 2016 alle 16:28 Rispondi

            Ah, vuoi proprio essere sicuro di non guadagnare nulla dalla scritture :D

            • Daniele Imperi
              13 ottobre 2016 alle 16:50 Rispondi

              In effetti, meglio farsi gli affari propri :D

  3. Silvia
    13 ottobre 2016 alle 08:44 Rispondi

    Pur non essendo contraria al self, anzi col tempo sto sempre più rivalutando questa opzione, sono perfettamente d’accordo con te. Tanto più che, a mio parere, qualsiasi scelta si faccia in campo editoriale non deve avere come obbiettivo principale il guadagno. Certo, è un aspetto importante ma non può essere considerato quello discriminante. Riuscire a vivere di scrittura, almeno intesa come unicamente scrittura di libri, è probabile quanto riuscire a vincere al superenalotto: come dici tu, dipende unicamente dall’imperscrutabile fattore C. Troppo poco per crederci davvero. :)

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 12:49 Rispondi

      No, infatti, bisogna lasciar perdere la questione guadagno, altrimenti rischi solo di produrre fuffa, come tutta quella che gira a opera dei vari guru del web.
      Io non ho mai avuto quel fattore C in niente, quindi non ci posso proprio credere :D

  4. Bonaventura Di Bello
    13 ottobre 2016 alle 10:18 Rispondi

    Come sai pubblico da diversi anni sia con editori tradizionali (Hoepli, nel caso specifico) sia con il self-publishing (su tutte le piattaforme) e, nonostante riesca a fare da me riguardo alle varie necessità dell’auto-pubblicazione (editing, copertina, creazione ebook, ecc.) e abbia già un cospicuo numero di titoli all’attivo alla fine le ‘rendite’ sono quelle che sono, e sicuramente non paragonabili (almeno per ora) con quelle dell’editoria tradizionale. A fronte di royalty nettamente inferiori, un editore ‘serio’ ti assicura distribuzione nelle librerie e visibilità che non potrai mai avere senza investire somme ingenti nel caso volessi auto-pubblicarti. Lo stesso posso dire per la mia compagna, che condivide con me questo percorso come autrice di altri generi. E tieni presente che parliamo di saggistica, per ora, quindi di ebook e libri che bene o male rispondono a delle ‘esigenze’ e non vengono acquistati per puro diletto. Considerata, infine, la propensione alla lettura degli italiani, non è difficile tirare le somme.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 12:51 Rispondi

      Mai fare da sé con l’editing :D
      Quindi ti è andata meglio con Hoepli che con il self? Ma poi dipende anche da cosa hai pubblicato con uno e con l’altro.

      • Bonaventura Di Bello
        13 ottobre 2016 alle 14:20 Rispondi

        Beh, proprio ‘da sé’ no, ci aiutiamo a vicenda io e Vitiana :)
        Riguardo al tipo di pubblicazioni, considera che quelle dedicate a WordPress sono state pubblicate sia con Hoepli sia da indipendente, sebbene nel primo caso il cartaceo abbia fatto la differenza con la distribuzione in libreria. Lo ‘zoccolo duro’ dei potenziali lettori che sbirciano gli scaffali non è da trascurare, perché sono meno ‘distratti’ di quelli che invece sfogliano i libri online. Come sai poter ‘toccare’ un prodotto prima di acquistarlo produce tutt’altra impressione di una pur curata presentazione ‘virtuale’ online. Comunque sia io che Vitiana cerchiamo di allargare il numero e il genere di pubblicazioni per testare sempre nuovi territori dell’auto-pubblicazione, anche usando pseudonimi quando occorre. L’obiettivo è avere almeno cento pubblicazioni a testa, fra quelle con editori e quelle indipendenti, ma ci vorrà qualche anno ancora. Poi vedremo se si raggiunge o meno la ‘rendita sufficiente’ di cui parlavi. :)

        • Daniele Imperi
          13 ottobre 2016 alle 15:10 Rispondi

          Li hai pubblicati prima da indipendente e poi ti ha scoperto la Hoepli?
          Alla Hoepli avevo proposto un saggio sul blogging, ma non mi si sono c… :D
          100 pubblicazioni? Per me ci vorranno secoli…

          • Bonaventura Di Bello
            13 ottobre 2016 alle 15:32 Rispondi

            Nel mio caso no, mi sono proposto io stesso in occasione di un Joomla! Day dove Hoepli partecipava ovviamente come sponsor, inviandogli poi il progetto del primo libro (che tra l’altro ha esaurito tutte le copie e sto riconsegnando nella seconda edizione). Anche se nel mio caso ha giocato a favore la (lunga) carriera giornalistica di settore, un mio amico e collega aveva invece già pubblicato con Lulu ed è stato poi ‘scoperto’ da Hoepli prima che mi proponessi in tale occasione, mi riferisco a Roberto Chimenti che ha al suo attivo numerosi titoli pubblicati con l’editore. Anche a me Hoepli dice ‘no’ su varie proposte, che puntualmente rilancio da autore indipendente in questi casi. Parliamo sempre di manuali e saggi, ben diversi dalla narrativa (che tuttavia ha i suoi vantaggi in fatto di ‘appeal’ fra il grande pubblico), il che rende anche più facile raggiungere quella meta apparentemente ardua delle cento pubblicazioni. Sulla tua proposta relativa al blogging, probabilmente è arrivata quando c’era già troppo sull’argomento (anche da parte di altri editori concorrenti), io sono partito come hai visto con un manuale ‘generico’ su WordPress e sono poi passato allo specifico (e-commerce, SEO, blogging e content marketing) ma appunto valutando cos’altro era già disponibile sul mercato. Il prossimo passo da ‘indie’ è la narrativa, ma mi serve il tempo per elaborare le idee che sono lì nel cassetto da tanti, troppi anni. Piani piano ci arrivo, eh, non mi arrendo! :)

  5. Martin Rua
    13 ottobre 2016 alle 10:51 Rispondi

    Io, come spesso accade su questo blog, vado un po’ contro corrente.
    Dalla mia esperienza con il self-publishing prima e con Newton Compton poi, posso dire che se giochi bene le tue carte, il self-publishing riserva molte sorprese.
    La mia esperienza: uno dei miei romanzi è stato in vendita su Amazon, auto-pubblicato, a 0,99 cents, con royalties al 35%. Risultato: ho venduto quasi 10.000 copie in quattro mesi. Fate due calcoli. Ho guadagnato quasi 3500 euro. Solo con un libro e in meno di quattro mesi. Nello stesso tempo avevo anche altri due titoli su Amazon: si sono aiutati a vicenda. Risultato: vendevo non meno di 300/400 copie al mese anche degli altri due, che però costavano un po’ di più (mi pare 1,99).
    Insomma, un piccolo stipendio.
    Visto che stavo sempre tra i primi dieci, la Newton ha bussato alla mia porta e…
    Be’, il self-publishing di Amazon un po’ mi manca.
    Vivere di scrittura? Si può. Con un po’ di lavoro e “azzeccando” il libro.
    Certo, rimanere con i piedi per terra è sempre una scelta saggia.
    Ma io non sono saggio.
    Sono un artista. La cosa mi fa soffrire, ma è più forte di me.
    Vi abbraccio.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 12:53 Rispondi

      Va benissimo andare controcorrente :)
      Quando hai pubblicato quel tuo romanzo in self, eri conosciuto online?
      Non puoi pubblicare qualcosa per conto tuo su Amazon?

    • Bonaventura Di Bello
      13 ottobre 2016 alle 15:34 Rispondi

      MARTIN RUA quanto ha giocato nel tuo caso la promozione? Hai potuto lanciare l’ebook su canali anche non convenzionali come la radio (con interviste, per esempio)? Hai usato la formula del Kindle Select inizialmente? Avevi un ‘parco lettori’ maturato attraverso blogging o altro (mi rifaccio alla domanda di Daniele in questo caso)?

    • Elena
      13 ottobre 2016 alle 16:07 Rispondi

      Bravo Martin!
      Ma pubblicavi solo ebook o utilizzavi anche l’opzione cartaceo?

      • Daniele Imperi
        13 ottobre 2016 alle 16:10 Rispondi

        Ehm, “Martin” è un fanciullo :D

        • Elena
          13 ottobre 2016 alle 19:27 Rispondi

          Niente, che figuraccia. Si può cancellare il commento????? Maledetto smarthpone!

          • Daniele Imperi
            14 ottobre 2016 alle 08:22 Rispondi

            L’ho modificato al maschile, ok? :D

  6. Mala Spina
    13 ottobre 2016 alle 11:35 Rispondi

    Quello delle royalties è un discorso così complesso che non so come poterlo schematizzare.
    Lasciando stare il caso dello scrittore fortunello che stravince premi, diventa il cavallo di battaglia di Mondadori o similari e i cui diritti sono venduti a HBO, proviamo a stare nella media degli autori.
    Le royalties dipendono da
    1) Il genere che scrivi e lo sappiamo tutti cosa vende in Italia.
    2) Se azzecchi il trend del momento.
    3) Se hai un seguito, come dicevi tu.
    4) Se presenti un prodotto ben curato (che non è nemmeno vero, ho visto delle cose oscene in top ten per mesi).
    5) Se hai pubblicato in maniera tradizionale dipende anche dall’editore. Ti paga solo a partire da un certo numero di copie? I rendiconti sono accurati o “a occhio”? Ogni quanto si è pagati? Ho visto e sentito cose ai limiti della pezzenteria.

    Tieni presente che uno dei fattori per cui gli autori scelgono il Self Publishing non è tanto l’ammontare della percentuale di royalties, ma il fatto che, quando ci sono, i diritti sono pagati sull’unghia, mensilmente nel caso di Amazon e senza tante storie. Ti pare poco?
    (Il secondo motivo, sempre secondo la mia esperienza parlando con autori indipendenti che magari venivano dall’editoria tradizionale, è l’avere il completo controllo su tutto il processo ma non è questo l’argomento dell’articolo.)

    Si può vivere di Royalties? Se azzecchi tutti i punti di cui sopra mediamente ci puoi tirare a campare (se li azzecchi) e conosco almeno 3 persone che con il self Publishing guadagnano quanto a fare un part-time da impiegati. Altrimenti fai come me che ci pago un po’ di bollette. ;-)

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 12:57 Rispondi

      Le royalty dipendono anche dal genere? Questa non la sapevo.
      E quale sarebbe il genere che vende in Italia?
      Forse parli di guadagni su copie vendute e non su percentuale sulle vendite. In questo caso ok sulla moda del momento.
      Sul periodo dei pagamenti sono d’accordo: anche per me dovrebbero essere versati mese per mese. Ma se un mese il guadagno è di 3 euro, l’editore non può farti un bonifico per quella cifra. Io neanche lo vorrei.

      • Mala Spina
        13 ottobre 2016 alle 13:45 Rispondi

        Intendo che ci sono generi che ti assicurano più vendite di altri. Basta guardare la classifica, non si tratta di sicuro di fantascienza e nemmeno di horror (a parte pochi noti tipo The Martian e Lovecraft o King), non si tratta nemmeno di fantasy (a meno che si chiami Rowling o Martin). Ci sono le eccezioni, è vero, ma sono eccezioni, appunto (2-3 gialli, un thriller).
        Il genere principe è il rosa contemporaneo ed è anche comprensibile perchè ha i lettori più insaziabili che macinerebbero libri a ruota libera. Paradossalmente sono i lettori anche più “aperti”. Non so se è una mia impressione ma i lettori di rosa non stanno molto dietro a chi sia l’autore, non storcono il naso se vedono un nome sconosciuto senza editore. Se la storia è buona o se soddisfa i loro criteri la comprano. Come dire… non sono snob come altri lettori di genere che conosco io e che se non è Gemmell o Erikson manco si avvicinano.

        Per la periodicità dei pagamenti, di regola dovrebbe essere una volta l’anno, al momento in cui arrivano i rendiconti delle vendite nelle librerie e i resi. A volte però i rendiconti sono “sulla fiducia” oppure (cit.) “Ci rifacciamo l’anno prossimo che tanto sono così poche…”.
        Perlomeno sai che se vendi un libro a 2,99 su Amazon, cascasse il mondo, a fine mese hai le tue 1,60 e rotte royalties sul tuo c/c.

        • Mala Spina
          13 ottobre 2016 alle 13:49 Rispondi

          Ultima cosa e poi non ti ammorbo più: non a caso, i pochi che conosco ad avere abbastanza entrate con la scrittura scrivono rosa. :)

          • Daniele Imperi
            13 ottobre 2016 alle 14:02 Rispondi

            Pochi famosi o anche sconosciuti?

        • Daniele Imperi
          13 ottobre 2016 alle 14:01 Rispondi

          L’horror va da sé che venda poco, anche perché secondo me ci sono ben poche storie veramente valide.
          E la fantascienza è di nicchia.
          Vero, il rosa, lo avevo letto. Be’, allora mi metto l’anima in pace: io non venderò :D
          Con l’editoria è una volta l’anno il pagamento, ma per me va bene.
          A me hanno mandato un rendiconto dettagliato. Poi dipende dall’editore.

          • Mala Spina
            13 ottobre 2016 alle 14:40 Rispondi

            Una volta che hai superato la “fase dell’accettazione” poi va meglio e ti rassegnerai a non guadagnare molto. ;-) Adesso che ci penso, la Carla Monticelli fa parte del gruppo che vive di scrittura e ha pubblicato pure fantascienza e thriller!
            Comunque parlando di quei pochi che conosco, sono persone fuori dal circuito degli editori e non hanno altri nomi se non quello che si sono fatti pubblicando su store online.
            Tanto per parlare… Il kindle Unlimited, così vituperato, per il rosa va alla grande mentre per gli altri generi no. Perchè chi legge rosa ne consuma così tanti che trova super conveniente l’abbonamento.

            • Daniele Imperi
              13 ottobre 2016 alle 15:11 Rispondi

              Allora devi darti al rosa. Io non ci penso proprio, a me piace il nero, il rosa non mi sta bene :D

          • Mala Spina
            13 ottobre 2016 alle 18:40 Rispondi

            prima o poi approderò anche con una storia rosa (see…). Il problema è non farsi scappare un omicidi, inseguimenti e tentacoli vari.

  7. Barbara
    13 ottobre 2016 alle 12:00 Rispondi

    “…tutti quei consigli che si leggono online vanno presi con le pinze” Quindi devo prendere con le pinze anche i tuoi? :D :D :D
    Scherzi a parte, i calcoli che hai fatto mi sembrano così ovvi…che mi sembra strano doverli spiegare. Alla fine quel che comanda è il numero di copie vendute (e il prezzo, ma se lo alzi troppo, da esordiente, non vendi).
    C’è anche da dire una cosa: non sono molto convinta che affidandosi a una casa editrice tradizionale si risparmi. Con la crisi, anche loro hanno tagliato parecchio. Il risultato è che se presenti un manoscritto già editato hai maggiore probabilità di essere anche solo letto (la scelta per la pubblicazione è il fattore C). Quindi, costo di editing comunque a carico dell’autore. E’ vero che il libro pubblicato poi arriva nelle librerie fisicamente (se c’è una buona distribuzione, non tutte le case editrici ce l’hanno), ma non vedo poi molta promozione. A parte i soliti nomi noti, anche il resto della promozione è lasciata all’autore! Di solito le CE si limitano alla loro newsletter, ai loro social, a qualche apparizione nelle newsletter o cartacei promozionali delle grandi catene, di eventi fisici ne vedo pochissimi. Ergo, comunque l’autore deve metterci del suo: avere il blog, i social, farsi vedere e trovare. Anche pubblicando con una CE, editing e promozione non sono poi tanto risparmiati.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 13:00 Rispondi

      Soprattutto i miei :D
      La questione del manoscritto già editato per me è sbagliata: quale casa editrice lo accetterebbe? E come fa a fidarsi che davvero c’è stato editing? E poi risparmio su cosa? L’editor magari è interno, quindi stipendiato.
      Quello a cui non si pensa mai è che le case editrici sono aziende e, come tutte le aziende in Italia, soffrono di tasse inutili.

    • Grilloz
      13 ottobre 2016 alle 16:06 Rispondi

      “se c’è una buona distribuzione, non tutte le case editrici ce l’hanno”
      quasi tutte le case editrici si appoggiano a messaggerie (o come si chiama adesso). Il problema è che messaggerie promuove di più chi gli garantisce volumi maggiori. Inoltre messaggerie è di proprietà di GeMS (cosa che a me fa rabbrividire).
      Ho partecipato ad una discussione fra editori il cui tema era se avesse senso per un piccolo editore indipendente appoggiarsi a messaggerie, che in sostanza non ti considera, e se non fosse piuttosto meglio appoggiarsi a distributori più piccoli che ti possono promuovere maggiormente coi librai.

      • Andrea
        13 ottobre 2016 alle 23:03 Rispondi

        Con GEMS intendi Mauri spagnol? Perché ti fa rabbrividire? Pura curiosità.

        • Grilloz
          14 ottobre 2016 alle 07:05 Rispondi

          Beh, chi pubblica e chi distribuisce nelle stesse mani, un controllo del mercato un po’ troppo forte e poco rispettoso della concorrenza. Così come mondadori rizzoli e feltrinelli con le loro librerie.

  8. Elena
    13 ottobre 2016 alle 16:10 Rispondi

    Ciao tutti, lascio perdere la questione proventi, sceglierei (e ho scelto in alcuni casi) il self per altri motivi, come ho già detto più volte.
    e se devo dire la verità, io che ho un blog da un anno e mezzo, da sei mesi completamente riposizionato, non vendo moltissimi libri attraverso il blog. Vendo le mie idee, ma non i miei libri :)
    Forse non ne sono capace forse non funziona molto… Che ne dite?

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 16:11 Rispondi

      In che senso vendi le tue idee?

      • Elena
        13 ottobre 2016 alle 19:29 Rispondi

        Massì, che parola strana che ho usato, io odio parlare di vendere sul blog. Nello specifico intendevo dire che propongo idee e spero che suscitino l’interesse degli altri… Avrei dovuto usare le virgolette (sarà l’umidità, oggi non ne azzecco una)
        In verità vendo solo i miei libri, ma come dicevo non mi riesce così bene… :)

        • Daniele Imperi
          14 ottobre 2016 alle 08:24 Rispondi

          Non li metti in qualche piattaforma? Nel blog dovresti avere una galleria delle tue pubblicazioni, coi libri linkati alla scheda in cui acquistarli.

          • Elena
            14 ottobre 2016 alle 15:47 Rispondi

            C’è c’è…. Appena ho tempo cerco nei tuoi post, sicuro hai scritto qualcosa a proposito… :)

  9. Tenar
    13 ottobre 2016 alle 16:23 Rispondi

    Io mi mei magri guadagni me li mangio. Nel senso che ogni tanto mi ci pago una cena. Qualche volta un fine settimana. Di certo con il mio carattere, anche se vendessi di più, non rinuncerei facilmente a uno stipendio più stabile. Una volta sognavo di vivere di scrittura. C’è chi ce la fa, un po’ pubblica, un po’ edita, un po’ fa lezioni/presentazioni/corsi, un po’ fa direzione editoriale. Io tutto sommato mi tengo un lavoro che mi piace. Scrivo perché mi va di farlo e il guadagno che viene da lì è tutto grasso che cola.
    (Però sono cene che danno molta soddisfazione quelle post pagamento diritti d’autore).

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2016 alle 16:26 Rispondi

      E fai bene :D
      Neanche io rinuncerei mai a uno stipendio, se dovessi vedere belle entrate con la narrativa.
      E concordo sulla soddisfazione di certe cene :)

  10. Simona
    13 ottobre 2016 alle 17:43 Rispondi

    Campare di scrittura è difficile ma non impossibile. Io fortunatamente ho un lavoro e quindi non ho mai pensato di sfamarmi con la scrittura, però non ci devo nemmeno rimettere. Pretendo i pochi spiccioli che ho guadagnato, e se mi avanzano ho qualche buona causa in cui credo da sostenere, non certo gli editori. Quelli possono pure chiudere bottega.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2016 alle 08:21 Rispondi

      No, non è impossibile, ma visto che in Italia forse ci campa una sola una manciata di scrittori, bisogna considerare che è molto improbabile.

      • Simona
        14 ottobre 2016 alle 13:35 Rispondi

        Sono d’accordo, Daniele. Guarda, conosco molti ingegneri e avvocati che non hanno nemmeno un libro nelle loro case , neanche di ricette, hanno letto il codice da vimci tre anni fa e lo considerano il capolavoro della letteratura mondiale. La lettura non è il passatempo preferito degli italiani, e non è una colpa. Per questo motivo i numeri di Martin sono impressionati. Chapeau, davvero, posso solo fargli i complimenti.

  11. Roberto
    14 ottobre 2016 alle 12:54 Rispondi

    Intanto scrivo per il piacere di farlo…

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2016 alle 13:19 Rispondi

      Quello va fatto sempre :)

  12. Stefania Crepaldi
    14 ottobre 2016 alle 17:58 Rispondi

    Ho appena letto questo articolo, e l’ho trovato interessante e molto pragmatico.
    Non ho nulla da aggiungere perché le variabili, come giustamente dici tu Daniele, sono infinite, e il fattore C è LA variabile.
    Volevo solo aggiungere che un esordiente fortunato, che vende un buon numero di copie con l’editoria tradizionale, in un anno guadagna 10.000 euro, centesimo più, centesimo meno. Non dico un esordiente che riesce a “fare il botto” all’improvviso, ma uno scrittore che inizia a farsi strada e a essere riconosciuto come tale dai lettori. Lo affermo con precisione perché una volta l’ho chiesto a uno scrittore in maniera spudorata ;)
    E con 10.000 euro in Italia non campi mi sa. A meno che tu non sia single, con una casa di proprietà e non ti si rompa mai niente.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2016 alle 09:20 Rispondi

      Per guadagnare 10.000 euro in un anno devi vendere 5000 copie del libro al costo di 20 euro e prendendo il 10% di diritti. Ma poi ovviamente ci sono altre variabili: variano il prezzo di copertina (il romanzo di un esordiente è raro che costi 20 euro) e le royalty (è raro che tu abbia il 10%). Quindi il numero di copie da vendere per arrivare a 10 mila euro si alza di molto.

  13. Luisa
    14 ottobre 2016 alle 23:15 Rispondi

    Martin Rua si direbbe un “bravo”, ho letto molte storie di persone che dal niente sono poi emerse ognuno nel loro settore.
    Tutti pur raccontando la propria storia vincente omettono particolari importanti, che portano alla vera realizzazione.
    Amazon è una realtà, personalmente sarei più propensa a pubblicare con un editore, il problema per me è la scelta di quest’ultimo.
    Guadagnare ? Bello, ma per guadagnare bisogna spendere prima e chi non ha da spendere, non pubblica?

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2016 alle 09:21 Rispondi

      Devi scegliere l’editore in base a ciò che hai scritto e a come ha curato i suoi libri. Mai spedire un manoscritto a una casa editrice senza prima aver mai letto nulla che ha pubblicato.

  14. Luigi
    16 ottobre 2016 alle 14:40 Rispondi

    Interessante discussione.. Personalmente non ho mai pensato che si possa vivere di scrittura, a parte il fattore C😉 Ho pubblicato quattro titoli sempre con il medesimo editore e non ho nessuna esperienza di auto pubblicazione, nel mio caso l’Editore mi assicura un buon supporto promozionale e mi organizza diverse serate di presentazioni in cui, vendendo le copie che pago al 50% del prezzo di copertina ho un certo guadagno. Ecco con un ebook autopubblicato o no, mi mancherebbero questi eventi, in cui oltre ad avere un contatto diretto con i potenziali lettori, mi diverto molto !

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2016 alle 08:15 Rispondi

      Se riesci a vendere tutti i titoli che hai comprato al 50% di sconto, allora conviene, ma devi considerare anche quanto spendi per fare la presentazione, come viaggio, pernotto, a meno che non siano tutte nella tua città.

  15. Martin Rua
    17 ottobre 2016 alle 09:20 Rispondi

    Scusate, non avevo attivato le notifiche.
    Rispondo a caso: quando ho autopubblicato non avevo particolare seguito, ma sono stato uno dei primi a usare il Kindle Direct Publishing in Italia, quindi ho approfittato dell’effetto novità. Pubblicavo solo in eBook.
    Se posso autopubblicare adesso che sono sotto contratto con Newton? No, non posso, ho un vincolo.
    Che canali ho sfruttato per farmi pubblicità: social network essenzialmente. Avevo già un sito, ma non particolarmente popolare. Insomma, non ho seguito per nulla le indicazioni di Daniele!
    Mi è andata bene per una serie di fortunate coincidenze, forse. Secondo me, a livello di marketing, le cose che contano su Amazon sono, come primo impatto, la copertina e il prezzo. Se poi il lavoro è anche fatto bene, hai buone possibilità di emergere.

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2016 alle 10:01 Rispondi

      Il vincolo non mi piace e non capisco perché ci sia. Posso capire che la Newton ti vincoli sulla serie del tuo personaggio, ma che tu non possa autopubblicare altre storie non mi sembra corretto.

      • Martin Rua
        17 ottobre 2016 alle 19:57 Rispondi

        C’è una clausola di esclusiva – che ha una validità limitata nel tempo, ovviamente – in base alla quale non puoi autopubblicarti per conto tuo, né pubblicare con un altro editore, a meno che tu non venga autorizzato a farlo dopo aver sottoposto la questione e ottenuto l’ok.
        Per esempio, ho pubblicato con un editore napoletano una guida esoterica della Cappella Sansevero dopo aver avuto l’autorizzazione dalla Newton. Questo perché era un prodotto totalmente diverso dai loro e non avevano interesse a pubblicarlo.
        Se io invece voglio pubblicare un thriller per conto mio, non posso farlo, perché è un genere che l’editore Newton Compton tratta eccome e potrebbe essere interessato a pubblicarlo. Questo, ovviamente, fino a che è in essere il contratto tra me e loro con la clausola di cui sopra.
        In realtà non mi sembra una cosa tanto bislacca o ingiusta.

        • Daniele Imperi
          18 ottobre 2016 alle 08:43 Rispondi

          Penso sia giusto che tu sottoponga altri thriller all’editore con cui già pubblichi, ma non è giusto secondo me che tu non possa autopubblicarti.

  16. Luigi
    17 ottobre 2016 alle 09:32 Rispondi

    Le presentazioni non sono esenti da spese, se non sono nella mia città, normalmente pago il viaggio, la logistica mi viene generalmente offerta, quando questo non avviene, come nella mia prossima presentazione a Roma, trovo qualche amico che mi ospiti.. Anche cosi i guadagni sono solo bruscoline, ma gratificanti- :)

  17. Francesca La Carbona
    19 giugno 2017 alle 13:00 Rispondi

    Ciao Daniele. Ho pubblicato con scrittorie vincente su diverse piattaforme, tra cui anche amazon.
    Sono certa di aver venduto almeno una quindicina di copie, ma dall’accesso alle piattaforme amazon, create-space e kindle, ne visualizzo 4-5. come verificare qual è il numero delle copie vendute realmente? Grazie

    • Daniele Imperi
      19 giugno 2017 alle 13:45 Rispondi

      Devi informarti con la piattaforma. Amazon, a quanto ne so, è trasparente nel conteggio.
      PS: ho dovuto rimuovere ancora l’indirizzo del tuo sito, perché conteneva spazi e dava una pagina di errore. Attenta a come scrivi la url.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.