Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Guadagnare scrivendo

10 euro

Lʼultima volta che ho parlato di soldi uniti alla scrittura lʼarticolo ha avuto un bel successo: oltre 100 commenti, fra cui qualcuno anche un poʼ acido. Quando vai controcorrente, quando scrivi qualcosa che dà fastidio o comunque urta la sensibilità o le opinioni di qualcuno, è normale che “gli animi si scaldino”.

In quel caso, però, io parlavo di un tipo preciso di scrittura, di quel tipo che, sappiamo tutti – o dovremmo sapere tutti – non paga moneta sonante: la scrittura creativa, ossia lavorare come romanziere.

Ma altri tipi di scrittura quanto pagano? Oggi parlo della scrittura per il web, che ha tantissime sfaccettature.

Scrivere articoli per un blog aziendale e per i social media

Chi lavora in unʼazienda non sa scrivere per il web, non è quello il suo lavoro. Per alcune aziende, però, un blog è necessario per vari motivi:

  • SEO: sono contenuti a tema che faranno pian piano emergere il sito aziendale sui risultati di Google (ma su questo ci si potrebbe scrivere un libro)
  • Lettori: sono contenuti utili che fidelizzano i lettori, che a loro volta possono trasformarsi in clienti

Ma chi scrive per il blog aziendale?

E basta solo quello? No, oggi sappiamo che i social media hanno un ruolo importante e decisivo, quindi unʼazienda deve creare contenuti anche per i vari profili social che ha.

Ma chi crea quei profili? E chi ci scrive?

Se non conosci alla perfezione come funziona Facebook, non puoi offrire come servizio la creazione di contenuti per Facebook.

Lo scorso anno il blog di Pennamontata ha pubblicato un articolo in cui metteva in chiaro i costi da sostenere per unʼazienda nella comunicazione online e la cifra che uscì fuori si aggirava attorno ai 2000 euro al mese.

I costi sono quelli, Pennamontata ha ragione, anzi forse sono anche più alti, ma quante aziende possono spenderli?

Non certo quelle che non rispondono ai miei preventivi. Ma non posso scrivere per 2 euro ad articolo né per uno, come va di moda chiedere sul forum Alverde.

Come si misura il valore di un articolo per il blog?

Su Skype giorni fa ho mostrato a un mio amico le tariffe viste su un sito americano, GrowthPub, che chiede 147 dollari a post (sono circa 130 euro). Nel servizio sono inclusi:

  • strategia di contenuti e calendario editoriale
  • articolo approfondito di oltre 1500 parole
  • immagini personalizzate e grafici
  • ottimizzazione del post, description e impaginazione sul blog

Tutto ciò che dovrebbe essere richiesto da un blogger professionista, tutto ciò, anche, che serve per creare un articolo di valore e utile per un blog aziendale.

Molte aziende – lo vedo dalle richieste che mi arrivano – chiedono articoli di 200, 300 o 400 parole. Beh, con articoli così brevi, se davvero il blog ti serve per emergere e per creare buoni contenuti – e non solo per fare numero –, non ci fai nulla. 200 parole forse vanno bene per Facebook, ma non per un post.

Spendere soldi per una serie di post di 200 parole significa buttare i propri soldi dalla finestra. Dateli in beneficenza, piuttosto.

Come si misura il valore di un post?

La domanda, però, andrebbe formulata diversamente.

Quanto fa guadagnare un post per il blog?

Se davvero unʼazienda chiedesse articoli come quelli di GrowthPub e volesse pubblicarne 3 a settimana, spenderebbe solo per il blog oltre 1500 euro al mese. La prima domanda che farebbe al blogger è: io spendo tutti questi soldi, ma quanti me ne arrivano da quei post? Ogni articolo che mi scrivi quanto mi fa guadagnare?

il problema alla base di tutto è che, salvo pochissime eccezioni, un articolo come quello non è in grado di pagarsi

supponiamo che mi scrivi una guida di roma della madonna

la piazzo su un sito di viaggi

quanto ci impiega a monetizzare lʼinvestimento?

Pierluigi Ferrara su Skype

La mia risposta è stata secca: non monetizza perché non si piazza.

Cʼè anche questo problema da risolvere: lʼargomento del post. Se è gettonato, iperabusato come può esserlo appunto una guida su Roma, che cosa te ne fai? Quel post non riuscirà a emergere sui risultati né, quindi, a monetizzare in alcun modo.

Scrivere ebook informativi

Qui parliamo di ebook da rilasciare gratuitamente, come strategia di content marketing. Se sei un blogger o uno scrittore, non è un problema scriverne uno, ma per unʼazienda questo è impossibile e deve rivolgersi a un copywriter.

Quanto può costare un ebook? Un tanto a parola o a cartella editoriale, ché è meglio. Ma dipende anche dallʼargomento da trattare. Quante aziende possono spendere qualche centinaio di euro per un prodotto da regalare?

Scrivere in un mercato ad alta competitività

Oggi sono in molti a volersi buttare nel mercato della scrittura online, ma è un mercato molto competitivo. Soprattutto perché cʼè tantissimo pressappochismo e tantissimi copywriter improvvisati che si svendono.

Adesso vi racconto come ho perso un cliente. Aveva aperto un blog, ma non essendo di madrelingua italiana, mi ha chiesto di revisionare i suoi testi. È stato un lavoro lungo (i primi testi avuti erano in uno stato pietoso, spesso non capivo proprio cosa avesse scritto): una quarantina di articoli più un ebook di 60 pagine (contava oltre 80.000 parole). E gli è costato un poʼ.

Poi ha trovato una persona che gli traduce un articolo (i suoi sono fra le 600 e le oltre 1000 parole) per 4 euro. Dieci articoli fanno 40 euro, un investimento che può permettersi chiunque. Perché dare centinaia di euro a me, quando ha lo stesso prodotto a prezzi irrisori?

Mi ha chiesto come sia possibile tutta questa differenza e io gli ho risposto che non lo sapevo. Ma gli ho anche detto che a me non conviene stare almeno unʼora su un suo articolo, più altri minuti per preparare unʼemail di chiarimenti su ciò che non ho capito, più unʼaltra ora al telefono su Skype per avere le risposte e quindi altri minuti sul testo per terminare le correzioni. Totale: 4 euro per due ore e mezzo di lavoro? Se mi metto con una ciotola a via del Corso ne racimolo di più in unʼora. E neanche mi stresso.

Guadagnare scrivendo: è possibile?

Certo, se riesci a trovare grossi clienti, se riesci a trovare quelli che riconoscono il valore della scrittura, se riesci a trovare clienti paganti in modo continuativo, se…

La storia, però, non si fa con i “se”. Né ci puoi sopravvivere.

42 Commenti

  1. Grilloz
    27 luglio 2015 alle 07:46 Rispondi

    Anche se parla di giornalismo questo articolo che ho letto un po’ di tempo fa è in tema
    http://www.wittgenstein.it/2015/07/15/informare-gratis/
    ma credo che il problema sia più profondo, sta diventando difficile farsi pagare per la propria professionalità.

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 13:28 Rispondi

      In certi ambiti è sempre stato difficile: ho esperienza sul web design, sul disegno e sui testi per il web.

  2. Lia
    27 luglio 2015 alle 08:32 Rispondi

    Scusa, Daniele, ma chi gli traduce 600-1000 parole per 4 euro?
    Sono da trent’anni nel settore, ma questa non l’avevo ancora mai sentita. Chissà perché però riesco a immaginarmi la qualità…

    • Manuela Simoni
      27 luglio 2015 alle 12:38 Rispondi

      Posso dire per esperienza diretta che il sito Freelancer.com è pieno di gente che si propone a cifre basse. Basta vedere la logica del sito, per capire che la sfida al ribasso è l’arma con cui le persone cercano di conquistare il lavoro e il feedback positivo. Aggiungo poi che trattasi di sito (non è il solo) che ti propone un abbonamento a pagamento per accedere a più proposte. Per scrittura in italiano poche possibilità, per scrittura in inglese valanghe di progetti. Cifre sempre basse. Tutti si propongono. Veramente tutti.

      • Daniele Imperi
        27 luglio 2015 alle 13:40 Rispondi

        Ciao Manuela, benvenuta nel blog. Ho appena visto quel sito e m’è bastato leggere questo:
        Sviluppo Sito Web Partendo da $ 100.
        Io ne chiedevo 10 o 15 volte di più, quindi non lavoravo…

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 13:29 Rispondi

      Ciao Lia, benvenuta nel blog.
      Quella traduttrice è stata trovata sul sito Fiverr “The marketplace for creative & professional services”, dove trovi a prezzi stracciati diversi servizi.

      • Lia
        27 luglio 2015 alle 18:55 Rispondi

        Ah, ecco.
        Poi anche perché noi non abbiamo un albo, e tutti possono fare tutto.
        Comunque, quel tizio poteva ricorrere a Google Translator, perché no? E’ gratis…
        Un saluto
        :-)

        • Daniele Imperi
          28 luglio 2015 alle 07:30 Rispondi

          Gli albi comportano però spese di iscrizione e mantenimento :)
          Altre tasse inutili da pagare…

  3. silvia algerino
    27 luglio 2015 alle 08:35 Rispondi

    Ciao. Ti porto la mia piccola esperienza, nella quale sto cercando di far diventare un lavoro vero la mia passione per la scrittura.
    Sto iniziando a lavorare come copywriter, nel senso che, in collaborazione con un una ditta che fa siti web, scrivo i contenuti dei siti.
    Sovente per chi fa siti il problema è che il cliente non sa scrivere in modo decente i contenuti delle pagine e impiega settimane, se non mesi, a dare il materiale al webmaster, di modo che i tempi si allungano all’infinito.
    Per sopperire a questo problema, io vado dal cliente, lo intervisto, per modo di dire, e preparo i testi da inserire nelle pagine, tenendo l’occhio sia un minimo di SEO sia un minimo di marketing.
    Il problema è quanto farsi pagare. Se chiedo molto, il costo del sito sale a dismisura e rischiamo di perdere il cliente, se chiedo poco – come dici tu – ci guadagno di più a chiedere l’elemosina.
    Cerco di stare in una via di mezzo, con l’obiettivo di farmi una certa esperienza e di aumentare poco per volta le mie “tariffe”.
    Ci sarebbe poi da aprire una lunga parentesi su come essere in regola. Aprire partita IVA?
    Per ora mi pagano con i voucher, così sono in regola e non rischio ad aprire una partita IVA, attendendo di vedere mediamente quanto posso guadagnare in un mese, ma anche questo è un bel rebus.
    Per altre piccole attività aggiorno pagine FB, per altre ancora preparo qualche copy quando hanno clienti nuovi da inserire nel proprio sito.
    Tra questo e quello qualcosa viene fuori, ma certo è più uno stipendio da bassa manovalanza che da professionista.

    • Grilloz
      27 luglio 2015 alle 08:47 Rispondi

      La partita iva non è un rischio, si apre in un minuto e si chiude in altrettanto, l’unica cosa è che devi mettere in conto di pagare un commercialista, però potrebe anche offrirti dei vantaggi, pensaci.
      Per quanto farti pagare calcola un costo orario e quanto ti ci vuole a fare un certo lavoro, secondo me è il modo giusto di ragionare.

      • Daniele Imperi
        27 luglio 2015 alle 13:41 Rispondi

        C’è la spesa del mantenimento della partita IVA, ossia le varie e inutili tasse da pagare ;)

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 13:36 Rispondi

      Il cliente NON deve scrivere i testi del suo sito, sia perché NON sa scrivere bene in italiano (almeno nel 99% dei casi) sia perché NON sa scrivere per il web.
      Per quanto riguarda i testi, il costo del sito sale di molto se il web designer si è fatto pagare pochissimo, tipo 300 euro.
      La partita IVA la apri se superi certe cifre l’anno, altrimenti ci vai in perdita.

      • Silvia Algerino
        27 luglio 2015 alle 14:11 Rispondi

        La ditta per cui lavoro prende intorno ai 1200-1500€ per sito, in quanto nella mia zona se prendi di più non lavori. Io per ora, per un sito piccolino di 5-6 pagine, prendo 100-150€ lorde.
        Anche perché poi c’è da conteggiare anche il fotografo, che prende poco più di me, anche in base al numero di fotografie richieste.
        Dovrei fare almeno 10 siti al mese per poter aprire partita IVA, cosa che per ora non accade.

  4. Chiara
    27 luglio 2015 alle 08:38 Rispondi

    Se non ricordo male, quando lavoravo come copywriter free-lance (esperienza che è durata circa 4 mesi, perché poi l’azienda per cui lavoro attualmente ha ripescato il cv mandato anni prima e mi ha chiamato) prendevo 20 euro a cartella. Però ripeto, non sono sicura. Mi ero consultata con qualcuno, e avevamo trovato questa cifra. Si trattava però di siti statici, non di blog, quindi il testo veniva offerto una tantum, non era un servizio continuativo. Ciò nonostante, mi piacerebbe molto tornare a fare quel lavoro lì…

    • silvia algerino
      27 luglio 2015 alle 08:43 Rispondi

      Stessa cifra che è stata proposta a me.

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 13:37 Rispondi

      20 euro (netti) a cartella è buono, ma è tantissimo per la maggior parte delle aziende. Significa farsi pagare un articolo 20-25 euro o più, quando molti te lo scrivono per 2 o 3 euro.

      • Chiara
        27 luglio 2015 alle 13:59 Rispondi

        I miei testi però erano integrati nel costo dell’intero sito, di cui si occupavano le tre agenzie con cui collaboravo, quindi il cliente riceveva un preventivo unico.

  5. LiveALive
    27 luglio 2015 alle 10:31 Rispondi

    Carmina non dant panem. Lo dicevano già nel medioevo.
    Comunque scrivere per una azienda non vuol dire solo fare articoli per il blog (poi in sincerità ti dico che se devo cercare informazioni su una attività mai mi metterei a cercare un blog, ma un sito statico con informazioni ordinate). Tempo fa per esempio ho curato qualche testo per un sito statico di una azienda. È stato anche stimolante, cercare di creare qualcosa che in poche decine di parole (descrizioni di prodotti) informi, emozioni e convinca, tutto in un colpo.

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 13:42 Rispondi

      Scrivere per un’azienda vuol dire tante cose, gestire tutta la comunicazione scritta, testi, articoli, social, ecc.

  6. Laura
    27 luglio 2015 alle 11:03 Rispondi

    Esistono ancora aziende che vogliono assumere Web Writer per 5 € ad articolo… E poi si chiedono perché stiamo andando in rovina!

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 13:43 Rispondi

      Ciao Laura, benvenuta nel blog.
      Magari 5 euro :)
      Io finora ho visto prezzi da 50 centesimi a 3 euro al massimo…

  7. Ferruccio
    27 luglio 2015 alle 11:30 Rispondi

    Il problema di base è sempre l’ignoranza. Io ho scritto un articolo a un “amico” per mostrargli le potenzialità di certe strategie. Il post da due anni è in cima a google con parole chiavi mirate. Ogni mese gli arriva un cliente grazie a questo post, ma l’amico continua a non credere nella enorme potenzialità della rete e spende migliaia di euro per fare pubblicità e sponsorizzare eventi soltanto perché poi lo invitano alle feste con i Vip

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 13:44 Rispondi

      È questo che mi fa incavolare, anche: la gente è pronta a spendere cifre altissime per la solita vecchia pubblicità, ma per il web non vuole spendere nulla.

  8. Loredana
    27 luglio 2015 alle 15:38 Rispondi

    …4 Euro all’ora? Ma non si dovrebbe nemmeno considerare l’idea di toccare la tastiera, per quella cifra…sono senza parole e un po’ sconfortata. Creare valore nei propri contenuti non è già facile, se per di più devi anche affrontare questioni come questa concorrenza, che mi sembra leggermente sleale, non ne usciamo più vivi.

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 15:52 Rispondi

      No, 4 euro per due ore e mezzo, che è peggio :)
      Dico anche io che neanche tocco la tastiera per certe cifre.

  9. Roberto Mariotti
    27 luglio 2015 alle 16:45 Rispondi

    Si tratta di un problema generale.
    L’articolo avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi semplicemente “Guadagnare”, senza ulteriori specificazioni, e avrebbe portato alle stesse conclusioni: diventa ogni giorno più difficile.
    Il motivo è semplice: viviamo in una fase di forte svalutazione del lavoro.
    Chi lavora è sempre meno importante, il suo tempo perde importanza, la sua retribuzione diminuisce, il suo valore diminuisce.
    Purtroppo non si è ancora diffusa una vera consapevolezza di questo aspetto, tragico e distruttivo, del paradigma economico che regola le nostre società e in sostanza tutto il mondo.
    Il capitalismo neoliberista e globalizzato spinge la competizione al ribasso, perché produce disoccupazione e sottolavoro crescente.
    E’ evidente che chi fa la fame accetta di lavorare per 1 o 2 euro l’ora, per giunta senza diritti e senza tutele. Non dobbiamo stupirci che esistano queste forme di lavoro che di fatto portano il lavoro a coincidere con una riedizione della schiavitù.
    Quello che mi stupisce molto invece è che noi, NOI TUTTI, accettiamo questo stato di cose con una sorta di fatalismo appena venato di una lievissima e temporanea indignazione.
    La scrittura per il web è solo un po’ avanti rispetto ad altre forme di lavoro in questo processo di distruzione perché la tecnologia informatica rende lo sfruttamento più facilmente attuabile.
    La svalutazione del lavoro, la perdita di posti di lavoro, la disoccupazione, non faranno che aumentare quanto meno in tutto l’occidente (dove invece il lavoro è già adesso svalutato potrebbe al contrario aumentare).
    Non bisogna credere alle balle del politico e del governante di turno: la situazione non può che peggiorare.
    E’ necessario capire come funziona il mondo e capire che questa tendenza non è congiunturale: non si tratta di uscire da crisi più o meno momentanee dietro alle quali si possano aprire nuovi periodi di vacche grasse.
    Si tratta di una crisi strutturale, che non ha soluzioni se non attraverso una vera e propria rivoluzione del modello economico che regola le nostre società e il mondo del lavoro.
    Ovviamente non posso dilungarmi ulteriormente, ma spero che qualcuno ci pensi su…

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 16:49 Rispondi

      Questa fase di svalutazione dura da parecchio.
      Alle balle del governo di turno non ho mai creduto :)

    • Grilloz
      27 luglio 2015 alle 16:51 Rispondi

      Mi sa che hai colto nel segno, questo stesso problema della svalutazione del lavoro e della professionalità inizia ad essere forte anche nel mio campo, l’ingegneria. Non siamo ancora a paghe da fame, ma ci stiamo avvicinando ad ampi passi.

      • Poli72
        27 luglio 2015 alle 22:34 Rispondi

        Perche’ c’e’ tanta offerta di ingegneri e i posti di lavoro reali disponibli sul mercato sono esigui.Non parliamo poi di avvocati,architetti e cosi’ via .Ma non si tornera’ mai piu’ indietro alle paghe da favola di 30-40 anni fa’,a meno che tu come ingegnere smetti di fare il dipendente o lavorare per qualcuno e rischi creando una tua impresa.Il mondo si sta multinazionalizzando .Esempio:Mac-donalds che io amo definire Merd-donalds ha sottratto fette di mercato a tantissimi ristoratori e pizzaioli facendoli chiudere.Paga i dipendenti una miseria e li sfrutta ,vende cacca sotto forma di panino ,pero’ e’ sempre pieno.La catena e’ in espansione costante da decenni ,non conosce crisi e fa’ profitti stratosferici.Finira’ che quegli stessi ristoratori e pizzaioli se vogliono vivere andranno a cuocere le polpette pagati 5 euro l’ora in quel posto infernale.L’ingegnere sul mercato, fresco di universita’ e’ un nulla che ha bisogno di esperienza sul campo.L’azienda ti assume ,ti paga poco dicendoti che sara’ l’esperienza che ti creerai la tua piu’ grande ricompensa.Ti dovrai adeguare ai ritmi e al volere dell’azienda altrimenti quella ti liquida e ti sostituisce con un’altro pescandolo facilmente nelle oceaniche liste di disoccupazione dei centri imiego.Dovrai ingoiare anni di duro lavoro mal retribuito e forse quando sgomitando come un dannato ti sarai creato uno spazio all’interno avrai una gratifica.Sempre che l’azienda resti in piedi o che tu con la tua esperienza non ti assumi il rischio di lavorare per te stesso.

        • Grilloz
          28 luglio 2015 alle 07:40 Rispondi

          Non dirmelo, l’ho fatta tutta la trafila ;)
          Almeno gli avvocati hanno solo la concorrenza interna. Nel mio campo ci sono migliaia di ottimi ingegneri dalla romania o dall’india che fanno lo stesso lavoro a metà prezzo.

    • Poli72
      27 luglio 2015 alle 22:57 Rispondi

      Certo e’ il risultato della globalizzazione ,della multinazionalizzazione .
      1Globalizzazione )Non si tornera’ mai piu’ indietro ,la forza lavoro e il suo costo oggi non sono piu’ un problema ,basta trasferire la produzione.Se un paese e’ fiscalmente sconveniente si trasferiscono altrove.
      2Multinazionalizzazione)I grossi pesci fagociteranno o distruggeranno i piccoli .Lo abbiamo visto con la grossa distribuzione che ha eliminato i vecchi negozi di quartiere e lo vedremo in tutti i settori.
      L’Italia e’ stata stuprata violentemente da questi due brutti ceffi e un terzo mostro e’ stato a fare il guardone pagato da questi. Il laido voujeur non e’ altri che la Politica Italiana , ha intascato la grana e permesso tutte le posizioni del kamasutra sulla pelle della propria figlia .

      .

  10. Alice
    27 luglio 2015 alle 21:59 Rispondi

    ma chi scrive da poco, e qualcosa riesce a portare a casa, come fa a stabilire un listino prezzi?
    che valore deve dare al proprio lavoro?

    • Poli72
      27 luglio 2015 alle 23:07 Rispondi

      Come dice Daniele il listino prezzi lo fa’ il mercato. Quanto fai potenzialmente guadagnare l’azienda con il tuo lavoro? Piu’ essa guadagna piu’ alto sara’ il tuo compenso.
      Mio figlio di 9 anni adora il gamer-vlogger ” FAVIJ “,un ragazzino che ha un canale Youtube, inguardabile per un adulto.Il suddetto si e’ creato una fortuna postando video (con passaggio pubblicitario iniziale) che lo ritraggono alle prese con diversi pc-games demenziali che commenta con abbondanza di parolacce e gestacci.Con quelle cretinate guadagna 250.000 euro annui (dichiarato da Lui stesso).
      Allora mi chiedo se e’ meglio incaponirsi nel cercare di produrre contenuti per altri che saranno sempre ingrati e sfruttatori ,oppure ,v*********,cercare di produrre per noi stessi . E nel secondo caso non vedo via migliore di quella della scrittura creativa finalizzata al romanzo.

      • Roberto Mariotti
        28 luglio 2015 alle 10:48 Rispondi

        Vedi, caro amico, il caso del (tristemente) famoso Favij, adorato anche dai miei figli, è emblematico.
        Rappresenta benissimo il paradigma economico sottostante, che possiamo definire con “uno su mille ce la fa”, parafrasando la famosa canzone di Morandi.
        Per un Favij che fa soldi (tantissimi) ci sono migliaia di altri che non fanno manco mezza lira.
        E’ assolutamente evidente che questo schema, tanto amato dai profeti del capitalismo ad oltranza, i cantori dell'”american way of life” non può assolutamente funzionare, perché il suo corollario “uno su mille mangia e gli altri 999 fanno la fame” è socialmente distruttivo.
        Se avessimo una classe dirigente degna di questo nome queste cose sarebbero in cima alla lista delle priorità da affrontare, non le montagne di aria fritta di cui sentiamo sproloquiare quotidianamente su tutti i media.

        • Poli72
          28 luglio 2015 alle 15:13 Rispondi

          Concordo pienamente.

    • Daniele Imperi
      28 luglio 2015 alle 07:33 Rispondi

      In teoria dovresti saper valutare tu il tuo lavoro, ma comunque in rete girano dei tariffari, puoi dare un’occhiata.

  11. Diego Ricci
    27 luglio 2015 alle 23:00 Rispondi

    Ciao Daniele,

    ho scritto alcuni post su un argomento che è legato all’argomento che tratti nel post: la consapevolezza e il coinvolgimento del titolare, del Cliente.

    Senza la sua consapevolezza e il suo coinvolgimento, diretto o indiretto, non si salpa o si naufraga dopo poche miglia. Deve sentirsi coinvolto in ogni fase del lavoro. E’ vero che non conosce i social network ma deve buttarsi anche lui nella mischia. Magari in posizione defilata ma non può ignorare.

    Parto da questo punto per impostare il lavoro. Penso che più il Cliente è piccolo e più bisogna investire il tempo sulla sua formazione per confrontarsi con un interlocutore informato e motivato.

    Comunque condivido anche io la difficoltà a farsi riconoscere la propria competenza quando si parla di web e dintorni.

    • Daniele Imperi
      28 luglio 2015 alle 07:35 Rispondi

      Ciao Diego,
      questo è vero per i clienti che vogliono capire, ma esistono altri (la maggior parte, secondo me) che pensano di saperne più di te e vogliono fare a modo loro.

  12. Salvatore
    29 luglio 2015 alle 12:12 Rispondi

    Non so per il web, non ho esperienza al riguardo, ma tutti gli scrittori che ho conosciuto finora sono fondamentalmente dei “morti di fame”, in senso buono ovviamente. Si arrabattano come meglio possono e il loro stipendio mensile, cioè quello che riescono a tirare su durante il mese, solo in minima parte è tratto dalla narrativa.

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 12:38 Rispondi

      Proprio come immaginavo. Tranne casi rarissimi, con la narrativa non ci campi.

  13. ulisse di bartolomei
    30 luglio 2015 alle 14:09 Rispondi

    Salve Daniele!

    La questione purtroppo consiste che la rete consente a tutti di fare “tutto”! Chiunque può offrire servizi anche se non qualificato, magari poiché è il suo “lavoro nero” o è disoccupato ed è l’unico modo che ha per racimolare per andare avanti… Aprire un “negozio” in rete è facilissimo e costa nulla. Una situazione simile a quella pubblicità dove il tizio cerca la spiaggetta isolata e poi scopre che tutti hanno avuto la stessa idea… Chiunque di noi potrebbe essere quello! Peraltro non è detto che tutti quelli che demandano ad altri un lavoro di revisione o traduzione, non lo sappiano fare ma semplicemente lo affidano a chi lo fa per un “tozzo di pane”, per poi limitarsi ad una veloce revisione e così guadagnare tempo.

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2015 alle 14:58 Rispondi

      Ciao Ulisse, c’è anche il problema che esponi: tutti possono offrire servizi senza averne le competenze. Per progetti seri però le aziende dovrebbero affidarsi a chi è in grado di fare certi lavori.

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