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Grafia dei nomi di luoghi e personaggi nel Fantastico

Società, politica e religione

Per completare l’ambientazione di un romanzo fantastico – fantasy o fantascientifico – dobbiamo curare la grafia dei nomi dei nostri personaggi e dei luoghi in cui si svolgono le vicende. Per fantasy che si svolgono in tempi e luoghi realmente esistenti – come Zeferina, la saga di Harry Potter, ecc. – e per storie di fantascienza limitate al nostro pianeta è un lavoro non necessario.

In un romanzo fantasy, di quelli classici ambientati in una sorta di Terra parallela, il mondo è da considerare come un vero e proprio paese straniero, o insieme di paesi. Lo scrittore dovrà quindi curarne la nomenclatura, facendo attenzione che ogni stato che creerà dovrà avere grafie diverse, proprio come avviene nella realtà.

Lo stesso discorso si applica alla fantascienza, quando abbiamo a che fare con altri pianeti e galassie e magari con extraterrestri. In questo caso dobbiamo diversificare i vari nomi, come se dovessimo creare una o più lingue.

Ricreare un mondo e la sua lingua

Nel mio articolo sui nomi, della serie di post sulla documentazione nella scrittura creativa, ho sottolineato quanto sia indispensabile documentarsi in base al contesto storico-geografico del racconto prima di attribuire i nomi ai personaggi. E questo discorso è ancor più importante nel fantastico, poiché concorre a definire un’ambientazione.

Stabilire una grafia specifica per personaggi e luoghi significa ricreare un mondo, significa anche aiutare il lettore, poiché riuscirà a comprendere meglio questo mondo proprio grazie alla diversificazione linguistica che avete adottato.

Leggendo la saga di Shannara e osservando i nomi dei luoghi, ho l’impressione che ognuna delle Quattro Terre parli la stessa lingua, eppure in alcune zone vivono gli Uomini, in altre gli Elfi, in altre ancora gli Gnomi, in altre i Troll. Soltanto in qualche raro caso era stata posta una certa attenzione a diversificare le varie etnie e quindi le varie lingue.

Diversificare le lingue

Se osservate una carta geografica, potete comprendere facilmente come i nomi dei luoghi abbiano grafie diverse in base alla nazione. Dunque per quale motivo non seguire questa “regola” nel fantastico? Questo, beninteso, se nella vostra storia intervengono più popoli. Questo, a maggior ragione, se in una storia di fantascienza sono presenti extraterrestri.

Lo scrittore dovrà seguire delle convenzioni che adotterà nel creare i suoi popoli e i luoghi in cui abitano. Come ho scritto nel post sui nomi, la scrittrice Anne McCaffrey si è servita proprio di una convenzione del genere per definire i nomi di alcuni suoi personaggi, i dragonieri, partendo da una struttura e diversificando così quei nomi dagli altri.

Non si tratta di inventare nuove lingue – anche se nessuno ci vieta di farlo, se ne siamo in grado – ma di servirsi di strutture, di radici, di metodi, che porteranno a rendere nomi e luoghi propri di una nazione che abbiamo inventato.

Strutturare i nomi

Il primo problema da affrontare è quindi cercare la giusta struttura per creare nomi di luoghi e personaggi, in funzione sempre del contesto storico-geografico in cui è ambientata la nostra storia. Non possiamo allontanarci da quel contesto, perché rappresenta la nostra linea guida per costruire l’ambientazione.

Possiamo usare altre lingue conosciute, oppure inventare radici su cui formare nomi. Nomi che possono richiamare quelli anglosassoni per esempio, come avviene nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, anche se lì esistono nomi che richiamano altre lingue, proprie di altre popolazioni.

Deve quindi esserci una certa coerenza nella creazione dei nomi, affinché il lettore non resti disorientato o non riscontri una trascuratezza nella nomenclatura, come se lo scrittore avesse inventato quei nomi senza pensarci troppo su, sensazione che ho avuto leggendo qualche romanzo fantasy.

La mia esperienza nell’ambientazione fantasy e fantascientifica

Nel mio romanzo fantastico, come ho avuto già modo di scrivere, sto adottando proprio una di queste strutture, che mi permette di creare nomi di personaggi, di luoghi, oggetti, animali, piante in modo veloce. È un misto di due lingue, che da una parte richiama la nazione in cui si svolgono le vicende e dall’altra se ne discosta quel tanto da dare l’impressione di un mondo a sé.

Perché questa è stata la mia intenzione: creare un mondo dentro un altro, con richiami del mondo ospite, ma con una sua originalità, una sua identità. Non ho altre strutture da inventare, poiché non esistono nella mia storia altre popolazioni, ma solo una, con regioni che hanno comunque usi e costumi differenti come avviene in tutte le nostre regioni.

Nella storia però ci sono personaggi del mio paese e del paese ospite e in quel caso mi attengo alle lingue e ai nomi realmente esistenti, sempre in funzione del contesto storico. Tutto deve apparire al suo posto, non fuori luogo, affinché tutta la storia risulti credibile.

Le vostre ambientazioni

Come avete curato i nomi di luoghi e personaggi nelle vostre storie fantasy e di fantascienza? Su cosa vi siete basati per inventarli?

11 Commenti

  1. Alessandro Madeddu
    19 novembre 2012 alle 09:31 Rispondi

    Sul mio lercio quadernetto, che fino a qualche mese fa riposava sul comodino di fianco al letto, ho segnato il nome di un pianeta di cui ho sognato il planisfero – Punicà, un deserto con le rovine dell’ultima civilizzazione che vi abitò. Per non farmi mancare niente l’ho scritto così come era nel sogno: cinque lettere inesistenti, una sorta di greco incrociato con l’ebraico ma tracciate dalla mano sbrigativa di un contabile fenicio. Qualche giorno dopo il sogno mi è tornato in mente che i Punica sono un poema epico di Silio Italico – tediosissimo – sulla seconda guerra fra Roma e Cartagine.
    Poi ci avevo scritto su qualcosa a proposito di Punicà e di chi scava fra le sue rovine, ma non sono andato molto avanti: non trovo più l’umore giusto.

    • Daniele Imperi
      19 novembre 2012 alle 11:05 Rispondi

      Io sto attento a creare nomi che non esistano. Non è difficile incappare in nomi esistenti, le lingue sono tante. Per fortuna la mia “terra”, o meglio la mia regione, non esiste. Cinque lettere anche io ;)

  2. Salomon Xeno
    19 novembre 2012 alle 12:45 Rispondi

    Non ho ancora affrontato questo scoglio. Per ora lavoro sui nomi che avevo inventato ancora al momento dell’idea iniziale, ma li sto gradualmente cambiando. In realtà devo solo scegliere le strutture linguistiche, dato che le nazionalità sono più o meno definitive. Solo, ritardo questo momento perché mi dispiacerà sacrificare qualche bel nome che però c’entra davvero poco con il contesto…

    • Daniele Imperi
      19 novembre 2012 alle 13:00 Rispondi

      Bisogna infatti tenere conto del contesto, sia storico sia geografico. Anche io ho cambiato qualche nome. Conservali per altre storie ;)

  3. Lucia Donati
    19 novembre 2012 alle 14:42 Rispondi

    “Richiami del mondo ospite, con una sua originalità”, un misto di due lingue che da una parte… (ecc…). E “un mondo dentro ad un altro…”: mi piace come l’hai pensata!

  4. Lucia Donati
    23 novembre 2012 alle 17:59 Rispondi

    C’era un errore sulla digitazione del mio sito: ora vedo se inviandolo correttamente mi fa ancora problemi. (Scusa è una prova, non un commento!)

  5. Romina Tamerici
    27 novembre 2012 alle 00:39 Rispondi

    Sinceramente in un mio “fantasy” per ragazzi in cui ci sono dei personaggi di altri pianeti non ho seguito dei criteri particolari. Mi sono inventata io delle regole, ma non mi sono documentata, anche perché non esiste documentazione su un pianeta inesistente, immagino. Comunque la prossima volta terrò conto di questo post!

  6. Giovanni Capotorto
    2 dicembre 2012 alle 18:18 Rispondi

    Secondo me non bisogna essere troppo rigorosi nell’inventare regole per la grafia dei nomi.
    Nel mondo reale in uno stesso paese convivono nomi con strutture molto differenti, magari derivati da dominazioni straniere.
    Molti autori risolvono il problema dando nomi anglosassoni per evitare uno “scontato” nome italiano, anche quando magari non sarebbe necessario.
    Gli americani a volte usano lo stesso stratagemma, usando nomi di origine italiana (vedi Serpico, Colombo o la più recente Kay Scarpetta).

    • Daniele Imperi
      2 dicembre 2012 alle 19:07 Rispondi

      Ciao Giovanni, benvenuto nel blog :)

      Non avevo fatto caso all’uso degli americani, in effetti ci sono molti casi in cui usano nomi italiani, anche nelle serie TV Criminal Minds e NCIS, per esempio. Sulle regole hai ragione, il mio post vuole essere una sorta di guida per semplificare il lavoro. Troppe differenze di grafica nei nomi, però, in un romanzo potrebbero fuorviare, secondo me, perché il lettore potrebbe chiedersi il motivo di tanta diversità.

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