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Giovinezza

Un racconto di 300 parole

L’alito si condensava in piccole nubi nella stanza gelata in cui viveva. Vestiva pesante, nonostante fosse appena autunno, ma in quella sorta di cella frigorifera che aveva creato la temperatura continuava a scendere, giorno dopo giorno.

Da tempo aveva staccato i termosifoni, che avrebbero rovinato l’ambiente polare che con dedizione e tempo aveva costruito in casa. Aveva trasformato il piccolo appartamento chiudendo alcune stanze, che non gli erano più necessarie per vivere. Il grande salone era divenuto l’unico locale in cui passava le sue lunghe giornate. Non consumava più pasti caldi e per le necessità fisiologiche aveva comprato un piccolo bagno chimico.

Si era meravigliato di quanto poco spazio avesse in realtà bisogno un essere umano per vivere. In questo modo aveva eliminato dalla sua vita ogni elemento inutile e dispersivo. I grossi condizionatori che aveva fatto installare mantenevano bassa la temperatura della stanza, assicurando anche un ricambio d’aria, e ogni finestra e porta era stata accuratamente sigillata.

Si riteneva soddisfatto. Poteva guardare al futuro, adesso. Mentre il resto dell’umanità si sarebbe raggrinzito e invecchiato sotto il calore del sole, la sua pelle sarebbe rimasta per sempre giovane. Perché era quello il suo più maniacale desiderio. Quello della giovinezza eterna.

Quotidianamente, i condizionatori facevano scendere la temperatura di circa un terzo di grado. Si sarebbe abituato lentamente al gelo più tagliente. Erano ormai due mesi che se ne stava chiuso in casa e la temperatura era di appena quattro gradi. Avrebbe conservato il suo corpo all’età di trent’anni. Giovinezza. Una parola che l’ossessionava.

Cento giorni dopo la stanza aveva superato i trenta gradi sotto zero. L’uomo se ne stava rincantucciato in un angolo, avvolto dalle coperte, tremando, senza più la forza di muoversi. Non mangiava più. Ebbe appena la forza di guardarsi allo specchio. Quant’era giovane, pensò. E, sorridendo, morì.

6 Commenti

  1. Romina
    11 dicembre 2011 alle 07:41 Rispondi

    Il ragazzo di chiamava Dorian Gray? Scherzi a parte, bella metafora della vita moderna dove la gente per rimanere giovane forse non si fa ibernare ma ne fa davvero di tutti i colori… Io purtroppo sopporto proprio male il freddo e quindi (nonostante passi molto tempo in ambienti freddi) credo che invecchierò irrimediabilmente! Poco male! Poi dalle mie parti (e forse anche altrove) si dice: “L’unico modo per non invecchiare è morire giovani!”. Non è una grande alternativa, ma è così…
    Bravo, buon testo!

  2. Daniele Imperi
    11 dicembre 2011 alle 09:00 Rispondi

    Grazie :)

  3. luigi leonardi
    11 dicembre 2011 alle 14:14 Rispondi

    Molti uomini hanno cercato le cose impossibili. Anche adesso. Scivoleranno nell’enorme imbuto, dove gli atomi dei geni si confonderanno con quelli dei babbuini.
    Daniele, questo racconto mi ha fatto riaffiorare memorie ancestrali, come la leggenda di Gilgamesch, poema sumerico in cui il protagonista va alla ricerca dell’immortalità.

  4. Daniele Imperi
    11 dicembre 2011 alle 14:58 Rispondi

    @Luigi: la leggenda di Gilgamesch mi sa che è una bella lettura, devo prendere quel libro.

  5. Michela
    13 settembre 2012 alle 23:27 Rispondi

    Riflettevo su quel “Quant’era giovane, pensò”. Sembra che, per un attimo, il protagonista riacquisti lucidità e si renda conto della sua follia (salvo poi perderla di nuovo, morendo con un sorriso).

    • Daniele Imperi
      14 settembre 2012 alle 08:22 Rispondi

      Mi sa che devo correggere quel “Quant’era giovane, pensò”, perché chi pensa qualcosa di se stesso parla in prima persona, non in terza :D

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