Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Genius: cosa imparare da Max Perkins (e da Thomas Wolfe)

Genius

…un sasso, una foglia, una porta nascosta; di un sasso, una foglia, una porta. E di tutti i volti dimenticati.

Nudi e soli siamo venuti in esilio. Nel suo oscuro grembo non conoscemmo il volto di nostra madre, dalla prigione della sua carne siamo giunti all’indescrivibile, indicibile prigione di questa terra.

Chi di noi ha conosciuto il fratello? Chi ha guardato nel cuore del padre? Chi non è rimasto per sempre prigioniero? Chi non è per sempre solo e straniero?

O immane desolazione, persi nei torridi labirinti, tra le stelle lucenti su questo tizzone esausto e spento, persi! Muti cerchiamo la grande lingua dimenticata, la strada perduta per il cielo, un sasso, una foglia, una porta nascosta. Dove? Quando?

Perduto spirito, pianto dal vento, torna ancora.

È così che si scrive. Se riusciamo a scrivere così, sappiamo di avere in mano un romanzo unico.

Genius

Andare al cinema e imparare qualcosa sulla scrittura creativa. In questo caso nulla di nuovo, ma ribadire fa sempre bene. Qualcuno avrà capito che ho visto il film Genius: andatelo a vedere, se non l’avete già fatto.

Figuriamoci se mi perdevo un film sugli anni Venti. E poi c’era un bel cast e anche la storia mi interessava, poiché non conoscevo Thomas Wolfe e adesso i suoi romanzi sono quasi introvabili.

Il titolo deve evocare la storia

Il titolo del suo primo romanzo era O Lost – e così si trova in un’edizione italiana – ma l’editor Max Perkins gli suggerì di cambiarlo. Wolfe scelse allora Angelo, guarda il passato (Look Homeward, Angel).

O Lost proviene dall’ultima riga dell’incipit citato:

O lost, and by the wind grieved, ghost, come back again.

Certo, sono entrambi titoli poetici, anche se il primo scelto (O perduto) non ha granché significato.

Il titolo deve evocare la storia.

Ma questo, esattamente, che vuol dire? La storia è fatta di tanti passaggi, di scene, personaggi, dialoghi. La storia è un complesso di elementi, tutti indispensabili.

Il titolo, allora, deve evocare il tema principale della storia. Guardiamo, come al solito, a Manzoni, e al suo capolavoro: I promessi sposi. Non c’è forse l’intera travagliata vicenda in quel titolo? Non ha scelto “Gli sposi”, ma ha aggiunto “promessi”.

Quindi, s’intende, i due non sono ancora marito e moglie. Sono ancora fidanzati, promessi, ma no, “promessi” è molto più che fidanzati, “promessi” è prossimi al matrimonio. Ma allora perché quell’aggettivo? Perché qualcosa impedisce loro quel matrimonio.

La storia non è su Renzo e Lucia sposati, ma su Renzo e Lucia che vogliono, che tentano di sposarsi.

Possiamo prendere come esempio altri titoli: La valle della paura di Conan Doyle, Tarzan delle scimmie di E.R. Burroughs, Gita al faro di Virginia Woolf, Il seggio vacante di J.K. Rowling, La città e la città di China Miéville, Fame di Knut Hamsun, I ragazzi della Via Pal di Ferenc Molnar.

Tutti questi titoli ci suggeriscono la storia.

Non si può rinunciare alla poesia

Questa è di Thomas Wolfe. Ma lo dice anche Baudelaire:

Sois toujours poète, même en prose.

“Notes précieuses” in Mon coeur mis à nu, «Journal Intime»

Sii sempre un poeta, anche in prosa.

Come essere, diventare poeti? E come esserlo, diventarlo in narrativa? E cosa significa essere poeti in narrativa? Per rispondere a quest’ultima domanda rileggetevi l’incipit di O Lost.

Ci vuole una gran cura nella scrittura. E anche sacrificio. Ma soprattutto occorre non affezionarsi alle frasi, eliminarle se necessario, trasformarle fino a trovare la forma e la struttura più poetica.

Tagliare, non digredire

Thomas Wolfe è stato uno scrittore logorroico. E Max Perkins tagliò parecchie digressioni dello scrittore. Sappiamo che anche King consiglia di tagliare il 10% del manoscritto in revisione – e altri tagli saranno suggeriti dall’editor.

Cosa resta del manoscritto?

Resta la storia, forse resta solo la storia come dev’essere raccontata, senza inutili giri di parole, senza parentesi che non danno nulla al lettore, senza pagine e pagine che, una volta tolte, non fanno sentire la loro mancanza.

Lavorare ogni giorno

All’editing. E pensare che a quei tempi gli autori ancora scrivevano tutto a mano, centinaia di pagine di manoscritto, perché si scriveva su un solo lato, mucchi di risme di fogli che andavano battuti a macchina.

Genius ci ha mostrato più il lavoro di editing, ma quel “lavorare ogni giorno” è valido anche per la scrittura. Scrivere ogni giorno significa lavorare alla storia ogni giorno. Immaginare le scene nella mente prima di descriverle, tirare fuori il poeta che sta in noi.

La storia prima di tutto

Fu uno dei primi consigli che ho sentito dare da Max Perkins a Thomas Wolfe nel film. Un consiglio che giustificava i tagli, se non ricordo male. “Pensa alla storia” è ciò che dovrebbe dirci la nostra coscienza quando ci lasciamo andare in paragrafi inutili.

Non il numero di pagine, non la lunghezza dei paragrafi, non altro se non la storia: è questo che vuole il lettore, leggere una buona storia.

L’autore deve sacrificarsi per il bene della sua storia.

Siete pronti per scrivere un romanzo unico?

32 Commenti

  1. Serena
    24 novembre 2016 alle 07:53 Rispondi

    Hai letto “Storia di un romanzo”? Io l’ho adorato.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2016 alle 12:51 Rispondi

      No, non ho ancora letto nulla di lui, sto cercando intanto O Lost, ma vorrei prendere e leggere tutto :)

  2. Grilloz
    24 novembre 2016 alle 08:29 Rispondi

    Non scrivo a mano dai tempi del liceo (intendo cose lunghe) e ricordo che era una bella sfaticata rimettere tutto in bella (all’epoca però non c’erano alternative :P ). Però riscrivere tutto costringeva a una rilettura attenta, non era un semplice ricopiare, molte frasi, molte parole cambiavano nel processo, richiedeva, secondo me, una cura maggiore. Certo io mi lmitavo a farlo coi temi di italiano (e sono pure sempre stato molto sintetico) farlo con un romanzo deve essere davvero un’impresa.

    P.S. rispondendo alla tua domanda finale : no :D

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2016 alle 12:52 Rispondi

      E quanti secoli sono passati dai tempi del liceo? :D
      Io continuo a scrivere a mano. Riscrivere tutto fa bene, proprio come dici, il rischio è che magari ti viene voglia di cambiare parecchie frasi…

      • Grilloz
        24 novembre 2016 alle 13:00 Rispondi

        Era solo il secolo scorso :P
        Ma è un rischio o un’opportunità? ;)

        • Daniele Imperi
          24 novembre 2016 alle 13:03 Rispondi

          Se inizi a cambiare in continuazione quello che hai scritto, alla fine non pubblicherai niente :D

  3. Monia
    24 novembre 2016 alle 09:19 Rispondi

    Quale modo migliore di iniziare il primo-giorno-del-fine-settimana (come se poi davvero ci riposassimo, maddai) se non con un caffè e un post di Penna?
    (Scusate lettori-del-futuro: a voi toccherà iniziare anche col mio commento se, come me, siete di quelli che quando leggono un post leggono tutto ma tutto ma proprio tutto).

    Cominciamo… dall’inizio. In genere si dice sia buona norma cominciare da lì.
    Al leggere “i titoli devono suggerire la storia” penso che io sono d’accordo… ni. Perché “ni”? Perché poi c’è quel “sii sempre un poeta, anche in prosa” che mi fa convincere sempre più del fatto che ok suggerire la storia ma c’è un ma. C’è sempre un ma. Il ma sta nel fatto che “come” suggerire la storia rientra nella cifra stilistica dello scrittore, fa parte della sua poetica, non è detto che un collegamento non immediatamente visibile sia meno potente di uno più palese. Anzi. Può addirittura avere una maggiore forza in quanto maggiormente evocativo.

    Molto d’accordo invece sul “pagine e pagine che, una volta tolte, non fanno sentire la loro mancanza”, perché in fondo quel certo Michelangelo aveva ragione, ragionissima, e non importa se lui parlasse di scultura: occorre togliere il superfluo per liberare l’anima dell’opera.

    Arrivata al “tira fuori il poeta che è in te!” ho ovviamente immaginato gli abitanti di Pennaland (sì, i BluPennuti, proprio loro) alzarsi in piedi e urlare “Tira fuori il re (pardon, l’imperatore) della penna che è in te!” Urlarlo un po’ allo specchio e un po’ anche in faccia a te, regnante di questa terra di mezzo.

    Poi c’è la domanda finale. Ma possiamo davvero rispondere alla domanda finale?

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2016 alle 12:54 Rispondi

      Vero, un titolo poetico potrebbe suggerire la storia in modo poco evidente. Prendiamo “L’atlante delle nuvole”, è il nome del sestetto musicale, che non suggerisce la storia, ma è presente nel romanzo e suggerisce la struttura del romanzo.
      No, non possiamo rispondere alla domanda finale :)

  4. sabizen
    24 novembre 2016 alle 12:47 Rispondi

    bello!
    Tagliare, limare per essere credibili anche. The bonfires of the vanities .
    :)

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2016 alle 12:56 Rispondi

      Grazie.
      “The bonfires of the vanities” è di un altro Tom Wolfe, però ;)
      O, meglio, è di Tom Wolfe, mentre qui c’è Thomas Wolfe.

  5. PADES
    24 novembre 2016 alle 13:14 Rispondi

    Quanti spunti interessanti, grazie. Ho appena acquistato “Storia di un romanzo” in ebook. E a questo punto devo assolutamente vedere “Genius”.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2016 alle 13:20 Rispondi

      Vedilo e poi riferisci :)
      Anche sul libro.

  6. Elisa
    24 novembre 2016 alle 13:52 Rispondi

    ciao Daniele

    scusa l’ignoranza, ma non ho capito da dove hai tratto questo meraviglioso incipit…
    Caspita, è proprio così che si scrive! Così, così, così!
    Mi dici per cortesia il titolo in italiano, il nome dell’autore e la casa editrice?

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2016 alle 14:11 Rispondi

      Ne ho parlato nel post, è “Angelo, guarda il passato” di Thomas Wolfe. La casa editrice è Elliot, ma anche la Einaudi lo ha pubblicato tempo fa.

      • Elisa
        24 novembre 2016 alle 14:21 Rispondi

        grazie per i riferimenti.
        Mi daresti il link dell’altro post?

        • Daniele Imperi
          24 novembre 2016 alle 14:29 Rispondi

          Quale altro post?

  7. Elisa
    24 novembre 2016 alle 14:29 Rispondi

    angelo, guarda il passato

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2016 alle 14:42 Rispondi

      Intendevo che di quel romanzo ne ho parlato qui :)
      Nel senso che ne ho riportato l’incipit.

      • Elisa
        24 novembre 2016 alle 14:51 Rispondi

        ok, grazie.Cmq l’ho messo in lista d’attesa. Magari durante le vacanze di Natale lo prenoto, ora no visto che sono oltre 700 pagine…e, se non sbaglio, esiserebbe anche un seguito…

        • Daniele Imperi
          24 novembre 2016 alle 15:08 Rispondi

          Alcuni suoi romanzi sono molto lunghi. Non so se esiste un seguito, ma dopo aveva scritto un romanzo lunghissimo, che a quanto ho capito è stato diviso in vari libri.

  8. Andrea
    25 novembre 2016 alle 09:39 Rispondi

    “L’autore deve sacrificarsi per il bene della sua storia”, questo è un concetto bellissimo, se viene compreso.
    Daniele, non centra col post, ma dato che in esso ho letto un nome, volevo chiederti se hai mai letto China Mieville, e se ne vale la pena. Tra le tante letture non ho ancora avuto modo di leggerla, e gradirei un tuo consiglio.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2016 alle 10:43 Rispondi

      China Mieville è un maschietto, intanto :D
      Sì, a me piace molto, ho letto Perdido Street Station, La città e la città e Embassytown, tutti di fantascienza.
      Qui trovi un accenno: http://pennablu.it/scrivere-un-fantastico-originale/

      • Andrea
        25 novembre 2016 alle 13:40 Rispondi

        Ahah. Ho letto China e allora ho subito pensato a un’autrice.
        Mille grazie per il consiglio, mi ero già segnato alcuni suoi libri ma ancora non mi ero deciso.

  9. Pietro 57
    25 novembre 2016 alle 15:47 Rispondi

    Complimenti! Hai scritto qualcosa di molto utile e letterario. Mi auguro che in molti accettino questi tuoi suggerimenti. Se lo faranno, di certo miglioreranno in modo notevole il loro modo di scrivere. Ti saluto.

  10. Luisa
    26 novembre 2016 alle 01:08 Rispondi

    Scrivere su un lato solo? Ci vogliono fogli e fogli…Mi piace il ritorno ad un passato così pieno di tempi lunghi, siamo così abituati a “ottimizzare” i tempi, ed andare di fretta. Anche a me piace scrivere a mano, impegnandomi in una buona grafia. Genius non l’ho ancora visto.mi piacciono molto i film tratti da romanzi

    • Daniele Imperi
      26 novembre 2016 alle 08:20 Rispondi

      Io per scrivere a mano uso carta riciclata, ne ho talmente tanta che mi basterà per tutta la vita. Hai ragione che oggi si va sempre di fretta e non ne capisco il motivo. Sogno di vivere coi tempi lunghi di una volta.

      • Luisa
        26 novembre 2016 alle 19:27 Rispondi

        Infatti …neanch’io ne capisco il motivo di questo andare di fretta . Rincorro uno stile di vita che forse non c’è più? (Sospiro)

        • Nuccio
          27 novembre 2016 alle 23:21 Rispondi

          il computer ti permette mille usi differenti. Puoi estrapolare, correggere, modificare, biforcare, tornare indietro molto più rapidamente. Basta saperlo usare.

  11. Maria Mastrocola Dulbecco
    29 novembre 2016 alle 09:15 Rispondi

    Ho letto questo post e lo ritengo interessantissimo. Mi occupo di un !Laboratorio di scrittura” nell’ambito dell’unitre di Rivoli.
    Ho splendide persone e sono undici anni che lo conduco con soddisfazione immensa.
    Da me si scrive e l’ho proposto a scopo terapeutico ma regna la poesia e la raffinatezza nello scrivere.
    Mi do da fare anche se la mia età mi costringe a rallentare. Ho ottantadue anni.
    .
    Voglio attingere da vostri consigli. Grazie
    Maria

  12. Maria Mastrocola Dulbecco
    29 novembre 2016 alle 09:17 Rispondi

    Mi interessa attingere idee da proporre nelle prossime lezioni.
    Grazie a tutti
    Maria

  13. Maria Mastrocola Dulbecco
    29 novembre 2016 alle 11:04 Rispondi

    Grazie Daniele per la tua sollecita risposta.
    Mi confermi do aver visto giusto e imparerò a conoscervi.
    Conosco e frequento , secondo le mie possibilità di tempo, altri blog e sono una vecchia splinderiana che rimpiange quel blog dove avevò oltre diecimila passaggi in sei mesi.
    Sto cercando di conoscerti e seguirti.
    Grazie ancora
    Maria

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.