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Evitare le frasi fatte

Evitare le frasi fatteUn errore che commettono molti scrittori alle prime armi – e che commettevo anche io, ovviamente – è quello di usare frasi già sentite, frase fatte, fritte e rifritte, per usare una frase fatta in voga dalle mie parti.

Il problema è che nella storia si viene a creare proprio quel “già sentito” che stona e la sensazione che si ha – che ho io almeno – è che la storia sia stata scritta a più mani, quelle dell’autore e quelle di tutti gli altri. La storia invece va scritta solo dall’autore.

Uno scrittore non dovrebbe attingere, a meno che non ne abbia una reale necessità, al repertorio linguistico del folclore, del quartiere o della città in cui vive. Deve invece attingere al suo repertorio. Deve crearne uno.

Descrivere un bravo ragazzo dicendo che “aveva il viso acqua e sapone” mette solo in luce la scarsa fantasia e creatività dello scrittore. Così come definire un poveraccio scrivendo che “era ridotto l’ombra di se stesso”.

Lasciate le frasi fatte ai dialoghi, perché i dialoghi devono rispecchiare il reale modo di parlare della gente e normalmente noi usiamo frasi fatte, proprio perché la lingua parlata, per la sua spontaneità, deve accorciare i tempi della comunicazione e riferirsi continuamente al vasto repertorio delle frasi fatte.

La lingua parlata è comunicazione immediata. I personaggi di una storia siamo noi stessi e la gente che conosciamo e le persone che esistono e popolano il mondo, anche se quelle persone sono eroi come Tarzan, Sherlock Holmes, Harry Potter, Robin Hood, James Bond, ecc.

Ma nel narrato abbandonate le frasi fatte. Trovate delle soluzioni alternative. Esistono i sinonimi, usateli.

Nel mio racconto apocalittico Grumi, per fare un esempio personale, ho trovato due soluzioni alternative a “onda anomala”, frase sentita decine di volte in seguito agli ultimi disastri ambientali avvenuti nel mondo.

Se avessi usato quella frase, che mi serviva ben due volte in un racconto breve, avrei ricondotto il lettore alle notizie giornalistiche, allontanandolo da me e dalla mia storia. Ho quindi trovato dei sinonimi e ho trasformato la fin troppo conosciuta onda anomala in:

  1. onda abnorme
  2. flusso aberrante

Alla stessa maniera possiamo definitivamente cancellare quel trito e ritrito “acqua e sapone”, magari scrivendo:

  1. aveva l’innocenza scolpita nel suo volto giovane
  2. il viso, su cui malizia ed esperienza ancora non avevano posto mano

E la vecchia “ombra di se stesso” potrebbe diventare:

  1. l’uomo pareva un fossile rinsecchito resuscitato da una lastra di argilla pietrificata
  2. i prigionieri erano figure stilizzate abbozzate su un foglio di carta

Il tutto viene ad assumere, attraverso metafore e descrizioni, un tono più personale, poetico anche, lontano, molto lontano dal già sentito. E queste frasi faranno parte del repertorio dello scrittore, ma non andranno più usate, perché altrimenti finiranno col trasformarsi in frasi fatte anch’esse.

Quanti di voi usano frasi fatte nelle storie? Cercate dei sinonimi o delle soluzioni alternative?

18 Commenti

  1. Evitare le frasi fatte | Scrivere e leggere libri | Scoop.it
    20 agosto 2012 alle 11:10 Rispondi

    […] Un errore che commettono molti scrittori alle prime armi – e che commettevo anche io, ovviamente – è quello di usare frasi già sentite, frase fatte, fritte e rifritte, per usare una frase fatta in voga dalle mie parti.   Il problema è che nella storia si viene a creare proprio quel “già sentito” che stona e la sensazione che si ha – che ho io almeno – è che la storia sia stata scritta a più mani, quelle dell’autore e quelle di tutti gli altri. La storia invece va scritta solo dall’autore.   Uno scrittore non dovrebbe attingere, a meno che non ne abbia una reale necessità, al repertorio linguistico del folclore, del quartiere o della città in cui vive. Deve invece attingere al suo repertorio. Deve crearne uno.   Descrivere un bravo ragazzo dicendo che “aveva il viso acqua e sapone” mette solo in luce la scarsa fantasia e creatività dello scrittore. Così come definire un poveraccio scrivendo che “era ridotto l’ombra di se stesso”.   Lasciate le frasi fatte ai dialoghi, perché i dialoghi devono rispecchiare il reale modo di parlare della gente e normalmente noi usiamo frasi fatte, proprio perché la lingua parlata, per la sua spontaneità, deve accorciare i tempi della comunicazione e riferirsi continuamente al vasto repertorio delle frasi fatte.     Leggi tutto:   […]

  2. Romina Tamerici
    20 agosto 2012 alle 11:21 Rispondi

    Nella prima stesura di un testo a volte mi capita di usare frasi fatte, ma poi cerco di eliminarle tutte in fase di revisione. Mi piacciono molto le similitudine e sono utili per far sparire descrizioni banali, ovviamente se non ci si limita a “bianca come la neve, nera come la notte”, altrimenti è tempo perso! Nei dialoghi invece le frasi fatte posso dare un bell’effetto “quotidianità”, come hai spiegato tu.

  3. Lucia Donati
    20 agosto 2012 alle 14:19 Rispondi

    Le frasi fatte, a meno che non lo richieda specificamente uno scritto (se la cosa è funzionale allo scritto stesso), solitamente suonano male. Io le trovo noiose; infastidiscono chi legge e si possono facilmente sostituire con altre “invenzioni” e soluzioni di scrittura (quindi: perché non farlo?).

  4. Salomon Xeno
    20 agosto 2012 alle 14:54 Rispondi

    Cerco di evitarle, tranne quando sono pronunciate da qualche personaggio.

  5. Giuseppe
    20 agosto 2012 alle 18:57 Rispondi

    Credo che a volte sia difficile distinguere espressioni stereotipate da inediti letterari. Vedi il caso delle metafore morte, che ormai sono parte del parlato. E d’altra parte: come decretare inequivocabilmente la separazione? esiste davvero una lingua delocalizzata, universale e globale?

  6. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:40 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Anche a me capita di scriverne qualcuna, che poi tolgo nella revisione.

  7. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:41 Rispondi

    Lucia Donati,

    Non mi viene in mente come possano essere utili a uno scritto.

  8. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:41 Rispondi

    Salomon Xeno,

    In quel caso ci vogliono, eccome!

  9. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:42 Rispondi

    Giuseppe,

    Belle domande, chi risponde? :)

  10. Lucia Donati
    29 agosto 2012 alle 14:44 Rispondi

    Se uno scrive un libro sulle “frasi fatte” o altro che sinceramente non viene in mente neanche a me, al momento. Stavolta si può dire “bentornato” a casa? O riparti? Ciao!

  11. Marco baldi
    14 gennaio 2015 alle 20:01 Rispondi

    Fantastico iniziare un articolo contro l’uso delle frasi fatte e delle espressioni abusate scrivendo: “scrittori ALLE PRIME ARMI”. Il gusto del paradosso, probabilmente.

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2015 alle 08:43 Rispondi

      Se è per questo anche “espressioni abusate” e “gusto del paradosso” sono frasi fatte.

  12. Paola
    25 febbraio 2015 alle 11:26 Rispondi

    Trovo molto interessanti i tuoi consigli. Ho letto diversi articoli e mai come in questi ho trovato la chiarezza di cui ho bisogno. Hai ragione nel dire che la semplicità attira la lettura. Leggo dai due ai sei libri al mese, ora ho deciso di cimentarmi anche io nell’arte della scrittura: per me è stato come andare a sbattere contro un masso di pietre. Saper scrivere è difficile specie per chi non ha avuto delle buone basi. Ho deciso di riprendere in mano il libro di grammatica. Risultato: tante regole che non ti insegnano a costruire un vero discorso interessante, nel senso che non ti dà calore, sono frasi fredde, distaccate dal voler dire ed essere. Quindi cosa ho fatto? Ho scritto di pugno, senza badare alla forma. Fantasia ne ho tanta! dopo aver messo nero su bianco i miei pensieri, ho ripreso frase per frase e le ho riscritte usando le regole della grammatica, ho usato metafore e similitudini, ho cambiato anche il senso di qualche concetto, però ho migliorato il mio scritto. Probabilmente avrà bisogno di altre migliorie ma … “l’importante è inziare” mi ripeto ogni volta che sto davanti al monitor. Grazie le tue parole sono incoraggianti.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:01 Rispondi

      Ciao Paola, grazie e bevnevuta nel blog.
      I libri di grammatica li trovo freddi anche io. Ne ho comprato uno qualche tempo fa, ma la sua lettura non è stata facile e ho smesso dopo poche pagine. Ho riscontrato gli stessi tuoi problemi. Per quanto riguardo la scrittura, tutto sta a iniziare, è vero, ma soprattutto a continuare a scrivere.

  13. daniele
    3 agosto 2015 alle 16:37 Rispondi

    Trovo interessante il tuo post, le tue considerazioni sono però smontate dagli esempi proposti. In tutti i casi, infatti, la ‘frase fatta’ era molto più efficace e scorrevole dell’alternativa suggerita. Conclusione: a volte è meglio essere banali piuttosto che originali a tutti i costi! P.s. spero che il mio commento non ti colpisca come un flusso aberrante!

    • Daniele Imperi
      3 agosto 2015 alle 17:06 Rispondi

      Che sia scorrevole è chiaro, perché appunto, essendo una frase fatta, l’abbiamo ormai memorizzata. Efficace non direi, almeno secondo me. Gli esempi proposti sono ovviamente migliorabili, ma resta il fatto che non possiamo farcire un romanzo di frasi sentite migliaia di volte. Lo stile dell’autore dove va a finire?

  14. Emanuela
    2 febbraio 2017 alle 10:07 Rispondi

    Ah, le frasi fatte non mi piacciono proprio. Scrivendo cerco sempre di inventare espressioni nuove, spesso anche al costo di suonare ridicola. E anche quando correggo cerco sempre di indirizzare un autore a lavorare di testa sua. Però spesso frasi fatte e luoghi comuni sono talmente radicati nel nostro io che li usiamo senza neanche accorgercene!

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2017 alle 10:44 Rispondi

      Sì, infatti, il problema è che usandoli sempre vengono spontanei. In revisione bisognerebbe farci caso.

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