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Frankenstein e Dracula

Due esempi del romanzo gotico a confronto

FrankensteinUn famoso romanzo gotico, Frankenstein di Mary Wollstonecraft Shelley, che, assieme al Dracula di Bram Stoker, rappresenta un caposaldo della letteratura horror e gotica. Due “mostri” entrati nell’immaginario del lettore da tempo, ma che presentano elementi che li allontanano uno dall’altro.

C’è una grande differenza fra questi due romanzi, nonostante, dal punto di vista strutturale, siano simili. Sono, cioè, narrazioni in prima persona che avvengono sottoforma di una sorta di diario: lettere nel caso del Frankenstein e diari, messaggi e trascrizioni fonetiche nel caso di Dracula.

Non ritengo Frankenstein un romanzo horror, ma piuttosto un romanzo drammatico. L’orrore c’è, come c’è una parte fantascientifica, ma l’autrice ha puntato le luci sulle sensazioni della creatura, sui suoi problemi esistenziali, tanto che il lettore capisce quale sia il vero mostro nella storia.

L’iconografia del mostro viene così spogliata del suo significato. La creatura è vista come un essere da compatire e non da condannare. La sua natura malefica è solo il risultato della natura malefica dell’uomo che l’ha creata.

Non spaventa Frankenstein e va letto dimenticandosi delle trasposizioni cinematografiche, che non rendono mai alla perfezione il romanzo da cui provengono.

Mary Wollstonecraft Shelley non ha mai descritto il laboratorio in cui operava il dottor Frankenstein, a cui invece il cinema ha dedicato molte energie e fantasia. Il laboratorio dello scienziato pazzo è divenuto un’icona, a cui anche il fumetto si è aggrappato.

Mary Wollstonecraft Shelley non ha mai descritto il trafugamento di cadaveri, che di per sé inorridisce e rappresenta senza dubbio una componente spaventosa in una storia. Ma non c’è nel Frankenstein, o meglio c’è ma non è mostrato palesemente.

Eppure quando si pensa a Frankenstein le prime scene che ci vengono in mente sono quelle del laboratorio e delle tombe trafugate, quando è ben altro il messaggio che ha voluto lanciare l’autrice.

DraculaDracula, invece, è un romanzo horror, perché non solo contiene un elemento soprannaturale, ma spaventa fin dall’inizio. E l’orrore è in un continuo crescendo, come nel Frankenstein è il dramma a crescere.

Dracula mi è sembrato più statico, rispetto a Frankenstein. La sua storia meno complessa di quella creata dall’autrice inglese. È senz’altro un romanzo meno introspettivo, che si dedica a mostrare l’orrore per qualcosa di inumano, di estraneo, che appartiene alla leggenda e alle credenze popolari.

Mentre il Frankenstein mostra un orrore che appartiene all’uomo, che egli stesso ha prodotto e gettato nel mondo. Non ha poteri, il suo annientamento non richiede fede religiosa e amuleti, ma forza e intelligenza.

I due mostri

Tanto è inumano e potente Dracula, quanto è umana e fragile la creatura del dottor Frankenstein.

Dracula sa quale sia il suo posto nel mondo, perché vuole divenirne il padrone assoluto e annientare la razza umana. La creatura creata da Frankenstein non sa quale sia il suo posto, poiché non viene accettata dalla comunità, ma cacciata.

Dracula non si pone interrogativi di sorta, se non quelli necessari per affrontare i suoi nemici. La creatura di Frankenstein pensa e è consapevole della sua natura estranea e si chiede cosa ne sarà di lei.

Dracula ha un nome. Victor von Frankenstein non dà nessun nome alla sua creatura.

La fine di Dracula non commuove, ma soddisfa. È la fine del terrore. È la vittoria del bene sul male. La fine della creatura di Frankenstein commuove. È una fine immeritata. È la vittoria del male sul bene.

Il titolo dei due romanzi

Volgiamo adesso lo sguardo al titolo dei due romanzi.

  • Frankenstein: il nome dello scienziato che ha creato il mostro. Il nome che però il lettore ricollega al mostro stesso. Parlando di Frankenstein si intende sempre la creatura e non il creatore. Perché? E se pensate che il vero mostro è il creatore stesso, non è proprio un errore questo fraintendimento. Un’abilità dell’autrice o un caso?
  • Dracula: il nome del mostro. Nessun messaggio nascosto. È Dracula il mostro nella storia. Il vampiro che vuole seminare ovunque la sua progenie.

Fortuna di Dracula e maledizione per i lettori

Dopo il Dracula quanti romanzi sui vampiri sono stati scritti? Ultimamente sono tornati a colpire, nelle librerie e al cinema, ma nemmeno lontanamente raggiungono la qualità del romanzo dello scrittore irlandese. Le notti di Salem di Stephen King è invece un bellissimo omaggio al Dracula di Bram Stoker.

La creazione della vita umana è stata trattata anche da Burroughs, l’autore di Tarzan, che quasi un secolo dopo l’uscita del Frankenstein ha scritto The Monster Men. E sebbene i due romanzi siano molto differenti nella trama e nella struttura, anche nella storia di Burroughs non si fatica a capire chi sia il vero mostro.

Dunque vincono i vampiri sui mostri creati in laboratorio?

Ma questo è un altro discorso e si dovrà affrontare un’altra volta.

8 Commenti

  1. Michela
    16 febbraio 2011 alle 22:35 Rispondi

    Molto interessante quest’analisi. A parecchie di queste cose non avevo pensato.

    Tu parli spesso del “messaggio” che gli autori danno.
    Che a te (o a qualunque lettore) arrivi un messaggio è giusto e naturale: ma tu credi che quando uno scrittore scrive un libro abbia in mente un messaggio da trasmettere? Sono curiosa di sentire che ne pensi, perché io sono convinta di no, che un autore voglia raccontare una storia, e che il messaggio ci finisca dentro per caso.

    Quanto all’orrenda invasione (quei vampiri da telenovela che appestano cinema e letteratura), consolati: io conosco una sedicenne molto intelligente ma allergica ai libri, che è partita dalla sagra di Twilight, ha accettato di leggere poi i libri, e dopo quelli sono riuscita a metterle in mano anche Dracula… quindi qualcosa di buono ne è uscito, dopotutto :)

  2. Michela
    16 febbraio 2011 alle 22:53 Rispondi

    …ovviamente mi riferivo alla SAGA di Twilight… mai lapsus fu più freudiano :)

  3. Daniele Imperi
    17 febbraio 2011 alle 08:57 Rispondi

    Secondo me non vuole mandare nessun messaggio, secondo me è insito, forse è nascosto nell’idea di storia che è venuta all’autore.

    E sulla “sagra” forse andava bene scritto così, trattandosi di Twilight :)

  4. Il meglio di Penna Blu – Febbraio 2011
    1 marzo 2011 alle 05:08 Rispondi

    […] Continua a leggere Frankenstein e Dracula. […]

  5. Chi deve narrare una storia?
    28 giugno 2011 alle 05:02 Rispondi

    […] Sembra più naturale usare la terza persona, ma sono tanti i racconti e i romanzi narrati in prima. Edgar Allan Poe ha usato la prima persona in quasi tutti i racconti che ha scritto e anche nel romanzo di Arthur Gordon Pym. Lovecraft l’ha usata molto spesso. E le avventure di Sherlock Holmes non sono forse narrate in prima persona? E i due capolavori di Frankenstein e Dracula? […]

  6. I 10 migliori libri letti
    29 marzo 2013 alle 08:41 Rispondi

    […] dell'orrore? No, assolutamente. Romanzo di fantascienza, romanzo drammatico, romanzo epistolare. Il Frankenstein uscito dalla penna di Mary Shelley è una storia che fa riflettere e che non si scorda. Da leggere […]

  7. Luciana Benotto
    10 settembre 2015 alle 13:27 Rispondi

    Mi permetto di aggiungere un altro punto di vista rispetto a quelli ben analizzati da Daniele Imperi: quello psicologico. Ovviamente non è farina del mio sacco, ma credo che l’analisi fatta da certi critici sia corretta. Quando la Shelley è nata, sua madre è morta di parto; quando lei ha messo al mondo il suo bambino, è morto. Il romanzo nasce quindi, direbbero oggi, con lo scopo terapeutico di sanare un po’ le sue ferite, o per lo meno di buttare fuori un po’ dell’orrore che ella provava per se stessa: il mostro è lei medesima, così come il medico che gli ha dato la vita. Ferita insanabile direi.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2015 alle 14:15 Rispondi

      Non sapevo di questi eventi, ma è un’analisi che sta in piedi. Non è detto che risponda a verità, ovvio, ma ha un senso logico.

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