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La fine dei blog accademici

La fine dei blog accademici

Cʼè stato un tempo in cui molti hanno definito il mio linguaggio accademico e avevano ragione. Anche i contenuti lo erano, poi il blog si è evoluto e così il linguaggio.

Giorni fa riflettevo proprio su questo: se da una parte molti professionisti sono “costretti” ad aprire un blog, di cosa parleranno, oggi che tutto è stato detto e ridetto in centinaia di modi?

Ha senso oggi aprire un blog accademico? Questo vale anche per chi apre un blog per altri motivi, come uno scrittore, per esempio. Ha senso seguire la stessa strada dei “predecessori”?

Lʼera dei contenuti accademici

Cʼè stato anche un tempo in cui proliferavano i blog accademici: da quelli sulla SEO a quelli sul web marketing, forse fra i primi a essere apparsi nella “blogosfera accademica”. Poi cʼè stata lʼesplosione dei social media e quindi, comʼera naturale aspettarsi, sono nati blog accademici sui social.

I contenuti accademici sono una pietra miliare del blogging, perché funzionano sempre. Può cambiare il succo del discorso, il punto di vista, ma lʼessenza resta sempre valida. Questi contenuti attirano lʼattenzione:

  • Come ottimizzare una pagina per i motori di ricerca
  • Come creare un profilo su Linkedin
  • 10 validi motivi per essere su Facebook
  • Come comunicare sui social media
  • Come realizzare una strategia di contenuti su Google Plus

Io ne ho visti davvero tanti di titoli del genere – che sono propri dei cosiddetti contenuti evergreen – e quanti post ho scritto con titoli magnetici. Non è un male scrivere articoli come questi, continueranno a esistere e io continuerò a scriverne.

Però è anche vero che gli argomenti su cui fare “accademia” si stanno esaurendo, che non possiamo continuare a parlare di cose su cui abbiamo disquisito cinque anni fa. La gente vuole altro e ha ragione.

Chi tardi arriva…

Cʼè anche questo problema: gli ultimi arrivati devono inventarsi qualcosa di nuovo, non possono trattare certi argomenti nella stessa misura e con le stesse modalità di quanti sono arrivati prima nella blogosfera. Non cʼè più posto, quei posti sono stati già occupati da altri.

Ripetere quei concetti produce un fastidioso “già sentito”, fa capire al volo al lettore che non troverà nulla di nuovo, nulla che non sappia già, nulla che non possa trovare altrove negli archivi di blog più anziani.

Il blogging esperienziale

Secondo me stiamo sempre più entrando in un altro tipo di blogging. Me ne accorgo ogni giorno che passa. I blogger stanno puntando sullʼesperienza personale. E questo è un bene.

Si può insegnare qualcosa parlando della propria esperienza, anzi, forse è proprio questo il modo migliore per insegnare. Il lettore ha una prova certa di ciò che scrive il blogger, perché il blogger ha vissuto di persona ciò che racconta.

Spesso si leggono articoli che sembrano un ripetere a pappagallo ciò che sta scritto su qualche libro o ciò che si è letto altrove, in blog autorevoli. Questo non è di alcun valore per il pubblico.

Lo storytelling personale

Raccontarsi diventa oggi il modo migliore per fare blogging. Per scrivere. I lettori amano di più le vicende personali – attinenti ai temi del blog – piuttosto che sentirsi dire continuamente “fai così” o “non fare così”.

Forse è nato anche un nuovo modo di apprendere, di vivere il web e i blog, di studiare ciò che ci serve per lavoro o per migliorare nelle nostre passioni. Apprendiamo con più facilità e trasporto – e con divertimento – leggendo una storia personale che non un noioso contenuto accademico.

Unʼevoluzione nata coi social media

La “colpa” di tutto questo, di questa evoluzione, è sicuramente dei social media, che richiedono un linguaggio più diretto, umano, vicino al lettore, anzi alla persona, perché sui social media siamo tutti allo stesso livello.

Mentre un blog è seguito anche da chi non ne ha uno, sui social media bisogna avere un profilo per seguire qualcuno. Ecco che si abbatte unʼulteriore barriera. Questo intendo per essere tutti allo stesso livello.

Le persone sono quindi ora abituate a un approccio differente verso i contenuti e verso il linguaggio. E è naturale che si aspettino lo stesso approccio nei blog che seguono. Un linguaggio più colloquiale, quella conversevolezza di cui ha parlato Luisa Carrada. Non amano più – perché non hanno mai amato – il linguaggio del marketing.

Blog e social media continueranno a essere due forme di comunicazione diverse, ma oggi forse sono molto più vicine che in passato. Chi è presente sui social media ha una consapevolezza che prima non aveva: sa che sta creando contenuti, che sta parlando a un suo pubblico, che ciò che scrive viene diffuso.

È cambiato quindi anche il suo atteggiamento nei confronti dei blog che segue. Vuole più personalità dal blogger, un rapporto più umano, più socievole, più “alla pari”.

Il blog come voce diretta del blogger

Ne abbiamo parlato varie volte: in un blog dobbiamo trovare la nostra voce per scrivere, come lo stile che contraddistingue gli scrittori, ma in un blog cʼè – e deve esserci – una scrittura più personale, deve ancor più trasparire lʼanimo del blogger, della persona che ci scrive.

Come fanno a fidarsi di noi i nostri lettori se non capiscono chi è la persona che sta dietro le quinte del blog? È scrivendo in modo personale che possiamo guadagnare la fiducia e il rispetto del pubblico.

Perché là fuori ci sono persone, non alunni. Persone che vogliono parlare ad altre persone.

31 Commenti

  1. Franco Battaglia
    13 luglio 2015 alle 07:23 Rispondi

    Dovremmo fare a meno anche di certo marketing raffazzonato da fiera di paese..
    titolare “ecco l’ultimo post del blog” è roba che vende perché questo è il mondo d’oggi dove lo specchietto per le allodole che siamo non smette di lanciare riflessi un solo attimo.. ma che lo smuova chi in precedenza si sia dedicato ai “trucchi: e ai sistemi di vendita non è carino e, anzi, sfiora il caricaturale.. non trovi?

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:43 Rispondi

      Con “ecco l’ultimo post del blog” non intendevo fare marketing da 4 soldi, la frase l’hai interpretata male. Intendevo: ecco l’ultimo post pubblicato nel blog, l’ultimo uscito.

  2. Serena
    13 luglio 2015 alle 07:50 Rispondi

    Mumble. Allora, un conto è lo stile e un conto sono i contenuti. Si può spiegare un argomento tecnico in modo colloquiale e questo mi piace, ovviamente, se non diventa una banalizzazione. I contenuti personali, invece… Boh. Dipende. I cavoli degli altri mi interessano poco. Mi interessa invece se il blogger racconta che ha sperimentato qualcosa di cui scrive, e come è andata. È questo che intendi?
    Carina la mail :D Forse il titolo è ridondante (nel senso che è ovvio che è l’ultimo post XD ) e invece di quello potresti lasciare, nell’oggetto, semplicemente il titolo dell’articolo. Il template invece mi piace molto ed è perfettamente in stile con la grafica del blog :) .

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:46 Rispondi

      Sì, intendevo quello, non parlare dei cavoli personali, neanche a me interessano :)
      L’oggetto della newsletter è stato capito male, ho visto. Inserire invece il titolo del post non mi convince, perché magari potrei scrivere un titolo che finirebbe nello spam.
      Ho deciso di mettere “Penna blu: ecco il nuovo post del blog”.
      Contento che ti piaccia il resto :)

  3. Serena
    13 luglio 2015 alle 08:01 Rispondi

    (seconda puntata) Anche ‘sta storia che siamo tutti uguali… Io non sono uguale a uno/una che ne sa più di me perché magari sono dieci anni che si occupa di un certo argomento, e io invece sono cinque minuti. E ci sono cose che per essere apprese vanno studiate, letteralmente, e a studiare un po’ di fatica la si fa. Posso illudermi che sono uguale all’esperto o esperta X perché ce l’ho nei contatti su Twitter? Sì, ma magari sono un’idiota XD

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:48 Rispondi

      Non credo di avere capito questa seconda puntata :D

  4. Briccioledinfo
    13 luglio 2015 alle 08:12 Rispondi

    Questa volta sono pienamente d’accordo con te!
    Sono sempre stata dell’opinione che per poter parlare di qualcosa, non bisogna conooscerla solo teoricamente, ma anche praticamente e ciò può accadere solo con l’esperienza personale.
    Io, nel mio piccolo, sono una di quelle, che si è stancata fin da subito di trattare argomenti campati in aria, così ho iniziato col mio provato per voi, perchè solo così, puoi dare una vera e sana opinione in merito.
    Se posso provare scrivo, altrimenti mollo.
    Molti lo hanno contestato, anche perchè, come forse sai, non mi sono mai fermata a un solo argomento… Ma che ci posso fare se parto dal presupposto che Dio ci ha dato due mani e quindi possiamo essere in grado di fare molteplici cose?
    Giusto? Sbagliato?
    Non lo so. Soddisfatta personalmente si, alla grande.

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:50 Rispondi

      Bene :)
      Hai ragione, meglio scrivere ciò che abbiamo provato personalmente oppure riflettere su ciò che non conosciamo bene, che comunque sempre di esperienza personale si tratta.

  5. Chiara
    13 luglio 2015 alle 08:34 Rispondi

    Sono assolutamente d’accordo!
    Il passaggio da un blog accademico a un blog personale è arrivato spontaneamente, quando mi sono accorta che molti miei lettori ne sapevano più di me di scrittura, e la tecnica nuda e cruda non offriva loro alcun valore aggiunto. Per questo motivo, i miei post ora sono tutti frutto di riflessioni personali (come l’ultimo, sugli obiettivi) oppure traggono spunto dall’esperienza di stesura del mio primo romanzo, e dalla condivisione di ciò che giorno dopo giorno imparo, come se si trattasse di un diario di bordo. Questa formula, nata spontaneamente e non sulla base di ricerche o studi, si adatta molto ad Appunti a Margine e ha avuto il merito di creare un clima positivo e informale, consentendo anche la nascita di amicizie che, seppur virtuali, mi stanno dando molto a livello umano. In fondo, come ho detto più volte, dietro lo schermo c’è una persona, ed è giusto che questa persona si metta in gioco. :)

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:51 Rispondi

      Grazie :)
      Un blog è pur sempre un diario di bordo, alla fine, in cui parlare della propria esperienza. E, come dici, crei un ambiente informale, quindi più adatto ai lettori e al dialogo.

  6. Chiara
    13 luglio 2015 alle 08:35 Rispondi

    P.S. Quando è arrivata la mail con scritto “ultimo post” pensavo che chiudessi il blog! è un titolo che può trarre in inganno, però la mail è carina :)

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:52 Rispondi

      Sì, non sei la sola che ha frainteso, vedo se riesco a cambiarlo :)

  7. LiveALive
    13 luglio 2015 alle 09:33 Rispondi

    Però il pubblico dei blog letterari non è uguale a quello di ogni altro blog: ogni settore ha le sue caratteristiche. Nello specifico, a me pare che il lettore di blog letterari abbia ancora bisogno di facili certezze. Non vuole sentirsi dire la verità, non vuole sentirsi dire che non esiste una ontologia estetica: vuole sentirsi solo dire “fai così per fare bene, non fare così ché è sbagliato”. In fondo, se mandiamo un aspirante scultore da uno troppo grande ed esperto come Michelangelo che gli dice “vai: la figura è già dentro al marmo, devi solo tirarla fuori”, sì, gli dirà a che qualcosa di vero, ma gli dice qualcosa che l’aspirante scultore non può capire, che non gli è utile. Lui preferirebbe di certo un insegnante più modesto ma concreto, come Vasari, qualcuno che gli dica “rispetta queste proporzioni”, “impugna lo scalpello così”, eccetera. Ugualmente, un aspirante musicista preferirebbe conoscere Copland che Beethoven, e pure un aspirante scrittore sotto sotto preferisce il blogger normativo.
    Naturalmente c’è anche la voce fuori dal coro, quello che non accetta alcuna imposizione, e che nonostante voglia imparare pure vuole solo seguire la sua sensibilità. Diciamo che i primi (quelli che hanno bisogno di regole rigide perché se no non si sentono tranquilli) sono aristotelici, e questi qua sono platonici. Per loro lo “storytelling” può essere una buona mezza via, perché pur esprimendo un principio lo rimanda a una esperienza personale che gli toglie autorità (perché l’esperienza personale non dimostra il principio, ma lo limita a quelle condizioni; ben diverso è imporlo in modo incondizionato). Ciò nonostante, quello che conta di più, infinitamente di più, sono il tono, e il tipo di argomentazione: quello che cercano questi lettori è un tono leggero, con una argomentazione non assolutistica, che mostra sia una cosa sia il suo possibile opposto.
    Credo, effettivamente, che oggi lo storytelling di cui si parla tanto sia molto sopravvalutato: dal mio punto di vista, l’impatto emotivo è minimo: è un artificio retorico che noto subito, e mi porta immediatamente a dubitare di quanti sta dicendo; l’unica cosa che voglio è una argomentazione completa e ferrea, che non lascia il minimo buco alla logica. Se no, non mi fido.

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:55 Rispondi

      Quello che dici è senz’altro vero, ma, come ho scritto nel post, è pieno di blog che spiegano come fare questo e quello, quindi non puoi continuare in quel modo, altrimenti scrivi di cose già scritte.
      Non voglio trasformare il blog in un manuale tecnico, piuttosto pubblico un ebook.

  8. Ferruccio
    13 luglio 2015 alle 10:18 Rispondi

    mi hai tolto il post di bocca ahhaha

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:56 Rispondi

      Mi fa piacere, chi tardi arriva… :D

      • Ferruccio
        13 luglio 2015 alle 17:16 Rispondi

        A parte le battute, hai illustrato molto bene la problematica

  9. Roberto Gerosa
    13 luglio 2015 alle 11:04 Rispondi

    Sono assolutamente d’accordo con queste osservazioni (che novità!)
    Il blog esperienziale si sta imponendo sul blog accademico. E per fortuna aggiungerei…

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:56 Rispondi

      Sì, hai ragione, per fortuna :)

  10. Gloria Vanni
    13 luglio 2015 alle 12:38 Rispondi

    Come non essere d’accordo con te, Daniele? Il “blog esperienziale” mi piace molto più di quello accademico con l’avvrtenza di non cadere troppo sul IO/io/IO :)

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 13:57 Rispondi

      Giusto, non deve diventare autoreferenziale :)

  11. gabriele
    13 luglio 2015 alle 17:47 Rispondi

    Non sono del tutto d’accordo. Credo che dipenda dal grado di competenze che uno possiede. Per esempio io seguo The Monkey Cage, che adesso è ospitato sul sito del Washington Post ma è iniziato come un blog accademico. Letteralmente, i suoi autori sono professori di scienze politiche che lo avevano creato per diffondere gli studi della loro scienza presso il pubblico.

    CIò che dici è vero quando una persona tiene un blog per hobby o che tratta di hobby, in quel caso piuttosto che parlare con falsa competenza di argomenti che non si capiscono del tutto conviene raccontare apertamente “la propria versione”. Qualcosa che può essere interessante per chiunque stia facendo un percorso simile.

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 18:03 Rispondi

      Ho visto quel blog. Quanta interazione hanno quei post? Praticamente zero. La maggior parte degli articoli non ha commenti.
      Quello che dico secondo me vale anche per blog lavorativi, non solo per quelli aperti come hobby.
      Un blog che pubblica articoli più conversazionali, più incentrati sulla propria esperienza avrà più seguito e interazione.

      • LiveALive
        13 luglio 2015 alle 22:11 Rispondi

        Considera però che l’interazione non è un bene in sé stessa, in fondo. I post tecnici portano già di loro poche interazioni; quelli di svago, o comici, o coi gattini, ne portano di più. Ci sono poi quei post che in molti leggono e nessuno commenta: quelli che usano il post come una pagina di Wikipedia: si cerca l’informazione e basta. L’unico criterio, per me, è la correttezza di ciò che dice il post; e se è un argomento dove non esiste vera “correttezza”, allora la completezza e la profondità d’analisi. Ovviamente però bisogna tenere conto del fatto che un blog non è una enciclopedia online: offre possibilità diverse. Però un blog con post “enciclopedici” (cioè trattazioni saggistiche, neutrali, a volte anche ampie) non mi dispiacerebbe solo perché “poco blog”, è una delle possibilità.

  12. Alessandro Cassano
    13 luglio 2015 alle 18:23 Rispondi

    “accademico” ormai è sinonimo di trito e ritrito…
    Il punto secondo me è proprio questo: mancano troppo spesso approcci personali e reinterpretazioni.

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 18:25 Rispondi

      Sì, ormai il significato è proprio quello. Sono d’accordo sugli approcci personali soprattutto, ma anche sulle reinterpretazioni: idee nuove, anche controcorrente non possono che far bene.

  13. Marina I
    14 luglio 2015 alle 10:14 Rispondi

    Interessante questo ragionamento, sono abbastanza d’accordo.
    Mi hai fatto venire in mente questo.
    Quando i blog sono nati, mi riferisco proprio all’inizio, erano blog personali. Erano dei veri e propri diari in cui le persone raccontavano i fattacci loro (proprio di quelli che a ben vedere non interessano a nessuno). Poi piano piano questo modo di fare è tramontato e si è affermato un modo di fare blogging più professionale… che poi è un po’ quello che tu hai definito “accademico”, decisamente meno personale e più didattico.
    Adesso in un certo senso è come se le due anime del blogging si stessero ritrovando… torna a essere importante la voce del blogger, la capacità di essere “personali” senza però scivolare nella modalità “diario” o “fatti miei” o “io, io, io” (come diceva Gloria). Insomma forse la formula vincente è la capacità di veicolare contenuti utili/interessanti ma senza “spersonalizzarli”. Che poi a ben vedere è quello che, secondo me, distingue il blogging dal giornalismo.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2015 alle 10:25 Rispondi

      Hai detto bene, anche secondo me è così: le due anime più che incontrarsi si stanno fondendo. Adesso bisogna essere personali, non autoreferenziali, scrivendo contenuti utili.

  14. enri
    14 luglio 2015 alle 20:12 Rispondi

    Ciao ragazzi, post e commenti molto interessanti. Noto di essere indietro anni luce rispetto a voi, sia in termini di blogging che di esperienza a riguardo. In effetti questo tuo, Daniele, e quello di Maria Teresa sono quelli che seguo più regolarmente.
    E non mi spiace affatto essere arrivato tardi perchè, essere sincero, odio chi fa troppo sfoggio di sé. A volte lo faccio anch’io e Dio sa quanto mi dà fastidio. Ma credo sia nella natura delle persone desiderare di essere ammirati o apprezzati per quello che si fa o che si dice, anche seguiti. È sintomo di consenso, nel blog, nei social.
    Concordo con Live. Quello che dice è giusto. I blog che parlano del mondo della scrittura sono molto più variopinti degli altri e anche i loro frequentatori. C’è più libertà di espressione ed è anche interessante vedere i diversi stili e modi di esprimersi.
    Sto meditando seriamente di aprire un blog fai da te. Qualcuno mi linka la palla? Grazie :-)

    • Daniele Imperi
      15 luglio 2015 alle 07:44 Rispondi

      Sì, è vero senz’altro che è nella nostra natura desiderare apprezzamento, ma c’è modo e modo per farlo.
      Se vuoi aprire un blog, intanto leggi qualche post che trovi qui :)

  15. FRANCA
    18 luglio 2015 alle 21:44 Rispondi

    Ma perché disquisire tanto? Nel pieno rispetto e reiterato apprezzamento per codesto “rinnovato” blog, consiglio – MODESTAMENTE – a chiunque non ne condivida forma e contenuti di usare il …telecomando.
    Cordiali saluti, Daniele
    & buon proseguimento

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