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Il fascino della narrazione

Il fascino della narrazione
La narrazione deve sempre essere fluida come un fiume che scorre libero

Ieri ho parlato del rischio di inserire il cosiddetto infodump in una storia: frasi o perfino pagine e pagine di informazioni inutili per il lettore, informazioni che, se tolte, non cambiano nulla nella storia.

Ho anche detto come, ultimamente, la mia scrittura si sia fatta più sintetica, passando dalla mania di descrivere ambientazione e personaggi fin nei più piccoli particolari a lasciare al lettore la facoltà di immaginare quasi ogni dettaglio della storia.

Scrittura sintetica o logorroica?

Ci sono autori, come Guido Morselli o anche Cormac McCarthy, che hanno scritto romanzi brevi – arrivando al massimo a 300 pagine – e altri che invece hanno superato le 500, oltrepassando perfino le 1000, come Ken Follett.

Leggendo Morselli e McCarthy non ho avuto la sensazione di avere di fronte opere incomplete. Avrebbero potuto scrivere di più su quei romanzi? Forse, non sta a noi dirlo. Però, leggendo Follett, ho riscontrato parecchi infodump, al punto che I pilastri della Terra m’è sembrato un trattato di architettura.

Morselli e McCarthy hanno una prosa forte, poetica, decisa, ma sono ottimi narratori. Follett, almeno per l’unico romanzo che ho letto, è stato eccessivamente logorroico. Quel suo romanzo medievale avrebbe reso ugualmente senza dilungarsi in inutili spiegazioni e ragionamenti sulle soluzioni architettoniche da trovare.

Narrare, mostrare, distrarre

La narrazione non va vista, secondo me, come una pura e semplice lista di eventi. Narrare è raccontare, non inteso come il “tell” inglese della legge “show, don’t tell”, ma come un mostrare gli eventi, i personaggi, le ambientazioni, le azioni, i dialoghi con una maestria tale da non distrarre mai il lettore.

Naturalmente si tratta di stili personali di scrittura. Ma forse no. In alcune storie sento il bisogno di sintetizzare, in altre invece voglio dilungarmi, raccontare il più possibile. L’importante è non annoiare e a me, Ken Follett, ha annoiato molto.

La narrazione in 1Q84

Sto leggendo questo romanzo di Murakami Haruki, un autore che non avevo mai letto e che sto apprezzando. Non so se, alla fine della lettura, la storia per me sarà un capolavoro, tuttavia finora mi sta appassionando.

Ho detto proprio ieri che forse ci sono infodump nel romanzo. E ieri sera, continuando la lettura, ne ho trovati altri: perfino pagine e pagine. Storie dentro la storia. Su queste, però, non posso pronunciarmi, perché magari sono funzionali al romanzo.

Resta il fatto che Murakami è uno scrittore per nulla sintetico. Logorroico? Forse sì, perché no? Ma logorroico in senso positivo, perché il fascino della narrazione è un lasciarsi andare a una scrittura più completa, che riesca a coinvolgere il lettore in modo totale.

Quando tagliare? Riconoscere il superfluo

Mi chiedo, sia da lettore sia quando scrivo, quando sapere cosa tagliare via dalla storia. L’infodump è informazione superflua, è un allungare il brodo senza dare nulla di importante al lettore. Non contribuisce alla storia, ma forse se ne discosta perfino.

Ricordate le gride ne I promessi sposi? Possiamo chiamarle infodump? O sono parti fondamentali e utili della storia? Di sicuro le gride, scritte appunto col linguaggio seicentesco, sono piccoli quadri realistici del periodo storico del romanzo.

Contribuiscono a rendere la storia più completa, ad arricchire l’ambientazione. A 15 anni mi hanno annoiato, ma è anche normale, da adulto le ho apprezzate.

Il fascino della narrazione

  • Uno scrittore mediocre usa l’infodump per riempire spazi, per dipingere la scena, per presentare il personaggio.
  • Un bravo scrittore narra e non annoia mai, pur scrivendo pagine e pagine che sembrano non far parte della storia.

Il lettore riesce a riconoscere questo scrittore e resta affascinato dalla sua narrazione.

Voi, narratori

Da che parte vi schierate? Siete scrittori sintetici sempre o logorroici? Quale scrittore vi appassiona anche quando scrive 1000 pagine di romanzo?

28 Commenti

  1. Salvatore
    14 gennaio 2014 alle 10:16 Rispondi

    Difficile dire di se stessi. Chi mi ha letto mi ha devinito verboso e sicuramente mi piace il dettaglio. Tuttavia non saprei se il mio grado di dettaglio sia infodump o meno, sarebbe interessante che lo dicesse qualcun’altro.

    Mi piaciono gli scrittori come Murakami, per quanto possano apparire a primo acchito logorroici, la sua capacità narrativa è tala da conivolgerti anche nelle pagine di dettagli di cui faresti a meno.

    A volte l’ho trovato un po’ superficiale, anche nei suoi “punti di vista” (ad esempio, quando parla della struttara in mezzo alla statale in cui vanno a dormire di notte i barboni), tuttavia il suo modo di narrare è voyeuristico, nel senso che riesce a suscitare nel lettore una morbosa ossessione per la sua prosa lenta e densa.

    Mi piacerebbe essere altrettanto denso e non riesco ancora a definire ciò che mi attira della sua scrittura, sicuramente non gli argomenti, né la lentezza, forse la tessitura… Ecco, un’analogia buona per definire l’esperienza di lettura di 1Q84 è quella che si ha quando si osserva un ragno tessere una ragnatela… Ti piace? :)

    • Daniele Imperi
      14 gennaio 2014 alle 10:24 Rispondi

      Murakami è anche ripetivo, proprio ieri sera ho trovato 3 punti in cui avrebbe dovuto evitare certi periodi, già introdotti poche righe prima.

      La struttura della statale con la scala è descritta in modo pessimo, secondo me, non sono riuscito a visualizzarla.

      Sì, mi piace la tua definizione della scrittura di Murakami, l’analogia con la tela del ragno calza bene :)

  2. Luciano Dal Pont
    14 gennaio 2014 alle 11:08 Rispondi

    Non ho letto nulla di Murakami finora per cui non posso dare un giudizio in merito ma, soffermandoci alla domanda finale del post: da che parte vi schierate? io non ho il minimo dubbio, sono dalla parte degli scrittori sintetici e come scrittore cerco di perseguire questo obiettivo. Però attenzione, essere sintetici non significa ridurre la propria scrittura a una sorta di asettico articolo giornalistico che descrive sommariamente fatti e personaggi senza lasciar trasparire alcuna emozione; ecco, se c’è un aspetto sul quale mi piace dilungarmi un po’ è proprio questo, le emozioni e i sentimenti dei vari personaggi, non però raccontati dall’esterno ma mostrati, lasciati capire o intuire attraverso la narrazione, i dialoghi, le reazioni e le scelte che i personaggi stessi compiono, spinti proprio dalle loro emozioni e dai loro sentimenti. Sul resto invece, cioè su descrizioni di luoghi e caratteristiche fisiche dei protagonisti nonchè sulla storia della loro vita, preferisco ridurre tutto al minimo sindacale mostrando, o a volte anche raccontando se questo è più funzionale alla storia, solo quelle parti che sono fondamentali per comprendere la storia stessa e il modo di agire dei vari personaggi.
    Un esempio? Recentemente ho letto It, di Stephen King, una roba da 1200 e passa pagine. La storia in sè stessa mi è piaciuta, in generale mi piace Stephen King, ma ritengo che It avrebbe potuto essere scritto tranquillamente in non più di 500 – 600 pagine, senza nulla togliere alla completezza e all’intensità del romanzo.

    • Daniele Imperi
      14 gennaio 2014 alle 14:04 Rispondi

      Sono d’accordo, Luciano. Prendi anche Lansdale, è sintetico, ma dice tutto e non ha certo una prosa giornalistica.

  3. Roberto
    14 gennaio 2014 alle 12:18 Rispondi

    – Inizio Off Topic –

    Ciao Daniele,
    da poco ho scoperto il tuo blog. Molto bello e pieno di contenuti interessanti.

    Complimenti!

    – Fine Off Topic –

    :)

  4. paolo
    14 gennaio 2014 alle 12:18 Rispondi

    In merito a questo argomento , sarebbe interessante scrivere un articolo sulla differenza tra la scrittura per il web e la scrittura cartacea.

      • Roberto
        15 gennaio 2014 alle 18:05 Rispondi

        Ciao Daniele,
        C’è da qualche parte un testo dove parli dei fumetti e del modo in cui dovrebbero essere “concepiti”? Ho solo trovato l’articolo in cui scrivi di non leggere più i fumetti :( ….

        Qui si parla di sintesi… Non credi che il fumetto sia il sunto massimo di una storia?

        • Daniele Imperi
          15 gennaio 2014 alle 18:26 Rispondi

          Non ci sono altri post sui fumetti, non è proprio un tema attinente al blog.

          I fumetti sono una letteratura particolare, che fa uso di dialoghi e immagini. Non lo chiamerei proprio un sunto, perché ha più collegamenti col cinema che con un romanzo, secondo me.

  5. MikiMoz
    14 gennaio 2014 alle 12:29 Rispondi

    Dipende da cosa devi scrivere.
    Ci sono storie che richiedono l’infodump (ma quello buono) perché magari serve più quello che la storia in sé, o descrive un mo(n)do particolare.
    In altre, preferisco essere sintetico, al massimo: pensa che nel racconto che ho ripubblicato una decina di giorni fa sul blog ho tolto persino una piccola frase che, quando partecipai con lo stesso al torneo 2011, era presente :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      14 gennaio 2014 alle 14:01 Rispondi

      Serve più l’infodump della storia? Ho forti dubbi.

      • MikiMoz
        14 gennaio 2014 alle 15:05 Rispondi

        No, non dico quello.
        Ma l’infodump potrebbe essere LA storia, o la parte interessante di questa.
        Alla fine, tornando allo spezzone che hai messo ieri, era più interessante tutto il contorno che il bacio in sé :)

        Moz-

  6. Salomon Xeno
    14 gennaio 2014 alle 12:46 Rispondi

    Sintetico, anche troppo!

  7. Ivano Landi
    14 gennaio 2014 alle 12:49 Rispondi

    Sicuramente lo scrittore logorroico che mi appassiona di più è Thomas Pynchon, che di pagine per me potrebbe scriverne anche duemila, lo leggerei comunque. La sua è sicuramente una prosa impervia, forse addirittura per pochi, ma difficilmente noiosa.

  8. Ivano Landi
    14 gennaio 2014 alle 12:51 Rispondi

    Per quanto riguarda invece ciò che scrivo io, penso di scrivere in modo medio tra sintetico e logorroico.

  9. Tenar
    14 gennaio 2014 alle 17:36 Rispondi

    Sicuramente hai ragione.
    Io come narratrice sono sintetica, tanto che di solito mi fanno allungare quello che preparo. Mi piacciono i non detti, i sottintesi e il non narrato. Come lettrice, se una storia mi prende, andrai avanti per migliaia e migliaia di pagine. Certo, quelle delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco stanno iniziando ad essere troppe, ma, stando nel fantasy, ho trovato molto scorrevole La via dei Re di Sanderson, che pure è un bel tomazzo. Per i racconti storici dipende, ne I pilastri della Terra la costruzione della cattedrale vorrebbe essere metafora della costruzione di una società nuova, per cui tutta la parte architettonica ci sta anche. Ho letto (e per lo più abbandonato) cose molto più prolisse, come la saga de La ruota del tempo.

    • Daniele Imperi
      14 gennaio 2014 alle 17:47 Rispondi

      La via dei Re di Sanderson ce l’ho, ma ho paura a iniziarlo :D
      1300 pagine, mi pare… è scorrevole, allora?

      La metafora di cui parli ne I pilastri della terra non l’ho colta minimamente.

      La ruota del tempo non m’è dispiaciuto, ma ho letto solo il primo romanzo. Non ho continuato a prendere gli altri, perché non mi era comunque rimasto impresso. Non ricordo proprio nulla della storia.

  10. Laura Tentolini
    14 gennaio 2014 alle 20:31 Rispondi

    Inizio sintetica perché nella mia testa è tutto chiaro: trama, motivazione interiore, carattere dei personaggi; ma poi mi rendo conto che qualcosa bisogna pur dire al lettore, e allora aggiungo, aggiungo, aggiungo…

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2014 alle 07:33 Rispondi

      Beh, dipende se quello che aggiungi serve davvero o meno.

  11. Antonio
    14 gennaio 2014 alle 23:08 Rispondi

    Sono uno che scrive in maniera compulsiva, ossessiva, quando attacco devo fare presto perché potrei rimanere senza fiato, sì perché scrivo in apnea e se non sto attento a dosare bene il respiro rischio di finire stremato …

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