Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

La fantasia nel Fantastico

La fantasia nel Fantastico
Quanta fantasia avete trovato leggendo romanzi fantasy?

Si chiama Fantasy, forse è il genere letterario più abusato e più amato e odiato. C’è chi dice che sia letteratura per bambini e chi, come me, lo considera un genere narrativo superiore. A me piace chiamarlo Fantastico e in questo termine includo tutto ciò che si allontana dalla nostra realtà.

Fantasy in inglese significa fantasia, fantastico deriva dalla stessa parola. Ma quanta fantasia occorre per scrivere una copia de Il Signore degli Anelli? E decine di copie? E quanta ancora per mettere in campo i soliti elfi, le solite spade, i soliti castelli sperduti, i soliti draghi? Cliché che nel fantastico siamo ormai abituati a vedere.

A voi piace tutto questo? Io sono stanco, invece.

Il brodo infinito

Scrivere ancora di battaglie fra uomini e razze magiche, mosse da barbuti stregoni e vinte da improbabili eroi è un rimestare nel fondo incrostato di un pentolone dove, per decenni, ha bollito un brodo che ormai s’è consumato.

Eppure basta aggiungere un po’ d’acqua e farla bollire e servire poi al lettore una minestra insipida e per nulla nutriente.

Non so a voi, ma a me il brodo piace fatto in casa, non col dado. Metto a scaldare il pollame con verdure varie e cipolle. Mi piace sostanzioso.

«Prendi la strada meno percorsa»

And always think about the road less travelled – you’re bound to strike on an interesting, original plot eventually if you sit and think to yourself, “What if? What if? …” Originality in Fantasy – Taking The Road Less Travelled di A.R. George

L’autore è un professore di Lingua e Cultura del Vicino e Medio Oriente, specializzato in letteratura e cultura babilonese e traduttore dell’Epica di Gilgamesh. Nel suo articolo sull’originalità del fantasy ci consiglia di “prendere la strada meno percorsa”.

Ma il consiglio fondamentale che dà è quello di pensare e di spingerci a chiederci: “Che cosa succede se…?” Perché è proprio ponendoci queste domande che possiamo riuscire a scrivere trame migliori e uniche, o quanto meno originali, diverse dalle solite.

5 punti di originalità

Il professor George, nello stesso articolo, elenca cinque punti che definiscono l’originalità nel fantastico. Non esaustivi, ci tiene a dire.

  1. Personaggi: ricordate Frodo di Tolkien? Lo conosceremo come Shea in Brooks e con tanti altri nomi in tanti altri scrittori. E il cattivo di turno? È il solito mago nero che abita nel castello diroccato.
  2. Trama: è la solita, immortale lotta fra Bene e Male. Immortale. E con questo aggettivo ci siamo messi le spalle al sicuro: possiamo scrivere dello stesso fantasy per l’eternità. Ho una domanda per voi: dal momento che questa lotta è senza fine, che senso ha scriverne ancora? Letta una storia, lette tutte.
  3. Razze e creature: elfi, nani, troll, orchi, draghi, vermi, unicorni, grifoni. Pescati dalle leggende e dalla mitologia. Ma sapete che esistono tantissime altre creature magiche da sfruttare? Leggete il romanzo Zeferina di Riccardo Coltri.
  4. Non reinventare la ruota: rimaneggiare le storie e le idee altrui non rende un romanzo originale. Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono un fantasy originale, con creature nuove e trame interessanti. D’accordo, i giochi di corte non sono questa grande innovazione, ma provate a leggere quei romanzi e non smetterete.
  5. Extra: il professore punta poi il dito contro il solito aiutante che muore, il solito eroe che morendo ha tempo di dire l’ultima, il solito ero giovane e l’uso smodato di apostrofi nei nomi per rendere esotico il tutto.

Punti aggiuntivi di originalità

Erano punti non esaustivi, no? Ne inserisco altri, allora, secondo le mie idee.

  1. Incipit: in uno dei suoi ultimi post Marcello Nicolini parla di fantasy e cita un brano di Mattia Signorini, il quale dà contro i soliti incipit dedicati al tempo atmosferico. Quanti ne ho usati nei miei tentativi di scrivere fantasy! A dire il vero i miei iniziavano con le descrizioni del luogo, le immancabili descrizioni che vanno inserite, sì, per forza secondo me, ma magari possiamo farne a meno all’inizio della storia.
  2. Eroe: deve esserci per forza? Non può essere un uomo normale che vive una serie di avventure senza nulla di eroistico da compiere? Attenzione, non ho detto senza imprese da compiere, senza fare nulla, ma non deve per forza attraversare un ponte che si sbriciola, non trovate?
  3. Realismo fantastico: la mia ossessione. Ognuno ha la sua. Non trovo più stimoli a scrivere e pensare storie ambientate in terre pseudo-celtiche e anglofone. Il mio romanzo fantasy, che chissà se vedrà mai la luce, è ambientato altrove, in un’altra zona del pianeta.

Eccessi di creatività

Mi è capitato di leggere nomi stranissimi, per un mal riuscito tentativo di essere originali. Ricordo ancora il personaggio chiamato “K!sdra” di cui ho già accennato in un post tempo fa, letto in un romanzo della collana Urania Fantasy. Se sapete pronunciarlo, avrete la mia eterna stima.

L’eccesso di creatività porta all’effetto opposto, secondo me. A strafare. A rendersi persino ridicoli o, meglio, a ridicolizzare un’opera letteraria. Creatività credibile, questo sì, non sforzo creativo senza ragionamento, senza calcolo.

In fondo, credo che basti poco per creare nomi e linguaggi originali e solidi: un foglio di carta, una penna, tanta pazienza.

Fantasia

Potenza immaginativa e rappresentativa

Questa la definizione in un dizionario etimologico. Una potenza, una forza, dunque, che non può esser racchiusa in una brodaglia riscaldata. Non chiamateli fantasy, allora. Non chiamate quei romanzi fantasy, perché di fantastico non hanno nulla.

Sono cloni. Non opere letterarie, ma macchine prodotte in serie da una catena di montaggio.

Che cosa decidete di fare, voi? Volete essere uno di quegli anelli della catena o preferite essere artigiani del Fantastico?

Io non mi trovo bene in mezzo al gregge. Ho fatto già la mia scelta.

21 Commenti

  1. Elisa
    10 dicembre 2013 alle 08:47 Rispondi

    Credo che tutti gli appassionati di fantasy e scrittura abbiano almeno iniziato a scrivere un clone del Signore degli anelli o di Shannara. :-) mi ci metto anche io nel mucchio con l’aggravante di aver avuto altri complici. Avevamo iniziato un mega romanzo a 4-5-6 mani che è ovviamente naufragato a metà (e meno male). Dopo 10 anni di inattività ho ripreso a scrivere e credo che il prof. George sarebbe contento di vedere che ho involontariamente seguito i suoi consigli (credo di aver letto in inglese l’articolo di cui parli). In ogni caso concordo anche io che bisognerebbe percorrere dtrade più originali della Cerca o del predestinato. Per questo adoro Terry Pratchett e l’ultimo Sprague De Champ.

  2. Salvatore
    10 dicembre 2013 alle 09:29 Rispondi

    Ci sono talmente tanti spunti che non so da dove cominciare per commentare; ad esempio, di romanzi fantastici – applaudo alla tua scelta di termine – in cui “l’eroe” è un uomo comune ce n’è almeno tanti quanti quelli in cui è un uomo straordinario. Quindi eviterò di commentare.

    Dico solo che, per quanto il fantasy con elfi e draghi e orchi sia una brodaglia riscaldata, a me piace! Per me è un passato di verdura che non scade mai. Non ci posso fare nulla. Mi stufano molto di più le “solite” storie di vampiri, o il mainstream di cui Signorini è un appassionato, che non il fantasy puro. In fondo chi emula Bukowski non è altrettanto riprovevole di chi imita Tolkien?

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2013 alle 10:08 Rispondi

      Nulla di male se ti piace leggere ancora di elfi e draghi. Allora devi seguire Terry Brooks.

      Però, concorderai, che bisognerebbe dare un po’ di vitalità e innovazione a quel genere. Magari tornando alle origini mitologiche degli elfi.

      • Salvatore
        14 dicembre 2013 alle 22:57 Rispondi

        Terry Brooks non è certo una scoperta; neanche scrittori come R.A. Salvatore. Diciamo che il fantasy di elfi e draghi e orchi è ristagnante perché sono rimasti pochi gli autori che si vogliono cimentare in un genere che ha già dato tanto e che ha contribuito a formare la mia e la tua generazione di lettori (sei vecchio quanto me, lo so!).

        Martin e Rothfuss sono nomi già più recenti, ma hanno seguito il tuo consiglio variando la base della struttura fantasy nel tentativo di dare della “credibilità” storica alle loro trame.

        Le origini degli elfi le ha già ben illustrate lo stesso Tolkien. Io invece sostengo che potrei andare avanti a leggere fantasy “spazzatura” all’infinito, senza variarne nulla; ma non faccio testo. Sicuramente concordo sul fatto che un autore (che voglia pubblicare) debba trovare un modo originale di raccontare le stesse storie. Questo sì. ;)

  3. Attilio Nania
    10 dicembre 2013 alle 10:37 Rispondi

    K!sdra
    a beh, qui l’ho scritto, ma ti assicuro che mentre lo facevo l’ho anche pronunciato!

    Comunque, il post esprime concetti validi e che condivido, pero’ non credo che potrei mai scrivere un fantasy senza elfi o senza orchi, ma forse e’ perche’ in passato ho giocato troppo a Warcraft e affini (mi pare che sui videogiochi abbiamo gia’ discusso un’altra volta).

  4. Moonshade
    10 dicembre 2013 alle 11:17 Rispondi

    Spade e battaglie purtroppo hanno un enormissimo fascino. E’ l’epicità che trascina. Il problema secondo me non ètanto l’utilizzare tutti gli elementi (razze, che si fanno la guerra, mentre un eroe a sua insaputa deve affrontare il malvagio), ma utilizzarli male, o appunto fermarsi a quelle due o tre informazioni classiche’ che l’autore ha trovato, soprattutto in un epoca in cui in 0.3 secondi si può googlare qualcosa. A me disturba molto di piu’ per esempio un libro incentrato su draghi ovunque ma i personaggi che si muovno su carretti di legno in un medioevo idealizzato, oppure un incipit che per 20 pagine mi parla di un mondo in cui le donne portano vestiti lunghi, tuniche, veli in viso e poi arriva la protagonista vestita in latex aderente rispetto ad un fantasy piu’ classico ma ben organizzato. Piu’ che fantasia, dovrebbe contare piu’ l’inventiva, ormai. Il Signore degli Anelli è basato su poemi norreni, Martin è partito dalla guerra delle Due Rose prima di decidere di infilarci i draghi. Sono state scelte vincenti in un momento in cui pochissimi conoscevano quelle fonti, e le hanno usate così bene facendole proprie che dopo anni ancora sono lavori apprezzati. Tutti quelli che escono ora su blando ricalco nonso quanto dureranno, forse nemmeno questa stagione, se non hanno degli elementi validi.
    (Scusate, sono davvero prolississima!)

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2013 alle 11:04 Rispondi

      Tolkien e Martin hanno creato mondi unici e facilmente imitabili. Hanno saputo prendere dalle fonti e rimaneggiarle a loro modo. Questo si dovrebbe fare, anziché scopiazzare qui e là.

  5. roberto
    10 dicembre 2013 alle 11:57 Rispondi

    Interessante. Possiamo dire che la ripetitività o la clonazione è data dallo schema del “viaggio dell’eroe” gli otto punti che ritroviamo in quasi tutti i romanzi fantasy. Certo in molti romanzi si capisce subito che l’autore non ha fatto uno sforzo “fantastico” per rendere non dico memorabile ma almeno unico il racconto.
    Penso che la differenza sia sempre nel Cuoco piuttosto che negli ingedienti :-). Se il Cuoco decide di impostare un racconto secondo i canoni classici l’impianto deve essere per forza quello conosciuto per poi infilarci l’ingrediente segreto il what if personale che renderà la storia unica. Se invece sarà un piatto moderno bè non serviranno un’accozzaglia di nuovi elementi ma due o tre novità ben amalgamate e cotte a puntino a rendere saporito e digeribile il romanzo.
    Ti cito in chiusura alcuni libri che ho amato e dove il fantasy è stato letto in maniera diversa: Il mondo delle streghe di Andre Norton, incipit bellissimo. Il mondo in un tappeto di Clive Barker, tra mondo reale e il fantastico, gli Orchi di Peinkofer, il fantasy visto dall parte dei cattivi per eccellenza.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2013 alle 11:05 Rispondi

      Non conoscevo quei 3 libri, Roberto, e gli darò volentieri un’occhiata.

  6. Tenar
    10 dicembre 2013 alle 12:48 Rispondi

    Tempo fa dedicai un articolo alle “mutevoli forme del fantasy”. Lo si può trovare qui: http://www.kultural.eu/component/content/article/252

  7. MikiMoz
    10 dicembre 2013 alle 13:38 Rispondi

    Il fantasy è un grande genere, ma come ogni grande genere ha creato dei filoni che poi bene o male tutti seguono.
    A me non piace l’high fantasy, per dirti.
    Le mie opere fantasy preferite sono Berserk, Masters of the Universe e le cose scritte da Howard :)
    Apprezzo molto anche Barker.

    Di elfi, mondi di mezzo ecc ne ho le sfere di fuoco piene… :)

    Bell’articolo, comunque, ottima schematizzazione.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2013 alle 11:07 Rispondi

      Grazie. Di Barker ho solo 4 dei libri di sangue. Proverò il fantasy che ha scritto.

  8. Luciano Dal Pont
    10 dicembre 2013 alle 14:20 Rispondi

    Credo che la ripetitività, o peggio la clonazione, delle trame, dei personaggi, delle ambientazioni, degli esseri strani e surreali che popolano i fantasy, pur con tutte le variazioni e gli adattamenti del caso, sia sempre negativa, anche a fronte di un quasi sicuro successo commerciale se il romanzo è scritto bene. Io sono per l’innovazione, l’originalità, persino la sperimentazione. Nepure a me piace la minestra riscaldata. Il mio romanzo d’esordio, che uscirà tra breve edito da Edizioni La Gru, non so se si possa considerare un vero fantasy. Si tratta di un romanzo breve e i suoi personaggi sono reali (tranne la bambina che… be’, ma non posso rivelare troppo) come reali sono i luoghi e le ambientazioni, sono tuttavia le varie situazioni che si dipanano lungo la strotia ad assumere connotazioni fortemente surreali, anche se il significato che si cela dietro la trama è altrettanto fortemente reale.

  9. Marcello
    10 dicembre 2013 alle 16:50 Rispondi

    Ecco, Riccardo Coltri è un ottimo esempio! Lui ha anche scritto un racconto (gli continuo a chiedere di darmelo da pubblicare ma non vuole :) che si chiama “Il Salotto del Doge”. E’ bellissimo ed è fantasy. Prova a cercarlo in rete.

    Gracias e Saludos!

  10. Tutte le storie sono già state scritte
    13 dicembre 2013 alle 05:01 Rispondi

    [...] una storia originale è dunque una sfida nel Fantastico. Abbiamo visto come spesso questo genere manchi di fantasia a causa di un copia copia generale, di un voler imitare a tutti i costi, di una commercializzazione [...]

  11. Luca.Sempre
    15 dicembre 2013 alle 12:08 Rispondi

    Uno che scrive Fantasy originali, uno che secondo me è un vero fuoriclasse, un grandissimo scrittore fuori dagli schemi. China Melville. Ti dice qualcosa?
    La domanda è retorica perchè tanto lo so che lo conosci e lo apprezzi ;-)

    • Daniele Imperi
      15 dicembre 2013 alle 13:30 Rispondi

      Ciao Luca, hai anticipato uno dei nomi che citerò proprio domani ;)

Lasciami la tua opinione