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Fantascienza o ambientazione futuristica?

Fantascienza

Qual è la differenza reale fra queste due definizioni? Ambientare una storia a cinque anni nel futuro si può chiamare fantascienza? Qual è il limite temporale che divide una definizione dall’altra?

Mi è capitato di leggere alcune storie definite di fantascienza, ma in realtà erano semplicemente ambientate nel futuro. E il futuro non è necessariamente fantascienza.

Questa è una mia personale riflessione, ma secondo me, prima di scrivere una storia, bisogna stare attenti al “futuro” in cui viene ambientata. Se la scrivo e pubblico quest’anno e la ambiento nel 2015 non è una storia fantascientifica, ma solo una ambientata nel futuro.

Che cosa considerare, dunque, prima di stabilire che una storia rientri nel genere fantascientifico?

  1. Periodo storico: l’ambientazione deve risalire a parecchi decenni in avanti, secondo me, meglio secoli. Più è lungo il divario fra il periodo storico in cui la storia è scritta e pubblicata e più risulterà verosimile. Non potrà inoltre essere confutata o sminuita, perché nessuno sarà più in vita quando si sarà raggiunto l’anno di ambientazione.
  2. Tecnologia avanzata: ho visto film di fantascienza con personaggi che ancora si spostano con le comuni automobili, neanche tanto più avanzate delle nostre dal punto di vista del design. Però esistono robot identici agli esseri umani, tanto da poter essere scambiati per loro. Mi sembra un enorme controsenso. Non dico che uno scrittore debba trasformarsi in un ingegnere elettronico, ma inventare un mondo più avanzato sì. Realmente avanzato.
  3. Realtà sociali: la società si evolve, in funzione anche della tecnologia. Si evolve comunque, quindi va riscritta totalmente, pur mantenendo alcuni parametri che sono rimasti pressoché invariati nel corso dei millenni, come la costruzione di un nucleo familiare, un governo, leggi a cui attenersi, un lavoro per vivere, divertimenti e passatempi. Lo scrittore deve però inventare una nuova società, che ha gusti, necessità e mode differenti e lontani da quelli odierni.

Una storia scritta nel 1850 e ambientata nel 1930, con automobili futuristiche e viaggi nello spazio, è una storia di fantascienza, perché nel 1850 le vetture erano carrozze a motore e la luna ancora lontana.

Una storia scritta nel 2012 e ambientata nel 2092 potrà essere considerata di fantascienza? Forse a quel tempo gli USA non avranno ancora messo piede su Marte, in Italia ci si starà ancora chiedendo se un blog debba essere una testata giornalistica, la gente si sbalordirà davanti all’ultimo modello di cellulare, praticamente la versione portatile di un’invenzione che risale al 1871.

Basta dare uno sguardo alle ultime tecnologie introdotte nel mondo a partire dal secondo dopoguerra, ossia in un arco di tempo pari a neanche 70 anni: che cosa è stato inventato di completamente nuovo e inesistente? Navi spaziali e computer. Il resto è solo una sorta di “riciclo” di preesistenti invenzioni. Confrontatele con le invenzioni del XIX secolo e resterete a bocca aperta.

Che cosa significa questo? Significa che, per una serie di fattori, le invenzioni veramente innovative hanno subito un rallentamento. Dovuto a cosa non ha importanza (probabilmente due guerre mondiali hanno giocato un ruolo non indifferente). Non si può quindi ipotizzare che fra vent’anni l’uomo abbia conquistato altri mondi e che viaggi magari nel tempo.

Fantascienza o ambientazione futuristica?

Quali sono secondo voi le reali differenze fra queste due definizioni? Vi trovate d’accordo con quanto ho affermato?

Quali ambientazioni avete trovato nei romanzi di fantascienza letti? E, scrivendo storie di fantascienza, avete pensato a quanto ho scritto?

6 Commenti

  1. Romina Tamerici
    6 giugno 2012 alle 00:41 Rispondi

    Io sono d’accordo con te. Se però si ambientasse una storia tra pochi anni, ma il mondo fosse del tutto sconvolto per un evento che si spiega nel testo? Dopotutto la storia non procede per strappi ma ci sono degli eventi che dall’oggi al domani hanno cambiato non poco le cose… Certo questo è un caso estremo, per il resto è meglio ambientare in un futuro lontano e totalmente diverso dal presente. In ogni caso, la fantascienza non è un genere che normalmente scrivo.

  2. Daniele Imperi
    6 giugno 2012 alle 09:12 Rispondi

    Per il tuo caso estremo la storia diventa appunto apocalittica, ma è sempre ambientazione futuristica.

  3. Romina Tamerici
    8 giugno 2012 alle 00:44 Rispondi

    Oh, “apocalittico”… era tanto per sapere. Non credo che scriverò mai un testo del genere, anche se ho visto un concorso strano e sto riflettendo sul da farsi. Non penso di partecipare, ma ti lascio il link, magari ti interessa: http://minuettoexpress.blogspot.it/2012/06/hydropunk-drowned-century-bando-del.html
    Insomma, non è assolutamente il mio genere, ma potrei prenderla come una sfida! Grazie per aver definito il mio caso estremo.

  4. Romina Tamerici
    8 giugno 2012 alle 00:46 Rispondi

    Inoltre il concorso è ambientato nel passato, ma in modo da modificarlo. Ok, magari non c’entra niente con questo post. Non so perché io li associo… mente contorta!

  5. Daniele Imperi
    8 giugno 2012 alle 08:48 Rispondi

    Conosco il concorso e forse parteciperò :)

  6. Le ambientazioni facili… ma non troppo
    8 maggio 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] non significa per forza fantascienza. Il futuro e la fantascienza possono essere due cose differenti. Fra due secondi è futuro, ma non è certo fantascienza. […]

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