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La falsa documentazione

La falsa documentazione

Non desiderare la scrittura d’altri.

Un errore commesso dagli aspiranti scrittori, o semplicemente da chi per la prima volta si avvicina alla scrittura, è scrivere basandosi su quanto appreso senza documentazione né esperienza personale. Esistono, infatti, a mio modo di vedere, delle false documentazioni, ossia un insieme di nozioni che lo scrittore crede di conoscere.

Il “già visto” e il “sentito dire” non fanno parte della documentazione, che richiede un lavoro più lungo e soprattutto mirato. Sono sì ricordi, ma ricordi che non hanno conferme valide né un’affidabilità tale da poter essere presi in considerazione.

Queste false nozioni sono frutto di ciò che abbiamo letto e visto fin dalla nostra infanzia e tornano sempre a galla, nella nostra mente, quando dobbiamo scrivere di qualcosa di attinente. E molti, me compreso, hanno commesso lo sbaglio di affidarsi a questa documentazione, che documentazione non è.

Il cinema

Il cinema, specialmente quello americano, ci ha fornito di un numero immenso di immagini e informazioni su svariati argomenti, dal Far West all’Impero Romano, dal Medioevo alla Seconda Guerra Mondiale, dal poliziesco dal dopoguerra a oggi al XIX secolo.

Ma se dobbiamo scrivere un romanzo sul Far West possiamo davvero affidarci a ciò che abbiamo appreso dai film americani? Mi auguro che nessuno scrittore lo faccia. E così per tutti gli altri tipi di storie.

È chiaro che anche la produzione di un film si basi su una documentazione, ma il film è il frutto della documentazione di qualcun altro, mentre il romanzo che state scrivendo deve essere frutto della vostra documentazione.

La letteratura

Lo stesso discorso per la letteratura. Specialmente nei dialoghi leggo spesso frasi, modi di parlare che ho già sentito. Dove? Nei film e nei libri di altri scrittori. E così per la descrizione di scene e azioni si tende a usare modi di esprimersi di altri autori.

Questa non è documentazione, semmai plagio. Non proprio plagio magari, ma un ingenuo appropriarsi di un linguaggio che non è il nostro, ma che abbiamo imparato altrove. Che abbiamo visto usare da altri. Per i dialoghi ci si deve basare sull’esperienza personale. Su ciò che abbiamo realmente sentito con le nostre orecchie.

Se dobbiamo scrivere un romanzo fantasy, non possiamo basarci su ciò che abbiamo letto. Quelle letture fanno parte della documentazione, come ho scritto nel primo articolo di questa serie, ma a livello di conoscenza approfondita del genere narrativo, non certo per sapere cosa scrivere, che personaggi inserire, come costruire un mondo, ecc.

Il pericolo della falsa documentazione

Affidarsi a una documentazione del genere, ossia ai ricordi di film visti e libri letti, porta a scrivere storie non propriamente fedeli dal punto di vista storico e per “storico” intendo non solo cronologicamente parlando, ma anche in funzione dell’intera ambientazione che dobbiamo dare al nostro racconto.

Perché un film e un romanzo non sono sufficienti a garantirci una buona documentazione?

  • Lacune del regista/scrittore: chi ci assicura che il film e il romanzo siano realmente frutto di un’attenta e fedele documentazione? Nessuno. Se quel film o quel romanzo contengono degli errori o dei falsi storici, noi li inseriremo nella nostra opera.
  • Attinenza con la storia: siamo sicuri che possiamo davvero basarci su un film visto per documentarci? A meno che il nostro romanzo non sia ambientato nei luoghi e nei tempi del film o del libro letto, quella documentazione non ci sarà utile.
  • Completezza della documentazione: per un film si sono documentati in funzione della storia, e così per un romanzo. Quelle documentazioni potrebbero essere incomplete per il nostro libro, che richiede una documentazione differente e magari più approfondita.

La mia esperienza sulla falsa documentazione

Anni fa avevo iniziato a scrivere dei racconti brevi e erano frutto unicamente della falsa documentazione. Tutti ambientati negli USA e tutti che si basavano su film americani visti fino a quel periodo.

La documentazione a cui attingevo era tutta nella mia mente, nei ricordi di ciò che mi era rimasto impresso dopo la visione dei film. Ma anche di ciò che avevo letto in alcuni romanzi. Avevo in breve – perché forse possiamo definire così quel mio maldestro tentativo di fare letteratura – messo su carta ciò che più mi aveva colpito di film e libri.

Per fortuna ho smesso da tempo di “documentarmi” a quel modo. Ma con gli anni si matura, si cresce e si capiscono cose prima sconosciute. Adesso mi documento sui libri, anche sul web, in alcuni casi, ma dipende dal tipo di informazioni che mi occorrono.

Vi è capitato di scrivere racconti o romanzi basandovi su quanto appreso da film e libri?

4 Commenti

  1. Alessandro Madeddu
    7 novembre 2012 alle 09:47 Rispondi

    In tempi in cui avrei potuto farlo non lo facevo perché mi reputavo un dadaista da scontro di piazza e deliravo.

    Ora invece sì, visto che non scrivo nulla di troppo verosimile posso anche permettermi di scrivere qualcosa a proposito dei personaggi e dei fatti di qualcun altro. Da un po’ sto lavorando ad un racconto – concentrato in meno di una giornata – dove compaiono i personaggi dell’Enrico V durante l’assedio di Harfleur. Io non ho visto l’assedio, mi si dirà: be’, nemmeno il Bardo l’aveva visto :)

    Scherzi a parte, il problema della documentazione “prettamente letteraria” è grave e ricorrente. Specie in un paese come l’Italia, sempre così pronto al richiamo della retorica e del lirismo, e a ignorare la precisione.

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2012 alle 09:56 Rispondi

      I rimandi a opere esistenti su certi tipi di storie vanno bene in effetti.

  2. Lucia Donati
    7 novembre 2012 alle 11:15 Rispondi

    “Non desiderare la scrittura d’altri” mi piace. L’informazione per interposta persona o in qualche modo filtrata non può essere considerata una buona informazione; tutto va veirificato: una persona con senso critico capisce che questo è fondamentale. Io, fin da piccola, quando mi dicevano qualcosa, mi chiedevo sempre “Chi l’ha detto?” e “Perché deve esssere così?”.

  3. Romina Tamerici
    7 novembre 2012 alle 19:26 Rispondi

    La documentazione dovrebbe partire da fonti di prima mano e non da interpretazioni altrui. Altrimenti di passaggio in passaggio il reale si fa sempre più sfumato.

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