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Come è evoluta la figura del romanziere

Romanziere

Lʼaltro ieri ho parlato dei limiti che ha uno scrittore moderno, un post che voleva riassumere il mio stato di insoddisfazione verso le moderne tecnologie e un sognato ritorno allʼantichità, a un mondo più genuino in cui lo scrittore ma anche lʼuomo possa vivere la realtà vera e non restare imprigionato davanti a uno schermo per gran parte delle sue giornate.

Il post di oggi è legato a quello di due giorni fa, perché sono proprio le moderne tecnologie ad aver cambiato il romanziere del XXI secolo, è proprio il mondo di oggi ad aver creato altri sogni e altre possibilità.

A me piace guardare al web come a una fonte veloce di informazioni e a una serie di strumenti di divulgazione della cultura. Non voglio più vedere il web come un surrogato della realtà e della vita.

Il tempo degli scrittori come unʼélite

Quel tempo è finito. Se una volta il numero degli scrittori si contava sulle dita di una mano, oggi siamo diventati tutti scrittori, perché oggi chiunque ha la possibilità di pubblicare qualcosa, di definirsi scrittore, anche se dimostra con prove inoppugnabili di non conoscere le più banali regole della grammatica italiana.

Un tempo lo scrittore scriveva e spediva il suo manoscritto. Si legge un poʼ ovunque nelle biografie dei grandi autori che il tale editore aveva rifiutato lʼopera del tale autore, accettata poi dal tal altro editore.

Questo fa pensare che un tempo gli editori rispondevano agli autori, in virtù, forse, dellʼesiguo numero di manoscritti ricevuti.

Oggi siamo invece abituati ai silenzi editoriali. Da una parte comprensibili, perché se a me, editore, arrivano ogni giorno 100 manoscritti, spendendo almeno 2 minuti per rispondere via email a ognuno, impiegherei 3 ore e venti minuti solo per quella operazione. Delle 8 ore sindacali lavorative ne resterebbero solo meno di 5.

Il tempo della tiepida informazione

Del concorso della Mondadori per romanzi di fantascienza lessi in non so quale rivista, tanti anni fa. Il web non cʼera ancora o, almeno, non cʼera ancora in casa mia.

Le informazioni viaggiavano a rilento, su rotoli di carta e in riviste specializzate. A quel tempo dovevi essere uno scout, un ricercatore attento a scovare ogni indizio per trovare concorsi letterari o scoprire case editrici che facevano al caso tuo.

Il numero dei romanzieri continuava a essere limitato e se questo era un bene o meno non sta a me dirlo. Ognuno abbia la sua opinione al riguardo.

Lʼesplosione di internet

Lʼinvenzione di Tim Berners-Lee ha cambiato il mondo in generale e quello dellʼinformazione in particolare. Ha cambiato lʼeditoria e ha cambiato la figura dellʼautore.

Avremmo potuto usare questa invenzione bene, ma abbiamo scelto di usarla anche male. Grazie al web, e a tutta la tecnologia nuova che ha portato, il numero degli scrittori è aumentato a dismisura, in modo epidemico potremmo dire.

Il numero di lettori, forse, è invece diminuito. Tanto che qualcuno sostiene ci siano più scrittori che lettori.

Io credo che i lettori siano diminuiti, perché il web ha portato a velocizzare la lettura, ha disabituato lʼuomo alla lettura, perché è proprio la fruizione dei contenuti via web che comporta questa disabitudine: la lettura a schermo o, peggio, da smartphone, non ama contenuti corposi, ma brevi e concisi.

Forse è per questo motivo che qualcuno ha pensato di creare i libri distillati.

Lʼavvento delle tipografie digitali

Nascono le tipografie online, quelle che molti chiamano “editori a pagamento” e che loro stessi definiscono case editrici. Quelle che hanno creato lʼillusione di essere scrittori e che non hanno prodotto nessun caposaldo della letteratura.

La creazione dei libri elettronici o ebook ha modificato di nuovo la figura del romanziere. Ha iniziato a circolare il concetto di self-publishing, che in realtà esiste da ben prima della nascita del web (ma di questo parlerò fra qualche giorno).

Inutile continuare la polemica sul self-publishing, ma nessuno può negare che la semplice – e, a volte, forse troppo semplicistica – possibilità di pubblicare unʼopera letteraria abbia creato parecchia spazzatura, tanto che i più non guardano bene agli autori autopubblicati e continuano a preferire libri e ebook sfornati dallʼeditoria classica.

Il romanziere è divenuto oggi un imprenditore o, per dirla alla maniera inglese, un impronunciabile e intraducibile authorpreneur, o autore-imprenditore.

Il romanziere di oggi è anche blogger. Conosce (o dovrebbe conoscere) i rudimenti del marketing editoriale e usa (o dovrebbe usare) gli strumenti forniti dalla tecnologia per farsi avanti nel mondo sempre più affollato dellʼeditoria attuale.

La bomba dei social media

Oggi sono tutti su Facebook, tranne me e qualcun altro. Oggi i social media si usano male, anzi malissimo secondo me. Cʼè un continuo promuoversi, sgomitare per farsi notare, cʼè una mania per il protagonismo che a volte risulta fastidiosa.

Spesso a usarli male sono proprio quelli che si definiscono “social media manager”, “social media expert”, “social media strategist” e chi più ne ha più ne metta.

Mi sto sempre più allontanando dai social media, non ci trovo più nulla di così interessante. Preferisco discutere coi lettori nel mio blog o in quelli altrui. Non sono un tipo socievole di natura.

Ma il romanziere di oggi non può farne a meno, deve essere qui e là, anche se credo che debba scegliere i social media più adatti alla sua personalità, se vuole ottenere risultati.

La mia sensazione è che quando ti definivi scrittore nellʼera anteweb, la gente ti vedeva come un personaggio particolare, sgranava gli occhi, perché ti vedeva come una figura che non avrebbe potuto eguagliare. Se oggi ti definisci scrittore, credo che la sensazione sia diversa – ma correggetemi, se sbaglio – perché oggi essere scrittori, essere romanzieri è alla portata di tutti.

Questo non vuol essere un ennesimo post polemico contro lʼepidemia degli scrittori, perché non lo è. È solo un post a carattere storico, vuol far riflettere, ma anche no. Non pone tesi né ha la pretesa di far cambiare opinione ai lettori.

La figura del romanziere è cambiata. Sta a voi dire in che modo, se nel bene o nel male o in entrambi.

28 Commenti

  1. Matteo Rosati
    20 gennaio 2016 alle 06:59 Rispondi

    Ciao Daniele, leggo spesso i tuoi interessanti articoli e questa volta mi è venuta voglia di commentare.
    Concordo con te che la figura dello scritture sia cambiata ed hai fatto a mio giudizio una bella analisi. Ci saranno però tanti scrittori, o presunti tali, tuttavia solo due alla fine emergono: quelli che hanno il talento ed una casa editrice li riconosce e quelli che hanno il talento (ci credono e si autopubblicano) e sono i lettori a riconoscerli. E’ che i libri costano e che uno sia daverro Scrittore lo si vede quando la gente è disposta a spendere per leggere o a investire sui suoi scritti: questo forse resta dunque ieri e oggi, l’eloquenza del denaro.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2016 alle 09:32 Rispondi

      Ciao Matteo, benvenuto nel blog.
      Concordo che alla fine il successo arriva solo per pochi, ma è normale, altrimenti non si chiamerebbe successo.
      E concordo anche sull’eloquenza del denaro: i lettori investono sullo scrittore, è vero, non è solo l’editore – se c’è di mezzo una casa editrice.

  2. Salvatore
    20 gennaio 2016 alle 09:27 Rispondi

    Confermo la tua ultima impressione. Da quando ho pubblicato mi è capitato più volte che la cosa venisse fuori casualmente con perfetti sconosciuti. Fuori dal web amo la riservatezza e sono il primo a nicchiare se esce fuori l’argomento “scrittura”, tuttavia mi sarei aspettato una reazione diversa dalle persone. Invece quando scoprono che hai pubblicato qualcosa ti guardano come un pazzo, un essere capitato lì da un passato remoto. Oppure si limitano a un sorriso di convenienza e a cambiare discorso. A me va benissimo, intendiamoci. Da quando ho cominciato a pubblicare ricevo sempre più spesso proposte indecenti via mail… Quindi mi aggrada moltissimo non apparire almeno nel mondo reale; tuttavia la reazione delle persone mi pare quanto meno bizzarra, o comunque molto diversa da quello che mi sarei aspettato.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2016 alle 09:36 Rispondi

      Il sorriso di convenienza andrebbe indagato: perché lo fanno?
      Le proposte indecenti sono invece curiose: ne possiamo conoscere qualcuna? :)
      Che ti saresti aspettato? Perché non affronti il problema in un post? ;)

      • Salvatore
        20 gennaio 2016 alle 17:07 Rispondi

        Non affronto il problema in un post perché mi crea imbarazzo parlarne, ma fra qualche mese (il post in realtà è già pronto), quando le acque si saranno calmate, proverò. Con indecenti intendo: sessualmente indecenti! … e non chiedetemi di più.

        Indagare il sorriso di convenienza sarebbe interessante, ma come? «Scusi, perché fa quel sorriso? Ho solo detto che di aver pubblicato un racconto… Sul serio. Guardi, guardi pure. Vede? Non scappi, via. Sono solo uno scrittore, non mordo. Non le chiede nemmeno di comprare nulla. Torni qui!». Non è una cosa che farei…

    • alessandro
      20 gennaio 2016 alle 14:09 Rispondi

      Che intendi con proposte indecenti?

  3. Chiara
    20 gennaio 2016 alle 09:36 Rispondi

    Penso che sia inevitabile che, se cambia la società, anche i ruoli individuali mutano le loro caratteristiche. Quello del romanziere non è l’unico lavoro a essere cambiato nei metodi e negli strumenti a disposizione, ma più di altri ha subito un mutamento per quel che riguarda la percezione sociale dello stesso. Quand’ero ragazzina lo scrittore era irraggiungibile, come un divo del cinema: classica figura dell’intellettuale, molto lontano dalla gente. Ora invece è a portata di mano, è uno fra tanti, forse tantissimi colleghi. C’è più interazione con il lettori, e questo è sicuramente un bene se lo scambio è proficuo, un male quando l’eccesso di informazione rende gli stimoli effimeri. :)

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2016 alle 09:45 Rispondi

      Sì, hai ragione, prima era un personaggio avvolto nel mistero e irraggiungibile, adesso come minimo con blog e social puoi entrarci in contatto, anche se è famoso.
      Spiegati meglio sull’eccesso di informazione :)

      • Chiara
        20 gennaio 2016 alle 14:54 Rispondi

        Mi spiego con qualche esempio. Se io vado su amazon e leggo 122 recensioni di romanzi sarà molto più difficile scegliere. Ne comprerò qualcuno e metterò gli altri nella “lista desideri”. In futuro, sarò ancora interessata? Allo stesso modo, se su facebook conosco 1000 scrittori non posso comprare 1000 romanzi. Potrei dire “okay, leggo prima quello di tizio e poi acquisto quello di caio”, ma nel frattempo arriveranno altre proposte, altre idee, che possono scalzare quelle vecchie. L’abbondanza, secondo me, rende più difficile la scelta. Sarà per questo che ho sempre preferito la piccola libreria al mega-store, il negozietto al grande magazzino e così via… :)

        • Daniele Imperi
          20 gennaio 2016 alle 15:01 Rispondi

          Sì, ho capito, neanche io mi smazzo tutte quelle recensioni su Amazon. Troppa scelta ti porta quasi a non scegliere nulla :)

      • Chiara
        20 gennaio 2016 alle 16:11 Rispondi

        Con il kindle inoltre si leggono molti più libri (costano meno) ma in modo un po’ più superficiale…

  4. Luciano Dal Pont
    20 gennaio 2016 alle 10:18 Rispondi

    Commento breve: è cambiato tutto e non è cambiato niente.
    E’ cambiato tutto perché oggi chiunque può pubblicare grazie al self publishing e con ciò auto definirsi scrittore, a prescindere da ciò che ha pubblicato.
    Non è cambiato niente, nel senso che in questo sconfinato oceano di sedicenti scrittori, quelli veri continuano a essere pochi, per fortuna, e sono quelli che emergono dalla massa e diventano famosi, e come tali continuano ad avere quell’aura d’irraggiungibilità che avevano i romanzieri d’un tempo, anche se forse percepita in modo meno estremo e più facilmente aggirabile grazie al web.
    Buona giornata a tutti, vado a scrivere :-)

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2016 alle 14:31 Rispondi

      Forse, come dici tu, non è cambiato nulla alla fine. Chissà. Buona scrittura :)

  5. Tenar
    20 gennaio 2016 alle 14:53 Rispondi

    Non sento che la mia vita di lettrice sia cambiata. Invece che leggere recensioni su cartaceo, le leggo su blog di cui mi fido. Se di alcuni blog amici sono invogliata a leggere le opere, non ho particolare interesse verso alcuni autori viventi come persone. Ne leggo i romanzi, ma non li cerco su Facebook, non li seguo sui social. Al limite ne leggo il blog come in altri tempi ne avrei letto la rubrica fissa su un quotidiano. Persino quando si tratta di un autore molto “social” come Zerocalcare, preferisco andare a una presentazione o a un firma copie, piuttosto che commentare il suo blog.
    Ma si sa che sono vecchia dentro.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2016 alle 15:00 Rispondi

      Neanche io vado a cercarli, a meno che non voglia intervistarli. Per andarli invece a vedere di persona, allora l’autore deve piacermi davvero tanto.

  6. Barbara
    20 gennaio 2016 alle 15:57 Rispondi

    Uhm, essendo in “navigazione” da mooooolto tempo, non ho un rapporto conflittuale con i social. Non è un “se li conosci, li eviti” (e sono stata una degli ultimi a iscrivermi nella mia cerchia), ma è un “per cambiare il sistema, devi entrare nel sistema”. Dei social apprezzo la velocità di multi-comunicazione per certi versi migliore della mail (webnauta ha un canale social chiuso per i suoi sviluppatori, l’idea non è stata nemmeno mia, ma funziona alla grande). Inoltre apprezzo che si sia passati dai sei gradi di separazione di Karinthy ai due gradi e mezzo di Domitilla Ferrari. Per cui si riesce ad interagire con uno scrittore americano su un argomento dei suoi libri (fuso orario permettendo dato che sono 6 ore indietro), fare un paio di domande ad un compositore sulla tua colonna sonora preferita o lamentarsi simpaticamente con un comico di casa nostra. (Gli unici che se la squagliano dal dialogo sono i politici….)
    C’è troppa informazione? si, va selezionata. Risparmia tempo chi impara a selezionare i contenuti, partendo dalle fonti. E si vede subito se una fonte è autorevole.
    La figura dello scrittore è cambiata? Non ne sono del tutto convinta. Anche in altri tempi c’era un’elite di ricconi che si auto-pubblicavano grandi tomi, ma che non leggeva nessuno (e c’erano ancor meno lettori). Mentre sono arrivati a noi come grandi classici testi che alla stampa erano stati accolti freddamente dai critici del loro tempo, se non considerati pure “volgari” ovvero “popolari”, in senso dispregiativo. E magari proprio quelli sono i romanzi che rimarranno eterni. Forse adesso si usa la parola “scrittore” con troppa facilità.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2016 alle 16:39 Rispondi

      Navigo anche io da molto, da prima che nascessero blog e social, ma i social in genere non mi hanno mai attirato più di tanto.
      Forse i gradi di separazione si sono perfino annullati ora.

      • Barbara
        20 gennaio 2016 alle 16:56 Rispondi

        Non è che mi “attirano” (c’è anzi un sacco di sporcizia vagante…bufale comprese), ma li uso per come devono servire a me, e non viceversa.
        No, annullati no. L’eccessiva numerosità dei commenti fa si che a volte non ricevi risposta. O se la ricevi comunque, allora ti viene il dubbio che sia la segretaria.

  7. Simona C.
    20 gennaio 2016 alle 17:38 Rispondi

    Ho una visione romantica e nostalgica degli scrittori quando io stessa prendo carta e penna, come degli esploratori quando viaggio. Il mondo cambia, ma, per fare i retorici, non tutto il male viene per nuocere. Non sono sopraffatta dal web e ne guardo il lato positivo (l’alternativa è tornare indietro nel tempo). Su Internet trovo tante informazioni che i giornali o le tv non mi danno o non approfondiscono come vorrei, le trovo facilmente e velocemente. Raggiungo in fretta persone lontane senza spendere un rene in telefonate all’estero.
    Internet è un’opportunità, ma come in tutti i campi c’è chi lo usa male o ne abusa. Oggi, come in altre epoche, il problema non è la tecnologia, ma l’uso che la gente ne fa. E la gente non è tutta intelligente, proprio come ai tempi di penna e calamaio (e nel frattempo siamo diventati 7 miliardi).
    Io posso essere romantica e nostalgica, ma vivo nel mio tempo e cerco di trarne i vantaggi che offre.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2016 alle 17:48 Rispondi

      Se usata bene, internet è utile. Ma a quanto vedo oggi se ne abusa parecchio.
      Io sto invece pensando di crearmi un mio piccolo mondo antico :D

      • Simona C.
        20 gennaio 2016 alle 18:41 Rispondi

        Oh, sarebbe bello! Io mi imbarcherei subito in una missione esplorativa in terre lontane e sconosciute. Terrei il diario di bordo, ovviamente ;)

        • Agata Robles
          21 gennaio 2016 alle 02:45 Rispondi

          e io faccio il mozzo….

          • Nuccio
            23 gennaio 2016 alle 08:16 Rispondi

            Non conviene! Si lavora tanto e non si è considerati che delle nullità. Chi sbaglia è sempre il sottoposto (vedi costa Crociere col timoniere che ha preferito dileguarsi!) eh, eh, eh.

  8. poli72
    20 gennaio 2016 alle 20:34 Rispondi

    Sai Daniele ,in verita, spezzerei una lancia in favore di questo processo di globalizzazione. Almeno dal punto di vista di un aspirante autore; si ha oggi la possibilita’ di farsi notare da qualcuno molto piu’ di un tempo.Tramite tutti questi media, e derivati di essi, e’ veramente difficile che nessuno incespichi in uno scritto autopubblicato su kindle ,rilanciato su facebook,ribattuto su twitter e sbandierato su qualche altra diavoleria di social netw.Che poi piaccia, e’ un’ altro paio di maniche! Sono convinto che anche ai lontani tempi di Dickens e compagnia bella esistevano molti aspiranti autori che non avendo i numeri , o perchenno’,la fortuna dei sudetti , non hanno lasciato la minima traccia di se.Se mi dovessero imporre una scelta fra l’essere un autore di “ieri” e l’esserlo oggi ,non avrei dubbi.Oggi ,bene o male, si mangia ,si ci veste e riusciamo a condurre una vita dignitosa anche col misero stipendio di un semplice operaio ,cosa che, invece , a quei tempi, era prerogativa di pochissimi.Chi scriveva era necessariamente ricco di famiglia e non aveva da penare l’inferno per sbarcare il lunario.Quindi pochi, effettivamente, potevano permettersi il “lusso” di scrivere ,ma per le stesse ragioni pochi ,potevano permettersi la spesa pecuniaria e temporale di leggere!
    Ragionando sulla diceria che esistano piu’ autori che lettori ,capisci bene che la frase e’ un paradosso colossale, per il solo fatto che ogni autore e’ necessariamente anche un avido lettore.Autori come il signor Dan Brown ,la signora J.K. Rowling ,italiani come Fabio Volo , Donato Carrisi vendono libri a vagonate e qualcuno di essi ha pure impilato tanti di quei soldi da far campare di rendita la sua progenie per intere generazioni.I lettori ci sono ,casomai i libri buoni sono meno numerosi .Il giudice supremo e’ sempre e solo il mercato ,ovvero i lettori .Se un libro e’ ben scritto l’autore non dovra’ trasformarsi necessariamente in uno Steve Jobs che si ingegna ,non dormendo la notte, per promuovere su tutti i media possibili ed immaginabili il suo lavoro , verra’ comunque notato.Quindi positivita’ e’ la parola magica,scrivere ed impegnarsi nell’opera senza pensare tanto al dopo o al “come mi faro’ promozione?”

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2016 alle 08:27 Rispondi

      Poe non era ricco e scriveva. Non tutti i grandi autori del passato erano ricchi di famiglia.
      Un tempo dovevano farsi le ossa, oggi invece c’è mollezza ovunque.

  9. Agata Robles
    21 gennaio 2016 alle 02:43 Rispondi

    ciao, sono nuova qui ed è la prima volta che commento, saluto tutti quindi, per prima cosa. Lo scrittore e il marketing: la prima volta che ne ebbi la sensazione fu quando qualcuno s’interrogò sul fenomeno king (stephen ovviamente) e ne raccontò le ragioni del successo per la serie “non ne buco uno”, ma ne pubblico uno all’anno (circa?) e ne vendo milioni di copie nel mondo. King procede nella stesura dei suoi romanzi in modo maniacal-pianificato. Coinvolge la moglie, le amiche della moglie, i parenti, il personale di servizio di amici, parenti e conoscenti e chi più ne ha più ne metta. I suoi romanzi sono puntigliosamente costruiti per piacere, che vuol dire molte copie vendute, molto successo. Questo è molto distante dal modo di essere scrittore di camus o di hemingwey….la stessa differenza che c’è tra una bella donna, che di per sé è bella ma può anche non piacere a qualcuno e una donna che si apparecchia per piacere, e direi, compiacere…insomma chi vuole intendere intenda. La seconda cosa che mi ha fatto capire che la musica era cambiata è stato quando ho inviato un mio manoscritto ad una casa editrice che pubblicizzava una sezione agli emergenti, succedeva davvero tanti anni fa, e mi arrivò a casa un contratto con le condizioni grazie alle quali potevo pubblicare il mio romanzo, pubblicizzarlo ed acquistare la totalità delle copie che la casa editrice si impegnava a stampare per me: una tipografia insomma. Sia chiaro che il mio romanzo sta ancora nel cassetto. Ma la cosa mi ha consentito di entrare in libreria con occhi nuovi, guardare le copertine colorate con su stampati nomi sconosciuti e pensare: il mondo della letteratura si è imputtanito! Poi…poi c’erano quelli ricchi, dannatamente ricchi, che potevano andare dove li portava il cuore restando una spanna più su di tutta la dannata inflazione di copertine prepagate, precotte, prevedibili che cercano di piacere alla gente ma, non faranno mai nulla per migliorarla. Ovviamente in questo gran casino non vendi se se bravo…..sei bravo se vendi!!

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2016 alle 08:32 Rispondi

      Ciao Agata,
      avevi commentato nel post sui libri distillati ;)
      Forse hai ragione su Stephen King, ma sfido chiunque a scrivere come lui. Di sicuro quando publichi un libro all’anno non tutti sono capolavori, ma se vendono significa che piacciono. Non ho letto molto di lui, anzi credo solo un paio di romanzi, quindi mi farò un’idea precisa in futuro, ma resta il fatto che riesce a scrivere così tanto.
      I libri pubblicati a pagamento dubito che tu possa trovarli in bella vista in libreria :)

  10. Amanda Melling
    24 gennaio 2016 alle 00:44 Rispondi

    Questo articolo riassume tutto quello che penso anch’io.

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