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A che età pubblicare?

È importante essere giovani per essere scrittori?

A che età pubblicare?Molti ricorderanno il romanzo fantasy Eragon, scritto da un quindicenne, a cui ne sono poi seguiti altri. La mia domanda è: a quindici anni quanta esperienza puoi aver maturato sia nelle letture sia nella scrittura?

Pochissima. Forse nulla. Non hai avuto il tempo materiale per poter leggere abbastanza, tanto meno del genere letterario di cui vuoi scrivere. Vai ancora a scuola, quindi devi ancora acquisire una base culturale. Non hai avuto il tempo per esercitarti nella scrittura.

Molti aspiranti scrittori hanno secondo me fretta di pubblicare, come se vedere il proprio nome sulla copertina di un libro fosse il solo traguardo a cui aspirare. Molti altri pensano che bisogna essere giovani per pubblicare, altrimenti nessuno ti dà retta.

C’è uno scrittore che ha pubblicato il suo primo romanzo a novantotto anni, perché prima era analfabeta. Ha fatto notizia. E è uno, un caso, magari, su un miliardo. Ma c’è e questo è importante.

Anche a me piacerebbe vedere il mio nome su un libro, per pura soddisfazione ovviamente, non certo per i lauti guadagni che non ne deriveranno. Ma non aspiro ad arricchirmi con la scrittura. E non ho fretta.

Soltanto da poche settimane ho deciso di lavorare a due romanzi, con tutta tranquillità, perché adesso c’è la fase della documentazione e dello sviluppo della trama e sono cose che procedono lentamente. E ormai ho superato i quarant’anni e chissà se finirò e quando finirò questi romanzi. Ma non ho fretta.

Pubblicare un romanzo significa solo aver scritto una storia che piace a un editore. Non è qualcosa legato all’età. Eppure ho visto di persona gente che aveva fretta, che mordeva il freno, che voleva raggiungere la fama in età giovane, come se più tardi l’opera avesse meno valore o i lettori provassero meno considerazione per l’autore.

Scrivere non è uno sport, anche se è un’attività. Scrivere non è una gara a chi arriva prima. Scrivere è un’arte e nessun’arte ama la fretta.

A che età pubblicare, dunque?

La risposta è solo una.

All’età in cui avete finito il vostro romanzo. E un editore l’ha accettato.

26 Commenti

  1. Romina Tamerici
    16 luglio 2012 alle 10:55 Rispondi

    Io ho cominciato a scrivere da piccolissima e a fare i primi concorsi quando andavo alle medie. Il mio primo libro pubblicato l’ho scritto a 16-17 anni, però con un POD e so come la pensi sull’argomento. Per questo ora sto cercando un editore tradizionale per il terzo, vediamo come va! In ogni caso, come hai scritto nella chiusura dell’articolo, non è una questione di età.

  2. Giuseppe
    16 luglio 2012 alle 10:58 Rispondi

    Il mio primo libro è stato pubblicato quando avevo 26 anni, e da allora ne ho pubblicati altri 10. Non credo che l’età faccia la differenza, almeno sui tempi lunghi. Il mercato può reagire spropositatamente (soprattutto sotto pressione mediatica) per il fenomeno letterario del momento, ma alla lunga sa fare la differenza.

  3. Romina Tamerici
    16 luglio 2012 alle 11:06 Rispondi

    In bocca al lupo per i tuoi nuovi progetti! Scrivere non è una corsa per vedere chi arriva prima. Inoltre io stessa mi rendo conto che c’è un abisso tra i miei primi testi e quelli di adesso, perché miglioro proprio attraverso l’esercizio, il confronto e la documentazione. E spero di continuare così.
    Quindi prenditi il tempo che ti serve e scriverai qualcosa di buono, perché il talento ce l’hai!
    Per chiudere questo doppio commento ti lascio una citazione di uno scrittore famoso (anche se non mi ricordo chi era) che è un inno al migliorarsi. Si tratta di una risposta alla domanda: “Qual è il suo libro migliore?”. “Il mio libro migliore? Quello che devo ancora scrivere!”.

  4. Carlo
    16 luglio 2012 alle 11:13 Rispondi

    Concordo sul fatto che la pubblicazione “non abbia età”: deve arrivare il momento giusto, sempre che arrivi. L’importante è riuscire a scrivere qualcosa di buono, il resto, se deve venire, verrà col tempo. Purtroppo, non tutti la pensano così, ricorrendo a ogni mezzo pur di pubbicare, compreso il pagare, e questo, a mio avviso, rende ancora più difficile l’emergere e l’affermarsi di opere di valore di esordienti, che si perdono nelle migliaia di pubblicazioni che si imploverano sugli scaffali delle librerie.

  5. Daniele Imperi
    16 luglio 2012 alle 11:20 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Il POD a me non piace, ma è sempre meglio dell’EAP.

  6. Daniele Imperi
    16 luglio 2012 alle 11:21 Rispondi

    Giuseppe,

    Complimenti per la lunga lista di pubblicazioni :)

  7. Daniele Imperi
    16 luglio 2012 alle 11:22 Rispondi

    Carlo,

    Pubblicare a qualsiasi costo non significa infatti fare letteratura.

  8. Salomon Xeno
    16 luglio 2012 alle 12:04 Rispondi

    Probabilmente frasi di lancio come “la rivelazione del fantasy” o “lo scrittore prodigio” (inventate al momento) aiutano a vendere i libri. Io Eragon non l’ho letto, ma ho letto la trilogia di Anselm Audley che secondo me è un ottimo esempio. Da un libro al successivo si osserva una netta maturazione dello scrittore, non solo nel modo di scrivere, ma anche nei contenuti. È un po’ come leggere tre diverse stesure. Questo mi fa interrogare su quanto un’uscita prematura possa penalizzare la qualità di un lavoro.

  9. Lucia Donati
    16 luglio 2012 alle 12:07 Rispondi

    L’arte non ha fretta, giusto. Quando pubblicare? Quando il romanzo è finito (mi viene in mente Michelangelo che doveva finire la Cappella Sistina e Giulio II gli chiedeva continuamente quando l’avrebbe terminata e lui rispondeva, invariabilmente :”Sarà finita quando sarà finita!” Spero di aver citato correttamente…). Ma sul fatto che uno scrittore debba aspettare un editore che accetta il suo lavoro ci sarebbe da discutere e non poco…: anche un bravo autore potrebbe non vedere mai quel giorno; salvo, poi, magari, essere pubblicato postumo, per la soddisfazione degli eredi, se ci sono. O pubblicato quando si sia sicuri che non ci sono più eredi in giro… (ho scritto un racconto su questa cosa…).

  10. Daniele Imperi
    16 luglio 2012 alle 12:10 Rispondi

    Salomon Xeno,

    Le frasi del marketing è meglio non leggerle :)

  11. Daniele Imperi
    16 luglio 2012 alle 12:11 Rispondi

    Lucia Donati,

    Ad agosto segnalerò un centenario, proprio di uno scrittore snobbato dagli editori e pubblicato postumo.

  12. Lucia Donati
    16 luglio 2012 alle 12:13 Rispondi

    Vedi…!

  13. franco zoccheddu
    16 luglio 2012 alle 13:02 Rispondi

    D’accordissimo: l’età non c’entra.

  14. Giuseppe
    16 luglio 2012 alle 13:29 Rispondi

    Daniele Imperi,

    Grazie, ma oggi come oggi ne avrei pubblicati appena la metà. E te lo dico perché, lavorando per una casa editrice, devo occuparmi quotidianamente di selezioni e mi rendo conto di quanto spesso si propongano cose che hanno poco futuro dal punto di vista editoriale.

  15. Giuseppe
    16 luglio 2012 alle 13:30 Rispondi

    Salomon Xeno,

    …senza contare un fenomeno che molti ignorano: il ghost writing. Che spesso è all’origine di tutti i sequel letterari all’ultimo grido.

  16. Giuseppe
    16 luglio 2012 alle 13:32 Rispondi

    Lucia Donati,

    …o pubblicato quando qualcuno (l’autore, o altri per lui) possa assicurare un ritorno economico sufficiente a far stare a galla il libro per almeno un paio di anni. In tempi come quelli attuali, è purtroppo una discriminante non da poco.

  17. Daniele Imperi
    16 luglio 2012 alle 14:40 Rispondi

    Giuseppe,

    Sì, purtroppo molti autori non si rendono conto che un libro è un prodotto commerciale, alla fine.

  18. Daniele Imperi
    16 luglio 2012 alle 14:41 Rispondi

    Giuseppe,

    Non sopporto il ghost writing…

  19. Lucia Donati
    16 luglio 2012 alle 15:04 Rispondi

    Giuseppe,

    Certo! Io non ho approfondito l’argomento, ma hai fatto bene a precisare.

  20. Johnny Spider
    17 luglio 2012 alle 11:53 Rispondi

    L’età non conta, non ha mai contato e non conterà mai.
    Le storie non hanno età, sono dentro di noi da sempre.

  21. Daniele Imperi
    17 luglio 2012 alle 12:20 Rispondi

    @Johnny: ottima definizione :)

  22. Sebastiano Zanetello
    17 luglio 2012 alle 23:02 Rispondi

    Non posso che darti ragione: io sto pubblicando adesso, a 57 anni, i miei primi libri, presso un editore NON a pagamento e che fa distribuzione attiva. Che dire? Sono un primiparo attempato!
    Ma io non scrivo romanzi o poesie: scrivo saggi e filastrocche e, siccome sono una persona seria, mi sforzo di dare in modo che facciano ridere.
    P.S: esperienza personale: il primo libro che si scrive NON va pubblicato: è troppo presto; passate direttamente al secondo!

  23. Sebastiano Zanetello
    17 luglio 2012 alle 23:03 Rispondi

    Correzione bozze: “mi sforzo di FARE in modo che facciano ridere”.
    Vedi? Ho pubblicato troppo presto!

  24. Daniele Imperi
    18 luglio 2012 alle 12:59 Rispondi

    @Sebastiano: ciao e benvenuto :)
    Complimenti per le pubblicazioni. Sul primo libro da buttare non sono molto d’accordo. Forse sulla prima versione del libro il discorso si può fare.

  25. franco zoccheddu
    18 luglio 2012 alle 23:16 Rispondi

    Se salti il primo, allora il secondo è primo e devi saltare al terzo, cioè al secondo, cioè in effetti allora al primo. Secondo me si possono saltare almeno i primi quarantatre e puntare direttamente al quarantaquattro senza nemmeno pensare ai primi quarantatre, che poi sono quarantadue e in effetti sono quarantuno etc. etc.
    Buoni salti.

  26. Sebastiano Zanetello
    21 luglio 2012 alle 20:37 Rispondi

    Saltali pure tutti! :)

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