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Lʼindiscussa esistenza dei generi letterari

Esistenza dei generi letterari

Se non esistessero i generi letterari, allora non dovrebbero esistere neanche il surrealismo, il cubismo, il barocco, il rockʼnʼroll, il jazz, il metal, il country, ecc. Per ogni forma dʼarte lʼuomo ha sentito il bisogno di creare una classificazione, di individuare dei generi.

È come dire che esiste il cibo, ma non esistono i generi alimentari. Il cibo è una macro-famiglia, ma al suo interno dobbiamo distinguere fra latticini, ortaggi, carne, ecc. Così la letteratura è una macro-famiglia, come lo è la musica, la pittura e così via. Forme dʼarte (alle volte lo è anche il cibo) sì, ma anche macro-famiglie.

Si parla di aspettative del lettore? Certo, nessuno lo mette in dubbio. Ma le aspettative dei lettori si sostanziano a posteriori, nessuno però pensa mai alle aspettative dellʼautore. O, meglio, alle sue precise scelte letterarie.

Concetti errati sul significato di genere letterario

Nei commenti al mio articolo sulla bellezza della letteratura di genere sono apparse opinioni un poʼ azzardate, secondo me. Chi ha attaccato lʼesistenza dei generi letterari ha fatto esempi molto discutibili:

  • decidere di definire arbitrariamente “fantascienza”: no, se un romanzo è di fantascienza, lo è e basta, non è una decisione arbitraria del lettore, dellʼeditore o dellʼautore. Ancillary Justice di Ann Leckie, Dune di Frank Herbert, Ritorno al domani di L. R. Hubbard, Fondazione e Terra di Isaac Asimov, John Carter di Marte di E. R. Burroughs, Pianeta impossibile di Harry Harrison, Nostri amici da Frolix 8 di Philip K. Dick sono romanzi di fantascienza, non sono altro.
  • Esistono persone simpatiche… Ma cosa vuol dire che una persona è simpatica?: la simpatia è un fatto soggettivo, non oggettivo. Una persona che risulta simpatica a me, può risultare antipatica a voi. Fondazione e Terra non è fantascienza per me e fantasy o horror per un altro o perfino un romanzo come tanti per qualcun altro ancora.

Cosa caratterizza un genere letterario?

Nellʼarticolo An Overview of Literary Genres apparso su GradeSaver cʼè un criterio di classificazione a cui non sempre pensiamo, ma che secondo me è più che condivisibile. Parlando di genere, unʼopera letteraria è determinata dai seguenti elementi:

  1. Stile e tecnica: come per esempio la poesia, il dramma.
  2. Linguaggio: letteratura per bambini, per ragazzi, per adulti.
  3. Lunghezza: racconto, novella o romanzo.
  4. Contenuti: horror, avventura, giallo, fantascienza, ecc.

Anche se normalmente ci si riferisce ai generi letterari considerando soltanto lʼelemento “contenuti”, non possiamo tuttavia tralasciare gli altri. Se voglio regalare un libro a un bambino, non posso certo prenderne uno a caso e impacchettare Il piacere di DʼAnnunzio o, peggio, 50 sfumature di grigio. Ma neanche Il giuoco delle perle di vetro di Hermann Hesse.

Se voglio leggere poesia, non scelgo un libro fra quelli di poesia, appunto? Se non mi va di leggere un romanzo, ma voglio narrazioni più brevi, non scelgo forse fra i racconti?

E i contenuti non sono forse importanti? Quando vogliamo leggere qualcosa, prendiamo forse un libro a caso?

Ok, ci sono lettori onnivori al 100%: per loro è sufficiente pescare a occhi chiusi un libro, che sia lʼultimo albo di Tex, la biografia di Pio XII, un romanzo di Salgari, uno di Thomas Mann, la Bibbia, How to Shit in the Woods (!), Che cosa ho detto veramente a Zidane (…) o Alla ricerca del tempo perduto non fa alcuna differenza.

Ma per i comuni mortali la fa eccome. Cʼè chi non sopporta il fantasy e chi il giallo, chi (come me) le storie dʼamore. Questi lettori, noi lettori, abbiamo bisogno di conoscerne il genere, prima di leggere un libro. Non posso prenderlo a caso e poi sorbirmi un Harmony. Uno che odia i gialli non può mettersi a leggere bello tranquillo unʼAgatha Christie o una storia di Maigret, una che odia il fantasy non può leggere tutta allegra Il signore degli anelli.

Il genere letterario come tipologia di contenuti

Come dicevo prima, la consuetudine è scegliere e catalogare un libro in base al contenuto. Che non è semplice testo. Il testo in sé è uguale per qualsiasi opera di scrittura, compreso questo post, ma ogni testo va classificato.

Anche il linguaggio è importante, ovvio, specialmente per proteggere i bambini da parole e concetti che non possono ancora acquisire. Un conto è scrivere in un libro che mamma e papà si volevano bene e hanno fatto nascere una sorellina a Pierino e un altro è mostrare al lettore come avviene tecnicamente e sonoramente tutto il processo. Il contenuto è lo stesso, ma il linguaggio fa distinguere fra un libro per bambini e uno erotico.

Lʼesistenza dei generi è quindi provata dai contenuti. Ovvio che esistano contaminazioni, ve ne sono anche nella musica e nella pittura. Ma il contenuto definisce lʼopera.

Non è arbitrario dire che un certo romanzo è di fantascienza, perché se la storia mostra una tecnologia avanzata, inesistente oggi, e è ambientata un secolo nel futuro, non possiamo certo definirla in altro modo o liquidarla come “testo”.

Se si parla di un delitto e di un commissario che indaga fino ad arrestare il colpevole, che cosa sarà mai? Un romanzo come un altro?

La nascita di un genere, la sua esistenza, sono dettate da elementi macroscopici e influenti, soprattutto. Non possiamo sceglierli a caso e sostenere di aver creato un nuovo genere o sottogenere narrativo.

se io creo una serie di romanzi con protagonisti dei manovali che smontano complessi macchinari prodotti dai cani capitalisti, e chiamo arbitrariamente questo genere “new socialist tech-fiction”, e pubblico la mia collana chiamata “Engels’ M4rx Novelenins”, allora ho creato dal nulla un nuovo genere esistente quanto tutti gli altri.

No, perché il fatto che quei manovali smontino complessi macchinari prodotti dai capitalisti non regge come elemento fondamentale e soprattutto influente della storia. Quella al massimo è una scena, un crimine invece va oltre la scena, perché dà un taglio preciso alla storia.

Stabilire dei confini migliora la comunicazione

Ben oltre le aspettative di lettori e autori. Qui stiamo parlando di comunicazione e quando si comunica bisogna usare per forza delle convenzioni. La parola “casa”, etimologia a parte, è una convenzione, tutto il nostro linguaggio si basa su convenzioni.

La lingua, ogni lingua parlata e scritta, è una codificazione, esiste in quanto insieme di codici che richiamano alla mente concetti e immagini. Proprio come i generi letterari.

Se non esistono i generi narrativi, allora non esistono le lingue, non esiste il linguaggio. Anche le lingue sono classificate e allʼinterno delle lingue sono classificati i suoni. Senza una codificazione, senza codici, noi saremmo un insieme di muti e il mondo la terra del silenzio.

Non esistono neanche le tipologie di mestieri e professioni, allora? Esiste solo il lavoro? Certo, come macro-famiglia, ma al suo interno cʼè una gran varietà fra cui scegliere. I tipi di lavoro sono arbitrari? Ti alzi la mattina e decidi di lavorare come ingegnere aerospaziale o ambasciatore o pilota militare o calzolaio? Dovrai seguire certe “regole” prima, no?

Si può dimostrare ontologicamente lʼesistenza dei generi letterari? Il problema è che non basta aggiungere e togliere un pezzo per definire o meno un genere narrativo. Le convenzioni usate per i generi letterari non sono variabili, ma ben stabili perché ne regolamentano la narrazione.

Cʼè chi sceglie il romanzo storico, che forse non è un vero e proprio genere, perché contiene più generi insieme (giallo, avventura, romance, ecc.), ma resta il fatto che, se vuoi scrivere romanzi storici, dovrai seguire un certo percorso, rispettare certe regole, se vuoi essere letto e capito dai lettori.

La letteratura è un mondo e al suo interno si parlano tantissime lingue.

Si chiamano generi letterari.

42 Commenti

  1. Banshee Miller
    25 agosto 2015 alle 08:27 Rispondi

    Certo che i generi esistono. Sono insiemi di caratteristiche che raggruppano storie in modo da poter fare una classificazione più comoda, col fine di etichettare l’opera e renderla identificabile, almeno a grandi linee. Grazie al genere le librerie possono avere scaffali ordinati e il lettore ha modo di sapere a che tipo di storia andrà più o meno in contro leggendo il libro. Solo che i generi esistono per i lettori e per gli autori che dicono “bene, ho proprio voglia di scrivere una storia fantasy/horror/romance” o quello che è. Altri autori invece, hanno in mente una storia e la scrivono. Saranno poi i lettori a stabilirne il genere, o l’autore stesso, ovvio, una volta che la storia avrà preso forma. Questi autori penso siano la maggioranza. Credo infatti che il genere letterario esista ma dopo la storia.
    L’esempio della persona simpatica. Sì, la simpatia è un fatto soggettivo, ma è oggettiva la definizione di simpatia. Un tipo di persona socievole, sorridente, gentile, disponibile e spiritosa chiunque accetterebbe di definirla simpatica. C’è una definizione di simpatia. Se uno vuole fare il simpatico sa cosa deve fare. Se uno invece fa come gli viene potrà essere simpatico o insopportabile o insignificante, e saranno gli altri a stabilirlo ogni volta. L’esempio serviva per spiegare come anche il genere letterario venga appioppato dopo, all’opera. Il fatto che Il Signore degli anelli costringa tutti a definirlo perlomeno anche fantasy non fa cadere questo discorso.
    Però sì, ripeto, è evidente che i generi letterari esistono. Esistono i thriller come esistono le conifere.

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:01 Rispondi

      Esatto è un problema di identificazione. Perché Il signore degli anelli sarebbe “perlomeno” anche Fantasy?

  2. Chiara
    25 agosto 2015 alle 08:44 Rispondi

    I generi letterari esistono eccome, però mi sono accorta che molte case editrici tendono ad etichettare con un determinato genere romanzi main-stream che ne presentano solo alcuni elementi. Mi è capitato per esempio con i romanzi di Tami Hoag, che ho molto apprezzato per la capacità dell’autrice di tratteggiare la psicologia dei personaggi, ma che nonostante siano catalogati come gialli procedono in modo piuttosto lento… Molte opere, ormai, uniscono in sé generi diversi, oppure non appartengono a nessuno. Catalogarli per indirizzare le scelte del lettore è quasi una truffa. :)

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:02 Rispondi

      Il fatto che siano lenti non implica che non siano gialli.

      • Chiara
        27 agosto 2015 alle 08:36 Rispondi

        Scusa, mi sono espressa male: sono romanzi che procedono lentamente in quanto spunta un indizio ogni 100 pagine, e la psicologia dei personaggi ha la meglio sulla trama, cosa che avvicina l’opera più a un mainstream che a un giallo. :)

  3. Marco Amato
    25 agosto 2015 alle 09:38 Rispondi

    I generi esistono e sono evidenti. Anzi, certi esperti americani consigliano di cominciare a scrivere a partire dal genere. In questo modo si riesce a identificare pienamente il pubblico di riferimento. Avere una storia che non becca nessun genere è che anzi mischia a casaccio può solo far danno. I lettori non si identificheranno nel genere che volevano leggere e daranno giudizi negativi.

    Il genere si identifica per le convenzioni, o come dicono altri per le scene obbligatorie. Non può esistere un romanzo giallo se non c’è un cadavere, un rapimento. Non può esistere un romanzo di spionaggio se non ci sono spie, o uno d’amore se nella trama non si innamora nessuno. Vi immaginate un western senza cowboy?

    Alcuni generi sono facilmente identificabili. I romanzi ucronici, i distopici, la fantascienza e i gialli.
    Ad esempio non tutti sanno che il genere thriller richiede tre sotto generi: il giallo, l’horror, e l’azione.
    Ogni genere chiaramente si identifica in sottogeneri. Gli americani sono esperti in tal senso. Basta andare su Amazon.com per sfogliare un’infinità di possibilità.

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:04 Rispondi

      Sono proprio quelle scene obbligatorie a creare i generi.

  4. Simona C.
    25 agosto 2015 alle 09:46 Rispondi

    Credevo di essere l’unica a conoscere “How to shit in the woods”, me l’hanno regalato anni fa degli amici tedeschi con cui facevamo campeggio :)

    I generi esistono e non so chi lo neghi. Esistono anche le contaminazioni tra generi, però, ed è lì che viene il dubbio su come catalogare un libro.

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:05 Rispondi

      Lo nega il nostro LiveaLive :D
      Per le contaminazioni è un problema, ma forse si può prendere il genere dominante.

  5. LiveALive
    25 agosto 2015 alle 10:04 Rispondi

    Iniziamo però dicendo che un movimento non è un genere. Il movimento (dominante) è la manifestazione del gusto del tempo, mentre il genere è il gusto di una nicchia le cui caratteristiche sono perpetrate in modo arbitrario o comunque più legate a fattori di commercio che al gusto della maggioranza. Infatti se i movimenti sono sempre esistiti i generi come li intendiamo oggi sono cosa novecentesca (prima avevamo solo i macrogeneri romanzo-poesia-tragedia-ecc…, e dalla Grecia al limite avevamo mutuato uno classificazione sulla struttura della poesia).
    ***
    Ma in base a cosa un romanzo di fantascienza dovrebbe essere definito fantascienza? Quel che bisogna accettare è che noi abbiamo deciso arbitrariamente di perpetrare una stretta serie di caratteristiche e di raggrupparle, per fare ordine, in un genere, forse addirittura in una collana. Ma perché ciò non vale per tutte le caratteristiche? Immagina, di nuovo, se io creassi una collana che raccoglie solo storie di proletari che combattono contro macchinari diabolici inventati dalle società capitaliste. Ripeto: questi sono elementi fondanti, presenti omogeneamente in tutto il libro, il fatto che possano non piacere a molti è altra cosa. Avrei creato un nuovo genere, la marxist-techfiction. Eppure oggi non esiste: perché? Perché è arbitrario decidere la sua esistenza o meno, è arbitrario decidere di mantenere in una serie di testi le sue caratteristiche oppure no.
    ***
    Nessuno mette in dubbio che i generi siano fatti esistere perché sono utili ai lettori, a quelli appassionati di quel genere. Ma, soprattutto da Brioschi in avanti, non si può tornare a commettere l’errore di ritenere i generi ontologicamente esistenti. Non è la stessa cosa del cibo, che è una questione biologica. E non è neanche questione di linguaggio, che ha origine direttamente dai processi neurali e la cui tradizione è vecchia di millenni, quando quella dei generi come la conosciamo ha meno di 100 anni: non si può paragonare un graffio con una amputazione solo perché sono entrambi tagli, al di là dell’arbitraria classificazione di gravità. L’importante è essere d’accordo su questo, essere d’accordo sul fatto che è arbitrario decidere quali caratteristiche tramandare e quali no, decidere cioè quali caratteristiche determineranno un genere e quali rimarranno nel magma potenziale del non-genere, e che con il tempo ciò che abbiamo considerato genere potrebbe smettere di esserlo, e ciò che per noi oggi non è un genere pop in futuro con le giuste condizioni di mercato può diventarlo.
    ***
    P.s.: in realtà ci sono molte persone che non considerano il signore degli anelli un fantasy, ma un romanzo d’epica in prosa. Ugualmente c’è chi dice che Il Trono di Spade non è fantasy ma un romanzo “metastorico”, o semplicemente d’avventura. Il fatto che i lettori stessi del genere non siano tutti d’accordo con la classificazione la dice lunga: fosse solo questione di constatare non ci sarebbero problemi.
    P.P.S.: in che modo il blogger orienta il blog? A chi lo dedica? Ammettiamo che lui voglia scrivere a livello basso, non per i professoroni ma per chi inizia. Più va avanti però, più il blog cresce, più gli utenti diventano esperti assieme al blogger, crescono assieme. Che fare allora? Si mantiene il blog allo stesso livello, dedicandolo a nuovi inesperti? O si alza il tiro Man mano che i lettori diventano più esperti? …ce lo vedo bene come argomento per un post.

    • Banshee Miller
      25 agosto 2015 alle 10:26 Rispondi

      Il signore degli anelli però, deve essere considerato ANCHE fantasy, per forza, altrimenti crolla tutto.
      Altro problema: i generi sono esclusivi? Un horror non può essere anche un fantasy o viceversa? un giallo un horror? Un romanzo di fantascienza un giallo?

      • LiveALive
        25 agosto 2015 alle 10:35 Rispondi

        Ma allora Stati e Imperi della Luna è fantascienza. Ma non lo è, secondo la convenzione. Piuttosto si può dire che non è epica in prosa perché l’epica è morta, è uscita dai generi.
        Sulla esclusività: il romanzo della rosa è giallo, storico, o entrambi? E quale lettore lo preferirebbe?

        • Banshee Miller
          25 agosto 2015 alle 11:04 Rispondi

          Stati e imperi della luna non lo conosco. Il nome della rosa però è evidente che appartenga a entrambi i generi, in mdi molto equilibrato, ed è anche un ottimo esempio di come i generi non sono esclusivi.

          • LiveALive
            25 agosto 2015 alle 11:41

            D’altro canto credo che il Nome della Rosa sia leggibile con più piacere da appassionati di storia che di giallo. Il che non vuol dire niente, ma, per dire…

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:12 Rispondi

      Un genere non è il gusto di una nicchia.
      Un romanzo è Fantascienza quando si parla di una scienza avanzata rispetto a quella di oggi.
      Continui a sbagliare paragone secondo me con la storia dei proletari.
      Non mi pronuncio su chi non considera le opere di Tolkien Fantasy.
      Sulla proposta ti faccio sapere quando torno a una connessione decente.

      • LiveALive
        26 agosto 2015 alle 19:17 Rispondi

        Almeno siamo d’accordo sul fatto che è arbitrario decidere quali caratteristiche “riprodurre in serie” rendendole un genere, e quali lasciare nel mare del “non di genere”?
        (devi considerare però che definire fantascienza “quando si parla di scienza avanzata” rispetto all’attuale butta dentro il genere una serie di testi che, tradizionalmente, non lo sono – e non possono esserlo perché troppo antichi, come quel libro di Cyrano).

  6. Loredana
    25 agosto 2015 alle 10:24 Rispondi

    Esistono eccome i generi letterari…catalogano tutta la diversità di espressione della scrittura umana, ed evitano confusioni. O evitavano confusioni, almeno. Ultimamente, con tutto il proliferare di nuovi generi, come distopic, urban fantasy, young adult, ecc. non ci capisco più niente. Forse sono rimasta al secolo scorso, in quello…

    • LiveALive
      25 agosto 2015 alle 10:38 Rispondi

      Diciamo che bisognerebbe andare per strati, per mantenere ordine. Posto il genere come “serie di caratteristiche che vengono mantenute”, dobbiamo scegliere il “grado di precisione” di queste caratteristiche: sul basso abbiamo i generi (giallo, rosa, fantascientifico…), poi aumentando abbiamo i sottogeneri, che sono più restrittivi perché hanno caratteristiche in più da rispettare. Ad un certo punto ci si ferma perché in realtà, come dice bene Croce, di fatto ogni testo è un genere.

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:14 Rispondi

      La distopia è Fantascienza. Urban Fantasy è sempre Fantasy. Young adult non è un vero genere ma letteratura per adolescenti.

  7. Ivano Landi
    25 agosto 2015 alle 10:35 Rispondi

    Complimenti per il bell’articolo, Daniele.
    Ho già detto la mia a suo tempo: i generi letterari esistono e in senso assoluto non relativo, poiché la psiche umana organizza spontaneamente secondo strutture archetipiche universali. Si può leggere, al proposito, “Strutture antropologiche dell’immaginario” di Gilbert Durand.
    E chiudo qui. Non mi farò coinvolgere in discussioni “a perdere” come la volta precedente.

    • LiveALive
      25 agosto 2015 alle 10:45 Rispondi

      Ma a questo punto anche La Parola Ritrovata di Brioschi, e gli altri saggi maggiori.
      La struttura dei generi attuale non è archetipa e universale: infatti non esiste un accordo completo, ed esiste da meno di un secolo. È nostra natura classificare secondo ricorrenza di caratteristiche per fare ordine. Non lo è invece classificare in un solo modo per motivi commerciali e pretendere che sia cosa oggettiva e immutabile nel tempo.

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:16 Rispondi

      Grazie Ivano.
      Sono d’accordo sulle strutture archetipiche e mi segno il libro citato.

  8. Alessandro C.
    25 agosto 2015 alle 10:50 Rispondi

    Quando ho pubblicato il mio libro, ero indeciso su quale fosse il suo genere di appartenenza. Si tratta di un romanzo umoristico, ma ha tutti gli elementi di una distopia.
    Penso che sarebbe più opportuno classificare romanzi e racconti in base ai cosiddetti “tag”. Se scrivo un romanzo in cui un nano indaga sull’omicidio di un elfo, ho scritto un fantasy o un giallo? Risponderei “entrambi”.
    “Il nome della rosa” è sia un giallo che uno storico, e molta fantascienza è anche distopia. Immagino i tag da assegnare alla Sacra Bibbia: “fantasy”, “religioso”, “storico”.

    • LiveALive
      25 agosto 2015 alle 11:39 Rispondi

      Mi pare una buona idea. (anche Bloom, tra l’altro, ha analizzato la Bibbia come fiction)

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:18 Rispondi

      Il primo è un Fantasy perché ambientazione e personaggi ricadono in quel genere. Il nome della rosa è storico per lo stesso motivo.

  9. LiveALive
    25 agosto 2015 alle 11:12 Rispondi

    Per curiosità, in Se una notte d’inverno un viaggiatore alcuni hanno visualizzato una classificazione di questo tipo, che aveva incuriosito lo stesso Calvino:

    Usi il minimo vitale o la ricerca della pienezza?
    Minimo vitale: romanzo della nebbia.
    Pienezza: nelle sensazioni o nell’io?
    Nelle sensazioni: romanzo dell’esperienza corposa
    Nell’io: Rivolto verso il dentro o il fuori?
    Il dentro: romanzo simbolico-interpretativo
    Il fuori: verso la storia o l’assurdo?
    La storia: romanzo politico-esistenziale
    L’assurdo: con identificazione o estraneità?
    Identificazione: romanzo cinico-brutale
    Estraneità: Con angoscia o sguardo che scruta?
    Angoscia: romanzo dell’angoscia
    Sguardo: scruta la trasparenza o l’oscuro?
    Trasparenza: romanzo logico-matematico
    Oscuro: nell’uomo o nel mondo?
    Nell’uomo: romanzo della perversione
    Nel mondo: tramite le origini o la sua fine?
    Nelle origini: romanzo tellurico-primordiale
    Nella fine: il mondo finisce o continua?
    Finisce: romanzo apocalittico
    Il mondo continua: (con un minimo vitale o nella pienezza?)

    Questo mostra bene come i criteri che usiamo per classificare i generi sono limitati, ed esistono nuove classificazioni potenziali che ci sfuggono, che magari possono stimolare la fantasia, o portare a una classificazione di quella che oggi è considerata non-di-genere, eccetera. Forse possiamo già usare questo schema, per quanto non limpido, come classificazione? Per esempio:

    Romanzo della nebbia: Il Vecchio e il Mare, gli Indifferenti, l’Uomo Senza Qualità
    Romanzo dell’esperienza corporosa: La Mia Vita Segreta, Alla Ricerca del Tempo Perduto (perché l’introspezione esiste fisicamente e parte da esperienze fisiche)
    Romanzo simbolico interpretativo: Canti Orfici, Vergini delle Rocce, Ulisse
    Romanzo politico-esistenziale: l’Idiota, Guerra e Pace, Resurrezione
    Romanzo cinico-brutale: Tre Uomini in Barca, il Pasto Nudo, Don Chisciotte
    Romanzo dell’angoscia: Il Processo, l’Innocente, La Strada, Madame Bovary
    Romanzo logico-geometrico: Sillabari, i testi di Primo Levi, Divina Commedia
    Romanzo della perversione: testi di Poe, di Lovecraft, Shining
    Romanzo tellurico-primordiale: Finnegans Wake, Moby Dick, Eneide, Bibbia
    Romanzo apocalittico: La Coscienza di Zeno, Il Trionfo della Morte (perché tentano di contenere ciò che si può contenere)

  10. Marina
    25 agosto 2015 alle 13:05 Rispondi

    Per me c’è un eccessivo proliferare di sottogeneri: io, personalmente, non ne comprendo la differenza, anche perché in sostanza nemmeno me lo chiedo. Cos’è per esempio un young adult?
    La suddivisione classica, però, è necessaria, le librerie sono concepite per generi letterari ed è bello entrare e seguire la corsia dove troverai ciò che stai cercando.

    • LiveALive
      25 agosto 2015 alle 13:20 Rispondi

      (questo lo sento dire spesso. Non so: io tra Oderzo, Treviso e Venezia non ho mai visto una singola libreria divisa per generi. Divisa per editori, casomai)
      Lo Young adult ormai nulla più che “ciò che piace agli adolescenti”, ma non è un genere vero e proprio, pare più un eufemismo (come il vecchio “per adulti”), o una classificazione ulteriore, basata su altri criteri.

      • Banshee Miller
        25 agosto 2015 alle 13:59 Rispondi

        Le mega librerie (Feltrinelli, Mondadori) hanno la divisione per generi, di solito, ma anche nelle librerie più “normali” spesso la si trova. Strano, molto stano…

        • LiveALive
          25 agosto 2015 alle 14:12 Rispondi

          Forse la Giunti alla stazione… Ma in somma, una divisione piuttosto spartana, tutto sullo stesso scaffale. La toletta di Venezia ha stanze per macrogeneri e scaffali per editore; così l’Einaudi; l’ibs di Treviso usa un ordine di editori e un secondo ordine alfabetico; il beccogiallo di Oderzo scaffali per macrogenere (intendo: romanzi, poesia, bambini, ultimi arrivi), stessa cosa la Mondadori della stazione, la cafoscarina di Venezia pure divisione per editore… E altre così in zona che ora mi sfuggono. Boh, forse sono io che non butto l’occhio sulla indicazione del genere e quindi non so dove sono, ma io vedo così. Io almeno, a memoria, in tutta la mia vita, non ho mai visto un cartellino con scritto “fantascienza” in una libreria, di questo son sicuro.

          • Banshee Miller
            25 agosto 2015 alle 14:23

            Non so cosa dire. Dalle mie parti, Milano e laghi, ci sono. Scaffale Horror, scaffale fantasy, scaffale gialli e thriller, fantascienza, anche scafare rosa, figurati. Non ho idea di quale potrebbe essere la ragione di questa differenza.

      • Marina
        25 agosto 2015 alle 19:11 Rispondi

        Ma dimmi la verità, si sentiva il bisogno di parlare di una certa narrativa “young adult” per parlare dei libri letti dagli adolescenti? Boh, per me no!
        Comunque anche le librerie che frequento io hanno gli scaffali con etichetta divisi per genere.

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:20 Rispondi

      Sono d’accordo sul proliferare di sottogeneri. Young adult significa adolescente. Non è quindi un vero genere letterario.

  11. Tenar
    25 agosto 2015 alle 17:13 Rispondi

    Bello l’articolo! Mi lascia solo perplessa l’esperienza di Livealive di non trovare librerie con divisione per genere. Per quelle che frequento io è la norma, con divisione per ordine alfabetico dell’autore all’interno di un genere… Anche nelle biblioteche della mia zona funziona così…

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:23 Rispondi

      Grazie. Non so dove abiti LiveaLive, a Roma e anche in altre città ho sempre visto la divisione per generi nelle librerie.

  12. monia
    26 agosto 2015 alle 09:45 Rispondi

    Faccio un passo indietro.
    Quindi: il fatto che due miei libri siano entrambi storie d’amore non significa necessariamente che siano lo stesso genere, anche se entrambi ambientati nel futuro (eventualmente stiamo parlando di linguaggio erotico).
    Se uno dei due è utopico e l’altro distopico, significa che sono di generi differenti?
    Considerando che soprattutto nel primo il fatto di essere ambientato nel futuro influisce relativamente poco sulla storia, finiamo in un filone classicamente harmony?
    In realtà l’unica mia domanda è: questi due libri si stanno rivolgendo allo stesso pubblico oppure no? Se no, ha senso che il secondo rappresenti un sequel del tipo “cosa accadrebbe se tutto andasse male”?
    P:S. Nelle librerie la letteratura erotica generalmente ha un angolo a parte, ma non ho mai visto roba ambientata nel futuro (fantascienza? Urban fantasy? cyber e non so che?) in quella sezione. Forse non guardo nel posto giusto o forse ce n’è davvero poca??

    • LiveALive
      26 agosto 2015 alle 13:16 Rispondi

      Sono lo stesso macrogenere (romanzi). Sono lo stesso genere (rosa). Non sono lo stesso sottogenere, né la stessa combinazione di generi. Non mi fido tanto delle classificazioni di generi che pretendono una influenza poderosa degli elementi costitutivi, non in tutti i generi, cioè, poiché alcuni si basano proprio su una “estetica generale”, su un gusto.
      Tu sai se li hai scritti per lo stesso pubblico, o pubblici diversi. Evidentemente tutti e due si rivolgono a persone che apprezzano la commistione rosa-fantascienza. Solo che magari non a tutti quelli che piace l’utopia piace anche la distopia, ma insomma, è roba marginale: secondo me è roba da stesso pubblico.

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 17:44 Rispondi

      Intanto bisogna dire che il romanzo rosa è un genere e quello erotico un altro. Tu cosa hai scritto?
      Ambientare una storia nel futuro non significa Fantascienza a meno che la scienza non sia più avanzata di quella odierna.

  13. monia
    26 agosto 2015 alle 18:09 Rispondi

    erotico.
    no, la scienza è retrocessa, si va di spade e pugnali. Fai conto di vedere il futuro di “la macchina del tempo” di orson wells.
    Si vive su una meteora ma si è in grado di viaggiare nel tempo e nello spazio (ecco, in effetti qui c’è qualcosa di avanzato, ma come nel romanzo di wells è uno strumento degli umani – che loro neppure sanno utilizzare bene).
    c’è una razza diversa, e una propria organizzazione sociale, valori, etc.
    ciao

    • Daniele Imperi
      26 agosto 2015 alle 18:17 Rispondi

      Beh allora è in primo luogo Fantascienza secondo me.

  14. Ivana Daccò
    27 agosto 2015 alle 09:28 Rispondi

    Molto interessante, un post capace di dar luogo a molte riflessioni, come peraltro si vede dai commenti. Mi sono permessa di linkarti sul mio ultimo post, nel quale parlavo di un argomento che si collega a questo. Complimenti per il blog, che seguo con interesse.

    • Daniele Imperi
      27 agosto 2015 alle 18:40 Rispondi

      Ciao Ivana, grazie e benvenuta nel blog.
      Appena posso leggo il tuo post.

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