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Errori che continuo a vedere nel self-publishing

Errori nel self-publishing

Negli ultimi tempi gli autori che abbandonano le speranze di essere pubblicati da una casa editrice sono aumentati. In alcuni casi si dedicano al self-publishing anche autori che neanche hanno provato a farsi pubblicare da un editore: semplicemente hanno pensato che essere autori indipendenti fosse la soluzione giusta.

Spedire un romanzo e non ottenere riposta non è sufficiente per farsi un’idea dell’editoria italiana, né lo è aver pubblicato un libro e non essere soddisfatti dell’esperienza con l’editore. Un risultato negativo è soltanto uno dei possibili risultati che possiamo ottenere. Non basta per tirare fuori una statistica.

Nonostante quanto sia stato scritto sul self-publishing e quante guide esistano sulla pubblicazione indipendente, io continuo a veder commettere gli stessi errori da molti autori. Non me ne voglia chi si dovesse sentire chiamato in causa da questo post: è solo una constatazione di quelli che io reputo errori nel self-publishing.

Pubblicazione del romanzo senza editing

Una rilettura non basta per scoprire cosa non va nella nostra storia. La rilettura si fa per revisionare il testo, ma non è un editing. La revisione del testo ci serve perché la prima stesura del romanzo è – o dovrebbe essere – una scrittura quasi di getto, senza pensare a eventuali lacune, a meno che non siano così profonde da farci bloccare.

Noi, come autori, siamo troppo legati alla storia per poter trovare tutto ciò che non funziona. Per quanto tempo possiamo far passare prima della revisione, quella resta comunque la nostra storia e non potremo mai leggerla perfettamente distaccati.

Soprattutto, un editor è una figura che sa cosa scovare in una storia e come farla funzionare. Anche se in un mio post ho parlato di diversi punti su cui non concordavo con l’editor, quell’editor ha segnalato lacune importanti che io non avevo notato.

Editing svolto da chi non è editor

Un lettore forte non è un editor, né sono editor i lettori beta. Non ci si può improvvisare editor e fare editing. Un editor è conosciuto nell’ambiente editoriale, ha un sito in cui si presenta. Ha un nome e un cognome.

Insomma, un editor è un professionista, non è un altro autore. Io non potrei fare l’editing di un romanzo, posso fare il lettore beta. È quanto mi compete, nulla più.

Copertine, copertine, copertine!

La copertina di un libro o di un ebook deve crearla un grafico, non chi conosce Photoshop. Sono 2 cose diverse. Anche io conosco Photoshop, ma non al 100%. Non sono però un grafico.

Se non abbiamo tanti soldi da spendere, possiamo andare su Fiverr, in cui, strano a credersi, con pochi dollari si possono far realizzare belle copertine.

Fretta nel pubblicare

Forse io me la prendo troppo comoda, ma tutta questa fretta di pubblicare un romanzo, nonostante l’età che avanza, non ce l’ho. La fretta è nemica dell’arte, l’ho scritto altre volte. Se non abbiamo delle date di scadenza da rispettare – e nel self-publishing non vedo perché dovremmo averne – dobbiamo realizzare il nostro romanzo secondo i tempi tecnici.

Quali sono questi tempi tecnici? Non lo so, dipende dal romanzo da scrivere. Ma perché finirlo e pubblicarlo subito? Perché non fare le cose con calma, revisionare la nostra storia per bene, spedirla all’editor, tornare a lavorarci e rileggerla di nuovo prima di pubblicarla?

Mancanza di cura del testo

Non volevo inserire questo punto, perché ne ho parlato diverse volte, però ho fatto un salto su Amazon per leggere qualche anteprima di autori autopubblicati che non avevo mai visto. Ci risiamo: si pubblica senza conoscere le basi della grammatica.

Due sono gli errori che vedo sempre:

  1. Puntini tu spargi a largo mano: i puntini di sospensione indicano appunto una sospensione. Non ne possiamo abusare. Ho letto anteprime piene di puntini di sospensione. Per fortuna erano in numero di 3 per volta. Ma erano comunque troppi.
  2. Errori grammaticali: ortografia, punteggiatura, uso delle virgole, tutto dimostrava una scarsa conoscenza della grammatica di base.

Come minimo non c’è stato editing, altrimenti è messo male anche l’editor.

Questi sono gli errori che continuo a notare negli autori autopubblicati. Chi di voi si riscontra in questo quadro? E quali altri errori trovate spesso?

80 Commenti

  1. Moira
    23 marzo 2016 alle 06:59 Rispondi

    Mi sono imposta anche io di fare con calma, non ho fretta di aggiungere pagine su pagine solo per dire che è terminato, rileggo e rileggo il mio lavoro tantissime volte è noto con piacere- e credo sia positivo- che molti passaggi mi emozionano sempre e non li cambierei di una virgola, altri invece li cancello, sostituisco, cambio qualcosa e forse quando rileggerò e non avrò più nulla da cambiare significa che è giunto il momento? Lo spero. In quanto agli errori più importanti, trattasi proprio della punteggiatura, credo che siano quelli più comuni. Mi è capitato di soffermarmi su di una frase e notare come cambiare la disposizione delle virgole mi cambiasse la visione di ciò che volevo esprimere. Bisogna comunque affidarsi a qualcuno però, che veda il nostro lavoro con distacco per evitarci errori che sono nel testo dall’inizio e noi non vediamo.

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 13:47 Rispondi

      Leggere e rileggere spesso però non va proprio bene, è meglio farlo a lavoro finito.

  2. Grilloz
    23 marzo 2016 alle 08:35 Rispondi

    Diciamo che l’ultimo punto, soprattutto gli errori grammaticali e sintattci, dovrebbe essere proprio la base (ammetto però che come lettore di manoscritti me ne è capitato solo uno scritto in italiacano :P)
    Sugli editor ultimamente ho notato un fiorire di sedicenti editor che offrono servizi editoriali. spesso sono scrittori che hanno pubblicato per una casa editrice sconosciuta (alcuni anche in self) o che comunque non hanno nessuna esperienza nel campo, tanto che mi è venuta quasi la tentazione di entrare nel busines :D (inutile sottolineare che a volte i loro siti sono anche scritti abbastanza male)

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 14:03 Rispondi

      Sì, dovrebbe essere proprio la base, ma purtroppo pare non lo sia.
      Ho notato anche io il proliferare di editor :)

  3. Marisa Saccon
    23 marzo 2016 alle 08:36 Rispondi

    Tutto vero.
    Io sono autrice e faccio editing.
    Passo sotto la lente di ingrandimento ogni virgola, ogni aggettivo, ogni verbo, cerco errori di forma e di sostanza, cerco di dare una coerenza alle storie che si raccontano.
    E poi (come mi è successo) scrivo e pubblico un romanzo dove, a uno dei protagonisti del romanzo, faccio accendere la sigaretta due volte nel giro di due minuti :- D
    Mica me n’ero accorta nonostante lo avessi riletto più volte.

    Marisa Saccon

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 14:04 Rispondi

      Ciao Marisa, benvenuta nel blog. Le sviste capitano a tutti :D

  4. silvia
    23 marzo 2016 alle 08:37 Rispondi

    Non so dire in modo preciso che cosa non funzioni in certi libri autopubblicati, però, nella maggior parte dei casi, ti accorgi che manca qualcosa, ed è la stessa differenza che noti quando è un professionista a fare un determinato lavoro o qualcuno che lo fa per hobby.
    Ti vorrei invece fare una domanda che ha a che vedere con il post solo di striscio: come scegliere un editor per il proprio libro? Sul web si trovano decine di agenzie, ma a quale affidarsi e con quali garanzie e costi? Grazie.

    • sandra
      23 marzo 2016 alle 08:41 Rispondi

      Scusa se mi permetto, io ho un nome. Al massimo ci sentiamo in privato se ti va. Bacione

      • silvia
        23 marzo 2016 alle 11:16 Rispondi

        Grazie, Sandra. Se non ti disturbo, allora ti scrivo. :)

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 14:07 Rispondi

      Per la scelta dell’editor puoi regolarti così: li cerchi online e scegli quelli che ti editano una pagina di prova senza costi – ce ne sono – per vedere se la collaborazione può andare avanti.

  5. sandra
    23 marzo 2016 alle 08:45 Rispondi

    Da autrice che è rimata delusa dalle prime due pubblicazioni con editoria tradizionale, molto contenta della terza e ha voluto provare il self, mi sono resa conto del fatto che self e tradizionale siano due strade parallele ma davvero diverse. Ognuno scelga la sua, io torno di sicuro all’editoria tradizionale per molti motivi che spiegherò nella mia rubrica, scusa se mi pubblicizzo, nel mio blog il 5 di ogni mese. Purtroppo la mancanza di possibilità di investire nell’editing e la fretta sta facendo grossi danni, le eccezioni ci sono, ma convengo anch’io che troppo spesso il libro self pubblicato ha l’aspetto casalingo non nel senso bello del termine, ma vira pericolosamente verso la sciatteria, un esempio: nelle prime pagine soggetto singolare, verbo plurale.

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 14:08 Rispondi

      Seguirò quella rubrica, perché mi interessa. Ho avuto comunque la stessa impressione.

    • Agata Robles
      23 marzo 2016 alle 15:03 Rispondi

      sono convinta che grossi danni li hanno fatti anche gli editori a pagamento…..non dimentichiamoci di come hanno inflazionato il mercato e creato false speranze. Personalmente ho proprio abbandonato l’idea di pubblicare, con o senza selfie, per il semplice motivo che mi sono resa conto di come funziona il mondo della letteratura e quello dell’arte in generale. ciao!

      • Daniele Imperi
        23 marzo 2016 alle 15:11 Rispondi

        Sì, anche quei finti editori hanno avuto la loro colpa. Perché hai deciso di non pubblicare?

  6. Chiara
    23 marzo 2016 alle 09:11 Rispondi

    Io sto ancora scrivendo il primo romanzo e non ho ancora deciso se lo invierò a una casa editrice o mi auto-pubblicherò.
    Gli aspetti che hai evidenziato, tutta via, sono fondamentali, addirittura (passami il termine: non è una critica nei tuoi confronti ma nei confronti degli autori) così scontati che non pensarci è da incompetenti. Leggendo mi sono chiesta: “ma davvero c’è gente che fa così?”
    Per quel che riguarda l’editor, ho già dei nomi di riferimento perché vorrei rivolgermi a qualcuno anche nel caso dovessi seguire il canale dell’editoria tradizionale: vorrei che arrivasse sulla scrivania del boss già perfetto. Di grafici ne conosco così tanti che ho solo l’imbarazzo della scelta. La grammatica, grazie al cielo, la so. ;)

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 14:10 Rispondi

      Sono aspetti scontati, verissimo, ecco perché ho aggiunto nel post “… che continuo a trovare” :D
      Perché c’è gente che fa così, purtroppo.
      Se spendi soldi per l’editing e poi invii il manoscritto alla casa editrice, riceverai un secondo editing, secondo me. Quindi non ne vale la pena.

  7. Marco Lovisolo
    23 marzo 2016 alle 09:13 Rispondi

    Virgole, virgole, virgole … “maledette” virgole e tutta la punteggiatura. Un giorno o l’altro dovrò veramente decidermi e comprare un manuale in cui si spieghi per filo e per segno come usare la punteggiatura.
    Ovviamente concordo sull’editing. Io sto giusto per inviare il mio “libro” (una raccolta di racconti di viaggio) a un editor. Nel frattempo faccio scorta di Maalox perché so già che il mio stomaco non potrà reggere tutte quelle correzioni.
    Ah, e ovviamente la copertina la farò fare a un grafico. Insomma al momento sono già fortemente indebitato.

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 14:11 Rispondi

      La punteggiatura è un male per molti :)

  8. Barbara
    23 marzo 2016 alle 11:07 Rispondi

    D’accordo con te su tutta la linea.
    Ogni tanto do uno sguardo anch’io alle pubblicazioni ebook di Amazon, e mi vengono i brividi.
    C’è tanta fuffa che riconosci subito: copertine che sembrano fatte col Publisher o addirittura col Paint (immagini sgranate, sfocate, scelta dei colori e della composizione old style), grafiche che riprendono troppo (al limite della violazione del copyright) quelle di case editrici altisonanti per confondere le acque, titoli che sono scelti volutamente a fare il verso a titoli famosi, ma senza ironia (“Ho bisogno di te” fa il verso a “Ho voglia di te” di Moccia; “La bambina dell’oceano” fa il verso a “La luce sugli oceani”).
    Di qualcuno leggo la quarta, l’estratto e mi fermo lì, come lettore.
    Se da una parte le case editrici bloccano molti bei lavori a prescindere (ultimamente giocano facile prediligendo gli esordienti che già si presentano con un seguito “social” e quindi vendite sicure), dall’altra è fin troppo facile pubblicare un ebook in rete e quindi passa di tutto. Poi vende? probabilmente no e c’è un motivo per cui ci sono tanti ebook “sostanziosi” a zero euro (escludiamo estratti e anteprime confezionati come ebook, a volte anche da case editrici tradizionali a scopo pubblicitario). Questo potrebbe anche essere l’effetto di avere beta-reader amici/parenti che già di suo leggono poco. Nonchè di autori che “non ho tempo per leggere, devo scrivere” (da cui anche la mancanza di grammatica, ortografia e punteggiatura, perchè se leggi tanto, ti entra di forza in testa!).
    La strada pubblicazione tradizionale è ardua. Ma anche la strada del self, senza investimento in editing, grafica e social marketing poi, è sostanzialmente un vicolo cieco. Quindi tanto vale.
    Personalmente l’investimento già l’ho fatto col blog. Alcune scelte si sono già rilevate sbagliate, e sto cercando di correggere la rotta. Se e quando avrò un testo finito, valutato “decente” da almeno 20 persone (numero sufficiente?), meglio se estranei, allora romperò il maialino e pagherò un editing professionale. Forse lo stesso di Sandra :D
    E’ un investimento su se stessi. Se non ci si crede a sufficienza…occorre chiedersi perchè.

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 14:16 Rispondi

      Stessa mia impressione sulle copertine: font non adatti, mescolanze di colori sbagliate, immagini sgranate. Insomma, si vede che dietro non c’è la mano di un grafico.

  9. sandra
    23 marzo 2016 alle 11:20 Rispondi

    Sto seriamente pensando di farmi dare una percentuale dalla mia editor! :D Silvia scrivimi pure.

  10. Luciano Dal Pont
    23 marzo 2016 alle 14:39 Rispondi

    “…né lo è aver pubblicato un libro e non essere soddisfatti dell’esperienza con l’editore. Un risultato negativo è soltanto uno dei possibili risultati che possiamo ottenere. Non basta per tirare fuori una statistica.”
    No, sono d’accordo con te, Daniele, non basta per tirare fuori una statistica, ma basta e avanza per farmi decidere di non pubblicare mai più con una piccola casa editrice, anche perché io ho già 59 anni e, sebbene speri di rientrare nella media dell’aspettativa di durata della vita, non posso permettermi di investire anni e anni di tentativi nella speranza di trovare la casa editrice giusta. Forse se avessi vent’anni il discorso sarebbe diverso, ma così non è.
    Io comunque ringrazio la casa editrice che mi ha dato l’opportunità di fare il mio esordio letterario due anni fa, ma sono convinto, e ciò anche per essermi confrontato con altri autori che, come me, hanno pubblicato grazie a alla piccola editoria, che tutte siano più o meno sullo stesso livello in quanto a risorse finanziarie e organizzative per poter promuovere i propri autori e i loro libri.
    Da qui la scelta, quasi obbligata, del self publishing per continuare a pubblicare.
    Per quanto riguarda gli errori insiti in tale pratica, ammetto di riconoscermi abbastanza in quello di non essermi rivolto a un editor per il mio secondo romanzo e di avere avuto una certa fretta nel pubblicare ma, nel mio caso, fretta o non fretta, non mi sarei potuto comunque permettere un editor professionista per mancanza di fondi, e quindi ho cercato di arrangiarmi, anche perché in fondo il mio horror ha una trama piuttosto semplice e priva di intrecci e quindi, in pratica, non ci sarebbe stato molto da editare, almeno da questo punto di vista.
    Per il resto, ho la fortuna sfacciata di avere un amico grafico che mi ha realizzato una splendida copertina, molto professionale, che secondo me non ha nulla da invidiare a quelle realizzate anche dalle grosse case editrici, e anche l’impaginazione è stata realizzata ad arte, tra l’altro, prima di deliberarla, sono stati fatti innumerevoli tentativi sempre scartati fino a quando non sono stato pienamente soddisfatto del risultato.
    Insomma, in definitiva credo di avere fatto un buon lavoro complessivo, in ogni caso saranno i lettori a giudicare.

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 14:45 Rispondi

      Non affidarti più a quella casa editrice è più che giusto, concordo.
      Ma è pieno di editori, non solo piccoli.
      L’editing però non è limitato solo a trame complesse.

  11. Agata Robles
    23 marzo 2016 alle 15:05 Rispondi

    approfitto per comunicare al mondo che anch’ io ho grossi problemi con la punteggiatura: le virgole le lancio, dove cadono sono solo casi loro. ciao!

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 15:11 Rispondi

      La punteggiatura si impara :)

  12. Elisa
    23 marzo 2016 alle 16:16 Rispondi

    editor+grafico=casa editrice.
    Non sarebbe più semplice?

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 16:38 Rispondi

      Sarebbe più economico, non più semplice :D

      • Elisa
        23 marzo 2016 alle 16:54 Rispondi

        ok, ma per me il self è l’ultima delle chances prima delle case editrici a pagamento.

        • Daniele Imperi
          23 marzo 2016 alle 17:17 Rispondi

          L’editoria a pagamento va proprio scartata a priori.

          • Elisa
            23 marzo 2016 alle 17:29 Rispondi

            certo, quella è proprio l’ultima spiaggia per disperati. Anche se sono in tanti ad approdarvi…
            Cmq, per tornare in tema, l’editoria medio-grande è la strada più impervia ma è anche quella che potrebbe dare maggiori soddisfazioni. Penso invece che self e piccole (non a pagamento) si equivalgano.

  13. Roberto
    23 marzo 2016 alle 16:21 Rispondi

    Per la prima volta sto affrontando l’editing di un mio libro. Trovo che sia un’esperienza esaltante. Ti spinge oltre i limiti. E’ carica di input. Certo, inizialmente, può essere scioccante, ma essenziale se si vuole ambire alla pubblicazione. Se guardo indietro, ero un illuso :-) senza un editor valido.

    • Daniele Imperi
      23 marzo 2016 alle 16:38 Rispondi

      Ciao Roberto, benvenuto nel blog. L’esperienza dell’editing è senz’altro positiva, ma dipende sempre da chi lo fa.

      • Roberto
        23 marzo 2016 alle 19:51 Rispondi

        Grazie, seguo già da tempo il blog e trovo le tematiche molto interessanti. Sicuramente sono stato fortunato. L’ho trovata per caso… forse addirittura da qui… neppure mi ricordo come sono andato a finire al suo sito. Mi ha guidato l’intuito; è davvero preparata, si è stabilita un’empatia sin da subito. Certo, credo sia necessario essere pronti a mettersi in discussione.

  14. poli72
    23 marzo 2016 alle 19:14 Rispondi

    Il piccolo ferramenta di periferia, che faticava sette camice a tenere la serranda aperta ,ha scoperto che ricorrendo all’e-commerce ,anche appoggiandosi a siti specializzati come E-bay,poteva incrementare iperbolicamente le vendite.A patto ,e’ ovvio, di creare una bella vetrina virtuale,foto ben fatte e un certo campionario di articoli con descrizioni tecniche appropriate.E’ stata la rivincita di migliaia di piccole attivita’ destinate probabilmente a soccombere sotto i potenti talloni della cosidetta GDO la grande distribuzione organizzata.Nel self-publishing, io ,che per scelta voglio essere un positivo, vedo piu’ opportunita’ che svantaggi.
    L’esordiente e’ esattamente come il piccolo imprenditore con pochi mezzi economici e nessuna raccomandazione che intende entrare in un mercato ultrasaturo( quello delle case editrici) dominato da grandi nomi affermati da anni e ben radicati nell’immaginario dei possibili clienti (lettori).
    Che fare allora?
    Inviare infinite lettere di proposta alle case editrici ,aspettando altrettanti indefiniti mesi le risposte!?
    Oppure pagare salassi per veder pubblicato un certo numero di copie da dover magari in seguito caricare nel baule dell’auto ed andare a portare di persona nelle librerie?!
    Ma vaff*****o, uno ci prova! Il costo e’ contenuto , un paio di migliaia di euro per un discreto editing e una bella copertina professionale e poi si va in online. Il vero , assoluto e inappellabile Dio che decidera’ le sorti dell’autore-self si chiama^^^ MERCATO^^^.Questa entita’ tanto impalpabile quanto sovrana ha , oggi piu’che mai , in mano le sorti di tutti. E’ lui che, a volte paradossalmente, eleva alle stelle chi non lo merita e schiaccia nella polvere altri ben piu’ meritori……………………….secondo noi.
    Il successo nel mercato ,nel caso di uno scrittore, vendere i propri scritti non e’ mai prevedibile e qui sta il bello.
    L’esordiente che ha sgobbato mesi e mesi per portare a termine una storia ha ,oggigiorno, una possibilita’ in piu’ .Pensate se non esistesse il self-pub.,secondo voi sarebbe meglio?
    Ci sono gia’ le librerie che traboccano volumi dei “soliti noti”,internet e’ il territorio sconfinato della liberta’ ,il far west ancora da esplorare dove domina incontrastato il dio mercato .Li se hai i numeri puoi essere apprezzato ,se non li hai pazienza ,c’hai provato spendendo poco . Non e’ forse questa la tanto fatidica e declamata MERITOCRAZIA .

    • Federico
      23 marzo 2016 alle 21:04 Rispondi

      Capisco che l’esordiente abbia pochi mezzi economici. D’altra parte, potrei scrivere che il tuo post è pieno di tutti gli errori tipici di un certo “self-publishing” (immagino tu abbia l’abbia fatto di proposito). Virgole a sproposito, apici al posto di lettere accentate, spaziature errate, errori sintattici, uso scorretto della punteggiatura.
      Ho letto un solo libro in self-publishing, i segnali che facevano pensare a una bassa qualità del prodotto c’erano tutti, ma la trama mi attirava molto e ho voluto comprarlo ugualmente. Si è rivelato una enorme delusione, al limite dell’illeggibilità. Ho gentilmente scritto queste mie impressioni all’autore che, altrettanto gentilmente, mi ha risposto che avevo tutte le ragioni. Si era reso conto di come era riuscito a rovinare irrimediabilmente una buona idea di partenza.
      E io, come lettore, chissà quando mai mi arrischierò a fare un altro acquisto del genere.
      Suonerò caustico, ma se questo è il self-publishing penso che “il piccolo ferramenta di periferia” è giusto che resti tale. Come lettore voglio che un libro mi dia emozioni, e senza un editing all’altezza l’unica emozione che si suscita è di fastidio.

      • poli72
        23 marzo 2016 alle 21:56 Rispondi

        Ammetterai anche tu pero’ , che la lettura di quel romanzo ti ha insegnato forse di piu’ che leggere un bestseller del solito arcinoto.Hai toccato con mano quelli che sono gli errori da evitare.Tu essendo uno dei milioni di utenti che costituiscono il mercato hai dato la tua valutazione ,bocciando senza appello l’autore.L’autore stesso potrebbe e dovrebbe imparare dalla sua esperienza e se ha ancora il fuoco della scrittura che arde dentro se , fara’ meglio nella prossima prova.Uno scrittore che si chiama Glenn Cooper ,l’autore del bestseller ” La biblioteca dei morti” tanto per intenderci,e’ nato come self publisher .E’ un tipo che sa scrivere dal punto di vista sintattico e lessicale ,su questo non ci piove,ma a me, per esempio, non piacciono le sue trame , troppo irrealistiche.Eppure il mercato lo ha ampiamente premiato ,case editrici lo hanno addirittura contattato proponendogli contratti editoriali. Per lui si parla di decine di milioni di copie vendute.Le famose 50 sfumature hanno fatto storgere il naso a centinaia di letterati e intellettualoni ,costoro si sono divorati il fegato quando hanno visto quell’ “obrobrio” venduto in uno sterminio di copie sul mercato. Loro hanno torto e l’autrice ha avuto ragione.Semplice e lineare e’ la legge del mercato, chi ha letto quel libro non e’ certo stato attento alla virgola messa male o ai puntini che erano 4 invece di 3.

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2016 alle 08:18 Rispondi

      Il problema, nel self, è che se vuoi farlo bene, devi spendere un bel po’ di soldi e non tutti hanno questa possibilità. Inoltre escluderai comunque una grande fetta di lettori che legge ancora solo libri cartacei.

  15. Mara Cristina Dall'Asen
    23 marzo 2016 alle 23:26 Rispondi

    Io ho pubblicato 2 libri da self e continuerò a pubblicarli da self, non ho editor, non ho grafico. Ovviamente il costo di un editor e grafico per me è troppo altro, ma non volevo che questo soffocasse sul nascere un mio sogno.
    Quello che non mi piace è che si giudichi questo nuovo modo di pubblicare solo in una direzione. Sì, si dice sempre che ci sono le eccezioni, ma fondamentalmente non valgono niente. Sono la prima a dire che un libro ha un vestito e una forma che vanno rispettate, perciò l’abbondanza di puntini di sospensione o peggio errori di ortografia non sono da tollerare, come non è di secondaria importanza l’impaginazione o la copertina. Quello che onestamente non capisco è come si possa giudicare ammettendo di averne letto uno o al massimo due di libri di autori self. Io ho cominciato da due anni a leggerli, ho trovato cose orribili (che ho immediatamente abbandonato, il tempo è prezioso) e sono convinta che chi le ha pubblicate non abbia mai letto dei libri veri, ma ho trovato anche storie molto belle, fresche, scritte bene e non omologate ai vari corsi di scrittura creativa o editing fatti in serie. Tra l’altro per capire come si scrive un libro sotto il profilo tecnico… il web è pieno di ottimi consigli e guide, anche questo blog che per me all’inizio è stato prezioso. La verità sta nel mezzo e ci vorranno anni prima che questo fenomeno diventi importante e di qualità, ma succederà. Io dico sempre che ci si può difendere dal pessimo self non comprando chi non mette l’anteprima, dieci pagine sono più che sufficienti per capire se vale la pena o no, almeno tecnicamente. Sotto il profilo personale io sono pienamente cosciente che i miei romanzi sono migliorabili, ma posso dire di averci messo l’anima prima di pubblicarli, di aver studiato. Li ho riletti circa trenta volte, a distanza di tempo e cercando volta per volta solo alcune cose. Li ho riletti ad alta voce seguendo la punteggiatura, in modo totalmente distaccato (ci si può riuscire, credetemi) e se sei abituato a leggere senti subito se una frase ha la punteggiatura sbagliata, come senti se una frase non gira. Ho fatto schemi temporali scrivendo date, personaggi e posso assicurarvi che nei miei romanzi non ci sono incongruenze. Non sono presuntuosa, so solo di aver fatto un buon lavoro, con pazienza maniacale e arrivando sino al punto di essere nauseata dal mio libro, non l’ho riletto per un anno dopo averlo pubblicato. Tutto questo solo per cercare di far capire che non è fatto tutto con superficialità nel self, e che non è tutto da buttare nel self… e non mi riferisco ai miei libri, il giudizio su quelli lo lascio agli altri. Io dico solo che per me è stato un bisogno impellente scrivere, ho accettato la sfida partendo solo dalla ma posizione di grande lettrice. Spinta anche dal fatto che non riuscivo più a trovare dei libri che mi emozionassero, che fossero originali senza cercare disperatamente nelle cose più torbide, tragiche e truci dell’era moderna. Non ha molta importanza quanto venderò, ma a 50 anni non volevo aspettare, non volevo perdere tempo, la vita vola. L’unica di cui sono totalmente sicura e che si poteva fare molto di più per la copertina, per scelta le ho fatte molto semplici e con foto acquistate on line. Io poi ho fatto il cartaceo di tutti e due (300 copie), sono soddisfatta dei risultati ottenuti, tutte le librerie li hanno accettati e tante mi hanno fatto i complimenti per come si presentano, il più delle volte non credono che abbia fatto tutto da sola, perciò, forse si può essere un pò meno severi nei confronti dei self e cercare di trovare quello che c’è di buono. Il libro in fin dei conti è un prodotto come un altro e bisogna imparare a scegliere e valutare, l’importante è poterlo fare con l’anteprima o books.google (i miei sono presenti su entrambi non voglio ingannare nessuno). Concordo che sotto certi aspetti è una forma di democrazia, poi sarà il mercato a scegliere. Per finire, io ho portato la mia esperienza di self… ma io non mi ritengo ancora una scrittrice, al massimo aspirante. Ciao.

    • poli72
      24 marzo 2016 alle 00:36 Rispondi

      E be, sei l’esempio vivo di una persona che ha realizzato un sogno ,che si e’ tolta una soddisfazione.Grandi o piccoli che siano i risultati questi sono in ogni caso appaganti.

    • Federico
      24 marzo 2016 alle 08:08 Rispondi

      Cara Mara, io non ho giudicato l’editoria self-publishing in generale ma un certo tipo di self-publishing. Ho scritto che la mia esperienza è stata pessima e che passerà del tempo prima che mi arrischi nuovamente in un acquisto del genere. Ho espresso una opinione, non pretendo che sia condivisa da tutti, rispettata sì.

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2016 alle 08:24 Rispondi

      Ovviamente non tutto il self è da buttare, nel post non dicevo questo. Ma secondo me per farsi rivalutare ha bisogno di puntare alla qualità.
      Il self non può essere la scelta ultima.

  16. Davide Piccolo
    27 marzo 2016 alle 12:07 Rispondi

    Per la correzione del mio romanzo autopubblicato mi sono affidato a lettori critici ma non ad editor. Quanto potrebbe costare l’editing di un romanzo di circa 150 pagine?

    • Daniele Imperi
      28 marzo 2016 alle 09:55 Rispondi

      Ho scritto un post in cui ne parlo: http://pennablu.it/costi-self-publishing/

    • Emiliano
      31 marzo 2016 alle 01:47 Rispondi

      Con la scusa che dovevo farmi correggere il mio romanzo, so alcuni prezzi e quanto può costarti contattami pure se vuoi, ti spiego come fare.

    • Stefania Crepaldi
      15 aprile 2016 alle 12:43 Rispondi

      Ciao a tutti. Io sono una editor che nasce come editor e non come scrittrice. Come dice bene Daniele c’è una bella differenza. Per rispondere alle domande su come trovare un buon editor e quali sono i costi dico la mia sulla base del mio metodo di lavoro.
      La prima cosa che offro a un aspirante scrittore in cerca di un aiuto è una valutazione tecnica gratuita. Una scheda dove vado a inserire tutti i punti di forza e quelli deboli del romanzo, gli errori ricorrenti (di forma, sintassi e contenuto), i consigli pratici che l’autore può mettere in pratica anche senza il mio aiuto e valuto il potenziale letterario del romanzo sulla base della mia esperienza. Una volta compilata la scheda, invio il tutto allo scrittore, che valuterà se consultare un altro editor, richiedere una collaborazione o fare da solo.
      Questo mi permette di capire chi ho di fronte, quali sono i suoi obiettivi editoriali e qual è lo stile che vuole migliorare o plasmare. Credo che il compito dell’editor sia quello di esaltare lo stile dello scrittore e non di snaturarlo sulla base delle tendenze, del sistema o del proprio ego.
      Per quando riguarda i miei prezzi (poi gli altri editor non so come lavorano e che cifre richiedono) chi è interessato può trovarli nella pagina Servizi del mio sito, sono tutti chiari e precisi.
      Credo fortemente nel selfpublishing, ma purtroppo la qualità a confronto con le pubblicazioni di ALCUNE case editrici indipendenti non è ancora paragonabile (se non in pochi casi).
      Un consiglio che mi permetto di dare ai selfpublishers è di puntare sempre all’eccellenza (sia nella forma, che nel contenuto) e cercare di perfezionare lo stile finché non sia originale unico riconoscibile.

  17. Emiliano
    31 marzo 2016 alle 01:55 Rispondi

    Quando ho pubblicato il mio libro di poesie ho letto alcuni libri della casa editrice, tutti auto-pubblicati a pagamento. Vi erano molti errori a mio avviso, non so come selezionavano gli autori, alcuni testi erano contorti non si riusciva a capire la storia. Immagino che non pubblicherò mai più nè in self nè in una casa editrice, per ora il romanzo fantasy l’ho lasciato in un cassetto da anni. Comunque è vero non si sa a chi affidarsi, c’è troppo di tutto e dai costi notevoli in alcuni casi.

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2016 alle 08:57 Rispondi

      Che intendi per “auto-pubblicati a pagamento”? Se sono pubblicati da una casa editrice, non sono autopubblicati. Se è una casa editrice, non è previsto alcun pagamento.

      • Emiliano
        31 marzo 2016 alle 12:06 Rispondi

        Sicuramente non ho usato il termine giusto ma non so come chiamarli, quello che in pratica ho fatto io e spero che nessun’altro cada in cose del genere. In pratica ho mandato le mie poesie a una casa editrice in cerca di scrittori, questa dopo una settimana mi ha contattato mandandomi la proposta per la pubblicazione. In pratica dovevo sborsare duemila euro, a quanto ho capito avevano soglie diverse, mi avrebbero dato delle copie da rivendere mentre il marketing più la vendita con tutti gli annessi l’avrebbero fatta loro.
        Alla fine sono rimasto con un pugno di mosche in mano senza sapere più nulla e tuttora non so nulla. Se riesci fai anche un post su queste situazioni, molte persone ci cadono, al tempo non ero informato come ora e avevo solo la voglia di emergere ma la fretta fa commettere più sbagli e danni che altro. Grazie per avermelo fatto notare.

        • Barbara
          31 marzo 2016 alle 12:25 Rispondi

          Si chiama EAP, Editori A Pagamento. In realtà, non sono editori, sono poco più che stampatori. Ti fanno pagare la stampa (tutta + un loro guadagno), non hanno una reale filiera di distribuzione (non troverai mai il tuo libro in libreria e le librerie e shop online faranno pure fatica a trovarlo). Lo vendono sul loro sito e lasciano all’autore l’onere di pubblicizzarsi e vendere le copie (l’autore le può comprare con una % di sconto). Ci è caduto anche un amico. Te lo fanno passare come un investimento, ma non è così.
          Alcune vere case editrici, non considerano nemmeno un autore se ha un “precedente” autopubblicato EAP.

          • Emiliano
            31 marzo 2016 alle 16:02 Rispondi

            Grazie Barbara per la precisazione, mi fa piacere sapere che non sono il solo a esserci cascato, in quanto al discorso case editrici il problema non si pone perché ho chiuso con la pubblicazione dei libri in ogni senso :-).

        • Daniele Imperi
          31 marzo 2016 alle 12:58 Rispondi

          Sull’editoria a pagamento è stato scritto tanto in altri blog, finirei per ripetere le stesse cose :)

  18. Nadia
    4 aprile 2016 alle 10:24 Rispondi

    Mi trovo completamente d’accordo con le affermazioni riportate nel post. Ho in prima persona tentato un’autopubblicazione per il mio romanzo d’esordio, trovando troppo costoso foraggiare un editore. Purtroppo il risultato è stato inferiore alle aspettative, perché il solo fatto di aver lasciato refusi, di non aver avuto il supporto di un editor nella revisione del testo, la sua collaborazione nella giusta impaginatura, la professionalità di un grafico per la copertina…non mi ha permesso il lancio che speravo. Al secondo tentativo ho di nuovo provato con gli editori tradizionali, ma sempre per lo stesso motivo, l’elevato costo ed i contratti esageratamente restrittivi riservati ai giovani ed inesperti scrittori emergenti, ho ripreso in considerazione il self publishing, mantenendo i medesimi dubbi sollevati nell’articolo. Dunque, mi sono detta, devo mollare? No assolutamente. Sempre alla ricerca di un editore senza richiesta di contributo ho trovato sulla strada il crowdfunding, alternativa nuova sul panorama italiano, dove è il futuro lettore a stabilire il successo dello scrittore collaborando con il passaparola e sostenendo i progetti che più gli piacciono.

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2016 alle 10:52 Rispondi

      Ciao Nadia, benvenuta nel blog. Perché avresti dovuto foraggiare l’editore? La vera editoria non si paga. Gli editori che non chiedono soldi sono tanti.

      • Nadia
        4 aprile 2016 alle 13:51 Rispondi

        Ciao Daniele, grazie per il tuo post interessante innanzi tutto, e per l’opportunità di discutere dell’argomento. Purtroppo ho trovato disponibili solo editori che richiedevano contributi di pubblicazione molto cospicui, contratti ridicoli che alla 1001ma copia mi offrivano l’1% sul prezzo di copertina…e non uno ma ben cinque di fila. Dire che mi sono scoraggiata è poco. Invece per quelli senza contributo di pubblicazione, sono ancora in attesa di risposta, garantita da uno a tre mesi via mail, e mai arrivata dopo 6. E’ vero il mio nome è sconosciuto, è vero il mercato ora trabocca di autori emergenti che vogliono a tutti i costi dimostrare il loro valore, ma concordo con te sul fatto che noi stessi non siamo buoni osservatori e critici della nostra opera, per questo serve un editore, un professionista che scelga il valore vero dell’opera. L’unico consiglio alternativo che ho ricevuto è stato quello di pagare il restiling del libro ad un agente letterario in maniera che potesse poi proporlo alla casa editrice giusta. Anche in questo caso però la cifra, di tutto rispetto, mi ha scoraggiano. A dire la verità ho anche tentato di propormi alle riviste, tipicamente femminili, per dividere a puntate i miei racconti…ma forse le caselle di posta erano troppo affollate di messaggi per vedere il mio. Questo per raccontare un panorama, dove qualcuno riesce ad emergere, ma molti faticano, e decisamente solo gli audaci e fortunati riescono.

        • Daniele Imperi
          4 aprile 2016 alle 14:59 Rispondi

          L’1% è veramente poco. Quelli che hai trovato non sono editori, se ti hanno chiesto soldi.
          L’agente letterario non chiede soldi, a quanto ne so, ti chiede una percentuale sulle vendite.

  19. Nadia
    4 aprile 2016 alle 15:17 Rispondi

    Concordo per il finto nome usato malamente, quelli non sono editori.

  20. Carmen Laterza
    21 aprile 2016 alle 13:29 Rispondi

    Complimenti Daniele, ottimo articolo!
    “Editing svolto da chi non è editor”: la piaga del self publishing! ;-)

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2016 alle 13:35 Rispondi

      Grazie, Carmen :)
      Fosse solo quella la piaga del self-publishing…

  21. Michele Nigro
    21 aprile 2016 alle 15:06 Rispondi

    Sto per pubblicare una raccolta di poesie in self publishing e ti assicuro che ho cominciato a novembre 2015… Mi sto prendendo molto tempo e rispetto le pause tecniche tra una fase e l’altra pur trattandosi non di un romanzo ma di un testo poetico. La lentezza è fondamentale; la cura di ogni aspetto: credo che nell’autopubblicazione si debba applicare il triplo del rispetto che normalmente viene dedicato a un libro prodotto da chi lo fa per “mestiere”.

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2016 alle 15:35 Rispondi

      Ciao Michele, benvenuto nel blog. Più che la lentezza è fondamentale la cura, nel senso che lentezza non deve significare prendersela troppo comoda, ma i tempi giusti per terminare il progetto :)

  22. Maria Donata Tranquilli
    21 aprile 2016 alle 18:54 Rispondi

    Io sono una fan del self e non perché ho avuto esperienza negative, ma per il fatto che conosco decine e decine di autori che le hanno avute, scrittori che da self sono passati alle CE per poi tornare di filata al self. Concordo con il fatto che non si pubblica per gioco, biosgna investire tempo e denaro nell’editing però non capisco tutto questo accanimento verso il self quando a me è capitato di leggere libri pubblicati da grandi BIG dell’editoria con errori grammaticali del tipo: da quando sono bambina che.

    • Daniele Imperi
      22 aprile 2016 alle 08:12 Rispondi

      Ciao Maria Donata, benvenuta nel blog. Secondo me oggi un autore deve provare entrambe le strade per vedere quella che lo soddisfa di più.
      La frase completa che hai citato a fine commento com’era?

  23. Andrew Next
    28 aprile 2016 alle 11:56 Rispondi

    Ciao Daniele, puoi immaginare la sorpresa quando ho trovato i tuoi consigli in materia di scrittura… io ti conoscevo solo per i tuoi trascorsi di montanaro e speleologo! Invece abbiamo almeno un’altra passione in comune (vedi il link al mio blog). Prendo nota per il suggerimento della copertina. Invece per un editor degno di questo nome sto ancora in alto mare. Spero di trovarne uno… prima o poi.

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2016 alle 13:57 Rispondi

      Ciao Andrew, benvenuto nel blog. Come mi hai conosciuto per i miei trascorsi montanari e speleo? :)

      • Andrew Next
        28 aprile 2016 alle 15:21 Rispondi

        Facile: mia moglie si chiama Silvia!

        • Daniele Imperi
          28 aprile 2016 alle 15:24 Rispondi

          Andrea? Ma tu guarda chi è capitato nel mio blog! :D

  24. Federica Segalini
    26 luglio 2016 alle 23:34 Rispondi

    Ciao Daniele, ti seguo silenziosamente da tempo e ora esco allo scoperto :-) Grazie ai tuoi post ho la possibilità di approfondire tanti aspetti molto interessanti collegati al mio lavoro di copywriter. Ti sono grata per la cura e l’attenzione con cui li stendi. In particolare, per quanto riguarda il self publishing ho tenuto in considerazione alcuni tuoi concetti per un mio – veramente piccolo – report in tema che ho pubblicato oggi. Se ti fa piacere dare un occhio te lo segnalo: https://nuovicontesti.wordpress.com/2016/07/26/self-publishing-un-mondo-da-riscoprire. Grazie ancora e buona serata!

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2016 alle 11:05 Rispondi

      Ciao Federica, benvenuta nel blog e grazie per le citazioni :)

  25. Federica Segalini
    27 luglio 2016 alle 12:50 Rispondi

    Grazie a te. A presto!

  26. Francesco Gnutti
    4 novembre 2016 alle 20:07 Rispondi

    Io mi stra rivedo, e devo dire che per me errori e orrori di ortografia erano di casa, per quando riguarda la punteggiatura e le virgolette ci gioco appositamente per motivare il lettore a dare una certa enfasi, quello è un mio stile, un po come il dialogo, una persona parla veloce, una lento, una con enfasi e una altra senza enfasi, io però mi annoio a rileggere anche perché non mi concentro e non vedo errori di distrazione, così uso un programma per riascoltare ciò che ho scritto, e quando faccio fatica a buttare qualcosa nel foglio invece di scrivere uso un dettatore da voce a scrittura per impostare meglio ciò che voglio esprimere, secondo me si confondono gli errori con le scelte di stile di una persona, io ho visto Blog con orrori di ortografia cose tipo così, bugirno a tuti, eppure hanno dalle tre alle quattro mila persone di visite. Se tutti i libri fossero scritti allo stesso modo e la persona non fosse costretta a capire cosa sta leggendo e che tipo di enfasi dare, sarebbe tutto noioso.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2016 alle 09:34 Rispondi

      Ascoltare ciò che hai scritto fa bene, ma non puoi accorgerti se ci sono alcuni errori di ortografia. Gli errori grammaticali sono una cosa, le scelte di stile un’altra. Puoi fare qualche esempio?

  27. Andrew Next
    5 novembre 2016 alle 10:33 Rispondi

    Ehrr… non immagini nemmeno lo sforzo che mi è costato leggere il tuo post. Due periodi due! Il primo talmente lungo da risultare soffocante, il secondo si interrompe prima che tu abbia finito di enucleare il concetto, ma si intuisce dove vuoi andare a parare. Va bene far lavorare il lettore, ma fagli fare qualcosa di appagante! Il testo qui sopra, per esempio, è illeggibile e il primo impatto è segnato dallo stress necessario a “domare” il test per capire il significato. Fossi stato meno tignoso ti avrei lasciato perdere dopo il primo errore di ortografia.
    Occhio che il tuo dittafono non distingue tra Po e po’.
    Le regole suggerite da Daniele ricalcano, con le opportune sfumature, le linee editoriali che ogni editore ha e applica ai testi degli autori che pubblica trasformando un mucchio di cartelle variamente dattiloscritte in quel prodotto simil-industriale che chiamiamo libro. Quelle regole sono condivise tra tutti i lettori e gli autori e rappresentano un metodo, veloce ed efficiente, per veicolare i contenuti. Nessuno ti obbliga a rispettarle, anzi. Ma prima di trascendere i canoni della scrittura, devi conoscerli davvero bene… al punto che il rapporto tra te e la scrittura deve divenire come quello tra Picasso e la pittura.

  28. Francesco Gnutti
    5 novembre 2016 alle 10:56 Rispondi

    hai ragione ti dico la verità, anche la mia tastiera ha molti problemi e sto scrivendo con la tastiera danneggiata, anche io devo dire ho avuto notevoli difficoltà a leggere quello che scrivi, io ti dico solo una cosa la scrittura è una espressione che aiuta il mondo a conoscersi e farsi conoscere, io sinceramente di errori di grammatica non ne ho visti e forse mi sono scappati, ma se io fossi stato in te invece di dare un giudizio netto su questo commento avrei chiesto di visionare un testo a caso della persona come ha fatto Daniele, tu invece sei partito subito a dare il tuo giudizio senza neanche capire chi sono e come scrivo, questa si chiama superficialità ed è per questo che ho smesso di comprare molti libri scritti da italiani, buttavo via i soldi per contenuti superficiali, poi questa è una mia opinione, si dovrebbe vedere tutto il quadro per poter giudicare e non basarsi solo su una sfumatura. Ti ringrazio comunque del commento ne saprò fare tesoro.

    • Andrew Next
      5 novembre 2016 alle 12:24 Rispondi

      Il punto è che per riuscire a fare quanto chiedi dovrei avere più tempo a disposizione di quello che ho. Nel mentre che ti ho risposto ho caricato una lavapiatti, evitato un fratricidio, messo via un bucato… adesso i pargoli stanno facendo il loro riposino, posso tenere il baby-radar spento e dedicare qualche minuto per una risposta più completa. Visto che anche tu sei un… collega, sai esattamente di cosa si tratta; riservare meno risorse mentali a quello strumento significa ritrovarsi con casa smontata in 1’21,03″.
      Dal tuo sito vedo che i periodi lunghi ti piacciono parecchio e dato il genere di cui ti piace scrivere capisco il perché.
      A me non piace fin dai tempi di Peter Kolosimo, ma invece di dirlo chiaro e tondo ho sparato un giudizio “universale”; ti chiedo scusa.
      “Verità” come quelle su alieni, triangoli delle bermude (di recente son diventati… esagoni, hai letto? http://www.repubblica.it/scienze/2016/10/21/news/risolto_il_mistero_del_triangolo_delle_bermude_l_ipotesi_bombe_d_aria_causate_da_nubi-150296287/ ) non possono essere rivelate: le probabilità che il lettore ci creda sono inversamente proporzionali al livello culturale del lettore e una persona che legge libri non è mai tanto ignorante. Un pubblico del genere va fatto pensare con la sua testa e portato a raggiungere la conoscenza coi propri mezzi, senza aiuti visibili. Sicuramente i periodi lunghi hanno anche questo effetto, come ben sapeva Lovecraft (se vuoi dei periodi mozzafiato leggiti The Call of Chtulhu in inglese, se non l’hai già letto).
      A.N.

      • Francesco Gnutti
        5 novembre 2016 alle 12:44 Rispondi

        Questo commento mi piace di più, devo essere totalmente sincero, io devo ancora fare molta strada e non mi voglio reputare un collega, non ho venduto nulla, i miei libri sono mediocri e faccio fatica a capire, a livello di scrittura cosa voglio fare da grande, mettici che la tastiera giorno si e giorno no la devo prendere a testate perché è in tedesco quindi nulla ctrl, oppure tasti con indicazioni particolari quando devi fare l’accento devi farti il segno della croce, aspettare 5 minuti di frenetica ricerca e se sei fortunato la riesci a trovare, si mi trovo in Germania in questo momento con moglie e figlio, anche se sono originario di Brescia.
        Io sono un cacciatore di misteri, almeno così mi voglio reputare, no non ho letto il libro ma conosco bene la storia di Chtulu e credimi è una realtà che non vorremo mai avere nel nostro piano reale, Lovercraft, si dice più che scrittore era uno sperimentatore appassionato di occulto scriveva racconti, sempre a quello che si dice, si basavano su vita vissuta. Non capisco Esagoni, ma posso dirti che non le chiamerei verità in quanto ancora non si ha avuto l’occasione di trovare strumenti necessari per poter giungere a una soluzione, sul triangolo delle bermuda ho una mia teoria che sto sviluppando in questi anni , se fondata spiegherebbe molte cose e sembra concordare con tutti i fenomeni accaduti in questi anni, ma non sono pronto ancora per dirla:) io non voglio che il lettore ci creda, deve decidere lui se credere o no, se è vero oppure no, io racconto solo la storia poi secondo il libero Arbitrio il giudizio sta al lettore. Io ho un figlio di 14 anni e quindi la mia casa è salva per ora almeno quello hehehe grazie per i suoi commenti mi aiutano a crescere, Grazie a Daniele solo tanto rispetto per quello che sta facendo unendo tante persone che possono confrontarsi e aiutarsi con rispetto e educazione :) GIURO IN SETTIMANA COMPRO LA TASTIERA NUOVA !!! hehehe

  29. Francesco Gnutti
    5 novembre 2016 alle 11:00 Rispondi

    Scusami Daniele un esempio di scelta di stile intendi?

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2016 alle 11:22 Rispondi

      No, tu hai scritto che per te “si confondono gli errori con le scelte di stile di una persona” e io quindi ti ho chiesto di farmi un esempio di stili che sono scambiati per errori grammaticali.

  30. Francesco Gnutti
    5 novembre 2016 alle 11:29 Rispondi

    Ecco perdonami ok posso mandarti qui la prefazione del mio libro? Adesso è stata modificata ma molti mi dicono che uso troppe virgole e troppi punti, cosa che invece, io, vado a intraprendere come una scelta per dare una enfasi al mio testo, secondo me scrivere e come parlare, una persona parla veloce, quindi senza virgole, una persona normale quindi con virgole e con pause regolari, mentre altre persone parlano con molte pause e interruzioni, chi mi legge capisce anche come parlo, se posso ti trascrivo qui la mia prefazione visto che mi riferivo proprio a quello, sempre se non sono indiscreto o inopportuno. Grazie:)

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2016 alle 13:03 Rispondi

      Mandala via email dalla pagina Scrivimi.

  31. Francesco Gnutti
    5 novembre 2016 alle 13:27 Rispondi

    ok ti ringrazio,chissà magari puoi anche aiutarmi a migliorare e capire dove sbaglio, se non ti offendi ti mando alcuni dei miei libri in regalo così capisci meglio come mi imposto, ma sto già vedendo un cambiamento, correggimi se sbaglio, un buon scrittore è colui che è allenato nello scrivere e interagisce attivamente con persone e professionisti validi in grado di capire e aiutare chi si avvicina a questo mondo.

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