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I miei errori più grandi nella scrittura creativa

I miei errori più grandi nella scrittura creativa

Fa bene parlare degli errori che si commettono. Anzi, fa bene innanzitutto ammettere quegli errori, ma prima di tutto bisogna saperli riconoscere. Perché non è facile, no di certo. Io, a quei tempi beati della fanciullezza e dell’adolescenza, non vedevo errori, io vedevo soltanto me scrittore pluripubblicato.

Crescendo – e soprattutto non vedendo pluripubblicazioni – quegli errori sono magicamente apparsi dal passato, facendomi ripudiare i miei vecchi scritti, anche se sono serviti anche quelli, perché fanno comunque parte della mia vita, del mio passato e della mia crescita, quantomeno in termini di anni sulle spalle.

Inventare libri: pseudoprogetti di narrativa

Ne accennai tempo fa: fra le scuole elementari e medie tenevo un elenco di libri da scrivere in un diario – che forse esiste ancora sepolto da qualche parte a casa – e c’erano libri di tutti i generi, secondo le passioni del momento.

C’era un libro dedicato ad animali e piante, ma di fantascienza, e un romanzo fantascientifico ambientato nel 3000 e uno sulla schiavitù d’America. Non ricordo gli altri, ma erano almeno una decina.

L’errore: se non lo notate, allora ve lo svelo io. L’errore era nella banalità di quelle opere, anzi nell’infantilità e ingenuità di quelle idee. In realtà non erano progetti letterari, ma solo titoli che non dicevano nulla. Mi piacevano animali e piante? Bene, gli dedico un libro. Ma questa non si può chiamare idea.

I primi racconti: roba da far gelare il sangue

Anche di questi avevo accennato: Il ritorno del cavaliere (storico medievale o fantasy, non ricordo) e Ypnos: il sonno che uccide. Il secondo esiste ancora in forma di manoscritto su 38 pagine di quaderno, il primo chissà che fine ha fatto (meglio così).

Il racconto fantasy era una noia mortale, c’è questo tizio che torna dalla battaglia e ha pensieri smielati sulla bella che l’attende. Ypnos, invece, faceva il verso alle storie americane: una sorta di poliziesco in cui non si viene a capo di nulla.

L’errore: la storia fantasy (dico fantasy perché non facevo cenni al periodo storico e credo fosse quindi un mondo inventato) nacque di getto, presi semplicemente a scrivere senza nemmeno l’idea in mente. Il poliziesco, invece, scritto a 16 anni, scopiazzava le storie americane e aveva un inizio che scimmiottava quelli di Poe – ma neanche lontanamente simile.

La passione per il Fantasy: quando la copia è di casa

Con la lettura de La spada di Shannara di Terry Brooks mi improvvisai scrittore fantasy. Anche di questo ho parlato. Ho ancora la prima stesura del primo capitolo del romanzo. Non ricordo bene il titolo, ma la storia è pressoché identica.

C’è da dire, però, che a cominciare dalla seconda stesura – che avvenne senza che la prima fosse compiuta, visto che non arrivai al 2° capitolo – prevedeva un progetto dettagliato dei vari capitoli, con una trama scritta per ogni capitolo.

L’errore: questo è chiaro, no? Non si scopiazzano le idee altrui, tanto più che la prima opera di Brooks è fortemente ispirata a quella di Tolkien. E se era pappa fritta e rifritta allora, figuriamoci oggi dopo 30 anni.

L’abbandono della scrittura

Per qualche anno lasciai perdere le mie manie scrittorie. Non ricordo la data esatta dell’abbandono né quella del ripristino né quali furono i motivi. Forse per me pubblicare era solo una velleità passeggera.

Erano però i tempi in cui devi decidere il tuo futuro, tra la fine del liceo e l’inizio dell’università. Altri pensieri per la testa mi portarono altrove.

L’errore: anche questo è facile. Se vuoi scrivere e pubblicare, allora devi scrivere sempre, senza abbandonare la tua scrittura, che ne risentirà. Ma soprattutto devi leggere tantissimo, cosa che io, a quell’epoca, non facevo quasi per niente.

La ripresa della scrittura, ma senza basi

Dopo i primi anni universitari ripresi a scrivere. Questa volta furono solo racconti horror e dell’insolito (genere in cui infilare tutte le storie senza capo né coda). La colpa fu di Howard Phillips Lovecraft.

Avevo scoperto questo autore per caso, avevo iniziato a leggere i suoi racconti e così mi ero improvvisato scrittore horror. Scrissi così La valle del terrore, una storia breve stile resoconto giornalistico, a cui seguì Ritorno alla valle sconosciuta e infine la conclusione della trilogia con Il segreto della valle perduta, qualcosa a metà fra avventura, horror e splatter.

Ci furono poi altri racconti, tutti rigorosamente ambientati negli USA e uno più strampalato dell’altro. Li facevo leggere alla mia ragazza, che me li correggeva, assecondando il mio sogno letterario.

L’errore: più di uno, a dire il vero. In primo luogo non scrivere horror per emulare un maestro dell’orrore, come abbiamo visto con il fantasy. In secondo luogo l’horror non si misura con l’efferatezza delle morti dei personaggi, ma creando scene e ambientazioni che suscitano paura. Difficile? E chi ha detto che sia facile scrivere horror?

Il secondo abbandono della scrittura

La pausa scrittoria, questa volta, è durata per parecchio tempo, più o meno dalla fine degli anni ’90 fino al primo decennio del 2000, con una o due storie scritte nel frattempo, ma senza continuità. Anche in questo caso non so spiegarmi il perché dell’abbandono, fu però un altro periodo di cambiamenti, di quelli che ti fanno capire che le cose non saranno più come prima e che devi vivere una vita diversa, adesso.

Però non smisi del tutto di scrivere, perché iniziai, visto che frequentavo una scuola del fumetto, a progettare serie a fumetti e tavole autoconclusive.

La seconda ripresa e il lento avanzare

Ho ripreso a scrivere intorno al 2010, con continuità intendo, facendomi massacrare a una gara letteraria sul forum horror La tela nera. Un fiasco clamoroso. Da allora ho però capito che era un bene far leggere le proprie storie a gente sconosciuta. E così ho continuato a gareggiare in quel forum e in un altro finché mi sono deciso a pubblicare anche qualche racconto nel blog.

Ci sono stati risultati, perché è arrivata qualche piccola selezione, qualche piccola vittoria e anche qualche complimento. Ma, come ho scritto, è solo un lento avanzare, come quello che vedete nella barra di progressione del mio ebook.

Che cosa ho imparato dai miei errori nella scrittura

  1. Per scrivere una storia devi raggiungere prima una tua maturità interiore: non puoi innamorarti di un’idea, di un concetto e, senza conoscenza, sperare di poter scrivere qualcosa di buono. Mai affezionarsi alle idee: non sono qualcosa di reale, di tangibile, sono solo pensieri, fantasmi di creatività che appaiono e svaniscono in un istante.
  2. Per scrivere un libro devi prima sapere come è fatto: leggere tantissimo, provare tanti autori, assaggiare tutti i generi letterari, conoscere più storie possibili e raccontate in tutte le forme possibili.
  3. Per scrivere un libro devi prima progettarlo: non si scrive un romanzo senza prima avere chiaro in mente cosa devi scrivere, dove vuoi andare, di cosa vuoi parlare. Non puoi sperare che tutto si aggiusti scrivendo, perché più andrai avanti e più sarà peggio.
  4. Per scrivere un romanzo non puoi imitare, emulare, copiare le idee degli altri scrittori: altrimenti non sarà mai veramente la tua opera, ma soltanto la brutta copia di quella di un altro.
  5. Se davvero vuoi scrivere, allora scrivi: le pause di anni non servono a niente, se non ad arrugginire gli ingranaggi della creatività e i meccanismi della scrittura.
  6. Per scrivere di un genere letterario devi conoscerlo bene: non basta la lettura di un libro fantasy per darti la conoscenza del fantasy. Devi leggere più autori, meglio se trattano quel genere in modo differente uno dall’altro.

E i vostri errori?

Che ne dite di scrivere un post simile nel vostro blog e analizzare la vostra carriera scrittoria dalle origini a oggi? E chi non ha un blog? Può servirsi dell’area dei commenti. Buona scrittura.

Aggiornamento del 28 novembre: contributi dei lettori

  1. La mia “esperienza” con la scrittura di Lisa Agosti
  2. La storia della mia scrittura – imparare sbagliando di Chiara Solerio
  3. Dodici anni di errori e di continui tentativi di Giuseppina Oliva
  4. Scrivere un romanzo: tutti i miei sbagli (parte 1) di Maria Teresa Steri
  5. I miei errori di scrittore di Marco Freccero
  6. Scrivere un romanzo: tutti i miei sbagli (parte 2) di Maria Teresa Steri

45 Commenti

  1. LiveALive
    18 novembre 2014 alle 08:11 Rispondi

    Mah… Il primo testo che ho scritto era una pseudo-raccolta di racconti con una possente cornice. Perché fa schifo? Perché non ho progettato nulla, perché non avevo abbastanza esperienza per creare elementi originali, e perché lo stile era completamente indisciplinato.
    Il secondo era un romanzo rosa-rosso scritto in stile barocco neoimpressionista. Perché fa schifo? Perché è pieno di stramberie fine a se stesse, e perché la struttura, per quanto studiata, non era abbastanza forte da sostenere una assenza di trama.
    Ho poi scritto qualche racconto con tecnica varia. I loro errori sono una eccessiva rigidità nei confronti di certe regole (non necessariamente quelle consigliate), e una struttura non ritmata, non sufficientemente studiata.
    Ora invece sto facendo l’errore di rimanere in astratto: penso ogni giorno a cosa potrei scrivere, ma non scrivo niente.

  2. Sylvia Baldessari
    18 novembre 2014 alle 09:08 Rispondi

    Ciao Daniele,
    Credo che il mio errore più grande sia stato quello di non scrivere. Vuoi per timore o timidezza.
    La necessità c’è sempre stata, sia chiaro, però…
    Poi ho aperto il blog nel 2013, sollecitata da più persone e mi sono lanciata: scrivere mi fa stare bene.
    E da lì ho capito.

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 13:29 Rispondi

      Ciao Sylvia,
      la timidezza ce l’avevo anche io. La tua era anche per scrivere nel blog? Allora sei un caso speciale :D

  3. Salvatore
    18 novembre 2014 alle 09:33 Rispondi

    Ricorderai che anch’io ho scritto sul mio blog qualcosa di simile. Io smisi di scrivere per dieci anni perché una signora proprietaria di una casa editrice mi disse, leggendo in realtà quella che oggi giudico robaccia, che avevo talento ma che era meglio se aspettavo di maturare. Per quanto possa sembrare contradditorio quindi, concordo sia con il punto 1 – per scrivere devi raggiungere una tua maturità (qualsiasi cosa significhi) – sia con il punto 2 – se vuoi scrivere, scrivi! -. Dagli errori si impara caro Daniele, ma allo stesso tempo non si impara mai e si commettono sempre gli stessi…

    P.S. lascio in sospeso la frase perché sa di profetico. ;)

    • Salvatore
      18 novembre 2014 alle 09:35 Rispondi

      Refuso: punto 5 al posto di 2. :P

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 13:49 Rispondi

      Sì, mi ricordo.

      Ecco, quali commetti più spesso? :)

      • Salvatore
        18 novembre 2014 alle 14:55 Rispondi

        E chi lo sa? Non so fare autoanalisi. Anzi, vorrei che qualcuno me lo dicesse. Qualcuno abbastanza coraggioso da farlo… ;)

        • Daniele Imperi
          18 novembre 2014 alle 16:03 Rispondi

          Devi mettere a confronto il primo racconto che hai scritto con l’ultimo, oppure uno che ti fa schifo con uno che ti soddisfa e capire come e perché sei migliorato.

          • Salvatore
            18 novembre 2014 alle 17:28

            Ho provato a farlo, anzi lo puoi fare tu stesso dal mio blog confrontando l’ultimo e il penultimo racconto (l’ultimo è quello che non mi piace). Però non ci capisco niente lo stesso. Non so perché uno funziona e l’altro no… Lo so a livello istintivo, ma su di me non so fare autoanalisi. Forse sono troppo conivolto?

  4. Chiara
    18 novembre 2014 alle 09:41 Rispondi

    Accetto l’invito, o nel post di giovedì o in uno dei prossimi.
    Non so ancora se focalizzarmi sugli errori in sé, o sul percorso in generale. Ci rifletto un po’ :)

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 13:50 Rispondi

      Bene, allora leggerò i tuoi errori o il tuo percorso. Puoi anche inserire entrambi nel post.

  5. Tenar
    18 novembre 2014 alle 10:14 Rispondi

    Direi che hai imparato bene: le conclusioni a cui giungi sono molto condivisibili.
    I miei errori? Molti e confusi. Incaponirmi con generi che amo come lettrice, ma non riesco a gestire come autrice. Essere così concentrata su uno o due personaggi da perdere di vista la struttura e la fruibilità di una storia. Non credere fino in fondo nelle potenzialità delle mie storie e non lottare fino allo stremo per loro (il che spiega i tre romanzi attualmente nel cassetto…)

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 13:51 Rispondi

      Perché non riesci a gestire certi generi? Poca esperienza di scrittura in quei contesti?

      • Tenar
        18 novembre 2014 alle 19:36 Rispondi

        No, mi manca proprio quel tipo di mentalità. I miei mondi fantasy risultano banali.

  6. LaLeggivendola
    18 novembre 2014 alle 11:21 Rispondi

    Io mi sono massacrata già un paio di volte sul blog, ed è stato catartico e divertente. Fortunatamente quando vai a vedere i vecchi errori li senti già lontani e superati, quindi non è stato particolarmente doloroso. E poi vedere i propri errori è già sintomo di guarigione, no? No?
    Mi sa che tutti abbiamo avuto la fase ‘fantasy ad minchiam’, comunque. Io ero alle superiori e OVVIAMENTE mi ero infilata nella trama. E OVVIAMENTE ero la protagonista e avevo i PPPOTERI più forti di tutti. E OVVIAMENTE il mio villaggio di mezzelfi era stato massacrato.
    Bei tempi.

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 13:53 Rispondi

      Ah, questo non è mica il mio primo automassacro :)

      Sì, riconoscere i propri errori significa che li hai superati o stai per farlo.

      Anche io ero il protagonista del mio primo fantasy! E aiutavo la vera protagonista: la mia fidanzata dell’epoca :D

  7. Ivano Landi
    18 novembre 2014 alle 12:47 Rispondi

    I miei errori somigliano in parte ai tuoi. Un inizio da scrittore horror emulo di King e Lovecraft. Poi, dal 1987, un lungo periodo di scrittura autobiografica, ma non diaristica (erano tutti resoconti di un passato trascorso da almeno dieci anni e non per niente avevo battezzato il progetto “anti-diario”). Dopodiché, un lungo periodo in cui la musica ha preso il sopravvento e la scrittura è scivolata in secondo (ma anche terzo) piano, e, infine, la ripresa, nel dicembre 2010, con le idee finalmente chiare su dove voglio arrivare.
    I racconti horror, come avevo già scritto in un precedente commento, si sono dimostrati irrecuperabili, mentre il materiale autobiografico ha finito per costituire il materiale grezzo alla base di gran parte delle cose che sto scrivendo adesso.

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 13:56 Rispondi

      Diciamo che la parte autobiografica è più comprensibile che si possa salvare, nel senso che è materiale proprio tuo, non hai emulato nessuno. Certo, poi bisogna vedere se quel materiale funziona in una storia, ma questo puoi dirlo solo tu :)

  8. Seme Nero
    18 novembre 2014 alle 13:26 Rispondi

    Io non ho capito di voler scrivere finché non sono diventato un buon lettore. O meglio, scrivere mi piaceva, qualcuno mi aveva riconosciuto un’ombra di talento, ma semplicemente trovavo l’idea di scrivere un libro troppo grande per me.
    King è ancora il mio autore preferito e quello di cui ho letto di più, e la mia prima idea mi è venuta da uno spunto che lui stesso ha dato in postfazione a uno dei suoi racconti, ovvero che ogni scrittore avrebbe dovuto cimentarsi in alcuni temi “base”, come la casa stregata o la tumulazione precoce. La mia prima idea era appunto quella di una casa, non propriamente stregata, ma dall’influenza maligna. C’era un minimo di progettazione ma mancavano assolutamente le basi per la scrittura; dopo mezza pagina mi sono abbattuto per quanto mi faceva schifo quel che avevo scritto!
    Ho riprovato solo all’inizio di quest’anno, ma solo dopo parecchi mesi di studio su blog o siti che parlano di scrittura (primi tra tutti Penna Blu e Anima di Carta). Già adesso comincio a “schifare” alcune mie prime prove, sarà un segnale che sto imparando? :D
    Ho un paio di storie papabili per diventare un romanzo o almeno un racconto lungo, ma sto procedendo con calma. Posso ancora permettermi di dire che di tempo davanti ne ho, preferisco arrivare con un mese in ritardo piuttosto che bruciare una buona possibilità per la fretta di pubblicare.

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 13:59 Rispondi

      Non ho letto questo racconto di King, ma è interessante la storia dei temi base. Che racconto è?

      Se schifi le prove, stai imparando allora :D

      La calma fa bene alla scrittura, lo dico sempre. Basta che non diventi eterna bonaccia.

      • Seme Nero
        20 novembre 2014 alle 21:38 Rispondi

        Il racconto è “Autopsia 4” traduzione di Tullio Dobner, della raccolta “Tutto è fatidico” del 2002 (ovviamente stiamo parlando di Stephen King). Avendo letto questi racconti 12 anni fa mi perdonerai se ricordavo male, ad ogni modo ecco il passaggio di cui parlavo:
        “Credo che ad un certo punto ogni scrittore di horror debba affrontare l’argomento della tumulazione prematura, se non altro perché sembra una paura estremamente diffusa.”
        Che ci fossero altri temi di cui parlare probabilmente è stata una mia elaborazione successiva, comunque l’idea di base non credo sia sbagliata.
        Segnalo tra gli altri, ma ho adorato tutta la raccolta, “La teoria degli animali di L.T.” e lo faccio per un buon motivo. Scusa se occupo lo spazio con un off topic, ma fidati, ne vale la pena. Secondo me, nella prefazione a questo racconto (oltre che nel racconto stesso) c’è una lezione di scrittura di quelle da incidere nella pietra:
        “[…] [Il racconto] Fa ridere gli ascoltatori, ed è una cosa che mi piace. Ancora di più mi piace l’improvviso cambiamento di tono, verso la fine, che da umoristico si fa triste e pauroso. Quando si arriva a quel punto, il lettore ha abbassato le difese e l’impatto emotivo del racconto è un po’ più forte. Per me questa è la cosa più importante. Quando leggete un racconto, voglio farvi ridere o piangere, o entrambe le cose insieme. In altre parole voglio il vostro cuore. Se volete imparare, andatevene a scuola.”

        • Daniele Imperi
          21 novembre 2014 alle 09:10 Rispondi

          Non conosco la raccolta. Però forse provo a scrivere della paura della… cremazione prematura :D

          La lezione di scrittura è ottima, ma credo sia molto difficile metterla in pratica. Cerco di rimediare quei racconti.

  9. Fabio Amadei
    18 novembre 2014 alle 13:31 Rispondi

    Anche nella vendita, che è il mio lavoro, devi raggiungere una certa maturità, altrimenti c’è solo improvvisazione ed è per questo che tanti rappresentanti lasciano la professione. Quindi condivido il primo punto e il terzo. Se non hai le idee chiare, un progetto ben definito, non vai da nessuna parte.

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 14:00 Rispondi

      Alcuni punti sono comuni a vari contesti, in effetti. E le idee chiare sono fondamentali.

  10. Flegias
    18 novembre 2014 alle 14:32 Rispondi

    A volte funziona scrivere direttamente una scena senza sapere nulla della storia che ne verrà fuori, poi a partire da quello stralcio crei tutto il resto. Fondamentale è cambiare tutto ciò che va cambiato per il bene del risultato.
    Mal che vada, se non ne viene fuori nulla, ti sei allenato.

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2014 alle 16:19 Rispondi

      Ciao Flegias e benvenuto.

      Sì, ti sei allenato, ma non lo vedo un buon metodo per scrivere una storia complessa.

  11. Marco
    18 novembre 2014 alle 15:24 Rispondi

    Molto interessante. Credo che ci farò un post prossimamente…

  12. Giuse
    18 novembre 2014 alle 23:08 Rispondi

    Penso proprio che utilizzerò quest’idea sul blog :D

    Anche a me è capitato non scrivere nulla per 2 anni, ed è stato straziante. Era come se non fossi più io e non riusvivo più a immaginare. Da ragazzina anch’io ho scritto su temi banali e triti e ritriti, soprattutto fan fiction, ma dopo i primi capitoli, diventavano sempre qualcosa di diverso; di personale. Fu proprio una di quelle storie che mi fece capire che dovevo scrivere per me stessa e basta.
    :)

    • Daniele Imperi
      19 novembre 2014 alle 07:40 Rispondi

      Bene, buon lavoro allora :)

      Credo che capiti a tutti di scrivere cose banali e rifritte, è normale. Ti lasci prendere da un libro che hai letto e ti è piaciuto molto e vorresti emularlo.

      • Giuse
        25 novembre 2014 alle 21:28 Rispondi

        Appena pubblicato il post :D
        Ciao

  13. maurap
    19 novembre 2014 alle 07:46 Rispondi

    Caro Daniele, sai come far centro! Hai ripercorso le tappe della tua carriera scrittoria con il solito sguardo dissacrante che colpisce sempre. Il post mi ha riportato alle origini del mio personale percorso e vi ho trovato molte, troppe analogie. Un flash: che sia comune a tutti? Una partenza molto raffazzonata, la successiva lunga, lunghissima pausa e infine una ripartenza entusiasmante, sulle ali dell’entusiasmo per alcuni apprezzamenti ricevuti su un forum… che siano le tappe necessarie del mal di scrivere? Voglio affrontare l’argomento nel mio blog neonato. Grazie per l’idea

    • Daniele Imperi
      19 novembre 2014 alle 13:37 Rispondi

      Forse sono davvero tappe comuni a molti.

      Fammi sapere quando pubblicherai il post, anche qui nei commenti.

  14. Lisa Agosti
    19 novembre 2014 alle 17:42 Rispondi

    Che bello questo post! Proverò a scrivere il post come suggerito, ma lo pubblicherò solo se ne uscirà qualcosa di minimamente decente… la mia esperienza non è decisamente interessante quanto la tua!

    • Daniele Imperi
      21 novembre 2014 alle 07:49 Rispondi

      Grazie :)
      Ok, al limite prendi appunti e quando avrai un post completo lo pubblicherai.

  15. Grazia Gironella
    20 novembre 2014 alle 19:41 Rispondi

    Non riuscirei a scriverci un post, non ho abbastanza materiale. Ho iniziato a scrivere “solo” nove anni fa, se non conto i due capitoli scritti a nove anni scopiazzando Salgari. Nel mio primo romanzo fantasy credo che il vero errore fosse l’essere partita già con l’idea della saga, sapendo però solo a grandi linee cosa sarebbe successo nei romanzi successivi. Mica si può fare! Oppure: si può fare se sei bravo. Nessuno inizia a scrivere già essendo bravo. Ci avevo buttato dentro anche qualche ingrediente che mi piaceva, senza però pensare a cosa farne in seguito. In sintesi, non avevo pianificato abbastanza, non avevo letto nessun testo di scrittura creativa, e sicuramente il mio stile non era ancora maturo. Da lì in poi fatico a individuare errori specifici, ma sono sicura che qualche lettore ci riuscirebbe benone! ;)

    • Daniele Imperi
      21 novembre 2014 alle 07:51 Rispondi

      Anche io ho fatto l’errore della saga: avevo elencato tutti i libri futuri, qualcosa come 3 o 4 trilogia, una tetralogia e una trilogia di racconti…

      Mah, ci può fare, secondo me, se hai già idee chiare dall’inizio sulla storia base, la prima, e se può dare vita a storie future interessanti.

      Questa cosa che tu e Lisa non avete abbastanza materiale non è una scusa, vero? :D

  16. animadicarta
    22 novembre 2014 alle 11:10 Rispondi

    Bellissima questa tua analisi! Mi stuzzica molto l’idea di fare anche io un post sui miei errori, di materiale me ho in abbondanza :) Anzi, sai che ti dico? Mi metto subito al lavoro. E mi fa piacere sapere che non sono l’unica ad arenarmi di tanto in tanto…

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 08:27 Rispondi

      Grazie :)
      Allora aspetto la tua analisi. Arenarsi è normale, credo.

  17. Renato Mite
    24 novembre 2014 alle 14:47 Rispondi

    Come sai, ho all’attivo un solo romanzo (Apoptosis) e ne sto scrivendo un altro, però nella mia esperienza posso dirti di aver fatto qualche errore. Per esempio nel non organizzare bene la prima stesura e ciò ha richiesto un lavoro maggiore in fase di revisone, comunque istruttivo. Sinceramente credo sia una cosa che impari solo facendo, e qui viene l’altra pecca. Non ho mai abbandonato del tutto la scrittura, ho scritto qualche racconto, ma anch’io non avevo una cadenza regolare nella scrittura, ora è diverso, cerco di scrivere almeno una volta a settimana, soprattutto nei fine settimana.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 15:05 Rispondi

      La prima stesura va organizzata bene, hai ragione. Ma succede che ti butti a capofitto e poi devi lavorare il doppio con la revisione.

  18. Sergio Messere
    29 aprile 2015 alle 00:42 Rispondi

    Io commettevo molti degli errori raccontati nei commenti. Oggi mi sento soddisfatto di ciò che ho raggiunto.
    Sarò banale, ma con la volontà e la disciplina lentamente si può migliorare. Un suggerimento su due piedi per il romanzo: buttare giù uno schema di capitoli e avere un’idea generale di cosa si parlerà in ognuno di essi. Ciao Daniele.

    • Daniele Imperi
      29 aprile 2015 alle 08:19 Rispondi

      Ciao Sergio, benvenuto nel blog.
      Sono d’accordo su volontà e disciplina, sembra banale ma non lo è.

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