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5 errori di un aspirante scrittore

ErroreLa figura dell’aspirante scrittore è quella del dilettante allo sbaraglio. Nella frenesia di emergere il novello scrittore è solito commettere una serie di errori, volutamente o meno.

Io ne ho individuati cinque, che considero fra i peggiori, riscontrati in rete frequentando ambienti letterari e i vari social network a cui sono iscritto.

Quali errori commette un aspirante scrittore?

  1. Io sono Stephen King: o chiunque altro. Uno degli atteggiamenti peggiori che assume un aspirante scrittore è credersi uno scrittore di talento, soprattutto se non ha ancora pubblicato un libro. Ho visto gente del genere in qualche forum letterario. Si tratta di persone che non accettano critiche, che si sentono forti delle loro doti di scrittura, che leggono autori che vanno di moda e quindi sono a un livello più alto degli altri. Saranno i lettori a decidere se un aspirante scrittore possiede doti letterarie e prima di loro un editore. Le critiche fanno parte del gioco, sono le stesse che uno scrittore deve accettare quando avrà pubblicato un libro. Non esistono mode nella lettura. Se questi concetti non saranno chiari a chi si avvicina alla scrittura, l’aspirare scrittore continuerà ad aspirare.
  2. Resto nell’ombra: c’è chi scrive e ambisce a vedere un suo libro in libreria e c’è chi ha già pubblicato ma è ancora un emergente. C’è chi resta nell’ombra, chi non fa sapere a nessuno che esiste, che scrive, che ha pubblicato. Se uno scrittore esordiente o un aspirante tale non ha denaro da spendere per farsi sviluppare un sito da un professionista, esistono piattaforme per blog gratuite in spazi gratuiti. Anche se personalmente aborrisco queste soluzioni (da sviluppatore), le considero comunque soluzioni per chi non può spendere (chi non vuole, ma può, è meglio che taccia). Sfruttare la tecnologia e i nuovi media significa farsi conoscere, in primo luogo, e stare al passo coi tempi, in secondo luogo. Significa esserci, essere presenti.
  3. Chiedo, chiedo, chiedo: chiedere recensioni (perché dovrei leggere il tuo libro e per giunta recensirlo?). Chiedere di segnalare un romanzo (c’è un motivo particolare per cui dovrei farlo?). Un autore esordiente potrebbe chiedere recensioni e segnalazioni in modo più efficace: dedicando una pagina del suo sito o blog a queste richieste. Lo scrittore si offre di spedire gratuitamente (o sarà la casa editrice a farlo) il suo libro per farlo segnalare o recensire a chiunque ne farà richiesta. La copia sarà persino autografata. Oppure lo scrittore potrà regalarne una copia con un bel concorso giveaway: commenti il post e puoi vincere una copia del mio romanzo. Uno scrittore non può né deve essere invasivo, altrimenti otterrà l’effetto contrario.
  4. Sono gonfio di me: ci sono scrittori che parlano soltanto di se stessi, intrattenendo – anzi annoiando – i loro lettori con articoli sugli ultimi progetti che stanno portando avanti. Ecco che l’aspirante scrittore si dilunga ogni giorno con articoli dedicati al suo ultimo romanzo, alla sua raccolta di racconti, al seguito che sta avendo quel suo personaggio, ai suoi interventi a questo o quell’evento, alla presentazione del libro qui e là in giro per l’Italia. Tutti articoli che possono e devono senz’altro essere scritti nel blog di uno scrittore. Tutti articoli che devono anche essere scritti. C’è quell’anche che fa la differenza, che segna il confine fra lo scrittore gonfio di sé, che non può fare a meno di dire quanto è bravo, e quello che scrive per i suoi lettori, offrendo contenuti più interessanti e utili.
  5. Socializzo a modo mio: l’uso dei social media deve indubbiamente entrare nelle abitudini dello scrittore aspirante, emergente e anche ormai avviato alla carriera letteraria. L’uso dei social media (Blog, Forum, Facebook, Twitter, Google Plus e altri) deve però essere moderato, secondo me. Abusare di queste strutture e piattaforme per pubblicizzare di continuo il romanzo appena pubblicato è sbagliato. Suggerire continuamente di diventare fan della pagina su Facebook è fastidioso a vedersi. Bombardare di messaggi la bacheca di Facebook è imporre la propria presenza a ogni ora. Non ci vuole soltanto moderazione, ma anche uno studio sull’uso dei social media, affinché possano essere uno strumento veramente efficace.

Questi sono gli errori più frequenti che riscontro fra gli aspiranti scrittori. Voi ne avete individuate altri?

29 Commenti

  1. Romina
    10 ottobre 2011 alle 08:04 Rispondi

    Colpita e affondata… numero 5! Hai ragione… sono felice però che tu non mi abbia identificata anche negli altri… Per il 4 forse sono  rischio… parlo spesso di me nel mio blog, ma  non perché sono “gonfia di me”, almeno credo, semplicemente mi piace, quando parlo di qualcosa, fare degli esempi di come ho vissuto io un’esperiena o di come mi sarei comportata… mi ricordo, però, sempre di dire che sono solo opinioni e lungi da me gonfiarmi. Spero si capisca e che questo mio commento non evidenzi invece la mia coda di paglia! Cerco solo di parlare di ciò che conosco e dal “basso” della mia piccola esperienza.

    L’errore peggiore secondo me è il primo, ma anch’io ho avuto incontri di scrittori così!

    Se posso permettermi, vorrei segnalare un altro errore, opposto al primo, che mi sembra di commentere nei momenti di sconforto.

    Non ce la farò mai: lo scrittore esordiente che si lagna della sua sorte avversa e dubita costantemente delle sue capacità.

    Cosa ne dici?

  2. 5 errori di un aspirante scrittore | Diventa editore di te stesso | Scoop.it
    10 ottobre 2011 alle 08:40 Rispondi

    […] 5 errori di un aspirante scrittore […]

  3. Daniele Imperi
    10 ottobre 2011 alle 09:09 Rispondi

    Parlare della propria esperienza è giusto e utile agli altri. Quindi continua.

    Mi hai dato l’idea per un altro post: “X” paure di un aspirante scrittore :D

  4. Giuseppe Vitale
    10 ottobre 2011 alle 14:56 Rispondi

    Un buon vademecum non solo per gli scrittori.

  5. Romina
    10 ottobre 2011 alle 16:15 Rispondi

    Sono lieta di averti dato una nuova idea!

    Continuerò a parlare della mia esperienza, allora… sperando sempre di essere utile!

  6. lexia
    11 ottobre 2011 alle 13:22 Rispondi

    Posso solo ammettere che gli scrittori dilettanti cadano spesso in simili stereotipi, ma lasciami aggiungere, ti prego, che gli editori italiani non sono neppure questo grande esempio di professionalità. Un editore su cinque prende la tua opera e fa similitudini inutili con altri autori famosi del passato di cui (alzo la mano sono colpevole) magari l’autore non ha mai neppure sentito parlare. Il novanta percento degli editori italiani quando valuta un romanzo cerca solo similitudini con lavori che già conosce e valutando il lavoro che gli viene sottoposto con un metro falsato dalla sua accademica concezione dello scrivere. Non per nulla i libri che vengono passati dal mercato italiano sono per la maggior parte noiosi, insulsi e alle volte addirittura incomprensibili. Mi è capitato oltremodo di essere stata “bacchettata” dagli editori per la troppa cattiveria che riverso sul clero e sui bambini, e molte delle mie storie sono state respinte proprio per questa ragione. Mi domando quindi come mai gli editori non si facciano simili problemi morali quando comprano dall’estero romanzi simili. Quindi prima di lanciare il sasso solo contro gli scrittori fatevi un bel esamino di coscienza e rendetevi conto che quella che proponete sul mercato è spazzatura. Non lo ha capito Asengard è sta fallendo, se continuate così anche voi farete la stessa identica fine.

  7. Daniele Imperi
    11 ottobre 2011 alle 13:51 Rispondi

    Lexia, il post parla degli errori degli scrittori e non degli editori, che di sicuro ne commettono, ma per ora non ne ho frequentati e quindi non posso scriverne.

    Inoltre scrivi come se io fossi una casa editrice: non lo sono :)

  8. Annarita
    13 ottobre 2011 alle 16:28 Rispondi

    Di gente che si gonfia e si ritiene Stephen King ne esiste tantissima (mi trovo ad affrontarla ogni giorno). A loro favore c’è anche da dire che ci sono case editrici che (pagando) hanno pubblicato persone che io, al posto loro, non pubblicherei mai per la qualità dei testi. Io ho superato l’ostacolo così: vuoi la recensione? Ti dico precisamente quello che penso e se il testo non mi piace o è indigesto non lo nascondo dietro un “non rispondi alla nostra linea editoriale”. La pubblicazione di persone solo perché hanno pagato ha portato molti a questo errore come forma di autodifesa.

  9. Daniele Imperi
    13 ottobre 2011 alle 17:27 Rispondi

    La recensione in effetti non deve essere necessariamente positiva. Chi ha pagato, mi dispiace, ma non lo tengo in considerazione.

  10. salvo figura
    16 ottobre 2011 alle 12:09 Rispondi

    Carissimo Daniele,
    chiedo ospitalità al tuo bellissimo sito solo per aggiungere, se posso, un sesto errore dell’aspirante: Non documentarsi, credendo spesso di sapere tutto. Sono molti gli scrittori professionisti che raccomandano di non ambientare i loro racconti in luoghi o culture che non si conoscono. E’ di moda incvece, chiamare i nostri personaggi come “John o Deborah” e posti come Las Vegas o New York, senza esserci mai stati, senza conoscere la loro cultura o il loro modo di fare. Provate a dire a un americano la nostra locuzione “Ad ogni morte di Papa”! Quello chiamerà l’FBI credendo di trovarsi di fronte a un nuovo Alì Agcka. E come questo esempio, potrei presentarne altri cento. Lo scorso anno ho avuto il piacere e l’onore di essere uno dei selzionatori dei 50SF della WMI. Capirai dunque quanti racconti io abbia letto. Bene, se non si conoscono i batteri o i virus, meglio non parlarne. Ho letto di “bombe pestilenziali” di virus con tanto di nome e cognome(del virus) che vanno in giro tranquilli. Purtroppo, da Medico, so che il virus ha SEMPRE bisogno di un ospite per sopravvivere e il C. Botilinum è infettivo ma NON contagioso. Dunque preparare un ordigno a base di questi microrganismi, PER FORTUNA, ancora è di là da venire. Tanto deboli e fragili sono al di fuori del loro ambiente naturale.
    Concludo: quando non si sa una cosa, meglio documentarsi. E se proprio la vuoi scrivere, o ti inventi un “soggetto” di sana pianta oppure dici che il C. Botulino era stato modificato per… etc. etc.
    Grazie dell’ospitalità e scusami per la lungaggine ma credo che fosse prezioso “insegnare” queste piccole cose.
    Salvo

  11. Daniele Imperi
    16 ottobre 2011 alle 18:22 Rispondi

    Ottima segnalazione, Salvo, grazie.

    La documentazione è infatti alla base di ogni scritto. Hai fatto bene a dilungarti su questo punto ;)

  12. 5 errori di un aspirante scrittore | Scrivere e leggere libri | Scoop.it
    30 novembre 2011 alle 11:04 Rispondi

    […] 5 errori di un aspirante scrittore […]

  13. Gianna
    12 febbraio 2012 alle 16:45 Rispondi

    Io non “aborrisco” queste soluzioni: le aborro.

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2012 alle 17:07 Rispondi

      Ciao Gianna,

      il mio dizionario Zingarelli riporta entrambe le forme verbali esatte: io aborrisco e io aborro, così come tu aborrisci e tu aborri.

  14. Gianna
    13 febbraio 2012 alle 11:12 Rispondi

    Non ho detto che fosse sbagliato.
    È che “aborrisco” non mi piace.
    Questione di gusti.

  15. Mara
    18 febbraio 2012 alle 15:25 Rispondi

    Vorrei porre una domanda se mi è permesso, ma come può fare allora un aspirante scrittore a farsi recensire, a far parlare di se e del suo modo di scrivere, senza incappare negli errori di cui tu parli? quando ho pubblicato il mio primo libro non conoscevo nulla di questo mondo, ne che farsi pubblicare dietro un contributo fosse un’onta così disdicevole e non degno di considerazione, ma gli errori si pagano cari a quanto vedo. A distanza di qualche anno mi sono fatta una certa “cultura” su cosa si deve o non deve fare per essere un buon scrittore, non aspiro a diventare un Stephen King( lui è il Plus Ultra) ma semplicemente un buon scrittore, che sappia emozionare ed interessare il lettore, i cui scritti vengano letti, giudicati, apprezzati e anche criticati. C’è una aforisma che vorrei riportare e che spero venga compreso nel suo significato di umiltà. “perché forse un “potrebbe essere” è colui che cerca di raggiungere una stella. Preferirei essere di gran lunga un “è stato” piuttosto che un “avrebbe potuto essere”, perché un “avrebbe potuto essere” non è mai esistito, ma un “è stato” una volta era un “è”. (M. Berle)” . Grazie per avermi letta. Buona giornata

  16. Daniele Imperi
    18 febbraio 2012 alle 19:51 Rispondi

    Se lo scrittore è valido sarà recensito. Nel blog, inoltre, ho pubblicato una serie di articoli su come può farsi conoscere.

  17. Jim E. Barrett
    25 maggio 2013 alle 01:46 Rispondi

    Un “errore” da aggiungere alla lista, se si può chiamare errore, è quella frenesia di essere pubblicato che prende chi ha scritto un libro.
    Penso che se si scrive si deve credere nel proprio talento – se si scrive pensando di essere incapaci, non si scrive – sempre che le proprie convinzioni non oscurino il lavoro di scrittura.
    La fretta è cattiva consigliera anche nel volersi fare pubblicare, ma so per esperienza che a volte si è disposti a tutto – anche a sacrifici economici – per essere pubblicati (con molti rischi del caso, viste certe case editrici nostrane).

    Anche chi si sente uno scrittore deve comunque “diventarlo” nel tempo, guardandosi indietro e coltivando la sua evoluzione, anche attraverso gli errori commessi. E non è detto che commetterli non possa essere utile!

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2013 alle 17:07 Rispondi

      Ciao Jim e benvenuto nel blog.

      Hai ragione sulla fretta, anzi mi hai ispirato un post che uscirà in futuro :)

  18. Daniele Diamanti
    22 giugno 2013 alle 11:12 Rispondi

    Per come la vedo io, tutti scriviamo nessuno potrà dire mai dire di non aver messo giù almeno un pensiero e tutti abbiamo il dovere di informarci, il cervello richiama informazioni esistenti quindi il risultato è che siamo i libri di qui ci nutriamo, grazie Salvo per aver accennato il punto sei.

  19. Stefano Scordamaglia
    4 dicembre 2013 alle 18:19 Rispondi

    Piacere sono un numero due, anche se ha dire la verità ho smesso da poco. Ho sempre avuto la voglia di iniziare a scrivere e anche scritto qualcosa, ma poi lasciandolo incompleto. Per fortuna non lo faccio più.
    Sfortunatamente da ora in poi avrò paura a entrare in una delle cinque categorie. Fammi anche sapere se hai davvero scritto l’articolo sulle paure dell’aspirante scrittore, mi piacerebbe leggerlo

  20. Mauro
    5 gennaio 2014 alle 21:18 Rispondi

    Dunque, io ho conosciuto diverse persone appassionate che pensavano di riuscire, d’avere le doti per farlo professionalmente, solo una ce l’ha fatta. Chi era questa persona? Era ed è uno che 1 aveva un interesse enorme per un settore letterario specifico: le favole per bambini, 2 Si è documentato tantissimo negli anni su come si facesse a scrivere qualcosa in modo professionale, in quell’ambiente specifico, quali fossero le regole. Ovviamente già da prima scriveva molto bene. Due cose secondo me sono importantissime: l’umiltà d’imparare dagli altri e non sentirsi invece arrivati quando non si sia dimostrato ancora nulla, scrivere è un mestiere che come tutti gli altri deve essere imparato da chi lo sappia fare. 2 Avere un interesse fortissimo circa l’argomento trattato, la passione propria si trasmette nella scrittura, pensare di essere in possesso del dono divino dello scrittore e per questo essere in grado di trattare qualunque argomento con successo, anche senza una sua analisi approfondita è da presuntuosi e da babbei, perché non funziona! Evitare di fare inutile sfoggio di cultura e di abilità, metafore, allegorie ecc.. sono un po’ come i canditi: se ne metti troppi diventa immangiabile il tutto. Ultimamente ho proprio letto un libretto pieno zeppo di assoli letterari, alla 5a pagina lo cacciato nel pattume, una cosa sgradevole, si sentiva tutta la supponenza, la boria dell’autore, insopportabile! L’autore scriveva tra l’altro di non essere un lettore frequente, perché ciò limitasse, secondo lui la propria vena creativa, queste sono follie! Uno scrittore che non legga oggigiorno non ha speranze, ma probabilmente non ha nemmeno la passione è solo uno stolto che ci prova, pensando che con un po’ di fortuna e 4 cavolate si riuscirà a convincere qualcuno della sua bravura, sì campa cavallo!

  21. Julian Leone
    26 agosto 2014 alle 11:30 Rispondi

    Caro Daniele, ecco l’ennesimo ex aspirante scrittore, che al quarto tentativo fallito ha detto definivamente basta. Al primo aveva commesso l’errore di cui al punto 1, quello di credersi l’Omero del XXI secolo. Senza aver la minima idea di come muoversi nel complesso e peculiarissimo mondo dell’editoria, aveva finanche contattato uno di quegli editori tipografi che ti chiedono ottomila euro per acquistare 450 copie (utili solo in caso di guerra, credo, contro i rigori invernali), per poi aprire gli occhi e capire quanto sia insensata questa soluzione. Ad ogni modo quell’opera prima era un’obbrobrio improponibile, me ne resi conto dopo qualche mese, leggendola e rileggendola. Le altre furono via via migliori, ma ugualmente non meritevoli di pubblicazione. L’importante e’ farsene una ragione e ammettere, per dirla alla Leo Longanesi, di non far parte di quella ristrettissima cerchia di eletti che risponde “presente” perche’ l’Arte li ha davvero chiamati.
    Perche’ la scrittura creativa e’ Arte allo stato puro, l’unica che non richiede un particolare ausilio didattico. Per suonare occorre innanzitutto studiare musica, per dipengerte occorre apprendere le tecniche pittoriche. Per imparare a scrivere libri non occorrono corsi di Scrittura Creativa (vien da ridere solo a sentirne parlare): occorre innanzitutto leggere, e leggere tanto, da Jane Austin a Bruce Chatwin tralasciando possibilmente Federico Moccia. Solo cosi si puo’ affinare l’Arte che c’e’ in noi. Ammesso che davvero ci sia.
    Ad ogni modo tu chiedi un suggerimento su quali siano gli errori piu’ comuni commessi dagli scrittori dilettanti, ed un po’ mi sorprende che in questa sede nessuno abbia posto l’accento sulla natura stessa dell’editore. Sarei disposto a scommettere che se tu chiedi a tutti gli aspiranti Baricco che cosa faccia esattamente l’editore, la maggioranza non darebbe la risposta giusta. E siccome un blog e’ fatto per essere letto non solo da chi lo crea, ti chiedo di perdonare la mia presunzione e rispondo io: l’editore VENDE LIBRI. Stop. Il resto e’ complementare ed accessorio. E siccome cio’ che gli viene proposto dovrebbe venderlo, e’ la cosa piu’ naturale di questo mondo che tale figura sia spinta esclusivamente dal suo interesse nel valutare tutto cio’ che giunge sulla sua scrivania. L’editore non e’ ne’ Babbo Natale, ne’ un docente sadico che boccia all’esame chi gli sta sulle scatole

  22. Giancarlo Matta
    26 dicembre 2014 alle 20:23 Rispondi

    Un vero scrittore, prima di scrivere una sola pagina, ne legge almeno cinquanta.

    • Daniele Imperi
      28 dicembre 2014 alle 09:33 Rispondi

      Ciao Giancarlo e benvenuto nel blog.
      Secondo me deve leggerne molte di più.

      • Giancarlo MATTA
        12 gennaio 2016 alle 23:02 Rispondi

        In realtà, più prima si legge (logicamente intendo letture appropriate), e meglio poi si scrive.

  23. Cecilia colonna
    15 luglio 2016 alle 00:46 Rispondi

    Ah si? Buonasera (per via dell orario), ma credo che leggere tanto si faccia perché si scrive.. io scrivo perché non riesco a farne a meno, e leggo perché mi serve per scrivere. E dite che c è una proporzione diretta? Nell acquisizione del talento? Nel mestiere senz’altro. Capitemi: sto ragionando, non è che ne sono sicurissima. Un bel saluto

    • Daniele Imperi
      15 luglio 2016 alle 08:27 Rispondi

      Ciao Cecilia, benvenuta nel blog. Io leggo tanto perché mi piace scrivere, ma anche perché mi piace leggere.

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