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15 errori comuni di grammatica

Grammatica

Solo 15? Per ora mi sono venuti in mente questi, anche perché sono quelli che incontro spesso, molto spesso nei blog e sui social network.

1 – A secondo di

Sia l’Accademia della Crusca sia il dizionario Treccani mettono corrette entrambe le forme “secondo le circostanze” e “a seconda delle circostanze”. Come fa notare la Crusca, un tempo i puristi della lingua consideravano corretta solo la prima forma, che è quella che preferisco usare io. La forma “a seconda di” non m’è mai piaciuta e continuo a giudicarla cacofonica.

C’è però chi scrive “a secondo delle circostanze”: forma decisamente sbagliata.

2 – Affianco e apposto. Daccordo?

Questi errori, che ho visto fare spesso qua e là, sono emersi anche in qualche commento al mio post sull’uso della lingua. Esempi:

  • mettere il frigorifero affianco alla credenza
  • mettere apposto i vestiti
  • essere daccordo con quello che dico

È chiaro che bisogna essere davvero delle capre per fare questi errori, ma leggendo cosa scrive la gente, specialmente sui social network, sembra che la specie Homo sapiens si stia trasformando in Capra hircus.

  • Affianco esiste, ma è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare: io mi affianco con l’auto al marciapiede
  • apposto esiste, ma è il participio passato del verbo apporre: ho apposto la mia firma sul contratto
  • daccordo non esiste

3 – Allo stato

Questo errore mi è davvero indigesto, eppure i giornalisti italiani me lo propongono continuamente ai vari telegiornali. Lo fate apposta (o a posta? Bel quesito!)?

“Allo stato” esiste soltanto in frasi come “ho regalato allo Stato (notare la maiuscola) 5000 euro di tasse”.

La locuzione corretta è “allo stato attuale delle cose”, o “allo stato delle cose”. Se diciamo “allo stato non possiamo assumere nessuno”, non significa nulla. Allo stato di cosa?

4 – Sarebbe dovuto essere

Se dopo il verbo servile (dovere, volere e potere) c’è il verbo essere, allora l’ausiliare corretto è il verbo avere. Quindi dobbiamo scrivere e dire “avrebbe dovuto essere facile”.

Tuttavia in alcuni casi dobbiamo usare come ausiliario il verbo essere: “Una buona grammatica gli sarebbe potuta essere utile per scrivere in italiano”.

L’Accademia della Crusca, però, dà alcuni consigli per non sbagliare mai. Considerare il verbo seguito dal servile per scoprire l’ausiliare giusto:

  • ho guidato, ho dovuto guidare
  • sono stato, sono dovuto stare
  • ho bevuto, ho dovuto bere

Ma attenzione alle seguenti varianti:

  • ho sposato Martufagna, ho dovuto sposarmi Martufagna
  • mi sono sposato con Martufagna, mi sono dovuto sposare con Martufagna

Se dopo il servile c’è il verbo essere, allora l’ausiliario corretto è avere:

  • ho potuto essere un altro
  • ho voluto essere un buon amico
  • ho dovuto essere arrendevole

E come la mettiamo se dopo il verbo servile ce n’è uno intransitivo? Allora possiamo usare sia essere sia avere:

  • ho dovuto partire
  • sono dovuto partire

Ah, ma ci sono anche le particelle nominali come “ci”, “vi”, ecc. E in quei casi? Dipende dalla posizione della particella:

  • mi sono dovuto versare da bere da solo
  • ho dovuto versarmi da bere da solo

Vi ho creato una bella confusione? Era proprio ciò che volevo!

5 – Eddai

Che è sta roba?

Eppure si trova, eccome se si trova! Anzi, se leggete le risposte su Yahoo Answers, troverete che la maggior parte è convinta si dica “eddai”. Mai trovare informazioni su Yahoo Answers.

Mi dispiace, ma anche se nel colloquiale si tende a raddoppiare, la grafia esatta è “e dai”. “E” è congiunzione, in questo caso usata come esortativo, e “dai” è una forma verbale. La logica del raddoppiamento qual è?

6 – Fà

Un milione di anni fa, o forse 2, c’era chi… okay, la sigla di Ryu forse la ricordano in pochi. Il punto è che quel benedetto “fa” non si usa mai accentato:

  • un milione di anni fa
  • l’acqua fa bene all’organismo
  • la nota fa

7 – Inerente il

“Inerente” è il participio presente del verbo inerire, che si usa ben poco. Ma “inerente” si usa molto. “Inerire”, comunque, è un verbo intransitivo, cioè non vuole il complemento oggetto:

  • è sbagliato scrivere: inerente l’editoria
  • è corretto scrivere: inerente all’editoria

8 – Più migliore (o perfino molto più migliore!)

«Dai, Danie’, ma chi è che dice “molto più migliore”?»

La mia professoressa di greco al terzo liceo classico.

Sia l’Accademia della Crusca sia il Treccani danno corrette le forme “molto maggiore” e “molto migliore”, che io invece considero sbagliate. La giustificazione sta nel fatto che le espressioni si possono scindere in:

  • molto più grande
  • molto più buono

Siamo d’accordo che sono entrambe corrette, ma a me quei “molto maggiore” e “molto migliore” continuano a suonare cacofonici.

“Più migliore”, invece, è errato.

9 – Ne io ne te

La congiunzione negativa vuole l’accento acuto: né io né te siamo mai stati amici.

“Ne” senza accento è invece avverbio e pronome:

  • ne è stato l’artefice
  • se ne è infischiato della legge
  • ne è seguita una guerra

10 – Perchè e cioé

Ma il correttore automatico non vi segnala in rosso queste parole?

  • Perché vuole l’accento acuto
  • Cioè vuole quello grave, provenendo da “ciò”+”è”

Perché l’avverbio e congiunzione “perché” vuole l’accento e anche acuto?

Perché proviene dall’unione di “per” e “che” e, dal momento che l’accento va sull’ultima sillaba, allora è accentato. In “che” la “e” è chiusa.

11 – Piuttosto che (disgiuntivo)

C’è una battaglia che va avanti da anni sull’uso di “piuttosto” nella forma disgiuntiva. Che significa disgiuntiva? Che è una forma che separa due o più elementi, quindi l’uso di uno esclude l’altro.

Dicendo: “mandami un’email piuttosto che un sms”, significa che escludo l’invio di un sms e preferisco che tu mi scriva un’email.

“Possiamo andare in pizzeria, piuttosto che al ristorante, piuttosto che al pub, piuttosto che in discoteca”. Okay, ho capito, vuoi elencarmi tutti i locali in cui non dobbiamo andare eccetto che in pizzeria?

Entrerà mai in testa a qualcuno l’uso corretto di “piuttosto che”? L’ignorante, purtroppo, è più tosto del colto.

“Piuttosto”, comunque, è formato da “più” e “tosto”, che in questo caso è un avverbio. Il significato di “tosto” preceduto da “più” significa “più volentieri”. Quindi dire “mandami un’email piuttosto che un sms” significa che voglio ricevere un’email più volentieri di un sms. Cosa mai dovrai spedirmi?

12 – Si dasse una mossa

O anche “stasse pure lì senza muoversi”. O “vadi pure”. Sono forme verbali di una certa eleganza…

… che non esistono.

  • Si desse una mossa
  • stesse pure lì senza muoversi
  • vada pure

Il congiuntivo, per favore, usiamolo, ma almeno nelle forme corrette!

13 – Sia… che…

Nella lingua parlata usavo spesso dire “mangio sia la pasta che la minestra”, ma ora preferisco usare la forma “mangio sia la pasta sia la minestra”.

L’Accademia della Crusca sconsiglia l’uso di “sia… che…”, perché in frasi complesse possiamo ritrovarci con una miriade di “che” e creare un po’ di confusione.

14 – Sbrigati, che è tardi

Forma corretta: “sbrigati, ché è tardi”. Altrimenti quel “che” sembra un pronome relativo, riferito al verbo sbrigare.

Il “ché” con accento acuto è aferesi di “perché”: “sbrigati, perché è tardi”.

15 – Abuso Di Maiuscole Nei Titoli Dei Post

Nei blog americani vedo quest’uso. Ma noi siamo sempre in Italia, giusto?

L’uso delle maiuscole, da noi, è regolato dalla grammatica. Si usano per i nomi propri e i cognomi, per quelli geografici e astronomici, per le istituzioni, per iniziare una frase dopo il punto, per i titoli onorifici, per indicare i popoli, ecc.

Leggere un titolo pieno di maiuscole rallenta la lettura – la mia, almeno. Ma comunque resta un errore mettere le iniziali di ogni parola in maiuscolo.

E adesso sentitevi liberi di aggiungerne altri che trovato spesso in giro. Ma prima confessate quali di quelli elencati commettete.

102 Commenti

  1. Pierumberto
    8 marzo 2016 alle 6:27 am Rispondi

    Ti ringrazio per le Tue evidenze. Non è mai troppo tardi per affinare lo scrivere correttamente. Mi hai illuminato sul “perché”.

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 1:51 pm Rispondi

      Ciao Pierumberto, benvenuto nel blog.
      Sbagliavi spesso l’accento su perché?

  2. Salvatore
    8 marzo 2016 alle 7:00 am Rispondi

    Spesso trovo anche “avolte” al posto di “a volte”, cioè “alcune volte”. «Avolte mi capita non di non sentirci bene». L’unica cosa che avvolge la lingua italiana è una manifesta ignoranza: da non confondere però con i refusi. A me capita di farne, di refusi, se scrivo in fretta, se sono concentrato sui contenuti, se scrivo da un cellulare; l’ignoranza è un’altra cosa.

    Nell’ultimo racconto che ho pubblicato sul blog, e non me l’hai fatto notare (…) purtroppo, ho usato di proposito un “piuttosto che” come disgiuntivo. Il “piuttosto che” usato a questo modo è un errore tipicamente settentrionale, per di più attribuito al ceto borghese emergente. Al mio personaggio, figlio di papà (come si dice), che racconta in prima persona la sua esperienza un errore del genere in bocca non solo ne caratterizza la parlata, ma comunica al lettore attento anche un sacco di informazioni biografiche. Naturalmente ho dovuto informarmi su come usarlo perché, essendo meridionale, io un piuttosto che usato a quel modo in famiglia non l’avevo mai sentito (la televisione non la guardo da anni).

    Dico purtroppo perché mi sarebbe piaciuto parlarne. Comunque con gli errori grammaticali si può anche giocare; si posso sfruttare per caratterizzare il personaggio, il contesto o per suggerire informazioni in modo meno diretto.

    • silvia
      8 marzo 2016 alle 11:54 am Rispondi

      Nella nostra zona è talmente frequente la parlata con “piuttosto che” disgiuntivo che io nel tuo racconto non l’avevo notato. Per cui il tuo “errore” ha colto nel segno.
      Chissà se su Confidenze te l’avrebbero fatto correggere. :P

      • Daniele Imperi
        8 marzo 2016 alle 1:56 pm Rispondi

        Avrebbero dovuto correggerlo. Salvato’, fai una prova col prossimo racconto che gli mandi :D

        • Salvatore
          8 marzo 2016 alle 4:14 pm Rispondi

          Su Confidenze mi è già capitato che mi abbiano corretto degli errori volontari, nonostante ne avessi spiegato via mail le ragioni. Posso tuttavia capire che nel loro caso c’è un’esigenza di chiarezza verso le lettrici. In fondo si tratta di una rivista, non di un romanzo. A proposito, colgo l’occasione per far notare che anche “infondo” viene spesso sbagliato. Infondo esiste: «infondo l’energia nel tuo corpo» (ok, è la prima cosa che mi è venuta in mente), ma “in fondo” significa un’altra cosa. :)

          • Grilloz
            8 marzo 2016 alle 4:16 pm

            Forse confidenze vuole avere anche un ruolo in qualche modo “pedagogico”

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 1:55 pm Rispondi

      Oddio, “avolte” non m’è mai capitato.
      Gli errori per la fretta o quelli da cellulare sono perdonati.
      Non mi sono accorto dell’errore nel tuo racconto :)
      Il “piuttosto che” in quel modo l’ho infatti sentito spesso ai milanesi.

      • Salvatore
        8 marzo 2016 alle 4:15 pm Rispondi

        Al riguardo è stata fatta proprio un’indagine dalla Crusca e pare che ha usarlo di più siano i Milanesi dipendenti della Mediaset… XD

        • Daniele Imperi
          8 marzo 2016 alle 4:19 pm Rispondi

          “ha usarlo”, Salvatore? :D

  3. Agnese
    8 marzo 2016 alle 7:17 am Rispondi

    Il “daccordo” è sicuramente uno dei più frequenti. Ti dico solo che un tipo a cui ho spedito un articolo con la dicitura correta me l’ha rinviato sottolineato dicendo che dovevo studiare grammatica…non s’è aperto neanche un dizionario per controllare prima di fare una figuraccia!

    • Grilloz
      8 marzo 2016 alle 12:02 pm Rispondi

      questo è un problema tipico dei gramarnazi :D

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 1:57 pm Rispondi

      Ah, aveva considerato errore “d’accordo”? :/

  4. ombretta
    8 marzo 2016 alle 7:32 am Rispondi

    Molto migliore e molto maggiore proprio non mi piacciono; e perché non è consigliato usare sia…sia, ma sia…che l’Accademia della Crusca deve provare a convincermi! Loro danno corretta anche spengere (spegnere) che per me resta una forma toscana, al meridione non si usa e comunque non mi piace.
    L’errore che non sopporto di vedere è qual’è, e l’ho visto scrivere anche a persone laureate.

    • ombretta
      8 marzo 2016 alle 9:16 am Rispondi

      Da persone, non a

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 1:58 pm Rispondi

      “Spengere” anche il dizionario lo dà corretto, ma è davvero brutto. “Qual’è” si vede spesso, è vero.

  5. Violaliena
    8 marzo 2016 alle 8:07 am Rispondi

    Qualche volta confesso che dimentico di accentare monosillabi che ne hanno bisogno tipo il ne, li, la, da e se.
    Invece tra gli errori che di subiscono trovo abominevole l’uso del verbo “centrare” al posto di “entrare”.

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 1:59 pm Rispondi

      Avevo scritto un post su centrare :)
      Molti scrivono “non centra niente”, ma non riferendosi a un arciere di scarsa abilità :D

  6. Marco Lovisolo
    8 marzo 2016 alle 9:37 am Rispondi

    A me non sembra di commettere molti errori di grammatica; in compenso ne commetto molti sulla punteggiatura. Ammetto di avere dei seri problemi nella corretta disposizione delle virgole. Solo di recente ho scoperto che i puntini di sospensione dovrebbero essere tre …

  7. Chiara
    8 marzo 2016 alle 9:40 am Rispondi

    Un errore che non hai menzionato, è questo: se fa non vuole mai l’accento, invece dà, verbo dare, lo vuole, per distinguerlo da “da”, preposizione semplice.
    Comunque ci vorrebbe un ripassino generale anche sul participio passato aggettivato e sui verbi che reggono l’indicativo anziché il congiuntivo. C’è gente che non ha mai scritto nemmeno la lista della spesa ma che fa la saputella su queste cavolate…
    La faccenda delle maiuscole è una mania qui in ufficio. Sembra che la gente non possa farne a meno, specialmente se riguarda concetti che possono essere trasformati in sigla, come Area di Servizio. A me ‘sta cosa irrita non poco.

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:03 pm Rispondi

      Magari in futuro arriveranno anche post su quei temi :)
      Le maiuscole inutili irritano parecchio anche me.

  8. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    8 marzo 2016 alle 9:58 am Rispondi

    Che bello, finalmente qualcuno lo ha detto: piuttosto esclude l’opzione successiva, non è un elenco!! In “avvocatese” e “commercialistese” l’errore diventa un vero e proprio abuso.
    Del resto, i commercialisti e gli avvocati vanno A STUDIO, giusto? :D

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:04 pm Rispondi

      Ah, ah, non solo avvocati e commercialisti, ma anche alcuni grafici so che vanno “a studio” o li trovi “a studio” :D

  9. Andrea Torti
    8 marzo 2016 alle 10:51 am Rispondi

    Sono errori che, “spesse volte” (!) si notano sia nello scritto sia nel parlato :P

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:05 pm Rispondi

      Nel parlato su qualche errore ci si passa sopra, ma se sei consapevole di averlo fatto. Io nel parlato sono sgrammaticato, anche se con i dovuti limiti.

  10. Grilloz
    8 marzo 2016 alle 11:59 am Rispondi

    Come sei pignolo :D
    Sia… sia… ricordo che me lo corresse una volta la professoressa di lettere del liceo, da allora ci faccio attenzione. Sulle parole contratte credo che sia una lotta contro i mulini a vento, prima o poi verranno accettate dai dizionari, come moltre altre sono già state accettate, come sempre dipende dall’uso.
    Visto che sei stato così pignolo, però, mi tocca bacchettarti, il verbo sposare è transitivo, ma nella forma riflessiva sposarsi diventa intransitivo, quindi:
    “ho dovuto sposarmi” corretto
    “ho dovuto sposarmi Martufagna” diciamo colloquiale ;) sarebbe errore
    “ho dovuto sposarmi con Martufagna” corretto
    :P

    • silvia
      8 marzo 2016 alle 1:11 pm Rispondi

      L’ho notato anch’io, ma non osavo bacchettare Daniele. ;)
      Io avrei scelto “ho dovuto sposare Martufagna” :)

      • Daniele Imperi
        8 marzo 2016 alle 2:07 pm Rispondi

        Potete bacchettarmi quanto volete, eh, tranquilli :D

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:06 pm Rispondi

      Ti ha corretto “sia… sia…” nel senso che era meglio “sia… che…”?
      “Ho dovuto sposarmi Martufagna” è forma colloquiale :)

      • Grilloz
        8 marzo 2016 alle 2:07 pm Rispondi

        No no, io avevo scritto sia… che… e lei me l’ha corretto ;)

        • Daniele Imperi
          8 marzo 2016 alle 2:18 pm Rispondi

          Ah, allora avevi una prof grammarnazi :)

  11. monia74
    8 marzo 2016 alle 12:10 pm Rispondi

    Il punto 4! Gli ausiliari per fortuna mi vengono naturali, altrimenti ci sarebbe da perderci il sonno! XD
    Il 14 mi lascia molto perplessa: mai visto e mai usato. Stessa cosa il punto 3: se non l’avessi spiegato non avrei proprio capito il significato e l’avrei preso per un errore (su un giornale certamente per un refuso).
    L’accento su perché da mettere con la combinazione di due dita lo odio. Viva il correttore, ma come si diceva in altri post, forse sarebbe più facile uniformare tutti gli accenti, dato che, a differenza del francese, l’italiano non lega la fonetica alla direzione dell’accento.
    Non hai riportato il “qual è”. Personalmente, avevo imparato alle elementari che si usava l’apostrofo, perché “qual” era un troncamento di “quale” e ancora oggi vederlo solo con quello spazio mi crea un senso di acidità. Ma ho preso atto che c’è stata un’inversione di tendenza e quindi chino il capo.
    Altro errore comune credo sia il sè stesso, o se’ stesso (versione corretta: se’ oppure se stesso), come pure il sì senza accento (mentre ho visto anche nò con l’accento!).

    • Grilloz
      8 marzo 2016 alle 12:14 pm Rispondi

      Mi sa che sul qual è le nostre maestre hanno fatto la stessa scuola :D

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:10 pm Rispondi

      Quando andavo a scuola io ricordo che “qual’è” si scriveva così. Ma ricordo anche che dovevi andare a capo senza apostrofare l’articolo, mentre poi hanno modificato la regola.
      Che ci vuole a cambiare accento? Writer non lo fa, ma mi ricordo che Word lo trasformava in automatico.
      “Se stesso” è corretto anche con la forma accentata “sé stesso”.

  12. silvia
    8 marzo 2016 alle 12:13 pm Rispondi

    Sia.. che.. l’ho erroneamente usato per tanti anni anch’io e suppongo che non mi sia mai stato corretto a scuola, finché la mia relatrice della tesi mi scaraventò una bozza che lo conteneva. Da allora me ne guardo bene.
    “Piuttosto che” , come rispondevo a Salvatore, qui al nord sovente è usato in modo scorretto per cui a orecchio non sempre lo sento stonare. Di conseguenza, lo evito come la peste nel timore di sbagliare.

    • Grilloz
      8 marzo 2016 alle 12:16 pm Rispondi

      Mi è stato anche detto che “sovente” lo usiamo solo noi piemontesi :P a me viene spontaneo

      • monia74
        8 marzo 2016 alle 12:31 pm Rispondi

        Da Treccani: “La grafia qual’è con l’apostrofo è presente nella letteratura del passato, anche recente” e cita Pinocchio. Come può essere sbagliato Pinocchio..? Bah. :)

        • monia74
          8 marzo 2016 alle 12:33 pm Rispondi

          (Ops, volevo rispondere sopra!)
          “piuttosto che”, usato al modo del nord, io lo sento un po’ dialettale, per cui lo evito, appunto, del tutto (dato che nell’altro significato non lo sento mio)

        • Daniele Imperi
          8 marzo 2016 alle 2:12 pm Rispondi

          Io sono più recente di Pinocchio e ai miei tempi “qual’è” si scriveva così :)

      • silvia
        8 marzo 2016 alle 1:12 pm Rispondi

        Davvero “sovente” è dialettale? Non lo sapevo. Devo ritornare alle elementari con i miei figli!! :P

        • Monia74
          8 marzo 2016 alle 4:21 pm Rispondi

          Sovente io lo sento come termine molto forbito, più che dialettale. Ma proprio per questo non lo uso molto.

          • Grilloz
            8 marzo 2016 alle 4:33 pm

            Rispondo qui sul “sovente”: no, non è dialettale, ma noi piemontesi tendiamo ad abusarne, almeno come mi è stato fatto notare da amici romani, io prima non me ne ero accorto :D

      • Daniele Imperi
        8 marzo 2016 alle 2:12 pm Rispondi

        Ma no, sovente si dice pure qui :)

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:11 pm Rispondi

      Non è propriamente un errore “sia… che…”.

  13. Francesco Magnani
    8 marzo 2016 alle 12:42 pm Rispondi

    Devo ammettere che qualche volta mi è capitato di commettere l’errore n. 13 sia… che…

    Però, da quando leggo e scrivo con costanza, ho acquisito più sicurezza, ma mai abbassare la guardia :)

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:13 pm Rispondi

      Vero, mai abbassare la guardia :)
      Io controllo spesso l’uso dei condizionali e altre cose in cui è facile sbagliare.

  14. silvia
    8 marzo 2016 alle 1:18 pm Rispondi

    Un altro buffo errore che mi è capitato di leggere sui social è “ad hoc” trasformato in “a doc”.

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:14 pm Rispondi

      Ma forse si riferivano a un certo Doc, come si sente ogni tanto nei film americani :)

  15. Chiara
    8 marzo 2016 alle 1:40 pm Rispondi

    Mi sono ricollegata per vedere se avevi risposto al commento, e mi sono venute in mente due cose: mia sorella da piccola diceva “più meglio”…terribile! Però qui da noi si usa dire “alla meno peggio”, per indicare qualcosa fatta al meglio delle proprie possibilità, ma comunque male.

    I congiuntivi della serie “dasse” o “venghi” mi ricordano tanto il rag. Fantozzi…

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:15 pm Rispondi

      Anche qui si dice “alla meno peggio”.
      A Roma di quei congiuntivi ne trovi quanti ne vuoi :D

  16. Ulisse Di Bartolomei
    8 marzo 2016 alle 2:04 pm Rispondi

    “Sovente” non mi sembra dialettale. Perlomeno dal Lazio in sù si usa regolarmente. Certo… non lo usano i contadini da quinta elementare! Si tratta pur sempre di vocaboli per un eloquio decente.

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 2:16 pm Rispondi

      Ulisse, hai fatto un errore! :D
      Sovente non è dialettale, infatti, e concordo che non lo usi un contadino. Mio padre recitava sempre il modo di dire:
      “Chi troppo in alto va cade sovente
      precipitevolissimevolmente” :)

      • Ulisse Di Bartolomei
        8 marzo 2016 alle 3:44 pm Rispondi

        Perché avrei fatto un errore? Ho opinato che “sovente” fosse dialettale, confermandone l’uso nella lingua ufficiale. Rispondevo ai rilievi di Grilloz sui “sovente” piemontesi.

        • Daniele Imperi
          8 marzo 2016 alle 3:47 pm Rispondi

          Hai scritto sù :)

          • Ulisse Di Bartolomei
            8 marzo 2016 alle 4:38 pm

            Però il sù avverbiale, mi sembra che sia corretto. “Dai sù, cominciamo…” diverso dal “dai saliamo su, che il pranzo è pronto”…

  17. la mori
    8 marzo 2016 alle 2:56 pm Rispondi

    Ho salvato il tuo post: può sempre servire! In alcuni errori ci casco: il daccordo ad esempio mi scappa soprattutto quando scrivo di fretta, senza controllare; né è un altro errore, sia… che è un modo di dire/scrivere che uso. A proposito di a fianco mi viene in mente una cosa curiosa: per anni, da bresciana, ho pensato che dire in parte fosse italiano. Per esempio: “Ho lasciato le chiavi sul tavolino, in parte al telefono.”. In una delle mie prime vacanze da ragazzina, facendo amicizia con ragazzini e ragazzine provenienti da regioni diverse, ho scoperto che era una sorta di italianizzazione del nostro dialetto. Si usa soprattutto nel parlato ma che io ricordi nessuno ci ha mai ripreso, né come classe né come singoli, su questo modo sbagliato di esprimersi.

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 3:02 pm Rispondi

      Grazie :)
      Mai sentito “in parte a”…, ma non credo sia corretto.

      • la mori
        8 marzo 2016 alle 7:16 pm Rispondi

        No infatti non lo è. E’ un modo di parlare locale, ma non l’ho saputo finchè non mi sono confrontata con degli “stranieri”.

  18. Cristina
    8 marzo 2016 alle 4:09 pm Rispondi

    A volte faccio confusione sul punto 4, cioè non so bene quale ausiliare usare con il verbo servile. Quindi grazie per il ripasso!
    Al tuo impareggiabile elenco aggiungerei senz’altro pò con l’accento e non con l’apostrofo. Lo vedo ovunque. Anche l’apostrofo là dove non deve esserci: quindi spesso leggo un’euro, un’oste ecc. E qual’è, che invece non deve avere l’apostrofo, come già detto sopra in un altro commento.
    C’è anche “a me mi”, ricordo che a volte lo dicevo da piccola… :-)

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 4:17 pm Rispondi

      Gli ausiliari in quel caso sono terribili, ogni volta io controllo se ho scritto giusto.
      “A me mi” lo uso sempre nel parlato :)

  19. Cristina
    8 marzo 2016 alle 4:12 pm Rispondi

    Mi è venuto in mente ora anche “a gratis” che è sbagliata. Dovrebbe essere solo “gratis”.

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2016 alle 4:18 pm Rispondi

      Sì, è sbagliato, perché gratis è un avverbio latino :)

  20. Marco Lovisolo
    9 marzo 2016 alle 8:45 am Rispondi

    Un tipico errore grammaticale che deriva dal dialetto piemontese è “solo più”. Da noi si dice (sbagliando, ovviamente): “Mi rimane solo più questo” in luogo di “mi rimane solo questo”. In piemontese infatti si usa dire “mac pi” (Grilloz lo sa).
    Altro errore tipico è l’uso del verbo “patire” riferito alla macchina. Se stai male mentre qualcuno guida, si dice: “Patisco”. (anche questo Grilloz lo saprà). Prova a dirlo a un romano che “patisci la macchina”.

    • Grilloz
      9 marzo 2016 alle 9:03 am Rispondi

      Nooo :O davvero “sopo più” è sbagliato? E adesso come faccio?
      Anch’io da bambino pativo la macchina :P

      • Marco Lovisolo
        9 marzo 2016 alle 9:54 am Rispondi

        Eh lo so, grilloz! Sono rivelazioni che lasciano il segno, come quando scopri che Babbo Natale non esiste.

        • Grilloz
          9 marzo 2016 alle 9:56 am Rispondi

          Già, ma comincio ad avere una certa età, mica posso tornare a scuola :D

    • Daniele Imperi
      9 marzo 2016 alle 11:20 am Rispondi

      Da me non ho mai sentito queste espressioni. Ma sono appunto locali.

  21. Maria Concetta Manzi
    9 marzo 2016 alle 4:33 pm Rispondi

    Come sempre spunti interessanti, complimenti! L’ausiliare dei verbi servili e il punto 13 sono due delle cose che mi mettono talvolta in difficoltà. Ricordo ancora la lezione della mia cara maestra elementare sull’uso della d eufonica. Oggi è scomparsa, tranne che per alcuni casi, ma io non riesco a farmene una ragione! La utilizzo sempre e puntualmente il correttore grammaticale del programma di scrittura, mi segnala l’errore. Sarà un mio difetto, ma la cacofonia di certe costruzioni in cui manca, distrae la mia attenzione da quello che sto leggendo. :-)

    • Daniele Imperi
      9 marzo 2016 alle 5:41 pm Rispondi

      Grazie :)
      Il correttore ti segnala come errore la d eufonica? Che programma usi?

    • monia74
      10 marzo 2016 alle 9:19 am Rispondi

      Anche a me viene spontanea la d eufonica. A volte sta proprio meglio, secondo me ;)

  22. Angelo F
    9 marzo 2016 alle 5:09 pm Rispondi

    Ottima lista, Daniele.

    Aggiungo che la scelta fra “ho dovuto partire /sono dovuto partire” non è completamente indifferente: nel primo caso si dà enfasi al “dovere”, nel secondo si pone l’accento sul “partire”.

    Ciao
    Angelo

    PS la sigla di Ryu me la ricordo pure io :)

    • Daniele Imperi
      9 marzo 2016 alle 5:42 pm Rispondi

      Grazie :)
      Vero, l’enfasi è diversa nei due casi.

  23. rossella
    9 marzo 2016 alle 5:56 pm Rispondi

    Al punto 5, visto che l’articolo parla di errori grammaticali ed esattezze linguistiche, “che è sta roba?”: è consigliabile anteporre all’aggettivo dimostrativo STA l’apostrofo (“che è ‘sta roba?”) trattandosi di aferesi di “questa”.

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2016 alle 8:20 am Rispondi

      Ciao Rossella, benvenuta nel blog. Sia il Treccani sia la Crusca mettono corretta la forma senza apostrofo, perché non confondibile con la forma verbale “sta”.

  24. Ulisse Di Bartolomei
    9 marzo 2016 alle 7:37 pm Rispondi

    Salve Daniele

    Concordo con Maria Concetta Manzi! Cerco di evitare le cacofonie in quanto nella lettura agiscono come catalizzatori di attenzione, distraenti. Anche la mente proferisce… Le d eufoniche dunque le tengo soltanto per quei casi di vocali simili o diverse, ma sittando ineleganti da imporre una pausa nella lettura, seppur brevissima. Purtroppo anche io sto ancora lottando con le abitudini, le mettevo dappertutto, mi viene di scriverle automaticamente e poi le devo cercare per toglierle.

  25. SHADE
    11 marzo 2016 alle 8:37 pm Rispondi

    Io sono caduta spesso nell’errore al punto 7. “Allo stato” non credo di averlo mai usarlo, anche perché non lo trovo bellissimo, ma forse si potrebbe anche accettare come forma breve (?)… “Piuttosto che” piuttosto che ovvero (scusa il gioco di parole :-D) mi fa venire l’orticaria. Un’altra cosa che sento dire ultimamente, e non sopporto, sono frasi del tipo: “Tizio è uno dei pochi che sa fare…”.

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2016 alle 11:26 am Rispondi

      Il punto 7 è facile da sbagliare.
      Nella frase che citi però non trovo l’errore :/

  26. Shade
    12 marzo 2016 alle 12:10 pm Rispondi

    Ciao Daniele :-)
    in effetti, credo di commetterne anche altri di errori, specie nel parlato. “Sia… che” lo uso spesso, nonostante a scuola abbia avuto un professore che lo considerava errore blu (ma era un tipo fissato, si arrabbiava anche se pronunciavamo le e aperte anziché chiuse – e viceversa – all’interno delle parole :-)). In generale, comunque, sono abbastanza nazi anch’io sulla grammatica. Riguardo la frase “Tizio è uno dei pochi che sa…” adesso le mie certezze cominciano a vacillare! XD Ma credo che il “che” sia retto da “pochi” e quindi debba concordarsi al plurale – “Tizio è uno dei pochi che sanno fare, dire etc.”. In alternativa si potrebbe forse dire: “Tizio è uno che sa fare, fra i pochi, etc.”; ma non so, non mi suona molto…
    Davvero la tua insegnante di greco diceva “molto più migliore”? Spero sia stato un lapsus occasionale!

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2016 alle 12:48 pm Rispondi

      Ora ho capito che intendevi :)
      Va al plurale, hai ragione. Uno dei pochi che sanno fare è Tizio: basta cambiare l’ordine e tutto torna.
      Sulla mia insegnante di greco non credo fosse un lapsus…

      • Shade
        12 marzo 2016 alle 5:51 pm Rispondi

        Esatto, l’hai spiegato bene. :-) Se si capovolge mentalmente la frase, diventa difficile sbagliare.
        Rileggendo i commenti, ho scoperto con sorpresa che fino a non molto tempo fa “qual’è” era corretto! :-O Invece, mi ricordo anch’io il “passaggio” dal divieto al permesso di andare a capo dopo l’apostrofo. Un’altra abitudine diffusa che ho sempre considerato errata (ma adesso non sono più tanto sicura, perciò chiedo lumi) è dire frasi come: “Con il mio amico Marco siamo andati in vacanza a Katmandu”, nel senso di “Io e il mio amico Marco siamo andati in vacanza a Katmandu”. Secondo me, “con” introduce il complemento di unione/compagnia, non un secondo soggetto, quindi il verbo dovrebbe andare al singolare.
        Speriamo che la professoressa si sia ravveduta nel frattempo! ;-)

  27. Lisa Agosti
    12 marzo 2016 alle 7:08 pm Rispondi

    Ottimo ripasso, per fortuna stavolta avrei passato a pieni voti!

    Scherzo… :D

    Sull’ultima regola potrei chiudere un occhio: l’uso delle maiuscole è una tecnica di marketing studiata per attirare l’attenzione del lettore.

    • Daniele Imperi
      14 marzo 2016 alle 7:49 am Rispondi

      Grazie.
      Sì, è una tecnica di marketing, ma anche il marketing dovrebbe seguire la grammatica :)

  28. Ryo
    13 marzo 2016 alle 8:34 am Rispondi

    Le maiuscole messe alla CDC sono davvero insopportabili! :-D

    • Daniele Imperi
      14 marzo 2016 alle 7:49 am Rispondi

      Io faccio più fatica a leggere quelle frasi…

  29. giovanni
    13 marzo 2016 alle 9:53 am Rispondi

    Vivo tra due lingue: l’italiano e il francese, essendo mia moglie e mio figlio francesi.
    La vitalità della lingua francese è praticamente inarrestabile, non incontra già le insofferenze di mia moglie ma ovviamente degli insegnanti. Il motivo è da ricondurre alla società sempre più multietnica francese, e la commistione di libgue e tradizioni pare pare essere una delle barriere più importante delle ghetizzazioni e dell’isolamento di individui dalla socialità “ufficiale” francese.
    Mio figlio usa un francese che comincia a essere incomprensibile a me, un misto di abbreviazioni, verlen, costrutti maghrebino-francesi mentre parla e scrive in maniera diversa a scuola per compiacere gli insegnanti.
    Questi ultimi cominciano ad ammettere alcune forme che un tempo erano da scongiurare, perchè si rendono conto che l’insegnamento passa attraverso un punto di incontro.
    Gli italiani che viivono in Francia, alla barba del continuo cambiamento di alcune espressioni francesi, dopo un pò si dimenticano dell’italiano. E’ la vittoria della corruzione della purezza di una lingua. Si badi bene, mio figlio non frequenta banlieues di disperazione e emariginazione, ma il centro della città. Nel socializzare è importante conoscere queste forme nuove, lo slang, come facente parte di una lingua viva e autentica, che cambia.
    Per quento mi riguarda, quando voglio caratterizzare il narratore come personaggio proprio del racconto (o romanzo) lo imbevo di espressioni “da strada” affinchè già senza una sua descrizione appaia chi è dalle sue parole. Se si eccettua Houellebecq e forse Foster Wallace e De Lillo, altri, come pahlanciuk adottano delle forme dubbie (che vengono tradotte come se si stesse taducendo Kerouac). L’effetto non è spiacevole, testimonia una specie di deriva delle identità in un entropia linguistica fisiologica.
    Io faccio il tifo per un italiano vivente, pulsante, che cambia, impuro, ma che comunichi e non crei barriere di caste culturali attraverso cagnolini da salotto. Per me scivere vuol dire innanzitutto comunicare, non già insegnare, e a meno che non mi occupi di un saggio di fisica,
    comprensibile arraverso le equazioni e i simboli, assumo gli errori come materia umana di chi scrive e mi sento a mio agio davanti a un film i protagonisti non si attengono a un parlato scevro da errori, non riuscirei a calarmi nel film. Parere personale.

    • Daniele Imperi
      14 marzo 2016 alle 7:51 am Rispondi

      agliano, secondo me. È come se qui dovessimo accettare parole di lingue extraeuropee per via degli stranieri che ci abitano: no, imparino loro la nostra lingua. Non possiamo permettere che una lingua venga contaminata da altre.
      Un conto è una parola introdotta nell’arco di un secolo e un altro è trovarsi pieni di parole incomprensibili nel giro di qualche anno.

  30. giovanni
    13 marzo 2016 alle 10:08 am Rispondi

    * commistione di ligue e tradizioni pare essere una delle anti-barriere delle ghetizzazioni più importanti

    Il resto degli errori e di battitura e comprensibili

  31. giovanni
    13 marzo 2016 alle 10:09 am Rispondi

    l resto degli errori di battitura è comprensibile, dislessia?

  32. Romina Tamerici
    15 marzo 2016 alle 5:25 pm Rispondi

    Confesso di avere qualche problema occasionale con il punto 4. Per il resto mi sembra di cavarmela (anzi, sono quasi tutti temi di cui ho parlato anch’io nel mio blog!).

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 5:39 pm Rispondi

      Il 4 per me è sempre da controllare :)

  33. giuse
    16 marzo 2016 alle 10:25 am Rispondi

    Premette che faccio il grafico designer e mi occupo soprattutto di cataloghi!

    Detto questo, ti faccio ridere sul punto 15 da te elencato!

    Catalogo di rubinetti made in Italy… molto belli per carità, ma i testi che mi arrivarono furono assurdi.
    Li inserì, ma corressi 1 paragrafo su 3, perché? Semplice, ogni singola parola aveva l’iniziale maiuscola!
    Lo inviai e mi ritornò indietro: volevano rimettere tutte le maiuscole tolte. Spiegai con molta pazienza, che quello era un errore di Italiano, ma loro non ne vollero sapere!
    Cliente: non mi interessa! In questo modo si dà più enfasi alla storia della mia azienda…

    Tira tu le somme :D

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2016 alle 10:28 am Rispondi

      L’ignoranza di certi clienti è assurda. L’enfasi non la danno le maiuscole. Contenti loro…

      • giuse
        16 marzo 2016 alle 10:42 am Rispondi

        Ti giuro, dopo giorni di tira e molla… rispondi: hai ragione non ci avevo mai pensato… con un sorriso talmente falso da far inorridire lo stregatto!

    • Ilaria
      1 maggio 2016 alle 11:53 am Rispondi

      Scusami, alla quinta riga volevi dire “li inserii” immagino.

  34. Agata Robles
    27 aprile 2016 alle 3:40 pm Rispondi

    Ciao Daniele, leggendo il tuo post mi sono resa conto che ogni tanto, una rinfrescatina alla grammatica non fa male, pur ritenendomi tra quelli che hanno alle spalle un ottimo corso elementare negli anni 60. Personalmente credo che a forza di leggere forme sbagliate alla fine dei dubbi possano anche venire, e addirittura alcune di quelle formule a forza di vederle e leggere in qualche modo filtrano nella nostra scrittura. Ad ogni modo preferisco “di gran lunga migliore” formula brevettata che mi salva il culo. Un post che vivamente mi aspetto adesso è quello sugli accenti di parole come circuito e regimi: ne sento di meravigliose dai cronisti sportivi e sono convinta di avere ragione io. Se così fosse assisteremmo ad un fenomeno pernicioso di persistenza del contenitore pur avendo perso di senso il contenuto: quell’ “l’hanno detto in televisione” rimane tatuato nell’immaginario collettivo come le tavole di Mosè. /.)

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2016 alle 9:55 am Rispondi

      Non ho capito che vuoi dire sugli accenti di circuito e regimi. Nel primo caso si dice circùito per indicare un percorso e circuìto come passato di circuire. Ma regìmi vuole l’accento sulla prima i.
      Riguardo a Hanoi, credo non ci voglia la d eufonica per l’acca è aspirata, giusto?

  35. Agata Robles
    27 aprile 2016 alle 3:44 pm Rispondi

    a proposito….ti ho raccontato di quel revisore che mi ha chiesto di correggere a Hanoi scrivendo ad Hanoi?

  36. Marco
    15 luglio 2016 alle 4:06 pm Rispondi

    Al punto 15 lei dice che la maiuscola va utilizzata quando si scrivono i nomi dei popoli. A me non risulta. In teoria vanno in minuscolo TRANNE (quando odio le stupide eccezioni della lingua italiana) quando si indica un popolo antico.
    – Gli inglesi hanno scelto la Brexit.
    – I Romani conquistarono mezzo mondo conosciuto.

    Le risulta?

    • Daniele Imperi
      15 luglio 2016 alle 4:12 pm Rispondi

      Ciao Marco, benvenuto nel blog.
      Per popoli intendevo proprio quelli antichi. Quindi i Romani, i Babilonesi, i Fenici, ecc.

  37. Silvia
    1 settembre 2016 alle 8:48 pm Rispondi

    Ciao, vorrei sapere: si dice “ha piovuto” o “è piovuto?” Grazie. Ciao

    • Daniele Imperi
      2 settembre 2016 alle 9:01 am Rispondi

      Ciao Silvia, benvenuta nel blog. Il verbo può avere sia essere sia avere come ausiliario.

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