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Gli errori più comuni nel blog aziendale

Errori blog aziendale

A leggere altri blog si impara molto. Come si migliora la scrittura leggendo tanti libri, così si migliora nel blogging visitandone molti. Anche quelli che commettono errori nel proprio blog. Tutti sbagliamo, anche io ho ammesso tempo fa gli errori commessi nei miei blog.

Oggi voglio elencare gli errori più frequenti che riscontro quando navigo nei blog aziendali.

#1 – Non prevedere un piano editoriale

Credo sia l’errore più comune. Un blog è un progetto di comunicazione online e quindi va pianificato nel dettaglio. Aprire un blog e iniziare a scrivere quello che ci passa per la testa – stiamo parlando di blog aziendale – è controproducente.

Soprattutto ci obbligherà a cambiare rotta di continuo. Un blog aziendale affianca il sito aziendale, quindi va progettato per dare forza e aiutare il sito.

#2 – Usare una piattaforma a hosting gratuito

Sembra scontato? No, perché continuo a vedere siti aziendali con la voce Blog che rimanda a Blogger.com o a WordPress.com. Quali sono gli svantaggi?

  • Piattaforma non proprietaria: il blog è creato grazie a un servizio gratuito esterno all’azienda, che può interrompersi in qualsiasi momento, danneggiando così la presenza online di quell’azienda.
  • Immagine: un’azienda che si appoggia a servizi gratuiti dà l’idea di voler risparmiare, quindi non dà affidabilità.
  • Limitata personalizzazione: un blog a hosting gratuito non permette una totale personalizzazione della struttura e della grafica.

#3 – Creare un nuovo dominio per il blog

Ricordo che tempo fa ero dell’idea che un’azienda dovesse prendere un dominio apposito per il proprio blog, ma ora penso l’esatto contrario. Perché? Perché oggi emergere sui motori di ricerca, con il numero impensabile di contenuti che esistono, è difficile e credo sia meglio, dal punto di vista SEO, avere un blog all’interno del sito stesso.

Un nuovo dominio comporta un lavoro doppio in termini di posizionamento, gestione, manutenzione.

Creare un dominio di terzo livello

È la stessa cosa, in pratica. Si tratta di due siti distinti per i motori di ricerca e di un doppio lavoro per l’azienda.

La scelta migliore? Per me è www.azienda.it/blog.

#4 – Usare commenti non proprietari

Oggi va di moda, per una mera questione di marketing (leggi: diffondere a volontà i post), affidare i commenti a servizi offerti da Facebook, Google Plus e Disqus, anziché lasciare i commenti proprietari del blog.

In alcuni casi si sceglie perfino di usare due o più sistemi per commentare, creando in quel modo confusione nella discussione generale.

A questo proposito ho scritto un articolo per My Social Web in cui parlavo della frammentazione dei commenti nei blog.

Perché non vanno usati commenti non proprietari

  • Commenti di Facebook: io non sono più iscritto a Facebook e non posso commentare in alcuni blog che si affidano a questo servizio per i loro commenti. Facebook non è il web, ma ne rappresenta solo una parte. Usando i commenti di Facebook escluderete dalla discussione alcuni utenti. E questo è dannoso per un blog aziendale.
  • Commenti di Google Plus: in Italia viene usato da 3,8 milioni di persone (fonte: We are social), mentre gli utenti di internet sono oltre 35 milioni (fonte: We are social). State escludendo oltre 30 milioni di potenziali lettori. Inoltre la maggior delle volte quelli che appaiono come commenti in realtà sono soltanto condivisioni su G+.
  • Disqus: secondo The next web è usato da 125 milioni di utenti (dati del novembre 2013) e in Italia lo usano soltanto 2,1 milioni di utenti (fonte: App Appeal), ma sono divisi fra semplici lettori che seguono le conversazioni nei vari blog e i blogger che ne fanno uso. Disqus richiede inoltre la registrazione: è davvero logico e normale che io debba registrarmi a un sito esterno per commentare in un blog?

Vi presento Disqus

Disqus

Richiedere la registrazione per commentare

Sono molti i blog che obbligano il lettore a registrarsi per poter commentare. È un modo per limitare lo spam e, forse, misurare il reale interesse del lettore nel blog. Non avete però calcolato che, specialmente oggi che il mondo sembra andare sempre più di fretta e si naviga moltissimo da mobile, non potete far perdere al lettore l’attimo fuggente che ha per lasciare un’opinione al vostro post.

La registrazione richiede tempo:

  1. riempire un modulo
  2. attendere l’email di conferma
  3. cliccare sul link per confermare
  4. tornare nel blog e commentare

Tutto questo potrebbe prendere parecchi minuti. Quando vedo che sono obbligato a registrarmi, io abbandono quel blog.

Non rispondere ai commenti

E questo capita più spesso di quanto si pensi. Sto via via abbandonando la lettura di quei blog, non soltanto aziendali ma anche di liberi professionisti, che non rispondono ai commenti che lascio. La scusa del tempo non regge, davvero. Neanche io ho tempo: devo scrivere per due miei blog, portare avanti progetti personali online, leggere, vivere. Questo è il mio tempo libero e in questo tempo devo dedicare diversi minuti per rispondere ai commenti che ricevo.

Come faccio? Ho deciso di rispondere in momenti precisi della giornata, come la mattina presto o subito dopo pranzo. Il tempo per rispondere, se si vuole, si trova.

#5 – Ignorare la scrittura per il web

Questo è un elemento fondamentale per un’azienda che vuole aprire un blog. Ma lo staff dell’azienda, se non viene formato, non sa scrivere per un blog, non capisce i meccanismi della comunicazione online, non sa come ottimizzare un articolo per i motori di ricerca.

Può affidarsi a un web copywriter – dovrebbe, anzi – e risolvere il problema. Il rischio reale è di non ottenere i giusti risultati scrivendo da sé per il proprio blog.

#6 – Scrivere con un linguaggio freddo

La scrittura per il web non è soltanto una scrittura tecnica, ma anche emozionale e empatica. Il linguaggio da usare nel blog deve riflettere la personalità di chi scrive, catturare il lettore, tenerlo nell’articolo dalla prima all’ultima parola, convincerlo a commentare.

Chi può scrivere in questo modo? Chi ha sempre avuto a che fare con la scrittura, chi scrive ogni giorno per lavoro o chi ha soltanto qualche email nella sua esperienza di scrittura?

#7 – Pubblicare sempre post promozionali

Un blog aziendale deve dare un valore aggiunto al sito e all’azienda che rappresenta. Deve creare un legame di fiducia, di amicizia anche, fra lettore – o potenziale cliente – e azienda. Il blog abbatte un muro: quello formale, burocratico, che normalmente esiste.

È chiaro che se un’azienda introduce un nuovo prodotto nel suo catalogo, ne parli nel blog. Anzi, deve farlo. Se lo fa con la giusta comunicazione, otterrà buoni risultati. Ma non credo che un’azienda ogni giorno abbia nuovi prodotti.

Il blog deve rispondere alle esigenze dei clienti e di quelli che possono diventarlo. Non è facile, certo, ma non deve esserlo. Stiamo pur sempre parlando di conquistare clienti attraverso la scrittura.

#8 – Inserire annunci e banner pubblicitari

In pratica state invitando i vostri clienti potenziali a comprare altrove, magari dai vostri concorrenti, anzi di sicuro dalla concorrenza, perché, se usate Google Adsense, gli annunci pubblicitari sono relativi ai contenuti che avete pubblicato. Ottima mossa.

È serio inserire pubblicità in un blog aziendale? No, perché dà innanzitutto l’idea che quell’azienda voglia raggranellare spicci con gli annunci Google. Non fa certo bene all’immagine aziendale.

Quali altri errori avete trovato nei blog aziendali? Soltanto quelli che ho elencato o anche altri? E come aziende quanti ne avete commesso?

4 Commenti

  1. Roberto Gerosa
    28 luglio 2014 alle 21:18 Rispondi

    Ciao Daniele, articolo perfetto come al solito, complimenti!

    Sono d’accordo in particolare sulle tue argomentazioni riguardanti la gestione dei commenti.

    Per il mio blog personale uso Disqus più che altro perchè mi permette di liberarmi da diversi plugin anti spam (su wordpress non sono ancora riuscito a trovarne uno che elimini al 100% i messaggi spam).
    Per un blog aziendale mai e poi mai userei la piattaforma disqus o peggio ancora facebook e google plus!

    A presto!

    • Daniele
      29 luglio 2014 alle 07:35 Rispondi

      Ciao Roberto,

      io uso Akismet e me li ha sempre eliminati. Qualche volta qualcuno passa e va in moderazione, ma succede raramente.

  2. Sara
    28 luglio 2014 alle 23:58 Rispondi

    Ciao Daniele, complimenti per l’articolo e soprattutto per le capacità di scrittura, pochi blogger mi tengono nell’articolo fino alla fine a quest’ora! Per esperienza mia, quello che ho trovato veramente difficile da far capire a direttori aziendali e imprenditori è che pubblicare in continuazione post promozionali non è la strategia giusta per attirare l’attenzione. E’ la vecchia mentalità imprenditoriale in cui l’azienda sta in alto e il cliente in basso, in cui la pubblicità è unidirezionale (dal brand al cliente) ed è volta soltanto alla pura e semplice vendita. Ho perso il conto di quante volte ho sentito dire -giustamente con tono anche schifato- “ma quanti clienti hanno comprato da quel post pubblicato la.. su quel coso.. brog, blob.. o come si chiama la? tutta una perdita di tempo”.

    • Daniele
      29 luglio 2014 alle 07:38 Rispondi

      Ciao Sara, grazie e benvenuta nel blog :)

      Hai ragione: molte aziende sono legate alla vecchia scuola imprenditoriale, ma i tempi sono cambiati. O se ne rendono conto e corrono ai ripari o affondano. Tanto più se non sanno neanche cosa sia un blog…

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