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Gli errori più comuni di un aspirante scrittore

Gli errori più comuni di un aspirante scrittore
Anatomia di un ebook: gode di buona salute o c’è bisogno di un ricovero urgente?

Mi è capitato parecchie volte di leggere anteprime di ebook di qualche nuovo scrittore, e parlo di autori autopubblicati. Non voglio puntare ancora il dito contro chi pensa di farsi conoscere chiedendo a tutti recensioni, segnalazioni e facendo spam sui vari social media.

Ho voluto dividere questi errori in tre categorie, perché in fondo la pubblicazione di un’opera vede coinvolti la scrittura, lo scrittore e tutto ciò che viene dopo.

Gli errori nella scrittura

Sulla scrittura non si discute. Quando si scrive, ci si mette in gioco. Su quella scrittura c’è la nostra faccia. Ecco, forse, perché ancora non mi decido a provare il self-publishing o, meglio, perché non mi ci dedico con più convinzione. Ma la scrittura è un’arte che va perfezionata ogni giorno, pur sapendo che non si perfezionerà mai.

  1. Mancanza di stile: ci sono ebook che davvero non riesco a leggere. Ho scaricato da Amazon e da altri negozi online alcune anteprime e ho letto qualche brano per farmi un’idea. L’impressione generale è stata quella di trovarmi di fronte a uno stile piatto, irriconoscibile, senza emozioni, senza alcuna caratteristica. Consiglio: distinguetevi dalla massa.
  2. Attenzione al linguaggio: la scrittura è comunicazione. Deve essere fluida. Lo scrittore deve curare le parole e la loro mescolanza nelle frasi. Ho letto brani pieni di avverbi, tanto per fare un esempio. Consiglio: scrivete tantissimo e mettetevi in gioco, ma prima di pubblicare ebook a pagamento.
  3. Cliché: di questo ho parlato varie volte, eppure il mostro dei cliché è sempre dietro l’angolo. Ho letto brani tratti da fantasy autopubblicati e cosa ho trovato? I soliti nomi pseudo-anglosassoni, alla Tolkien, alla Terry Brooks, come se il fantasy avesse i confini di Albione. Consiglio: esplorate il folclore dell’intero pianeta.
  4. Dialoghi banali: i dialoghi dovrebbero essere la parte più semplice, perché li sentiamo tutti i giorni. Siamo animali parlanti. Eppure ho letto dialoghi “inascoltabili”, improbabili, un’assenza di musicalità che invece deve esserci. Consiglio: ascoltate i dialoghi dei film che vedete. Film, non soap opera o serie TV nostrane.
  5. Ripetizioni: se avete espresso un concetto, non c’è bisogno di ribadirlo, a meno che non sia davvero necessario o funzionale alla storia. È facile ripetersi. Consiglio: rileggere a distanza di tempo. Le ripetizioni salteranno meglio agli occhi.
  6. Continue spiegazioni: l’autore è l’unico a non dover spiegare nulla della storia che narra. Sono i personaggi e le loro azioni che spiegano. Altrimenti si chiama intromissione del narratore e è uno sbaglio che si commette facilmente. Quando ho parlato di come scrive Murakami, ho supposto la presenza di queste intromissioni, proprio perché c’erano descrizioni troppo dettagliate e pensieri dei personaggi un po’ “sospetti”. Consiglio: restate fuori dalla vostra storia.

Gli errori nello scrittore

Lo scrittore è un lavoratore freelance. Un imprenditore e, secondo me, lo è anche se sceglie l’editoria tradizionale. La casa editrice, in quel caso, fa solo da tramite fra autore e mercato.

  1. Protagonismo: c’è chi dice no alle critiche, alle recensioni negative, perché la sensazione è quella di essere un dio in terra, tu hai pubblicato un romanzo e sei uno scrittore. Punto. No, tu hai pubblicato un romanzo, magari senza editing, e sei quello che eri prima. Tu hai venduto un romanzo, non dimenticarlo, e chiunque, come lettore, come cliente soprattutto, ha il diritto di criticare il prodotto che non ha gradito. Consiglio: scendi dal piedistallo. Lo scrittore deve stare allo stesso livello dei lettori.
  2. Mancanza di originalità: ovvero il solito fantasy. Credo che questo sia il genere narrativo di cui più si abusa nel self-publishing. Ho in preparazione un articolo che mostrerà la varie facce del fantastico. Forse sarà un modo per sbloccare la creatività.
  3. Assenza dai social media: il Cluetrain Manifesto, nella sua prima tesi, dice che i mercati sono conversazioni. Io dico che anche i social media sono conversazioni. Fra chi? Fra persone, ma anche fra scrittore e lettori. Consiglio: parlate ai lettori, scegliete i social media più adatti a voi e interagite.

Gli errori nella produzione dell’ebook

L’ebook è un libro elettronico, un prodotto commerciale, quindi, come più volte ribadito in questo blog. Un prodotto che viene venduto ai clienti, perché i lettori sono clienti in fondo: stanno spendendo denaro per acquistare l’ebook e spenderanno tempo per leggerlo.

  1. Editing: su questo punto credo siamo d’accordo tutti. Ma chi fa editing a uno scrittore indipendente? Non certo un amico, non certo un altro scrittore, ma un editor. L’editing è un lavoro professionale che va eseguito da chi sa farlo. Consiglio: cercate un editor, online non è così difficile trovarlo, ci sono canali sociali e forum letterari in cui cercare.
  2. Copertina: a meno che non siate grafici, non realizzatela voi. Forse esistono degli strumenti online che vi faciliteranno il compito, non so, ma comunque esistono siti in cui acquistare immagini e fotografie professionali.
  3. Formato di lettura: quale scegliere? Io punto sulla massima facilità di lettura per i miei lettori. Quindi i miei ebook autoprodotti saranno disponibili in .epub e .mobi, ma anche in una versione .pdf per chi la richiedesse.
  4. Anteprima: come creare un’anteprima soddisfacente per il proprio ebook? Non perdete il post di giovedì in cui ne parlerò. L’anteprima è importante, perché dà un assaggio del libro. Permette al lettore di leggere una parte del vostro ebook e, diciamolo chiaramente, riproduce quasi fedelmente l’esperienza del lettore in libreria, in cui può sfogliare il libro prima di comprarlo.
  5. Nozioni di marketing editoriale: lo scrittore autoprodotto deve promuoversi da sé. Per promuovere il proprio ebook ci sono tanti metodi e io in vari articoli ne ho parlato. Non trascurate questo aspetto perché scrivere e mettere in vendita il prodotto non basta.
  6. Il prezzo dell’ebook: quanto costerà il vostro ebook? Io ho deciso che almeno i primi tre ebook costeranno 99 centesimi. Ho visto che molti autori hanno scelto questo prezzo e mi sembra più che accettabile. Penso che le prime opere di un autore indipendente non dovrebbero costare molto. Anzi, un ebook non andrebbe proprio venduto a più di 5 euro.

I vostri errori

Quanti di quelli che ho elencato avete commesso? E leggendo ebook di autori alle prime armi quali altri errori avete notato?

45 Commenti

  1. Paolo
    11 marzo 2014 alle 06:20 Rispondi

    Ciao Daniele,
    Pur essendo ancora molto lontano dalla pubblicazione di… beh, qualsiasi cosa, hai centrato bene l’ultimo degli errori che ho notato in me quando scrivo: tendo a spiegare troppo. Ma quello che ho apprezzato davvero è come hai tradotto in parole la soluzione: restare fuori dalla storia.
    Il resto lo serberò per il futuro :)

  2. Monia
    11 marzo 2014 alle 09:19 Rispondi

    Dato che in questi giorni mi sento molto Lady Bignami dopo aver letto il tuo interessante post mi è venuto in mente di riassumerlo nel metodo DANIELE:

    Distinguersi come mantra
    Attenzione al linguaggio sempre e comunque
    Non andare sempre a visitare i luoghi comuni: sono troppo affollati
    Impara ad ascoltare i dialoghi con particolare attenzione: ti servirà a costruirne di migliori.
    Entra nell’ottica che tu, scrittore, non stai più in alto del lettore e dal tuo trono gli dispensi parole.
    Lettore insoddisfatto = possibilità di crescere attraverso le sue critiche
    Ebook al prezzo è giusto: valuta attentamente il costo da assegnareal tuo scritto.

    A quando un ebook che raccolga tutti i tuoi articoli, riarrangiati, sugli ebook? :)

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 09:52 Rispondi

      Il metodo Daniele solo tu potevi tirarlo fuori :D
      E sull’ebook sugli ebook ci penso senz’altro, grazie dell’idea ;)

  3. franco zoccheddu
    11 marzo 2014 alle 09:39 Rispondi

    Nel romanzo che spero prima o poi di rendere pubblico il protagonista non è una persona: è la scienza stessa. Non posso evitare spiegazioni, ma sono del genere “il mostro era ancora in vita” per esprimere il fatto che “l’acceleratore di particelle era stato aggiustato”.

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 09:52 Rispondi

      La scienza come protagonista è un’idea senza dubbio originale. Sono curioso di conoscere che hai combinato :)

  4. Andrea
    11 marzo 2014 alle 10:00 Rispondi

    Bello Daniele. Era questo che intendevo nelle nostre e-mail

  5. Moonshade
    11 marzo 2014 alle 10:22 Rispondi

    Io ho il problema di scrivere cose gargantuesche: poi riesco a tagliare e sistemare, ma proprio non riesco a scrivere “poco”. Sono anche tecnologicamente impedita, e ancora non mi sono decisa a selfpublishare qualcosa. A parte perchè non sono sicura in generale della qualità della mia scrittura e di quanto possa essere interessante la storia che creo, ma non so se fare un romanzo lungo, una serie di racconti brevi e quanto brevi… l’unica cosa di cui sono sicura è che, visto che disegno, mi piacerebbe inserire illustrazioni nei capitoli (ho visto che si può fare, devo solo imparare come).

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 10:58 Rispondi

      Non credo sia un problema scrivere cose gargantuesche: se non sono ripetizioni, se tutto è utile alla storia, allora va bene.

      La pigrizia tecnologica si vince con l’azione :)

      Decidi tu cosa vuoi pubblicare: romanzo o raccolta di racconti non ha importanza. Basta che sia qualcosa che ti appassiona.

      Per vedere quanto valgono le tue storie, o meglio come sono giudicate e apprezzate, pubblicale nel blog.

      • Moonshade
        11 marzo 2014 alle 11:21 Rispondi

        Mehe grazie mille :3 proverò! Di certo scrivere di qualcosa che ci piace aiuta tantissimo!

  6. Alessandro C.
    11 marzo 2014 alle 10:38 Rispondi

    Ciao Daniele,
    hai centrato in pieno gli errori più comuni. Se ne potrebbero aggiungere altri, per esempio:
    1- avere fretta di pubblicare un best seller infischiandosene della propria palese impreparazione;
    2- non far tesoro delle critiche dei lettori
    3- cercare di emulare a tutti i costi lo stile altrui (che è un po’ il discorso della carenza di stile di cui parlavi
    4- perdersi con dettagli non funzionali alla storia
    5- caratterizzare male i personaggi
    6- fermare la storia con lunghissime e inutili descrizioni
    7- errori del punto di vista
    8- premessa debole del racconto
    9- pigrizia (ad esempio, l’overdose di avverbi di modo denota pigrizia)
    10- mancanza di onestà nella scrittura (non riguarda solo lo stile, ma la scrittura a 360 gradi. Tutto ciò che non si fa con profondo impegno e passione non è onesto, e il lettore se ne accorge dopo meno di cinque righe).

    PS: ottimo post e ottimo argomento. Continuo a pensare che tu sia sulla via giusta per far rialzare il capoccione a Pennablu, il miglior sito sulla scrittura presente nel web.

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 11:00 Rispondi

      Ciao Alessandro, grazie per i complimenti :)

      Concordo sugli errori che hai elencato, molti dei quali sono propri di chi ha fatto pochissimo esercizio di scrittura.

  7. Glauco Silvestri
    11 marzo 2014 alle 10:57 Rispondi

    Solo un’osservazione sul prezzo… da esperienza personale ho notato che ultimamente comincia a nascere il sospetto di bassa qualità quando il prezzo è troppo basso. Non saprei dire quale sia il prezzo giusto – avendo scelto Amazon come piattaforma di distribuzione ragionerò in dollari – io mi sono imposto tre tagli di prezzo: 3$ per gli ebook corposi, 2$ per i racconti lunghi, 1$ per quelli brevi e/o storie vecchie ri-editate e distribuite attraverso questo “nuovo” canale.

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 11:02 Rispondi

      Sì, ho sentito da qualcuno che basso prezzo=bassa qualità.

      Ci ragionerò su quando verrà il momento. Il mio primo ebook, se seguo il tuo ragionamento, dovrà stare fra i 2 e i 3 dollari.

  8. Grazia Gironella
    11 marzo 2014 alle 11:31 Rispondi

    E’ vero, l’e-book deve avere un prezzo contenuto (quelli delle case editrici tradizionali sono scandalosi!) ma non prossimo allo zero, o si trasmette il messaggio che l’opera vale poco – cosa deleteria, considerato che il self-publishing indossa già di suo un bel punto interrogativo.
    Uno dei miei errori probabilmente è ricorrere ai cliché. Cerco di riscattarli con le mie modifiche, ma tendo a percepire di più il loro lato buono, cioè quello di rappresentare fantasie e valori riconosciuti, piuttosto che il lato negativo, quello della banalità. In sostanza mescolo un po’ archetipi e cliché, sempre sperando di riscattare questi ultimi. La risposta da parte dei lettori è nel complesso positiva, ma credo che dovrei puntare di più sul’originalità.

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 12:50 Rispondi

      Non ho mai parlato di archetipi, ma magari ci rifletto per un post futuro, anche per vedere come usarli e essere originali.

  9. Enzo
    11 marzo 2014 alle 11:53 Rispondi

    Daniele che articolone!
    Spero di rispondere a tutto.

    distinguetevi dalla massa

    Ottimo, ma non credi che sia la massima aspirazione per chiunque? Ma solo la pratica colmerà questa lacuna. Non si può saltare questo necessario limbo, direi.

    scrivete tantissimo

    Concordo, io personalmente sono iscritto anche a diversi blog di scrittori veri per “rubare” l’arte. E le risposte [mie] rientrano nel consiglio.

    esplorate il folclore dell’intero pianeta

    sì, è ridicolo leggere di queste panzane grossolane!

    ascoltate i dialoghi dei film che vedete

    una buona palestra da cui attingere, vero!

    rileggere a distanza di tempo.

    come il mosto che fermenta, anche la scrittura ha bisogno di tempidi fermentazione.

    restate fuori dalla vostra storia

    Show, don’t tell; facile a dirsi, ma poi a farsi…

    scendi dal piedistallo

    la megalomania è strisciante.

    parlate ai lettori

    Pensa, io ritengo che ogni scrittore dovrebbe indicare il proprio contatto (mail, FB, Twitter…) al lettore! Un sano confronto dialettico.

    cercate un editor

    costicchia, ma è necessario.

    Copertina, Formato di lettura, Anteprima, Nozioni di marketing editoriale e Il prezzo dell’ebook

    “A Cesare quel che è di Cesare”.
    Daniele, sempre puntuale te.

  10. MikiMoz
    11 marzo 2014 alle 11:57 Rispondi

    Non sono d’accordo su una cosa, ossia quando dici di prestare ascolto ai dialoghi di film e non di telefilm nostrani. Dipende innanzitutto dal tipo di storia che stai scrivendo, ma ti ricordo che spesso e volentieri film (e telefilm) non nostrani hanno dialoghi sempre troppo teatrali, altisonanti.
    Dipende, ripeto, da ciò che stai scrivendo, ma ovviamente io sto dando per scontato che uno scrittore già sappia in che mondo si sta muovendo… sono troppo ottimista? :p

    Moz-

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 13:14 Rispondi

      Immaginavo che non eri d’accordo :D
      Io non sopporto proprio il cinema italiano, per non parlare delle nostre serie TV. I dialoghi per me sono pessimi e gli attori recitano coi piedi.

      I film stranieri sono doppiati e i doppiatori sanno recitare. Dici che i dialoghi sono teatrali? Non saprei, io li trovo più naturali.

      E sì, sei troppo ottimista :)

      • MikiMoz
        11 marzo 2014 alle 14:04 Rispondi

        Ahah, ovvio che non sono d’accordo… anche perché i nostri doppiatori poi sono attori stessi, molti partecipano proprio alle fiction! XD
        Io penso che spesso i dialoghi delle serie tv straniere sono molto altisonanti ed improbabili, specie se calati nelle situazioni che raccontato. Storie da strada dove parlano tutti come Shakespeare, beh allora preferisco sempre centomila volte il mio Distretto, dove poliziotti e criminali parlano basso con tanto di errori. Direi che sono davvero più naturali :)

        Moz-

  11. Francesco La Manno
    11 marzo 2014 alle 12:24 Rispondi

    Ciao Daniele,

    quando dici “scrivete tantissimo e mettetevi in gioco”, cosa intendi? Consigli, a noi neofiti, di partecipare a concorsi? Ovvero di inviare racconti brevi a qualche sito che si occupi di pubblicarlo?

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 13:15 Rispondi

      Intendo partecipare a forum letterari e pubblicare storie nel proprio blog.

  12. Francesco La Manno
    11 marzo 2014 alle 15:33 Rispondi

    Daniele Imperi
    Intendo partecipare a forum letterari e pubblicare storie nel proprio blog.

    Bene, era proprio quello a cui avevo pensato.

    Grazie per i consigli, Daniele.

  13. Alessia
    11 marzo 2014 alle 16:04 Rispondi

    Ogni volta che ti leggo mi invogli a buttarmi. Poi mi ritraggo, ma trasmetti l’entusiasmo di chi sta seguendo un percorso e vuole condividerlo. Mi piace come stai affrontando quest’avventura e di come PennaBlu ne stia risentendo in modo più che positivo. Mi trovi d’accordo su tutti i punti, e si vede che il tasto del fantasy ti preme in modo particolare. Secondo me manca il punto sulla caratterizzazione dei personaggi e il piattume da paramecio che si legge in giro. Ma questo merita forse un post (molti post) a parte, che dici?
    Un tempo ero scettica riguardo al self-publishing, ora mi trovo nella posizione di chi ancora non ne comprende a pieno le potenzialità. Per questo ti seguo con molto interesse in questa fase: per capirne i limiti e i pregi.

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 16:10 Rispondi

      Grazie Alessia :)

      E allora buttati, no?

      Il tasto fantasy mi preme, è vero, perché c’è troppa clonazione in giro. Sulla caratterizzazione dei personaggi hai ragione. Io sto facendo un esperimento per la storia che sto scrivendo: caratterizzare un personaggio senza farlo quasi mai vedere né prendere parte alla storia.

      Ho scritto dei post sui personaggi, ma di sicuro altri ne scriverò.

      Per capire appieno pregi e limiti del self-publishing bisogna solo provarlo.

  14. LaLeggivendola
    11 marzo 2014 alle 16:12 Rispondi

    Gradisco il post!
    Anche se non sono del tutto d’accordo sul punto 6. Vero che l’autore non deve intromettersi troppo, però un cicinin di spiegazione ci sta. Non a sproposito, non eccessiva, ma una piccola digressione non è poi cosa malvagia.
    Almeno secondo me, eh u_u

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 16:20 Rispondi

      Grazie :)
      Beh, forse hai ragione, dipende appunto come dai quelle spiegazioni.

  15. Mara
    11 marzo 2014 alle 17:39 Rispondi

    Leggendo i vostri post mi sento sempre di più una mosca bianca! Io non ho pensato, ho sentito che il libro doveva nascere. punto! Come ho detto in un altro post prima di questo romanzo non avevo mai scritto neanche un racconto, in compenso avevo letto tantissimo e avevo pubblicato un’altro libro 12 anni fa, ma era una raccolta di termini dialettali, perciò una cosa completamente diversa. In un anno e tre mesi ho scritto il romanzo, l’ho corretto, impaginato e fatto la copertina. Ho chiesto aiuto solo per la correzione finale, a una mia amica insegnante di italiano, e per la copertina perchè io non ero proprio in grado di fare le modifiche che volevo. L’ebook l’ho fatto fare alla piattaforma a cui ho affidato la stampa del libro, (youcanprint costo circa 132 euro). Per l’impaginazione e il formato ho scelto fra i miei libri quello che mi sembrava più adatto alla mia storia, la foto di copertina l’ho trovata su fotolia, per le correzioni ci sono svariati siti in internet che ti dicono praticamente tutto quello che c’è da controllare, gli errori più frequenti e tanto altro. Per la pubblicazione ho chiesto un finanziamento a progetto in banca e devo rientrare entro il 2014. Io credo che se la storia c’è esce da sola, non credo sia una cosa che succede solo a me, forse il pensare troppo toglie spontaneità alle cose e poi si riflette nel libro. Ovviamente non ho deciso di auto pubblicarlo così alla cieca, chi l’aveva letto mi aveva spronato a farlo e anche 3 case editrici mi avevano risposto però chiedevano il contributo dell’autore. Prima di scrivere bisogna leggere, leggere e ancora leggere, quando scrivi e rileggi dopo un pò di tempo ti accorgi subito se un testo vale la pena o no. Uno scrittore, e sia ben chiaro che io non mi ritengo ancora tale, oggi deve saper decidere, aspettare di essere sicuri è solo tempo perso, se si crede in quello che si fa è meglio agire. Anche perchè io penso che un libro una volta stampato è una cosa diversa dall’autore, io non conosco niente della vita di autori di cui amo i libri e non mi interessa, quando parlo di libri parlo di titoli non di autori. Inoltre io penso che le critiche siano la cosa migliore, solo attraverso quelle si può migliorare e capire gli sbagli. Dimenticavo io il prezzo dell’ebook l’ho stabilito in 3,99 euro, non mi sembrava giusto svilire il libro e non considerare il lavoro di un anno, diciamo che questa è la cosa più difficile: considerare il tuo libro come un prodotto e promuoverlo in quanto tale. Scusatemi la lunghezza, ma non so parlare in breve. Ciao

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 18:01 Rispondi

      In un certo senso hai ragione, ma per effettuare le varie correzioni io non mi affiderei a siti internet che ti dicono quali sono gli errori più comuni. Che significa questo?

      Per correggere un testo ci vuole altro. Ma comunque uno che scrive come minimo non deve commettere errori grammaticali. Quindi dovremmo parlare di un altro tipo di correzioni, come sviste, refusi, passaggi da riscrivere, ecc.

      Editing, alla fine.

      Puoi spiegarmi il finanziamento a progetto per la pubblicazione? Hai detto che hai pagato 132 euro per la stampa, quindi a cosa serviva il finanziamento.

  16. Danilo
    11 marzo 2014 alle 17:59 Rispondi

    Ciao Daniele, ho letto con moltissima attenzione il tuo post, o meglio, quella che mi consente il cervello a quest’ora della giornata, nella quale sono circa a metà del mio lavoro quotidiano.
    Ti faccio (ancora) i miei complimenti per il modo in cui riesci sempre a centrare i piccoli-grandi problemi che attanagliano la mente di un presente/futuro scrittore. Condivido praticamente ogni singola parola che hai scritto in questo articolo e credo che l’umiltà sia una componente essenziale in questi casi.
    Spesso e volentieri mi sono trovato, in questi ormai due anni di lavoro al mio progetto, a chiedermi se quello che scrivevo poteva realmente interessare a qualcuno. Ho riconosciuto delle potenzialità nella mia idea, ma questo non fa di me uno scrittore né tantomeno un romanziere. Ho cominciato a scrivere, buttando sulla carta tutto quello che avevo dentro e sviluppando la mia storia come a me sarebbe piaciuto leggerne una e il risultato è stato un lavoro durissimo che ha subito diverse modifiche, correzioni, aggiustamenti.
    Ad un certo punto ho deciso di far leggere la mia idea (non amici ma professionisti) per capire se realmente qualcosa di buono c’era e se potevano esserci sviluppi.
    Ora sto per avventurarmi nella seconda fase e cioè rendere pubblico quello che sto facendo. Sono d’accordo con te anche sul fatto che senza un editor, un libro non dovrebbe essere pubblicato ed è quello che sto cercando proprio ora: non voglio assolutamente rischiare di buttare al vento qualcosa di bello.
    Un uomo saggio una volta mi disse: “Non avrai mai una seconda opportunità di fare una prima buona impressione” ;)

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 18:08 Rispondi

      Ciao Danilo e grazie per i complimenti :)

      Hai fatto ad andare avanti con la tua e sono curioso di vedere che hai combinato.
      Anche a me un saggio ha detto la stessa e identica cosa ;)

  17. Mara
    11 marzo 2014 alle 18:20 Rispondi

    Ciao Daniele, il finanziamento è per l’ebook e la stampa di 200 copie, compresa di messa in vendita on-line del libro. Quando parlo di correzione intendo proprio anche l’editing: è un lavoro infernale, io ho riletto il libro penso più di cento volte, stampandolo con la stampante e correggendo con la matita, lasciandolo fermo per un mese senza neanche sfiorarlo tra una correzione e l’altra. L’ho fatto principalmente la sera tardi perchè devi immergerti nel libro, controllare che non ci siano incongruenze nei tempi sia verbali che temporali, devi sentire quando una frase non suona come la vuoi tu, però credo che devi sempre essere te stesso, se una frase la senti così, la devi lasciare così. L’impaginazione mi ha fatto impazzire, anche perchè io non ero molto esperta di word, ma anche quella è stata limata aggiustata, allungato un pò dove serviva far scattare la frase sulla pagina susseguente, lavorato sulla punteggiatura, sui capoversi. Capisco perfettamente che è un lavoro che forse non tutti si sentono di affrontare e in molti momenti anch’io mi son chiesta se ero matta, non ti dico i miei cosa pensavano. Ma veramente io questo libro sentivo che doveva uscire, considera che io sono una persona timida e riservata che non voleva proprio mettersi al centro dell’attenzione, infatti ora sono nel panico perchè devo fare le presentazioni, però ormai ho fatto questa scelta e devo percorrerla sino in fondo. Ultima cosa, difficilmente uno scrittore comincia con il capolavoro, se non passi per gli errori non arriverai mai a quella che per te è la perfezione, ma devi metterti in gioco, devi metterci la faccia, sino a quando ti legge solo chi ti apprezza non capirai mai quanto vali.
    P.s. Sto già scrivendo il secondo e continuo a scrivere soprattutto perchè mi piace e mi fa stare bene, poi quel che deve venire verrà, non m’importa più di tanto. ciao

  18. Francesca
    11 marzo 2014 alle 19:38 Rispondi

    Dovrebbero farci una pubblicità progresso per “l’igiene della scrittura”, con questo tuo post :)

  19. Gianluca Lo Presti
    12 marzo 2014 alle 05:32 Rispondi

    Ciao Daniele. Complimenti per il blog. Ti seguo anche su twitter.
    Sono un professionista sanitario e scrivo articoli e libri tecnico/scientifici. Nonostante ciò, molti punti sono in comune e mi aiutando nel mio lavoro, dunque grazie. Ti leggeró volentieri.
    Un saluto dalla Sicilia

  20. Fabrizio Urdis
    12 marzo 2014 alle 10:52 Rispondi

    Ciao Daniele,

    Ottimo articolo e ottimi commenti!

    Io sono uno di quelli che di solito associa ad un prezzo troppo basso una scarsa qualità o al massimo un trucco che permetta di poter dire che si sono vendute qualche migliaio di copie.
    Ovviamente dipende anche dalla lunghezza dell’opera ma in linea di massima il prezzo per un ebook di circa 200 pagine dovrebbe aggirarsi intorno ai 3-4 euro.
    Quando leggo nomi stranieri, Danny, non posso fare a meno di pensare che l’autore non riesce a dare la giusta importanza al capitale presente nella nostra lingua che ne contiene di bellissimi.
    Per i dialoghi credo che possa essere molto utile leggere del buon teatro (magari Chekhov).
    Le critiche sono il vero punto nevralgico della buona scrittura perché bisogna saperle ricevere senza allo stesso tempo farsene influenzare, bisogna ascoltarle e analizzare ( non è detto che chi faccia una critica, per quanto autorevole, abbia ragione e anche una critica giusta non sempre è valida perché potrebbe creare un libro totalmente diverso).
    Ci sono “scrittori” che invece di ringraziare elaborano teorie alquanto singolari atte a giustificare i loro palesi errori, ma non penso sia il caso di dilungarci su queste persone la cui futile megalomania impedisce qualsiasi progresso.
    Io mi considero scrittore forse per facilità, visto che dedico molto tempo alla scrittura, ma non credo che questa parola abbia ancora un significato valido.
    In conclusione penso che un autore debba lavorare al suo manoscritto finché crede che questo sia pronto per essere letto, che rispecchi ciò che lui voleva scrivere, consapevole del fatto che gli arriveranno critiche giustificate e ingiustificate.
    Non penso che pubblicare un manoscritto imperfetto possa compromettere in maniera irreversibile la carriera di uno scrittore, la gente dimentica con velocità impressionante e aspettare la perfezione può risultre un’ottima scusa per non affrontare la realtà.

    • Daniele Imperi
      12 marzo 2014 alle 14:47 Rispondi

      Grazie Fabrizio :)
      3-4 euro per un autore sconosciuto? Non credo li spenda nessuno. E se uno sconosciuto pubblicasse un’opera di 1000 pagine?

      Riguardo allo scritto imperfetto non saprei dirti: forse non sarai compromesso, ma di certo non farai una buona figura. E non sono sicuro che la gente non si ricordi.

      • Fabrizio Urdis
        12 marzo 2014 alle 21:40 Rispondi

        Secondo me ( ma parlo senza cognizione di causa ) se una persona può spendere 1 euro ne può spendere anche 3 e non penso sia un prezzo esagerato.
        Ovviamente è molto relativo perché scrivere un libro corto può richiedere molto più lavoro di un libro lungo ma in linea di principio uno sconosciuto che ha scritto un libro di 1000 pagine dovrà inventarsi qualcosa per venderlo al suo giusto prezzo in base al valore che gli dà.
        In ogni caso un ebook deve avere un’anteprima consultabile prima dell’acquisto, ma di questo se non ho capito male ne parli giovedì :-)

  21. Ivano Landi
    12 marzo 2014 alle 16:15 Rispondi

    Io ho fatto questi tre lavori in momenti diversi della mia vita: grafico, impaginatore ed editor. Per copertina e impaginazione del mio e-book mi sento del tutto tranquillo, un po’ meno per la scelta che ho fatto di sfidare il tabù che dice che è impossibile essere editor di se stessi. Ma ho deciso di rischiare comunque e di provarci. Vediamo che succede…

  22. Chiara
    13 marzo 2014 alle 20:08 Rispondi

    Prima di tutto, piacere! E’ la prima volta che commento qui, ma ho letto già qualche articolo che ho trovato molto interessante, per cui ti ringrazio ;)
    Riguardo questo post, non ho mai provato a pubblicare. Non ho mai neanche scritto un romanzo! Solo racconti originali e non originali di diversa lunghezza. Eppure mi ci ritrovo abbastanza in alcuni punti, ad esempio lo stile; probabilmente è dovuto al fatto che non leggo abbastanza, e il fatto che non legga abbastanza è dovuto alla mia incapacità di continuare un libro che non mi piace, e il fatto che… insomma, non riesco a trovare libri che mi piacciano!:P Ne consegue che il mio stile sia un po’ piatto, talvolta mi devo sforzare di trovare le parole adatte per esprimere qualche concetto. Ma come fare, se i libri che trovo non mi dicono niente?

    Comunque, mi trovi d’accordo su tutto! Una cosa che mi provoca attacchi convulsi di chiusura fulminea del libro sono i personaggi poco caratterizzati, che è terza solo agli errori di grammatica e sintassi e ai cliché; ormai ho quasi paura di chiedere consigli su bei fantasy da leggere, temo di ritrovarmi subito davanti a una mappa con NewMordor e altre originali guerre tra elfi nani e orchi! Al fantasy serve FANTASIA, lo dice la parola stessa; possibile che sia uno dei generi in cui ce ne sia di meno?

    P.s. (Tanto per non autocommiserarmi troppo) A quanto pare, la cosa che piace di più dei miei racconti sono i dialoghi: dicono che sono molto realistici!

    • Daniele Imperi
      13 marzo 2014 alle 20:22 Rispondi

      Ciao Chiara, benvenuta.

      Un bel problema non trovare libri che ti piacciono. Io ho scoperto un autore fantasy molto originale: China Miéville. Di lui ho letto “Perdido Street Station” – unico davvero come storie e… non ci sono mappe! – e ho appena finito di leggere “La città e la città” – idea molto originale, un poliziesco-fantastico, potrei chiamarlo.

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